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Julien Ingrassia è uno dei copiloti più vincenti del WRC

Parole al miele quelle che il ”Lupo di Gap” riserva all’amico e copilota Julien Ingrassia in un bel post pubblicato sui canali social del pilota: “Julien metterà fine alla sua carriera a fine stagione. Rispetto la sua decisione al 100%, citiamo spesso le qualità di noi piloti del WRC, ma il navigatore è fondamentale per far bene e Julien è una parte fondamentale del mio successo. Fin dai miei primi passi in questo modo 16 anni fa, Julien era al mio fianco”.

Si dice sempre che quando finisce un’era, ne inizia una nuova. Deve aver pensato questo Julien Ingrassia, che ha fine stagione 2021 saluta Sébastien Ogier dopo che assieme hanno conquistato sette (quasi otto) titoli iridati con tre Case diverse. Nato in Provenza il 26 novembre 1979,

Il binomio è cominciato nel lontano 2006, quando i due iniziarono a muovere i primi passi nelle serie nazionali francesi a bordo della Peugeot 206, dove conquistarono i primi successi. Vittorie che aprirono le porte del Mondiale al duo transalpino, dove al debutto nel 2008 conquistarono il titolo J-WRC per poi debuttare con una vettura della classe regina la stagione seguente. Il primo matrimonio con Citroen fu vissuto tra alti e bassi, con vittorie spesso pesanti che offuscarono in alcuni casi il mostro sacro Séb Loeb.

Tensioni e malumori che portarono i due a dire addio alla Casa del Double Chevron e si accasarono in VW, dove dominarono le quattro stagioni seguenti. A fine 2016, col clamoroso addio di VW al Mondiale WRC si trovano senza un sedile e si reinventano accettando l’offerta di M-Sport e di Wilson, andando a vincere i titoli 2017 e 2018. Il 2019 fu forse l’unico passaggio a vuoto nella carriera di Séb e Julien con il ritorno in Citroen, un rientro che non portò i risultati sperati e durò appena una stagione, complici tweet al veleno di lady Ogier e un meschino addio dei francesi al Mondiale. Il presente è e sarà Toyota con i risultati che tutti noi conosciamo, titolo 2020 e quello 2021 praticamente ad un passo.

Parole al miele quelle che il “lupo di Gap” riserva all’amico in primis e poi al suo navigatore in un bel post pubblicato sui canali social del pilota: “Julien metterà fine alla sua carriera a fine stagione. Rispetto la sua decisione al 100%, citiamo spesso le qualità di noi piloti del WRC, ma il navigatore è fondamentale per far bene e Julien è una parte fondamentale del mio successo. Fin dai miei primi passi in questo modo 16 anni fa, Julien era al mio fianco”.

“Abbiamo costruito tutto assieme, ci siamo migliorati, abbiamo scoperto il WRC e realizzato tutti i nostri sogni. Abbiamo raggiunto più di quanto avessimo osato sognare, vincendo ben sette titoli mondiali. Ora ci restano due rally da completare per raggiungere un nuovo emozionante traguardo. Per me non c’è alcun dubbio, Julien è il miglior navigatore che c’è. Chissà come sarebbe stata la mia carriera senza di te. Un grazie di cuore per tutto, so quanto di devo e non sarà possibile sostituirti. Ti auguro il meglio per il futuro, goditi la vita”.

E’ lo stesso Julien Ingrassia ad annunciare il suo ritiro dalle scene iridate a fine stagione in un post si suoi canali social: “La mia avventura nel mondo dei rally è cominciata quasi 20 anni, nel novembre 2002 quando debuttai come navigatore. Dopo un paio d’anni, nel gennaio 2006 incontrai Séb e con lui abbiamo unito le nostre capacità e volontà per portare a casa i nostri obbiettivi, nel miglior modo possibile. Che viaggio è stato da allora…”

“Un durissimo lavoro, appagato da gioie ed emozioni indescrivibili e tantissime persone conosciute in tutto il mondo. Sono profondamente orgoglioso di ciò che assieme a Séb abbiamo realizzato, abbiamo messo grinta e determinazione in tutti i Team con cui abbiamo lavorato e in tutte le sfide che abbiamo dovuto affrontare. Dopo migliaia di pagine di note scritte, è giunto il momento per me di scrivere altre note nel quaderno della mia vita, ed è per questo che ho deciso di chiudere la mia carriera al termine della stagione. Voglio dire “grazie” a tutte le persone per il supporto ricevuto in questi anni e per le tante emozioni che abbiamo condiviso assieme. Ma la storia ancora si deve concludere, abbiamo ancora due gare per chiudere questo ultimo capitolo al meglio”.

Al fianco di Sébastien Ogier, nel mini programma 2022 siederà Benjamin Veillas. Ex navigatore di Eric Camilli con M-Sport nel 2016, da alcune stagioni affianca il pilota di Gap nei test su fondo sterrato e fa parte dell’equipe che segue Ogier nelle gare su terra.

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Ogier resta il più pagato: gli ingaggi dei piloti WRC nel 2021

Il sette volte campione del mondo rally resta il primo in termini di euro sborsati, legittimamente più pagato, nel Campionato del Mondo Rally. Secondo le stime internazionali più attendibili, gli ingaggi dei piloti WRC, il francese si avvicina a uno stipendio di poco superiore ai 2,1 milioni di euro per la stagione 2021. Il pilota belga, che vive una carriera da eterno secondo, guadagna poco meno di 1,7 milioni euro, mentre il campione del mondo estone che viaggia a fasi alterne da quando è in Hyundai, ha un ingaggio che sfiora 1,3 milioni di euro.

Quando la prima prova del Campionato del Mondo Rally 2021, il Rally MonteCarlo, stava prendendo il via, i contratti erano stati già firmati da tempo e gli ingaggi dei piloti WRC più che pattuiti. Rispetto al passato, quando il più pagato era Sébastien Loeb, gli stipendi dei driver del WRC sono scesi. Seppure Sébastien Ogier resta il più pagato (come in passato), la crisi economica si fa sentire.

Il sette volte campione del mondo rally resta primo in termini di ingaggi, legittimamente più pagato, nel WRC. Secondo le stime internazionali più attendibili, il francese si avvicina a uno stipendio di poco superiore ai 2,1 milioni di euro per la stagione 2021. Questo, indipendentemente dai bonus che gli spettano ogni volta che vince una gara o un titolo. Quelli sono a parte, come a parte sono gli altri suoi proventi da sponsorizzazioni, in particolare dalla Red Bull che lo supporta direttamente. Fatti i conti Ogier incassa circa 4 milioni all’anno.

Dunque, Sébastien II è un campione anche in tema di stipendi. Comanda la classifica dei più pagati con il doppio sui due “rivali d’oro” del WRC: Thierry Neuville e Ott Tanak, i due piloti ufficiali Hyundai iscritti per l’intera stagione. Però, nel 2017, tra ingaggi e bonus, Ogier era arrivato a guadagnare 9,5 milioni di euro. Il solo ingaggio Volkswagen si attestava a 7 milioni di euro e altri 2,5 erano i bonus. Ma l’anno dopo, in M-Sport aveva un ingaggio di 5 milioni. Nel 2011, Sébastien Loeb (al suo settimo titolo) valeva 8 milioni di euro l’anno.

Detto del “povero” Ogier, arrivato a 2,1 milioni di euro (oltre ai circa 2 milioni di bonus), il pilota belga HMI, che vive una carriera da eterno secondo, guadagna poco meno di 1,7 milioni euro, mentre il campione del mondo estone che viaggia a fasi alterne, ha un ingaggio che sfiora 1,3 milioni di euro. Per essere più precisi va detto che le cifre originali sono espresse in dollari e sarebbero di 2,5 milioni per Ogier, 2 per Neuville e 1,55 per Tanak.

Gli altri piloti quanto guadagnano? Che ingaggi hanno?

Migliori ingaggi piloti WRC 2021

  • Sébastien Ogier = 2.100.000 €
  • Thierry Neuville = 1.700.000 €
  • Ott Tänak = 1.300.000 €
  • Dani Sordo = 1.250.000 €
  • Kalle Rovanperä = 410.000 €
  • Elfyn Evans = 410.000 €

Migliori ingaggi driver WRC 2018

  • Sébastien Ogier = 8-9 milioni €
  • Jari-Matti Latvala = 4-4,5 milioni €
  • Thierry Neuville = 2,5-3 milioni €
  • Andreas Mikkelsen = 1-1,5 milioni €
  • Dani Sordo = 1-1,5 milioni €
  • Hayden Paddon = 1-1,5 milioni €
  • Ott Tänak = 1-1,5 milioni €
  • Kris Meeke = 1-1,5 milioni €
  • Esapekka Lappi = 1 milione €
  • Craig Breen = 600.000 €
  • Kalle Rovanperä = 100.000 €
  • Elfyn Evans = 100.000 €

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I rally piacciono agli sciatori di tutto il mondo

Quanti sono gli sciatori professionisti, anche vincitori di titoli mondiali e coppe prestigiose, che si sono cimentati nei rally, più che nell’automobilismo in circuito? Senza contare gli sciatori che si sono convertiti ai rally, come Paolo Andreucci, in seguito a incidenti, è corretto affermare che gli sciatori da rally sono tanti. E non è un caso.

È indubbio che tra sci ed automobilismo la connessione sia stretta. L’adrenalina di chi combatte il cronometro su un pendio bianco è molto simile, se non del tutto uguale, a quella di chi lotta contro le lancette stringendo tra le mani un volante. Sono diversi gli esempi di piloti bravi sugli sci (i primi nomi che vengono in mente sono quelli di Paolo Andreucci, Sebastien Ogier, Teo Fabi che vinse anche un Trofeo Topolino da ragazzo, Bob Wollek, Patrick Tambay, Riccardo Patrese ed Alex Fiorio) ma, sorprendentemente, sono ancora di più gli esempi di sportivi che, messi in cantina gli sci, si sono infilati in un abitacolo, pure con buoni risultati. Per comodità li ho divisi per nazionalità. Sicuramente non sono tutti ma… abbiate pazienza.

I talenti francesi a caccia di rally

Henri Oreiller, nato nel 1925, è stato un ottimo discesista subito dopo la guerra dove ha combattuto come partigiano contro i tedeschi. Alle Olimpiadi di Saint Moritz del 1948 vince la medaglia d’oro in discesa libera ed in combinata e la medaglia di bronzo nello slalom speciale. A metà degli anni ’50 lascia lo sci per l’automobilismo: vince il titolo nazionale Turismo nel 1959, conquista il Rallye Lyon-Charbonnières nel 1960 e nel 1961. Morirà il 7 ottobre 1962 sul circuito di Montlhéry al volante di una Ferrari 250 GTO durante la Coupe du Salon.

Ad Oreiller, assieme a Jean-Claude Killy, è intitolata la pista in Val d’Isere che ogni anno ospita la Coppa del Mondo di sci. Ed anche Killy dopo tre ori olimpici, sei ori mondiali e due Coppe del mondo assolute di sci è passato alle quattro ruote. Classe 1943, ha corso per lo più in pista tra il 1967 ed il 1970. Ha partecipato alla 24 Ore di Le Mans 1969 in coppia con Bob Wollek: erano in testa alla loro classe prima di ritirarsi a quattro ore dalla fine.

Con Bernard Cahier, Killy si è piazzato settimo assoluto e primo tra le GT con una Porsche 911 S alla Targa Florio 1967. Rimanendo in Francia non si può non citare Luc Alphand vincitore della Dakar nel 2006 e per due volte secondo oltre che settimo a Le Mans nel 2006. Sugli sci Alphand ha vinto una Coppa del mondo assoluta nel 1997.

Gli sciatori rallysti della svizzera

Nato nel 1952, Philippe Roux è stato un buon discesista conquistando sei podi in carriera, pur senza mai vincere una gara. Sul finire degli anni ’70 lascia i pendii innevati per i rally: vincerà due volte il Valais, una volta il Rallye du Vin.

Classe 1952, quindi di un anno più vecchio rispetto a Franz Klammer, è Werner Grissman vincitore di una discesa di Coppa del Mondo e bronzo ai Mondiali di Garmisch 1978. Tra il 1981 e il 1986 si dedicò ai rally piazzandosi quinto al Rally del Portogallo 1985 con un’Audi Quattro ed ottavo al Sanremo dello stesso anno.

Sciatori da rally in Italia

Nato nel 1967, il discesista lombardo Giorgio Piantanida (nell’ambiente dello sci, per il suo carattere, era chiamato Giorgio Piantagrane) dopo il ritiro a causa di un pauroso incidente in Val Gardena nel 1989 ha gareggiato per qualche stagione nei rally di Coppa Italia con un’Opel Kadett GSi con i colori della Vaemenia: migliori risultato un nono posto al Lana 1994 mentre in anni più recenti è tornato a correre con le storiche.

Qualche rally in Piemonte (miglior risultato il dodicesimo posto al Valli Ossolane 2009 con una Clio S1600) per l’ossolano Max Blardone nato nel 1979 e per sette volte vincitore in Coppa del Mondo.

WRC: quella doppietta Citroen al Rally di Turchia 2019

Il Rally di Turchia 2019 è stata l’occasione per Ott Tanak di mettere alcune dita, se non un’intera mano, sul titolo Piloti. Un vantaggio di 33 punti prima dell’evento significava che un altro risultato vincente per l’uomo del momento del WRC avrebbe lasciato i rivali Thierry Neuville e Ogier con una montagna da scalare. Per fortuna non andò così

Calore intenso. Sentieri di montagna disseminati di rocce. Pioggia forte. Il venerdì del Rally di Turchia 2019 è stato duro come poche volte nel WRC. Tenere il piede destro ben piantato a terra non era un’opzione se si voleva essere nella lotta per il podio due giorni dopo. E in Citroen Racing lo sapevano bene. Tre settimane prima del Turchia 2019, il team era disperato: dopo aver lottato al Deutschland con un grave problema sconosciuto che causava sottosterzi sulla C3 WRC Plus, si arrivava in Turchia con una grave incognita.

