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Resa dei conti: il 22 novembre 1995 e il titolo di Colin McRae

Nel venticinquesimo anniversario della ricorrenza della vittoria del titolo iridato, il successo di Colin McRae viene celebrato dal padre, cinque volte campione britannico, Jimmy, e dal capo della Prodrive, David Richards. Anche sua figlia Hollie, che nel 1995, quando Colin vinse il Mondiale Rally, non era ancora nata, ha voluto spendere due parole su “papà”.

Il 22 novembre 1995, venticinque anni nel 2020, dopo una caccia al titolo lunga una stagione, Colin McRae è sceso dalla sua Subaru Impreza RS WRC blu diventando il più giovane campione del mondo rally. Una folla enorme ha celebrato all’ippodromo di Chester con McRae, il copilota Derek Ringer e il team Prodrive, dopo la vittoria al RAC Rally della Gran Bretagna. McRae aveva 27 anni e 109 giorni.

Colin McRae è stato il primo pilota britannico a vincere il titolo dopo una delle finali più accese del Mondiale Rally. La vita non è mai stata la stessa dopo per lo scozzese, il cui volto è stato pubblicato nei TG televisivi e sulle prime pagine dei giornali nazionali e internazionali. Divenne uno dei piloti più popolari che lo sport abbia conosciuto.

Nel venticinquesimo anniversario della ricorrenza, il suo successo viene celebrato dal padre, cinque volte campione britannico, Jimmy, e dal capo della Prodrive, David Richards. Anche sua figlia Hollie, che nel 1995, quando Colin vinse il Mondiale Rally, non era ancora nata, ha voluto spendere due parole su “papà”.

McRae si è costruito una reputazione come uno dei piloti più veloci e coraggiosi del WRC. Tragicamente scomparso in un incidente in elicottero nel 2007 insieme a suo figlio, Johnny, e a due amici di famiglia.

In quella stagione, fu il compagno di squadra di McRae, Carlos Sainz, a iniziare il RAC Rally in vetta al campionato, dopo che controversi ordini di squadra avevano costretto McRae a regalare la vittoria allo spagnolo alla penultima gara in Spagna. La febbre dei rally ha attanagliato la Gran Bretagna quando più di due milioni di fan si sono ritrovati a tifare per il loro eroe nel finale nelle foreste fangose della Gran Bretagna.

McRae ha condotto, ma poi è scivolato dietro Sainz per una foratura. Incredibilmente, ha reagito per retrocedere il suo collega e rivendicare una vittoria per appena 36” e assicurarsi il titolo per cinque punti. “Ricordo sempre il traguardo e le ciambelle”, ricorda Jimmy McRae. “La folla che c’era era incredibile. Penso che la maggior parte dei cittadini di Lanark fosse arrivata laggiù, abbastanza sicura che Colin avrebbe vinto”.

“Una delle cose che ha detto Colin, non ricordo se era alla fine dell’ultima tappa o durante il ritorno a Chester, fu: “Campione del mondo, il mondo è un posto importante, non è vero?”. La ricordo sempre questa frase”. McRae debuttò dieci anni prima sul circuito di Kames. Il giovane guidava un Hillman Avenger senza bollo e con targhe false, mentre i suoi ignari genitori erano in vacanza.

La figlia di Colin, Hollie, ricorda le avventure dell’infanzia in bici e quad, anzi, qualsiasi macchina con quattro ruote e un motore. “Per i primi otto anni della mia vita, non conoscevo davvero Colin McRae, il pilota campione del mondo, lo conoscevo solo come papà. Ed è tutto quello che era e che mi bastava”, ha detto. “Di tanto in tanto andava e faceva delle belle cose “là fuori”, ma per me era solo papà”.

“Se ne andava e faceva delle cose piuttosto interessanti e tornava con delle storie fantastiche, ma quando era in casa era proprio come il padre di chiunque altro. Era affettuoso, si preoccupava, era generoso e premuroso. Ti seguiva e si interessava ai tuoi racconti. Questo è ciò che ancora mi rimane”.

