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100 anni di Storie di Rally: le storie più belle su carta

100 anni di Storie di Rally arriva fino ai tempi più moderni del rallismo, quelli di Alex Fiorio e Giandomenico Basso emergenti nel Trofei Fiat Rally, o quelli ancor più recenti con i vari Andrea Aghini, Andrea Dallavilla, Marcus Gronholm, Paolo Andreucci, Jari-Matti Latvala, Petter Solberg, Richard Burns, Sebastien Loeb, eccetera, impegnati rispettivamente a cercare il proprio meritato momento di gloria.

Una storia, quella dei rally, raccontata in tante storie, 74 per la precisione e circa 200 brevi aneddoti. Il tutto raccolto in 280 pagine. Questo è “100 anni di Storie di Rally”, nuova opera curata da noi di Storie di Rally che abbiamo riadattato e trasferito su carta le storie più belle e più lette del sito, dopo averle riordinate in un percorso cronologico che – partendo da Carlo Abarth, un po’ più anziano del Rally di MonteCarlo, e passando attraverso storia e aneddoti sul Rally di Sanremo, Cesare Fiorio, Rally di Svezia, Lancia, Tour de Corse, Safari Rally, Sandro Munari, Ove Andersson, David Richards, Stig Blomqvist, Attilio Bettega, Walter Rohrl, Henri Toivonen, Miki Biasion, Carlos Sainz e molti altri – attraversa le varie epoche del rallismo internazionale e italiano.

“100 anni di Storie di Rally” arriva fino ai tempi più moderni del rallismo, quelli di Alex Fiorio e Giandomenico Basso emergenti nel Trofei Fiat Rally, o quelli ancor più recenti con i vari Andrea Aghini, Andrea Dallavilla, Marcus Gronholm, Paolo Andreucci, Jari-Matti Latvala, Petter Solberg, Richard Burns, Sebastien Loeb, eccetera, impegnati rispettivamente a cercare il proprio meritato momento di gloria. E poi c’è la contemporaneità. Giorni, quelli odierni, che raccontano di un italiano emergente, come Andrea Crugnola, di un italiano sul tetto del mondo, come Andrea Adamo, e della “scuola francese di rally” mestamente ritirata dal WRC. Ma non solo.

Storie trattate nel libro, aneddoti esclusi: Carlo Abarth, Rally di MonteCarlo, Virgilio Conrero, Rally d’Italia, Cesare Fiorio, Rally di Svezia, Lancia nei rally, Tour de Corse, La grande sfida di BMC, Safari Rally, Mini, Walter Rohrl, WRC, Rally del Marocco, Sandro Munari, La famiglia Scandola, Rally Nuova Zelanda, Campionato Autobianchi A112 Abarth, Ove Andersson, Rally del Portogallo, Lancia-Martini, Seat Panda 45 e rally, Miki Biasion, Stig Blomqvist, Audi Quattro, Peugeot 205 T16, David Richards e Prodrive, Gianni Delzoppo, Lancia Delta, Campionato Fiat Uno, Attilio Bettega, Ayrton Senna, Campionato Italiano Rally 1986, 2 maggio 1986.

E poi ancora: Rally della Lana 1986, Paolo Andreucci, Rally di Sanremo 1988, Tripletta Lancia 1989, 1000 Laghi 1990, Rally di Spagna 1991, Subaru Impreza 555, Trofeo Fiat Cinquecento, RAC 1997, Rally di Finlandia 1998, RAC 1998, Rally di Aosta 1998, Richard Burns, Ari Vatanen, Subaru Impreza P2000, Markko Martin, Rally del Giappone, Mexico Rally, la stagione degli addii nel WRC, Rally Costa Smeralda 2010, Andrea Crugnola, Jari-Matti Latvala, Olivier Quesnel su Loeb e Ogier, WRC 2017, Hyundai e Adamo, Citroen World Rally Team.

L’edizione a copertina morbida è acquistabile direttamente dal nostro sito e disponibile su Amazon, ma anche ordinabile in libreria da gennaio 2020. La versione da collezione a copertina rigida, con delle splendide immagini nella retrocopertina, è ordinabile solo attraverso il sito di Lulu.com.

