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Il debutto di Repsol nel Mondiale Rally 1989

Fu solo nel 1989 che Repsol e il WRC si incontrarono di nuovo. Quell’anno, la Toyota offrì un posto nella loro squadra a un pilota spagnolo che aveva iniziato a farsi un nome durante la stagione precedente. All’epoca, Carlos Sainz era relativamente sconosciuto, ma era già riuscito a impressionare Ove Andersson, il direttore del Toyota Team Europe , nel Rally dei 1000 Laghi con una Ford Sierra RS Cosworth. Come disse lo stesso Ove.

Il primo rally di Repsol fu il Rally della Costa Brava nel 1969 . Tre vetture sfoggiavano la R dell’azienda: due Lancia Fulvia HF 1300 e una Lancia Zagato GT. Allora, il Campionato del Mondo Rally non esisteva. Il WRC fu inaugurato nel 1973, anno in cui Repsol decise di ritirarsi dalle competizioni.

Fu solo nel 1989 che Repsol e il WRC si incontrarono di nuovo. Quell’anno, la Toyota offrì un posto nella loro squadra a un pilota spagnolo che aveva iniziato a farsi un nome durante la stagione precedente. All’epoca, Carlos Sainz era relativamente sconosciuto, ma era già riuscito a impressionare Ove Andersson, il direttore del Toyota Team Europe , nel Rally dei 1000 Laghi con una Ford Sierra RS Cosworth. Come disse lo stesso Ove.

“Avevo già sentito il suo nome, ma è stato prima che iniziassi davvero a prenderne atto. La personalità di Carlos ha giocato un ruolo importante. La prima volta che ci siamo incontrati e abbiamo fatto due chiacchiere, non avevo idea di cosa gli riservasse il futuro! Sono partito con una buona impressione, e lo volevo nella mia squadra, non solo perché volevo un pilota specializzato in asfalto, ma perché avevo un buon feeling con lui che ancora non riesco a spiegare a questa data.Quando gli ho parlato, sono rimasto molto colpito e ho pensato tra me e me, ecco un giovane che ha davvero le carte in regola per diventare una star”.

L’accordo siglato tra Toyota Team Europe e Repsol è avvenuto in gran parte grazie al pilota di Madrid in quanto Repsol aveva già sponsorizzato Carlos in precedenza. Tornare al mondo dei rally mi è sembrata un’opzione allettante, soprattutto perché si trattava di un Mondiale . Detto questo, la strada da percorrere sembrava tutt’altro che facile visto che Lancia dominava le competizioni in quel momento con la sua Delta Integrale.

Oltre a Carlos Sainz e al suo inseparabile co-pilota, Luis Moya, la squadra comprendeva altri concorrenti degni di nota come il campione del mondo Juha Kankkunen e l’eccezionale pilota Bjorn Waldegaard . Aveva una nuova vettura, la Celica GT-Four, il primo modello a trazione integrale prodotto dalla casa giapponese . Repsol stava quindi supportando una squadra promettente con un potenziale illimitato per salire sul podio e ottenere vittorie.

Prima gara dell’anno

Il primo rally del Team nel 1989 fu il rally di Montecarlo. I piloti Toyota hanno fatto un buon lavoro e Carlos ha dimostrato di poter tenere il passo con i migliori , ma anche se la sua tecnica era buona, il terreno irregolare e le gomme inadeguate hanno finito per spingerlo fuori pista. Un problema al motore ha anche costretto Bjorn al ritiro prima della fine. Solo Kankkunen è arrivato al traguardo, arrivando in una quinta posizione piuttosto impressionante che ha segnato un futuro promettente per la Toyota Celica.

Rally del Portogallo

Il Rally de Portugal è iniziato particolarmente bene per Sainz, che ha dominato le prime tappe su asfalto, riuscendo anche a raggiungere la posizione di testa. Tuttavia, dopo una foratura e cercando di recuperare il terreno perduto, ha subito un incidente nella sezione 16 che gli ha costretto a dire addio alla gara. I suoi compagni di squadra non se la sono cavata molto meglio: il motore di Kankkunen ha ceduto e Bjorn ha avuto problemi con la trasmissione in quella che si sarebbe rivelata la sua ultima gara dell’anno. Sfortunatamente, la Toyota è uscita dal Rally del Portogallo con 0 punti, ma con una forte determinazione a migliorare l’affidabilità della Celica.

Tour de Corse

Toyota ha apportato nuove e importanti migliorie alle sospensioni della Celica, oltre a importanti aggiornamenti meccanici, a seguito dei test per il Tour de Corse in Corsica. Queste modifiche hanno sicuramente avuto un impatto poiché i piloti ora si stavano avvicinando alla metà superiore della classifica, sezione dopo sezione, e sono persino riusciti a raggiungere la vetta in alcune fasi. Sainz non ha però tradotto in punti le sue grandi doti, in quanto la sua vettura ha subito una strana rottura al motore. Kankkunen, invece, è salito per la prima volta sul podio in rappresentanza del team Toyota, arrivando terzo nel Rally.

Rally dell’Acropoli

Toyota ha aggiunto Kenneth Eriksson al suo team di piloti. Eriksson aveva precedenti esperienze sul terreno greco. Dopo la prima tappa, i risultati sono stati promettenti con tutti e tre i piloti nelle prime cinque posizioni. Il primo ostacolo è arrivato quando il motore di Eriksson ha preso fuoco inaspettatamente, impedendogli di proseguire la gara. Dopo la seconda tappa, Sainz era in quarta posizione e Kankkunen in settima, ma il Rally si stava rivelando davvero duro per le vetture.

Durante la quarta fase, i telai incrinati hanno finalmente deciso di chiudere dopo i loro strenui sforzi per rimanere nella lotta per il titolo. Le Toyota hanno dovuto ritirarsi ancora una volta, nonostante le saldature e i supporti, ma se ne sono andati dopo aver imparato una o due lezioni preziose.

Rally 1000 Laghi

Questo Rally di Finlandia è il luogo in cui Carlos ha mostrato la sua velocità nella stagione precedente ed è riuscito a catturare l’attenzione di Ove Andersson. Quell’evento annunciava una nuova era in cui le cose finalmente iniziarono a migliorare. Sin dall’inizio Sainz ha impostato un ritmo veloce, riuscendo a rimanere in prima posizione nonostante qualche problema con la trasmissione della vettura . Kankkunen, che stava anche girando a un ritmo costante, ha visto la sua auto prendere fuoco, costringendolo a ritirarsi dalla gara. Alla fine, Erikkson ha scalato alcune posizioni e ha raggiunto il quarto posto nella classifica generale. Carlos ha continuato a raggiungere il traguardo, regalando al Team la sua seconda vittoria sul podio quando è riuscito a classificarsi terzo nel rally.

Rally d’Australia

Questa gara si è rivelata un successo strepitoso per la squadra, anche se Sainz non ha partecipato. I risultati della squadra sono stati eccezionali e l’hanno aiutata a fare finalmente quel passo avanti, che molti avevano previsto dopo la Finlandia. L’auto ha risposto come previsto sulle piste veloci di terra e ghiaia. Juha Kankkunen è riuscito a strappare una vittoria tanto attesa in queste circostanze, mentre anche Eriksson è salito sul podio, regalando alla squadra il doppio podio che ha inviato un messaggio molto chiaro agli altri team: Repsol Toyota era una forza da non sottovalutare.

Rally Sanremo

Nella penultima gara della squadra, Sainz e Kankkunen sono saliti nell’arena per difendere i colori della squadra. È stato un rally misto con tappe sia su asfalto che su ghiaia, e le prime posizioni sono state molto combattute con i vincitori che si cambiavano dopo ogni tappa. Carlos è riuscito a rimanere nelle prime 5 posizioni ogni giorno e, quando ha terminato, la sua terza posizione è stata di soli 25 secondi più lenta rispetto al tempo del vincitore – solo 25 secondi di differenza dopo 7 ore di tempo totale di gara! Kankkunen è arrivato quinto, regalando punti preziosi alla squadra.

Rally RAC

L’ultima gara dell’anno ha visto uno dei percorsi più difficili: 55 tratti in 5 tappe, per un totale di 603 chilometri cronometrati. Il team aveva i suoi tre piloti pronti a dare il massimo ea chiudere l’anno con una nota felice . Come è tradizione in Gran Bretagna, la pioggia e la nebbia hanno fatto la loro comparsa nelle prime fasi, ma alla fine della prima giornata il tempo si era rasserenato e Kankkunen era in testa al gruppo, seguito da Eriksson e Sainz in quarta posizione.

Durante la seconda tappa, la nebbia ha deciso di tornare e le difficili piste gallesi hanno fatto fatica a pochi partecipanti. Alla fine della giornata, Kankkunen era ancora al primo posto; nel frattempo, Sainz era risalito in seconda posizione a soli 19 secondi dal compagno di squadra. Eriksson li ha seguiti da vicino in terza posizione, 29 secondi dietro al leader della corsa.

Il terzo giorno Sainz è balzato in testa al gruppo ed è riuscito a mantenere la prima posizione fino al quarto giorno, anche se la lotta per le prime posizioni si stava facendo sempre più accanita. Alla fine, l’ultimo giorno, e nonostante i suoi sforzi, il veicolo di Sainz ha ceduto quando il differenziale principale della sua Toyota si è rotto, privandolo di fatto della sua vittoria. Il pilota Repsol è arrivato secondo, mentre Kankkunen lo ha seguito in terza posizione (completando il podio), ed Eriksson in quarto .

Nonostante il loro inizio difficile, le Toyota hanno guadagnato stabilità per tutta la stagione, piazzandosi su alcuni podi. Juha Kankkunen è arrivato terzo nella classifica generale con 60 punti. Kenneth Eriksson ha ottenuto la sesta posizione con 47 punti e Sainz è arrivato ottavo con un totale di 39. La Toyota ha collezionato 101 punti nel sottocampionato IMC. Il primo passo verso il Mondiale era stato fatto e la vittoria non era da meno.

El Matador e la lotta per il titolo del Mondiale 1997

Concluse le prove pre-stagione, il contributo tecnico di Sainz come tester si vede subito. L’avvio della squadra non può essere migliore, dato che è secondo a MonteCarlo, dietro il sorprendente Piero Liatti insieme a Fabrizia Pons con la Subaru Impreza WRC. Sainz si ripete in Svezia, questa volta dietro la star locale, Kenneth Eriksson, alla guida di un’altra Impreza WRC. Subaru si trova in testa alla classifica del Mondiale Costruttori, Sainz a quella del Mondiale Piloti. Come previsto, Carlos Sainz gioca in difesa.

Dopo il breve passaggio dalla squadra Lancia e le sue stagioni con Subaru, Carlos Sainz torna nel 1996 a Ford, il vecchio amore, e questo passaggio gli consente di tornare a combattere per il titolo nel 1997. Una decisione che fa da spartiacque per El Matador. Terminata la relazione con Subaru, con Toyota sottoposta ad un anno di purgatorio per le irregolarità tecniche commesse nel Rally di Catalogna e con Mitsubishi in affanno per problemi di budget, Sainz decide di tornare alle origini e correre con il team Ford Motorsport, sulla Ford Escort Cosworth WRC. È stato come partire da zero, ma dopo un anno di rodaggio, nel 1997 Sainz torna a ribadire le sue straordinarie capacità.

Rispetto alla stagione precedente, nel 1997 c’è una grande novità: l’integrazione di Malcolm Wilson (ex-pilota) nella direzione sportiva della squadra. La sua esperienza porta una migliore e più efficace formazione del gruppo. La Ford Escort WRC di quei tempi è un’auto limitata, meno potente delle sue concorrenti, come la Mitsubishi Lancer Evo IV di Tommi Mäkinen, o la Subaru Impreza WRC di Colin McRae, ma la consistenza di Sainz fa confidare in una brillante difesa. Infatti, ad un certo punto la stagione diventa una questione fra tre piloti, Mäkinen, McRae e Sainz, gli unici presenti a tutte le quattordici gare del WRC, che inizia a gennaio e termina a novembre.

Concluse le prove pre-stagione, il contributo tecnico di Sainz come tester si vede subito. L’avvio della squadra non può essere migliore, dato che è secondo a MonteCarlo, dietro il sorprendente Piero Liatti insieme a Fabrizia Pons con la Subaru Impreza WRC. Si ripete in Svezia, questa volta dietro la star locale, Kenneth Eriksson, alla guida di un’altra Impreza WRC. Subaru si trova in testa alla classifica del Mondiale Costruttori, Sainz a quella del Mondiale Piloti. Come previsto, Carlos Sainz gioca in difesa.

Ma non tutto è rose e fiori, perché con l’arrivo delle temperature calde, la Ford mette a segno solo risultati non all’altezza che affondano lo spagnolo in classifica, mentre Mäkinen e McRae iniziano a sommare le vittorie. Gli abbandoni al Safari e al Portogallo e la misera decima piazza del Rally Catalogna fanno sì che il madrileno perda terreno nella corsa verso al titolo. In Corsica torna ad essere secondo, per la terza volta nell’anno, in una gara segnata dalla pioggia in cui la sua mano esperta riesce ad eliminare il vantaggio della cavalleria Subaru, anche se in quella gara le Pirelli dello scozzese contro le Michelin di Sainz fanno la differenza. Il risultato è un’iniezione di entusiasmo per il morale in vista del viaggio in Sud America con rinnovate speranze.

Queste speranze risposte per il Sud America, però, si sciolgono un po’ davanti alla concorrenza argentina. Sainz nulla può fare e per un guasto al motore l’abbandono arriva sulla PS 28. Intanto si consolidano Mäkinen e McRae come aspiranti al titolo, mentre Sainz paga più gli errori altrui che i propri. Il Rally dell’Acropoli, nel mese di giugno, segna l’avvio della seconda metà della stagione e nelle condizioni sempre estreme della prova ellena, Sainz fa la magia, annotandosi la prima vittoria della stagione e iniziando un periodo di buoni risultati che gli consente di proclamarsi anche candidato nella corsa al titolo.

Quasi due mesi dopo la prova greca si reca in Nuova Zelanda, dove si trova secondo, mentre Mäkinen e McRae sono fuori gara. Le possibilità di Sainz crescono, la seconda posizione nella classifica provvisoria gli fa superare McRae. Dopo qualche settimana arriva il turno del Rally 1000 Laghi, che su richiesta della FIA (Federazione Internazionale dell’Automobilismo) diventa da quell’anno Rally Finland. Nelle terre nordiche la fortuna non gli è amica e lo spagnolo deve abbandonare. Un duro colpo alle ambizioni che iniziavano a crescere. Ma era ancora secondo in Campionato con quattro gare davanti: Indonesia, Italia, Australia e Rally RAC nel Regno Unito. Può succedere di tutto.

L’Indonesia evoca bei ricordi a Sainz, poiché è lì che rimedia la sua unica vittoria del 1996. L’argilloso terreno di Medan, tra piantagioni di banani, risulta scivoloso come pochi e la scelta delle gomme è cruciale. In quelle difficili condizioni, Sainz si mostra inarrestabile, mentre i suoi rivali sono fuori gara, fattore che rimette il pilota madrileno in gara per il titolo.

Ma le ultime tre gare dell’anno hanno un esito inaspettato per lo spagnolo. Colin McRae e la sua Subaru si dimostrano inarrivabili segnando tre storici successi. Una tripletta indimenticabile. Sainz rimane definitivamente senza possibilità di lottare per il Campionato del Mondo Rally in Australia, dove è costretto ad abbandonare per un problema al motore. Al Rally RAC nel Regno Unito, la prova finale del WRC 1997, Mäkinen e McRae si giocano il titolo. Lo scozzese deve vincere e il finlandese non deve finire tra i primi sei.

La prestazione di Sainz può essere determinante perché il titolo vada da una parte o dall’altra. Non riesce a battere il superbo McRae, spinto dall’entusiasmo del pubblico di casa, e nemmeno il suo velocissimo compagno di squadra, Juha Kankkunen, che si unisce a metà stagione. Arriva terzo nella sua ultima gara, la stessa posizione che la classifica del Mondiale Piloti gli avrebbe riservato alla fine. Si chiude qui la sua seconda parentesi in Ford, visto che dal 1998 torna in Toyota.

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Carlos Sainz tra figli, Maiorca e motorsport

Fedele al suo appuntamento con l’estate a Maiora, il pilota classe 1962, con un palmarés incredibile nel mondo del motorsport, Sainz è l’unico pilota spagnolo ad aver vinto due volte il campionato del mondo rally e ad aver conquistato tre Dakar, oltre che ad aver definitivamente ribaltato la situazione del premio Principessa delle Asturie dello Sport nel 2020, racconta che oltre al motorsport, una costante nella vita è Maiorca.

Carlos Sainz, ormai, durante l’anno vive le corse del figlio “con molta intensità” e si regala qualche record mondiale nei rally raid. Troppo poco complicati i rally odierni per uno che ha tatuato nell’anima lo pseudonimo di El Matador. Lui, nobile al limite del principesco, non ha solo la passione irrinunciabile per i rally, ma anche (da 50 anni) per l’estate a Maiorca.

Fedele al suo appuntamento con l’estate a Maiora, il pilota classe 1962, con un palmarés incredibile nel mondo del motorsport, è l’unico pilota spagnolo ad aver vinto due volte il campionato del mondo rally e ad aver conquistato tre Dakar, oltre che ad aver definitivamente ribaltato la situazione del premio Principessa delle Asturie dello Sport nel 2020, racconta che oltre al motorsport, una costante nella vita è Maiorca.

Quando sei arrivato per la prima volta a Maiorca?

“Ho 59 anni e a 9 o 10 anni ricordo la nostra prima estate qui. La storia è semplice, estivavamo nella zona di Alicante, dove mio padre aveva una barca, ed è venuto con mia madre a Maiorca per caso, fortuna, chiamala come vuoi, hanno conosciuto la Costa dei Pini, hanno visto la casa e l’hanno comprata.

In 50 anni non sei mai mancato?

“Mai, in 50 anni non abbiamo mai smesso di venire a Maiorca. L’estate sull’isola è diventata non solo per me, ma per tutta la famiglia, qualcosa di speciale. È ora di riunirci tutti, divertirci e convivere insieme e ricaricare batterie, anche quando ero super attivo nel Mondiale Rally, venivo sempre qui e da qui andavo via con l’animo in pena e allo stesso tempo con la testa super sgomberata e con la voglia di tornare un’altra volta alle corse, ed è quello che credo che ora succede anche a mio figlio Carlos. Appena può, viene un paio di giorni sull’isola”.

WRC 1995: quel Rally MonteCarlo vinto senza chiodi
WRC 1995: quel Rally MonteCarlo vinto senza chiodi da Sainz

Com’è la giornata di un campione del mondo quando è in vacanza a Costa de los Pinos?

