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RAC 1988: la neve porta bene ad Armin Schwarz

”Questo risultato fece decollare la mia carriera”. Armin Schwarz ricorda uno dei RAC più complicati della sua carriera, con più di cinquanta prove speciali, quello andato in scena nel 1988. ”Era lunghissimo e difficile e non lo puoi dimenticare. Penso che guidare in quel rally senza note mi abbia insegnato tantissimo. Dovevi capire come leggere la strada e dovevi essere pronto per quello che stava arrivando”.

E i record iniziarono ad accumularsi a partire dal 24 novembre del 1988, quando Armin Schwarz terminò il RAC Rally un bel quinto posto assoluto a bordo di un’Audi 200 Quattro. La sua è stata una carriera che ha attraversato quasi due decenni di professionismo, con 119 partenze nel WRC, 100 prove speciali vinte, sette podi e un successo assoluto. La sua guida spettacolare in quei cinque giorni nelle foreste britanniche ad Harrogate è arrivata come un vero e proprio regalo per la squadra e dopo aver vinto due titoli del Campionato Tedesco Rally.

“Questo fu il risultato che fece decollare la mia carriera – ha raccontato Armin Schwarz -. Questo è stato uno dei RAC con più di cinquanta prove speciali. Era lunghissimo e difficile e non lo puoi dimenticare. Penso che guidare in quell’evento senza note mi abbia insegnato tantissimo. Dovevi capire come leggere la strada e dovevi essere pronto per quello che stava arrivando”. Armin Schwarz trovò anche la neve sul percorso. E gli portò fortuna.

“Ricordo che eravamo seduti a colazione, quando tutti ci girammo a guardare fuori dalla finestra. Ed eravamo tutti preoccupati. Io, però, meno degli altri. Sapevo che questo mi dava una possibilità in più. Ok, avevo solo pneumatici da terra, ma avevo la trazione integrale”. E l’ha usata bene, portando la grande Audi davanti all’ex campione del mondo Stig Blomqvist e alla futura stella Carlos Sainz, entrambi su Ford Sierra RS Cosworth.

Per l’anno successivo, Audi offrì a Schwarz la possibilità di correre in America o restare in Europa con un programma WRC part-time. Schwarz accettò il programma part-time nei rally e alla fine della stagione realizzò il suo sogno con Toyota. Avanti veloce per altri quattordici anni, attraverso “incantesimi” con Mitsubishi, Ford e Hyundai, e Schwarz si ritrova in una Skoda Fabia WRC ufficiale. La sua attenzione si sposta, poi, sulla carriera del figlio di quindici anni Fabio, che gareggia nel Campionato Lettone Rally con una Ford Fiesta R2.

Per la cronaca, il vincitore del RAC Rally del 1988 fu, ovviamente, Markku Alén, che alla fine cancellò i miserabili ricordi che aveva nella foresta di Kielder (anche se riuscì comunque a perdere un vantaggio di cinque minuti lì in quell’evento del 1988) aggiudicandosi la gara britannica del WRC al suo tredicesimo tentativo.

Corsi e ricorsi: 4 clamorosi annullamenti dell’ultimo minuto

Nella storia non è la prima volta che uno stop improvviso ferma una competizione di importanza e di risonanza mondiale. Tra corsi e ricorsi storici, ecco altre quattro occasioni in cui, per svariati motivi, non si è potuto dare seguito ad un rally già praticamente organizzato.

Nel 2020 abbiamo assistito all’annullamento di diversi rally in tutto il mondo e anche la serie iridata non è scampata agli effetti del SarsCov2 e della Covid-19. Uno dietro l’altro, sono stati annullati diversi rally dopo quello del Messico. Dalla Nuova Zelanda all’Argentina, dalla Finlandia al Giappone, fino al Belgio.

La diffusione del nuovo coronavirus modificato, infatti, unita alle esigenze di sicurezza sanitaria che ne sono derivate da questa pandemia che non risparmia un angolo dell’emisfero hanno imposto giustamente l’annullamento di diversi eventi. Non è sempre vero quello che cantano i The Queen con The Show Must Go On.

Nella storia non è la prima volta che uno stop improvviso ferma una competizione di importanza e di risonanza mondiale. Tra corsi e ricorsi storici, ecco altre quattro occasioni in cui, per svariati motivi, non si è potuto dare seguito ad una competizione già praticamente organizzata.

1 1967, RAC Rally – L’afta epizNon tutti ricordano che nel lontano 1967, in Gran Bretagna, l’afta epizootica, una brutta malattia che paralizza il bestiame, causò l’annullamento del RAC Rally, nel timore che gli spostamenti di massa di automobili e di spettatori all’interno del Paese avrebbe favorito la diffusione della malattia. Come oggi, anche all’epoca si ragionò della serie “nel dubbio fermo e chiudo agli spostamenti da e per il Paese”. La malattia di afta epizootica riapparve, comunque, nel 2001 nel Regno Unito, e in quell’occasione comportò l’annullamento del Rally del Galles e di altri eventi sportivi su tutto il territorio.

2 1990 Rally di Svezia – Alcuni rally, specialmente nella storia contemporanea del rallysmo, sono stati annullati a causa dell’eccessivo maltempo, ma nel 1990 la gara svedese valida per il Campionato del Mondo Rally fu annullata perché le condizioni meteorologiche non erano abbastanza avverse. In assenza di uno strato decente di neve e ghiaccio da affrontare con le auto da rally, gli pneumatici da neve non solo avrebbero perso i chiodi e la tenuta, fattore già di per sé abbastanza rischioso, ma avrebbero anche causato notevoli danni alla superficie stradale. La gara svedese era stata annullata anche nel 1974 a causa della crisi petrolifera ed energetica del 1973.