Invece, Sébastien Ogier ed Esapekka Lappi hanno consegnato la prima doppietta alla squadra francese dopo l’Argentina 2015. Ogier ha ricevuto la maggior parte degli elogi e ha riacceso la lotta al titolo con un’audace scommessa sugli pneumatici sabato mattina, prima di controllare il rally per tutta la seconda metà del suo svolgimento. Altrettanto impressionante è stato Lappi, in testa da venerdì mattina fino a quando un piccolo errore ha permesso al compagno di squadra di andare avanti.

Il Rally di Turchia 2019 è stata l’occasione per Ott Tanak di mettere alcune dita, se non un’intera mano, sul titolo Piloti. Un vantaggio di 33 punti prima dell’evento significava che un altro risultato vincente per l’uomo del momento del WRC avrebbe lasciato i rivali Thierry Neuville e Ogier con una montagna da scalare. Per fortuna non andò così. Spazzare le strade lo ha ostacolato per tutto il venerdì, una foratura è costata più tempo e poi il guasto della centralina elettronica nella sua Toyota Yaris WRC Plus il sabato lo ha messo da parte per il resto della tappa.

Ha recuperato il massimo dei punti bonus dalla power stage dopo un’audace scommessa: correre per tutta la domenica mattina senza ruota di scorta nel tentativo di risparmiare peso. Ma quel vantaggio di 33 punti è stato ridotto a 17, poiché il messaggio di Ogier era ed è rimasto chiarissimo: “Tieni le mani lontane dal mio trofeo”. E quando Ogier ha a disposizione una vettura efficace, non basterebbero due Ott Tanak per acciuffarlo.

La prova di apertura di sabato a Yesilbelde non era per deboli di cuore. Si tratta di una delle PS più contorte che ci siano nel Mondiale Rally, lunga 33 chilometri (una sola PS lunga più del Rally Targa Florio 2020, 64 chilometri disputati), e solo a metà tratto i piloti trovano un rettilineo degno di questo nome per tirare il fiato.

Neuville ha iniziato dietro Ogier di 0”7. Quasi mezz’ora dopo ha concluso a più di 4 minuti e 40 secondi dal suo rivale nella corsa al titolo, dopo essere uscito di strada con la Hyundai i20 WRC Plus e averla messa su un fianco. Panico. Dodici mesi prima le sue speranze di vincere il titolo avevano subito un duro colpo quando il suo supporto della sospensione anteriore sinistra ha perforato il cofano nella stessa prova speciale.

Quando il leader del WRC 2 Pro, Gus Greensmith, ha tirato la Ford Fiesta R5 contro un albero, dopo l’arrivo della penultima prova di Cicekli, le sue speranze di assicurarsi la vittoria nella categoria erano ormai quasi inesistenti. Ci sarebbe voluto quasi un miracolo. E infatti, ingegno, determinazione e un buon piede destro molto pesante e in “vecchio stile” sono stati il mix che ha rimesso la macchina sulla strada e ha assicurato il massimo dei punti.

A.A.A. cercasi Audi quattro Gruppo B per Sebastien Ogier

“Di recente ho visto Mads Ostberg che guidava un’Audi Quattro Gruppo B e penso che questo sia qualcosa che devo fare anche io un giorno. Ho avuto spesso offerte per farlo, ma finora mi sono sempre rifiutato e mi sono sempre concentrato sul presente, ma arriverà un momento in cui il mio programma dovrebbe essere un po’ più rilassato e proverò a fare questa esperienza dal passato”

Non c’è molto che Sebastien Ogier non abbia ancora fatto nella sua carriera di rallysta al vertice del WRC. Guidare un’auto da rally del Gruppo B è uno dei desideri in cima alla lista del campione francese con sei titoli mondiali sulle spalle. E qual è l’auto che il sei volte campione del mondo rally ha voluto guidare? “L’Audi Quattro, che ha portato il costruttore tedesco al titolo mondiale nel 1982 e nel 1984 – spiega –. è semplicemente l’auto che ha rivoluzionato il Mondiale Rally”.

Mentre nell’età dei Gruppi B, le auto sono diventate sempre più potenti e spettacolari, Audi ha introdotto prima la Sport Quattro e poi il “mostro” alato, l’E2 nel 1985, il cui motore è stato dichiarato a più di 500 CV. “Di recente ho visto Mads Ostberg che guidava un’Audi Quattro Gruppo B e penso che questo sia qualcosa che devo fare anche io un giorno. Ho avuto spesso offerte per farlo, ma finora mi sono sempre rifiutato e mi sono sempre concentrato sul presente, ma arriverà un momento in cui il mio programma dovrebbe essere un po’ più rilassato e proverò a fare questa esperienza dal passato”, ha aggiunto Seb Ogier.

La Peugeot 205 Turbo 16 può anche essere speciale e, se ne avrò l’opportunità, la guiderò. Sono pianeti diversi le Gruppo B ele macchine che guidiamo ora. Non è certamente paragonabile.Quello che abbiamo ora è l’auto da rally più veloce mai prodotta, ma a quel tempo c’erano già auto dotate di enormi potenze, al limite dell’ingestibile. I freni, le sospensioni, le gomme non erano assolutamente adattati alla potenza che avevano quelle vetture, quindi posso solo provare a immaginare la sfida che c’era tra queste auto”, ha detto il francese, che ha scelto il Rally di MonteCarlo, prova che ha vinto sette volte, come il suo evento WRC preferito

Il Rally di MonteCarlo è stata la manifestazione che mi ha fatto appassionare ai rally. Fortunatamente per me, sono riuscito a vincerlo molte volte. Dico spesso che è la gara che mi dà più soddisfazione durante l’anno, e se avessi vinto solo una volta, avrei sempre scelto questa”.

Ogier come Loeb: record di 6 vittorie al Rally del Messico

Con questo successo, Ogier raggiunge le sei vittorie in messicane, record detenuto fino a questo 2020 dal suo connazionale, nove volte campione del mondo, Sebastien Loeb. In questo 2020, il Guanajuato Rally doveva svolgersi in ventiquattro prove speciali, ma una è stata annullata venerdì per la sicurezza dei piloti e altre tre sono state cancellate domenica.

Il pilota francese Sebastien Ogier ha confermato il dominio nel Rally del Messico, assicurandosi la sua sesta vittoria a Guanajuato e siede a fianco a Re Loeb nel libro dei record. Ogier è il vincitore della gara che ha dovuto essere abbreviata di un giorno e tre prove speciali, a causa della pandemia di Covid-19, nota come coronavirus.

Sebastien Ogier, con la Toyota Yaris, ha segnato il miglior tempo di 2 ore, 47 minuti e 47 secondi nelle prove speciali disputate. Al secondo posto è finito il campione del mondo, Ott Tanak con la Hyundai i20 WRC, e al terzo il finlandese Teemu Suninen, sulla Ford Fiesta WRC.

Con questo successo, Ogier raggiunge le sei vittorie in messicane, record detenuto fino a questo 2020 dal suo connazionale, nove volte campione del mondo, Sebastien Loeb. In questo 2020, il Guanajuato Rally doveva svolgersi in ventiquattro prove speciali, ma una è stata annullata venerdì per la sicurezza dei piloti e altre tre sono state cancellate domenica.

WRC 2012: la stagione dei grandi cambiamenti

La sorpresa della stagione del WRC 2012 è stata Mads Ostberg, che ha vinto in Portogallo dopo la partenza di Sebastien Loeb e l’esclusione di Mikko Hirvonen. Ostberg si è esibito bene per tutta la stagione ed è stato l’unico pilota ad aver segnato punti in ogni prova, perdendo il terzo posto nella serie solo dopo l’ultima prova contro il Latvala.

Il WRC 2012 ha segnato la quarantesima stagione del FIA World Rally Championship, strutturato su tredici rally, a cominciare dal Rally di MonteCarlo del 17 gennaio e per finire l’11 novembre con il Rally di Catalunya.
La stagione del Mondiale Rally 2012 ha assistito ad uno dei più grandi cambiamenti, per quel che riguarda le formazioni di piloti degli ultimi anni. Il tutto è stato innescato dal passaggio di Sebastien Ogier alla Volkswagen per lo sviluppo della Polo RS WRC. Con un posto vacante in Citroen, Hirvonen lascia la Ford per occupare quel sedile. Questa mossa, a sua volta, “promuove” Latvala a capo squadra e Petter Solberg viene reclutato per sostenerlo.

Nel vivaio Ford avviene un altro terremoto con i giovani piloti Ott Tanak ed Evgeny Novikov. Sfortunatamente per la serie, quell’anno Mini ritira il supporto ufficiale alla squadra ad inizio della stagione. Alla fine di quell’anno, anche la Ford annuncia che non continuerà oltre la stagione 2012 in modo ufficiale nella serie, lasciando M-Sport a cercare modi alternativi per continuare.

Oltre a Ford, un altro grande ritiro annunciato: quello di Sebastien Loeb. Il WRC 2012 è per lui un anno quasi perfetto, con nove vittorie con cui conquista il nono titolo, davanti ai finlandesi Mikko Hirvonen e Jari-Matti Latvala, mentre Citroen vince il Mondiale Costruttori.

La sorpresa della stagione è Mads Ostberg, che si aggiudica la gara in Portogallo, dopo l’uscita di scena di Sebastien Loeb e l’esclusione di Mikko Hirvonen. Ostberg ha corso bene per tutta la stagione ed è stato l’unico pilota ad aver segnato punti in ogni prova del Mondiale Raly, perdendo il terzo posto nella serie solo dopo l’ultima prova contro il Latvala.

Quell’anno, i primi programmi di organizzare il Rally di Argentina su un formato “endurance” con tappe nella vicina Uruguay e Cile furono abbandonati a favore di un nuovo percorso che presentava oltre cinquecento chilometri di prove speciali. Il rally in questione mandò in scena la PS più lunga del campionato, la El Durzano-Ambul di 66 chilometri.

Per il 2012, il Wales Rally GB era stato spostato a settembre dalla sua tradizionale data di novembre, rendendo il Rally di Spagna il finale di stagione. Il percorso del Rally di Finlandia era stato rivisto rispetto al 2011 includendo il ritorno di diverse PS famose, tra cui Ouninpohja, Mokkipera e Palsankyla.

Per determinare l’ordine di partenza nei rally su terra del 2012, era stata introdotta la fase qualifying stage. Veniva eseguito un test sul percorso dello shakedown, ma subito dopo lo shakedown, e il pilota con il miglior tempo sceglieva per primo la sua posizione di partenza, poi il secondo più veloce e così via.

Dopo le prime perplessità e le immancabili polemiche, è sembrato che questa soluzione funzionasse molto bene e fornisse diversi spunti anche a livello mediatico. Al punto che fu poi scelta da diversi eventi extra Mondiale Rally, come ad esempio il Campionato Europeo Rally, che ancora oggi la adotta. La rotazione delle gare ha visto entrare nel calendario gare il Rally di MonteCarlo e quello della Nuova Zelanda, a discapito della Giordania e dell’Australia.

Tratto da 100 anni di Storie di Rally 1 – Marco Cariati

Perché Ogier ha reso pan per focaccia a Citroen Racing

Nel 2011, in un momento in cui la lotta per il primo posto all’interno della squadra era uno dei principali punti di interesse della stagione, con Loeb e Ogier impegnati in varie scaramucce, volarono gli stracci. Ogier voleva restare in squadra, Loeb voleva ritirarsi, Citroen aveva detto che Ogier sarebbe rimasto, ma invece a fine stagione fu defenestrato.

Diciamocelo pure che Sebastien Ogier non ha avuto molta fortuna con Citroen Racing in nessuna delle due “vite” vissute nella squadra francese. Diciamocelo pure che Ogier ha reso pan per focaccia a Citroen Racing un sgarbo subito, ma anche questa volta c’è rimasto sotto.

Vero è che Citroen Racing è stata la squadra che gli ha dato la possibilità di nascere come star del WRC, ma è altrettanto vero che un decennio più tardi, la direttrice di Citroen Linda Jackson ha annunciato il prematuro ritiro della squadra con una motivazione che contiene ingratitudine: “La nostra decisione di fermare il programma WRC al 2019 è motivato dalla decisione di Sebastien Ogier di lasciare Citroen Racing”.

Come dire, è colpa di Ogier se ci ritiriamo, dimenticando che non è certamente colpa di Sebastien Ogier se durante la stagione del WRC 2019 ha solo potuto ambire al galleggiamento. Per fortuna, rari exploit non dovuti alle capacità del pilota, che francamente non sarebbero quasi mai da mettere in discussione (tranne che solo per un paio di occasioni durante tutto l’anno), ci hanno impresso nuovamente in mente la convinzione che con una macchina valida sarebbe finita in un altro modo. Certamente più dignitoso per la storia del team e dei suoi equipaggi.

“La nostra decisione di fermare il programma WRC al 2019 è motivato dalla decisione di Sebastien Ogier di lasciare Citroen Racing”, Ogier non se lo meritava proprio. Ma questa non è la prima volta che Ogier accusa un colpo ingrato. Nel 2011, in un momento in cui la lotta per il primo posto all’interno della squadra era uno dei principali punti di interesse della stagione, con Loeb e Ogier impegnati in varie scaramucce, volarono gli stracci. Ogier voleva restare in squadra, Loeb voleva ritirarsi, Citroen aveva detto che Ogier sarebbe rimasto, ma invece a fine stagione fu defenestrato.