Libri su Storie di Rally

la scheda

100 ANNI DI STORIE DI RALLY

Autori: Marco Cariati

Collana: Storie di Rally

Copertina: rigida e morbida

Pagine: 280

Formato: 15,24 x 22,86 cm

Editore: Storie di Rally

Prezzo: 20,80 euro

Peso: 476 grammi

ISBN: 978-1-6759708-4-3

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Rally Race 1972: solo andata per Giuseppe Ciupa Barbagli

La storia è quella di un ragazzo, Giuseppe ‘Ciupa’ Barbagli, di appena venticinque anni, già sposato, che sta per diventare padre e che lavora nel reparto corse Abarth. Un giovane felice che ha fatto della sua passione, i motori da corsa, un lavoro ad altissimo livello. Un giovane che non vedrà nascere sua figlia, che verrà alla luce qualche giorno dopo la sua morte.

Giuseppe Barbagli, soprannominato “Ciupa”, per i più non è nessuno. Ma al gruppo di meccanici che hanno lavorato in Abarth nel periodo dell’epopea rallystica non è sconosciuto. Anzi. La storia è quella di un ragazzo di venticinque anni, già sposato, che sta per diventare padre e che lavora nel reparto corse Abarth. Un giovane felice che ha fatto della sua passione, i motori da corsa, un lavoro ad altissimo livello. Un giovane che non vedrà nascere sua figlia, che verrà alla luce qualche giorno dopo la sua morte. Tutto colpa di quel maledetto borsello.

Quel maledetto borsello che si portava a tracolla e che tanto andava di moda a quei tempi viene dimenticato da “Ciupa” nella spalliera della sedia del ristorante dove tutto il gruppo di meccanici Abarth aveva pranzato. Ormai si è già sulla statale che dalla frontiera portoghese Badajoz porta a Madrid, ma “Ciupa” se ne accorge dopo circa cento chilometri, per cui tutta la carovana si ferma. “Decidemmo di continuare il viaggio per non fare troppo tardi la sera, mentre Moews con lo Spyder 124 Gruppo 4, caricò “Ciupa” per tornare indietro a prendere il borsello”, ha ricordato Vasco Pisanelli, capo meccanico della squadra di cui fa parte Giuseppe “Ciupa” Barbagli.

Verso sera, la piccola comitiva che viaggia in testa, arriva a Madrid, prende posto in hotel e tutti appassionatamente si recano al ristorante. Alle 22.30, Moews e “Ciupa” non sono ancora tornati, quindi qualcosa potrebbe essere successo. Qualcosa potrebbe essere andato maledettamente storto? Ma cosa? Pisanelli, Garda e Gaudenti decidono di riprendere la strada e andare incontro ai loro colleghi con la Fiat 125 dell’assistenza. “Arrivammo sino a Talavera della Reina e non avendo visto nessuno per strada, se non uno scheletro di macchina senza più ne ruote, cerchi, sedili e nulla di nulla, tornammo indietro”.

Non potevano immaginare che quel rudere fosse la loro macchina, quella di Moews e Ciupa. Quindi, verso mezzanotte si recano nella piccola stazione di polizia per avere notizie di eventuali incidenti. È successo un tragico incidente. “Ciupa” è morto e quella notte non è possibile vederlo perché trasportato nella camera mortuaria del cimitero, mentre Moews è in coma in una stanza del primo piano di una costruzione adibita ad infermeria.

Dopo aver ripreso il borsello nel quale viene ritrovato tutto, compresi i soldi, i ragazzi dell’Abarth che hanno iniziato quel viaggio a Lisbona (Estoril) dopo il Rally del Tap – viaggio che deve terminare a Madrid per la partecipazione al Rally Race – si fermano al centotrentaseiesimo chilometro di quella strada statale. È il 17 ottobre 1972. Un brutto giorno per tutto il team Fiat. La 124 Spider si incastra dopo un testacoda sotto la cabina di un camion che arriva dalla parte opposta.