“Ho la mia routine. Mi piace uscire ha fare un po’ di sport, andare in bici, eccetera, e ora ho scoperto le escursioni in montagna, proprio dietro la Costa de los Pinos, che mi divertono molto ed è piuttosto dura. Esco anche al mare e di solito vado a giocare a golf. La verità è che non sto molto sdraiato e non mi metto a prendere il sole”.

Ma ti tuffi, no?

“Facevo il sub prima, amavo scendere con le bombole, ma ho avuto un problema all’orecchio, un trauma acustico, e il medico mi ha raccomandato di smettere di immergermi. Esco molto a nuotare, con la moto d’acqua o con la barca.

Cosa significa per te Maiorca?

“Prima ricordi d’infanzia, che sono indelebili. Poi significa, come ti ho detto prima, famiglia, relax, ricarica batterie, divertirti. Questa sarebbe la parola, divertirsi”.

Hai ricevuto il premio Principessa delle Asturie 2020 per la tua carriera…

“La principessa delle Asturie mi ha fatto molto piacere. Per uno spagnolo è il massimo, un premio nazionale e internazionale. Precedentemente so di essere stato finalista, ma per H o per B non sono riuscito a vincere, e poi, l’anno scorso, dopo aver vinto la Dakar, me l’hanno concesso. È stato un anno complicato. La premiazione nell’anno della pandemia non è stata così lucida come in altre occasioni, è stato un peccato, ma l’importante è stato essere lì e riceverlo”.

Nella vita di uno sportivo d’élite, l’ambiente familiare è molto importante e in quella tua hai avuto il sostegno di tua moglie Reyes?

“Senza dubbio, la tranquillità con cui ho viaggiato e ho gareggiato in tutti questi anni è stato possibile solo grazie a mia moglie Reyes. Non dovevo pensare a nessuna storia sapendo che i miei figli erano ben curati e in questo senso devo ringraziarli. Siamo un po’ clan, siamo molto uniti ed è qualcosa che vorrei che i miei figli conservassero, così da continuare a ritrovarsi con entusiasmo e rispettarsi come fratelli”.

Nel momento in cui hai ricevuto il premio Principessa delle Asturie dalle mani della principessa Leonor nel 2020, tuo padre aveva 95 anni e 68 di matrimonio alle spalle, che ha festeggiato sulla Costa dei Pini. E tu e Reyes siete sposati da 29 anni. C’è un segreto?

“E mia madre ha 91 anni. Con Reyes siamo stati fidanzati molti anni. Ha avuto la pazienza di aspettare. Il rispetto, l’affetto e il vivere i valori della famiglia fanno parte del segreto. La vita non è facile, ma il sostegno della coppia è indeterminabile”.

Che consiglio daresti a Carlos?

“A Carlos, come alle mie due figlie, ho cercato di trasmettere valori fin da piccoli perché è ciò che respirano da grandi. Spero che saranno fortunati nelle loro vite familiari. Io e Reyes saremo sempre lieti di accoglierli”.

Carlos ha ribaltato la tua vita: prima lui era “il figlio di…” e adesso tu sei “il padre di…”…

“Beh, la verità è che sono molto orgoglioso. Non poteva andare diversamente. Lieto delle scelte che fa la vita, non ho nessun problema di essere “il padre di…”, e chiunque sia padre lo capirà, e non solo sono orgoglioso nel caso di Carlos, ma anche quando alle mie due figlie vanno bene le cose. Io e Reyes siamo felici. Spero che Carlos possa continuare a scalare in quel Campionato del Mondo di Formula 1 e realizzare i suoi sogni”.

Come si vivono le corse in casa tua?

“Con intensità. Le guardo più da lontano. È la sua vita sportiva, è il suo sogno Conosce il mio numero di telefono e può chiamarmi in ogni momento. In realtà, alla fine di ogni giornata mi chiama. Chiacchieriamo e mi racconta com’è andata, che previsioni ha per il giorno dopo, sia durante gli allenamenti che per la corsa. Mi fa un piccolo briefing. Io cerco di essere calmo ma a volte vivo le situazioni con molta intensità”.

Intervista realizzata da Fans de Carlos Sainz

Colin McRae e il ”miracolo” al Rally di Argentina 2001

Carlos Sainz, Tommi Mäkinen e Richard Burns, al Rally di Argentina 2001, erano divisi da soli 2”6. Come diavolo aveva fatto Colin McRae a creare un divario che sfiorava i 40″ tra sé e i rivali? L’aveva fatto facendo quello che sapeva fare meglio: premere il tasto ”off” al cervello. La celebrazione della domenica pomeriggio fu immensamente trionfale. Ma c’era un senso di sollievo ancora maggiore che McRae e il copilota Nicky Grist avessero finalmente messo dei punti nel carniere.

Atterrando a Buenos Aires, in quel 2 maggio 2001 Colin McRae non aveva molto di cui sorridere. Quattro prove disputate in un programma di quattordici rally e lo scozzese doveva ancora marcare il primo misero punticino. In Svezia si era registrato il suo unico traguardo. Nono dopo un paio di minuti di troppo trascorsi in un cumulo di neve.

A ventiquattro punti di distanza c’era Tommi Mäkinen. Il campione della Mitsubishi aveva ottenuto una doppietta di vittorie e un terzo posto e adesso guidava la classifica a caccia del quinto titolo in sei anni. McRae sapeva che qualcosa doveva cambiare in Sud America, ma si chiedeva cosa. E soprattutto come fare. E scuoteva la testa mestamente.

Come avrebbe potuto vincere? Sarebbe partito quattordicesimo per la prova di apertura intorno a La Cumbre, dove le PS sabbiose morbide e scavate gli avrebbero offerto poche possibilità creare una traccia al di fuori dei solchi apparsi in un batter d’occhio. L’unica attimo di tregua dai solchi gli è arrivata quando ha incontrato l’inevitabile roccia, tirata fuori da una delle tredici auto che lo precedevano.

Quel Rally di Argentina era la quinta prova del Campionato del Mondo Rally 2001, nonché la ventunesima edizione del rally locale e la diciannovesima con valenza mondiale. La manifestazione si è svolta dal 3 al 6 maggio sugli sterrati che attraversano gli altopiani e le zone montuose della Provincia di Córdoba, nella parte centro-settentrionale del paese sudamericano.

Didier Auriol aveva vinto in Spagna, la gara prima dell’Argentina, ma quella sarebbe stata l’ultima volta che avrebbe trionfato nel WRC. È giusto dire che McRae non era esattamente pieno di fiducia in se stesso quando si era schierato per la super speciale di giovedì sera al Pro-Racing, alla periferia di Villa Carlos Paz.

Purtroppo, quella prova non esiste più. Ma in passato era, senza dubbio, una delle migliori super speciali al mondo. C’era un po’ di ondulazione, un po’ di camber, alcuni bivi veloci, alcuni molto veloci e anche alcuni lenti. Era tutto su terra ed è stata disputata di fronte a migliaia e migliaia di fan follemente appassionati di rally che hanno aspettato 361 giorni prima che questo momento tornasse di nuovo.

Quel giovedì sera, quello era il teatro di Colin McRae. La folla si scatenò quando lo scozzese passò davanti a Saltiers. Striscioni con il suo nome ovunque. Raramente le manifestazioni sono controllate dall’ora di pranzo di venerdì, ma quella lo era. La stella Ford è andata a letto con 5”3 di vantaggio sul compagno di squadra Carlos Sainz. L’umore di McRae era migliorato, ma continuava a guardare Mäkinen, che apriva la strada. E lo invidiava.

Il suo umore è migliorato ancora di più quando la nebbia si è abbassata sulla strada da La Falda a Rio Ceballos. McRae ha intuito un’opportunità irripetibile e ha dato tutto per guadagnare 17”2 in 28 chilometri. Ancora più veloce nel successivo test cronometrato di Ascochinga. McRae è arrivato al parco assistenza ad ora di pranzo del venerdì con un vantaggio di 39”3.

Carlos Sainz, Tommi Mäkinen e Richard Burns, al rally di Argentina 2001, erano divisi da soli 2”6. Come diavolo aveva fatto Colin McRae a creare un divario che sfiorava i 40″ tra sé e i rivali? L’aveva fatto facendo quello che sapeva fare meglio: premere il tasto ”off” al cervello. La celebrazione della domenica pomeriggio fu immensamente trionfale. Ma c’era un senso di sollievo ancora maggiore che McRae e il copilota Nicky Grist avessero finalmente messo dei punti nel carniere.

Colin McRae spegne il cervello e vince

L’Argentina è sempre stato uno dei più affascinanti rally della stagione, anno dopo anno ti stupiva la gente che dormiva accanto al palco di El Condor per già la settimana prima dell’arrivo delle auto da rally. Una parte fondamentale per la sopravvivenza a quell’altitudine nell’inverno dell’emisfero meridionale è il fuoco. Bruciano giorno e notte per mantenere la gente al caldo e fornire carboni ardenti affinché i parillas cucinino più carne di quanta possa girarne il palo usato per cucinare.

Sabato, nel sud a Santa Rosa de Calamuchita, si parlava proprio di uno di quegli incendi che cominciava a diventare pericolosamente incontrollabile. Nessuno ci aveva prestato troppa attenzione, all’inizio. Erano tutti concentrati sulla battaglia McRae-Burns. Le cose si fanno più serie quando i servizi di emergenza segnalano auto degli spettatori che stavano bruciando.

In totale, più di venti vetture spettatori erano state divorate dalle fiamme. Un’autocisterna in servizio cercava di contenere come poteva l’avanzare del fuoco. Intanto, arrivavano altri camion cisterna. Nella fretta di raggiungere il punto dell’incendio, il guidatore di uno di questi camion ha preso una curva a sinistra troppo stretta e il camion si è ribaltato sulle due Škoda ufficiali di Bruno Thiry e Armin Schwarz.

Thiry era in macchina in quel momento, ma è scampato a un pericolosissimo infortunio. Jens Pohlmann, un membro della squadra ceca, non è stato così fortunato ed è rimasto gravemente ferito nell’incidente. Quello non è stato l’unico incendio sul rally: Alister McRae e Kenneth Eriksson hanno dovuto entrambi combattere contro le fiamme che avevano avviluppato la loro Hyundai. Toshi Arai, invece, è stato vittima del suo estintore, attivato da uno spettatore. Al termine di una gara “agitata”, Sainz centrò il terzo posto, portando l’altra Focus WRC sul podio, nonostante il mal di schiena.

Il primo dei cinque rally della stagione 2001 non prometteva nulla di buono e, invece, era diventato un valido motivo per essere allegri. E felici erano anche i fan britannici che avevano potuto assistere al pressing di Burns su McRae per tutto il fine settimana argentino. McRae e Burns erano stati i più veloci in diciassette delle ventuno prove speciali. Prima del Rally di Argentina del 2001, il Portogallo era stata l’unica uscita su terra e con così tanta pioggia e fango intorno a Porto, nessuno riusciva ad avere un parametro. Ora, invece, era stato fissato da Colin.

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Rally di Argentina 2003: la carica delle furie rosse

Dopo una sfida palpitante e ricca di colpi di scena al Rally di Argentina, il solito Marcus Gronholm e la Peugeot sono riusciti a ribaltare le sorti di un rally che sembrava compromesso. Ottengono così una vittoria che cancella i brutti ricordi della passata stagione, quando il risultato fu stravolto dalle esclusioni. La conferma più piacevole della prova sudamericana arriva però da un Carlos Sainz in forma strepitosa. Aggressivo come non lo vedevamo da almeno un decennio, il Matador della Citroën sarebbe stato imprendibile se non fosse incappato in un errore da novellino, quando ha anticipato un controllo orario. Quattro vetture francesi chiudono ai primi quattro posti.

È stata una battaglia grandiosa. Partito più determinato che mai, le cose subito non sono sembrate girare al meglio per Marcus Gronholm. Sulla prima e durissima boucle di prove, le linee del finlandese si sono rivelate le più efficaci. Una serie incredibile di “buchi” nel sistema di cronometraggio gli hanno presto “scippato” un bel gruzzolo di secondi.

Errori da correggere, certo, ma nel frattempo benzina sui nervi divenuti incandescenti dell’equipaggio campione del mondo. Prima era il flemmatico navigatore Timo Rautiainen a perdere le staffe, strapazzando un gruppo di cronometristi ormai completamente in barca. Poi, quasi inevitabile visto il clima di tensione, ecco arrivare l’errore in prova. Sotto forma di una violenta botta sulla sospensione posteriore, costata a Super Marcus un minuto e mezzo e cinque posizioni nella generale.

Ritrovata la freddezza necessaria, i due hanno poi ripreso a sfoggiare la consueta condotta pulita ed efficace, come testimonia la costanza dei tempi. Ci sarebbe per loro anche il margine per osare qualcosa in più, che probabilmente viene conservato per un eventuale rush finale. Così, uno dopo l’altro, gli avversari sono progressivamente rimessi nel mirino. Tranne il nuovo leader, un Sainz in forma smagliante che pareva ormai fuori portata.

Nella seconda giornata, tra speciali annullate, prove spostate ed altre mille diavolerie inventate dagli organizzatori locali per ridurre i danni provocati dalle incomprensibili sospensioni di Capilla del Monte, anche l’equipaggio spagnolo ha però peccato di concentrazione. All’ingresso dell’ultimo riordino Marc Marti e Carlos Sainz hanno pasticciato, la Xsara numero 19 è entrata nella zona di cronometraggio con un minuto di anticipo meritandosi una pari penalità. La partita si è quindi riaperta, con cento chilometri di PS da disputare e quattro vetture raccolte in meno di mezzo minuto.

L’ultima tappa ha così visto inscenarsi una vera e propria battaglia campale. Ritrovatosi al comando dopo aver viaggiato tutta la gara su livelli di eccellenza, il solito determinato e sfortunatissimo Markko Martin è stato nuovamente tradito dal motore della nuova Focus. Via libera quindi alla “armata rossa”.

In testa Gronholm, nuovamente perfetto senza concedere nemmeno un centimetro di troppo alle sue traiettorie. Alle sue spalle il furibondo Sainz, che faceva volare la Xsara come nessuno mai, mantenendola in perfetto equilibrio tra interminabili controsterzi. Una guida spumeggiante che aveva fatto ammirare raramente anche quando era ancora il numero uno, e con cui ha animato il duello sul filo dei decimi con Richard Burns.

Il britannico, finalmente all’altezza della situazione, è stato ancora maestro nelle strategie ed ha saputo issarsi fino al secondo posto. Un guasto proprio in dirittura d’arrivo lo ha però costretto a cedere il gradino d’onore al ritrovato Matador. Ancora una volta il rally argentino ha regalato molti colpi di scena, non solo sportivi. Se non altro, Gronholm ha avuto la sua rivincita e Sainz ha riscattato la sbiadita prestazione che, lo scorso anno, gli consegnò in qualche modo il successo.

Rally di Turchia 2003: un ”lento” per Carlos Sainz

In una gara durissima e dal ritmo lento, come il Rally di Turchia, il veterano madrileno ha ritrovato il passo dei tempi migliori ed ha ottenuto con merito il suo venticinquesimo successo iridato. Ingaggiato come terza guida Citroën, Carlos Sainz non si è limitato a guardare le spalle ai compagni di team, mai entrati nel vivo dell’azione, ma ha preso autoritariamente il comando delle operazioni con alcune stoccate fulminanti. Ritirati o sommersi da montagne di minuti i vari Solberg, Makinen, Rovanpera e Gronholm, tutti a loro modo protagonisti. Sul podio salgono Burns, nuovo leader del Mondiale, e Duval.

La prima mondiale della Turchia, grazie a George W. Bush e ad una stagione inclemente che ha martellato le strade dell’intera regione, ha offerto motivi di discussione sino alla vigilia della partenza. Grazie anche agli enormi sforzi dell’organizzazione, il rally è poi riuscito a prendere regolarmente il via e tutto è filato liscio, lasciando spazio solo all’evento sportivo.

Dopo un avvio pirotecnico con molti protagonisti che sono andati impietosamente al tappeto, Rovanpera e Sainz hanno cominciato ad emergere dal plotone dei duellanti. Ma mentre il finlandese pagava caro il suo impeto, il madrileno, con un’azione arrembante, staccava tutti nel giro di un paio di speciali.

Pur avendo sempre ottenuto risultati importanti anche negli ultimi anni, l’azione di Sainz sembrava ormai da alcune stagioni priva della brillantezza di un tempo. In quest’occasione, invece, quando si è trovato nel vivo della battaglia, ha affondato il piede come da un po’ non ci aveva più abituato a vedere. Su un tracciato lento, a lui da sempre più congeniale, ha stracciato tutti.

La sua arma vincente è stata la capacità di correre con marce alte anche sulle pietre e nei punti meno veloci, evitando alla Xsara di affaticare la meccanica. Le sue traiettorie non sono comunque risultate molto differenti da quelle di Colin McRae. Anche Carlos ha inventato tagli e passaggi al limite, mettendo a dura prova la scocca della sua Xsara, che ad ogni parco presentava qualche livido in più.

A dicembre, in Citroën non volevano sentire parlare di ambizioni iridate, ma adesso è evidente come l’obiettivo sia alla loro portata. Con un Sainz così incisivo, in grado di giocare non solo in copertura, il team di Frequelin ha forse la formazione più forte del momento. Resta da verificare se questo sarà sufficiente a fermare l’incredibile Marcus Gronholm, qui messo in ginocchio da un doppio cedimento dell’idroguida.

Per il resto la gara ha proposto un Harri Rovanpera sempre più pimpante ma ancora troppo falloso, di nuovo rimasto a bocca asciutta. La seconda piazza è quindi andata ad un Richard Burns finalmente in crescita, anche se ancora lontano dal passo dei migliori. Chiude il podio un buon François Duval, che dopo una bella partenza è sembrato procedere con le briglie tirate.

WRC 1995: quel Rally MonteCarlo vinto senza chiodi

Fra le mani di Sainz: il volante della Subaru Impreza 555. Ai piedi della quale ecco i pneumatici Pirelli P Zero, che già l’anno precedente avevo fatto sfiorare allo spagnolo un nuovo titolo nel WRC, perduto per un’uscita di strada a poche curve dal termine del rally finale di stagione, in Gran Bretagna. Ma ora siamo nel 1995…

E con l’aggravante di un fondo asfaltato che tende a trasformarsi in superficie innevata, o ghiacciata. O spesso con quelle macchie di verglas (ghiaccio nero, lo chiamano i francesi) che appaiono a tradimento su una strada fino a quel momento magari completamente asciutta, con i rischi e i brividi che è facile immaginare specialmente se moltiplicate dalle velocità di cui sopra. Logico, quindi, che sui tornanti del Montecarlo i pneumatici recitino una parte di importanza ancora maggiore rispetto al solito.

Fine gennaio 1995: proprio come adesso. Quando il rally del Principato scatta, il freddo di alcune edizioni storiche della gara che tradizionalmente apre il Mondiale Rally sembra un ricordo lontanissimo. La condizione piace molto a Carlos Sainz: non l’omonimo che guida oggi in Formula 1, bensì suo padre, a quei tempi stella di primissima grandezza dei rally iridati che l’avevano eletto campione del mondo nel 1990 e due anni dopo.

