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Delta S4 telaio 151 e il ”fantasma” di Henri Toivonen al RAC

Un collezionista a caccia della storia sul telaio numero 151 della Delta S4 si imbatte in un giallo che fa inevitabilmente scoppiare un caso internazionale. Qual è il telaio vincitore del RAC 1985 il 202 come scritto dalla storia o il 151 come sostenuto da questo appassionato svizzero ex dirigente della Sauber? Abbiamo avuto modo di confrontarci con colleghi giornalisti esperti di Delta S4 e con ingegneri che alla S4 da corsa si sono dedicati e infine abbiamo incrociato tutte le informazioni con quelle pubbliche. Nella vicenda interviene anche RM Shoteby’s che ha venduto all’asta il telaio 202 respingendo qualunque supposizione di veridicità in questa storia.

“Da giovane, guardavo le cronoscalate in Svizzera e sono rimasto impressionato dalla Lancia Delta S4 di Bruno Ianniello, da quanto fosse incredibilmente veloce sin dalla linea di partenza. Un po’ più tardi e dopo aver lavorato per la Sauber, ho iniziato con la collezione e la restaurazione delle mie auto del Gruppo C e LMP1 (Leblanc Caroline e Leblanc Mirabeau). Recentemente mio figlio più giovane ha iniziato a guidare e mi ha espresso il desiderio di una Lancia Delta Integrale. L’ho aiutato a trovarne una e contemporaneamente mi sono ricordato della Lancia Delta S4. Ho iniziato con la ricerca di un’auto del genere e fortunatamente ho potuto acquistare una Gruppo B da BR Sports di Lorenzo Bresolin. È la Lancia Delta S4 con telaio numero 151, scorrevole e senza motore”. A raccontarci questa storia che, da qui in avanti si trasformerà in un giallo internazionale che insegue il “fantasma” di Henri Toivonen e della S4 vincitrice al RAC 1985, è Rolf Wyss, appassionato collezionista d’oltreconfine che ci contatta per avere maggiori notizie in merito a questo telaio numero 151 della S4.

Per chiarezza: tutti i telai compresi nella numerazione “100”, tra cui il 151, sono telai costruiti per le S4 stradali. Invece, i telai compresi nella numerazione “200”, come appunto il 202 (vincitore al RAC 1985) sono telai costruiti per le S4 da corsa. Non è un caso se citiamo il 202, che con Henri Toivonen vince al debutto e a breve si capirà bene il perché. Il signor Wyss spiega a Storie di Rally: “Mi ha detto Bresolin che ha ricevuto l’auto 2011 da Maurizio Marsilli, ex patron di Rosso Corsa a Castelfranco-Treviso, di aver acquistato questa vettura nel 1992 perché era un’auto con specifiche di Gruppo B, successivamente immatricolata dallo stesso Marsilli con la targa “TV 965180” nell’anno 1992. Si suppone che sia un’auto “Abarth Experience”. La vettura è rimasta per molti anni nel garage di Marsilli, poi Bresolin ha iniziato il restauro. Ho potuto avere la macchina nel 2017, finendo il lavoro con un motore del magazzino Abarth, acquistato da Bruno Ianniello all’inizio degli anni Novanta. L’auto non è ancora completamente finita, ma il grosso del restauro è stato fatto”.

“Durante la fase di restauro mi sono messo alla ricerca della storia del telaio numero 151 per rendere il tutto più originale possibile – spiega Rolf Wyss –. Ho guardato molti vecchi filmati e foto delle vetture che hanno corso in Gruppo B, inizialmente senza alcun successo. Poi ho scoperto che Henri Toivonen ha capottato la sua S4 al RAC Rally 1985 prima di vincerlo e mi è venuto in mente che il mio telaio ha una piccola lesione nella struttura del telaio nella parte anteriore del tetto che potrebbe derivare da un capottamento. Mi sono chiesto se il mio telaio non potesse centrarci qualcosa. Il 151 ha rinforzi all’attacco degli ammortizzatori posteriori col telaio, Quindi, dovrebbe essere uno chassis del Gruppo B. Ma ovviamente so che il telaio che ha vinto il RAC Rally 1985 dovrebbe essere il telaio 202, appartenuto a Raffagnato”.

