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WRC 1995, stagione di transizione e sorprese

La vittoria di Colin McRae alla RAC 1994 ha confermato ancora una volta la sua velocità, ma una seconda vittoria consecutiva in Nuova Zelanda ha mostrato anche una grande maturità nella gestione della gara. Il fatto che Colin sia destinato a vincere più rally nel 1995 è indiscutibile, ma se continua a maturare allora anche il titolo potrebbe essere a portata di mano.

A metà degli anni Novanta è tutto magico. All’alba del WRC 1995 nessuno ancora immagina che la stagione farà storia ed entrerà a far parte del “club” delle dieci stagioni memorabili. Le sontuose cerimonie del Rally di MonteCarlo al Casinò aprono il Mondiale Rally anche in quella annata. Dopo la gara che si corre sulle Alpi francesi, la serie iridata dà il benvenuto al Rally di Svezia. Manca dal calendario, che si restringe ad otto gare, il Safari, mentre Australia e Spagna tornano a fine stagione. Acropoli, Argentina, Finlandia e Sanremo si uniscono al Kenya, in “panchina”.

Per fortuna, l’inizio non è come ventuno anni prima, con il Campionato del Mondo azzoppato dalla crisi petrolifera. Il WRC 1995 offre otto gare e sono tutte valide per il titolo Costruttori, mentre i piloti possono far valere i loro sette migliori risultati. La rotazione rimane una “patata bollente”. L’allora presidente della FIA, Max Mosley, discute regolarmente e spesso con la World Rally Team Association. Al centro del dibattito ci sono le quattro ruote motrici e il futuro del Mondiale Rally.

Un’altra interessantissima polemica del WRC 1995 è incentrata sullo sviluppo dei rally del WRC. Nell’occhio del ciclone ci casca il documento “Rally 2000”. Si vogliono abbattere i costi riducendo i chilometraggi e introducendo i percorsi a “margherita”. Stop ai percorsi lineari e via libera all’organizzazione di rally che girano intorno ad un centro. Le richieste non sono state ben accolte dalla Commissione WRC già nel 1994.

Sullo sfondo, Toyota è ansiosa di ripetere il dominio del 1994, ma la capacità del gigante giapponese di concedere il bis dipende interamente dallo sviluppo della Celica GT-Four. La versione ST205 è stata sconfitta dalla Subaru Impreza 555 di Colin McRae al Rally di Australia (non valido per il Campionato), prima di essere lanciata nelle foreste scozzesi del RAC.

La decisione della FIA di ridurre le dimensioni della flangia da 38 a 34 millimetri penalizza un’auto che da sempre gode di un vantaggio di potenza rispetto alle concorrenti del Gruppo A. Il campione del mondo in carica, Didier Auriol, e il suo compagno di squadra, Juha Kankkunen, hanno un ottimo feeling con la Turbo 4WD e la loro capacità di scalare la classifica è alla base della speranza degli uomini Toyota, che sognano una tripletta del titolo Marche e un quinto alloro tra i piloti (in sei anni).

Il WRC 1995 segna il ritorno di Schwarz

Il tedesco Armin Schwarz ritorna alla Toyota dopo due anni con la Mitsubishi. C’è anche Il giapponese Yoshio Fujimoto, che però ha un programma ridotto. Subaru ha sorpreso, battendo la Ford e proponendosi come la grande sfidante di Toyota. Da Banbury arrivano indicazioni positive in tal senso: la squadra è pronta a fare un altro passo avanti. Subaru ha i mezzi finanziari per sfidare Toyota fino in fondo, ma la capacità di David Richards di pensare fuori dagli schemi ha già pagato dividendi (come spostare i meccanici con l’elicottero da un’assistenza all’altra, piuttosto che aumentare il numero dei dipendenti).

Nonostante la Impreza ancora non sia ai livelli della Celica, non si può negare che la 555 non è un’auto da rally all’avanguardia in termini di maneggevolezza. Certamente, Prodrive si conferma il pioniere della trasmissione con differenziale anteriore idraulico che aiuta il differenziale centrale meccanico-idraulico. Una delle mosse migliori di Richards nella stagione 1994 è l’ingaggio di Carlos Sainz. Lo spagnolo rimane uno dei piloti più promettenti, intelligenti e diligenti del circus iridato dei rally.

