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Roger Clark, il RAC 1972 e altre vittorie nei ricordi di Mason e Pegg

clark e mason al rac 1972

Roger Clark ottenne una splendida vittoria nel RAC Rally del 1972, la prima di otto vittorie consecutive per la Ford Escort. ”Quell’anno, l’intero Paese era con noi”, rammenta il copilota Tony Mason ricordando il talento di Roger Clark. E poi ci sono i ricordi di Stuart Pegg. Con loro, Clark ottenne i migliori risultati, ma non erano i copiloti abituali del driver britannico.

Nel 1972, Roger Clark diede il via al lungo dominio della Ford Escort nel RAC Rally. Infatti, per le sette stagioni successive i migliori di Boreham sarebbero stati battuti in questo rally da una tripletta di Timo Mäkinen (dal 1973), una doppietta di Hannu Mikkola (dal 1978) e un successo di Björn Waldegård (1977), oltre ad una seconda vittoria di Clark nel 1976.

Quest’ultima è stata la prima vittoria di un pilota britannico nel Campionato del Mondo Rally e sarebbe rimasta l’unica fino a quella di Colin McRae al Rally di Nuova Zelanda del 1993. Stranamente i risultati più degni di nota di Clark sono stati ottenuti insieme a copiloti con cui non aveva esperienze precedenti, siccome il suo navigatore abituale, Jim Porter, era impegnato nell’organizzazione del RAC.

Tony Mason e Stuart Pegg hanno portato personalità ed esperienze molto diverse nell’abitacolo della vettura di Roger Clark. Il primo era un esuberante personaggio di Lancaster che era stato sulla scena britannica dall’inizio degli anni ’60 – la sua prima esperienza RAC fu nel 1962 a bordo di una Sunbeam Rapier – e che aveva imparato a fare il copilota studiando le cartine e le note di notte e durante i rally.

L’altro, Pegg, sebbene nato a Manchester, da bambino aveva seguito il padre con la RAF in giro per il mondo, incluso un volo ad Al Cairo a tre anni non accompagnato, prima di stabilirsi in ​​Sud Africa dove finì per trascorrere i suoi anni più formativi. Infatti, l’esperienza di navigazione di Pegg ruotava attorno a un conto alla rovescia molto accurato che utilizzava insieme il contachilometri e il roadbook: niente mappe, niente frecce. Un algoritmo nel cervello.

Mason si impose all’attenzione del pubblico quando un problema al cambio fece finire la sua Escort, guidata da Peter Clarke, nello stagno dell’abbazia di Woburn durante il RAC del 1971. I filmati del suo ammaraggio e le fotografie di Mason, appollaiato in cima all’auto sommersa dall’acqua hanno messo in ombra addirittura la vittoria finale della Saab.

Stuart Turner (Ford Motorsport), si mise a ridere a crepapelle, ma si scaldò davanti al tremante Mason che tentava di non perdere le sue note. Infatti, nel giro di pochi mesi lo accoppiò con Clark, con cui Mason vinse il Mintex Seven Dales Rally di gennaio. La loro seconda uscita insieme sarebbe stata, appunto, il RAC.

Clark era all’apice della sua carriera, aveva dominato il campionato nazionale (con Porter), mentre l’agile Escort era ormai una vera 2 litri da 245 CV grazie al preparatore Brian Hart. Tutto era a posto. Alla vigilia della gara, la pressione sull’equipaggio era notevole. “È stato un importante trampolino di lancio”, spiega Mason. “Ne ero consapevole e, infatti, non lo trattai alla leggera. Ma l’amicizia tra me e Roger eliminava ogni tipo di preoccupazione”.

Roger Clark al Rally GB 1972
Roger Clark al RAC Rally 1972

“Conoscevo Roger per aver gareggiato contro di lui e Jim in diversi altri rally nei confini nazionali. Andavamo d’accordo e in più ci piaceva farci una pinta di birra di tanto in tanto, e così eravamo diventati buoni amici. Roger non tollerava gli sciocchi ed era molto selettivo nelle sue amicizie. Noi avevamo anche il senso dell’umorismo molto simile”.