“Svolgendo ulteriori indagini ho incontrato il fotoreporter Reinhard Klein, a Colonia, e abbiamo scoperto che il telaio della mia macchina è il telaio utilizzato da Henri Toivonen nel 1985 al RAC Rally”. Attenzione, perché da qui, il signor Rolf Wyss non usa più il condizionale. Per lui, non è più questione di potrebbe, dovrebbe e parrebbe. Ma è diventato “ il telaio della mia macchina è il telaio utilizzato da Henri Toivonen nel 1985 al RAC Rally”. La storia ci interessa non tanto per inseguire ipotesi, ancor di meno per lanciarne di nuove e fantasiose, ma solo per avere conferma della verità certificata relativa ad una vettura che non è un auto da rally normale: è la prima Delta S4 omologata a debuttare e vincere una gara di Mondiale Rally guidata dal pilota più leggendario di tutti i tempi.

La storia di Wyss è clamorosa a prescindere, sia che venga confermata sia che venga smentita. Nel primo caso, del quale però non si hanno elementi, si sarebbe scoperto un cambio di telaio 202/151 non registrato su una vettura già battuta all’asta come vincitrice del RAC 1985. Nel secondo caso, invece, sarebbe Wyss la vittima di una sua illusione. E purtroppo, le indicazioni che abbiamo raccolto vanno in questa direzione. Almeno al momento. Nel mese di agosto ci siamo mossi, con la dovuta riservatezza attraverso dei canali ufficiali e ufficiosi. Abbiamo avuto modo di confrontarci con colleghi giornalisti esperti di Delta S4, con ingegneri che alla S4 da corsa si sono dedicati e infine abbiamo incrociato tutte le informazioni acquisite riservatamente con quelle pubblicate sui più autorevoli libri in materia, come ad esempio Lancia Delta S4 di Vittorio Roberti e Luca Gastaldi, oltre alle dettagliate cronache sportive dell’epoca, pubblicate sui giornali italiani e anche su quelli britannici.

Una immagine della S4 di Henri Toivonen incidentata al RAC 1985
Una immagine della S4 di Henri Toivonen incidentata al RAC 1985 confrontata con le foto di Wyss

Se vi è traccia di un capottamento di Henri tra la PS33 e la PS36, in cui il pilota finlandese perde circa mezzo minuto ma riacciuffa la seconda posizione, da nessuna parte vi è traccia di un presunto cambio di telaio mai registrato alle cronache. Quando Markku Alen esce di strada e perde 5′, finendo la prova grazie all’aiuto di Juha Kankkunen e di Fred Gallagher che lo aiutano a rimettersi in strada, Henri s’impossessa addirittura della leadership. All’inizio dell’ultima tappa, sulla vettura di Toivonen risulta effettuato un cambio prudenziale del differenziale anteriore e del compressore volumetrico. Non del differenziale centrale che, invece, faceva le bizze.

Questa è una delle immagini inviate da Rol Wyss a sostegno della sua tesi
Questa è una delle immagini inviate da Wyss a sostegno della sua tesi sul numero 202 scritto a penna

Wyss ci ha inviato alcune foto in cui prova a spiegare visivamente la sua teoria: “Potete vedere da alcune foto, dove potete confrontare le saldature del mio telaio con le saldature del telaio di Henri al RAC e sono assolutamente identiche. Solo un raccordo viene saldato al telaio successivamente per limitare la corsa della sospensione posteriore. È anche possibile vedere un numero 202 scritto a mano, ma sfortunatamente fino ad ora non ho un’immagine con una risoluzione abbastanza buona della piastra del telaio durante il RAC”. Le foto siamo riusciti ad ingrandirle quanto serviva per rilevare ad occhio nudo che il pezzo di nastro con scritto 202 potrebbe essere qualunque cosa, ma soprattutto non è posto sul telaio e nelle immagini non vi è traccia del numero dello chassis.