3 2008, Dakar Rally – Ad un solo giorno dalla partenza, la gara di endurance nel deserto più famosa e più massacrante della storia, la Dakar Rally di Thierry Sabine, fu annullata perché gli organizzatori non erano in grado di garantire la sicurezza dei partecipanti a causa delle gravi minacce terroristiche che erano state lanciate dai gruppi estremi islamici, come ritorsione vendicativa nei confronti degli occidentali. Infatti, non a caso, dall’anno successivo il rally si svolse in Sud America e dal quel momento non corse più in Africa fino al 2020 (che ha portato la Dakar in Medio Oriente, su un nuovo percorso), anche se il nome “Dakar” è stato conservato come marchio.

4 2019 Rally di Australia – In maniera simile a ciò che è accaduto alla gara di apertura della Formula 1 del 2020, Il GP di Australia, annullato all’ultimo minuto, anche nel 2019 tutti i team iscritti al WRC giunsero in Australia, per fare quasi subito rientro a casa, poiché il rally non ha mai avuto inizio. Successe che dei gravissimi incendi colpirono il Continente Oceanico e in particolare le zone in cui doveva disputarsi la gara. Morte e disperazione, solidarietà e l’oggettiva impossibilità di correre, indussero gli organizzatori, il Promoter del WRC e i team ad annullare il Rally di Australia e a dichiarare concluso il Mondiale alla gara precedente.

Il Rally di Finlandia senza Neste come il RAC senza Lombard?

La Neste è accanto al Rally di Finlandia, da quando questi era ancora il leggendario Rally 1000 Laghi. Neste si è unita alla competizione finlandese quando ancora si parlava di Jyvaskylan Suurajot (il Gran Premio di Jyvaskyla) in un momento preoccupante per il rallysmo mondiale e ancor di più in quella che poteva essere configurata come la sua casa spirituale.

La Neste ha smesso di sponsorizzare il Rally di Finlandia dopo ventisei anni. Cos’è il Rally di Finlandia senza lo sponsor Neste? Assomiglia, come storia, al RAC senza Lombard. Ricordate?

Lombard fu sponsor del RAC per diciotto anni e fu fondata un’associazione che vive ancora oggi, a quasi trenta anni da quando finì la partnership. Molte persone ancora chiamano il Rally GB “Lombard RAC”. Quanto tempo ci vorrà prima che la gente smetta di chiamare il Rally di Finlandia “Rally Neste”?

Neste, tradotto, significa liquido. E il liquido – in termini di petrolio raffinato e diesel rinnovabile – è stato a lungo lo stock in trade di questa azienda con sede a Espoo. Ma il passaggio nell’ultimo decennio verso soluzioni rinnovabili, insieme ad una revisione della strategia del Marchio, ha portato alla separazione. La Neste non si sente più a suo agio nella prova finlandese del Campionato del Mondo Rally.

La Neste è accanto al Rally di Finlandia, da quando questi era ancora il leggendario Rally 1000 Laghi. Neste si è unita alla competizione finlandese quando ancora si parlava di Jyvaskylan Suurajot (il Gran Premio di Jyvaskyla) in un momento preoccupante per il rallysmo mondiale e ancor di più in quella che poteva essere configurata come la sua casa spirituale.

Prima del 1994, due delle quattro edizioni del più grande evento di sport motoristici della Finlandia erano state vinte dagli europei del sud. I finlandesi avevano fatto i conti con gli svedesi, ma ora Carlos Sainz e Didier Auriol erano arrivati per riscrivere la storia ed erano pronti a sfatare il mito con splendide vittorie, rispettivamente nel 1990 e nel 1992.

Quando la Neste ha messo il suo nome a fianco al rally, nel 1994, sembrerebbe essere stata di buon auspicio, con la prima delle cinque vittorie consecutive di Tommi Makinen. Markko Martin ha dovuto attraversare il Mar Baltico per rovinare la festa ai finlandesi. La stella estone di Ford ha interrotto quella che poi si sarebbe potuta trasformare in una serie di otto anni di vittorie di Marcus Gronholm. Invece, Gronholm si è dovuto accontentare di quattro vittorie prima del 2003 e altre tre dopo.

Negli ultimi anni, Jari-Matti Latvala è stato il finlandese di maggior successo a sostenere la causa della Neste sul gradino più alto del podio al Rally di Finlandia. In genere, ogni polta finlandese capisce poco dopo la nascita il significato della partenza al Neste Rally Finland.

“È la stessa cosa che è successa con Lombard per il RAC – ha commentato, un po’ malinconico Latvala -. Per me Neste non è separabile da rally. Anche prima di diventare il main sponsor, Neste era sempre presenti ai rally. Sono triste per questo. Molto triste. Non pensavo davvero che potesse accadere, ma è successo. Dobbiamo rispettare la loro decisione e capire il loro pensiero ed essere grati che continueranno a produrre il carburante di cui abbiamo bisogno per le nostre auto”.

“È strano però – prosegue Latvala -. Come pensi che chiameremo il rally adesso? Per la vecchia generazione, era sempre 1000 Laghi e poi per la mia generazione e per quelli dopo è sempre stato Neste Rally. Questo mostra il valore dell’associazione della Neste al rally di Finlandia: tutti usano la parola Neste per parlare del rally. Sono sicuro che gli organizzatori faranno un nuovo accordo con qualcuno: è un’ottima manifestazione con una buona organizzazione”.

Oltre alla settima vittoria di Gronholm (che fa pari con il record di Hannu Mikkola), ci sono stati molti altri momenti magici per ricordare questa associazione tra Neste e Rally di Finlandia, non ultima la vittoria di Kris Meeke nel 2016, che rimane la vittoria più veloce di sempre nel Campionato del Mondo Rally. La DS3 WRC del nordirlandese ha percorso ad una media di 126,591 chilometri orari per 333,48 chilometri cronometrati.

Guardando al futuro, cosa significa la partenza di Neste per il Rally di Finlandia? Naturalmente, c’è una significativa perdita di entrate collegata alla partnership legata alla prova del Campionato del Mondo Rally, ma c’è certezza del fatto che la Finlandia resta una delle gare economicamente più solide del WRC.

