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Dalla Dakar Rally 2020 di Carlos al WRC 1990 di Sainz

Il 16 gennaio 2020 Sainz ha reso omaggio al titolo iridato vinto 30 anni prima. Una stagione, quella del 1990, che lo trasformò da Carlos Sainz a El Matador in un sol colpo. Quattro vittorie durante la stagione e sette incredibili podi consecutivi tra la Corsica e Sanremo, un risultato strabiliante, che lasciò il mondo a bocca aperta e i rivali a bocca asciutta.

Trenta anni giusti-giusti dal 2020 e al 1990. Con Storie di Rally si evolve facendo passi indietro nel tempo: dalla Dakar Rally 2020 di Carlos Sainz al WRC 1990 di Carlos Sainz. Un salto in un campionato che in Italia si chiamava Mondiale Rally, che aveva in prova speciale migliaia e migliaia di spettatori, tutti ben attrezzati per le grigliate, qualcuno in camper, qualcuno in tenda, qualcun altro (e mica pochi…) a dormire in auto.

Il 1990 fu una stagione di cambiamenti. Juha Kankkunen era deluso e arrabbiato, oltre che disincantato, per i problemi che TTE continuava ad avere con la nuova Celica e si era trasferito alla Lancia. L’ex superstar della Lancia, Markku Alen, aveva firmato con Subaru e partiva all’attacco del WRC per i giapponesi. Un altro ex-pilota Lancia, Mikael Ericsson, era passato alla Toyota, che contestualmente perdeva Kenneth Eriksson, che si era trasferito in Mitsubishi.

In quella stagione debuttarono due auto completamente nuove e due importanti evoluzioni di progetti esistenti. La prima delle evoluzioni fu la Mazda 323 GT-X, che esordì al 1000 Laghi. Aveva una nuova scocca e un motore più potente e ricco di innovazioni, ma non andò meglio della precedente evoluzione. La seconda fu quella della Ford Sierra Cosworth 4×4. Anch’essa debuttò 1000 Laghi. Destinata a fare da modello intermedio tra la precedente Sierra 2WD e la successiva Escort Cosworth, era la versione 4WD della vecchia Sierra a quattro porte con motore migliorato e, incredibilmente, con cambio a sette marce.

Due vetture veramente nuove, invece, furono la Subaru Legacy e la Volkswagen Golf Rallye G60. Entrambe debuttarono all’Acropoli. La Subaru era stata progettata e e veniva gestita da Prodrive ed ebbe un successo decisamente superiore alla VW. Una aveva un tradizionale motore boxer Subaru e l’altra un compressore volumetrico G60 Volkswagen.

Il 16 gennaio 2020, con il successo conquistato alla Dakar, il terzo con tre Marchi auto diversi, Sainz ha reso omaggio a quel primo titolo iridato vinto 30 anni prima. Una stagione, quella del 1990, che lo trasformò da Carlos Sainz a El Matador in un sol colpo. Quattro vittorie durante la stagione e sette incredibili podi consecutivi tra la Corsica e Sanremo, un risultato strabiliante, che lasciò il mondo a bocca aperta e i rivali a bocca asciutta, ottenuto da un pilota che non aveva vinto un evento WRC prima dell’inizio di quella stagione.

Carlos Sainz in veste di ds Volkswagen
Carlos Sainz nei panni del direttore sportivo Volkswagen

El Matador macinava punti gara dopo gara

Avete presente Popeye quando mangiava gli spinaci? Poco ci mancava. Gara dopo gara macinava punti. Veloce ma regolare, freddo e determinato, preciso. Impeccabile come la sua eleganza. La prima vittoria è il momento universalmente più importante per un pilota, ma il più grande successo di quell’anno per Carlos Sainz arrivò al Rally 1000 Laghi (una storia che meritava di essere raccontata a parte e che trovate qui).