Il giallo su questo telaio, che ha già iniziato ad inquietare il mondo delle aste, in particolare RM Shoteby’s che ha venduto nel 2019 ad una cifra da capogiro proprio il telaio 202 certificato Abarth Classiche e FCA Heritage, si infittisce quando Wyss si chiede: “In quel momento era telaio numero 151 con solo un 202 scritto a mano per entrare nel gara o è stata successivamente cambiata da Abarth in 151 prima di venderla a Maurizio Marsilli?”. Pieno di entusiasmo, Wyss si reca a gennaio 2019 all’Abarth Classiche. Vuole incontrare Maurizio Zarnolli. “Ma con mio disappunto – aggiunge Wyss – a lui non interessava assolutamente la verità sui telai 202 e 151. Al contrario, mi ha detto che avrei dovuto tacere, altrimenti avrei finito per coinvolgere i vertici FCA”.

La stessa esperienza, come accennato l’ha avuta con RM Sotheby’s. In pratica Wyss scrive al signor Augustin Sabatié-Garat, responsabile vendite per l’Europa alla RM Shoteby’s e nella mail sostiene di avere la certezza matematica (parla del 100%) che il suo telaio 151 sia quello che ha disputato il RAC 1985 con Henri. Apriti cielo. La risposta che arriva dalla casa d’asta britannica, che in quel momento sta vendendo il telaio 202 è lapidaria: “FCA Heritage ha confermato l’autenticità dell’auto che presentiamo nella vendita di Londra. Se hai qualche problema con ciò, dovresti inviare la tua auto per farla certificare. Il nostro ufficio legale è attivo e monitorerà ogni tentativo di mettere a rischio la vendita del telaio dell’auto 202”.

Ciò non ha fatto altro che stimolare le ricerche di Wyss. Alla luce delle sue ricostruzioni, di cui ha tentato di informare Abarth e Ferrari, così come anche la casa d’asta, il collezionista svizzero contesta alla RM Shoteby’s, in merito all’autenticità del telaio 202 venduto: “Il certificato Abarth del 2016 attesta solo l’originalità dei componenti meccanici come motore, differenziale, silenziatore e così via. Non certifica lo chassis. Quindi questa non è assolutamente una conferma sul fatto che il telaio 202 sia il telaio che ha partecipato al RAC 1985. Maurizio Zarnolli di Abarth Classiche ha realizzato un manoscritto senza foto, una ricerca scientifica e anche senza data dove scrive che il telaio è ancora lo stesso della nascita insieme all’immatricolazione TO 77889E”. Ed ecco il primo grande dubbio: “Durante il RAC Rally 1985 l’auto usata ebbe l’immatricolazione provvisoria “A6 37353” e la targa “TO 77889E” fu assegnata più tardi”.

Da qui le domande dell’imprenditore che spera di aver acquistato un tesoro in grado di rivoluzionare la storia con il telaio 151: “Chi può essere sicuro che il telaio non sia stato cambiato, come si faceva di tanto in tanto in quegli anni? Chi può dire che fosse un’altra macchina? La targa “TO 77889E” è stata intestata per la prima volta a Lecce Pen (Giovanni Lecce, ndr) e non a FIAT Spa. Quindi, anche con questa nota non è certificato, che il telaio 202 sia il telaio del RAC 1985. Se poi si sa che l’auto ha avuto un incidente con conseguente danneggiamento del telaio nella zona dell’abitacolo, lecito doversi porre questi dubbi sulla nota di Maurizio Zarnolli, che invece scrive che non sono state modificate le parti del telaio”.