Fra le mani di Sainz: il volante della Subaru Impreza 555. Ai piedi della quale ecco i pneumatici Pirelli P Zero, che già l’anno precedente avevo fatto sfiorare a Sainz un nuovo titolo iridato, perduto per un’uscita di strada a poche curve dal termine del rally finale di stagione, in Gran Bretagna.

Il Sainz che si presenza a MonteCarlo non ha in testa ipotesi tattiche: vuole vincere. Deve vincere, per fare capire al mondo dei controsterzi che quella sarà la sua stagione. Carlos è testimonial perfetto diPirelli: ha offerto, l’anno precedente, un contributo decisivo allo sviluppo della gamma P Zero da rally che in alcune situazioni ha fatto la differenza in positivo rispetto alla concorrenza.

Soprattutto sul fronte della versatilità e dell’aderenza in condizioni ad altissima scivolosità. E per quel MonteCarlo, Pirelli ha in serbo un pneumatico speciale, siglato RT95 e contraddistinto da una particolarità unica per le condizioni da domare sui tornanti a nord del Principato: non è chiodato. A gestire la massima aderenza su superficie innevata o ghiacciata, soltanto un comune battistrada; ma con una costruzione tecnica e una mescola termica capaci di resistere anche all’aggressività del comune asfalto asciutto o bagnato.

In termini rallystici, una rivoluzione copernicana. A MonteCarlo, le prove speciali dell’ultima notte di gara sono quasi tutte spalmate fra la salita verso un passo alpino e la successiva discesa fino al traguardo. Su salita e discesa si può trovare qualsiasi condizione: asfalto asciutto; asfalto umido o bagnato. ghiaccio, neve.

Ma in cima al passo, ghiaccio e neve sono una certezza. E questa combinazione, utilizzando pneumatici chiodati, obbliga a un compromesso molto difficile: in cima, su neve, tutto bene; ma nei tratti non innevati bisogna andare piano, pena la perdita di un numero di chiodi che renderebbe un dramma lo scollinamento.

Ultima notte del rally. Sainz la affronta al comando della classifica. Quando il percorso raggiunge la base del mitico Col du Turini, le condizioni stradali sono davvero un punto interrogativo: salita con asfalto bagnato; quattro km abbondanti di neve in cima al colle; discesa umida all’80 per cento; asciutti soltanto i tre km finali della prova speciale.

Pronti, via! E Sainz sale in cattedra. Vola letteralmente sui tratti senza neve. Riduce i danni sul ghiaccio in cima al Colle grazie alla mescola termica che assicura comunque buona aderenza. Al traguardo, 17″ di vantaggio rafforzano il suo primato sull’avversario numero 1 in gara, il francese Francois Delecour con la sua Ford Escort Cosworth.

È la prima volta che un pilota ha osato affrontare il Turini parzialmente innevato senza chiodi, quindi con un pneumatico strettamente imparentato con quelli di normale produzione. Sainz l’ha fatto e ha vinto da campione un Rally Montecarlo da leggenda.

Sulle tracce della Renault 5 Turbo Maxi di Carlos Sainz

La vettura francese viene nuovamente iscritta nell’ottobre 1985 al Rally San Froilán che si traduce nuovamente in un incidente. La gestione di questa Gruppo B è dolorosa per l’iberico… Ma a novembre, al Valeo Madrid Rally FASA schiera una Maxi con un’altra targa temporanea 2M 3536P.

Carlos Sainz, il famoso campione spagnolo, ha iniziato la sua carriera con una Renault 5 TS. Grazie a Bernard Tramont, ex pilota alpino semi-ufficiale e a FASA Renault, filiale Renault a Valladolid in Spagna, è stato in grado di passare rapidamente alla R5 Turbo Gruppo 4 (targata VA 6658 I) ad una R5 Tour de Corse (targata VA 5060 I). Nella primavera del 1985 gli è stata consegnata la 5 Maxi numero 704. Questa vettura non sarà immatricolata immediatamente perché non omologata in Spagna. 

Ha guidato fino all’aprile 1986 con una targa prova. Carlos Sainz parte per la prima parte della stagione 1985 con la versione Tour de Corse. A giugno debutta finalmente con la 5 Maxi al Rallye Villa de Llanes. Il suo principale avversario è Bruno Saby su una Peugeot T16. La lotta infuria fino a quando l’iberico esce di strada, la parte anteriore della vettura è gravemente danneggiata, ma viene riparata con la seconda carrozzeria, consegnata in kit, è completamente assemblata per concludere la stagione 1985.

La Maxi viene nuovamente iscritta nell’ottobre 1985 al Rally San Froilán che finisce con un altro incidente. La gestione di questa Gruppo B è complicata per l’iberico… Ma a novembre, al Valeo Madrid Rally FASA schiera una Maxi con un’altra targa temporanea 2M 3536P (quindi ci sono due auto disponibili, poiché l’auto incidentata a San Froilán aveva il numero 2M 2527P ed con registrazione dello stesso periodo) e Sainz arriva terzo, confermandosi vice campione di Spagna rally del 1985.

La stagione riparte a febbraio 1986 con il Rally Costa Brava dove i piloti trovano la neve. FASA ottiene finalmente l’omologazione stradale a marzo con la nota targa VA 4650 M, numero di telaio PT 8220E 00001 (PT per prototipo), questo numero si trova anche sulla 5 Maxi al museo Lohéac. Il numero di serie Renault VF1822100F0000704 non viene incluso in questa eccezionale omologazione concessa dalle autorità spagnole.

Nel 1986, Sainz correrà quindici gare. Al Rally di Llanes del 1 giugno 1986, mentre era in testa con la 5 Maxi targata VA 4650 M, scivola nella discesa di Fito sull’asfalto consumato ed esce di strada, come l’anno precedente. Sbatte violentemente contro un tronco d’albero. Il fronte è completamente distrutto. Christian Pouchelon che è presente lo conferma, e secondo Landon è un miracolo che Sainz sia uscito illeso.

In giro c’erano due Renault 5 Maxi Turbo

Per il successivo evento alle Isole Canarie, viene utilizzata la seconda vettura, come dimostra la sua immatricolazione temporanea della targa nel primo trimestre del 1986: 2M 4747P. Ha una apertura per la ventilazione sul tetto ed costretta al ritiro per un problema al motore. 

Per il resto della stagione, Sainz continuerà ad utilizzare la seconda vettura (che questa volta ha una nuova immatricolazione temporanea valida per la seconda metà del 1986: 2M 5968P da luglio) poi torna sulla Maxi al Rallye de Llanes (danneggiata e riparata) con una carrozzeria nuova, che ricompare in agosto con immatricolazione e targa VA 4650 M.

La migliore prova dell’utilizzo di due Maxi avviene a novembre, dove Sainz esegue tre rally: utilizza alternativamente quella registrata provvisoriamente, poi quella registrata come prototipo, poi infine per l’ultima gara della stagione, sempre quella iscritta come temporanea e riparata.

È ovvio che per la stagione 1986 furono utilizzati due 5 Maxi. Il team spagnolo della FASA, non volendo alcun problema con le autorità locali, utilizza i documenti di circolazione relativi a ciascuna delle due vetture. Come abbiamo spiegato sopra, questo non è il caso di alcune squadre francesi (e non solo francesi) che hanno utilizzato indiscriminatamente lo stesso libretto di circolazione per due diverse vetture che avevano preparato.

Sembra molto probabile che la 5 Maxi custodita al Manoir de l’Automobile sia l’auto immatricolata VA 4650 M utilizzata per l’ultima parte della stagione 1986. Carlos Sainz ha vinto quattro rally nel 1986, si è classificato secondo quattro volte e si è ritirato sei volte, per essere di nuovo vice campione di Spagna.

La 5 Maxi dopo il periodo Carlos Sainz

Una delle due Renault 5 Maxi Turbo di Sainz sarà poi affidata a Guillermo Barreras, pilota ufficiale FASA Renault nel rallycross. La 5 Maxi è dotata di un asse anteriore per essere trasformata a quattro ruote motrici… Sempre con la targa VA 4650 M, Barreras sarà vice campione di Spagna Terra nel 1988 e quarta nel 1989.

Guillermo Barreras la venderà dopo il restauro completo e la (ri)trasformazione a due ruote motrici ad Olivier Quesnel nel luglio 1990. La seconda Maxi sarà venduta ad Alvarez Santiago alle Canarie, che la trasformerà in una quattro ruote motrici per la terra. Poi, tornerà a due ruote motrici con i colori Renault FASA. Era in vendita alcuni anni fa ed è ancora in Spagna.

Il meccanico inviato da Patrick Landon per assistere la FASA era Christian Pouchelon che faceva parte del team Renault sin dagli anni Settanta. Ha confermato che non si può dire con certezza che l’auto nel museo Lohéac sia quella registrata come prototipo, ma il fatto che il numero PR8220E00001 sia impresso sul telaio e che l’auto sia stata venduta da Guillermo Barreras a Olivier Quesnel implica che lo sia.

Carlos Sainz e quell’ansia da debutto iridato in Portogallo

Non tanto prima del debutto, ma il giovane Carlos Sainz si stupisce come tutti gli altri per quello che accade dopo. L’11 marzo 1987, poco dopo le 9 e 15 del mattino, Sainz e il copilota Antonio Boto prendono il via della prima prova speciale del Rally del Portogallo con la Sierra RS Cosworth. Un tratto di tredici chilometri con superficie mista vicino a Estoril. Solo sei minuti e mezzo dopo, aveva completato la PS. Più veloce di tutti. Al debutto.

Un pilota di ventiquattro anni, Carlos Sainz, fa il suo debutto ignaro di essere un predestinato che segnerà la storia del motorsport spagnolo. Non molti, ancora, hanno sentito parlare di lui a quei tempi e nemmeno lui è sicuro di cosa potrebbe fare, ma è subito il più veloce. E quello che contano sono i fatti. E poi vincerà due titoli mondiali, divenendo uno dei più grandi eroi del Paese.

Parliamo del debutto di Carlos Sainz Cenamor, per distinguerlo da quello di Carlos Sainz Vazquez de Castro. Carlos Senior, come è meglio noto, inizia come pilota da pista più che da rally, solo perché allora è più facile per avere sponsor e poter correre. O piuttosto, meno difficile. “Dovete capire che il motorsport nella Spagna degli anni Ottantaera piuttosto piccolo”, dice Carlos Senior. “Non avevamo molti circuiti e nel rally c’era solo un piccolo campionato nazionale. Quindi, se volevi andare avanti dovevi guardare altrove”.

Così facendo Carlos si ritrova al via del Rally del Portogallo 1987, al debutto nel WRC con una Ford Sierra RS Cosworth con loghi Marlboro arancio fluorescenti. L’azienda di sigarette, qualche anno prima, dà a Sainz i soldi per correre le finali di Formula Ford in Inghilterra, ma il rally è ciò che avrebbe sempre voluto fare. Adesso, finalmente, ha la sua chance, davanti ai grandi dello sport come Markku Alen, Miki Biasion e Juha Kankkunen. Ma è al debutto e non deve sorprendere sia nervoso.

Al Rally 1000 Laghi 1990 con Carlos Sainz passa lo straniero
Carlos Sainz qualche anno dopo al Rally 1000 Laghi 1990

A essere sinceri, allora non ero sicuro delle mie capacità”, racconta Sainz. “Ero timido, piuttosto schivo: non sapevo neppure chi fossero i giornalisti più importanti nel Campionato del Mondo o con chi dovessi parlare. Ma si può sognare… E sognare non costa niente. Ho sempre sognato che forse un giorno avrei potuto guidare come quei grandi contro cui mi confrontavo in quel rally. Se sapevo che ci sarei riuscito? Assolutamente no. Sentivo di avere un certo talento, ma finché non ti misuri con gli altri come fai a sapere se è vero?”.

Non tanto prima del debutto, ma il giovane Carlos Sainz si stupisce come tutti gli altri per quello che accade dopo. L’11 marzo 1987, poco dopo le 9 e 15 del mattino, Sainz e il copilota Antonio Boto prendono il via della prima prova speciale del Rally del Portogallo con la Sierra RS Cosworth. Un tratto di tredici chilometri con superficie mista vicino a Estoril. Solo sei minuti e mezzo dopo, aveva completato la PS. Più veloce di tutti. Al debutto.

Anche se è passato molto tempo, ricordo ancora adesso le emozioni”, dice Carlos. “Felicità, eccitazione, anche sollievo”. Ma, come suo solito, dato che probabilmente è il più perfezionista al mondo, non è del tutto soddisfatto. “Sapevo di poter essere veloce, ma volevo affrontare vere tappe sterrate per vedere di che pasta ero fatto”, sottolinea. “Arrivando dalla Spagna e con esperienza in circuito, la gente si aspettava che fossi veloce sull’asfalto. Ma sullo sterrato?”.

Non ha l’opportunità di scoprirlo in Portogallo, dato che la Sierra dà forfait dopo una serie di problemi meccanici: prima gli ammortizzatori, poi una ruota, poi il turbo. Ma Sainz si è messo alla prova. E le sue esperienze da giovane pilota appena arrivato in uno sport di leggende, con tutti i dubbi e la pressione che la situazione comporta, lo mettono nella posizione perfetta per fare da mentore a suo figlio Carlos Jr, che segue in molte gare di Formula 1.

Carlos Junior non ha più bisogno della guida del padre, dopo essersi affermato a sua volta come una star. Ma la famiglia Sainz non smette mai di imparare, e Carlos Junior conserva un forte interesse nella carriera del padre: incluso quell’incredibile debutto nei rally.

A Junior piace molto il rally: ogni tanto proviamo delle macchine insieme e vuole saperne di più”, dice Sainz Senior. “E ovviamente ha chiesto come fu il mio inizio e io gli ho dato tutti i consigli che potevo. Ma non penso si possa paragonare il suo debutto col mio. Le circostanze e le pressioni sono molto diverse. La Formula 1 è una cosa differente rispetto dai rally, ieri e oggi. Ma alla fine forse una cosa in comune c’è: devi lavorare duro e dare il massimo delle tue capacità. Questo è uguale nel rally e in Formula 1”. Tale padre, tale figlio.

Tour de Corse 1997: il capolavoro di Colin McRae

A fine giornata inizia a piovere e François Delecour ha le gomme giuste e fa segnare il miglior tempo della prova speciale, 2” meglio del compagno di squadra, ma soprattutto 17” davanti alla Ford Escort di Carlos Sainz. I due entrano al parco assistenza di Ajaccio che sono in testa: Gilles Panizzi davanti a Delecour di 5” e ne è addirittura sorpreso. Ma Colin McRae sta risalendo in classifica…

Il Tour de Corse del 1997 è uno dei più importanti rally della storia del Campionato del Mondo. Quell’anno, la gara nell’Isola napoleonica mantiene tutte le promesse, con uno strepitoso finale tra piloti eccezionali. Non possono essere dimenticate le sfide tra Colin McRae, alla fine vincitore, Carlos Sainz, Gilles Panizzi e François Delecour sulle magnifiche strade offerte dall’Isola della Bellezza.

La Peugeot 306 Maxi, che all’epoca è da Enjoras, non tarda a mettersi in mostra. Ce ne rendiamo subito conto quando Gilles Panizzi, al via della prima PS, fatica a partire e finisce vicino, a 1”, alle spalle della Subaru Impreza RS WRC di Colin McRae. Il Marchio del Leone dà il tono e fa sembrare che nessuno possa fermarlo, tranne Carlos Sainz, con una Ford Escort WRC nei colori Repsol. Le due 306 Maxi di Gilles Panizzi e François Delecour sono un’incredibile dimostrazione dell’agilità delle 306 sulle strade della Corsica, che infatti stanno giocando a loro vantaggio, a differenza delle WRC che faticano a erogare tutta la loro potenza.

Carlos Sainz e Colin McRae devono dare il massimo per lottare contro le Peugeot al Tour de Corse 1997. La prima giornata è pronta a finire e il tempo in Corsica è minaccioso e nell’ultima speciale della giornata, lo spagnolo (Sainz) arriva 4” dietro a Gilles Panizzi, che però non è in forma, mentre François Delecour pressa Sainz. Il rally si gioca tra questi tre protagonisti, perché il campione del mondo Tommi Mäkinen, su Mitsubishi Lancer Evo VI, non riesce a stargli dietro.

A fine giornata inizia a piovere e Delecour ha le gomme giuste e fa segnare il miglior tempo della prova speciale, 2” meglio del compagno di squadra, ma soprattutto 17” davanti alla Ford Escort di Sainz. I due entrano al parco assistenza di Ajaccio che sono in testa: Panizzi davanti a Delecour di 5” e ne è addirittura sorpreso.

“Non ce lo aspettavamo affatto, la giornata è stata difficile, ci rendiamo conto che la macchina è molto competitiva su queste strade della Corsica. È ottimo per la squadra e abbiamo il diritto di sognare un vittoria qui”, spiega al PA Gilles Panizzi con il suo solito sorriso carico di ambizione e di sogni.

In Casa Subaru, Colin McRae è davanti al compagno di squadra, l’italiano Piero Liatti, specialista dell’asfalto che in molti davano addirittura vincitore come al Rally di MonteCarlo di qualche mese prima. Le Renault Megane Maxi di Philippe Bugalski e Serge Jordan ha molti problemi, soprattutto ai freni. Bugalski naviga a vista a quasi 2’ da Panizzi. “È preoccupante, in queste sei prove abbiamo percorso tre chilometri senza problemi ai freni. È una delusione per noi oggi”, afferma Bugalski.

La Peugeot 306 Maxi di Gilles panizzi al Tour de Corse 1997
La Peugeot 306 Maxi di Gilles panizzi al Tour de Corse 1997

Colin McRae: dal recupero al successo del Tour de Corse 1997

Nella seconda giornata inizia la pioggia, Carlos Sainz e François Delecour partono bene. Serge Jordan è a 22” e firma il ritorno della Megane Maxi, ma lo spagnolo con la sua Ford, opta per le gomme giuste e mette tutti in riga sul bagnato. La pioggia richiama sul percorso anche le mucche. Sì, mucche. Questo dà ai piloti qualche problema in più del necessario. Mäkinen, ad esempio, ne colpisce una e conclude la sua corsa in un burrone. L’equipaggio se la cava senza ferita, per fortuna.

Con la Ford, Armin Schwarz, dall’inizio del rally, lotta, ma esce di strada e strappa l’asse delle ruote posteriori. McRae e Panizzi risalgono la classifica, Sainz e Delecour combattono insieme per tutta la giornata e si scambiano più volte le posizioni. Ma McRae e Panizzi recuperano ugualmente. L’ambizione di Gilles Panizzi è quella di tornare prepotentemente a pressare il duo di testa: “Attaccheremo e vogliamo conquistare leadership del rally. Allo stesso tempo dobbiamo fare attenzione perché Colin McRae è dietro. “

McRae è furioso e in stato di grazia. Sembra un rullo compressore e chiude la giornata furiosamente vicino alla vetta, proprio quando tutti iniziano a pensare che sarebbe difficile sloggiare i due piloti in testa: Sainz e Delecour sono alla pari prima dell’ultima giornata del del Tour de Corse 1997.