Qualche mese dopo, Olivier Quesnel svelò: “Tutto è iniziato perché Sebastien Loeb avrebbe dovuto lasciare il WRC alla fine dell’anno 2011. Loeb era stufo delle regole e infastidito dal fatto di dover essere il primo a partire in ogni manifestazione in quanto leader del campionato. Avevamo chiesto alla FIA di modificare questa regola per il 2012, con il supporto di Ford M-Sport, ma la FIA rifiutò e decise di non modificare la regola. Ogier aveva già una proposta in Ford per il 2012 e se l’avesse accettata, Citroen sarebbe senza i migliori piloti. Quindi abbiamo deciso di tenere Ogier nella squadra”.

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Makinen: ‘Su Ogier ed Evans in Toyota non posso dire’

Elfyn Evans in Toyota per il World Rally Championship 2020 – con Sebastien Ogier al suo fianco – sarà ufficializzato già alla fine della prossima settimana. Il team manager Toyota, Tommi Makinen, sostiene che né Elfyn Evans né Sebastien Ogier hanno già firmato, ma ha confermato ad Autosport.com che ci sono accordi con entrambi i piloti e ha aggiunto che la sua line-up sarà completata imminentemente.

La squadra di Tommi Makinen è stata costretta a rivedere i propri piani in seguito alla partenza definita “a sorpresa” del nuovo campione Ott Tanak verso Hyundai. Definire a sorpresa l’ingaggio di Tanak da parte di Hyundai Motorsport appare banale, già solo perché da mesi giornali e blog più che attendibili ne parlavano in modo più che certo. Come appare banale preoccuparsi di dire che non c’è la firma sul contratto ma che si sono raggiunti gli accordi. Ben più che un’intesa.

Elfyn Evans ha visitato la base a Puuppola di Toyota Gazoo Racing alla fine del mese scorso e si sa per certo che il viaggio era mirato a concordare e definire le condizioni per guidare una Yaris WRC Plus nella prossima stagione. Ogier ha avuto colloqui con Toyota e con il ritiro di Citroen dalla serie iridata – uno scenario che si stava discutendo da mesi all’interno team – gli si sono aperti nuovi scenari: Toyota.

Prima di accordarsi con Toyota, Ogier ha parlato anche con M-Sport, la squadra con cui ha vinto i suoi ultimi due titoli piloti. Makinen ha detto ad Autosport.com: “Non abbiamo nulla da dire. Ora abbiamo questo dramma in Australia. Non posso dire nulla per il momento”.

Su Evans, Makinen ha detto: “Sicuro che lo abbiamo seguito e i suoi miglioramenti ci hanno stupito, siamo molto, molto interessati. Ci piace”. Il “caso” di Evans in Toyota si è rafforzato perché fu proprio Ogier a scegliere il gallese come suo compagno di squadra preferito. “Abbiamo bisogno dei Costruttori per il bene del campionato e dello sport”. La risposta è relativa all’anticipazione di Rallyeslalom.com su Sebastien Ogier in odor di firma con Toyota e Citroen World Rally Team pronta ad ufficializzare il ritiro dal WRC.

Confermato in Toyota il diciannovenne Kalle Rovanpera che guiderà una terza Yaris WRC Plus la prossima stagione con Takamoto Katsuta che guiderà una quarta vettura con livrea non di ufficiale e solo rally selezionati. Una squadra Ogier-Evans-Rovanpera lascerebbe piloti come Kris Meeke e Jari-Matti Latvala a fare da spettatori. E infatti, Latvala non fa mistero di essere al capolinea. Si annunciano part-time per Hayden Paddon, Craig Breen, Esapekka Lappi, Andreas Mikkelsen e Mads Ostberg, se la caccia per un posto con M-Sport dovesse fallire.

WRC, in Spagna Loeb torna al successo dopo 5 anni

Sebastien Loeb e Daniel Elena tornano al successo nel WRC dopo 5 anni di assenza dal Mondiale Rally. Un successo unico nel suo genere, costruito con una tattica perfetta e arrivato al termine di un complicatissimo Rally di Spagna 2018. Una vittoria che, però, lo ha riportato nella massima serie internazionale.

Il Rally di Spagna 2018 è destinato a passare alla storia per essere stato vinto da Sebastien Loeb e Daniel Elena, dopo cinque anni di assenza dal Campionato del Mondo Rally. Cinque anni trascorsi a correre e vincere nei rally raid e nel rallycross. Il successo di Loeb ed Elena assume Ancor più valore, essendo frutto di una perfetta strategia di gara.

Una vittoria in cui non c’era nulla di scontato, specialmente considerando che Sebastien Ogier stava inseguendo il titolo piloti, come anche Ott Tanak e Thierry Neuville. Dopo quel rally, per Loeb-Elena c’è stata ancora una Dakar in Sudamerica e poi il rientro part-time nel WRC con un contratto da ufficiale Hyundai.

Durante la Tappa 1, Ott Tanak aveva ottenuto un vantaggio di 26,8 secondi, dominando PS di ghiaia scivolosissime per tenere distanti l’eroe di casa Dani Sordo e i rivali nella corsa al titolo, Thierry Neuville e Ogier. Solo una volta Tanak ha terminato al di fuori delle prime tre posizioni su sette prove speciali disputate.

Sordo ha vinto una prova e con la Hyundai i20 WRC e ha retrocesso Elfyn Evans 2,9 secondi dietro nella fase finale. Loeb, invece, è finito mezzo secondo dietro la Ford Fiesta di Evans, al quarto posto, dopo aver inizialmente lottato con un fastidioso sottosterzo della Citroen C3 WRC.

Jari-Matti Latvala era stato il più grande sfidante di Tanak ed era sulla buona strada per acchiappare il suo compagno di squadra fino a quando una foratura non gli è costata quasi 50 secondi. È precipitato al decimo posto prima di recuperare fino in quinta posizione, a 1,5 secondi dalla i20 WRC di Andreas Mikkelsen. Ogier ha chiuso settimo con Neuville nono.

Al sabato, nella Tappa 2, Latvala si è portato in testa ad una gara avvincente che si è conclusa con sei piloti in lotta per la posizione d’onore. Il finlandese era il terzo leader di un’altra giornata in cui il pendolo oscillava avanti e indietro tra i contendenti al titolo.

Latvala ha tenuto testa ad Ogier che risaliva la classifica col coltello fra i denti. I sorrisi di Jari-Matti Latvala sono stati contrastati dalla disperazione di Toyota quando Tanak è precipitato all’ottavo posto in seguito ad una foratura anteriore sinistra.

Ogier ha chiuso 3,3 secondi su Loeb, il cui ritmo è aumentato costantemente. Evans era lontano altri 1,8 secondi, al quarto posto, mentre Neuville è risalito dalla nona alla quinta posizione. Sordo è peggiorato progressivamente e ha perso quattro posizioni nella penultima prova, per terminare sesto. Solo 16,5 secondi dividono i primi sei piloti.

Poi succede che nella Tappa 3 della domenica, Loeb, che era salito sul podio dei vincitori per l’ultima volta in Argentina nel 2013, balza al comando del Rally di Spagna vincendo i due test di apertura grazie ad una scelta azzeccata di pneumatici. Perde secondi vitali perché si gira nella penultima PS, ma resistite e incassa la sua nona vittoria spagnola per 2,9 secondi.

La consolazione di Ogier si limita a riguadagnare il vantaggio in campionato per 3 punti da Neuville. Il belga viene retrocesso dalla terza alla quarta posizione, dopo aver colpito una pietra e aver rotto la ruota posteriore destra nella fase finale. Evans è arrivato terzo per 0,5 secondi, con Sordo quinto e Tsnak sesto. Latvala ha colpito una barriera nella penultima PS, ha forato la gomma anteriore sinistra ed è precipitato all’ottava posizione.

Quell’ordine di Citroen WRT che fa perdere Lappi in Turchia

Al Rally di Turchia, il più scatenato è stato Esapekka Lappi. Il finlandese non aveva nulla da perdere e voleva vincere a tutti i costi, mettendo in crisi Sebastien Ogier. Ma alla vigilia dell’ultima giornata di gara, Citroen WRT ha dato un ordine. E siccome la notte porta consiglio…

C’è un solo episodio che merita essere preso in considerazione del Rally di Turchia 2019. Un episodio che è durato tre giorni e che ha dato l’esito che ha dato – doppietta Citroen WRT con primo Sebastien Ogier e secondo Esapekka Lappi, che avevamo intervistato qualche giorno prima e che aveva detto chiaramente cosa avrebbe voluto fare al Turkish Rally, o quantomeno come gli sarebbe piaciuto correre.

Una cosa nota, dalla notte dei tempi, è che “volere e potere”. Bene Esapekka Lappi voleva vincere, voleva addentare quelle PS sconnesse e dure, piene di rocce, volandoci sopra. Sì, il kartista che si è dato ai rally voleva volare sulla terra iridata turca come gli piace fare in Svezia e come sogna di fare in un 1000 Laghi innevato, dovendo poi ripiegare piuttosto sull’Arctic Lapland Rally.

Al Turkish Rally, Lappi stava coronando il sogno. Non aveva nulla da perdere e andava come nessun altro, altro che Red Bull mette le ali. Se non fosse arrivato un evidente ordine di scuderia tipo “fai quel che vuoi ma non disturbare Sebastien Ogier”, probabilmente il Rally di Turchia sarebbe finito diversamente e ci troveremmo davanti alle lamentele di una super star in crisi di autostima. Ma comunque sarebbe finita con la doppietta Citroen.

Infatti, capita alla fine della PS4, che chiude il primo loop di tre prove speciali del venerdì al Rally di Turchia, che al comando si ritrovi Esapekka Lappi. Il pilota Citroen WRT ha sfoderato una prestazione eccezionale, in particolare sui 38,15 chilometri della PS Cetibeli. Poi ha portato il suo vantaggio sulla Hyundai i20 di Andreas Mikkelsen a 9″0 nella successiva PS Ula.

Lappi ha beneficiato di strade più pulite e una migliore presa grazie alla sua posizione nell’ordine di partenza e si è allontanato dal rivale norvegese, che ha avuto problemi di trazione sulla PS Ula. “Siamo rimasti fuori dai guai e non abbiamo avuto grandi patemi. L’auto ha funzionato bene. Nell’ultima PS ero un po’ troppo lento, ma meglio essere sicuri”, ci ha detto Lappi in Turchia.

Kris Meeke inaugura la sua giornata, ma Lappi…

Sulla quinta prova speciale di Icmeler, Kris Meeke inaugura la sua giornata. Sui quasi 25 chilometri, contraddistinti da strade sterrate e sporche di pietre, nonostante un testacoda, Meeke è il più veloce con 18’05″8, precedendo di 1″6 Thierry Neuville e di 1″9 Sebastien Ogier. Esapekka Lappi, quinto a 4″5, resta sempre in testa alla classifica assoluta con 12″4 su Andreas Mikkelsen, sesto in PS.

In questo caso, Esapekka Lappi è autore di un’ottima prova bene, ma alla fine è perplesso: “Avremo preso almeno una quindicina di botte sulla macchina, ci sono pietre e sassi terribili che volano ovunque. Comunque siamo arrivati”, ci dice a fine PS. In realtà, era lui che volava, solo che in tanti non lo raccontano perché si limitano a tradurre i comunicati stampa.

La PS6 è la ripetizione della prova speciale più temuta, quella più lunga di Cetibeli di 38,15 chilometri, ha avuto una sorpresa spiacevole per molti piloti. La pioggia non ha complicato le cose solo a Ott Tanak, Seb Ogier e Thierry Neuville, mentre le ha complicate a tutti gli altri aumentando l’intensità.

In questo contesto, il pilota di Citroen WRT compie il miracolo: vola sul terriccio e sulle pietre umide, come fosse sul ghiaccio della Svezia, e riduce il distacco da Neuville ad appena 7″, mentre gli altri sono dai 32″ in su. Neuville, montate gomme soft, spinge e recupera terreno per la classifica generale che ora lo vede al terzo posto a 19″7 da Lappi.

Il finlandese si piazza secondo nella prova speciale, ma anticipa prepotentemente il compagno di squadra Sebastien Ogier, terzo a 10″ dal belga con la Hyundai i20 WRC Plus. Sebastien Ogier, in questa lotta impari contro un Lappi che non ha da perdere un bel niente, si porta così in seconda posizione nella classifica generale a 14″9 da Lappi.

Esapekka Lappi del Citroen WRT, voleva vincere in Turchia, foto Jaanus Ree
Esapekka Lappi del Citroen WRT, voleva vincere in Turchia, foto Jaanus Ree

Citroen WRT si accorge della sfida Lappi-Ogier

Si arriva sulla PS7 Ula, che ha chiude la giornata, Dani Sordo con la Hyundai si prende la soddisfazione di risultare il più veloce della PS7 in 12’29″3 nonostante problemi al turbo. Jari-Matti Latvala si ferma in seconda posizione, battuto di ben 10″9 dallo spagnolo che è superlativo in questa tappa. Qui fa bene anche Thierry Neuville e Teemu Suninen, mentre Esapekka Lappi terminato quinto a 13″8. Perde 1″3 da Neuville, ma ha guadagna 2″8 su Sebastien Ogier che nell’assoluta resta secondo.

Citroen WRT si accorge della sfida Lappi-Ogier. Si accorge chiaramente e si allarma del fatto che tra Lappi ed Ogier è in atto una corsa al primato. A fine giornata, a 17″7 dal compagno di squadra, il francese e Citroen WRT sono soddisfatti. Era da tempo che i driver Citroen non si vedevano insieme davanti a tutti. Un continuo botta e risposta che potrebbe anche fare danni.