Per concludere, Wyss segnala alla RM Shoteby’s, in risposta alla poco velata minaccia di un intervento da parte del proprio studio legale: “Se guardate le foto del certificato Abarth del 2016, vedete completamente altre saldature del telaio rispetto alle foto storiche del RAC 1985. Invece, le saldature del mio telaio 151 sono simili alle foto storiche. Ritengo che anche con le foto del certificato Abarth è dimostrato che il telaio che intendete vendere non è il telaio vincitore del RAC con Toivonen. Vi chiedo solo di fornire informazioni corrette agli acquirenti, sul fatto che il telaio che vendete non è il telaio dell’auto vincitrice del RAC 1985”.

Esclusiva, Cesare Fiorio: ”I rally di oggi non sono eventi importanti”

”Lancia, nell’epoca d’oro, era la squadra più ambita nei rally. Oggi ci sono altri protagonisti, ma nello stesso tempo c’è meno interesse: una volta i rally duravano tre giorni e tre notti, mentre ora gli equipaggi sono serviti e riveriti. Questo grande cambiamento ha fatto perdere ai rally stessi moltissimo fascino, perché una volta il Campionato del Mondo Rally era un evento molto importante e significativo per il pubblico”. Riflessione di Cesare Fiorio in un’intervista a tutto rally…

Dopo aver conquistato come team manager diciotto titoli iridati, tra Piloti e Costruttori, ed essersi dedicato per un certo periodo alla politica, sia locale tra Sardegna e Puglia, Cesare Fiorio si è ritirato a vita privata insieme al figlio Alex, campione del mondo rally Gruppo N, e manda avanti una stupenda masseria a Ceglie Messapica, chiamata Masseria Camarda, nel bellissimo Salento.

Cesare Fiorio, in versione studente, si è laureato in scienze politiche ed è stato per venticinque anni uno dei personaggi decisivi nel rendere i rally una specialità professionistica. Nel 1961 vinse come pilota un titolo italiano di velocità GT nella classe 1150 cc al volante di una Lancia Appia Zagato. Due anni dopo fondò l’HF sulle ceneri della Scuderia Lancia, trasformando l’High Fidelity nel reparto corse della Casa torinese, che cominciò così ad essere protagonista fissa dei grandi rally internazionali.

I principali incarichi sportivi ricoperti da Cesare Fiorio, che nella sua carriera ha applicato alla lettera la filosofia di Cartesio, “diffidare di tutto e di tutti”, sono: direttore sportivo Lancia, Fiat, Ligier, Ferrari e Minardi, oltre che responsabile delle competizioni del Gruppo Fiat. Solo con il gruppo industriale torinese ha vinto tantissimo: dieci titoli Costruttori di cui sette con la Lancia (1972, 1974, 1975, 1976, 1983, 1987, 1988) e altri tre con la Fiat (1977, 1978, 1980), centrando anche cinque titoli Piloti (Sandro Munari su Lancia nel 1977, Markku Alen su Fiat nel 1978, Walter Rohrl su Fiat nel 1980, Juha Kankkunen su Lancia nel 1987 e Miki Biasion su Lancia nel 1988). Infine, conquista anche tre titoli Marche con Lancia nel Mondiale Endurance nel 1979, 1981 e 1982.

Nel periodo in cui in Italia impazza l’emergenza sanitaria da coronovirus, Cesare Fiorio, uno degli uomini più ammirati e invidiati, ma anche più amati, se ne sta protetto nella sua residenza pugliese. Non è contento, ma neppure impaurito. Taglia corto, con il suo rinomato aplomb torinese, spiegando che sta “abbastanza bene, nonostante questo periodo difficile a causa del coronavirus”. Avrà certamente tempo per farci fare un salto nel passato.

Cesare Fiorio è uno dei manager più importanti del motorsport mondiale
Cesare Fiorio è uno dei manager più importanti del motorsport mondiale

Il ricordo più bello da pilota?

Vincere il Nastro Azzurro e segnare il record del mondo dell’attraversata dell’Atlantico, da New York all’Inghilterra. Con le auto partecipai anche ad un Rally di Monte-Carlo, però non andò bene”.