Il sole torna nella tappa finale del Tour de Corse e le due Maxi ancora si danno battaglia. François Delecour prende il comando, ma lo spagnolo Sainz segue il francese come la sua ombra e approfitta di ogni piccola incertezza. Lo scozzese McRae aumenta il ritmo e rosicchia secondi su secondi su Gilles Panizzi. Sainz ha problemi alle sospensioni e perde tempo. In quel momento si McRae inizia ad alitargli su collo. E quando Colin arriva, si sa, bisogna farsi da parte.

I quattro piloti protagonisti della corsa sono 13” dietro ma Colin McRae che si aggiudica questo complicatissimo Tour de Corse 1997. McRae è il primo pilota britannico a vincere questo in Corsica e Sainz fallisce per soli 8”. Gilles Panizzi finisce terzo e François Delecour quarto, entrambi vittime di due testacoda in PS. Piero Liatti, deluso dal rally, conclude a quasi 2’ dalla testa della classifica assoluta, mentre le Renault Megane Maxi sono solo sesta e settima.

100 anni di Storie di Rally: le storie più belle su carta

100 anni di Storie di Rally arriva fino ai tempi più moderni del rallismo, quelli di Alex Fiorio e Giandomenico Basso emergenti nel Trofei Fiat Rally, o quelli ancor più recenti con i vari Andrea Aghini, Andrea Dallavilla, Marcus Gronholm, Paolo Andreucci, Jari-Matti Latvala, Petter Solberg, Richard Burns, Sebastien Loeb, eccetera, impegnati rispettivamente a cercare il proprio meritato momento di gloria.

Una storia, quella dei rally, raccontata in tante storie, 74 per la precisione e circa 200 brevi aneddoti. Il tutto raccolto in 280 pagine. Questo è “100 anni di Storie di Rally”, nuova opera curata da noi di Storie di Rally che abbiamo riadattato e trasferito su carta le storie più belle e più lette del sito, dopo averle riordinate in un percorso cronologico che – partendo da Carlo Abarth, un po’ più anziano del Rally di MonteCarlo, e passando attraverso storia e aneddoti sul Rally di Sanremo, Cesare Fiorio, Rally di Svezia, Lancia, Tour de Corse, Safari Rally, Sandro Munari, Ove Andersson, David Richards, Stig Blomqvist, Attilio Bettega, Walter Rohrl, Henri Toivonen, Miki Biasion, Carlos Sainz e molti altri – attraversa le varie epoche del rallismo internazionale e italiano.

“100 anni di Storie di Rally” arriva fino ai tempi più moderni del rallismo, quelli di Alex Fiorio e Giandomenico Basso emergenti nel Trofei Fiat Rally, o quelli ancor più recenti con i vari Andrea Aghini, Andrea Dallavilla, Marcus Gronholm, Paolo Andreucci, Jari-Matti Latvala, Petter Solberg, Richard Burns, Sebastien Loeb, eccetera, impegnati rispettivamente a cercare il proprio meritato momento di gloria. E poi c’è la contemporaneità. Giorni, quelli odierni, che raccontano di un italiano emergente, come Andrea Crugnola, di un italiano sul tetto del mondo, come Andrea Adamo, e della “scuola francese di rally” mestamente ritirata dal WRC. Ma non solo.

Storie trattate nel libro, aneddoti esclusi: Carlo Abarth, Rally di MonteCarlo, Virgilio Conrero, Rally d’Italia, Cesare Fiorio, Rally di Svezia, Lancia nei rally, Tour de Corse, La grande sfida di BMC, Safari Rally, Mini, Walter Rohrl, WRC, Rally del Marocco, Sandro Munari, La famiglia Scandola, Rally Nuova Zelanda, Campionato Autobianchi A112 Abarth, Ove Andersson, Rally del Portogallo, Lancia-Martini, Seat Panda 45 e rally, Miki Biasion, Stig Blomqvist, Audi Quattro, Peugeot 205 T16, David Richards e Prodrive, Gianni Delzoppo, Lancia Delta, Campionato Fiat Uno, Attilio Bettega, Ayrton Senna, Campionato Italiano Rally 1986, 2 maggio 1986.

E poi ancora: Rally della Lana 1986, Paolo Andreucci, Rally di Sanremo 1988, Tripletta Lancia 1989, 1000 Laghi 1990, Rally di Spagna 1991, Subaru Impreza 555, Trofeo Fiat Cinquecento, RAC 1997, Rally di Finlandia 1998, RAC 1998, Rally di Aosta 1998, Richard Burns, Ari Vatanen, Subaru Impreza P2000, Markko Martin, Rally del Giappone, Mexico Rally, la stagione degli addii nel WRC, Rally Costa Smeralda 2010, Andrea Crugnola, Jari-Matti Latvala, Olivier Quesnel su Loeb e Ogier, WRC 2017, Hyundai e Adamo, Citroen World Rally Team.

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Libri su Storie di Rally

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100 ANNI DI STORIE DI RALLY

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Collana: Storie di Rally

Copertina: rigida e morbida

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Formato: 15,24 x 22,86 cm

Editore: Storie di Rally

Prezzo: 20,80 euro

Peso: 476 grammi

ISBN: 978-1-6759708-4-3

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WRC 1995, stagione di transizione e sorprese

La vittoria di Colin McRae alla RAC 1994 ha confermato ancora una volta la sua velocità, ma una seconda vittoria consecutiva in Nuova Zelanda ha mostrato anche una grande maturità nella gestione della gara. Il fatto che Colin sia destinato a vincere più rally nel 1995 è indiscutibile, ma se continua a maturare allora anche il titolo potrebbe essere a portata di mano.

A metà degli anni Novanta è tutto magico. All’alba del WRC 1995 nessuno ancora immagina che la stagione farà storia ed entrerà a far parte del “club” delle dieci stagioni memorabili. Le sontuose cerimonie del Rally di MonteCarlo al Casinò aprono il Mondiale Rally anche in quella annata. Dopo la gara che si corre sulle Alpi francesi, la serie iridata dà il benvenuto al Rally di Svezia. Manca dal calendario, che si restringe ad otto gare, il Safari, mentre Australia e Spagna tornano a fine stagione. Acropoli, Argentina, Finlandia e Sanremo si uniscono al Kenya, in “panchina”.

Per fortuna, l’inizio non è come ventuno anni prima, con il Campionato del Mondo azzoppato dalla crisi petrolifera. Il WRC 1995 offre otto gare e sono tutte valide per il titolo Costruttori, mentre i piloti possono far valere i loro sette migliori risultati. La rotazione rimane una “patata bollente”. L’allora presidente della FIA, Max Mosley, discute regolarmente e spesso con la World Rally Team Association. Al centro del dibattito ci sono le quattro ruote motrici e il futuro del Mondiale Rally.

Un’altra interessantissima polemica del WRC 1995 è incentrata sullo sviluppo dei rally del WRC. Nell’occhio del ciclone ci casca il documento “Rally 2000”. Si vogliono abbattere i costi riducendo i chilometraggi e introducendo i percorsi a “margherita”. Stop ai percorsi lineari e via libera all’organizzazione di rally che girano intorno ad un centro. Le richieste non sono state ben accolte dalla Commissione WRC già nel 1994.

Tommi Makinen passa da Ford a Mitsubishi
Tommi Makinen passa da Ford a Mitsubishi

Sullo sfondo, Toyota è ansiosa di ripetere il dominio del 1994, ma la capacità del gigante giapponese di concedere il bis dipende interamente dallo sviluppo della Celica GT-Four. La versione ST205 è stata sconfitta dalla Subaru Impreza 555 di Colin McRae al Rally di Australia (non valido per il Campionato), prima di essere lanciata nelle foreste scozzesi del RAC.

La decisione della FIA di ridurre le dimensioni della flangia da 38 a 34 millimetri penalizza un’auto che da sempre gode di un vantaggio di potenza rispetto alle concorrenti del Gruppo A. Il campione del mondo in carica, Didier Auriol, e il suo compagno di squadra, Juha Kankkunen, hanno un ottimo feeling con la Turbo 4WD e la loro capacità di scalare la classifica è alla base della speranza degli uomini Toyota, che sognano una tripletta del titolo Marche e un quinto alloro tra i piloti (in sei anni).

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100 anni di Storie di Rally 2: appuntamento con la storia

Brivido Lancia al Sanremo 1990: Biasion si ritira e Sainz è nei guai

L’incidente che ha rivoluzionato la classifica ha una logica ben precisa: Carlos Sainz, primo con la sua Toyota, a un passo dalla conquista del titolo Piloti, è arrivato alla famosa curva scivolando sulla ghiaia e cappottando. Alcuni spettatori si sono avvicinati alla Toyota per rimetterla in strada, sul percorso sono rimasti alcuni rottami.

È il 18 ottobre del 1990 e si corre un Rally di Sanremo da brivido, prova di Campionato del Mondo, che non è seconda neppure al Portogallo come attrazione di pubblico nelle mitiche prove speciali che hanno scritto le più belle pagine della storia dell’odierno WRC. Una curva a destra, con una spolverata di ghiaia che la rende ancora più insidiosa. In quel punto, nell’ultima prova speciale della quarta tappa del Rally di Sanremo, la Toyota del capo-classifica Sainz è finita con le ruote per aria e la Lancia di Biasion è andata a sbattere con il posteriore contro un albero.

Il risultato è che il rally, valido per il Mondiale, ha visto il pilota italiano ritirarsi e quello spagnolo perdere due posizioni e scendere al terzo posto. Prima dell’ultima tappa, che si è corsa di notte, comandava la Lancia con Auriol leader, Kankkunen inseguiva a sedici secondi. Ma dopo tutti i colpi di scena di questa edizione la scuderia italiana non è partita con la certezza di vincere.

L’incidente che ha rivoluzionato la classifica ha una logica ben precisa: Sainz, primo con la sua Toyota, a un passo dalla conquista del titolo Piloti, è arrivato alla famosa curva scivolando sulla ghiaia e cappottando. Alcuni spettatori si sono avvicinati alla Toyota per rimetterla in strada, sul percorso sono rimasti alcuni rottami.

Nel frattempo è arrivato anche Kankkunen, che ha rallentato per evitare la macchina, e poco dopo ha cercato di fare lo stesso anche Biasion, che però si è distratto un attimo di troppo: la sua Lancia è uscita così di strada, andando a finire contro un albero. Il pilota italiano, già vincitore delle ultime edizioni del Rally di Sanremo, è stato costretto al ritiro, mentre Sainz ha perso più di due minuti.

Nella quinta ed ultima tappa gli equipaggi hanno corso otto prove speciali su asfalto per complessivi 178,750 chilometri. Prima del via si è parlato di una tattica di squadra per portare in testa Kankkunen, ancora in corsa per il titolo Piloti. Però, alla Lancia serve una sola vittoria per conquistare almeno il Mondiale Marche, e Kankkunen e Auriol decidono di dargliela con una bellissima doppietta di Lancia Delta Integrale 16V (targa “TO 56251P” per Auriol che vince e “TO 56250P” per Kankkunen che è secondo a quarantacinque secondi).

Terzo è Carlos Sainz con la Toyota Celica GT-4 (ST165) targata K-AM 5803 che però è ad un minuto dal secondo e a un minuto e quarantacinque dal primo. Ancora Lancia Delta Integrale 16V, ma Jolly Club, in quarta e quinta posizione assoluta con i velocissimi Dario Cerrato e Giuseppe Cerri (targa TO 23905P) e Piero Liatti con Luciano Tedeschini (TO 86305M).

Ford Focus WRC: dallo spettacolo di McRae al titolo di Gronholm

Auto da rally dotata di trazione integrale, la Ford Focus WRC ha un motore 2 litri turbo. Quello della versione 2007 si basa sul motore Ford Duratec da 2 litri di altri modelli della gamma Focus poiché le regole dei rally non consentono il motore standard da 2,5 litri della Focus ST o la RS da strada. Il progetto nasce dalla mente di Malcolm Wilson, capo di M-Sport chiamato a scegliere un modello per sostituire la Ford Escort WRC.

Linee gentili seppure aerodinamicamente ottimizzate e futuristiche. La signora Focus WRC, due titoli iridati di fila nel suo curriculum vitae, prima di essere sostituita dalla Ford Fiesta RS WRC corre nel Mondiale Rally dal 1999 al 2010: dodici stagioni e quarantaquattro rally mondiali sul gradino più alto del podio, che sono fruttati tra l’altro due titoli Costruttori (2006 e 2007, per la precisione).

Costruita per il Ford World Rally Team da Ford Europa e M-Sport e basata sulla berlina di produzione da 2 litri Ford Focus Climate, la Ford Focus WRC è stata sviluppata per competere nel Campionato del Mondo Rally. La sigla RS, introdotta a partire dal 2001, sta per Rallye Sport e quella WRC (World Rally Car) non ha bisogno di presentazioni.

Come tutte le WRC contemporanee, l’auto è stata modificata rispetto alla versione di produzione, con la quale condivide solo la forma di base e alcune parti della scocca. La Ford Focus WRC è dotata di trazione integrale, piuttosto che della trazione anteriore della vettura stradale. Il motore utilizzato sulla WRC del 2007 si basa sul motore Ford Duratec da 2 litri di altri modelli della gamma Focus, poiché le regole dei rally non consentono il motore standard da 2,5 litri della Focus ST o la RS da strada.

Il motore da 2 litri è anch’esso modificato e le prestazioni sono state aumentate utilizzando un turbocompressore. La Ford Focus RS WRC del 2009 utilizza un motore Pipo Duratec WRC l4 Fordcc del 1998cc (quattro cilindri, 16 valvole, alesaggio 85 mm e corsa 88 mm), sistema di gestione elettronica del motore Pi, turbocompressore Garrett (con limitatore di ingresso necessario 34 mm), aria intercooler e un catalizzatore.

La trasmissione della vettura è a trazione integrale permanente con differenziale centrale attivo progettato da M-Sport, centraline differenziali elettroniche Pi, cambio sequenziale a cinque velocità M-Sport/Ricardo con cambio a comando elettro-idraulico e M-Sport/Sachs multi-disco e frizione in carbonio. Il progetto nasce dalla mente di Malcolm Wilson, capo della M-Sport (reparto competizioni della Ford) che doveva scegliere un modello per sostituire la Ford Escort WRC. L’auto, progettata dal belga Christian Loriaux, era stata scelta anche perché l’anno precedente aveva ricevuto il premio di Auto dell’anno. La prima versione dell’auto fu costruita nel 1999 per sostituire la Ford Escort WRC.

Colin MCRae con la Ford Focus WRC
Colin McRae con la Ford Focus WRC

L’avvento della Ford Focus WRC Martini: dal 1999 al 2002

Il debutto avviene nel 1999, Ford sceglie come prima guida Colin McRae, affiancato da Simon Jean-Joseph nelle gare su asfalto, da Thomas Radstrom nelle gare su terra e da un ancora giovanissimo Petter Solberg che fa qualche gara per fare esperienza, portando comunque punti preziosi alla squadra nel Mondiale Costruttori.

La vettura esordisce nel Rally di MonteCarlo dove si dimostra subito veloce e competitiva. McRae si piazza terzo ma sia lui che Jean-Joseph vengono esclusi dalla classifica perché la pompa dell’acqua non era conforme al regolamento FIA (l’indimenticato caso della “pompa della discordia”). Nel rally successivo, in Svezia, Thomas Radstrom ottiene il terzo posto assoluto e, quindi, il primo vero podio della Focus.

Nella gara successiva, il Safari Rally, McRae centra una schiacciante vittoria con oltre 15 minuti di vantaggio su Didier Auriol. Si ripete nel Rally del Portogallo, ma nelle seguenti gare dell’anno l’unico risultato in zona punti viene portato dal suo quarto posto in Corsica. Tantissimi sono gli incidenti e i guasti. Nel Rally di Cina, McRae e Radstrom si ritirano nella stessa curva nella prima prova speciale del rally, entrambi per la rottura del semiasse anteriore destro. McRae termina la stagione con un misero sesto posto nel Mondiale Piloti.

Nel 2000, il team ingaggia il vice-campione dell’anno precedente, Carlos Sainz, riuscendo così a schierare due prime guide (Sainz e McRae) nel proprio team e potendo così puntare al titolo Costruttori. La Focus si dimostra, però, ancora poco affidabile, lasciando spesso a piedi McRae e Sainz. Nonostante tutto però arrivarono tre successi (due per McRae e uno per Sainz) e la Ford si piazza seconda nel WRC Costruttori.

Rinominata RS WRC, nel 2001 inizia finalmente a vedersi il vero valore della nuova vettura. Nonostante un inizio di stagione non proprio brillante, McRae arriva all’ultima gara in testa al Campionato, sprecando tutto con un incidente. Anche Sainz arriva all’ultima gara ancora in lotta per il titolo, ma anche lui esce di strada. Il 2002 è un anno di transizione per la Ford. Per Sainz e McRae è l’ultima stagione sotto la corte dell’ovale blu e i due top driver vengono affiancati dai due piloti su cui Ford ha scelto di puntare: l’estone Markko Martin e il belga Francois Duval.

Durante l’anno McRae ottiene le sue due ultime vittorie in carriera (Grecia e Kenya), mentre a Sainz viene assegnata a tavolino la vittoria in Argentina dopo l’esclusione dalla classifica generale delle delle Peugeot di Burns e Gronholm. Sainz termina la stagione al terzo posto, appena davanti al compagno di squadra McRae (che nel finale di stagione cambia navigatore, passando da Nicky Grist a Derek Ringer, copilota col quale vince il WRC 1995 con la Subaru). A fine stagione la Ford perde la sponsorizzazione Martini. Si apre una nuova era.

Colin McRae e Nicky Grist al Cataluya 1999 con la Ford Focus WRC
Colin McRae e Nicky Grist al Cataluya 1999 con la Ford Focus WRC

L’era di Markko Martin in Ford: dal 2003 al 2004

Nel 2003, come già annunciato, Sainz e McRae lasciano Ford, spostandosi in Citroen. La Ford conferma quindi Markko Martin e Francois Duval, mentre si aggiungono al team inglese Mikko Hirvonen e Jari-Matti Latvala, anche se per quest’ultimo il programma è ridotto a sole quattro gare. Dalla quarta gara (Nuova Zelanda) il team affida a Martin e Duval la nuova versione della Focus (la WRC03).

Martin dimostra subito di gradire la nuova vettura, ottenendo due vittorie in Grecia e in Finlandia e due terzi posti in Italia e Spagna, terminando il campionato in quinta posizione. Anche Duval ottiene qualche buon risultato, come il terzo posto in Turchia e in Corsica.