L’indomani, sabato 14 settembre 2019, sulla prova speciale speciale numero 8, ben 33 chilometri di sterrato e polvere che fanno una vittima eccellente con Thierry Neuville, che non vede una curva e centrato una pietra finendo fuori strada, e che vedono il leader del campionato Ott Tanak forare, Sebastien Ogier scatena. Sì, Ogier non Lappi…

Il francese vinco con 16″7 su Esapekka Lappi, leader del Rally di Turchia e così il distacco tra i due si riduce a 1″. Lappi lamenta un problema al cofano. Sulla PS9 Datca, Ott Tanak non si presenta. In trasferimento, la Yaris accusa un problema al motore e l’estone si deve fermare. Ritiro. Arriva così il primo ritiro stagionale per Tanak leader della classifica iridata con 205 punti davanti a Thierry Neuville, a 172, che non si da pace per l’errore nella precedente PS.

Sebastien Ogier, terzo nel WRC con 165 punti, si gioca tutte le carte. Il francese viene battuto dal compagno Esapekka Lappi che risponde così al francese che si era aggiudicato la PS precedente. Lappi è secondo a 0″6 da Andreas Mikkelsen e stacca Ogier di 1″2 in terza posizione. Nella classifica assoluta, Lappi comanda su Ogier con 2″2, Mikkelsen è terzo a 1’04”. Teemu Suninen riceve l’ordine di non gettare alle ortiche l’occasione ed è ottavo a 11″1 da Mikkelsen. Perde così il terzo posto nella assoluta.

Il ritiro di Tanak risveglia gli appetiti

Il ritiro di Tanak risveglia gli appetiti. Sebastien Ogier non prende rischi nella PS10 Kizlan, di 13,3 chilometri velocissimi e su terra. Il francese può rilanciarsi nella classifica iridata e non vuole commettere errori. In questa PS è quinto a 7″8 da Lappi che, non avendo nulla da perdere, aumenta il suo vantaggio a 10″ sul compagno di team.

Si torna sulla PS Yesibelde, 33 chilometri da paura. I piloti sono molto attenti alle gomme, non tanto alla scelta, ma a non distruggerle, visto che tutti hanno scelto le dure, montate assieme alle medie o alle soft. Sebastien Ogier spinge a fondo. Infatti, è il più veloce della PS in 25’19″6. Esapekka Lappi prova a resistere con le gomme anteriori in versione slick fermando i cronometri a 7″8 da Ogier e restando leader.

Neuville si aggiudica la PS12 Datca, con alle spalle Sordo a 6″3. Teemu Suninen è a soli 6″7 in terza posizione, quarto assoluto nella genelare. In pratica, Ford e Hyundai hanno sferrato l’attacco. Quarto è Ogier, che però diventa leader assoluto della gara con 4″7 su Lappi.

Rispostaccia di Lappi sulla PS13 Kizlan, anche questa una ripetizione, a Neuville e Ogier, rimessi in riga, e rispettivamente a 1″4 e a 3″1. Ogier resta leader ma per appena 0″2. Quarto tempo assoluto dello stage per Suninen, che stacca Mikkelsen di 2″5. Dal canto suo, Mikkelsen non cede al ritorno di Sordo, che finisce a 0″4.

Tanak torna in gara domenica 15 settembre, ma in Turchia, la storia la stanno scrivendo Ogier e Lappi. l’estone si impone sulla PS14 di Marmaris, che sarà anche la finale power stage e precede Andreas Mikkelsen di 1″5 e Jari-Matti Latvala di 1″9. Tanak in gara non ha nulla da perdere e punta ai punti della power stage, come anche Thierry Neuville.

Esapekka Lappi non deve dare fastidio a Sebastien Ogier

Sebastien Ogier è quinto a 3″9, Esapekka Lappi soltanto nono a 9″4. A fine prova speciale, il finlandese dice che va tutto bene, è stato cauto per scelta. Sugli 11,32 chilometri della PS15 Gokce, l’imperativo di tutti è prudenza massima. Le insidie di questi percorsi convincono i team e i piloti a cercare di arrivare alla power stage senza rischiare forature.

Citroen ha parlato e ora appare chiaro che Esapekka Lappi non deve andare a dare fastidio a Sebastien Ogier. La PS16 Cicekli, di 13,2 chilometri, regala poche emozioni. Non sembra esagerato chiamarla tranquilla passeggiata. Esapekka Lappi si gira e perde una decina di secondi.

E così, alla fine e alla faccia della scaramanzia più spicciola, Sebastien Ogier si aggiudica il Rally di Turchia sulla PS17. Il francese ha chiuso con 34″7 secondi di vantaggio su Esapekka Lappi (rallentato dall’incomprensibile ordine di scuderia), dopo oltre 300 chilometri di PS su strade rocciose e in montagna che gli consegnano la sua prima vittoria da marzo.

Il finlandese Lappi è sopravvissuto ad un errore nella penultima PS per finire a 29″8 dalla Hyundai i20 di Andreas Mikkelsen. Mikkelsen e il quinto posto di Dani Sordo hanno aiutato Hyundai Motorsport ad aumentare il proprio vantaggio sulla Toyota Gazoo Racing nella classifica dei Costruttori.

WRC, Rally di Turchia e la strategia in difesa di Citroen Racing

Al Rally di Turchia in cui Citroen World Rally Team ha ottenuto la prima vittoria su terra della sua storia nel WRC, nel 2003 con Xsara WRC, gli equipaggi attuali formati da Sébastien Ogier con Julien Ingrassia e Esapekka Lappi con Janne Ferm sono decisi a seguire le tracce dei loro eccezionali predecessori.

“Dopo un’edizione 2018 che ha sorpreso tutti per la difficoltà, quest’anno siamo perfettamente consapevoli della sfida che ci aspetta al Rally di Turchia e ci siamo preparati in modo adeguato – sono le parole di Pierre Budar numero 1 di Citroen Racing –. In particolare, abbiamo fatto una sessione di prove estremamente produttiva su alcuni dei tracciati più impegnativi della Grecia. L’affidabilità giocherà un ruolo fondamentale questo week-end, così come la capacità di superare le insidie del percorso. Non possiamo permetterci il minimo errore, perché vogliamo tornare sul podio e batterci con tutte le nostre forze per il campionato”.

Top performer nella scorsa edizione, avendo segnato cinque migliori tempi ed essendo rimasti in testa per una parte della gara, Sébastien Ogier e Julien Ingrassia avevano saputo dimostrare il loro innato spirito di adattamento e la loro grande capacità di prendere le note giuste su un nuovo tracciato.

Non ci sono dubbi sul fatto che anche quest’anno saranno di nuovo tra i protagonisti del Rally di Turchia, che per la seconda volta si terrà a Marmaris, dopo Kemer (2003, 2004, 2005, 2006 e 2008) e Istanbul (2010). Determinati a dare il massimo anche in questo campionato, i sei volte campioni del mondo possono contare su eccezionali capacità tattiche, una qualità spesso fondamentale in prove di questo tipo, dove la velocità non è tutto. Partendo terzi, potranno sfruttare una le tracce lasciate dal passaggio dei due equipaggi precedenti, per ottenere il meglio dalla loro C3 WRC.

Galvanizzati da una splendida prova su terra in Finlandia, ricompensata da un bellissimo secondo posto, Esapekka Lappi e Janne Ferm hanno fatto un grande passo avanti nella gestione della C3 WRC su questo tipo di fondo. In una gara dove sono stati spesso a un passo dalla top five nel 2018, i finlandesi vogliono dimostrare ancora una volta il loro talento, puntando a trovare il giusto equilibrio tra attaccare gli avversari e salvaguardare la meccanica. Se il passaggio dei piloti che partiranno prima di loro non farà affiorare troppe rocce taglienti, il loro ordine di partenza in nona posizione dovrebbe garantire strade più pulite e una migliore aderenza.

Per prepararsi al meglio a questa sfida che metterà a dura prova le auto, il Citroën Total World Rally Team ha effettuato una sessione di prove in Grecia, sulle strade del Rally dell’Acropoli, un riferimento per questo tipo di superficie. Per quattro giorni, i tecnici del team Citroën hanno lavorato soprattutto sugli ammortizzatori delle C3 WRC, per assorbire le irregolarità della superficie preservando gli pneumatici, su tracciati particolarmente rocciosi e surriscaldati dalle temperature estive.

Secondo Sebastien Ogier, “il tracciato della scorsa edizione è stato senza dubbio il più difficile che abbia affrontato in tutta la mia carriera. A vincere non sono stati i più veloci, quindi dovremo modificare il nostro approccio, anche perché non possiamo più permetterci di sbagliare. Abbiamo condotto test su strade con caratteristiche molto simili a quelle che si aspettano in questa gara e sono andati molto bene. Spero proprio di confermare in gara il buon feeling con la vettura, trovato durante i test”.

“In questo rally bisogna usare la testa e capire quando è il momento migliore per attaccare e quando è il caso di rallentare per preservare la meccanica – conclude Esapekka Lappi –. Non è il mio tipo di gara preferito, ma se riusciamo a trovare il giusto equilibrio tra resistenza, affidabilità e velocità, evitando le forature, dovremmo riuscire ad ottenere un buon risultato”.

WRC 2020: Mexico Rally dentro grazie ai Santi in Paradiso

Il Mexico Rally è stato recentemente riconfermato nel calendario gare del WRC 2020. Merito di un eccellente rapporto ispettivo? Se così fosse, complimenti all’ispettore Fia o al collegio di ispettori che si sono assunti questa bella responsabilità.

Se è vero che i Santi in Paradiso non finiscono mai, al punto che ormai un calendario di 365 giorni non basta più per contenerli tutti, quelli del Mexico Rally devono godere proprio di buoni uffizi. La manifestazione iridata d’Oltreoceano è stata recentemente riconfermata nel calendario gare del WRC 2020. Merito di un eccellente rapporto ispettivo? Ne dubito fortemente.

Ma se così fosse, beh… i miei personali complimenti all’ispettore Fia o al collegio di ispettori che si sono assunti questa bella responsabilità. Lo dico perché io, che non ho raccontato il Mexico Rally da casa, a differenza di come hanno fatto e fanno bravissimi webmastri e alcuni colleghi di carta pesta, non sarei riuscito a dare la sufficienza a questa gara neppure fossi stato privato della vista. O forse è stato promosso in virtù delle perle (nel bene e nel male) che ci ha saputo regalare fino ad oggi?

2004: Solberg-Mills penalizzati perché aiutati a spingere

Da campione in carica del Mondiale Rally, Petter Solberg stava cavalcando la cresta dell’onda quando ha iniziato il Rally Messico 2004. Non aveva mai visto prima quelle prove sterrate ma questo non gli ha impedito di passare subito in testa. Tutto andava per il meglio fino a quando il norvegese non è entrato ha provato a guidare il controllo nel primo parco assistenza di giornata.

Inspiegabilmente, la sua Subaru Impreza WRC ha perso tutta la carica della batteria e Solberg e il copilota Phil Mills si sono ritrovati a spingere l’auto da rally. Non passò molto tempo prima che gli spettatori – impietositi dell’equipaggio leader del rally – intervenissero in loro aiuto. Sfortunatamente, Solberg e Mills furono ritenuti colpevoli di aver ricevuto assistenza esterna e ricevettero una penalità di cinque minuti. Le loro possibilità di vittoria furono ridotte. Ma la notizia fece velocemente il giro di tutto il mondo.

2004: un bel carnevale al Mexico Rally per le star

Quando il circus del WRC arrivò nella città ospitante di Leon per la prima volta nel 2004, team e piloti furono accolti con un’esplosione di musica e colore da parte degli appassionati locali. Le strade erano piene di gente che si arrampicava l’una sull’altra per dare un’occhiata ai loro eroi. Il WRC non aveva mai visto nulla di simile.

L’entusiasmo non è scemato negli anni e gli organizzatori si aspettavano che quasi 400.000 persone assistessero alla manifestazione del 2019. Aspettativa superata con gli interessi, al punto che più di na prova fu sospesa perché invasa da fiumi umani. Sebastien Ogier disse: “L’inizio a Guanajuato è un’esperienza fantastica. Percorrendo stradine strette, attraverso tunnel di decine di migliaia di fan che ti incoraggiano freneticamente. Questa è un’esperienza da pelle d’oca!”.

2013: Ogier alle prese con un cancello chiuso appositamente

Sebastien Ogier piace in molte parti del mondo. Ha fan dovunque. Ma gli eventi del Rally del Messico 2013 avrebbero convinto il francese a demolire qualsiasi progetto di aprire una filiale messicana del club dei suoi sostenitori.

Comandando comodamente, ad Otates, Ogier cercò di aumentare il suo vantaggio. Ma rimase sbalordito quando scoprì che la gente del posto aveva chiuso un cancello in PS proprio al suo arrivo. Fu un tentativo di sabotare deliberatamente la manifestazione di Ogier e gli organizzatori non ne ebbero nessuna colpa. Anzi, hanno accreditato a Ogier il tempo perso per aprire il cancello permettendo al driver francese la corsa verso una vittoria certa.

2019: il cancello di Mikkelsen e il salto sfondato

Il Rally del Messico, anche nel 2019, si è confermato una gara difficile, con PS dure e colpi di scena continui, a cominciare dal taglio e dalla successiva sospensione della prova speciale di apertura della gara, per motivi di sicurezza legati al danneggiamento della struttura artificiale con cui era stato creato il salto.

Il salto appositamente costruito si trovava a soli 100 metri dall’arrivo e diversi piloti, in particolare Lappi e Andreas Mikkelsen, hanno effettuato atterraggi decisamente pesanti dopo averlo affrontato in velocità. L’interruzione è arrivata dopo che Meeke ha fatto segnare il terzo miglior tempo con la Toyota Yaris, a 0”6 secondi da Lappi e a 0”5 secondi dalla Hyundai i20 di Mikkelsen.