Ci può raccontare l’esperienza con il Destriero, la nave che portava il vessillo dello Yacht Club Costa Smeralda e che tutt’ora detiene il record del mondo del Nastro Azzurro, impiegando 58 ore, 34 minuti e 50 secondi, alla media di 98,323 orari?

Mentre mi occupavo dei rally e delle corse, gareggiavo in motonautica. Ho vinto ben trentuno Gran Premi, due titoli Mondiali e sei Campionati Europei. Più tardi si era sviluppata l’idea di attraversare l’Atlantico. Fu una bellissima soddisfazione, perché oltre ad aver guidato la nave per più di cinquanta ore, avevo partecipato alla stesura del progetto e avevo fatto ben due anni di prove: avevo condotto questa squadra attuando gli stessi sistemi vincenti che utilizzavo per condurre il team Lancia e Ferrari nel mondo delle corse”.

Cosa preferisce tra circuito e rally?

Quando mi sono spostato dai rally alla Formula 1 e agli sport prototipi, non molti anni fa, la Formula 1 non era dominante nell’interesse del pubblico. All’epoca la gente, a differenza di oggi, era interessata più che dalla Formula 1, dagli sport prototipi e dai rally. Ricordo che quando vincemmo il Rally di MonteCarlo nel 1972 (con Sandro Munari e Mario Mannucci, ndr), eravamo in prima pagina sul Corriere della Sera ed eravamo finiti nell’edizione serale del telegiornale. Oggi se vai a vincere il MonteCarlo, finisci solamente in decima pagina. I rally sono molto cambiati, stesso discorso per i prototipi. Tempo fa nel Mondiale Endurance correvano le Case automobilistiche più famose. Proprio in quegli anni i prototipi avevano la stessa e identica importanza che ha oggi il Campionato di F1. Infatti gli stessi piloti correvano in tutte e due le specialità”.

Cesare Fiorio capo di Lancia Alitalia nel 1975
Cesare Fiorio capo di Lancia Alitalia nel 1975

Una domanda provocatoria: la Lancia è ancora oggi la vera regina dei rally?

Lancia, nell’epoca d’oro, era la squadra più ambita nei rally, dato che abbiamo vinto ben undici titoli. Oggi ci sono altri protagonisti, ma nello stesso tempo c’è meno interesse: una volta i rally duravano tre giorni e tre notti, mentre ora gli equipaggi sono ‘’serviti e riveriti’’. Questo grande cambiamento ha fatto perdere moltissimo fascino alla specialità, perché una volta il Campionato del Mondo Rally era un evento molto importante e significativo per il pubblico. Oggi invece non lo è più. Al giorno d’oggi ci sono più spettatori al Rallylegend di San Marino rispetto al Rally Italia Sardegna, tappa del WRC”.

Cosa ne pensa Cesare Fiorio delle nuove vetture da rally, le WRC Plus?

Se è questa la formula vincente, dovrebbe essere utlizzata praticamente in tutte le gare, anche extra-mondiale. La Lancia, con la Stratos, vinceva anche i campionati nazionali e continentali grazie ai team privati”.

Lancia Stratos HF Gruppo 4 e Lancia Delta HF Integrale, due miti dei rally. Quale auto le ha dato più soddisfazione?

Sicuramente la Stratos, è la mia Lancia da rally preferita. Era una vettura nata e concepita per dominare i rally. Negli anni Settanta avevamo la Fulvia, ma vincevano solamente gare particolari o con meteo avverso. Io invece volevo un mezzo che potesse vincere in qualunque condizione di meteo o di strada, e per quello avevo concepito di costruire una vettura come la Stratos. Lancia non aveva un motore adatto per questa vettura, perciò andai a Maranello da Enzo Ferrari per chiedere e ricevere un motore. Rimasi sorpreso: Enzo Ferrari sapeva tutto di noi e ci diede i motori. Ad Enzo entusiasmava il fatto che vincevamo le competizioni con pochi soldi. La cosa più bella è stato vincere il Campionato del Mondo (nel 1974, ndr) gareggiando dal primo di ottobre, appena fu immatricolata la macchina”.