L’anno successivo Ford riconferma Martin e Duval (quest’ultimo sostituito da Janne Tuohino nei rally di Svezia e Finlandia). La stagione è entusiasmante per la Ford. La vettura si dimostra molto competitiva e i piloti finiscono costantemente in zona podio. Martin ottiene tre vittorie, in Messico (dove la Ford fa doppietta), in Francia e in Spagna, mentre Duval sale per cinque volte sul podio. Il team si piazza al secondo posto nella classifica Costruttori.

Marcus Gronholm con la Ford Focus WRC
Marcus Gronholm con la Ford Focus WRC

La seconda serie: Gronholm e Hirvonen dal 2006 al 2007

Per la stagione 2006, la Ford sviluppa il nuovo modello stradale della Focus, come prima guida viene ingaggiato il due volte campione del mondo Marcus Gronholm che si dimostra subito in grado di competere con Sebastien Loeb per il titolo iridato. Il finlandese vince sette gare e arriva a podio in dodici delle sedici gare disputate terminando secondo in campionato ad una sola lunghezza da Loeb, costretto a chiudere il WRC con quattro gare di anticipo per un infortunio.

Come seconda guida venne scelto Mikko Hirvonen, che si dimostra molto veloce e regolare, r che riesce anche ad ottenere una vittoria in Australia. Grazie anche alla mancata apparizione nelle ultime quattro gare di Loeb, il team Ford vince il titolo costruttori per la sua seconda volta nella storia precedendo il Kronos Total Citroen World Rally Team di 29 lunghezze.

Il 2007 è un anno trionfale per il team che con Gronholm sfiora il titolo Piloti, perso soltanto all’ultima gara, e vince il titolo Costruttori per il secondo anno consecutivo grazie al fondamentale apporto di Hirvonen, che si dimostra una seconda guida perfetta. In totale la Ford ottiene otto vittorie (cinque di Gronholm e tre di Hirvonen). Da metà stagione arriva in Ford l’emiro Khalid Al-Qassimi che porta in dote al team la sponsorizzazione di Abu Dhabi.

Nel 2008, Marcus Gronholm si ritira dal mondo dei rally, lasciando il ruolo di primo pilota a Mikko Hirvonen, mentre come seconda guida viene scelto Jari-Matti Latvala. Nel frattempo la sponsorizzazione di Abu Dhabi diventa più importante e, ovviamente, Khalid Al-Qassimi viene confermato come terza guida.

Hirvonen ottiene tre vittorie finendo per ben undici volte sul podio e terminando il Mondiale al secondo posto, mentre Jari-Matti Latvala, dopo la vittoria a inizio stagione in Svezia, ha un andamento altalenante, alternando qualche buon risultato a molti errori che convincono il team-boss Malcolm Wilson a sostituirlo con il belga Francois Duval per gli appuntamenti asfaltati di Spagna e Corsica, facendolo correre nel Team Stobart come “punizione”.

Per la stagione successiva il team riconferma il trio composto da Hirvonen, Latvala e Al-Qassimi. Hirvonen disputa un buon Campionato e per la prima volta si trova a duellare seriamente con Loeb per il titolo. A parte il ritiro in Argentina Hirvonen termina tutte le gare a podio ma purtroppo non è sufficiente a sconfiggere Loeb che vince nuovamente il titolo. Diversa è la storia per Latvala, che ottiene una vittoria in Italia ma si dimostra ancora molto ingenuo e falloso. Ford perde nuovamente il titolo costruttori a favore di Citroen.

Il 2010 è l’ultimo anno delle WRC con motori 2000 cc turbo e quindi anche l’ultimo anno della Focus, che si rivela molto deludente. Dopo la vittoria in apertura in Svezia, Hirvonen ha una prosieguo disastroso, ottenendo solo qualche podio e terminando al sesto posto nella classifica piloti.

Al contrario, Latvala dimostra una crescita di risultati e di costanza, riuscendo a terminare secondo in classifica e cogliendo due vittorie in Nuova Zelanda e in Finlandia (in quella che sarà l’ultima della Focus nel Mondiale Rally). Nel 2011, con il nuovo regolamento WRC 1600 cc turbo, la Focus viene rimpiazzata dalla Ford Fiesta RS WRC.

Il motore della Ford Focus WRC di Colin MCRae
Il motore della Ford Focus WRC di Colin MCRae

Quei privati di lusso con la Ford Focus WRC

Come per le precedenti vetture, anche per la Focus, Ford ha attuato una politica di marketing mirata alla vendita delle vetture ai clienti sportivi. Quasi tutte le vetture a fine carriera sono state vendute a privati o affittate a gentleman driver per correre qualche gara sia nel Mondiale Rally che nelle gare nazionali e internazionali.

Grazie a questa politica, si sono venuti a creare molti team satellite attorno alla Ford, il più importante è sicuramente stato il Team Stobart che ha permesso a molti piloti di correre nel WRC e magari di essere lanciati nel team ufficiale. I più importanti piloti del Team Stobart sono stati Jari-Matti Latvala, Francois Duval, Gigi Galli e Matthew Wilson. Un altro satellite importante è stato il team argentino Munchi’s, che ha visto correre negli anni i locali Luis Perez Companc e Federico Villagra.

RAC Rally 1997 e la magia di Colin McRae sulla PS Silverstone

Silverstone, la casa del motorsport britannico, divenne la scena della vittoria finale di Richard Burns in casa sua. Primo e finora unico campione del mondo di rally inglese. Nessuno dei due eroi del WRC è più tra noi, per ragioni che non avevano nulla a che fare con le loro carriere rallistiche.

Tentando di battere Tommi Makinen nella corsa al titolo iridato, al RAC Rally 1997 Colin McRae stabilisce il miglior tempo al suo primo passaggio sulla PS Silverstone nel novembre 1997. Prima di lui era stato Juha Kankkunen, sempre con Subaru e Pirelli.

Ancora una volta, Colin McRae sarebbe andato a vincere la gara, ma avrebbe perso un secondo Campionato del Mondo Rally Piloti per un solo punticino finale. In quel primo giorno del RAC Rally 1997, prima di attraversare le foreste del Galles, c’erano altre due puntate sulla PS Silverstone, che utilizzava parti del circuito automobilistico e diverse strade d’accesso.

Il tutto raddoppiato in quattro fasi, più la super speciale, che però sarebbe arrivata solo l’anno dopo, in occasione del Rally RAC 1998, quando il nome è cambiato in Rally GB (anche se tutti lo chiamano ancora RAC). McRae vince vinto tre di questi quattro round a Silverstone, ma il problema al motore che gli capita più avanti invece consegna la vittoria a Burns.

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La copertina di 100 anni di Storie di Rally

WRC, Petter Solberg e la prima al Rally Italia Sardinia

Loeb, che guida la Citroen Xsara WRC, arriva in Italia con 28 punti di vantaggio in classifica e la possibilità di portare via il titolo al norvegese con tre gare d’anticipo. Per farlo, però, è costretto a vincere il Rally Italia Sardinia e sperare in Solberg almeno terzo, ma nella seconda tappa un minuto di penalità gli rendono l’impresa un po’ tanto difficile.

Il campione del mondo in carica Petter Solberg si aggiudica perentoriamente la prima edizione del Rally di Italia, che tra molte contestazioni ha preso il posto del Sanremo, costringendo Sebastien Loeb a rimandare la festa. Il norvegese alla guida di una Subaru Impreza WRC domina il secondo giorno di gara costruito su sette prove speciali all’interno della Costa Smeralda e, quindi, si porta in vantaggio sul leader francese, Sebastian Loeb, secondo in Sardegna, a 2′ 11″5, finendo per dominare anche l’ultima giornata.

Loeb, che guida la Citroen Xsara WRC, arriva in Italia con 28 punti di vantaggio in classifica e la possibilità di portare via il titolo al norvegese con tre gare di anticipo. Per farlo, però, dovrebbe vincere il Rally Italia Sardina e sperare in Solberg almeno terzo, ma nella seconda tappa un minuto di penalità inflitto nel tratto finale gli rendono l’impresa decisamente difficile. Tra l’ altro, Solberg è in stato di grazia: nell’ultimo mese vince in Giappone e in Galles e nella seconda giornata del Rally Italia-Sardinia fa sue le prime quattro speciali.

E soprattutto, è in stato di grazia anche sull’Isola dove parte velocissimo sin dall’inizio. Già nel corso dello shakedown, l’ultima messa a punto della vetture in assetto da gara che si svolge su un tratto sterrato di circa 4,3 chilometri nella zona di La Crucitta, a circa 20 chilometri dal parco assistenza di Olbia, il pilota norvegese della Subaru sopravanza di circa due secondi Marcus Gronholm e Harri Rovanpera. Dal primo all’ultimo chilometro di gara, Petter Solberg e la sua Subaru Impreza WRC lasciano solamente le briciole ai loro avversari al termine del Rally Italia Sardinia.

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100 anni di Storie di Rally 2: appuntamento con la storia

Dalla Dakar Rally 2020 di Carlos al WRC 1990 di Sainz

Il 16 gennaio 2020 Sainz ha reso omaggio al titolo iridato vinto 30 anni prima. Una stagione, quella del 1990, che lo trasformò da Carlos Sainz a El Matador in un sol colpo. Quattro vittorie durante la stagione e sette incredibili podi consecutivi tra la Corsica e Sanremo, un risultato strabiliante, che lasciò il mondo a bocca aperta e i rivali a bocca asciutta.

Trenta anni giusti-giusti dal 2020 e al 1990. Con Storie di Rally si evolve facendo passi indietro nel tempo: dalla Dakar Rally 2020 di Carlos Sainz al WRC 1990 di Carlos Sainz. Un salto in un campionato che in Italia si chiamava Mondiale Rally, che aveva in prova speciale migliaia e migliaia di spettatori, tutti ben attrezzati per le grigliate, qualcuno in camper, qualcuno in tenda, qualcun altro (e mica pochi…) a dormire in auto.

Il 1990 fu una stagione di cambiamenti. Juha Kankkunen era deluso e arrabbiato, oltre che disincantato, per i problemi che TTE continuava ad avere con la nuova Celica e si era trasferito alla Lancia. L’ex superstar della Lancia, Markku Alen, aveva firmato con Subaru e partiva all’attacco del WRC per i giapponesi. Un altro ex-pilota Lancia, Mikael Ericsson, era passato alla Toyota, che contestualmente perdeva Kenneth Eriksson, che si era trasferito in Mitsubishi.

In quella stagione debuttarono due auto completamente nuove e due importanti evoluzioni di progetti esistenti. La prima delle evoluzioni fu la Mazda 323 GT-X, che esordì al 1000 Laghi. Aveva una nuova scocca e un motore più potente e ricco di innovazioni, ma non andò meglio della precedente evoluzione. La seconda fu quella della Ford Sierra Cosworth 4×4. Anch’essa debuttò 1000 Laghi. Destinata a fare da modello intermedio tra la precedente Sierra 2WD e la successiva Escort Cosworth, era la versione 4WD della vecchia Sierra a quattro porte con motore migliorato e, incredibilmente, con cambio a sette marce.

Due vetture veramente nuove, invece, furono la Subaru Legacy e la Volkswagen Golf Rallye G60. Entrambe debuttarono all’Acropoli. La Subaru era stata progettata e e veniva gestita da Prodrive ed ebbe un successo decisamente superiore alla VW. Una aveva un tradizionale motore boxer Subaru e l’altra un compressore volumetrico G60 Volkswagen.

Il 16 gennaio 2020, con il successo conquistato alla Dakar, il terzo con tre Marchi auto diversi, Sainz ha reso omaggio a quel primo titolo iridato vinto 30 anni prima. Una stagione, quella del 1990, che lo trasformò da Carlos Sainz a El Matador in un sol colpo. Quattro vittorie durante la stagione e sette incredibili podi consecutivi tra la Corsica e Sanremo, un risultato strabiliante, che lasciò il mondo a bocca aperta e i rivali a bocca asciutta, ottenuto da un pilota che non aveva vinto un evento WRC prima dell’inizio di quella stagione.

Carlos Sainz in veste di ds Volkswagen
Carlos Sainz nei panni del direttore sportivo Volkswagen

El Matador macinava punti gara dopo gara

Avete presente Popeye quando mangiava gli spinaci? Poco ci mancava. Gara dopo gara macinava punti. Veloce ma regolare, freddo e determinato, preciso. Impeccabile come la sua eleganza. La prima vittoria è il momento universalmente più importante per un pilota, ma il più grande successo di quell’anno per Carlos Sainz arrivò al Rally 1000 Laghi (una storia che meritava di essere raccontata a parte e che trovate qui).

Fu il primo pilota non scandinavo a conquistare un rally che fino a quel momento era stato un territorio di caccia assoluta per finlandesi e un occasionale svedese. Il madrileno riuscì a vincere nonostante il piede sinistro fratturato, fattore che non può non aver reso ancor più complicata e dolorosa la sua guida. Ad inizio stagione, Toyota si preparava a sfidare la Lancia con Armin Schwarz, Mikael Ericsson e Carlos Sainz che, visto il ritorno di Juha Kankkunen al team italiano, diventava il pilota di punta del team di Ove Andersson.

Dopo aver perso per un soffio il Rally di MonteCarlo e quello di Corsica, concluso dietro alla Lancia di Didier Auriol e dopo aver battagliato con Miki Biasion per la vittoria del Rally del Portogallo, in Grecia, Sainz vince finalmente il suo primo rally a bordo della Celica ST 165, avendo la meglio sulle Lancia Delta di Biasion e Kankkunen e sulla Celica del suo compagno di scuderia Ericsson. Con questo successo Sainz è il primo pilota spagnolo a vincere una prova del mondiale rally ed, inoltre, si porta in testa al Mondiale Rally, visto il ritiro di Auriol.

Sainz vince ancora in Nuova Zelanda e, dopo aver terminato al secondo posto in Argentina, come detto si aggiudica il Rally 1000 Laghi, sempre a bordo della Celica. Lo spagnolo termina poi alle spalle di Juha Kankkunen in Australia e, al Rally di Sanremo gli basta un terzo posto per laurearsi campione del mondo, anche grazie ad un miracolo dei meccanici Toyota che rimettono in sesto un’auto che sembrava destinata al ritiro dopo una brutta uscita di strada. Sainz vincerà anche l’ultimo rally in programma, il RAC.

Quel 1990 fu anno importante perché, oltre a Carlos Sainz, anche il Toyota Team Europe arrivò ad un punto di svolta: la Celica era stata veloce ma si era rivelata fragile in precedenza. Aveva trovato affidabilità nel tempo ed era arrivata a pochi bruscolini di distanza dal titolo Costruttori. L’unico vero problema del team fu la dipendenza e l’eccesso di fiducia verso Carlos Sainz, anche se per la verità pure Bjorn Waldegaard aveva portato qualche punticino: con un po’ di impegno in più, Sainz e Toyota avrebbero potuto interrompere lo strapotere Lancia.

Carlos Sainz vince la terza Dakar Rally con il terzo Marchio

Lo spagnolo, durante la Dakar Rally, ha avuto momenti difficili. Come tutti i suoi rivali, d’altronde. E siccome un successo non si costruisce con i sé e con i ma, El Matador ha costruito il suo successo straordinario giorno dopo giorno. Tappa dopo tappa. Chilometro dopo chilometro. All’arrivo è sfinito ma soddisfatto ed emozionato. Un altro importante record che fa il paio con i due titoli WRC.

Carlos Sainz, 57 anni suonati, impone la propria legge sin dal primo giorno della Dakar Rally 2020, la prima edizione che tocca i polverosi deserti dell’Arabia Saudita, e va a vincere dopo circa 9.000 chilometri di caldo soffocante e insidie sconosciute. La sua, tra le altre cose, è la terza vittoria ottenuta con tre Marche diverse. Fattore che riconferma le sue eccezionali doti di pilota che lo avevano già visto vincere due titoli iridati nel Mondiale Rally.

Il madrileno con il compagno d’avventura Lucas Cruz, su Mini-Buggy ha firmato un successo importante alla Dakar Rally, oltre che storico: il primo di una competizione che ha traslocato dall’America Latina all’Arabia Saudita. Un percorso, che è un po’ il ritorno alle origini di questa gara (nata dall’idea di Thierry Sabine) che torna a calcare le piste di quella che fu la tradizionale maratona del deserto africano, con tanti diversi deserti e una molteplice e innumerevole serie di insidie, a tal punto da divenire l’icona di queste competizioni. Ma non solo: Sainz aggiorna il record che già deteneva di pilota più anziano a vincere la Dakar Rally.

Lo spagnolo, durante la Dakar Rally, ha avuto momenti difficili. Come tutti i suoi rivali, d’altronde. E siccome un successo non si costruisce con i sé e con i ma, El Matador ha costruito il suo successo straordinario giorno dopo giorno. Tappa dopo tappa. Chilometro dopo chilometro. All’arrivo è sfinito ma soddisfatto ed emozionato. “È stata molto dura ma ce la abbiamo fatta”, dice prima di essere preso in braccio dalla squadra e di finire in un vortice di abbracci.

Sainz ha vinto quattro tappe del raid e si è piazzato davanti al vincitore del 2019, il qatariota Nasser al-Attiyah (Toyota) ed al francese Stephane Peterhansel (Mini), vincitore di 13 edizioni di questa magica competizione. Al-Attiyah ha vinto la tappa finale che ha portato la carovana Haradh e Qiddiyah lungo 449 chilometri di prova, di cui 167 di speciale.

Può dirsi soddisfatto della sua prima esperienza alla Dakar Fernando Alonso. Il due volte campione del mondo di Formula 1 ha portato a termine la sua partecipazione, chiudendo l’ultima tappa a 3’25” da Al-Attiyah: ha chiuso in tredicesima posizione con un ritardo di più di 4 ore, a causa di incidenti e problemi vari alla sua Toyota.

Sicuramente Alonso ora sa che guidare sulle piste del deserto è qualcosa di diverso rispetto alla Formula Uno, anche se in realtà aveva già messo in preventivo che almeno un anno d’esperienza bisognava maturarlo. L’importante è prendere coscienza del fatto che in moto, macchina, quad o camion, in pista nel deserto, ci sono veri professionisti. Si rifarà l’anno prossimo di sicuro, il “mal d’Africa” ha contagiato pure lui.

I 5 momenti top della storia del Rally del Giappone

Il Rally del Giappone ha fatto da evento candidato al WRC 2020 e ha guadagnato la promozione nella massima serie internazionale di rally per la stagione 2020. Dunque, il WRC è destinato a tornare in Estremo Oriente, questa volta a Nagoya. Scopriamo quali sono stati i 5 momenti top della storia del Rally del Giappone.

Secondo Storie di Rally sono stati questi i 5 momenti top della storia del Rally del Giappone. E secondo te?