L’abilità di Carlos Sainz nel realizzare un risultato è ciò di cui Subaru ha bisogno, mentre McRae sta probabilmente ancora imparando il suo mestiere. Questa, ad esempio, sarà la prima uscita del ventiseienne scozzese nella gara di casa con in squadra il madrileno Sainz.

La vittoria di McRae al RAC 1994 ha confermato ancora una volta la sua velocità, ma una seconda vittoria consecutiva in Nuova Zelanda ha dimostrato anche una grande maturità nella gestione della gara. Il fatto che Colin sia destinato a vincere più rally nel 1995 è indiscutibile, ma se continua a maturare allora anche il titolo potrebbe essere a portata di mano. E infatti, alla fine di quella stagione, Colin indosserà per l’unica volta in carriera la corona iridata.

Intanto, il successore di McRae, il vincitore del Campionato Britannico Rally 1994, Richard Burns, continua a dividersi tra WRC e Campionato Asia Pacifico. Sulle Impreza 555 ufficiali ci sono anche il “nostro” Piero Liatti e “Kiwi” Possum Bourne. Per Ford, invece, cambierà tutto in questa stagione. Via dalla squadra il due volte campione del mondo, Miki Biasion, che si ritira dopo oltre un decennio al vertice del WRC, e via anche la squadra, arriva RAS Ford con Francois Delecour e Bruno Thiry, su una Escort RS Cosworth che è realmente ancora in grado di combattere.

Tommi Makinen passa da Ford a Mitsubishi
Tommi Makinen passa da Ford a Mitsubishi

Tommi Makinen passa da Ford a Mitsubishi

È giusto dire che la speranza di Ford ruota attorno a Delecour, che ritorna più in forma di prima dopo l’incidente che lo ha costretto al ricovero in ospedale e lo ha escluso dalla corsa al titolo per oltre metà stagione. Tommi Makinen ha contribuito a dimostrare il valore delle Ford Escort nel 1994, quando ha sostituito Biasion e ha vinto il 1000 Laghi. Ma questa volta siederà sul sedile della Mitsubishi Lancer. Ralliart di Andrew Cowan promette di svolgere un ruolo da protagonista anche nel WRC, oltre che nell’APRC.

Makinen può imparare molto con Mitsubishi, in particolare seguendo le orme del suo capo squadra, lo svedese Kenneth Eriksson, che rimane con la compagine anglo-giapponese per la sesta stagione. Non ultimo per importanza, è annunciato il “nostro” Andrea Aghini per qualche gara spot su asfalto. I pronostici vengono rispettati alla perfezione e il 1995 rappresenterà l’anno della consacrazione di Colin McRae e della Subaru. Colin vincerà per 5 punti su Carlos Sainz.

Juha Kankkunen, uno dei pochi quasi sempre a punti, salirà sul terzo gradino del podio finale dopo una stagione trascorsa a rintuzzare i continui attacchi di Auriol, Erikson, Delecour (che però ha collezionato tanti ritiri) e il giovane Finn di Puuppola. Tre le gare di Liatti e tre anche le uscite di Aghini, entrambi sempre a punti e rispettivamente ottavo e settimo nella classifica finale.

Dopo decenni, oltre che per il titolo vinto da Colin McRae, il WRC 1995, viene ricordato per lo “scandalo Toyota”. La vetture della Toyota sono state pizzicate con le flange del turbo fuori dai limiti del regolamento al Rally Catalunya e la FIA ha interdetto la squadra per un anno, cancellandola dal campionato fino ad allora disputato. Il presidente Max Mosley definì l’escamotage usato come “il dispositivo più sofisticato che abbia mai visto in trenta anni di sport motoristici”. Anche Toyota e i suoi tre piloti, Juha Kankkunen, Didier Auriol e Armin Schwarz, furono privati ​​di tutti i punti guadagnati in Campionato e KKK era in lizza per il titolo Piloti. Mosley chiarì anche che “non vi è alcun suggerimento che i piloti fossero a conoscenza di ciò che stava accadendo”.