David Richards ricorda la tensione all’interno della squadra quando il campionato ha raggiunto il suo apice e l’impatto della vittoria del titolo da parte di Colin McRae. “Era qualcosa difficile da immaginare, difficile da spiegare a chiunque anche oggi. Abbiamo visto Lewis Hamilton vincere titoli mondiali in Formula 1, ma Colin era molto di più. C’erano milioni di persone che andavano a vedere le gare solo per lui. McRae è stato qualcosa di veramente straordinario”, ha detto.

Sei anni dopo la vittoria di McRae, è l’Inghilterra con Richard Burns ad avere la meglio sulla sua nemesi per aggiudicarsi la corona del 2001 in un altra prova da resa dei conti finale. Nel 2020 tocca al gallese Elfyn Evans, che sta cercando di emulare il loro successo e diventare il terzo britannico a rivendicare il prestigioso titolo nel WRC, dopo che nel 2019 Chris Ingram riuscì ad emulare Vic Elford nel Campionato Europeo Rally.

Dalla F1 ai rally: ecco i migliori 10 della storia

Dalla F1 ai rally, sono tanti i piloti che hanno anche solo provato. L’ultimo della serie, nel primo ventennio del Terzo Millennio, è il pilota della Mercedes Formula 1 Valtteri Bottas, che si è messo alla prova con i rally, nell’Arctic Rally nelle distese gelate del Nord della Finlandia, alla guida di una Ford Fiesta WRC.

Il pilota della Mercedes F1 Valtteri Bottas è solo l’ultimo in ordine di tempo a essersi messo alla prova con i rally, nell’Arctic Rally nelle distese gelate del Nord della Finlandia. Alla guida di una Ford Fiesta WRC equipaggiata con pneumatici Pirelli e con il copilota ex-campione del mondo Timo Rautiainen a leggere le note.

Bottas ha chiuso al quinto posto generale, vincendo anche una prova speciale. E ha detto di aver apprezzato l’esperienza. Ma chi altro è stato tentato dal passaggio dalla pista al rally (anche se per poco?). Ecco i migliori 10 secondo noi…

Kimi Raikkonen

“Iceman” ha disputato due intere stagioni nel WRC (oltre a un paio di uscite quando era ancora in Formula 1) con il miglior risultato il quinto generale nel Rally di Turchia 2010. Ha mostrato grande velocità – vincendo anche una prova speciale in Germania – ma a volte ha faticato nell’adattarsi alle note. Ha chiuso decimo in campionato in entrambe le stagioni del WRC, prima di tornare alla Formula 1.

Stephane Sarrazin

La carriera in F1 del francese non è stata così illustre, dato che ha corso un solo GP: Brasile 1999, quando ha sostituito Luca Badoer. Si è concluso con un ritiro drammatico, dopo il cedimento di un’ala e sei testacoda in mezzo alla pista, quel debutto. Ma lo specialista di Le Mans ha anche avuto tempi molto più felici nel rally, finendo quarto con la Subaru in Spagna nel 2004 (il suo miglior risultato) e nono nel Rally de France. Al MonteCarlo, è salito sul podio nella classe WRC2, alla guida di una Hyundai i20 gommata Pirelli.

Robert Kubica

Il polacco torna in Formula 1 con la Williams, ma in passato ha corso nei rally, dopo il terribile incidente che ha messo in stand-by la prima parte della sua carriera in F1. In totale ha corso settanta rally tra il 2004 e il 2016, vincendone undici. Dal 2013 ha corso nel World Rally Championship, vincendo il WRC2 e di seguito stando al comando del Rally MonteCarlo. Quello cui Valtteri deve puntare…

Romain Dumas

Meglio noto per i suoi exploits alla 24 Ore di Le Mans e alla Pikes Peak, Dumas aveva già partecipato regolarmente ai rally francesi al volante di una Porsche quando fece il debutto nel Mondiale con una Mini John Cooper Works WRC nel Rally de France 2012. Da allora, ha corso con regolarità nel WRC, quasi sempre con la Porsche. Il brand tedesco ha sviluppato una Cayman GT4 per il rally e Dumas ha lavorato al suo sviluppo.