Sempre nell’edizione 2019 della gara iridata messicana si è verificato un curioso inconveniente per Andreas Mikkelsen, primo a partire, che si è trovato in prova speciale un cancello chiuso. Questa volta pare sia stata la dimenticanza di un commissario di percorso e non la volontà di qualcuno di boicottare la gara del driver Hyundai. Il pilota norvegese ha twittato l’inconveniente scrivendo: “Come equipaggio di apertura abbiamo anche dovuto aprire il cancello”. Forse, di una gara così, nel WRC, ce n’è bisogno. O forse no…

Tratto da 100 anni di Storie di Rally 1 – Marco Cariati

La Ford Fiesta R5 è una delle vetture più vincenti di M-Sport

Il motore turbo da 1,6 litri della nuova vettura eroga 290 cavalli con una migliore risposta e guidabilità. Le coperture degli ammortizzatori in alluminio consentono un notevole risparmio di peso.

Alle spalle ha una delle auto da rally di maggior successo nella storia di M-Sport e del Gruppo R, scelta da circa 250 concorrenti, davanti un futuro da scrivere. L’azienda britannica spera che la nuova versione della Fiesta possa essere la giusta rivale della Skoda Fabia R5 Evo 2019, che ha fatto il suo debutto nel WRC in Portogallo.

Il motore turbo da 1,6 litri della nuova vettura eroga 290 cavalli con una migliore risposta e guidabilità. Le coperture degli ammortizzatori in alluminio consentono un notevole risparmio di peso, mentre l’auto utilizza anche un cambio sequenziale a cinque velocità Sadev di nuova progettazione.

La progettazione e lo sviluppo sono iniziati nel gennaio 2018, con il primo test che si è svolto lo scorso dicembre. Da allora otto piloti hanno completato più di trenta giorni di test su un mix di strade diverse. Il ventottenne Bernardo Fernandes, che ha proiettato Sébastien Ogier verso il titolo WRC 2017, ha guidato la squadra, con Richard Christensen a capo delle operazioni di progettazione. “Questo è stato il mio primo vero progetto. È stata una sfida, ma anche un vero privilegio avere tutta la responsabilità”, spiega Fernandes.

“La Ford Fiesta R5 che sta andando in pensione ha avuto un enorme successo ed è ancora molto competitiva nelle mani giuste, ma ci siamo presi il tempo di rivedere e migliorare ogni area della vettura”. L’amministratore delegato di M-Sport, Malcolm Wilson, ha dichiarato che la nuova vettura ha portato miglioramenti nelle prestazioni in ogni area. “Abbiamo letteralmente girato il mondo, provando su una vasta gamma di superfici, in condizioni variabili e con tutta una serie di piloti al volante. Questa macchina è estremamente importante per noi, e la sua adattabilità è vitale per il suo successo”.

Finalmente arriva il momento del debutto, previsto a Ypres a fine giugno nelle mani di Eric Camilli, che non ha mai partecipato all’evento belga, ma è uno dei piloti più esperti di R5 e ha debuttato con la Polo GTI R5 di Volkswagen, insieme a Petter Solberg, al Rally Racc Catalunya dello scorso anno. “Eric è la scelta più ovvia per noi”, ha detto il team principal, Rich Millener. “Ha lavorato molto sullo sviluppo con noi e siamo sicuri che farà un buon lavoro, anche se corriamo solo come zero”.

L’ultima Fiesta che uscirà dalla sede della M-Sport a Dovenby Hall segue la vettura R5 originale della casa britannica lanciata nel 2013. Da allora sono stati venduti oltre 300 esemplari della prima auto R5 al mondo. L’omologazione della nuova Fiesta R5 è fissata per il 1 luglio, con una prima apparizione WRC in programma per il Rally Finland (1-4 agosto) nelle mani di Gus Greensmith.

“Abbiamo già ricevuto molti ordini per la macchina. Sarà bello farlo a Ypres, è il più grande evento su asfalto al di fuori del WRC in Europa centrale. È un grande mercato e, naturalmente, è stato il rally in cui abbiamo utilizzato la Fiesta R5 originale (anche come auto zero) per la prima volta nel 2013”, ha aggiunto Millener. Gli fa eco Camilli, che spiega: “Sono davvero entusiasta di guidare la nuovissima Ford Fiesta R5 al Rally Ypres. Posso ricordare che Thierry Neuville guidava l’auto originale lì nel 2013, quindi è davvero bello poter fare lo stesso esattamente sei anni dopo con la nuova e migliorata vettura”.

“Sono stato coinvolto nel test e nello sviluppo di questa nuova vettura, e devo dire che i ragazzi di M-Sport hanno fatto un lavoro fantastico. Non appena si alza il volante, è possibile percepire i miglioramenti. I progettisti e gli ingegneri hanno davvero fatto un lavoro stupendo in ogni area del corpo vettura”. Oltre ai suoi doveri con la Fiesta M-Sport, Camilli ha anche testato la Citroën DS3 WRC recentemente. Ha preso parte al test di sviluppo su terra organizzato dal Costruttore francese.

Scheda tecnicaFord Fiesta R5 Evo 2019
MotoreM-Sport ha sviluppato un 1,6 litri turbo, centrale a iniezione diretta, limitato da una flangia da 32 mm
Energia290 CV @ 4000 giri/min
Coppia475 Nm a 4000 giri/min
TrasmissioneCambio sequenziale a 5 marce Sadev abbinato ai differenziali anteriori e posteriori di Sadev, disinnesto della frizione montato sul freno a mano
SospensioneAmmortizzatori anteriori e posteriori McPherson con ammortizzatori Reiger regolabili a 3 vie con corpo in alluminio. Opzioni della barra antirollio anteriore e posteriore
TimonePignone e cremagliera servo assistito idraulico
FreniPinze anteriori e posteriori Brembo forgiate a 4 pistoncini. Ghiaia 300 x 32 mm dischi ventilati internamente, dischi Tarmac 355 x 32 mm internamente ventilati. Pedaliera Brembo su misura
RuoteRuote terra 7 x 15 “, ruote asfalto 8 x 18”
CarrozzeriaM-Sport ha progettato una carrozzeria allargata
ElettronicaECU FK di Life Racing
SerbatoioSerbatoio carburante ATL da 80 litri
DimensioniLunghezza 4065 mm, larghezza 1820 mm, peso 1230 kg

Sebastien Ogier, Citroen WRT e un errore che farà storia

La cosa sorprendente, perché stiamo parlando di World Rally Championship, è che il ritiro di Sebastien Ogier non sarebbe avvenuto, se la Citroen C3 WRC avesse avuto i ricambi dietro.

La mattina del Day 1 del Rally Italia Sardegna è stata caratterizzata dal botto dell’equipaggio Citroen, Sebastien Ogier e Julien Ingrassia, contro una roccia, che come da tradizione non voleva spostarsi e non si è spostata. Risultato: ritiro quasi immediato.

La cosa sorprendente, perché stiamo parlando di WRC, è che il ritiro non sarebbe avvenuto, se la Citroen C3 WRC avesse avuto i ricambi dietro. È normale che nelle vetture vi sia la borsa degli attrezzi e alcune componenti, come ad esempio un braccio dello sterzo ausiliario.

Ed è proprio un braccio dello sterzo che avrebbe permesso ad Ogier di proseguire. “Avremmo avuto bisogno solo di 10 minuti per cambiare il pezzo rotto, e questo incidente non avrebbe compromesso il nostro risultato”, spiega il campione del mondo rally. “Pensavo di averne uno dietro, e invece no. Forse sarà un argomento di cui discuterò con il team. Non so dire se avremmo gioito nel weekend, ma non l’abbiamo fatto”, ha detto un Sebastien Ogier molto turbato.

Il francese esclama: “Il 90% delle volte che usciamo con un pezzo non serve e fa solo peso, poi il giorno in cui abbiamo bisogno proprio di quel pezzo non ce l’abbiamo. Ma è così. L’errore più grande non è non aver pensato di portare dietro un ricambio, il più grande errore è stato colpire la roccia”. Ogier ha preso la roccia pur sapendo che c’era. “Sapevo che le rocce erano proprio lì, ma pensavo fossero qualche decina di metri più avanti”.

Pierre Budar di Citroen ha giustificato la mancanza di un braccio ausiliario dello sterzo all’interno della C3 WRC numero 1 argomentando sul peso della vettura.“Preferiamo rischiare, ma forse dobbiamo essere un po’ più attenti, comunque non sarebbe cambiato molto se non per pochi minuti”, ha rivelato il direttore di Citroen Racing.

Sebastien Ogier è a 35 minuti dal leader rally, ma se avesse avuto la possibilità di sostituire il braccio dello sterzo sarebbe da circa 10 a massimo 15 minuti di distacco. Poche ore ci separano dal Day 2 del RIS 2019. Vedremo se Ogier ha deciso di continuare o se preferisce fermarsi.

Il WRC 2017 è stato il Mondiale Rally delle sorprese

Quattro vincitori diversi nei primi quattro rally, un equilibrio così mancava dal 1986. Il ritiro del reparto corse di Volkswagen dalla serie iridata, ha permesso al WRC 2017 di ritrovare quel precario ma indispensabile equilibrio degno di un Campionato del Mondo. Un equilibrio che mancava da tanti, troppi anni.

Il WRC 2017 lo ricordano tutti come uno dei campionati del mondo rally più animati della storia: ben quattro vincitori diversi nei primi quattro rally, un equilibrio così mancava dal 1986. Il ritiro della Volkswagen dal WRC ha permesso alla disciplina di ritrovare quell’equilibrio che mancava da tanti, troppi anni: sia nel 2014 sia nel 2015 la corazzata tedesca vinse dodici dei tredici rally stagionali, mentre nel 2016 conquistò dodici dei quattordici appuntamenti.

Si pensava che Hyundai WRT potesse raccoglierne l’eredità ma lo squadrone coreano non è riuscito, almeno inizialmente, a tener fede alle promesse invernali. A vincere il Rally di MonteCarlo è stato Seb Ogier con la Ford del team M-Sport. In Svezia ha trionfato Jari-Matti Latvala con la Toyota mentre in Messico Kris Meeke ha riportato Citroen WRT davanti a tutti a distanza di due anni.

La riscossa Hyundai è arrivata in Corsica: vittoria di Thierry Neuville e terzo posto di Dani Sordo. In totale fanno quattro Costruttori vittoriosi differenti su quattro gare disputate, un evento che non si verificava da trentuno anni, dal 1986 per la precisione, ultima stagione con le rimpiante Gruppo B.

Anno in cui Henri Toivenen vinse la gara di MonteCarlo con la Lancia Delta S4, Juha Kankkunen si prese il Rally Svezia con la Peugeot 205 Turbo 16. Il terzo appuntamento dell’anno, in Portogallo, fu macchiato dall’uscita di strada di un pilota locale che uccise tre spettatori.

Una tragedia che spinse i piloti ufficiali ad abbandonare la gara che venne vinta dal privato Joaquim Moutinho con la Renault 5 Turbo: a rendere ancora più incredibile il risultato finale ci fu il terzo posto di Giovanni Del Zoppo con una Fiat Uno Turbo. La quarta gara, il Safari, fu invece vinta dai Bjorn Waldegaard con una Toyota Celica TCT. Diamo ora un’occhiata al dettaglio della stagione, partendo proprio dai retroscena che la resero grandiosa.

WRC 2017: è Ott Tanak l’avversario di Seb Ogier

Prima che la stagione 2017 iniziasse, Volkswagen lasciò cadere una bomba: annunciò che si sarebbe ritirata dalla serie. Ciò ha lasciato tutti e tre i loro piloti con poco tempo per competere per i pochi posti disponibili per il 2017, visto che la maggior parte delle squadre aveva già chiuso accordi con i rispettivi piloti.

Ogier era la “merce” più calda e la sua decisione era attesissima. Resta inteso che parlò con tutti i team, ma non ricevette offerta da nessuno. Alla fine optò per M-Sport e un ingaggio light, confortato dal fatto che Volkswagen doveva ancora pagare lo stipendio del 2017. Toyota aveva preso Latvala e Mikkelsen rimase senza vettura.

Ogier è partito bene, vincendo MonteCarlo, ma poi fu in grado di vincere solo nella sesta prova in Portogallo. Nel frattempo, le nuove vetture iniziarono a mostrare un livello molto simile di prestazioni. In particolare, le prime quattro prove stagionali furono vinte da Marche diverse. Vero anche che Neuville perse due possibili vittorie a MonteCarlo e in Svezia per incidenti.

Durante la stagione, Ogier ha guidato il campionato quasi per tutto il tempo. Quasi. All’inizio della stagione, Latvala era il suo rivale più diretto, ma in seguito i problemi di affidabilità della Toyota gli tolsero troppi punti preziosi. A metà stagione, Neuville era riuscito a recuperare i suoi errori precedenti e, con le sue tre vittorie, pareggiava Ogier. Ma due gare a digiuno di punti, Deutschland e Catalunya, lo hanno visto scivolare in basso. Decisamente in basso…

Il terzo rivale di Ogier proveniva dalla sua stessa squadra. Biondo, giovane, un certo Tanak. Il giovane estone non solo ha segnato la sua prima vittoria nel WRC, ma ha trovato la costanza che lo ha elevato al secondo posto in campionato con due gare strepitose. Il gap da Ogier era troppo grande e il francese è uno che non commette errori e vince il Wales Rally GB, aggiudicandosi il suo quinto titolo piloti e il suo primo titolo con una marca diversa dalla Volkswagen.

Le regole tecniche 2017 resero tutto spettacolare

Nel 2017, la stagione di Citroen è stata terribile perché la nuova vettura era veloce, ma inizialmente molto difficile da guidare. Ciò ha indebolito la fiducia della squadre e messo i piloti in una brutta posizione. Dopo aver finalmente ammesso i problemi, Citroen sostituì l’ingegnere capo e ingaggiò Mikkelsen per potenziarsi, ma non trovò alcuna cura miracolosa prima della fine della stagione.