Il ceo della AKK Sports Rally, Markus Hakkinen ha detto che la notizia della separazione con la Neste ha suscitato sentimenti contrastanti. “Questa è la fine di un’era. Guardiamo indietro insieme con una sensazione di appagamento e anche con un po’ di nostalgia. Abbiamo lasciato segni indelebili sia nel panorama sportivo finlandese che nella memoria degli appassionati di tutto il mondo e, insieme, abbiamo aumentato il valore e il significato del Rally di Finlandia e migliorato lo stato dell’evento, sia a livello nazionale sia a livello internazionale.

Qualsiasi sostenitore per il Rally di Finlandia otterrebbe quest’anno tanti vantaggi dal sostenere che il 29 luglio 2021 celebra il suo settantesimo compleanno. Non succederà subito, ma in futuro gente come Latvala smetterà di chiamare “Neste” il 1000 Laghi. Proprio come decine di migliaia di persone hanno smesso di chiamare “Lombard” il RAC Rally. C’est la vie.

Al RAC 1989 Pentti Airikkala sorprende tutti

Anche se dopo qualche anno un brutto male se lo porterà via, rimarranno nella storia di Pentti Airikkala i suoi traversi, la sua innata capacita di vivere ”nascosto” e di gustare, al momento opportuno, la propria meritata gloria. Primo classificato al RAC 1989, numero 19, Pennti Airikkala, Finlandia, Mitsubishi Galant Vr4. Ieri, oggi, sempre.

Le storie più belle nascono spesso dalla rivincita di un signor Nessuno. O, per meglio dire, vengono a galla quando il tale in questione riesce a far intendere che potenzialmente tutta la sua carriera è stata un leggero ed ironico bluff, che volendo avrei anche potuto ma sai, non è il caso e forse, e ripeto forse è stato giusto così. Pentti Airikkala era un finlandese atipico, curiosamente accomunato al connazionale Timo Salonen dalla passione per le sigarette e per un phisique di rol che certo non appetiva le copertine dei rotocalchi patinati.

Avevo avuto modo di seguire la sua carriera solo marginalmente: per me Airikkala era un “Suomi sui generis”. Pilota dallo stile gradevole, spesso spettacolare e disinvolto, un nordico che alla neve ed ai jump di casa aveva preferito i “sempreterni” fanghi di Sua Maestà la Regina, luoghi dove dove aveva ottenuto la maggior parte delle proprie soddisfazioni agonistiche. Questo però non gli aveva certo impedito di punzecchiare le classifiche delle prove iridate tutte le volte nelle quali il mondiale aveva fatto tappa in Svezia, al 1000 Laghi oppure, molto più semplicemente, all’immancabile e per certi versi ovvio RAC.

Proprio la tappa britannica del 1989 mi riservò una stuzzicante ed inaspettata sorpresa: orfana della squadra ufficiale Lancia, la kermesse inglese era pronta a vivere uno scoppiettante duello al cloroformio fra le Toyota e… nessuno, eccezion fatta forse per le Mazda? Per Eklund con una Delta privatissima? Macché.

No no, pensavo, sarà una palla mortale: Sainz (che doveva ancora diventare Sainz) o Kankkunen, il resto al reparto fuffa. Ed invece no. C’era una alternativa, e quello che ai tempi mi esaltava e mi affascinava era che questa facesse pure leva su una idea, una innovazione. La sperimentazione insomma.

La Mitsubishi Galant Vr4 era una macchina di una bruttezza e di una goffaggine a dir poco commovente. Eppure aveva carattere, personalità ed un qualcosa da dire. A partire dal propulsore, un 4 cilindri turbo (ereditato dalla vecchia Lancer) per arrivare fino alla scocca in tre volumi assolutamente esagerati (perché d’altronde gente, le macchine corrono per poter poi essere vendute), passando però prima attraverso lo “sbulacco” delle quattro ruote sterzanti, chicca tecnica assoluta che raramente viene ricordata.

Il Team Ralliart che tanto seppe dare poi in seguito al marchio nipponico era all’epoca guidato dal mitico Andrew Cowan, personaggio da sempre legato al marchio Mitsubishi e verso il quale già allora nutrivo una notevole stima. Basti pensare che la Casa madre, dopo aver consegnato le acerbissime vetture a Cowan aveva gestito la cosa sull’andazzo dell’arrangiati forever, e già solo per questo credo di poter dire che il successo di Ericsson in Svezia e l’ingaggio come prima guida di un pezzo da novanta come Vatanen la potevano dire lunga sulle capacità gestionali dell’ ex pilota scozzese, che per il RAC 1989 oltre al sopravvissuto della Pampa decise di avvalersi anche delle prestazioni del più britannico fra i piloti finnici: Pentti Airikkala.

Come da previsioni il rally si disputò con i cavalieri del Toyota Team Europe a menare le danze, Carlos Sainz su tutti, Drei K a ruota ed Ericsson come paggetto. La Mitsubishi pero non aveva voglia di tergiversare e la condotta del Miracolato ne fu la degna riprova, sempre all’attacco, sempre al limite, e con ottimi riscontri cronometrici. Insomma, nella Galant c’era del buono e questo veniva confermato anche dalla prova di Pentti Airikkala, veloce, costante e sempre sul pezzo, appena oltre la lotta per l’assoluto.

La chiosa poetica si ebbe nella foresta che tanto fu cara a Robin Hood: Ari Vatanen andò ovviamente a sbattere dando il definitivo via libera alle due Toyota ma vuoi la scarsa vena di Juha Kankkunen, vuoi la trasmissione di Sainz che salta ed ecco li, sulla pedana, a 44 anni suonati, dopo una vita di traversi nel fango scuro e freddo, dopo una carriera disputata sempre un passo indietro, finalmente, lui.

Anche se dopo qualche anno un brutto male se lo porterà via, lui ed i suoi traversi, la capacita di vivere nascosti e di gustare, al momento opportuno, la propria meritata gloria. Primo classificato anche al RAC 1989, numero 19, Pennti Airikkala, Finlandia, Mitsubishi Galant Vr4. Ieri, oggi, sempre.