“Stavamo insieme in auto anche per una settimana. Jim, il suo copilota abituale, era piuttosto reticente ed era molto diverso da me. Invece, Stuart Turner, che comandava il team, era molto astuto. Il nostro rally era andato come un orologio svizzero. Anche se non avevamo pianificato di balzare al comando così presto”.

Clark ha preso il comando del RAC Rally già sulle prove del giorno di apertura e, a parte un acuto di Håkan Lindberg con la Fiat nel nord del Galles, il britannico ha mantenuto il comando nelle successive prove. Le altre tre Escort ufficiali erano già out prima di metà gara e solo Stig Blomqvist con la Saab, vincitore nel 1971, poteva reggere il confronto con Roger ormai in fuga.

“Potevi sentire l’abilità di Roger”, ricorda Mason. “A volte durante una PS lo guardavo in faccia e vedevo quanto fosse concentrato. Quella era casa sua. Gli piaceva stare al volante. Era sempre concentratissimo. Anche se fossimo passati davanti al giardino di casa sua non credo che l’avrebbe riconosciuto”.

“Stuart mi aveva mandato a frequentare un corso per diventare pilota, tenuto da Jim Russell a Mallory Park. Sono andato al corso ogni sabato mattina per circa due mesi dopo aver dormito da Roger. Ho ottenuto la licenza, l’attestato che confermava che ero pilota, e Roger inizialmente non lo trovava molto divertente, anche se alla fine gli piaceva”.

“Era stato molto utile, in realtà, il corso. Aiutava a vedere meglio le cose da entrambi i punti di vista. Sapevo cosa volevano i piloti. E quello che non volevano, cioè un asino furbo che cercava di mostrare quanto era bravo. Ero consapevole di guidare il miglior pilota di rally della Gran Bretagna, e Roger si addormentava sempre a fianco. Non riuscivi a fermarlo. Aspettava proprio l’inizio prova prima di svegliarsi e scambiare di nuovo i posti”.

“Sapevamo di essere in testa e che l’intero Paese era con noi, ma a Roger sembrava non interessare. Sintonizzava la sua mente sulla bandiera del marshall, premeva off al cervello e partiva. E questo era tutto. Subito dopo la prova controllava i tempi e poi aspettava di poter tornare sul sedile del passeggero. Gli piaceva il relax”.

Un mezzo giro a Donington Park e un problema di rifornimento nello Yorkshire risolto installando la pompa di scorta in modo che funzionasse in parallelo sono stati i loro unici problemi in quel RAC fino a quando un problema alla ruota minacciò quanto fatto fino ad allora. Con sole nove prove rimanenti.

“All’improvviso mi sentivo completamente perso”, dice Mason. “Le cartine delle foreste della Scozia occidentale non sono ben definite. Potete immaginare i miei sentimenti di frustrazione in quel momento. Un vero disastro. Roger, invece, non era arrabbiato. Era solo molto, molto silenzioso. Lo sentivo respirare affannosamente, mentre io ero freneticamente preoccupato. Poi iniziarono ad apparire altre auto e a girare con il freno a mano”.

A parte il guasto al cuscinetto della ruota anteriore – individuato da Mason e riparato cannibalizzando la Escort del compagno di squadra Andrew Cowan – nell’ultimo tratto di strada per York, il lavoro era stato portato a termine. “Mentre salivamo sulla pedana di arrivo – prosegue Mason – Roger disse: “Così Stuart vede”. C’era un elemento importante in questa frase. Stuart era molto pro-finlandesi e a Roger questo dava leggermente fastidio, sentiva che non gli venivano concesse le opportunità di cui aveva bisogno”.