Lancia o Ferrari, quale team ha preferito gestire?

Tutte e due le esperienze mi hanno dato grandi soddisfazioni, ma la Scuderia Ferrari era un qualcosa che aspiravo già da tempo”.

Il rally preferito da Cesare Fiorio e perché?

Il Rally di MonteCarlo perché aveva maggior visibilità mediatica. È un rally troppo imprevedibile, perché su ogni prova avevamo cinque o sei scelte di gomme. Noi sbagliavamo meno degli altri perché eravamo bravi a fare questo tipo di scelte”.

Avrebbe voluto proseguire con la squadra Lancia, che venne dirottata nel DTM con Giorgio Pianta?

Sognavo di dirigere una grande squadra in Formula 1. Quando avevo avuto quella occasione di entrare nella Scuderia Ferrari l’ho subito cavalcata. Con questo non intendo dire che la Formula 1 è meglio dei rally. Avevo bisogno semplicemente di una nuova sfida ed esperienza, dato che ero nel mondo dei rally da più di 25 anni”.

Se non fosse andato in Ferrari, Lancia sarebbe rimasta nei rally?

Sinceramente non ne ho idea, però a quel tempo, nel 1993, l’amministratore delegato di Lancia non era molto favorevole alle competizioni. Io prima di ogni riunione, nella quale partecipavano tutte quelle persone che avevano bisogno di un buon budget per sviluppare e sostenere le proprie idee ed innovazioni, mi facevo fare degli studi approfonditi da una ditta specialzzata nelle analisi di mercato. Il risultato finale? Le auto della Lancia erano comprate dalle persone, perché partecipava e vinceva nelle corse. Se noi non avessimo vinto nelle corse, molto probabilmente le vendite non sarebbero mai ”esplose” positivamente. Purtroppo chi gesti’ la squadra dopo di me non aveva mai svolto questo tipo di ricerce di mercato”.

Ci può raccontare quando Roland Gumpert, gran capo dell’audi nei rally, andò a controllare minuziosamente la 037 Rally?

Questo episodio avvenne a metà della manifestazione, in Toscana. La 037, a trazione posteriore, aveva annientato l’Audi quattro A2 a trazione integrale, sulla terra. Roland subito dopo piombò nella nostra assistenza e si infilò sotto una delle nostre auto. Io gli dissi: ”Roland, vedi che l’assistenza Audi si trova a trecento metri da qui”. Roland mi rispose dicendomi: ” Volevo controllare se la 037 avesse la trazione integrale”. Nel 1983 Davide aveva battuto Golia. La 037, rispetto alla quattro A2, era molto più leggera e maneggevole, soprattutto tra le curve e i tornanti”.

Roberto Angiolini, manager del Jolly Club
Roberto Angiolini, manager del Jolly Club

Che ricordo ha dell’ex patron del Jolly Club Roberto Angiolini, recentemente scomparso?

Era un mio grande amico. Avevo corso con suo padre Mario negli anni Sessanta e ricordo Roberto, ancora quattordicenne, con la maglietta e i pantaloncini. Il Jolly Club era una grande squadra, perché portava avanti i nostri progetti e perché portavano a casa ottimi risultati. In squadra corse mio figlio Alex: se non si fosse chiamato Fiorio, avrebbe trovato posto nella squadra ufficiale Lancia. Ho sempre ritenuto che fosse sbagliato favorire un proprio parente”.

Col senno di poi, secondo Cesare Fiorio qual è stato il miglior rallysta di sempre?

Nella mia carriere ho incontrato più di 200 piloti, tra F1 , rally e sport prototipi. Il pilota che mi ha impressionato di più è stato Henri Toivonen, perchè era l’unico che sapeva sfruttare e portare al limite una Gruppo B. Purtroppo però è venuto a mancare in un incidente di gara in Corsica, il primo maggio del 1986”.