1 L’edizione migliore: La prospettiva della vittoria al debutto nel WRC del Giappone, era il 2004, appariva ridicola per Petter Solberg. Il norvegese era appena emerso dal più grande incidente della sua carriera e il copilota Phil Mills si stava ancora riprendendo in ospedale. Il rally successivo era proprio quello del Giappone, che alla fine si rivelò il più bel fine settimana nella storia di Subaru in questo sport. Solberg ottenne una vittoria straordinaria e indimenticabile con la Impreza WRC.

2 Il record del record: La vittoria di Sebastien Loeb nel 2006 ha offerto al talento francese la prima di molte pietre miliari nella sua sorprendente carriera. Portare la Citroen Xsara WRC semiufficiale della Kronos Racing a 5”6 secondi di vantaggio su Marcus Gronholm significò che Loeb era diventato il pilota di maggior successo di sempre. La sua ventisettesima vittoria nel WRC lo portò davanti a Carlos Sainz. Volendo cercare, invece, qualche momento particolare di Loeb in Giappone, avremmo potuto scegliere uno dei titoli mondiali che si era assicurato sull’Hokkaido nel 2005 e 2008.

3 Mikko è grande: Pochi piloti hanno adorato il rally in Giappone tanto quanto Mikko Hirvonen. Il più simpatico dei finlandesi ha assaporato tutto dei suoi viaggi in Estremo Oriente. La sua capacità di abbracciare la cultura della gente del posto lo ha affascinato e quando ha ottenuto la sua prima e unica vittoria lì, nel 2007, è stata una delle vittorie più popolari della stagione. Hirvonen è stato ispirato dalla Focus RS WRC, tanto pieno di fiducia che l’avresti immaginato davanti alla C4 WRC di Loeb anche se il francese non fosse andato fuori strada.

4 L’atterraggio a Obihiro, per la prima volta nel 2004, è stata una grande avventura. Il WRC era già stato nel 1999 in Estremo Oriente, ma il Giappone aveva una prospettiva diversa dal Rally di Cina. Il Giappone ha dato il benvenuto al WRC a braccia aperte e il rally ha preso il controllo di Tokachi, sull’isola di Hokkaido. Da ’noodle alley’, dove il sensazionale pollo bang-bang è stato lavato con il gelido Asahi ad affascinanti città come Rikubetsu, famosa per essere uno dei posti più freddi del Giappone, la manifestazione è stata supportata come nessun’altra dai locali.

5 The Dome. Quando il rally si spostò a sud, da Obihiro a Sapporo, nel 2008, aveva base nel Sapporo Dome. Inaugurato nel 2001, l’edificio (che sarebbe diventato la sede della squadra di baseball dell’Hokkaido Nippon-Ham Fighters) è stato senza dubbio uno dei parchi assistenza e quartier generale più belli della storia del WRC. Ancor più bella, la super speciale e lo shakedown al coperto nel 2010. Kimi Raikkonen non è un grande fan di quel fondo lucido che lo ha mandato contro alcune barriere che sembravano di plastica ma, in effetti, erano di cemento…

Tratto da 100 anni di Storie di Rally 1 – Marco Cariati

Rally di Spagna 1991: Sainz rimane al palo e vince Schwarz

Una seconda Toyota Celica GT4 fu inviata da Colonia per Armin Schwarz, ma il ruolo del tedesco era quello dell’ala che gioca per fare segnare il leader della squadra, Carlos Sainz. Armin Schwarz manteneva il passo al Rally di Spagna 1991, ma poi balzava al comando sulla Ford Sierra RS Cosworth di Francois Delecour, nella seconda tappa asfaltata.

Rally di Spagna 1991: il Toyota Team Europe rifletteva sull’arrivo della Spagna nel WRC. Si trattava di vittoria importante per Carlos Sainz, doppia vittoria. Sainz correva per i giapponesi e prometteva di fare bene. Anche perché un successo in Spagna, al di la di ogni patriottismo legato alla gara di casa, avrebbe significato per la star di Madrid difendere il titolo WRC Piloti.

Una seconda Celica GT4 fu inviata da Colonia per Armin Schwarz, ma il ruolo del tedesco era quello dell’ala che gioca per fare segnare il leader della squadra, appunto Carlos Sainz. Armin Schwarz manteneva il passo, ma ad un certo punto balzava al comando sulla Ford Sierra RS Cosworth di Francois Delecour, nella seconda tappa asfaltata.

Sainz non fu mai a meno di una manciata di secondi da Schwarz e, anzi, ci si aspettava che da un momento all’altro facesse la sua mossa. Si presupponeva che avrebbe attaccato appena il percorso sarebbe passato alle strade sterrate più distanti, nell’entroterra della Costa Brava. Ma questo, in realtà, non successe.

La Celica di Carlos Sainz si ammutolì sulla PS8. Un problema elettrico aveva deciso di mettere lo sgambetto a tutte le speranze del TTE. Il campione spagnolo era fuori dalla rabbia. L’atmosfera attorno al parco assistenza della Toyota a Lloret de Mar era funebre. La squadra continuò a guidare, ma regnava lo sconforto.

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Al Rally 1000 Laghi 1990 con Carlos Sainz passa lo straniero

Sainz amministra l’ultimo tratto cronometrato di quel Rally 1000 Laghi 1990, la PS Vartiamaki, dove è quarto e vince la gara, con alle spalle il suo più feroce inseguitore, Ari Vatanen, che finisce secondo è che si dimostra sportivamente furioso per essere stato preso sostanzialmente a sberle in casa sua.

Dal 22 al 26 agosto 1990, con centro nevralgico ad Jyvaskyla, si disputa la quarantesima edizione del Rally 1000 Laghi, ”appena-appena” 527,61 chilometri di velocissime prove speciali. Al via della gara, tra gli altri, ci sono Carlos Sainz e Luis Moya con la Toyota Celica GT-Four targata K-AM 8139.

L’equipaggio spagnolo è lì per piazzare un ottimo risultato, ma non ha velleità di vittoria, in quanto la gara finlandese, in quegli anni, è come un fortino inespugnabile per gli ”stranieri”. Ma invece, è destinato a diventare il primo pilota non nordico a vincere il Rally di Finlandia.

La PS1 Harju lo vede tra i primi dieci, al nono posto. Dalla PS2 Vesala, Carlos Sainz preme off e disattiva il cervello. Vince quella prova e anche la PS3 Parkkola, la PS5 Vaheri e la PS6 Saalahti. L’indomani, nella seconda tappa, è secondo sulla PS7 Laukaa e sulla PS8 Lankamaa. Poi, tra lo stupore generale, e in particolare degli equipaggi locali, davvero imbattibili fino ad allora, sfida tutti e vince la PS9 Aijala e la PS10 Kalliokoski, portandosi in testa alla gara.

Secondo assoluto sulle PS11 Myhinpaa, PS12 Makra e PS13 Jappila, torna al successo sulla PS14 Toikkala, PS15 Kutemajarvi, PS16 Halttula e PS18 Laajavuori. Sulla PS17 Ruuhimaki è secondo, si dice che abbia alzato il piede per motivi di scaramanzia. Ma la realtà ci racconta che Ari Vatanen e Bruno Berglund con la Mitsubishi Galant VR-4 sono sempre lì a contendere la posizione. Per Vatanen è la gara di casa.

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Le leggende dei rally al Festival Adac Eifel Rally in Germania

Gli ex campioni del mondo Stig Blomqvist e Timo Salonen sono stati tra i partecipanti più popolari e ben voluti e sono tornati al volante per dimostrare la classe che li ha portati rispettivamente ai titoli 1984 e 1985.

Le leggende dei rally al Festival Adac Eifel Rally in Germania. L’evento, con base a Daun, si è rivelato estremamente popolare, con fan giunti da tutto il mondo che hanno potuto visitare uno dei più grandi raduni di macchine da rally storiche. Gli ex campioni del mondo Stig Blomqvist e Timo Salonen sono stati tra i partecipanti più popolari e ben voluti e sono tornati al volante per dimostrare la classe che li ha portati rispettivamente ai titoli 1984 e 1985.

Blomqvist si è ritrovato con il navigatore di Carlos Sainz, Luis Moya, sul sedile di destra di una Ford Escort WRC. Dopo una tappa con lo svedese, lo spagnolo ha dichiarato: “Stig è ancora incredibilmente veloce e in realtà sterza solo per il parcheggio. Fa tutti gli altri cambi di direzione con la macchina usando pochissimi movimenti sul volante”.

Tra gli altri punti salienti c’era Nicky Grist alla guida della Toyota Celica Turbo 4WD, che condivideva con Juha Kankkunen negli anni Novanta. L’auto costruita a Colonia, è stata guidata in modo prudente da Grist. Immagino possa essere un po’ deludente quando ti siedi accanto ad alcuni dei piloti di rally più veloci del mondo e poi scopri che tu vai molto più lentamente. Ma questa è la mia macchina e volevo portarla in sicurezza fino al traguardo”.

Harald Demuth era sull’Audi 80 GLE con cui ha marcato i primi punti WRC per il Costruttore tedesco al Rally del Portogallo del 1979. A quel tempo, il tedesco gareggiava con la vettura a trazione anteriore e contemporaneamente testava il prototipo Quattro in segreto durante la settimana. “Era da impazzire”, ha detto. “Abbiamo testato il prototipo Quattro con trazione integrale e motore turbo e ed erauna nuova dimensione del rally”.

Durante i fine settimana correvamo neirally con l’Audi 80 GLE con 165 cavalli e trazione anteriore. E mentre correvo pensavo che i miei piedi si sarebbero addormentati. La cosa peggiore era che non ci è stato permesso di dire a nessuno cosa stavamo sviluppando e quanto fosse bello ciò che stava per irrompere nei rally.

RAC Rally 1998 e la fatidica (anzi, no) PS7 Silverstone

Era un periodo in cui la febbre dei rally stava raggiungendo di nuovo il suo apice in Europa e maggiormente in Gran Bretagna, dopo le leggendarie Gruppo B, grazie a Colin McRae, mentre Richard Burns cresceva rapidamente e correva incontro al titolo del 2001. In mezzo c’è un bellissimo Rac Rally 1998.

Silverstone è conosciuto quasi esclusivamente per la Formula 1, ma la sua storia affonda anche radici nei rally. Infatti, è stato sede delle prove speciali della prova britannica, Rac Rally 1997 e 1998, del Campionato del Mondo Rally alla fine degli anni Novanta. Era un periodo in cui la febbre dei rally stava raggiungendo di nuovo il suo apice nel Paese dopo le leggendarie Gruppo B grazie a Colin McRae, il primo campione del mondo rally britannico (1995 con Subaru e Pirelli), mentre Richard Burns cresceva rapidamente e correva incontro al titolo del 2001.

Il tracciato dell’autodromo di Silverstone apparve per la prima volta nel Rac Rally nel 1980, tornò nel 1989, poi nel 1997, 1998 e 1999. Fu inserito nel rally con una super prova speciale a superficie mista appositamente costruita e adiacente al circuito del GP F1 di Gran Bretagna, molto vicino alla curva Stowe.

Fu progettato con l’aiuto di Roger Clark e l’obiettivo era che questa breve PS fosse, come dicono gli inglesi, TV-friendly con due macchine che gareggiavano fianco a fianco in un simulacro di corse. Un po’ come poi Michèle Mouton ha fatto alla corsa dei campioni, o come gli organizzatori del Memorial Bettega hanno provato a fare al Motor Show di Bologna e come altre gare hanno poi riproposto negli decenni a venire…

Si pensava che, poco meno di due chilometri, avrebbero avuto solo effetti secondari sulla classifica, la PS era spettacolare e con un bel salto in una pozza artificiale. Eppure questa prova determinò il ritiro di Tommi Makinen e la successiva assegnazione del titolo iridato al finlandese (il terzo in carriera) che intanto stava tornando a casa con il “classico” muso di cemento.

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Citroen Racing, una storia più lunga di otto titoli nel WRC

Citroen Racing, o Citroen Sport per le stagioni passate, è il reparto sportivo ufficiale della casa automobilistica francese. La struttura è stata fondata nel 1989 e ha sede a Versailles.

Citroen Racing è senza ombra di dubbio uno di quei team automobilistici che, nei rally, che ha vinto di più insieme a Ford e Lancia. Ha al suo attivo otto meravigliosi titoli del Mondiale Marche vinti nel WRC nel 2003, 2004, 2005, 2008, 2009, 2010 e 2011.

Il pilota che ha regalato questi otto Campionati del Mondo Rally alla squadra d’Oltralpe è Sébastien Loeb che, invece, nel suo palmares di mondiali vinti ne ha nove: 2004, 2005, 2006, 2007, 2008, 2009, 2010, 2011 e 2012. Dal 2003, Citroën Racing Wrt partecipa al WRC con una propria squadra denominata Citroën Total World Rally Team. La struttura è stata fondata nel 1989 ed ha sede a Versailles, in Francia.

Anche se presente nel World Rally Championship dal 1989, la squadra corre con vetture in conformazione World Rally Car solo dal 2001. Gli inizi hanno visto schierate al via dei rally iridati prima Xsara Kit Car (1998-1999), le Saxo Kit Car (2000), le Saxo Super1600 (2001-2004), quindi le Xsara WRC (2001-2006) e le C2 in conformazione Super1600, le C4 WRC (2007-2010) e le DS3 WRC (2011-2014).

Andando molto a ritroso nel tempo avevano corso anche le DS21 e le DS23. Dal 1990 al 1997, la squadra ha corso con le ZX Gran Raid nella Coppa del Mondo Rally Raid con Ari Vatanen e Pierre Lartigue, disputando quarantadue gare, vincendone trentasei e aggiudicandosi cinque titoli Costruttori: 1993, 1994, 1995, 1996 e 1997.

I risultati parlano da soli, ma qualcosa si può aggiungere. Per sei anni consecutivi, Citroën è stata la squadra da battere e Loeb il pilota da inseguire. Storia relativamente recente. Prima del 1996, Citroën vantava scarsi successi ai massimi livelli dei rally, preferendo concentrarsi sugli eventi di durata off-road con la ZX Rally Raid.

Verso la metà degli anni Novanta, tuttavia, la Casa francese torna a concentrarsi sui rally. I primi sviluppi nel 1996 e nel 1997 si concentrarono sulla berlina ZX, che rivendica il titolo nazionale spagnolo nel 1997 per mano dell’asfaltista Jesus Puras. Nel 1998, tuttavia, l’attenzione si sposta sulla nuova Xsara e sul lavoro iniziato su una World Rally Car nel 1999.

La Xsara debutta nel WRC nel 2001 al Catalunya. L’inizio è impressionante, con Jesús Puras e Philippe Bugalski primi e secondi fino al ritiro per problemi meccanici. Bugalski conquista il sesto posto sulla ghiaia della Grecia, ma l’auto mostra il suo punto di forza sull’asfalto, con Puras in testa a Sanremo e vincitore in Francia.

Nel frattempo un giovane francese di nome Sébastian Loeb ha vinto il titolo Super 1600 in una Citroen Saxo e si è unito alla squadra per segnare il secondo posto a Sanremo. Nel 2002, Citroën gareggia in soli otto eventi del WRC, concentrandosi sullo sviluppo della nuova vettura, la C4, che debutta nel 2003, lontano da occhi indiscreti.

I primi risultati sono contrastanti. I benefici dei test vengono apprezzati con la performance al Safari, ma è sull’asfalto che Loeb e la vettura fanno “notare” la loro presenza. Prima vittoria in Germania. Per il 2003, Loeb affronta una formazione pazzesca di rivali tra cui Carlos Sainz e Colin McRae, ma il team alza la posta in gioco in modo superbo.

Citroën e Loeb affrontano Subaru e Petter Solberg e portano a casa il primo titolo Costruttori. Il Costruttore transalpino si impegna a far vincere a Loeb il Mondiale Piloti nel 2004. L’anno dopo, il focus stagionale sulla nuova C4 WRC fa intravedere la possibilità che Citroën sia battuta, ma invece una rinnovata concentrazione, pneumatici superbi Michelin e una splendida campagna di Sebastien Loeb producono nuovi record nel WRC: dieci vittorie per Loeb e undici per Citroën, oltre a sei vittorie consecutive per Loeb ed entrambi i titoli.

Nel 2006 la Casa si prende un anno sabbatico. Un anno fuori dal WRC. Le vetture ufficiali vengono schierate da un team privato, Kronos Racing, che gestisce la versione aggiornata del 2006 della Xsara WRC. Sébastian Loeb centra il suo terzo titolo Piloti consecutivo.

Per il 2007 torna la squadra Citroën Sport, questa volta con l’attesissima C4 WRC. Loeb torna in tuta rossa e bianca, con Dani Sordo a fare da secondo pilota. La difesa del titolo di Loeb inizia al meglio, con la vittoria al primo turno a Monte-Carlo. Nonostante affronti una dura prova da parte di Marcus Grönholm, Loeb conquista otto vittorie nella stagione e ha conquistato il terzo titolo consecutivo, quarto in assoluto.

Nel 2008 la potente combinazione di Citroën, Loeb, Sordo e C4 WRC torna a caccia del titolo e ancora una volta lo consegna, spargendo i record a sinistra, a destra e al centro. Dopo essersi assicurato il quinto Mondiale Piloti consecutivo, nel penultimo round in Giappone, Loeb e Sordo conquistano il titolo Costruttori per Citroën. Sarà ancora così nel 2009, nel 2010, nel 2011. Nel 2012, Loeb porterà a casa “solo” il titolo piloti.

Il passaggio dalla Subaru Impreza 555 alla Impreza RS WRC

Le Subaru Impreza hanno partecipato al Campionato del Mondo Rally dal 1993 al 2008. La vettura fu denominata 555 grazie allo sponsor dell’epoca. Dal 1997 in poi si cambia musica.

L’esordio dell’Impreza nel mondo dei rally avvenne nel 1993. La Legacy, sua “antenata”, era divenuta poco competitiva rispetto alle avversarie Ford Escort Cosworth e Toyota Celica ST185. Quindi, Subaru incaricò Prodrive di preparare la nuova Subaru Impreza secondo i regolamenti di Gruppo A.

La vettura fu denominata 555 grazie allo sponsor dell’epoca. Il suo debutto avvenne nel Rally di Finlandia con Ari Vatanen e Markku Alén. Le restanti gare del 1993 furono utilizzate come test in vista delle stagioni successive. Nel 1994 la competitività dimostrata dalla vettura attirò alla corte del team inglese un campione come Carlos Sainz.

Come compagno di squadra dello spagnolo la Subaru confermò Colin McRae. La prima vittoria arrivò nell’Acropolis Rally 1994 grazie a Sainz. Il pilota spagnolo disputò una grande stagione perdendo il titolo soltanto all’ultima gara dopo un gran duello con la Toyota di Didier Auriol. In quella stagione le vittorie totali della Subaru furono tre: oltre alla vittoria di Sainz in Grecia arrivarono le vittorie di McRae in Nuova Zelanda e Inghilterra.