Fu il primo pilota non scandinavo a conquistare un rally che fino a quel momento era stato un territorio di caccia assoluta per finlandesi e un occasionale svedese. Il madrileno riuscì a vincere nonostante il piede sinistro fratturato, fattore che non può non aver reso ancor più complicata e dolorosa la sua guida. Ad inizio stagione, Toyota si preparava a sfidare la Lancia con Armin Schwarz, Mikael Ericsson e Carlos Sainz che, visto il ritorno di Juha Kankkunen al team italiano, diventava il pilota di punta del team di Ove Andersson.

Dopo aver perso per un soffio il Rally di MonteCarlo e quello di Corsica, concluso dietro alla Lancia di Didier Auriol e dopo aver battagliato con Miki Biasion per la vittoria del Rally del Portogallo, in Grecia, Sainz vince finalmente il suo primo rally a bordo della Celica ST 165, avendo la meglio sulle Lancia Delta di Biasion e Kankkunen e sulla Celica del suo compagno di scuderia Ericsson. Con questo successo Sainz è il primo pilota spagnolo a vincere una prova del mondiale rally ed, inoltre, si porta in testa al Mondiale Rally, visto il ritiro di Auriol.

Sainz vince ancora in Nuova Zelanda e, dopo aver terminato al secondo posto in Argentina, come detto si aggiudica il Rally 1000 Laghi, sempre a bordo della Celica. Lo spagnolo termina poi alle spalle di Juha Kankkunen in Australia e, al Rally di Sanremo gli basta un terzo posto per laurearsi campione del mondo, anche grazie ad un miracolo dei meccanici Toyota che rimettono in sesto un’auto che sembrava destinata al ritiro dopo una brutta uscita di strada. Sainz vincerà anche l’ultimo rally in programma, il RAC.

Quel 1990 fu anno importante perché, oltre a Carlos Sainz, anche il Toyota Team Europe arrivò ad un punto di svolta: la Celica era stata veloce ma si era rivelata fragile in precedenza. Aveva trovato affidabilità nel tempo ed era arrivata a pochi bruscolini di distanza dal titolo Costruttori. L’unico vero problema del team fu la dipendenza e l’eccesso di fiducia verso Carlos Sainz, anche se per la verità pure Bjorn Waldegaard aveva portato qualche punticino: con un po’ di impegno in più, Sainz e Toyota avrebbero potuto interrompere lo strapotere Lancia.

Carlos Sainz vince la terza Dakar Rally con il terzo Marchio

Lo spagnolo, durante la Dakar Rally, ha avuto momenti difficili. Come tutti i suoi rivali, d’altronde. E siccome un successo non si costruisce con i sé e con i ma, El Matador ha costruito il suo successo straordinario giorno dopo giorno. Tappa dopo tappa. Chilometro dopo chilometro. All’arrivo è sfinito ma soddisfatto ed emozionato. Un altro importante record che fa il paio con i due titoli WRC.

Carlos Sainz, 57 anni suonati, impone la propria legge sin dal primo giorno della Dakar Rally 2020, la prima edizione che tocca i polverosi deserti dell’Arabia Saudita, e va a vincere dopo circa 9.000 chilometri di caldo soffocante e insidie sconosciute. La sua, tra le altre cose, è la terza vittoria ottenuta con tre Marche diverse. Fattore che riconferma le sue eccezionali doti di pilota che lo avevano già visto vincere due titoli iridati nel Mondiale Rally.

Il madrileno con il compagno d’avventura Lucas Cruz, su Mini-Buggy ha firmato un successo importante alla Dakar Rally, oltre che storico: il primo di una competizione che ha traslocato dall’America Latina all’Arabia Saudita. Un percorso, che è un po’ il ritorno alle origini di questa gara (nata dall’idea di Thierry Sabine) che torna a calcare le piste di quella che fu la tradizionale maratona del deserto africano, con tanti diversi deserti e una molteplice e innumerevole serie di insidie, a tal punto da divenire l’icona di queste competizioni. Ma non solo: Sainz aggiorna il record che già deteneva di pilota più anziano a vincere la Dakar Rally.