Una delle sue trovate più geniali attuate al Rally di MonteCarlo?

Sul Col de Turini, una delle prove speciali più famose al mondo, gli spettatori erano tantissimi… Quasi cinquantamila, tra cui quarantamila francesi. Acuni di questi francesini giocavano, però, con la sicurezza degli equipaggi, costruendo barriere e lanciando palle di neve, per ostacolare gli equipaggi non francesi. Noi riuscimmo ad ingannarli, montando fari gialli sul cofano. Perché proprio i fari gialli? Perché venivano montati sulle auto francesi”.

La sua versione dell’episodio Fia-Peugeot avvenuto nel 1986?

Per me quello è stato un furto. Noi della Lancia avevamo vinto il titolo con Markku Alen, dato che a Sanremo le Peugeot furono escluse dalla classifica per un’irregolarità tecnica. Nonostante questo episodio le Peugeot non sarebbero mai riuscite a vincere il titolo, perché erano sempre dietro le Delta S4. Jean-Marie Balestre, a quel tempo capo della FIA, decise di annullare i risultati di Sanremo, favorendo la vittoria del titolo piloti e costruttori a Peugeot”.

Attilio Bettega al volante della Lancia Rally 037
Attilio Bettega al volante della Lancia Rally 037

Un ricordo di Attilio Bettega…

Era un pilota molto forte, dato che con le vetture private a volte arrivava davanti a quelle ufficiali. Purtroppo morì in Corsica nel 1985. Poteva seriamente lottare per vincere gare e titoli”.

Secondo lei potrebbero esserci nuovi Costruttori con l’arrivo delle nuove auto ibride nel Mondiale Rally?

“Sinceramente non saprei, ma speriamo di sì… Anche se i rally hanno perso molto pubblico”.

Il miglior pilota odierno nel WRC secondo Cesare Fiorio?

“È difficile da scegliere, perché non c’è ne uno che domina la scena. Sicuramente Sebastien Ogier e Ott Tanak, messi su una vettura vincente, possono vincere ancora il titolo iridato”.

In una competizione cosa la emoziona di più?

La cosa più emozionante è sentire a fine prova chi è andato a segnare il miglior tempo. Questo è un momento di grande tensione”.

Ayrton Senna e Cesare Fiorio
Ayrton Senna e Cesare Fiorio

Cesare Fiorio stava riuscendo a portare Ayrton Senna in Ferrari. Ci vuol parlare di lui?

In quell’epoca li era il miglior pilota che c’era. Gli obiettivi erano dupici: averlo con noi e non averlo come avversario. La trattativa era segreta, perché eravamo due personaggi molto noti. Ayrton firmò il pre-contratto ed era molto contento di venire a Maranello. La trattativa non andò a buon fine perché il presidente della Ferrari dell’epoca capiva ben poco di corse, mettendomi i bastoni tra le ruote. Io lasciai immediatamente la Ferrari. Quella trattativa mancata cambiò la vita a tre persone: ad Ayrton, perché poi andò alla Williams e morì, alla Scuderia Ferrari, perché si dovette accontentare dei piloti che aveva, e cambiò anche la mia vita personale, perché con quel divieto lasciai la Ferrari”.

Se avesse avuto un pilota come Robert Kubica in una squadra di F1, gli avrebbe concesso di correre qualche rally?

Non credo. I miei piloti erano merce pericolosamente preziosa, non volevo che prendessero dei rischi inutili fuori dalla loro professione”.

All’asta la S4 telaio 202 di Henri Toivonen e Markku Alen

Il numero di telaio del modello battuto all’asta a fine ottobre è il 202, proprio quello con cui il pilota finlandese vince assieme al suo navigatore Neil Wilson nel 1985. L’anno dopo, la stessa Lancia Delta S4 viene usata da Markku Alen come vettura da ricognizione in diverse prove del Campionato del Mondo Rally.