Nel 1995 vennero riconfermati McRae e Sainz, mentre una terza vettura venne schierata per Richard Burns nelle gare sterrate e per Piero Liatti in quelle su asfalto. La stagione fu entusiasmante. Entrambi i piloti di punta lottarono per il Mondiale Rally, ottenendo complessivamente cinque vittorie: tre di Sainz e due di McRae.

Il titolo fu vinto proprio da McRae che sconfisse in volata Sainz all’ultima gara. Subaru vinse a fine stagione il suo primo titolo Costruttori. La stagione successiva Sainz passò alla Ford, mentre in Subaru, a sostegno di McRae vennero scelti lo svedese Kenneth Eriksson e Piero Liatti.

McRae ottenne tre vittorie che però, con altrettanti incidenti, non bastarono a conquistare il titolo, che venne vinto da Tommi Makinen, su Mitsubishi. Questo non impedì a Subaru di vincere il secondo titolo Costruttori. Consecutivo. Questa la storia sportiva della Subaru Impreza 555 Gruppo A.

Dal 1997 in poi si cambia musica. A causa dei mutati regolamenti riguardanti le vetture nel Campionato del Mondo Rally, l’Impreza 555 abbandonò le scene in favore della diretta sostituta, denominata Impreza WRC97, codice 22B. In verità il modello di base è sempre lo stesso, ma grazie ai nuovi regolamenti, che richiedono un target più basso in quanto a numero di esemplari stradali.

Venduti per poter far partecipare la vettura al campionato, e non richiedono che la vettura sia strettamente derivata da quella di serie, Subaru decide di impiegare una versione coupé, costruita in tiratura limitata. I piloti per la stagione 1997 sono gli stessi della stagione precedente, ovvero McRae, Eriksson e Liatti (gli ultimi due alternati nelle gare su terra e asfalto).

La WRC97 si presenta subito come estremamente competitiva, nelle prime tre gare Liatti, Eriksson e McRae vincono rispettivamente a MonteCarlo, in Svezia e in Kenya. Nelle restanti gare della stagione arriveranno altre cinque vittorie (quattro per McRae e una per Eriksson) che permetteranno a Subaru di conquistare, per il terzo anno di fila, il campionato costruttori.

La Seat Panda 45 Gruppo 2, i rally e Carlos Sainz

Fin dal debutto, la piccola di Casa Fiat è stata impiegata nello sport, soprattutto nei rally, con qualche incursione negli impegnativi raid africani e in gare tout terrain. Anche la Seat produceva la Panda e la impiegava nei rally (Seat Panda 45 Gruppo 2). La guidò anche Carlos Sainz.

La Panda. Non Fiat, ma Seat. La versione spagnola della piccola utilitaria italiana, prodotta dalla Seat, ha avuto una parentesi sportiva anche nei rally (appunto con la Seat Panda 45 Gruppo 2) e ha tenuto a battesimo uno dei più amati e popolari campioni del mondo rally. Un’icona la Panda per il Marchio torinese, un po’ come la 500, ma caratterizzata da una maggiore continuità visto che, il ”Brutto Anatroccolo” del 1980 non ha mai cessato di essere prodotto e i vari restyling l’hanno portato ad essere sempre al passo con i tempi.

Seppure marginale, l’immagine della Panda va vista anche dal punto di vista sportivo, rallistico. Fin dal debutto, la piccola Fiat è stata impiegata nello sport, soprattutto nei rally, con qualche incursione negli impegnativi raid africani e in gare tout terrain. Il due volte campione del mondo rally Carlos Sainz iniziò la carriera rallystica nel 1981 al volante proprio di una Seat Panda 45, tra l’altro numero 17, ma è esattamente lo stesso modello della Panda italiana, dapprima in versione Gruppo 1, successivamente come Gruppo 2.

Sainz, nel 1981, ha vinto il Trofeo Panda e ha sorpreso tutti per la sua abilità al volante. Durante tutta la stagione, il suo copilota è stato Juan José Lacalle, che poi sarebbe diventato il suo manager dal 1984 in poi. Nel 1982, Sainz firma come pilota ufficiale con la Panda 45 Gruppo 2, oggi perfettamente conservata nel Museo Seat Sport, anche se disputa almeno una gara con una Renault 5.

Lo spagnolo è senza dubbio il pilota che ha contribuito maggiormente a creare il mito della Panda nei rally. La versione 4×4 prima serie venne impiegata in più occasioni, con alterni risultati, alla Parigi-Dakar. La nuova 4×4, in una versione allestita ad hoc, l’avevano chiamata PanDakar, ha provato a prendere parte alla Dakar 2007 con due piloti ben conosciuti agli appassionati: Miki Biasion e Bruno Saby.

Dal 2005, e per le quattro stagioni successive, la Panda in versione Kit e 100 HP è stata utilizzata nelle gare del Campionato Italiano Rally nell’omonimo Trofeo organizzato direttamente dalla filiale sportiva del Gruppo Fiat. E non si contano le decine di partecipazioni di equipaggi e piloti privati al volante di Panda 45, prima, e nuova Panda Kit, poi, nei rally, nelle cronoscalate, negli slalom e nei formula challenge di tutta Italia fino al 2010 circa.

Tratto da 100 anni di Storie di Rally 1 – Marco Cariati

Carlos Sainz: la grande storia di El Matador

Dopo aver sfiorato più volte la vittoria, Carlos Sainz Cenamor vince il suo primo rally iridato nel 1990, in Grecia. Dal Rally MonteCarlo 1992 parte la rincorsa al suo secondo titolo iridato nel WRC. Nel 1990, guida la Celica ST 165. La Toyota si prepara a sfidare la Lancia con Armin Schwarz, Mikael Ericsson e Carlos Sainz. Quest’ultimo, visto il ritorno di Juha Kankkunen al team italiano, diventa il pilota di punta del team di Ove Andersson. Dopo aver perso per un soffio il Rally MonteCarlo e quello di Corsica, concludendo dietro alla Lancia di Auriol, ed aver battagliato con Biasion per la vittoria del Rally del Portogallo, in Grecia, Sainz vince finalmente il suo primo rally a bordo della Celica ST 165,

Dal Rally MonteCarlo 1992 parte la rincorsa al suo secondo titolo iridato nel WRC. Carlos Sainz Cenamor, nato a Madrid il 12 aprile del 1962, inizia a correre nei rally nel 1980, al compimento del diciottesimo anno d’età, e nel 1987 conquista il suo primo titolo nazionale, aggiudicandosi il Campionato Spagnolo Rally e ripetendo l’impresa l’anno successivo. Ma chi è Carlos Sainz?

Nel 1987 debutta nel Campionato del Mondo Rally, alla guida di una Ford Sierra Cosworth, siamo al Rally del Portogallo, al termine del quale vince la PS d’apertura. Peccato che poi sia costretto al ritiro. Sainz viene contattato dalla Ford per disputare alcune gare della stagione 1988.

Con lui in squadra c’è anche il giovane Didier Auriol, che con l’incredibile vittoria nel Tour de Corse 1988 mette in ombra la stella del madrileno e si guadagna un contratto con il team più vittorioso del momento, la Lancia. Il talento dello spagnolo, che disputa comunque buone gare, come il Rally Sanremo, però non sfugge ad Ove Andersson, che lo mette sotto contratto con la Toyota, team che si prepara a interrompere il predominio della Lancia.

Dopo aver sfiorato più volte la vittoria – indimenticabili le sue prestazioni al Sanremo del 1988 e a quello del 1989, oltre che al Rac del 1989 – vince il suo primo rally iridato nel 1990, in Grecia (nel 1989, con la Toyota, Sainz sale per tre volte sul podio ed ottiene un buon ottavo posto in classifica generale).

Nel 1990, guida la Celica ST 165. La Toyota si prepara a sfidare la Lancia con Armin Schwarz, Mikael Ericsson e Carlos Sainz. Quest’ultimo, visto il ritorno di Juha Kankkunen al team italiano, diventa il pilota di punta del team di Ove Andersson. Dopo aver perso per un soffio il Rally MonteCarlo e quello di Corsica, concludendo dietro alla Lancia di Auriol, ed aver battagliato con Biasion per la vittoria del Rally del Portogallo, in Grecia, Sainz vince finalmente il suo primo rally a bordo della Celica ST 165, avendo la meglio sulle Lancia Delta di Biasion e Kankkunen e sulla Celica del suo compagno di squadra Ericsson.

Carlos Sainz con la Citroen Xsara WRC
Carlos Sainz con la Citroen Xsara WRC

Con questo successo è il primo pilota spagnolo a vincere una prova del Mondiale Rally. Inoltre, si porta in testa al Campionato del Mondo, visto il ritiro di Auriol. Sainz vince ancora in Nuova Zelanda e, dopo aver terminato al secondo posto in Argentina, è il primo pilota non nordico a vincere il Rally di Finlandia, sempre a bordo della Toyota Celica ST 165. Il pilota spagnolo termina poi alle spalle di Juha Kankkunen in Australia.

Al Rallye Sanremo gli basta un terzo posto per laurearsi campione del mondo, titolo che vince soprattutto grazie ad un miracolo dei meccanici Toyota, che rimettono in sesto un’auto che sembrava destinata al ritiro dopo una brutta uscita di strada. Non pago, Sainz vincerà anche l’ultimo rally in programma in Gran Bretagna. Un campione non lascia nulla. Neppure le briciole.

Sainz vince il Mondiale Rally e rompe con Toyota

Nel 1991, Sainz e Kankkunen partecipano a dodici rally e ottengono ben dieci vittorie equamente divise. Armin Schwarz e Didier Auriol vincono le due gare in cui non la spunta né Sainz né Kankkunen. In ogni caso, il titolo andrà al pilota finlandese della Lancia per soli sette punti.

Sempre con la vettura giapponese, ma in versione ST 185, Sainz si aggiudica il Mondiale Rally nel 1992. In realtà, le cose non sembrano andare inizialmente bene. Nella prima parte della stagione, Sainz vince solo il Safari Rally. Auriol ottiene il record di sei vittorie in un Campionato del Mondo Rally – record poi stracciato da Sébastien Loeb – spesso precedendo lo spagnolo.

Sainz vince in Nuova Zelanda e, mentre Auriol si ritira per incidenti e guai tecnici, fa suo anche il Rally di Spagna e riapre il campionato. In Gran Bretagna, Auriol si ritira e Sainz vince gara e titolo. Il secondo in carriera. Nel 1993 lascia clamorosamente il Toyota Team Europe per problemi di sponsor e si accasa al Jolly Club per guidare una Lancia Delta Integrale ma è una stagione fallimentare.

Guida la Subaru Impreza Wrx Gruppo A nelle stagioni 1994 e 1995, annata in cui contende al compagno di squadra Colin McRae il titolo, la Ford Escort RS Cosworth dal 1996 al 1997, la Toyota Corolla WRC nel Mondiale Rally del 1998 e in quello del 1999, la Ford Focus WRC dal 2000 al 2002, la Citroën Xsara WRC dal 2003 al 2005.

Non conquista più il titolo. Deve accontentarsi di quattro secondi posti e cinque terzi. Nel 1998 manca la vittoria finale a causa della rottura del motore della Corolla WRC a cinquecento metri dalla fine dell’ultima PS dell’ultima gara. A proposito del 1998, non si può non notare il cambio di casacca. Sainz torna alla Toyota che ha appena lanciato la Corolla WRC.

Al via della stagione con il Rally di Monte-Carlo, le nuove Corolla WRC di Sainz ed Auriol combattono già per la vittoria contro la Mitsubishi Lancer WRC di Makinen. Ed è proprio Carlos Sainz a vincere la sua prima gara della nuova avventura con Toyota.

Makinen poi precede Sainz in Svezia, che si ritira, al Safari e termina dietro a McRae per soli due secondi in Portogallo. Sainz combatte con Auriol per la vittoria in Spagna, ma un errore lo relega al quarto posto, mentre non fa punti in Francia ed è secondo dietro a Makinen in Argentina. In Nuova Zelanda, Sainz precede Auriol e torna alla vittoria. In Finlandia, però, vince Makinen davanti a Sainz e poi si ripete in Italia, lo spagnolo che ottiene appena il quarto posto.

Carlos Sainz in veste di ds Volkswagen
Carlos Sainz in veste di ds Volkswagen

La gara successiva in Australia, penultima della stagione, è ricca di tensioni: Makinen viene penalizzato di un minuto per via di una lieve irregolarità, minuto che però infine gli viene tolto tra mille polemiche. Il rally australiano accoglie comunque un duello senza precedenti tra quattro piloti: Makinen, Auriol, McRae e Sainz. Alla fine, a spuntarla sarà il finlandese della Mitsubishi, che supera di due punti in classifica generale Sainz, giunto secondo.

McRae invece, con un quarto posto finale dietro ad Auriol dirà addio ai suoi sogni iridati. L’ultimo rally in calendario, in Gran Bretagna, è quindi decisivo. Il finlandese della Mitsubishi scivola sull’olio perso da un’auto storica in una gara di contorno al rally, distrugge una ruota ed è costretto alla resa. Sainz amministra e lascia Richard Burns e Colin McRae a combattere per il successo. A trecento metri dall’arrivo, la Corolla WRC dello spagnolo si ferma con il motore rotto, mandando in fumo il titolo che pareva già in tasca al madrileno.

Il titolo di Sainz sfuma a 300 metri dall’arrivo

Nel 1999 troviamo Sainz ancora alla guida della Corolla WRC. Però, non supera il quinto posto in classifica generale. La Toyota si ritira dalle competizioni e così, nel 2000, Sainz torna ancora una volta in Ford dove lo attende la nuova Focus WRC. La vettura non si dimostra all’altezza per il titolo iridato e Sainz ottiene un terzo posto in classifica generale. Nel 2001 va peggio e lo spagnolo termina sesto.

Nel 2002 la Peugeot 206 si dimostra troppo veloce rispetto alla Focus WRC aggiornata e Sainz termina terzo. Nel 2003 lo spagnolo passa alla Citroën e si gioca il campionato fino all’ultima gara con Loeb e Solberg, terminando ancora terzo alle spalle del norvegese e del francese. Il 2004 vede Sainz, che a fine stagione lascerà il mondo dei rally, terminare quarto in classifica. Visti gli scarsi risultati di Francois Duval, Sainz torna a correre due rally anche nel 2005.

In totale, Sainz colleziona 196 rally mondiali disputati, con 26 vittorie (rimaste un record finché non sono state superate da Sébastien Loeb), 97 podi e 756 prove speciali vinte. È stato il primo pilota non scandinavo a vincere il 1000 Laghi. L’ultima gara in carriera è, appunto, il Rally dell’Acropoli 2005, in Grecia, dove ha preso il posto del giovane pilota belga Duval, messo a riposo dal team dopo una lunga serie di errori.

Sale ancora un volta sul podio. L’anno prima, invece, aveva ottenuto la sua ultima vittoria assoluta: Rally d’Argentina. Per questi e per tanti altri motivi, Sainz è uno dei piloti che “fanno” la storia dei rally degli anni Novanta. Sempre competitivo su ogni fondo e su ogni vettura, dalle Gruppo B alle WRC, è un pilota costante nel rendimento e dotato di una grande capacità di sviluppo del mezzo.

Lavora in maniera eccellente con gli ingegneri ed i tecnici delle diverse squadre per cui corre. Abbandona il Mondiale Rally e, nel 2006 e 2007, partecipa alla Dakar Rally Raid, alla guida di una Volkswagen Touareg, mostrando ottime doti velocistiche. Peccato venga rallentato da problemi tecnici che lo allontanano dalla vittoria. Sainz partecipa anche alla Dakar 2009, svoltasi in Sud America, con ambizioni di vittoria, ma viene di nuovo ostacolato dalla cattiva sorte.

Infatti, dopo aver vinto sei tappe è leader della classifica auto quando uno strano incidente lo costringe al ritiro. Durante una prova speciale, in un tratto di fuoripista finisce in un terrapieno di circa quattro metri che a suo dire non sono segnalati dall’organizzazione della corsa.

Ci riprova nel 2010, riuscendo a portare a casa il primo posto. Nel 2011 ha iniziato ad occuparsi, sempre per il Costruttore tedesco, di costruire un team vincente per sviluppare la Volkswagen Polo R WRC nel 2012 e portarla al debutto, ovviamente vincente, già nel 2013. Così è stato.

Grazie a Sainz, la Casa di Wolfsburg raggiunge l’accordo con il pilota francese Sébastien Ogier, messo sotto ingaggio a circa 5 milioni di euro a stagione. Obbiettivo: vincere di tutto. E forse è scappata solo qualche briciola. Il fatto che, alla fine del 2016, Volkswagen abbia deciso di ritirarsi per l’enorme danno economico ricevuto dallo scandalo americano denominato “diesel-gate” è un’altra storia. Anche perché a partire dalla stagione 2015 il rallista spagnolo firma per la Peugeot correndo la Dakar con la 2008 DKR.

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Destra 3 Lunga Chiude: storie di Carlo Cavicchi

Cinquanta storie incredibili, cinquanta racconti per fissare momenti che la memoria non potrà cancellare. Tutte raccolte in Destra 3 Lunga Chiude.

Destra 3 Lunga Chiude – Quando i rally avevano un’anima. O meglio, quando i rally erano Rally, accadevano cose spesso sopra le righe e ripassarle fa bene, perché sembrano delle favole romanzate quando invece erano soltanto la regola. Basta leggerne una per sera e la notte si sognerà.

A far sognare sono certo le storie, i racconti ma anche i protagonisti: da Andruet a Bettega, da Cerrato a Mikkola, da Pinto a Fassina passando attraverso Trombotto, Verini, Pregliasco, Barbasio e Ballestrieri. Tutta gente che, per davvero, ha scritto la storia del rally. Il tutto raccontato da un grande scrittore del settore quale Carlo Cavicchi.

I rally di ieri, quelli che attraversano trent’anni dal 1960 al 1990, non erano semplici corse, bensì un concentrato di avventure. Erano esageratamente lunghi, martoriati da strade dal fondo impossibile con piloti preparati sempre al peggio. Notte e giorno, sole battente e pioggia vigliacca, poi neve e nebbia, polvere e verglas. Chi guidava doveva farlo a bordo di automobili che si rompevano sistemate su gomme incapaci di reggere le asperità.

Un contesto perfetto per generare storie incredibili. Ecco allora una raccolta di storie, molti dei quali si fa fatica a trovarne traccia, che possono aiutare chi c’era all’epoca a ricordare e chi allora non c’era e vuole sapere. Pagina dopo pagina va in rassegna un’era irripetibile dove in scena non ci sono esclusivamente i vincenti, bensì i contorni delle imprese, le sconfitte con la stessa dignità dei successi, i dolorosi ordini di scuderia così come i gesti generosi di chi sapeva rinunciare a una vittoria per aiutare un collega in difficoltà.