Lo spagnolo, durante la Dakar Rally, ha avuto momenti difficili. Come tutti i suoi rivali, d’altronde. E siccome un successo non si costruisce con i sé e con i ma, El Matador ha costruito il suo successo straordinario giorno dopo giorno. Tappa dopo tappa. Chilometro dopo chilometro. All’arrivo è sfinito ma soddisfatto ed emozionato. “È stata molto dura ma ce la abbiamo fatta”, dice prima di essere preso in braccio dalla squadra e di finire in un vortice di abbracci.

Sainz ha vinto quattro tappe del raid e si è piazzato davanti al vincitore del 2019, il qatariota Nasser al-Attiyah (Toyota) ed al francese Stephane Peterhansel (Mini), vincitore di 13 edizioni di questa magica competizione. Al-Attiyah ha vinto la tappa finale che ha portato la carovana Haradh e Qiddiyah lungo 449 chilometri di prova, di cui 167 di speciale.

Può dirsi soddisfatto della sua prima esperienza alla Dakar Fernando Alonso. Il due volte campione del mondo di Formula 1 ha portato a termine la sua partecipazione, chiudendo l’ultima tappa a 3’25” da Al-Attiyah: ha chiuso in tredicesima posizione con un ritardo di più di 4 ore, a causa di incidenti e problemi vari alla sua Toyota.

Sicuramente Alonso ora sa che guidare sulle piste del deserto è qualcosa di diverso rispetto alla Formula Uno, anche se in realtà aveva già messo in preventivo che almeno un anno d’esperienza bisognava maturarlo. L’importante è prendere coscienza del fatto che in moto, macchina, quad o camion, in pista nel deserto, ci sono veri professionisti. Si rifarà l’anno prossimo di sicuro, il “mal d’Africa” ha contagiato pure lui.

100 anni di Storie di Rally: le storie più belle su carta

Una storia, quella dei rally, raccontata in tante storie, 74 per la precisione e circa 200 brevi aneddoti. Il tutto raccolto in 280 pagine. Questo è “100 anni di Storie di Rally”, nuova opera curata da noi di Storie di Rally che abbiamo riadattato e trasferito su carta le storie più belle e più lette del sito, dopo averle riordinate in un percorso cronologico che – partendo da Carlo Abarth, un po’ più anziano del Rally di MonteCarlo, e passando attraverso storia e aneddoti sul Rally di Sanremo, Cesare Fiorio, Rally di Svezia, Lancia, Tour de Corse, Safari Rally, Sandro Munari, Ove Andersson, David Richards, Stig Blomqvist, Attilio Bettega, Walter Rohrl, Henri Toivonen, Miki Biasion, Carlos Sainz e molti altri – attraversa le varie epoche del rallismo internazionale e italiano.

“100 anni di Storie di Rally” arriva fino ai tempi più moderni del rallismo, quelli di Alex Fiorio e Giandomenico Basso emergenti nel Trofei Fiat Rally, o quelli ancor più recenti con i vari Andrea Aghini, Andrea Dallavilla, Marcus Gronholm, Paolo Andreucci, Jari-Matti Latvala, Petter Solberg, Richard Burns, Sebastien Loeb, eccetera, impegnati rispettivamente a cercare il proprio meritato momento di gloria. E poi c’è la contemporaneità. Giorni, quelli odierni, che raccontano di un italiano emergente, come Andrea Crugnola, di un italiano sul tetto del mondo, come Andrea Adamo, e della “scuola francese di rally” mestamente ritirata dal WRC. Ma non solo.

Storie trattate nel libro, aneddoti esclusi: Carlo Abarth, Rally di MonteCarlo, Virgilio Conrero, Rally d’Italia, Cesare Fiorio, Rally di Svezia, Lancia nei rally, Tour de Corse, La grande sfida di BMC, Safari Rally, Mini, Walter Rohrl, WRC, Rally del Marocco, Sandro Munari, La famiglia Scandola, Rally Nuova Zelanda, Campionato Autobianchi A112 Abarth, Ove Andersson, Rally del Portogallo, Lancia-Martini, Seat Panda 45 e rally, Miki Biasion, Stig Blomqvist, Audi Quattro, Peugeot 205 T16, David Richards e Prodrive, Gianni Delzoppo, Lancia Delta, Campionato Fiat Uno, Attilio Bettega, Ayrton Senna, Campionato Italiano Rally 1986, 2 maggio 1986.