Il 24 ottobre a Londra, la casa di aste inglese RM Sotheby’s ha battuto al migliore offerente, per la cifra di 764.000 sterline (848.000 euro e bruscolini), un esemplare della Lancia Delta S4 da rally originale. All’asta c’è andata la S4 numero 202 di Henri Toivonen e Markku Alen. Si tratta di uno dei soli due modelli che Lancia riesce a completare in tempo per partecipare all’ultima gara del Mondiale Rally nel 1985. Questa vettura sostituisce la Lancia 037 e riesce a vincere con alla guida Henri Toivonen.

Il numero di telaio del modello battuto all’asta a fine ottobre è il 202, proprio quello con cui il pilota finlandese vince assieme al suo navigatore Neil Wilson. L’anno dopo, la stessa Lancia Delta S4 viene usata da Henri Toivonen e da Markku Alen come vettura da ricognizione in diverse prove del Campionato del Mondo Rally.

La Lancia Delta S4 numero 202, nella sua ormai lunga storia, viene acquistata da diversi collezionisti nel corso degli anni, in varie parti del mondo. Passa, anzi ripassa anche da Torino. Questo esemplare partecipa anche al Rallylegend a San Marino e al Group B Rallylegend in Austria. Viene guidata da Harri Toivonen, fratello minore di Henri, durante uno show organizzato in occasione del Rally di Finlandia del 2016 in ricordo del fratello scomparso 30 anni prima.

La S4 utilizza un ingegnoso sistema ad induzione forzata (twincharger) che ha un punto in cui due turbocompressori vengono utilizzati per comprimere doppiamente l’aria in un motore. In base a questo sistema un compressore funziona in sequenza con un turbocompressore per ridurre il turbo lag e migliorare la guidabilità della vettura, mentre la potenza del motore da 550 CV viene trasmessa sulla strada tramite un sofisticato motore e un’altrettanto sofisticata di trazione integrale.

Nella storia vengono costruite circa 28 Delta S4 Gruppo B, in maggioranza usate dalla Squadra Lancia Martini della Casa e le altre dai team satellite Jolly Club e Scuderia Grifone. Inoltre, a titolo informativo, vengono costruite 200 versioni stradali per ottenere l’omologazione necessarie a correre in Gruppo B.

Particolare della S4 Toivonen con telaio 202, foto Motorsport Image
Particolare della S4 Toivonen con telaio 202, foto Motorsport Image

Completate in tempo per il RAC Rally del 1985

Sia questa vettura – telaio numero 202 – sia la sorella, telaio numero 207, vengono completate in tempo per il RAC Rally del 1985, a cui partecipano con i colori Martini Racing e vengono guidate da Henri Toivonen con Neil Wilson e da Markku Alen con Ilkka Kivimaki. Fin dall’inizio è chiaro che Lancia ha centrato la formula: Alen domina la prima metà del rally, prima che Toivonen reagisca su una sua defaillance e vinca per poco meno di un minuto.

In quell’occasione le due Lancia ottengono successi su quarantuno delle sessantatré prove speciali del RAC e questo sottolinea il ritmo della vettura. Forse ciò che è più significativo della dimostrazione di forza della S4 è che vince l’evento inaugurale, che è il più difficile del Campionato del Mondo Rally. Nessun’altra vettura che partecipa al Mondiale Rally nel Gruppo B può rivendicare un simile risultato.

Restaurata alle sue specifiche originali, conserva numerose caratteristiche d’epoca, come i sedili Sparco originali con rivestimento in Kevlar (ancora ricamato con i nomi del suo illustre guidatore e copilota) e Halda Rally Computer. Il telaio 202 rimane un esempio meravigliosamente originale e suggestivo di questo titano del Gruppo B.

È importante sottolineare che la documentazione di certificazione Abarth Classic allegata afferma che è stata sostituita solo la parte anteriore sinistra del telaio, il che non influirebbe sulla rigidità torsionale della vettura. Con cinque vittorie su dodici rally in quella fatidica e tragica stagione 1986, la Lancia Delta S4 rimane forse l’ultimo “proiettile” del Gruppo B.