RAC Rally 1997 e la magia di Colin McRae sulla PS Silverstone

Silverstone, la casa del motorsport britannico, divenne la scena della vittoria finale di Richard Burns in casa sua. Primo e finora unico campione del mondo di rally inglese. Nessuno dei due eroi del WRC è più tra noi, per ragioni che non avevano nulla a che fare con le loro carriere rallistiche.

Tentando di battere Tommi Makinen nella corsa al titolo iridato, al RAC Rally 1997 Colin McRae stabilisce il miglior tempo al suo primo passaggio sulla PS Silverstone nel novembre 1997. Prima di lui era stato Juha Kankkunen, sempre con Subaru e Pirelli.

Ancora una volta, Colin McRae sarebbe andato a vincere la gara, ma avrebbe perso un secondo Campionato del Mondo Rally Piloti per un solo punticino finale. In quel primo giorno del RAC Rally 1997, prima di attraversare le foreste del Galles, c’erano altre due puntate sulla PS Silverstone, che utilizzava parti del circuito automobilistico e diverse strade d’accesso.

Il tutto raddoppiato in quattro fasi, più la super speciale, che però sarebbe arrivata solo l’anno dopo, in occasione del Rally RAC 1998, quando il nome è cambiato in Rally GB (anche se tutti lo chiamano ancora RAC). McRae vince vinto tre di questi quattro round a Silverstone, ma il problema al motore che gli capita più avanti invece consegna la vittoria a Burns.

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La copertina di 100 anni di Storie di Rally

La regina Elisabetta II, amica dei rally e di Colin McRae

La regina Elisabetta II d’Inghilterra che, non dovendo più mandare la sua flotta a combattere, si dedica conferire l’onoreficenza con il titolo di Baronetto a chi fa bene alla sua nazione o le regala momenti di buon umore. Tra questi non poteva mancare Colin McRae.

Un tempo la regina lodava chi difendeva il castello, chi proteggeva la sua incolumità. Insomma, i servitori della Patria. Grazie agli accordi tra nazioni, togliendo la parte africana, le regine di oggi devono preoccuparsi di altro. In particolare, la Regina Elisabetta II d’Inghilterra che, non dovendo più mandare la sua flotta a combattere, si dedica conferire l’onoreficenza con il titolo di Baronetto a chi fa bene alla sua nazione o le regala momenti di buon umore.

Così negli anni il presigioso premio ha avuto molti artisti, calciatori, attori, rallysti… Ma se prima la maggior parte dei Baronetti era prettamente del Regno Unito, con il tempo, la globalizzazione, l’integrazione… il raggio si è allargato anche a stranieri che entravano a far parte di una squadra inglese. Così da pochi intimi a decine di personaggi. La Regina Elisabetta II sa come fare notizia.

Ma chi sono i beneficiari delle onoreficenze conferite nella tenuta della Regina e di tutti i reali a Buckingham Palace. Nella musica il nome più illustre è quello di Elton Jhon, forse l’unico che è molto spesso a Palazzo, lui è uno di casa che viene spesso chiamato dalla Regina a cantare in privato per lei e i suoi avi.

Ma non solo negli anni ci sono stati i Beatles (tutti i componenti oltre al loro produttore George Martin), Mick Jagger (solo lui e non tutti i componenti degli Rolling Stones), Sting (solo lui dei Police), Daniel Barenboim pianista e direttore d’orchestra argentino-israeliano, Jimmy Page (chitarrista dei Led Zeppelin anni 60-80).

Nel cinema Sean Connery il secondo 007, anche se la politica inglese tentò di mettersi di mezzo visto che l’attore si era messo dalla parte dell’indipendenza della Scozia; oltre a lui Charlie Chaplin, uno di quelli che portò allegria ai militari nella Seconda Guerra Mondiale tra il 1939 e il 1943, ma tanti altri: Jackie Chan, il regista Ridley Scott, Steven Spielberg, Elizabeth Taylor, Henry Winkler (Fonzie in Happy Days), Roy Hudd (attore comico inglese), John Mills (tra i più grandi attori del secolo scorso), Roger Moore, Catherine Zeta-Jones.

Colin McRae e Richard Burns
NemiciAmici: Colin McRae e Richard Burns

Per la parte culinaria c’è l’immancabile Gordon Ramsey, forse qualche piattino ha stuzzicato la voglia della Regina d’inserire anche lo chef più stellato d’inghilterra nella lista dei ‘baronetti’. Ma passiamo agli sportivi, nella lista ci sono tantissimi ex rugbysti inglesi, ma non potendo scriverli tutti ne abbiamo presi soltanto due: Charles Carling e John ‘Mike’ Catt.

Poi tanti altri sport e tra questi i rally con Colin McRae, David Weir (velocista paralimpico, specialista sia delle gare di velocità, che di mezzofondo, fondo e maratona), David Steve Williams (Canoa), Mark Cavendish (Ciclismo), Francis Morgan Thomplson (Atletica leggera), John Westwood (Golf), Algernon Maudslay (Vela), la trafila della Formula 1: Bruce Chapman, Alain Prost, Jackie Stewart, Frank William, per poi passare a sorpresa a Nigel David Short (Scacchi). Tra gli altri anche politici, drammaturgi, matematici e chi più ne ha più ne metta.

La regina Elisabetta II è anche nota per essere una grande appassionata di motorsport e di rally, in particolar modo di rally su terra, con riferimento alle corse su strade che si disputano sul territorio africano. Non è un caso se è una delle più grandi sostenitrici del RAC Rally (o Rally GB) e che adori il Safari Rally, che gli è stato dedicato in versione Historic nel cinquantesimo anniversario della competizione keniota, come ci racconta anche lo splendido volume di McKlein.

RAC 1980: il capolavoro di Henri Toivonen e Talbot

Una nuova stella era appena nata, proprio all’inizio di una nuova era. La vittoria di Henri Toivonen nel RAC 1980 al volante del Sunbeam Lotus ha indubbiamente messo il giovane finlandese nell’élite del rally, pur essendo il più giovane vincitore di sempre di un evento del Campionato del Mondo. Un record che è durato quasi 28 anni.