Il punto di vista di Turner era comprensibile dato che i piloti nordici occupavano i successivi 14 posti dietro di noi e avevano vinto ogni RAC dal 1960, ma lo era anche quello di Clark. Non cambiò molto nei quattro anni successivi. Clark aveva aggiunto altri due titoli britannici, anche se nel 1976 era stato messo in ombra dal finlandese di Ford, Ari Vatanen, e Mason lo aveva guidato al secondo posto nei RAC del 1973 e del 1975.

Quello che era nuovo era che il BDA della Mk2 Escort e la faccia sul sedile del copilota. Mason si era sentito a disagio al Total International Rally del 1974, una rara uscita all’estero per Clark, e così Pegg lo aveva sostituito per l’evento del 1975, e insieme vinsero.

La Ford Escort RS1600 MK1 del 1973 di Roger Clark
La Ford Escort RS1600 MK1 del 1973 di Roger Clark

“Mi ci volle circa un millisecondo per dire di sì a Roger”, dice Pegg, che all’epoca lavorava nella City di Londra. “Roger fu impressionante in gara. Aveva una carica incredibile. Era anche molto divertente stare con lui, andavamo d’accordo. L’unica cosa è che dovevo stargli dietro al bar. Non sembrava fare alcuna differenza per lui bere un bicchiere in più. Anzi, sembrava guidare ancora meglio con i postumi di una sbornia”.

Pegg, che quell’anno aveva vinto il titolo sudafricano insieme a Jan Hettema, si ritrovò nello strano mondo delle cartine nel RAC del 1976. “Quelli erano dei veri rally” dice. “Non commettere errori, pianificazione complessa e precisa. Cartine meravigliose. La gente mi diceva che i navigatori più esperti usavano le mappe con indicazioni già prese in precedenza. Noi non ci siamo mai preoccupati di ciò perché non le facevamo. Ho letto le note sul Great Orme, ma Roger conosceva quelle strade meglio di me, quindi…”.

“Con la mia inesperienza, mi sentivo un po’ frustrato perché non riuscivamo ad essere vincenti già dal primo giorno. Quello di Roger, tuttavia, era un approccio molto ponderato alle gare. Era freddo. E nei trasferimenti dormiva sempre. Nel momento in cui i giri del motore cominciavano a salire, Roger apriva un occhio e diceva: Rallenta”.

“La Ford era un’auto straordinaria – prosegue Pegg – equilibrio incredibile. E quando quel BDA apriva, wow! Si sentiva un suono incredibile. Siamo andati eccezionalmente bene in Galles ed eravamo al secondo posto dietro a Pentti Airikkala, che guidava una Escort preparata e gestita dal team satellite di David Sutton. Ci fu un ritardo verso le 3 del mattino e un ragazzo infilò la testa nel finestrino dicendoci: dai, non puoi lasciare che questo stronzo straniero te le suoni così!”.

Poi Airikkala si ritirò con quattro prove ancora rimanenti per colpa della frizione. “Le regole sono regole”, rammenta Pegg. “E Roger capì perfettamente la situazione. Inoltre, bisogna avere anche fortuna prima o poi in eventi del genere. Abbiamo avuto un grande problema alla fine di una prova lunga e abbiamo attraversato il fine prova con la ruota che si trascinava sotto la macchina. Ma non ci fermò neppure quel problema”.

“Fortunatamente, avevamo un team di assistenza itinerante che si trovava alla fine della PS e siamo stati in grado di risolverlo. Se fosse successo altrove… Roger non ha avuto nessuno sbalzo di umore, né rabbia e né estasi. Faceva solo il suo lavoro e lo faceva molto bene. E in più aveva ottenuto ciò che si aspettava da se stesso. Era ovviamente felice e festeggiammo alla grande. Andai a letto storto, ricordo. Tornai giù la mattina dopo e tutti gli svedesi stavano ancora bevendo”.