Le regole tecniche erano cambiate: l’obiettivo era quello di rendere le vetture più veloci e spettacolari. Ciò è stato ottenuto aumentando la flangia del turbo e di conseguenza la potenza da 300 a 380 cavalli circa. Furono autorizzati, inoltre, kit aerodinamici più grandi, che consentirono alle autovetture di avere una maggiore deportanza e, quindi, di raggiungere maggiori velocità in curva. Inoltre, fu aumentata la larghezza massima consentita per consentire maggiore stabilità.

Altre modifiche includevano più punti con la Power Stage, nel tentativo di indurre la competizione in quella fase. L’ordine di partenza invertito era stato limitato al solo primo giorno del rally. Il calendario del WRC 2017 è stato tenuto a tredici prove, dopo le quattordici dell’anno precedente. Alle squadre è stato permesso di nominare fino a tre piloti, con due piloti che segnavano punti per la squadra.

Grazie a queste nuove regole tecniche, tutte e quattro le squadre hanno introdotto auto nuove di zecca. Nonostante questo, i livelli di prestazioni e affidabilità sono stati sorprendentemente uguali durante tutto l’anno, anche se alcune vetture hanno funzionato meglio in determinate condizioni e alcune squadre hanno sofferto più problemi tecnici di altre.

La nuova arrivata Toyota ha avuto l’unica vera nuova macchina. La Yaris WRC Plus ha segnato due vittorie e ha dimostrato di essere veloce anche se un po’ inaffidabile. La Citroen C3 WRC era stata sviluppata durante il 2016 ed era relativamente veloce, ma molto difficile da guidare e diede solo due vittorie alla squadra.

La Fiesta 2017 WRC Plus di M-Sport era forse la più vicina alla vecchia vettura, ma questo rappresentò il punto di forza in tema di affidabilità. Il team è stato anche l’unico ad andare a punti con tutti e tre i piloti e questo gli ha fruttato molti punti nella classifica Costruttori. La Hyundai ha creato la terza nuova auto in tre anni, la i20 Coupe WRC Plus. La loro macchina con le migliori prestazioni, ma sempre un po’ troppo fragile per lottare davvero per il Campionato del Mondo Rally Costruttori.

Tratto da 100 anni di Storie di Rally 1 – Marco Cariati

Citroen Racing, una storia più lunga di otto titoli nel WRC

Citroen Racing, o Citroen Sport per le stagioni passate, è il reparto sportivo ufficiale della casa automobilistica francese. La struttura è stata fondata nel 1989 e ha sede a Versailles.

Citroen Racing è senza ombra di dubbio uno di quei team automobilistici che, nei rally, che ha vinto di più insieme a Ford e Lancia. Ha al suo attivo otto meravigliosi titoli del Mondiale Marche vinti nel WRC nel 2003, 2004, 2005, 2008, 2009, 2010 e 2011.

Il pilota che ha regalato questi otto Campionati del Mondo Rally alla squadra d’Oltralpe è Sébastien Loeb che, invece, nel suo palmares di mondiali vinti ne ha nove: 2004, 2005, 2006, 2007, 2008, 2009, 2010, 2011 e 2012. Dal 2003, Citroën Racing Wrt partecipa al WRC con una propria squadra denominata Citroën Total World Rally Team. La struttura è stata fondata nel 1989 ed ha sede a Versailles, in Francia.

Anche se presente nel World Rally Championship dal 1989, la squadra corre con vetture in conformazione World Rally Car solo dal 2001. Gli inizi hanno visto schierate al via dei rally iridati prima Xsara Kit Car (1998-1999), le Saxo Kit Car (2000), le Saxo Super1600 (2001-2004), quindi le Xsara WRC (2001-2006) e le C2 in conformazione Super1600, le C4 WRC (2007-2010) e le DS3 WRC (2011-2014).

Andando molto a ritroso nel tempo avevano corso anche le DS21 e le DS23. Dal 1990 al 1997, la squadra ha corso con le ZX Gran Raid nella Coppa del Mondo Rally Raid con Ari Vatanen e Pierre Lartigue, disputando quarantadue gare, vincendone trentasei e aggiudicandosi cinque titoli Costruttori: 1993, 1994, 1995, 1996 e 1997.

I risultati parlano da soli, ma qualcosa si può aggiungere. Per sei anni consecutivi, Citroën è stata la squadra da battere e Loeb il pilota da inseguire. Storia relativamente recente. Prima del 1996, Citroën vantava scarsi successi ai massimi livelli dei rally, preferendo concentrarsi sugli eventi di durata off-road con la ZX Rally Raid.

Verso la metà degli anni Novanta, tuttavia, la Casa francese torna a concentrarsi sui rally. I primi sviluppi nel 1996 e nel 1997 si concentrarono sulla berlina ZX, che rivendica il titolo nazionale spagnolo nel 1997 per mano dell’asfaltista Jesus Puras. Nel 1998, tuttavia, l’attenzione si sposta sulla nuova Xsara e sul lavoro iniziato su una World Rally Car nel 1999.

La Xsara debutta nel WRC nel 2001 al Catalunya. L’inizio è impressionante, con Jesús Puras e Philippe Bugalski primi e secondi fino al ritiro per problemi meccanici. Bugalski conquista il sesto posto sulla ghiaia della Grecia, ma l’auto mostra il suo punto di forza sull’asfalto, con Puras in testa a Sanremo e vincitore in Francia.

Nel frattempo un giovane francese di nome Sébastian Loeb ha vinto il titolo Super 1600 in una Citroen Saxo e si è unito alla squadra per segnare il secondo posto a Sanremo. Nel 2002, Citroën gareggia in soli otto eventi del WRC, concentrandosi sullo sviluppo della nuova vettura, la C4, che debutta nel 2003, lontano da occhi indiscreti.

I primi risultati sono contrastanti. I benefici dei test vengono apprezzati con la performance al Safari, ma è sull’asfalto che Loeb e la vettura fanno “notare” la loro presenza. Prima vittoria in Germania. Per il 2003, Loeb affronta una formazione pazzesca di rivali tra cui Carlos Sainz e Colin McRae, ma il team alza la posta in gioco in modo superbo.

Citroën e Loeb affrontano Subaru e Petter Solberg e portano a casa il primo titolo Costruttori. Il Costruttore transalpino si impegna a far vincere a Loeb il Mondiale Piloti nel 2004. L’anno dopo, il focus stagionale sulla nuova C4 WRC fa intravedere la possibilità che Citroën sia battuta, ma invece una rinnovata concentrazione, pneumatici superbi Michelin e una splendida campagna di Sebastien Loeb producono nuovi record nel WRC: dieci vittorie per Loeb e undici per Citroën, oltre a sei vittorie consecutive per Loeb ed entrambi i titoli.

Nel 2006 la Casa si prende un anno sabbatico. Un anno fuori dal WRC. Le vetture ufficiali vengono schierate da un team privato, Kronos Racing, che gestisce la versione aggiornata del 2006 della Xsara WRC. Sébastian Loeb centra il suo terzo titolo Piloti consecutivo.

Per il 2007 torna la squadra Citroën Sport, questa volta con l’attesissima C4 WRC. Loeb torna in tuta rossa e bianca, con Dani Sordo a fare da secondo pilota. La difesa del titolo di Loeb inizia al meglio, con la vittoria al primo turno a Monte-Carlo. Nonostante affronti una dura prova da parte di Marcus Grönholm, Loeb conquista otto vittorie nella stagione e ha conquistato il terzo titolo consecutivo, quarto in assoluto.

Nel 2008 la potente combinazione di Citroën, Loeb, Sordo e C4 WRC torna a caccia del titolo e ancora una volta lo consegna, spargendo i record a sinistra, a destra e al centro. Dopo essersi assicurato il quinto Mondiale Piloti consecutivo, nel penultimo round in Giappone, Loeb e Sordo conquistano il titolo Costruttori per Citroën. Sarà ancora così nel 2009, nel 2010, nel 2011. Nel 2012, Loeb porterà a casa “solo” il titolo piloti.

Sebastien Ogier: il Seb II della storia del Mondiale Rally

‘Amo la velocità e la diversità dei rally, dall’asfalto alla ghiaia’, in questa frase si racchiude l’essenza di Sebastien Ogier, uomo e pilota.

Se c’è un uomo al mondo che può raccogliere in parte il testimone di Sébastien Loeb, quello è Ogier. Dal momento in cui la sua figura ha invaso la scena dei rally, Sébastien Ogier è stato salutato come ‘il prossimo Sébastien Loeb’. A riconoscerlo anche Petter Solberg, vincitore del WRC nel 2003, e Loeb se stesso.

Il primo grande successo internazionale di Ogier ha avuto luogo nel 2008 con la conquista del titolo Junior World Rally Championship, ottenuto grazie a tre vittorie. L’anno successivo Sébastien corre l’Intercontinental Rally Challenge vincendo il prestigoso Rally di Monte Carlo con una Peugeot 207 S2000. Nello stesso anno entra a far parte del nuovo Citroën Junior Team e finisce ottavo nella classifica finale WRC.

Nel 2010 si unisce a tempo pieno nel Citroën Racing Team conquistando sei podi, tra cui due vittorie. Ma è nel 2011 che sale alla ribalta grazie ad una intensa battaglia per il titolo con Loeb anche se alla fine si deve accontentare di un terzo posto. ‘Seb II’ si prende la sua rivincita qualche settimana più tardi sconfiggendo il rivale WRC nella famosa Race of Champions.

Per il Mondiale di Rally 2012 entra nel programma di Volkswagen Motorsport al volante di una Skoda Fabia S2000, entrando sei volte nella top ten e minacciando spesso piloti con vetture WRC più veloci. Insieme al copilota Julien Ingrassia, Sébastien ha contribuito allo sviluppo della Polo R WRC guidando la vettura alla prima vittoria della sua storia, nel Rally di Svezia 2013.

Ha coronato la sua stagione inaugurale con Volkswagen con il titolo di campione del mondo conquistato nel Rally France e ha chiuso l’anno con un altro successo nel Rally di Gran Bretagna. Ogier si è ripetuto nel 2014 servendo il bis iridato e diventando il quinto pilota a vincere due Mondiali consecutivamente.

Sebastien Ogier e Julien Ingrassia affrontano un guado con la Citroen C3 WRC
Sebastien Ogier e Julien Ingrassia affrontano un guado con la Citroen C3 WRC

Da lì non si è più fermato: altri due titoli nel 2015 e 2016 l’hanno portato a diventare il terzo pilota nella storia del WRC capace di conquistare 4 Mondiali consecutivi, dopo Loeb e Mäkinen. E ad aggiornare con numeri da favola le sue statistiche, che lo vedono ormai secondo al solo Loeb per numero di rally vinti. Tutto lascia pensare che non finirà qui. Nel 2017, con l’addio di Volkswagen al WRC, ha puntato con successo al sesto titolo con la Ford Fiesta WRC del navigato team M-Sport.

La storia di Ogier, la storia di un giovane ambizioso

La storia di Sébastien Ogier è quella di un giovane ambizioso e capace che si ritrova nel Mondiale Rally ad appena 25 anni e in soli cinque anni scala la vetta della serie iridata e firma l’albo d’oro dell’olimpo delle competizioni su strada, il WRC. In questa veloce e spettacolare scalata, il francese ha dimostrato una tenacia più unica che rara, oltre a capacità tecniche e psicofisiche invidiabili.

Il rallysta nasce a Gap il 17 dicembre del 1983 e nel 2013 diventa campione del mondo rally per la prima volta, mentre nel 2014 concede il bis. Nel 2008, vince il Junior World Rally Championship e dal 2009 al 2011 corre per il team ufficiale Citroën, con una DS3 WRC, mentre successivamente viene ingaggiato dalla Volkswagen.

L’opportunità di mettersi in gioco, ad Ogier, viene offerta dalla vittoria del Volant Peugeot-Rallye Jeunes nel Campionato Rally Francese 2007, nel quale correva con una con la Peugeot 206: in palio c’era una stagione da “ufficiale” Ffsa. Quindi, dall’anno successivo si trasferisce a competere a tempo pieno nel Junior World Rally Championship guidando una Citroën C2 Super1600 per l’Equipe de France Ffsa.

Nel mese di gennaio del 2009, Ogier fa un’apparizione nell’Intercontinental Rally Challenge: vince il Rally MonteCarlo a bordo di una Peugeot 207 Super2000 del team BF Goodrich. Prende il comando quando la Škoda Fabia Super 2000 di Juho Hänninen accusa una foratura ed è costretta al ritiro.

Un’altra occasione ben sfruttata. Infatti, per la stagione 2009 nel WRC, Ogier diventa prima guida del Citroën Junior Team, un team satellite della Citroën Total. Inizia la sua stagione con un sesto posto al Rally d’Irlanda e un settimo in Argentina.

Centra il suo primo podio all’Acropoli in Grecia con il secondo posto. Conclude sesto in Finlandia, dopo una interessante lotta con la Ford Focus WRC di Rantanen, e quinto in Australia, dopo esser stato a lungo leader della gara. In Catalunia è quinto. Conclude il campionato al debutto vero e proprio su una WRC all’ottavo posto assoluto con 24 punti.

Nel 2010, nel WRC con il Citroen Junior Team

Nel 2010, il talento francese corre nel Campionato del Mondo Rally con il Citroen Junior Team e ha a disposizione una Citroen C4 WRC ufficiale. Conquista la sua prima vittoria in Portogallo e replica in Giappone. Dimostra che quando non commette errori, sulla terra se la gioca con il campione del mondo in carica Sébastien Loeb. Con un finale di stagione in calando chiude il Mondiale Rally al quarto posto con 167 punti, dopo aver occupato anche il secondo posto in classifica generale.