Mika Salo

Dopo essere arrivato ai vertici della Formula 1 guidando per la Ferrari, Mika Salo è passato al rally, con una predisposizione particolare per le macchine del Gruppo N in gare sulla neve. Il finlandese ha corso regolarmente l’Arctic Lapland Rally ed è persino stato in lizza per vincere l’evento mondiale in Norvegia nel 2006. Sì, c’è una lunga tradizione di finlandesi nei rally sulla neve…

Mika Hakkinen

Qualunque cosa possa fare Mika Salo, può farla anche il suo vecchio avversario Mika Hakkinen… Anche il due volte campione del mondo di Formula 1 McLaren ha fatto cinque apparizioni all’Arctic Lapland Rally tra il 2003 e il 2009. Il suo miglior risultato è stato nel 2004, quando è arrivato settimo in classifica generale con una Toyota Corolla WRC.

Alex Caffi

Dopo la carriera in Formula 1 e nelle sportscars, Alex Caffi si è dato al rally, debuttando nel WRC al Rally MonteCarlo 2011 con una Skoda Fabia. Più di recente, ha corso con una Porsche classica al Monza Rally Show, vincendo la sua classe. E come non ricordare anche la sua partecipazione alla Mille Miglia?

Derek Warwick

Prima di Kimi Raikkonen, bisogna ritornare al 1990 per trovare l’ultima volta in cui un pilota di F1 attivo ha corso in un evento del WRC. Derek Warwick – allora pilota Lotus F1 – partecipò al RAC Rally al volante di una Subaru Legacy. Uscì di strada nella venticinquesima tappa.

Martin Brundle

L’inglese commentatore di Sky Sports F1, è stato anche un appassionato pilota di rally. Ha corso due volte la prova britannica del Mondiale, facendo un incidente con una Ford Escort Cosworth nel 1996 e poi tornando nel 1999 con una Toyota Corolla WRC ufficiale, con al fianco come copilota il leggendario Arne Hertz. Fu costretto al ritiro per la rottura del radiatore, ma comunque entuasiasta dell’esperienza.

Jim Clark

Lo scozzese è l’unico campione in carica di F1 ad aver corso in un rally internazionale – ma per una sola volta. Clark disputò il RAC Rally 1966 su una Lotus Cortina, risalendo fino al sesto posto generale a metà gara, prima di uscire di strada nella prova successiva. Ma avere un campione del mondo in carica nell’evento attrasse moltissimo pubblico.

330.000 euro per la 131 Abarth campionessa del Mondo

Sebbene questa Fiat 131 Abarth Rally non sia una delle iconiche auto in livrea Alitalia portate dalla Fiat nel 1980, è esattamente l’auto con cui Walter Rohrl vinse il Rally di Sanremo 1980 (confermato dalle copie del modulo di iscrizione del veicolo alla gara), che in un colpo solo, mentre a Torino si svolgeva lo sciopero dei 40.000, gli ha portato il Campionato Piloti e ha anche dato alla Fiat il suo ultimo titolo Costruttori in assoluto.

Lascia il garage della provincia di Milano la Fiat 131 Abarth Rally che fu campionessa del mondo nel 1980. Per 297.000 sterline, pari a 330.000 mila euro, è stata venduta ad un anonimo collezionista. Vettura ben nota a Walter Rohrl e Christian Geistdorfer, la Fiat 131 sarebbe da considerare una delle tante berline familiari un po’ “bruttine” nell’albero genealogico della Fiat. Certo non un caso unico. Tutt’altro che ordinaria, invece, la “sorella sportiva”, la variante sviluppata in partnership con Abarth per il Campionato del Mondo Rally. Una Gruppo 4, che portò una pubblicità e un successo memorabili sotto forma di Mondiale Costruttori WRC del 1977, 1978 e 1980, accompagnati dai Mondiali Piloti nel 1978 e nel 1980.

L’impresa di trasformare una berlina familiare in una macchina da corsa in grado di affrontare tutte le superfici (asfalto, terra, ghiaccio) toccò ad Abarth, che la Fiat aveva acquisito nel 1971 e reso braccio da corsa ufficiale, con l’aiuto di Bertone per quanto riguarda la carrozzeria. Le modifiche richieste furono significative e iniziarono con il telaio. L’asse posteriore rigido fu rimosso e sostituito con una configurazione completamente indipendente con montanti MacPherson per dare la giusta stabilità. Sotto il cofano, gli ingegneri Abarth lavorarono su un quattro cilindri bialbero da 1.995 cc progettato da Lampredi, con una testata a sedici valvole in lega leggera.