Negli anni Settanta era quasi un obbligo avere una Ford Escort per vincere il RAC Rally, gara di Campionato del Mondo che si tiene ogni anno in Gran Bretagna alla fine della stagione. Dal 1973 al 1979, tutti i vincitori erano al volante di un’auto dell’Ovale Blu. Sei successi scandinavi, con tre vittorie per il finlandese Timo Makinen, due per il suo connazionale Hannu Mikkola e uno per lo svedese Bjorn Waldegaard, altri due per Roger Clark, l’unico in grado di affrontare nella foresta i prodigiosi assi nordici e la loro innata abilità di guida. Poi però, al RAC 1980 spuntò un tale chiamato Henri Toivonen.

Quell’anno, 1980, era destino che andasse così: le cose stavano per cambiare. E non solo perché stava iniziando un nuovo decennio. Il mondo dei rally era sull’orlo di una vera rivoluzione e in quell’anno il Lombard RAC Rally rappresentò la fine di un’era. Il futuro era dietro l’angolo, si chiamava “4WD” e stava arrivando attraverso un marchio con quasi nessuna esperienza nei rally: Audi.

Ma prima dell’arrivo della rivoluzione “quattro” c’era ancora una gara, quella britannica, che valeva quasi quanto un campionato del mondo. Un rally che tutti volevano vincere indipendentemente dal fatto che il risultato avesse un impatto sulla classifica del campionato. In effetti, in quel 1980 non avrebbe avuto alcun impatto su nessuno dei titoli, poiché le corone di Costruttori e Piloti erano già state assegnate a favore della Fiat e del loro pilota numero uno, l’eccezionale Walter Rohrl.

Henri Toivonen in fuga al RAC 1980
Henri Toivonen in fuga al RAC 1980

Tuttavia, l’assenza della squadra italiana e della sua stella principale non abbassò l’interesse per il rally grazie all’alto livello dei piloti in gara nella città di Bath. Era un percorso lungo e difficile, con non meno di settanta prove speciali divise su due tappe, da affrontare in quattro giornate. Prove lente e tortuose seguivano a settori veloci, come Silverstone e Donnington e, soprattutto, le lunghe speciali sulle fangose delle strade forestali.

Proprio le prove nella foresta del Galles furono la vera essenza della manifestazione. Quell’anno come sempre. Dato che era vietata qualsiasi ricognizione pre-rally e il percorso veniva mantenuto segreto fino all’ultimo minuto, la capacità di improvvisare e sperimentare nei rally britannici era un fattore chiave per poter pensare di vincere la gara finale di ogni stagione del WRC.

Henri Toivonen e Paul White vincono il RAC 1980
Henri Toivonen e Paul White vincono il RAC 1980

RAC 1980, al via Ford, Opel, Triumph, Vauxhall e Datsun

Al via c’erano team come Ford, Opel, Triumph, Vauxhall e Datsun, con i loro modelli competitivi del Gruppo 4 guidati dai migliori specialisti. Questo rendeva praticamente impossibile immaginare che la vittoria del Rac Rally potesse finire nelle mani di un giovanotto di ventiquattro anni per di più al volante di un’auto del Gruppo 2.

Sembrava un sogno irrealizzabile anche per il team di quella piccola-grande squadra che era Talbot. Diretto dall’esperto Des O’Dell, il team francese era, in effetti, molto più britannico e aveva il suo quartier generale nella città industriale di Coventry. Britannica era la provenienza delle loro auto, le piccoli Sunbeam equipaggiate con motore Lotus quattro cilindri da 2,2 litri, derivato dal 2 litri della Elite, prodotta dalla azienda di Colin Chapman.

Con l’esperienza della Formula 1, Lotus riuscì a trasformare la “noiosa” e squadrata auto da turismo, che succedeva alla Hillman Avenger, in una vettura emozionante, accattivante e dalle prestazioni superlative. Oltre a fornire e mettere a punto il motore, Lotus supervisionava la costruzione delle auto vicino alla sua base storica a Hethel, usando le scocche nude inviate da Talbot.

Così, dall’auto stradale nacque, nel 1979, una versione da rally (omologata nel Gruppo 2) con sospensioni riviste, passaruota sporgenti con pneumatici su cerchi da 14” e un robusto ed efficiente cambio a cinque velocità ZF. Il tutto portava alle ruote posteriori oltre 200 cavalli (il motore era anteriore).

Si trattava del tipico schema di auto – vincente – dell’epoca, come Ford Escort, Opel Ascona o Vauxhall Chevette, tanto per citare alcuni dei modelli che dovettero vedersela con le tre Talbot Sunbeam Lotus al Lombard RAC Rally, sotto la pioggia che venne giù in quel 1980. Batterli sembrava quasi impossibile, ma nel team non mancava la fiducia. Insomma, se i ragazzi della Lotus non avessero commesso errori un buon risultato sarebbe stato alla portata.

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100 anni di Storie di Rally 2: appuntamento con la storia

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RAC 1976: Heinz Walter Schewe piomba sulla folla

Nella foresta di Dean si trovano alcune decine di migliaia di spettatori. In quel RAC 1976, le vetture, dopo un lungo rettilineo, si trovano improvvisamente in curva, ma subito dopo un dosso, proprio in un punto dove gli spettatori si sporgono pericolosamente sulla PS. Spunta come un proiettile – mentre gran parte degli spettatori si buttano all’indietro nel bosco – la Porsche azzurra del campione tedesco rally, Heinz Walter Schewe che piomba sul pubblico.

La “scuola finlandese di rally” impone un’indubbia classe nella prima parte del RAC, il Rally d’Inghilterra, ultima prova del Mondiale 1976, che prende il via da Bath nella zona sud occidentale dell’Isola britannica. Il giovanissimo Ari Vatanen, campione inglese della specialità, domina la gara per le prime sette prove speciali nella giornata del 27 novembre.