“Il giorno dopo andai con la polizia sul posto dell’incidente, mentre i miei compagni erano tornati a Madrid per avvisare Torino della disgrazia. Era un bel rettilineo che si prestava ad un buon affondo dell’acceleratore e, dal racconto dell’autista del camion, Moews stava per sorpassare un trattore davanti a lui, ma accorgendosi di non potercela fare, all’ultimo momento successivamente ad una frenata cercò di rientrare, ma quella manovra brusca e con quel differenziale mandò la macchina in testacoda e fece finire la sua corsa sotto la cabina di quel mastodontico camion”.

La macchina si incendia ma Moews e “Ciupa” riescono ad uscire da soli dopo che il camion in retromarcia libera la vettura incastrata sotto. Barbagli si accascia subito dopo essersi buttato fuori dall’abitacolo, mentre il Moews dopo alcuni minuti. Il secondo viene trasportato in un grande ospedale di Madrid e Pisanelli, dopo il Rally Race, rimane con lui per circa un mese dando il cambio a sua moglie nell’assistenza.

Il poveretto alla guida rimane in coma per circa venti giorni e al suo risveglio non sembra più normale tanto è vero che fa discorsi senza senso facendo supporre che non sarebbe tornato alla normalità, ma fortunatamente dopo circa un anno rientra al suo lavoro. “Ciupa”, al secolo Giuseppe Barbagli, lascia la moglie e la sua bambina che nascerà qualche giorno dopo il suo decesso, ancor prima di poterlo conoscere e ringraziarlo con un sorriso. Aveva solo venticinque anni.

Tratto da 100 anni di Storie di Rally 2 – Marco Cariati

Tony Fassina, il privato di lusso che vinse il Rally Sanremo

Il 7 ottobre 1979 Tony Fassina si aggiudicava la ventunesima edizione del Rally Sanremo, sancendo di fatto l’ultima vittoria della Lancia Stratos nella competizione matuziana e la terza vittoria di un privato nel WRC. La Lancia Stratos HF con cui correva, targata TO M54374, era del Jolly Club.

Dopo sette lunghissimi giorni di gara, il 7 ottobre 1979 Tony Fassina si aggiudica la ventunesima edizione del Rally Sanremo, sancendo di fatto l’ultima vittoria della Lancia Stratos nella competizione matuziana e la terza vittoria di un privato nel WRC da quando esiste il Mondiale Rally Piloti: la prima è di Jean Pierre Nicolas con la Porsche 911 Almeras e la seconda di Bernard Darniche con la Stratos Chardonet al Rally MonteCarlo di quello stesso anno.

La Lancia Stratos HF con cui corre, targata TO M54374, è del Jolly Club. In quella indimenticabile occasione, Tony Fassina e Mauro Mannini regolano i conti con Walter Rohrl e Christan Geistdorfer e con Attilio Bettega e Icio Perissinot, entrambi sulle Fiat 131 Abarth Rally Alitalia. Vetture, le 131 ufficiali, che vengono preparate non da un meccanico, ma da un “esercito di scienziati”. Uno smacco pazzesco per la Squadra Corse Fiat (ufficiale).

A ridosso del podio si fermano Tony Pond e Ian Grindrod, sulla Talbot Sunbeam Lotus, oltre a Dario Cerrato e Lucio Guizzardi, sulla favolosa Opel Ascona B Conrero Squadra Corse. In quel pazzesco Rally di Sanremo, organizzato dall’indimenticato Adolfo Rava, le prove speciali sono settantaquattro. Trentanove PS nella prima tappa, dieci nella seconda, sedici nella terza e nove nella quarta.

Asfalti liguri e sterrati toscani. Diciassette, su ventisei classificati totali, sono italiani: Angelo Presotto, Tonino Tognana, Paolo Pasutti e molti altri. Trentasei i ritirati, tra cui Simo Lampinen, Timo Salonen, Per Eklund, eccetera. Ma Tony Fassina riesce a portare a termine sette giorni di gara e quattro tappe faticosissime. Mezza Italia. Migliaia di chilometri. Questo lo consacra nell’Olimpo delle competizioni e lo inserisce di diritto tra i grandi della “scuola italiana di rally”, ormai diventata brizzolata e, purtroppo questa è l’unica vera critica che gli si può rivolgere, senza un vero degno erede. Tony Fassina è il primo italiano privato a vincere una gara di Mondiale Rally.