Il 12 giugno 2010 vince l’edizione numero 26 del Rally della Lanterna, sulle alture genovesi e valido per il Trofeo Asfalto. Nel 2011 viene promosso a titolare nella squadra ufficiale Citroen al fianco del compagno rivale Sébastien Loeb. Partecipa al WRC a bordo della nuova Citroen DS3. Vince cinque gare, al pari del suo compagno di squadra Loeb, ma finisce solamente terzo nella classifica della serie iridata, alle spalle anche di Mikko Hirvonen, che corre al volante della Ford Fiesta RS WRC.

Il 4 dicembre 2011 il pilota transalpino centra il primo colpo con al nuova Volkswagen Polo R WRC, aggiudicandosi la Race of Champions a Düsseldorf. Nel 2012, il talento francese viene ingaggiato dal team Volkswagen Motorsport, assieme al suo navigatore storico Julien Ingrassia, per sviluppare la nuova Volkswagen Polo R WRC per il campionato del mondo rally 2013 e per correre nel frattempo con una Skoda Fabia Super2000.

Cominciato il WRC 2013 alla guida della Polo R WRC, Ogier arriva secondo nel rally d’apertura a MonterCarlo, alle spalle di Loeb. Nelle due gare successive centra due trionfi, sulla neve della Svezia e sulla terra del Messico, conquistando il primo posto in classifica a quota 74 punti.

In Portogallo la lotta si fa serrata con Mads Østberg e Dani Sordo, ma a causa di un errore del primo e a problemi tecnici del secondo, Ogier porta a casa la sua terza vittoria di fila, portandosi in vantaggio di 54 punti sul secondo in classifica, Hirvonen. A fine stagione è campione del mondo rally. E l’anno successivo, con ben otto successi assoluti, due secondi posti, una sesta e una tredicesima piazza e un ritiro, si aggiudica il suo secondo titolo, pure consecutivo.

Nonostante i miglioramenti di Citröen e Hyundai e la crescita di giovani piloti come Thierry Neuville e Andreas Mikkelsen, la prima metà della stagione 2015 è un monologo del campione francese. Vince i primi tre appuntamenti del Mondiale (Montecarlo, Svezia e Messico), un secondo posto in Portogallo, dopo di che torna alla vittoria in Sardegna, davanti alle Hyundai di un sorprendente Hayden Paddon (tuttavia staccato di oltre 3 minuti) e di Thierry Neuville.

Grazie a queste 4 vittorie, che lo portano a 28 successi in carriera, sorpassa per numero di vittorie Colin McRae e Carlos Sainz, rispettivamente a 25 e 26 rally vinti, diventando il terzo pilota più vincente della storia del WRC, dietro a Sébastien Loeb (78) e a Marcus Grönholm (30).

Inoltre, con la vittoria in Svezia, diventa l’unico pilota non scandinavo ad aver vinto più di una volta tale rally. Arrivato a questo punto della stagione, Ogier doppia il suo diretto inseguitore in classifica generale con 133 punti contro i 67 di Mads Ostberg. Vince in Polonia, arriva secondo in Finlandia per tornare poi alla vittoria in Germania, dove è costretto a rimandare la festa per il terzo titolo iridato per un solo punto. Con la vittoria in Australia si laurea per la terza volta consecutiva campione del mondo.

Questo successo (numero 31) lo porta ad essere anche il secondo pilota più vincente della storia del WRC. Conclude la stagione con un quindicesimo posto in Francia, un ritiro in Spagna e una vittoria nell’ultimo appuntamento in Galles. La stagione di Ogier inizia con due vittorie consecutive a MonteCarlo e in Svezia e un secondo posto in Messico.

In Portogallo si aggiudica il terzo posto. Dopo un terzo posto in Italia, un sesto posto in Polonia e un ventiquattresimo posto in Finlandia, nelle ultime cinque gare conquista quattro vittorie e un secondo posto, conquistando il quarto titolo iridato consecutivo in Spagna con due gare di anticipo.

Nello stesso periodo, viene annunciato l’addio ai rally da parte della Volkswagen Motorsport, a causa soprattutto dello scandalo del “Diesel Gate” che coinvolse la squadra madre. A fine anno, dopo aver effettuato dei test sia con Toyota che M-Sport, arriva l’annuncio del accordo con il team britannico. Dopo i contatti con la scuderia M-Sport e i test effettuati a fine novembre con la nuova Fiesta WRC, il 12 dicembre 2016 Ogier ha annunciato che sarebbe stato ingaggiato per la stagione 2017.

All’esordio nel Rally MonteCarlo ottiene la prima vittoria con la vettura statunitense. Già dal Rally Gran Bretagna risulta matematicamente campione del mondo per la quinta volta consecutiva. L’anno successivo centra il sesto titolo in carriera, sempre con la Ford Fiesta RS WRC e con M-Sport, mentre Toyota si aggiudica il Mondiale Costruttori. Nel 2019, torna al vecchio amore, Citroen WRT, al volante della C3 WRC e contestualmente annuncia che potrebbe essere l’ultimo anno di corse.

Calano i salari nel Mondiale Rally: in 4 sopra i 2 milioni

Il più pagato tra i piloti del circus del Mondiale Rally è sempre Sebastién Ogier, soltanto che rispetto alla stagione precedente si trova a guadagnare meno della metà.

Torno a grande richiesta sugli ingaggi del WRC e passiamo al setaccio i portafogli della stagione 2019. Il più pagato tra i piloti del circus del Mondiale Rally è sempre Sebastién Ogier, soltanto che rispetto alla stagione precedente si trova a guadagnare meno della metà: 3,7 milioni di euro.

L’ingaggio in Citroen è decisamente più magro, a conferma dei grandi tagli di budget che le Case stanno facendo per via della congiuntura economica negativa. Ma ovviamente non conosco il dato relativo agli sponsor personali di Ogier che, invece, dovrebbe essere reso pubblico tra la fine dell’anno e l’inizio del 2020.

Anche Thierry Neuville deve accontentarsi, per il 2019, ad un ingaggio da parte di Hyundai Motorsport pari a 2,5 milioni di euro. Sono il belga e prima di lui il campione del mondo in carica i due piloti più pagati del circus iridato dei rally. Alla pari di Neuville si attesta Sebastien Loeb.

Anche per lui 2,5 milioni di euro, ma in proporzione il Cannibale guadagna di più, visto che il suo ingaggio è di sole sei gare, a differenza di Thierry che deve disputare tutto il Mondiale Rally 2019. E Ott Tanak? Non temere per il giovane estone, lui è subito dietro con un ingaggio da parte di Toyota di 2,2 milioni di euro.

Resta in ambito Toyota il quinto ingaggio più importante del World Rally Championship: Jari-Matti Latvala guadagna meno, ma incassa sempre 1,5 milioni di euro per il 2019. E indovina chi c’è a pari ingaggio di Latvala? Elfyn Evans. Anche per lui 1,5 milioni, ma pagati da Ford M-Sport.

Solo settimo il “povero” Andreas Mikkelsen, che fino al 2018 poteva vantare il quarto ingaggio più importante della serie iridata. Il pilota norvegese passa da 2,5 milioni ad 1 milione di euro. Passa da 1,2 milioni circa a stagione a 800 mila euro Dani Sordo, che però non disputa tutte le gare del Mondiale Rally 2019.

In un WRC che in linea di massima taglia i costi, aumenta anche l’ingaggio di Esapekka Lappi, che passa dal mezzo milione l’anno a 650 mila euro. Lo svedese Pontus Tidemand ha con M-Sport un ingaggio di 500 mila euro, così come Kris Meeke ha con Toyota un accordo da mezzo milione di euro l’anno.

A 300 mila euro a stagione troviamo il francese Yoann Bonato, che ha un ingaggio da parte di CHL Sport Auto. Gus Greensmith e Teemu Suninen, invece, dovranno accontentarsi di 250 mila per il 2019 e pensare a maturare tanta esperienza. Di seguito ho preparato uno schema riepilogativo dei salari dei rallysti del WRC 2019. Questa ricerca che ti presento è stata realizzata dopo aver combinato i dati provenienti da fonti diverse e attendibili come Motorsports Week, Forbes, Autoweek, Car Keys e altre fonti che da anni per me rappresentano una garanzia.

Non tutti gli stipendi dei piloti sono accurati nei minimi dettagli perché alcuni team di corse non amano renderli noti. Ma in ogni caso il dato è particolarmente verosimile e potrebbe differire per una forbice compresa tra i 5 mila e i 50 mila euro per i compensi dai 300 mila euro in giù.

Gli stipendi dei rallysti del Mondiale Rally 2019

Sébastien Ogier, 3,7 milioni da Citroen World Rally Team

Thierry Neuville, 2,5 milioni Hyundai Shell Mobis WRT

Sébastien Loeb, 2,5 milioni di euro da Hyundai Shell Mobis WRT

Ott Tänak, 2,2 milioni da Toyota Gazoo Racing

Jari-Matti Latvala, 1,5 milioni da Toyota Gazoo Racing

Elfyn Evans, 1,5 milioni da M-Sport World Rally Team

Andreas Mikkelsen, 1 milione da Hyundai Shell Mobis WRT

Dani Sordo, 800 mila euro da Hyundai Shell Mobis WRT

Esapekka Lappi, 650 mila euro da M-Sport World Rally Team

Pontus Tidemand, 500 mila euro da M-Sport World Rally Team

Kris Meeke, 500 mila euro da Toyota Gazoo Racing

Yoann Bonato, 300 mila euro da CHL Sport Auto

Gus Greensmith, 250 mila euro da M-Sport World Rally Team

Teemu Suninen, 250 mila euro da M-Sport World Rally Team

Ingaggi WRC: il più alto del 2018 è di Sébastien Ogier

Mettiamo il naso negli ingaggi WRC: il più pagato è Sébastien Ogier con 9 milioni di euro a stagione. Ma quanto guadagnano oggi i piloti del World Rally Championship? Quali sono gli ingaggi d’oro del Mondiale Rally? Scopriamoli…

È da un po’ che non parlo dell’argomento Ingaggi WRC, non perché fossi sfornito di dati e cifre, ma semplicemente perché, come avrai avuto modo di capire leggendo il mio blog, spesso mi lascio affascinare dalla storia degli sportivi, piuttosto che dai loro guadagni. Comunque, il più pagato ora è Sébastien Ogier. L’ultima volta che ho scritto degli ingaggi nel WRC era la fine del 2011. Faccio un salto di qualche anno, ma non di palo in frasca, e chiedo: ma quanto guadagnano oggi i piloti del WRC? Quali sono gli ingaggi d’oro del World Rally Championship, il massimo campionato internazionale di rally?

Sì, ho scritto ingaggi d’oro. Ma non più d’oro come sette anni fa, in cui Sebastien Loeb aveva un ingaggio di 20 milioni di euro per due stagioni in Citroen, Sebastien Ogier di 10 milioni per tre anni in Volkswagen, Mikko Hirvonen 3 milioni di euro (1,5 milioni in Ford). E ancor meno d’oro degli ingaggi di Colin McRae, che nel 2003 in Citroën prese la cifra di 6 milioni di euro in un anno, o Marcus Gronholm, che per la stessa cifra corse per i colori Ford nel WRC del 2006 e del 2007.

Attualmente, i nostri amati top driver sono tutti più poveri. Infatti, secondo un’inchiesta mai smentita e attendibile dell’autorevole quotidiano finlandese Italehti, nel 2018, M-Sport Ford, Sebastien Ogier percepiva sempre lo stipendio più alto tra i piloti del WRC, ma che si attestava ad una cifra più verso i 9 milioni di euro che verso gli 8. Ovviamente, a stagione. Il campione del mondo rally in carica è di gran lunga il pilota WRC più vincente, fatto salvo l’extraterrestre ‘Seb’ Loeb.

Tra il più pagato del WRC e il secondo meno povero, l’anno scorso c’era un grande divario retributivo. Ma il motivo l’ho appena detto. Il nativo di Gap era cinque volte campione del mondo WRC. Il secondo ingaggio più importante del Mondiale Rally è quello di Jari-Matti Latvala. La star finlandese guadagna circa 4,5 milioni di euro l’anno. Due volte meno di Ogier. E Thierry Neuville che ingaggio aveva per guidare la i20 WRC Plus? Il pilota belga che vinceva con la Hyundai, era pagato quasi 3 milioni di euro.

Tra l’altro, è bene notare che Sébastien Ogier era il quindicesimo atleta francese più pagato nel 2017 e il quindicesimo sportivo francese più pagato, sempre del 2017. Grazie alla combinazione di stipendio, bonus e sponsorizzazioni di Red Bull, Richard Mille e Sparco, arrivava a circa 9,5 milioni di euro. Sarà un caso che, già nella scorsa stagione, il campione del mondo rally aveva più volte annunciato che stava prendendo in considerazione l’idea di appendere il casco al chiodo, proprio mentre era corteggiato da Citroen?

Sebastien Ogier e Julien Ingrassia festeggiano il settimo successo al Rally MonteCarlo
Sebastien Ogier e Julien Ingrassia festeggiano il settimo successo al Rally MonteCarlo

Decisamente meno pagati Andrea Mikkelsen, Dani Sordo, Hayden Paddon, Ott Tanak, Kris Meeke ed Esapekka Lappi, che nel 2018, sponsor esclusi, hanno intascato 1-1,5 milioni di euro. Una vita decisamente faticosa quella di viaggiare per il mondo e correre con le migliori vetture da corsa del mondo, che al di là di qualsivoglia ironia merita assolutamente ingaggi di questa portata: motrsport is dangerous e questi ragazzi rischiano la vita mentre noi ci divertiamo a vederli correre.