Peccato poi accusi problemi meccanici alla sua Ford Escort e retroceda di diverse posizioni, cedendo tuttavia il primato all’altro esponente della “nouvelle vague” finnica, Pentti Airikkala, seguito dagli inglesi Russell Brookes e Tony Pond, oltre che dal connazionale finlandese Markku Alen che, con la Fiat Abarth 131 Rally, si è infilato brillantemente in quarta posizione.

La graduatoria dopo la decima prova speciale vede Vatanen soltanto sesto, dopo Roger Clark, mentre l’altra 131 di Maurizio Verini è all’ottavo posto e precede di due posizioni Bjorn Waldegaard. Sandro Munari, con la Lancia Stratos, dopo aver accusato un notevole ritardo a causa di problemi al circuito dell’acqua, opera una brillantissima rimonta, portandosi in undicesima posizione, a soli 45” dall’attuale leader della classifica. Maggiore è il ritardo della terza Fiat 131, quella di Fulvio Bacchelli.

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100 anni di Storie di Rally 2: appuntamento con la storia

Al RAC 1985 Juha Kankkunen aiuta il rivale Markku Alen

L’arrivo del RAC 1985 previsto a Nottingham per metà pomeriggio di quella domenica vedrà confermare le posizioni con Toivonen vincitore al debutto della S4 e Alen sfortunato secondo, in una gara che oltre a confermare le potenzialità della Delta S4, sottolineare la forza del binomio S4-Toivo, ha fatto da scuola in quanto a gesti di sportività. KKK, infatti, non era tenuto ad aiutare Markku Alen.

Al RAC 1985 debuttano contemporaneamente due nuove Gruppo B: la MG Metro 6R4, unica a motore aspirato, e l’attesissima Lancia Delta S4, sovralimentata con compressore volumetrico e turbocompressore che lavorano in modo combinato. Il debutto della Delta S4 fa seguito ad un Mondiale Rally 1985 decisamente affannoso per Lancia e disputato con la Rally 037, con rari discreti risultati e a tanti mesi di gestazione della vettura che, sin dall’inizio, aveva il brutto vizio di andare a fuoco.

Il Lombard RAC Rally è la gara che chiude il Campionato del Mondo 1985. Sebbene tutto sia già deciso da tempo con Timo Salonen campione del mondo Piloti, con la Peugeot campione del mondo Costruttori e con Seppo Harjanne che si guadagna l’Halda d’oro – il premio che ogni anno viene assegnato al miglior navigatore – la gara britannica è attesissima perché è testimone dell’esordio della nuovissima e rivoluzionaria Lancia Delta S4.

Alla Audi ed alla Peugeot vanno, così, ad aggiungersi altre due Gruppo B, portando a quattro i differenti concetti tecnici scelti dai Costruttori direttamente rappresentati in quel finale di stagione. L’Audi, la prima casa ad impiegare la trazione sulle quattro ruote nei rally, ha continuato ad evolvere la coupé stradale fino a giungere alla Quattro S1. Tutt’altro discorso, invece, per quel che concerne Peugeot, MG e Lancia.

L’andamento del RAC 1985 è sorprendente: le Peugeot incappano nell’unica giornata storta dell’annata, conclusa con doppio ritiro, nonostante Timo Salonen fosse come suo solito a tiro dei primi. Bene Hannu Mikkola con l’Audi, ma anche lui come il neo campione del mondo è costretto ad abbandonare. Alla fine il rally viene dominato dalle debuttanti, con Alen che domina e poi deve cedere la vittoria a Toivonen, dopo un errore nell’ultima notte. Terzo un ottimo Pond con la MG, che rimane incollata ai vertici della classifica per tutta la gara.

Doveva essere una passeggiata quel RAC 1985. Invece, l’ultima notte della corsa inglese si trasforma – soprattutto per Markku Alen – in una corsa all’inseguimento. Succede tutto sulla prova speciale numero 54, in un tratto parzialmente innevato lungo 34 chilometri. Passa per primo Tony Pond, con la debuttante MG Metro 6R4, che segna il tempo di 14’10”, poi arriva Toivonen, anche lui 14’10”. Infine, il campione finlandese, solo quarantatreesimo con un incredibile 19’31”. Che cosa è successo?

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100 anni di Storie di Rally 2: appuntamento con la storia

Henri Toivonen, il RAC 1980 e l’attacco (di panico) vincente

Figlio del campione europeo rally del 1968, la sua non è ancora la famiglia più veloce della Finlandia, ma in compenso Henri Toivonen ha già distrutto un po’ di Citroen CX 2400, prima di passare alla Talbot Sunbeam Lotus Gruppo 2 con cui partecipare nientepopodimenoche al RAC Rally 1980.

Sul finire degli anni Settanta, c’è un bel giovane finlandese e non biondo, con uno sguardo penetrante e caldo come il sole, di nome Henri Toivonen. Sono gli anni in cui il leggendario Henri sta comparendo con clamore sulla scena internazionale. Anni in cui si fa notare di muso e di coda, su asfalto, terra e misto. Sono anni in cui già si dice: “Dategli una macchina vera e non ce ne sarà per nessuno”.

Figlio del campione europeo rally del 1968, Pauli Toivonen, la sua non è ancora la famiglia più veloce della Finlandia, ma in compenso Henri Toivonen ha già distrutto un po’ di Citroen CX 2400, prima di passare alla Talbot Sunbeam Lotus Gruppo 2 con cui partecipare nientepopodimenoche al RAC Rally 1980. Finalmente, sul suo cammino, un’auto da corsa vera in una gara in cui può fare notare il suo talento.

Quando il giovane pilota finlandese navigato da Paul White si rende conto di cosa significherebbe vincere il RAC nel 1980, quindi intuisce che potrebbe diventare, in un certo senso, responsabile del fallimento e del successo del destino della dinastia rallistica britannica, va letteralmente in preda al panico, inizia a non capire più nulla. Per sua fortuna, uno dei suoi “iniziatori”, Hannu Mikkola, è dietro di lui.