RAC Rally 1997 e la magia di Colin McRae sulla PS Silverstone

Silverstone, la casa del motorsport britannico, divenne la scena della vittoria finale di Richard Burns in casa sua. Primo e finora unico campione del mondo di rally inglese. Nessuno dei due eroi del WRC è più tra noi, per ragioni che non avevano nulla a che fare con le loro carriere rallistiche.

Tentando di battere Tommi Makinen nella corsa al titolo iridato, al RAC Rally 1997 Colin McRae stabilisce il miglior tempo al suo primo passaggio sulla PS Silverstone nel novembre 1997. Prima di lui era stato Juha Kankkunen, sempre con Subaru e Pirelli.

Ancora una volta, Colin McRae sarebbe andato a vincere la gara, ma avrebbe perso un secondo Campionato del Mondo Rally Piloti per un solo punticino finale. In quel primo giorno del RAC Rally 1997, prima di attraversare le foreste del Galles, c’erano altre due puntate sulla PS Silverstone, che utilizzava parti del circuito automobilistico e diverse strade d’accesso.

Il tutto raddoppiato in quattro fasi, più la super speciale, che però sarebbe arrivata solo l’anno dopo, in occasione del Rally RAC 1998, quando il nome è cambiato in Rally GB (anche se tutti lo chiamano ancora RAC). McRae vince vinto tre di questi quattro round a Silverstone, ma il problema al motore che gli capita più avanti invece consegna la vittoria a Burns.

Forse, a ragione, la casa del motorsport britannico in quel 1997 divenne la scena della vittoria finale di Richard in casa sua. Primo e finora unico campione del mondo di rally inglese. Nessuno dei due eroi del WRC è più tra noi, per ragioni che non avevano nulla a che fare con le loro carriere rallistiche.

In vita e in attività sportiva hanno attirato circa un milione di spettatori al Rally della Gran Bretagna, da Silverstone al Galles e oltre. In termini numerici il Rally RAC era la realtà più popolare, persino del Gran Premio di Gran Bretagna. McRae e Burns erano buoni amici, ma lottavano ad alto livello tra di loro ed era inevitabile che ci fosse stato un certo antagonismo, espresso con umorismo. Ma erano buoni amici.

A conferma del buon rapporto interpersonale, McRae, ogni tanto, chiamava Burns nel cuore della notte, in genere dopo qualche serata brava. ”Mi preoccupi un po’ – disse Richard una volta, ironicamente –. Tu chiami solo le persone che ti piacciono quando sei ubriaco. Pensi che io abbia qualcosa di particolare?”.

5 motivi che rendono i finlandesi più bravi nei rally

Dato che iniziano così giovani e sono generalmente abbastanza ben finanziati, i finlandesi tendono a macinare migliaia di chilometri per i rally sin dalla giovane età, il che è anche dovuto all’etica del lavoro simile al ‘sisu’. Fondamentalmente, non puoi tenerli fuori dalle loro macchine.

Non dirmi che non ti sei mai posto la seguente domanda: ma cos’è che rende i finlandesi così bravi nei rally? Chissà quante volte te lo sarai chiesto… Come dici? Potrebbe dipendere dal fatto che per loro guidare nel nord ghiacciato è una prassi e un po’ un piacere? Può darsi.

Qualche volta ho pensato, però, che per essere primo devi essere finlandese… In ogni caso, c’è di più rispetto a questo. Ci sono almeno 5 motivi che rendono i finlandesi i più bravi nei rally. Ho iniziato a capirlo quando con l’amico Antonio Savini sono andato ad Helsinki per provare insieme a Kristain Solberg la Ford Fiesta Gruppo N.

Era il 2003. La Finlandia causa, come l’Africa, astinenza. Per cui, dopo che ci vai, devi tornarci. E così, un po’ Helsinki, un po’ Jyvaskyla iniziano a svelarti piccoli segreti per volta. È così e non potrebbe essere diversamente.