E poi ancora: Rally della Lana 1986, Paolo Andreucci, Rally di Sanremo 1988, Tripletta Lancia 1989, 1000 Laghi 1990, Rally di Spagna 1991, Subaru Impreza 555, Trofeo Fiat Cinquecento, RAC 1997, Rally di Finlandia 1998, RAC 1998, Rally di Aosta 1998, Richard Burns, Ari Vatanen, Subaru Impreza P2000, Markko Martin, Rally del Giappone, Mexico Rally, la stagione degli addii nel WRC, Rally Costa Smeralda 2010, Andrea Crugnola, Jari-Matti Latvala, Olivier Quesnel su Loeb e Ogier, WRC 2017, Hyundai e Adamo, Citroen World Rally Team.

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la scheda

100 ANNI DI STORIE DI RALLY

Autori: Marco Cariati

Collana: Storie di Rally

Copertina: rigida e morbida

Pagine: 280

Formato: 15,24 x 22,86 cm

Editore: Storie di Rally

Prezzo: 20,80 euro

Peso: 476 grammi

ISBN: 978-1-6759708-4-3

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I 5 momenti top della storia del Rally del Giappone

Il Rally del Giappone ha fatto da evento candidato al WRC 2020 e ha guadagnato la promozione nella massima serie internazionale di rally per la stagione 2020. Dunque, il WRC è destinato a tornare in Estremo Oriente, questa volta a Nagoya. Scopriamo quali sono stati i 5 momenti top della storia del Rally del Giappone.

Secondo Storie di Rally sono stati questi i 5 momenti top della storia del Rally del Giappone. E secondo te?

1 L’edizione migliore: La prospettiva della vittoria al debutto nel WRC del Giappone, era il 2004, appariva ridicola per Petter Solberg. Il norvegese era appena emerso dal più grande incidente della sua carriera e il copilota Phil Mills si stava ancora riprendendo in ospedale. Il rally successivo era proprio quello del Giappone, che alla fine si rivelò il più bel fine settimana nella storia di Subaru in questo sport. Solberg ottenne una vittoria straordinaria e indimenticabile con la Impreza WRC.

2 Il record del record: La vittoria di Sebastien Loeb nel 2006 ha offerto al talento francese la prima di molte pietre miliari nella sua sorprendente carriera. Portare la Citroen Xsara WRC semiufficiale della Kronos Racing a 5”6 secondi di vantaggio su Marcus Gronholm significò che Loeb era diventato il pilota di maggior successo di sempre. La sua ventisettesima vittoria nel WRC lo portò davanti a Carlos Sainz. Volendo cercare, invece, qualche momento particolare di Loeb in Giappone, avremmo potuto scegliere uno dei titoli mondiali che si era assicurato sull’Hokkaido nel 2005 e 2008.

3 Mikko è grande: Pochi piloti hanno adorato il rally in Giappone tanto quanto Mikko Hirvonen. Il più simpatico dei finlandesi ha assaporato tutto dei suoi viaggi in Estremo Oriente. La sua capacità di abbracciare la cultura della gente del posto lo ha affascinato e quando ha ottenuto la sua prima e unica vittoria lì, nel 2007, è stata una delle vittorie più popolari della stagione. Hirvonen è stato ispirato dalla Focus RS WRC, tanto pieno di fiducia che l’avresti immaginato davanti alla C4 WRC di Loeb anche se il francese non fosse andato fuori strada.

4 L’atterraggio a Obihiro, per la prima volta nel 2004, è stata una grande avventura. Il WRC era già stato nel 1999 in Estremo Oriente, ma il Giappone aveva una prospettiva diversa dal Rally di Cina. Il Giappone ha dato il benvenuto al WRC a braccia aperte e il rally ha preso il controllo di Tokachi, sull’isola di Hokkaido. Da ’noodle alley’, dove il sensazionale pollo bang-bang è stato lavato con il gelido Asahi ad affascinanti città come Rikubetsu, famosa per essere uno dei posti più freddi del Giappone, la manifestazione è stata supportata come nessun’altra dai locali.