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Le auto da rally che hanno fatto la storia del RAC

Al Rally GB 2019, in programma dal 3 al 6 ottobre, ci sarà Marcus Gronholm a fare da Star ufficiale della manifestazione e tornano le vetture che hanno fatto la storia del RAC.

Si annuncia davvero un’edizione indimenticabile la numero 75 del RAC, o Rally GB, in programma dal 3 al 6 ottobre 2019. E non solo perché, come anticipato, ci sarà Marcus Gronholm a fare da Star ufficiale della manifestazione. Ma perché, siccome a volte ritornano, questa volta tornano le vetture che hanno fatto la storia del RAC.

Segnatevi questa data: 3 ottobre 2019, l’appuntamento è fissato con il test d’apertura di giovedì sul circuito di Oulton Park. Ci saranno dalla Ford Escort di Roger Clark a varie altre auto da rally del Gruppo B che con le loro fiamme (dagli scarichi) hanno illuminato le foreste britanniche sin dalla prima edizione del 1932.

In testa alla parata di miti e leggende ci saranno le Subaru Impreza, che McRae ha portato al titolo mondiale del 1995 e che Burns ha portato alla corona sei anni dopo. Entrambi i piloti hanno vinto il RAC tre volte. La gara britannica è sempre stata nota come una delle competizioni più difficili per percorso e condizioni meteo.

16512 RogerClark GB
La Ford Escort di Roger Clark sulle PS del RAC

La prima edizione del Royal Automobile Club Rally aveva al via ben 342 concorrenti, tutti su auto stradali di serie che attraverso una varietà di percorsi dovevano percorrere 1000 miglia. Il premio era di 25 sterline e andava all’equipaggio che aveva il minor numero di punti di penalità a fine gara. Nel 1932 a vincere fu il colonnello AH Loughborough, su una Lanchester 15/18.

All’inizio degli anni Sessanta del Novecento furono introdotte le prove speciali della foresta del Galles e i piloti nordici dominarono per i successivi 30 anni. Il loro successo fu interrotto solo dalle vittorie di Roger Clark nel 1972 e nel 1976.

Il RAC Rally è stato entrato a fare parte del calendario gare del Campionato del Mondo Rally sin dall’istituzione della serie iridata, nel 1973. Il sei volte campione del mondo Sebastien Ogier è il maestro delle stagioni di inizio Terzo Millennio, con cinque vittorie in sei anni di fila.

Le auto da rally presenti presenti al RAC 2019

1932 Lanchester 15/18

Non meno di 342 concorrenti parteciparono al primo Royal Automobile Club Rally e, sebbene non ci fosse un vincitore ufficiale, il primo premio da 25 sterline fu assegnato al colonnello AH Loughborough alla guida di un Lanchester 15/18. Purtroppo, quell’auto è andata perduta nella storia.

1933 Singer 9 Sports Coupe

FRG ‘Bob’ Spikins fu una stella dei primi Rally. Ha vinto nel 1934 alla guida di una Sports a due posti Singer da 9 CV – un’auto che ha poi sviluppato in un pilota Brooklands sovralimentato. Un anno prima era arrivato terzo in classifica generale, e secondo nella classe inferiore ai 10 CV, guidando una Singer Coupe – l’auto in mostra a Oulton Park.

1965 Mini Cooper S

La sempreverde Mini celebra quest’anno il suo sessantesimo compleanno. Direttamente dagli anni ’60, arriva la Cooper S vittoriosa di Rauno Aaltonen, l’unica Mini a vincere il RAC Rally. 

1965 Austin Healey 3000

Donald Healey vinse il Rally di MonteCarlo nel 1931, quindi non sorprende che le vetture sportive Austin Healey da allora in poi godessero anche di un notevole successo nel settore automobilistico. L’Austin Healey 3000 con cui Timo Mäkinen ha terminato il secondo posto nel 1965 sarà esposta insieme alla Mini vincitrice di Aaltonen a Oulton Park.

1971 Saab 96

Con la loro eredità scandinava, le Saab erano auto da rally molto competitive nel periodo e ottennero cinque vittorie nelle foreste britanniche tra il 1960 e il 1971. Le prime tre andarono al leggendario Erik Carlsson, l’ultima a Stig Blomqvist . In mostra sarà una suggestiva replica della sua vittoriosa V4.

1973 Toyota Celica

Toyota ha una lunga storia di successi nel rally e la sua ultima Yaris WRC è quella da battere nel Campionato del Mondo di quest’anno. Ove Andersson – l’uomo che in seguito ha guidato i team WRC, Le Mans e F1 della società giapponese – ha concluso al dodicesimo posto nel RAC Rally del 1973 guidando questa Celica da San Bruno.

1974 Corolla / Levin

La Toyota si avvicinò al suo primo podio al RAC Rally nel 1974, quando Bjorn Waldegaard finì con un incoraggiante quarto posto con questo modello coupé della Corolla TE27 a due porte equipaggiato con un motore sportivo a quattro valvole. All’epoca, il faticoso rally aveva 84 tappe competitive in Galles, Inghilterra e Scozia.

Lancia Stratos del 1974

Per molti, la dolce Lancia Stratos HF con motore Ferrari V6 rimane la migliore arma da rally degli anni Settanta. Ha vinto il World Rally Championship per Costruttori tre volte tra il 1974 e il 1976. Ma mai il RAC Rally. Sandro Munari è arrivato terzo nel 1974 e questa replica moderna rende omaggio a questo risultato.

1976 Escort RS1800 Mk2

Il passaggio nelle foreste e una data invernale e di fine stagione ha portato a 30 anni di successi nordici interrotti solo dalle due famose vittorie di Roger Clark nel 1972 e nel 1976. Questi successi sono celebrati per la presenza di una replica MkII rossa di Clark del 1976.

1977 Escort RS1800 Mk2

Negli anni Settanta, la Ford Escort RS era l’auto da rally preferita: il suo spettacolare stile laterale intratteneva sia i guidatori che la folla. Così come per Clark ci sarà un omaggio anche per Bjorn Waldegaard.