1 Innanzitutto: hai presente le strade finlandesi? Se prendi tutte le strade della Finlandia sommi 454 mila chilometri. Di questi, circa 350 mila chilometri non sono asfaltati, spesso sono strade private: questa è una delle più alte proporzioni tra terra e asfalto in Europa occidentale. Ed è per questo che i finlandesi sono così bravi a guidare sulla terra. È per questo che Fiat e lancia testavano sempre in Finlandia. Restando alle strade: molti piloti provengono da famiglie di agricoltori, il che significa che hanno accesso più o meno illimitato a quelle che sono essenzialmente prove speciali. Quindi, hanno sempre un ‘parco giochi’ a pochi metri di distanza dal lavoro. Attualmente, l’84,4% della popolazione finlandese vive in aree urbane. Ciò significa che il resto degli abitanti del Paese sono liberi di fare rally in mezzo all’erba.

2 I finlandesi potrebbero non avere le ali, ma sicuramente hanno dei grandi portafogli. La Finlandia ha una struttura di gestione ben consolidata, che investe in giovani talenti sin dalla tenera età per aiutarli nella loro carriera, sperando di raccogliere i frutti in seguito. Questo è tipico della mentalità dei finlandesi. Forse il più famoso ‘super manager’ è il leggendario Timo Joukhi: l’uomo che ha individuato e finanziato piloti come Juha Kankkunen, Tommi Makinen e Jari-Matti Latvala. E per la verità lo sta ancora facendo ora. ‘Questo non è il tipo di lavoro che ti rende un uomo ricco’, sottolinea Joukhi, che aggiunge: ‘Sì, ottieni qualcosa in cambio se il tuo pilota ha successo, ma passi anche tanto tempo a pagare per incidenti!’. I manager dei rally finlandesi hanno davvero l’intera ‘speculazione per accumulare’ cosa, che non trovi in ​​nessun altro posto.

3 L’età di approccio allo sport è fondamentale. Due esempi su tutti. Kalle Rovanpera, un altro giovane pilota che si è recentemente unito alla scuderia Timo Joukhi, aveva appena 16 anni, ma aveva già vinto il Campionato Lettone Rally e due gare del Campionato Finlandese Rally. Poi, ha fatto il suo debutto nel WRC al Rally GB. Kalle ha guidato per la prima volta un’auto da rally a otto anni, ma a quel punto era già abbastanza bravo perché guidava le auto da quando aveva sei anni.

4 La volontà nel conseguire gli obbiettivi fa parte della filosofia di vita di ogni finlandese. Cosa voglio dire? Seguimi: Jari-Matti Latvala è stato strappato dalla Finlandia per andare a vivere in Galles quando aveva solo diciassette anni, perché a quell’età è possibile conseguire la patente di guida nel Regno Unito e competere nei rally. Cosa dimostra questo? Nulla, ma ricorda che i tre più giovani vincitori di rally validi per il WRC – Jari-Matti Latvala, Henri Toivonen e Markku Alen – provenivano tutti dalla Finlandia.

5 Si chiama ‘sisu in vanga’. È la cosa più difficile da tradurre o spiegare, ma è probabilmente la cosa più importante che rende i piloti finlandesi così grandi nei rally. ‘Sisu’, sia in finlandese sia in estone, indica il coraggio implacabile di fronte alle avversità. Una determinazione stoica essenzialmente finlandese, geneticamente vikinga, per fare del tuo meglio in ogni circostanza, per quanto insormontabili possano apparire gli ostacoli.

Per concludere, una riflessione: dato che iniziano così giovani e sono generalmente abbastanza ben finanziati, i finlandesi tendono a macinare migliaia di chilometri per i rally sin dalla giovane età, il che è anche dovuto all’etica del lavoro simile al ‘sisu’. Fondamentalmente, non puoi tenerli fuori dalle loro macchine.

Questo si estende anche ai copiloti. Infatti, Miikka Anttila, copilota di Jari-Matti Latvala, a marzo del 2019 ha festeggiato 209° rally WRC in Finlandia come copilota, che è un nuovo record. E Latvala stesso, nonostante la sua apparenza giovanile, ha in realtà disputato più rally di Sébastien Loeb.