La vettura stradale, per la quale furono costruiti ben quattrocento esemplari per soddisfare i requisiti di omologazione richiesti dalla FIA per il Gruppo 4, erogava 140 CV e “beveva” grazie al carburatore Weber a doppia canna. Per le Fiat 131 Abarth Rally ufficiali fu utilizzata una configurazione a iniezione meccanica Kugelfischer, che aumentò la potenza a 240 CV: 100 cavalli in più. L’aggiornamento estetico fu curato da Bertone e consisteva in un cofano in resina di fibra di vetro, porte in alluminio e passaruota e spoiler molto più grandi per adattarsi alla carreggiata più ampia, mentre il motore veniva rinfrescato da prese d’aria grandi sul cofano e dalle “ali” posteriori.

330.000 euro per la 131 Abarth campionessa del Mondo
330.000 euro per la 131 Abarth campionessa del Mondo

Sebbene questa vettura non sia una delle iconiche auto in livrea Alitalia portate dalla Fiat nel 1980, è esattamente l’auto con cui Walter Rohrl vinse il Rally di Sanremo 1980 (confermato dalle copie del modulo di iscrizione del veicolo alla gara), che in un colpo solo, mentre a Torino si svolgeva lo sciopero dei 40.000, gli ha portato il Campionato Piloti e ha anche dato alla FIAT il suo ultimo titolo Costruttori in assoluto.

La mancanza di livrea è da legare a causa dello sciopero. Gli operai che protestavano impedivano alle vetture ufficiali di lasciare la sede Fiat. Per poter arrivare al Rally di Sanremo e sfuggire agli scioperanti, l’auto è stata portata fuori durante la notte senza livrea. Incredibilmente, Rorhl riuscì a vincere la gara sanremese, nonostante il fatto che l’auto Jolly Club che gli era stata assegnata fosse equipaggiata con le sospensioni a corsa corta, adatte solo alle tappe su asfalto.

L’unico altro rally in cui la vettura ha gareggiato durante la stagione 1980 è stato il Tour de Corse, con Arnaldo Bernacchini e Attilio Bettega, dove la vettura non è riuscita a finire la gara. È senza dubbio il successo al Rally di Sanremo a rendere questa vettura speciale e viene opportunamente presentata nella “no livrea” che indossava quel giorno del 1980, nonostante sia stata successivamente utilizzata dal team Jolly Club nel 1981 con al volante Tonino Tognana.

Ha corso con loro per tutta la stagione 1981. Identificabile dalla targa di Torino, TO V33681, la vettura è riuscita a finire terza e quarta rispettivamente al Rally Il Ciocco e al Rally Colline di Romagna. In precedenza, l’auto ha corso al MonteCarlo 1981. Classificandosi undicesima, ha partecipato anche al Rally Internazionale di Sicilia, il Rallye Sardegna, il Rally dell’Isola d’Elba e il Rally Piancavallo, anche se in ciascuno di questi si è ritirata.

L’auto era stata completamente restaurata diversi anni fa e riportata all’aspetto del Rally Sanremo del 1980. Essendo stata una vettura in livrea Olio Fiat, il prossimo proprietario avrà la possibilità di tenere l’auto nella configurazione da Rally di Sanremo o di passare all’iconica livrea “Olio Fiat”. È in una condizione che lo consentirebbe ed è accompagnata da una pletora di documenti, comprese foto d’epoca, copia del modulo di iscrizione al Rally di Sanremo, un precedente Passaporto Tecnico FIA, perizia del veicolo che attesta che la vettura è del tutto originale e conforme alle normative dell’epoca, oltre alla sua Certificazione Componenti Meccanici Abarth Classiche. È importante sottolineare che l’auto è anche accompagnata da un pacchetto di ricambi che include un set di ruote, un cofano posteriore usato e un cofano di scorta.