1977 Toyota Celica 2000GT

La Toyota arrivò ad un passo dalla vittoria del suo primo RAC Rally nel 1977, quando Hannu Mikkola si unì al team e finì secondo dietro la dominante Escort di Bjorn Waldegaard. È stato un addio per la prima generazione delle Celica nel rally mondiale. 

1980 Toyota Celica 2000GT

Questo anno è ricordato per la commovente vittoria di Henri Toivonen con una Talbot Sunbeam Lotus, l’ultima al RAC Rally per una macchina a due ruote motrici. Ma la vittoria è arrivata solo dopo che un filtro dell’olio sulla Toyota di Bjorn Waldegaard ha deciso di mettersi per traverso.

1984 Porsche 911 SC RS

Porsche potrebbe essere più famosa per le sue buffonate sportive, ma la 911 fu anche un’auto da rally decente. Roger Clark finì undicesimo in livrea Rothmans da 290 CV Gruppo B Spec SC RS nel 1984. La 911 Gruppo B è stata la prima vettura da competizione della Prodrive.

1984 Nissan 240RS

Come la 911 SC RS, la Nissan 240RS fu uno dei primi esempi dell’era “Godzilla” del Gruppo B. Il suo telaio e la trazione posteriore sono state rapidamente superate da macchine a trazione integrale più estreme come Audi, Lancia, Peugeot.

1986 Peugeot T16 EVO

Peugeot fu una delle prime a sfruttare appieno le quasi illimitate normative del Gruppo B, quando scatenò la 205 T16 a quattro ruote motrici. Ha vinto due Rally RAC prima che queste vetture venissero bandite a seguito di numerosi incidenti mortali che coinvolsero sia gli equipaggi sia gli spettatori. Ari Vatanen ha vinto nel 1984, mentre Timo Salonen ha vinto nel 1986.

1986 Ford RS200

Ford ha risposto ai regolamenti del Gruppo B senza esclusione di colpi producendo la RS200, appositamente costruita e dotata di motore centrale. Sebbene fosse ancora in sviluppo quando il Gruppo B fu bandito, Stig Blomqvist la guidò al RAC Rally del 1986 prima di essere costretto a ritirarsi con problemi al turbo.

1986 MG Metro 6R4

Un’altra delle leggendarie auto del Gruppo fu la MG Metro 6R4 V6 da 400 cavalli, progettata per Austin Rover dal team Williams F1. Il suo miglior risultato è stato il terzo posto di Tony Pond nel RAC Rally del 1985. Un anno dopo, Jimmy McRae finì ottavo con la livrea Rothmans.

1993 Skoda Favorit

Nonostante languisca dietro la cortina di ferro, la fortunata Skoda ha tenuto la testa alta durante gli anni Settanta e Ottanta. Ha avuto anche notevoli successi, in particolare al RAC Rally dove ha ottenuto vittorie di classe nella fino a 1300 cc per 17 anni.

Subaru Impreza WRC del 1997

Carrozzeria blu e ruote d’oro, Subaru domina la gara britannica del Campionato Mondiale Rally ottenendo nove vittorie tra il 1994 e il 2004. Il leggendario Colin McRae ha segnato tre di questi successi con la sua Impreza WRC, vincitrice del 1997.

2000 Subaru Impreza

In quello che fu un periodo d’oro per il rally britannico, Richards Burns imitava McRae con tre entusiasmanti vittorie nel Rally GB tra il 1998 e il 2000. Inoltre è diventato il primo e unico campione del mondo inglese.

2011 Mini John Cooper Works WRC

Non è stata una sorpresa quando i nuovi proprietari della BMW hanno cercato di ricreare i giorni di gloria della Mini, con un ritorno ai rally di alto livello all’inizio di questo decennio. Uno dei suoi migliori risultati è arrivato quando Kris Meeke è arrivato quarto.

RAC Rally 1998 e la fatidica (anzi, no) PS7 Silverstone

Era un periodo in cui la febbre dei rally stava raggiungendo di nuovo il suo apice in Europa e maggiormente in Gran Bretagna, dopo le leggendarie Gruppo B, grazie a Colin McRae, mentre Richard Burns cresceva rapidamente e correva incontro al titolo del 2001. In mezzo c’è un bellissimo Rac Rally 1998.

Silverstone è conosciuto quasi esclusivamente per la Formula 1, ma la sua storia affonda anche radici nei rally. Infatti, è stato sede delle prove speciali della prova britannica, Rac Rally 1997 e 1998, del Campionato del Mondo Rally alla fine degli anni Novanta. Era un periodo in cui la febbre dei rally stava raggiungendo di nuovo il suo apice nel Paese dopo le leggendarie Gruppo B grazie a Colin McRae, il primo campione del mondo rally britannico (1995 con Subaru e Pirelli), mentre Richard Burns cresceva rapidamente e correva incontro al titolo del 2001.

Il tracciato dell’autodromo di Silverstone apparve per la prima volta nel Rac Rally nel 1980, tornò nel 1989, poi nel 1997, 1998 e 1999. Fu inserito nel rally con una super prova speciale a superficie mista appositamente costruita e adiacente al circuito del GP F1 di Gran Bretagna, molto vicino alla curva Stowe.

Fu progettato con l’aiuto di Roger Clark e l’obiettivo era che questa breve PS fosse, come dicono gli inglesi, TV-friendly con due macchine che gareggiavano fianco a fianco in un simulacro di corse. Un po’ come poi Michèle Mouton ha fatto alla corsa dei campioni, o come gli organizzatori del Memorial Bettega hanno provato a fare al Motor Show di Bologna e come altre gare hanno poi riproposto negli decenni a venire…

Si pensava che, poco meno di due chilometri, avrebbero avuto solo effetti secondari sulla classifica, la PS era spettacolare e con un bel salto in una pozza artificiale. Eppure questa prova determinò il ritiro di Tommi Makinen e la successiva assegnazione del titolo iridato al finlandese (il terzo in carriera) che intanto stava tornando a casa con il “classico” muso di cemento.

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La copertina di 100 anni di Storie di Rally