5 The Dome. Quando il rally si spostò a sud, da Obihiro a Sapporo, nel 2008, aveva base nel Sapporo Dome. Inaugurato nel 2001, l’edificio (che sarebbe diventato la sede della squadra di baseball dell’Hokkaido Nippon-Ham Fighters) è stato senza dubbio uno dei parchi assistenza e quartier generale più belli della storia del WRC. Ancor più bella, la super speciale e lo shakedown al coperto nel 2010. Kimi Raikkonen non è un grande fan di quel fondo lucido che lo ha mandato contro alcune barriere che sembravano di plastica ma, in effetti, erano di cemento…

Rally di Spagna 1991: Sainz rimane al palo e vince Schwarz

Una seconda Toyota Celica GT4 fu inviata da Colonia per Armin Schwarz, ma il ruolo del tedesco era quello dell’ala che gioca per fare segnare il leader della squadra, Carlos Sainz. Armin Schwarz manteneva il passo al Rally di Spagna 1991, ma poi balzava al comando sulla Ford Sierra RS Cosworth di Francois Delecour, nella seconda tappa asfaltata.

Rally di Spagna 1991: il Toyota Team Europe rifletteva sull’arrivo della Spagna nel WRC. Si trattava di vittoria importante per Carlos Sainz, doppia vittoria. Sainz correva per i giapponesi e prometteva di fare bene. Anche perché un successo in Spagna, al di la di ogni patriottismo legato alla gara di casa, avrebbe significato per la star di Madrid difendere il titolo WRC Piloti.

Una seconda Celica GT4 fu inviata da Colonia per Armin Schwarz, ma il ruolo del tedesco era quello dell’ala che gioca per fare segnare il leader della squadra, appunto Carlos Sainz. Armin Schwarz manteneva il passo, ma ad un certo punto balzava al comando sulla Ford Sierra RS Cosworth di Francois Delecour, nella seconda tappa asfaltata.

Sainz non fu mai a meno di una manciata di secondi da Schwarz e, anzi, ci si aspettava che da un momento all’altro facesse la sua mossa. Si presupponeva che avrebbe attaccato appena il percorso sarebbe passato alle strade sterrate più distanti, nell’entroterra della Costa Brava. Ma questo, in realtà, non successe.

La Celica di Carlos Sainz si ammutolì sulla PS8. Un problema elettrico aveva deciso di mettere lo sgambetto a tutte le speranze del TTE. Il campione spagnolo era fuori dalla rabbia. L’atmosfera attorno al parco assistenza della Toyota a Lloret de Mar era funebre. La squadra continuò a guidare, ma regnava lo sconforto.

Tutto ciò che Schwarz poteva fare era continuare con il suo passo disarmante e respingere i continui attacchi di Juha Kankkunen, il principale rivale nella corsa al titolo di Sainz. Insomma, Schwarz poteva e doveva incassare i 10 punti. Ed è quello che fece senza farsi pregare.

Non si trattava di una passeggiata: c’è stata una uscita veloce, il cambio che ha ceduto… Il danno dell’incidente era solo estetico e per nulla grave e, una volta che Schwarz e il copilota Arne Hertz, riuscirono a spingere la Celica fino al parco chiuso, la trasmissione fu cambiata.

Trasmissione cambiata e anche in tempo di record: i meccanici sostituirono il cambio in 7 minuti e 53 secondi. Impressionante. Si stava scrivendo un nuovo record. Da allora in poi, Schwarz volò verso il successo, con coraggio, e raccolse una vittoria di un minuto e mezzo su Kankkunen. Si trattava del suo primo e unico successo ai massimi livelli dei rally.

Kankkunen si aggrappò al secondo posto assoluto, a 5” da Delecour, nonostante si fosse girato nella fase finale. Tale era la disperazione e la paura della Toyota di essere sconfitta che, in gara, i giapponesi offrirono una parte delle proprie gomme (più adatte e più morbide) persino alla Ford Sierra di Delecour. Ma fu tutto inutile: due settimane dopo Kankkunen venne incoronato campione del mondo rally al RAC.