Nella prefazione di “Destra 3 lunga chiude – Quando i rally avevano un’anima” Carlo Cavicchi scrive: “Più che delle storie sono delle favole vere e come in tutte le favole c’è il buono e lo sconfitto, il generoso e il furbo, in tutte le stagioni a tutte le temperature, sotto la pioggia, in mezzo alla neve e nel deserto. In scena non ci sono soltanto i piloti vincenti, ma anche quelli sconfitti o traditi dal mezzo meccanico e qualche volta dal compagno di squadra”.

L’esperto di comunicazione automtive Luca Pazielli, in una sua recensione su Autologia aggiunge: “Rauno Aaltonen e Pentti Airikkala non sono certo noti come i nostri Munari o Ballestrieri, le vittorie della Datsun e della Saab non hanno scaldato i tifosi quanto le sfide tra Fiat e Lancia, ma in ogni capitolo, per il lettore, ci sarà la sorpresa di qualcosa che Cavicchi ha vissuto da testimone. Non gli è certamente sfuggito anche il duro lavoro svolto dai meccanici durante le assistenze, a loro è dedicato un intero capitolo, che fa capire quanto sia stato prezioso il loro contributo nelle vittorie”.

I personaggi che l’autore ha scelto quali protagonisti del volume sono: Rauno Aaltonen, Erik Carlsson, Pentti Airikkala, Markku Alén, Jean-Claude Andruet, Fulvio Bacchelli, Amilcare Ballestrieri, Sergio Barbasio, Attilio Bettega, Miki Biasion, Marc Birley, Tony Carello, Dario Cerrato, Jim Clark, Bernard Darniche, Per Eklund, Tony Fall, Guy Fréquelin, Kyösti Hämäläinen.

E ancora, Paddy Hopkirk, Harry Källström, Simo Lampinen, Bosse Ljungfeldt, Timo Makinen, Shekhar Mehta, Hannu Mikkola, Michèle Mouton, Sandro Munari, Federico Ormezzano, Alcide Paganelli, Raffaele Pinto, Fabrizia Pons, Mauro Pregliasco, Carlos Reutemann, Walter Röhrl, Carlos Sainz, Joginder Singh, Jean-Luc Thérier, Pauli Toivonen, “Tony” (Tony Fassina).

Libri su Storie di Rally

la scheda

DESTRA 3 LUNGA CHIUDE

Autore: Carlo Cavicchi

Volumi: collana editoriale Grandi corse su strada e rallies

Copertina: rigida

Pagine: 238

Immagini: 21 in bianco e nero e 76 a colori

Editore: Giorgio Nada Editore

Prezzo: 21 euro

Peso: 540 grammi

ISBN: 978-8-8791166-6-4

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Le più belle immagini del World Rally Championship 1989

Nel 1989 le squadre giapponesi conquistano il mondo dei rally, scatenando una delle lotte più eccitanti della storia del World Rally Championship.

World Rally Championship 1989 è il film di una stagione avvincente. Questo video cattura la risposta a questa nuova sfida. Gli italiani avevano riposto le loro speranze sulla nuova Integrale a 16 valvole di Lania, nel tentativo di contrastare la crescente sfida dei produttori giapponesi Toyota, Mazda e Mitsubishi.

Spettacoli eccezionali sono stati prodotti da Jorge Recalde, Juha Kankkunen, Hannu Mikkola e Ari Vatanen. Anche il sensazionale Carlos Sainz, Didier Auriol, Alex Florio e Miki Biasion appaiono molto in forma. Le telecamere di bordo e gli elicotteri seguono l’azione attraverso oltre ventottomila chilometri di neve, fango e polvere dalla Svezia e dall’Africa verso l’Australia e la Nuova Zelanda. La battaglia tra Oriente e Occidente raggiunge un finale da brivido al Rac Rally in Inghilterra, dopo una stagione di grande successo.

Il Campionato del mondo rally 1989 è stata la diciassettesima edizione del Campionato del Mondo rally. Ad aggiudicarsi il titolo piloti fu, per il secondo anno consecutivo, il pilota italiano Miki Biasion. La vittoria di Lancia e Biasion del WRC risuona ancora nell’aria. Ma si avvertivano i segnali di un forte cambiamento provenienti, appunto, dal Giappone.

Il Costruttore più debole era senza dubbio Mazda. Nonostante sia riuscito a vincere due eventi con Ingvar Carlsson, rally con un elenco partenti risicato e con Lancia assente in entrambi i casi. La sfida più forte l’ha lanciata certamente Mitsubishi, arrivata al vertice due volte.

Di gran lunga, l’opposizione più forte, almeno in termini di prestazioni, proveniva da Toyota. Il team ha vinto un solo rally, ma è riuscito a sfidare Lancia molto più spesso di quanto avrebbe desiderato la squadra italiana. Era scritto su tutti i muri e Lancia inizio a sentire il fiato sul collo.

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la scheda

WORLD RALLY CHAMPIONSHIP 1989

Numero dischi: 1

Lingua: inglese

Durata: 120 minuti

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Peall Trophy per Elfyn Evans, Seb Ogier e Jari-Matti Latvala

Da un campione del mondo di biliardo, un prestigiosissimo premio per i campioni del mondo di rally: il Peall Trophy. Il trofeo sarà presentato sul lungomare di Llandudno, quando terminerà il rally iridato inglese.

Da un campione del mondo di biliardo, un prestigiosissimo premio per i campioni del mondo di rally. La straordinaria storia della Coppa dei Vincitori del Rally GB si arricchisce ora con il nome di Elfyn Evans inciso accanto al roster delle leggende dei rally. Il prestigioso trofeo sarà presentato sul lungomare di Llandudno domenica 7 ottobre 2018, quando terminerà il rally iridato inglese. Si sa, che si tratti della FA Cup, della Ryder Cup, dell’America’s Cup, della Webb Ellis Cup o delle Ashes, la Gran Bretagna è famosa in tutto il mondo per i suoi trofei sportivi iconici e di ispirazione.

Anche nello sport automobilistico, i britannici vantano dei magnifici e invidiabili premi. Ad esempio, il Royal Tourist Club Trophy in oro 18 carati di Hermes è un’eredità senza rivali, mentre il Gran Prix Silver placcato in oro massiccio è ambito da tutti i piloti del GP e anche da Lewis Hamilton. Dall’inizio degli anni Cinquanta, il Peall Trophy, altrettanto prestigioso e desiderato, è stato assegnato ai vincitori del Rally Rac, oggi il venerato round del Fia World Rally Championship.

Oltre ogni standard, con un’altezza di oltre due piedi e mezzo e un peso di oltre diciotto libbre, con la sua base di mogano, il Peall Trophy è un trofeo davvero impressionante… E ora porta incisi anche i nomi di Elfyn Evans e Dan Barritt. Infatti, dopo il loro exploit storico nell’evento del 2017, Evans è diventato il primo pilota gallese a vincere una gara del WRC. Sebbene Evans sia solo uno dei quattro acclamati piloti britannici ad aver vinto la gara iridata di casa – gli altri sono Roger Clark, Colin McRae e Richard Burns – il Peall Trophy risale a ben prima che il WRC si affermasse negli anni Settanta. Per questo è così ambito.

Il grande trofeo classico a forma di urna argentata, sormontata da una statuetta di testa di cervo reale, è stato prodotto nel lontano 1887 dai famosi specialisti vittoriani dell’argento Stephen Smith & Son a Londra: beffa del destino, doveva essere il trofeo del Gran Premio britannico. Originariamente fu presentato dalla Billiard Association come premio permanente e assegnato al campionato di biliardo All In, quando la competizione fu inaugurata nel 1892.

Il campione mondiale di biliardo WJ Peall vinse questo primo evento e non fu mai più sfidato, quindi il trofeo divenne di sua proprietà personale dopo tre anni. Oltre ad essere una leggenda sul biliardo, Peall era anche un automobilista molto appassionato e spericolato. Fu uno dei primi ad essere acchiappato dalla polizia mentre sfrecciava vicino a Redhill – nel 1901 – e multato la somma principesca di 2 sterline per eccesso di velocità: 12 miglia all’ora.

La storia della Coppa al Royal Automobile Club

Nel 1937, la famiglia Peall donò la sua splendida Coppa al Royal Automobile Club a Pall Mall. Successivamente, il club ha ridistribuito il “Peall Trophy”, opportunamente ribattezzato, da assegnare annualmente al “Best Performer in Royal Automobile Club International Rally” come recita l’iscrizione sulla targa. Fu assegnato per la prima volta a Ian e Pat Appleyard, marito e moglie vincitori dell’edizione del 1953 con la Jaguar XK120.

Da allora, i nomi incisi sulle bande dorate della base hanno incluso quasi tutti i grandi della competizione: Erik Carlsson, Timo Mäkinen, Hannu Mikkola, Stig Blomqvist, Ari Vatanen, Henri Toivonen, Juha Kankkunen, Carlos Sainz, Petter Solberg, Sébastien Loeb e molte altre leggende più importanti dello sport. La classifica di quest’anno del Wales Rally GB include tre vincitori del passato: Jari-Matti Latvala, Sébastien Ogier e, naturalmente, Elfyn Evans. Gli altri resteranno desiderosi di vedere i loro nomi incisi sul prestigioso Trofeo Peall.

“È un premio straordinariamente iconico che ogni pilota di rally sogna di vincere”, afferma Ben Taylor, amministratore delegato di Dayinsure Wales Rally GB. “Basta vedere l’emozione sui volti dei vincitori, per sapere quanto sia speciale il Trofeo Peall. Sébastien Ogier lo adora così tanto che cerca sempre di portarlo a casa con lui!”. Nel frattempo, il trofeo viene esposto al popolare Rally Day di Castle Combe sabato del 22 settembre, prima di visitare varie destinazioni promozionali del Galles durante la settimana successiva, culminando in uno spettacolo fuori da John Lewis a Chester, sabato 29 settembre. Infine, il 7 ottobre sarà presentato ufficialmente.

Sin dal suo inizio, nel 1932, il Rally Internazionale della Gran Bretagna è stato corso settantatré volte. Le interruzioni forzate hanno incluso la Seconda Guerra Mondiale, la Crisi di Suez (1957) e durante l’epidemia di afta epizootica (1967). È uno degli unici due eventi, insieme al Rally di Finlandia, il 1000 Laghi, ad aver mantenuto il proprio status da quando il Campionato del Mondo Rally è stato istituito nel 1973.

Lancia Delta HF Integrale: un libro Giorgio Nada Editore

Sei titoli vinti nel Campionato del Mondo Rally per la Lancia Delta HF Integrale oltre a svariati titoli continentali, frutto di una straordinaria serie di vittorie nelle grandi classiche, dal Rally di MonteCarlo al Safari.

Lancia Delta HF Integrale: un libro Giorgio Nada Editore. Sei titoli vinti nel Campionato del Mondo Rally dal 1987 al 1992. In sintesi, l’eccezionale carriera sportiva della Lancia Delta HF Integrale nei rally portata ai vertici delle competizioni da glorie del volante come Juha Kankkunen, Miki Biasion o Didier Auriol.

Il volume ripercorre l’affascinante storia sportiva di questa automobile mitica, offrendo anche una catalogazione dei vari modelli stradali apparsi nel corso degli anni Novanta: dalla HF Integrale Evo 1, alle svariate serie speciali (Martini 5 e 6, Club Italia, Club Hi.Fi.), sino al prototipo ECV2, mai utilizzato in corsa. Oltre duecentocinquanta immagini a colori unite a dettagliati disegni tecnici illustrano questo ricco ed elegante volume dedicato a un’icona della storia dell’automobile.

L’opera offre un ottimo scorcio sulla storia di questa regina dei rally, appunto a partire dalle versioni stradali a quelle preparate per le gare fino alle edizioni limitate. Ci si potrebbe aspettatare qualche dettaglio tecnico più approfondito visto le diverse soluzioni introdotte da quest’auto ma lo consiglio comunque agli appassionati.

Il libro è esaustivo nella storia della nascita a dell’evoluzione della Delta integrale: dalla trazione anteriore della 1600 HF, alla nascita della 4WD, l’evoluzione della Integrale e della S4. È completo anche di tutti i modelli poi dedicati ai dealers, la Evo, la Martini, La giallo Ferrari e giallo ginestra. Chiunque ami il marchio Lancia o la Delta deve assolutamente avere anche questo magnifico libro completo di schede tecniche e fotografie per ogni modello.

Libri su Storie di Rally

la scheda

LANCIA DELTA HF INTEGRALE

Autore: Werner Blaettel

Volumi: collana editoriale Le auto classiche

Copertina: rigida

Pagine: 200

Immagini: 12 a colori e 400 in bianco e nero

Formato: 24,3 x 27 centimetri

Editore: Giorgio Nada Editore

Prezzo: 30 euro

Peso: 1,4 chili

ISBN: 978-8-8791138-1-6

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Uomini e rally: l’ultimo libro di Guido Rancati

Da una camera con “vista sul nulla” nell’est Europa ai colloqui privato con Jean Todt a Parigi, da Brescia alla Scandinavia, da Beirut a Kinsasha, dal dolore per la scomparsa di un amico che al volante non ce l’ha fatta alle sfide, le cene, i litigi e le paci fatte (o non fatte…) con tutti i grandi e piccoli protagonisti delle corse degli ultimi quarant’anni.

L’ormai ex giornalista Guido Rancati, sempre molto attivo nel mondo della comunicazione e degli uffici stampa, nonostante sia in pensione, c’è cascato di nuovo. Non ce la fa a stare fermo un attimo. E così, tra bici, brevi passeggiate, lunghe chiacchierate, appena si ritrova davanti al computer inizia a gettare d’impulso tutti i pensieri che ha per la testa, trasformandoli in parole.

Un viaggio tra Uomini e rally visti da Rancati. Uomini e rally il nuovo libro di Rancati, in linea con la filosofia del giornalista, ribadisce come l’automobilismo del Terzo millennio stia riscoprendo che le gare, per continuare a vivere hanno bisogno del fattore umano. Per fortuna, però, c’è chi lo ha sempre saputo.

Da una camera con “vista sul nulla” nell’est Europa ai colloqui privato con Jean Todt a Parigi, da Brescia alla Scandinavia, da Beirut a Kinsasha, dal dolore per la scomparsa di un amico che al volante non ce l’ha fatta alle sfide, le cene, i litigi e le paci fatte (o non fatte…) con tutti i grandi e piccoli protagonisti delle corse degli ultimi quarant’anni.

Uomini e rally si dipana leggero e densissimo, fitto di aneddoti, di vita vissuta, di esperienze fatte sul campo. Tommi Makinen, Didier Auriol, Carlos Sainz, Richard Burns, Marcus Gronholm, giù fino a Sebastien Loeb e Sebastien Ogier, una galleria di fuoriclasse colti nel fuoco della gara, ma ancora più spesso nei momenti appartati, nelle gioie e negli scoramenti, nei dubbi e nelle allegrie in cui calano la maschera e svelano il loro lato più intimo e privato.

Accanto a loro, il mondo dei team manager, dei giornalisti, dei direttori tecnici, dei mille personaggi oscuri ma fondamentali che nessuno ha mai saputo tratteggiare con la stessa cura e passione. Questo libricino di poche pagine corre via veloce e spettacolare, ma puntuale, come una macchina sullo sterrato, lasciandoti lì a sognare, a immaginare quale sarà la prossima acrobazia. Il libro è dedicato ai rally che mi hanno dato la possibilità di vedere posti diversi e, soprattutto, di conoscere genti diverse”, scrive l’autore.

Una delle prime cose che si trova in “Uomini e rally” è un simpatico “bugiardino” che recita: “La lettura del libro è particolarmente indicata a chi, giovane o giovanissimo, gli anni eroici dei rally li ha conosciuti soltanto attraverso i racconti e gli scritti di coloro che quelle gare le vissero, e si chiede se è veramente esistito un tempo felice in cui nessuno cercava di prevalere con ogni mezzo”.

“Ma è altrettanto efficace per chi giovane più non è, eppure crede fermamente che pur se nel tempo molte cose sono cambiate, le ultime eredi delle grandi corse su strada seguitino ad alimentare storie che val la pena di conoscere come le persone e i personaggi che ne sono protagonisti”.

Uomini e rally: la posologia di Guido Rancati

Ma più di tutto, Rancati consiglia: “Un capitolo, massimo due ogni dieci‐quindici giorni, preferibilmente prima di assistere a una di quelle rievocazioni nelle quali piloti, copiloti e giornalisti di tempi ormai passati narrano con dovizia di particolari episodi mai avvenuti. Si raccomanda di non superare le dosi consigliate”.

Poi, il savoir faire e la sottile ironia del giornalista, mista al giusto cinismo, si conclude e il libro ti proietta nei ricordi di prima mano del più grande inviato italiano al seguito del WRC. La memoria lo spinge fino al 1968, a Sanremo, a casa sua, dove sono soliti cenare sempre molto presto. “Anche al sabato, alle sette, sette e dieci, si è con le gambe sotto il tavolo”. Siamo agli inizi della sua brillante carriera.

Mentre si cena, squilla il telefono. “Dall’altro capo del filo è Pino Angelini, ricciuto e valente corrispondente sanremese di vari quotidiani, che da me, ragazzo di bottega appassionato di auto e moto, vuole sapere l’età di Leo Cella. Ha fretta e non la fa lunga: mi chiede in modo diretto se so quanti anni aveva il romagnolo trapiantato nel ponente ligure”.

“La domanda mi penetra come una lama, capisco che non può essere un caso se ha usato l’imperfetto. Non lo è: con un tono che a me pare gelido, mi informa che un paio di ore prima ha avuto incidente a Balocco con l’Alfa 33 e che per lui non c’è stato niente da fare. Vacillo, appoggio la spalla alla parete e stringo forte la cornetta come per aggrapparmici. Rispondo che ancora non aveva trent’anni e riattacco”.

Da questo punto di partenza, e solo dopo un meraviglioso giro del mondo, si torna a Sanremo. Nel 2017. Quarantanove anni dopo. E ti ritrovi un giornalista ricco di esperienza pronto a chiacchierare con il futuro, Kalle Rovanpera, mentre ricorda la “vecchia” sala stampa del Sanremo.

“Sfrattata dal vecchio scalo merci, la sala stampa del Rallye Sanremo ha ripreso il suo peregrinare. La scelta di piazzarla in una delle sale del Palafiori non s’era rivelata felicissima e così è tornata in riva al mare, non lontana dal parco assistenza. In una costruzione eretta dai genovesi nel settecento per far passare ai sanremaschi la voglia di ribellarsi. Ha una storia, la fortezza a base triangolare sul vecchio porto. Non sempre necessariamente bella, ma importante”.

Libri su Storie di Rally

la scheda

UOMINI E RALLY

Autore: Guido Rancati

Copertina: morbida

Pagine: 136

Formato: 15 x 21 centimetri

Editore: InPagina

Prezzo: 15 euro

ISBN: 978-8-8940845-8-0

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