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Pernilla Solberg parla del figlio Oliver e del marito Petter

‘Ho rivissuto una sorta di flashback in cui ero seduta con il mio figliolo in un vecchio Maggiolino della Volkswagen mentre lui si affanna a guidare arrampicato sullo sterzo della macchina che va diritta in un campo e poco dopo mi ritrovo seduta in una Volkswagen Polo GTI R5, accanto al mio figliolo solo un po’ più grande che ha solo una cosa in mente: vincere’.

“Ricordo la prima volta che mi sono seduta accanto a mio figlio Oliver in una macchina. Eravamo nella fattoria molti anni fa. Come tutti i bambini di cinque anni, aveva solo una velocità! Osservandolo da vicino mentre correvamo verso la fine della prima tappa della manifestazione in Svezia, mi chiedevo cosa fosse successo negli ultimi tredici anni. Come se ci fosse stato uno step che mi sono persa”. A dirlo non è una copilota qualunque, ma è Pernilla, la mamma di Oliver Solberg e moglie del campione del mondo rally Petter.

“Ho rivissuto una sorta di flashback in cui ero seduta con il mio figliolo in un vecchio Maggiolino della Volkswagen mentre lui si affanna a guidare arrampicato sullo sterzo della macchina che va diritta in un campo e poco dopo mi ritrovo seduta in una Volkswagen Polo GTI R5, accanto al mio figliolo solo un po’ più grande che ha solo una cosa in mente: vincere. Una cosa che la gente mi chiedeva prima dell’inizio era: sei nervosa? Non lo ero. Neanche un po’. Ho visto Oliver svilupparsi come persona e come pilota, ha già una buona esperienza”, prosegue Pernilla Solberg.

“Ad essere sincera, ero un po’ impaurita dal fatto che potevo essere io a commettere qualche errore con le note o con i tempi. Sono cresciuta come pilota piuttosto che come copilota, ma Petter e io abbiamo disputato anche Rally Sweden Historic alcune volte negli ultimi anni e mi è piaciuto molto. I rally sono tutto per la nostra famiglia. Come sapete, Petter ha a che fare con il rally, ma prima che ci sposassimo, mio padre, Per-Inge Walfridsson, correva nei rally con auto fantastiche come le Lancia Stratos. E anche i miei zii Lars-Erik Walfridsson e Stig-Olov Walfridsson erano in rallysti di ottimo livello”. Una dichiarazione che ben spiega il titolo vinto da Petter e la carriera intrapresa dal piccolo-grande Oliver.

“A casa, a tavola, parliamo sempre di rally. Parliamo solo di quello. E io amo i rally e le strategie per organizzare una buona gara. Quando abbiamo saputo del Rally Sweden Lockdown, siamo stati molto felici di poter competere. È passato molto, troppo tempo senza competizioni e il cambiamento nell’aria casalinga è stato incredibile – racconta ancora Pernilla Solberg –. Appena abbiamo saputo che si poteva correre ci siamo messi tutti a lavorare per il raggiungimento di questo obiettivo”.

“Perché ho navigato Oliver e non Petter? Oh, non lo so. Forse sono un po’ più propensa a concentrarmi sulle note che mi vengono lette e non a dare consigli su come si fanno le curve. All’inizio, Petter ha lavorato molto con Oliver, ma siamo sempre stati attenti a non spingerlo troppo oltre. Se vuole farlo, noi lo aiuteremo, ma deve farcela da solo. Sul rally, la sensazione all’interno della macchina era la stessa di quella che ho quando corro con Petter. Entrambi hanno un controllo perfetto della macchina. Oliver ha lo stesso approccio calmo, niente chiacchiere, niente stress, solo concentrazione”.

“Nel pomeriggio non abbiamo avuto problemi con la macchina, è stato tutto perfetto, nonostante se la strada stesse diventando sporca. Sono stata sorpresa di sentire Oliver dire che non mi aveva ascoltato nell’ultima fase. Come tutte le mamme, mi piace pensare che mio figlio ascolti tutto ciò che gli dico. Ma capisco cosa intendesse dire. Avevamo girato così tante volte, che era un po’ come giocare al computer: più ti eserciti meglio impari curve e traiettorie. Battere Pontus Tidemand è stato un bene per Oliver, ma renderà suo cugino più determinato a batterlo la prossima volta”.