Ingaggi 2018 dei piloti del WRC

  • Sébastien Ogier: 8-9 milioni di euro
  • Jari-Matti Latvala: 4-4,5 milioni di euro
  • Thierry Neuville: 2,5-3 milioni di euro
  • Andreas Mikkelsen: 1-1,5 milioni di euro
  • Dani Sordo: 1-1,5 milioni di euro
  • Hayden Paddon: 1-1,5 milioni di euro
  • Ott Tänak: 1-1,5 milioni di euro
  • Kris Meeke: 1-1,5 milioni di euro
  • Esapekka Lappi: 1 milione di euro
  • Craig Breen: 600 mila euro
  • Kalle Rovanperä: 100 mila euro
  • Elfyn Evans: 100 mila euro

Sebastien Ogier fa 7 al Monte e Citroen fa 100 nel WRC

Dopo l’ultima, combattuta tappa a bordo della loro C3 WRC, Sébastien Ogier e Julien Ingrassia vincono l’edizione 2019 del MonteCarlo con il più piccolo scarto finale della sua storia, a testimonianza dell’intensità della lotta e del livello delle prestazioni. Citroen Racing fa 100 nel Mondiale Rally grazie a Sebastien Ogier nell’anno del centenario della Marca.

Attaccare negli ultimi 13,58 chilometri sui circa trecento e ventiquattro del MonteCarlo quando si hanno solo quattro decimi di vantaggio richiede decisamente coraggio e sangue freddo. A questo si aggiunge un problema al pedale dell’acceleratore che disturba la concentrazione nell’abitacolo. Con sei titoli mondiali all’attivo, Sébastien Ogier e Julien Ingrassia sono diventati maestri nel gestire questo tipo di situazioni, con l’adrenalina che sale, e l’hanno dimostrato anche oggi.

Con un secondo tempo nell’ultima crono, tracciata tra La Cabanette e il Col de Braus, i due hanno siglato per 2”2 la loro settima vittoria nel Principato, la sesta consecutiva, e alla loro prima uscita con la C3 WRC! Con questo risultato diventano recordman per numero di vittorie in questa prova prestigiosa, a conferma del feeling perfetto che Sébastien e Julien hanno stabilito con la loro nuova auto.

Questa prestazione eccezionale rappresenta anche il centesimo successo di Citroën Racing nel Mondiale Rally, quasi vent’anni dopo il primo, vinto con la Xsara Kit-Car al Rally di Catalogna 1999 dal compianto Philippe Bugalski, insieme a Jean-Paul Chiaroni che oggi è coordinatore ricognizioni e meteo del team. Una prestazione storica, che testimonia un livello e una longevità che solo pochi costruttori possono vantare.

Consapevole delle insidie che nasconde il Rally MonteCarlo, la coppia francese ha subito adottato un approccio prudente, posizionandosi al secondo posto già nelle crono notturne di giovedì sera, per arrivare poi in testa il pomeriggio del giorno seguente (PS 7), grazie a due migliori tempi (PS 5 e 6) nelle speciali, inedite, di Curbans – Piegut (18,47 km) e Valdrome – Sigottier 2 (20,04 km).

Citroen ha portato le sue vittorie nel WRC a quota 100 al Rally MonteCarlo 2019
Citroen ha portato le sue vittorie nel WRC a quota 100 al Rally MonteCarlo 2019

Con i 2”0 di vantaggio del venerdì sera, Sébastien e Julien hanno raddoppiato il loro distacco nella Agnières en Devoluy – Corps (29,82 km), prima PS del sabato (la più lunga del week-end), nonostante il ghiaccio presente ovunque. Hanno saputo poi gestire bene il loro vantaggio per attaccare nell’ultima giornata di gara, con 4”3 di margine, contrastare il diretto avversario e batterlo negli ultimi metri cronometrati.

Promettente l’esordio di gara di Esapekka Lappi e Janne Ferm che, dopo aver conquistato un brillante quarto posto giovedì sera, sono stati costretti al ritiro sabato mattina per un piccolo problema al motore. Tutto questo riconferma le scelte di Citroën Total WRT, che ha deciso di affiancarli a Sébastien Ogier e Julien Ingrassia. Con l’ordine di partenza sicuramente più favorevole in Svezia, si potrà di nuovo contare su di loro.

“La conferma di aver vinto questa tappa si sa solo all’ultimo momento e per noi è stato particolarmente stressante e difficile, con il nostro piccolo problema che faceva continuamente accelerare l’auto, anche in fase di frenata. Ma ben consigliati dal team siamo riusciti ad effettuare una riparazione di fortuna, non abbiamo smesso di lottare, e finalmente il successo è arrivato”.

“Il week end è stato intenso, con una vittoria conquistata al termine di una bagarre senza tregua, che naturalmente ci riempie d’orgoglio.Oltretutto, è stata la nostra prima gara con la C3 WRC e, come ripeto spesso, questo rally mi sta particolarmente a cuore. Questa vittoria ci permette anche di celebrare come si deve il centenario di Citroën. Non potevamo chiedere risultato migliore per questa nostra prima gara di nuovo insieme al team!”, ha detto Sébastien Ogier, Pilota del Citroën Total WRT.

Compagno storico di Sébastien Ogier e testimone privilegiato della sua bravura al volante, Julien Ingrassia racconta lo stato d’animo alla partenza dell’ultima PS. “Prima dell’ultima speciale il nostro ingegnere mi ha chiesto cosa poteva fare per noi, e io gli ho semplicemente consigliato di accendere un cero e di preparare il traino e le cinghie… non si sa mai. Non potevamo illuderci! Nello spazio di quattro crono questa mattina la tensione era tale che sono invecchiato improvvisamente!”.

“Una volta partiti abbiamo attaccato, senza fare errori, e questo è comunque eccezionale da parte di Seb, al suo debutto sulla C3 WRC. All’arrivo, non avevamo capito bene come stavano le cose, non c’era grande agitazione al point stop. Poi ho visto sulla sinistra il papà di Seb con un sorriso grande così, e ho realizzato che era andata bene. Sul momento Seb non l’ha colto, ha dovuto abbassare la testa per rendersi conto della situazione, e dal quel momento l’emozione ha invaso l’abitacolo!”.

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World Rally Championship 2015: roba di un altro mondo

La stagione si è svolta dal 25 gennaio al 15 novembre, prevedendo un totale di tredici prove in altrettanti Stati, per un totale di quattro Continenti.

Nel World Rally Championship 2015, il signor Ogier sembra aver preso il “mantello” lasciato da Sebastién Loeb. E sembra trovarsici anche a proprio agio, anche se con una tempra diversa. Il suo predominio con la Volkswagen è epico e guardarlo in pieno volo in questi meravigliosi video è un vero piacere. regala emozioni.

Seguirlo gara dopo gara da MonteCarlo al Rally GB, nella rassegna ufficiale del Fia World Rally Championship 2015 è il modo perfetto per apprezzare le capacità di questo straordinario campione. Il rally è uno degli sport più telegenici del pianeta, fondamentalmente fatto per telecamere ad alta definizione, super silos e da maniaci delle riprese di auto. Ecco perché questa rassegna è piena dei filmati più belli.

Dal palcoscenico della Finlandia alle alte, calde e aride montagne del Messico, i meravigliosi fondali rendono il WRC semplicemente stupefacente da guardare: Jari-Matti Latvalla, Mads Østberg, Andreas Mikkelsen, Thierry Neuville e altri combattono contro l’Ogier ma, con oltre un centinaio di punti in mano a tre turni da disputare, Ogier e il copilota Ingrassia hanno siglato il campionato in perfetto stile.

Questa è un’altra brillante recensione, che fa seguito alle straordinarie offerte del 2014 e del 2013 che hanno riportato il marchio WRC a Duke, di cui un cliente ha dichiarato di acquistare questa recensione ogni anno e questo è ancora il migliore. Migliorano di anno in anno. Se sei un fan di rally lo consiglio vivamente.

Il Campionato del Mondo Rally 2015 è stata l’edizione numero 43 del Campionato del Mondo Rally. La stagione si è svolta dal 25 gennaio al 15 novembre, prevedendo un totale di tredici prove in altrettanti Stati, per un totale di quattro Continenti. In questa stagione, sono stati assegnati il titolo Piloti e il titolo Costruttori per le classi WRC, WRC2, WRC3 e Junior WRC.

Sébastien Ogier era il campione in carica, così come il suo team, la Volkswagen Motorsport, lo era per i Costruttori. Entrambi i campionati erano stati bissati. Il calendario del 2015 è stato annunciato in una riunione del Fia World Motor Sport Council a Pechino nel settembre 2014. La stagione ha mantenuto gli stessi rally della stagione 2014 ed è stata disputata tra Europa , Nord e Sud America e Australia.

Il campione del mondo Ogier ha iniziato la stagione con una vittoria a Monte-Carlo , la sua seconda consecutiva nel principato e il venticinquesimo della sua carriera nel WRC. Il nove volte campione del mondo, Sébastien Loeb, è stato il primo leader del rally. Poi ha perso la prima posizione in favore di Ogier nella settima PS, dopo essersi girato in un tornante.

Nella fase successiva, Loeb ha colpito un sasso e ha perso un totale di sei minuti, prima di ritirarsi nel tratto di trasferimento successivo. Questo ha dato ad Ogier un vantaggio di quasi due minuti sul compagno di squadra Volkswagen, Jari-Matti Latvala. Nonostante non sia stato in grado di monitorare i tempi intermedi dei suoi rivali durante le fasi sotto nuove regole, Ogier ha miscelato un ritmo controllato con scelte di gomme sicure negli ultimi due giorni per mettere al sicuro la vittoria.

Latvala è arrivato secondo, con Andreas Mikkelsen che ha completato il podio Volkswagen. Mads Østberg e Citroën hanno concluso l’evento in quarta posizione. Il duo di Hyundai Motorsport, Thierry Neuville e Dani Sordo, ha chiuso al quinto e sesto posto. Elfyn Evans della M-Sport ha concluso al settimo posto, dopo aver perso tempo per aver danneggiato la sospensione posteriore della sua vettura contro un muro. Evans ha concluso davanti a Loeb, che è rientrato sotto le regole del rally 2 e ha vinto due power stage. La top ten è stata completata da Martin Prokop e Kris Meeke.

Successivamente, Ogier vince in Svezia e in Messico, mentre in Argentina vince Meeke su Ostberg ed Evans. In Portogallo, Ogier è secondo, dietro Latvala e davanti a Mikkelsen. In Sardegna, Ogier si impone su Paddon e Neuville. In Polonia, invece, Ogier regola le intemperanze di Mikkelsen e Tänak. In Finlandia, Latvala si distacca dal compagno di squadra Ogier.

Dopo gli anni 2010 e 2014, Latvala vince il rally di casa per la terza volta. Meeke era terzo, fino a quando non ha bucato sulla PS15. Mikkelsen e Paddon si ritirano dopo gli incidenti. E che incidenti a vedere le riprese di questo dvd… Al Deutschland, Sébastien Ogier vince davanti ai compagni di squadra Latvala e Mikkelsen. Un ulteriore importante passo verso il titolo iridato numero tre. Per Volkswagen è stata la terza vittoria tripla della stagione.

In Australia,Ogier si aggiudica il settimo rally dell’anno. Dopo il 2013 e il 2014, vince in anticpo il titolo di campione del mondo rally 2015. La Volkswagen ha vinto anche il suo terzo titolo Costruttori di fila. Il Tour de Corse è un “affaire” di Latvala, Evans e Mikkelsen, che chiudono nell’ordine. In Catalunya il più veloce è Mikkelsen, che si impone su Latavala e Sordo. In Gran Bretagna, sul gradino più alto del podio torna Ogier, a ribadire che lui è sempre lì. Non è un campione per caso. Alle sue spalle terminano Meeke e Mikkelsen.

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la scheda

WORLD RALLY CHAMPIONSHIP 2015

Numero dischi: 2

Lingua: inglese

Durata: 400 minuti

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Peall Trophy per Elfyn Evans, Seb Ogier e Jari-Matti Latvala

Da un campione del mondo di biliardo, un prestigiosissimo premio per i campioni del mondo di rally: il Peall Trophy. Il trofeo sarà presentato sul lungomare di Llandudno, quando terminerà il rally iridato inglese.

Da un campione del mondo di biliardo, un prestigiosissimo premio per i campioni del mondo di rally. La straordinaria storia della Coppa dei Vincitori del Rally GB si arricchisce ora con il nome di Elfyn Evans inciso accanto al roster delle leggende dei rally. Il prestigioso trofeo sarà presentato sul lungomare di Llandudno domenica 7 ottobre 2018, quando terminerà il rally iridato inglese. Si sa, che si tratti della FA Cup, della Ryder Cup, dell’America’s Cup, della Webb Ellis Cup o delle Ashes, la Gran Bretagna è famosa in tutto il mondo per i suoi trofei sportivi iconici e di ispirazione.

Anche nello sport automobilistico, i britannici vantano dei magnifici e invidiabili premi. Ad esempio, il Royal Tourist Club Trophy in oro 18 carati di Hermes è un’eredità senza rivali, mentre il Gran Prix Silver placcato in oro massiccio è ambito da tutti i piloti del GP e anche da Lewis Hamilton. Dall’inizio degli anni Cinquanta, il Peall Trophy, altrettanto prestigioso e desiderato, è stato assegnato ai vincitori del Rally Rac, oggi il venerato round del Fia World Rally Championship.

Oltre ogni standard, con un’altezza di oltre due piedi e mezzo e un peso di oltre diciotto libbre, con la sua base di mogano, il Peall Trophy è un trofeo davvero impressionante… E ora porta incisi anche i nomi di Elfyn Evans e Dan Barritt. Infatti, dopo il loro exploit storico nell’evento del 2017, Evans è diventato il primo pilota gallese a vincere una gara del WRC. Sebbene Evans sia solo uno dei quattro acclamati piloti britannici ad aver vinto la gara iridata di casa – gli altri sono Roger Clark, Colin McRae e Richard Burns – il Peall Trophy risale a ben prima che il WRC si affermasse negli anni Settanta. Per questo è così ambito.

Il grande trofeo classico a forma di urna argentata, sormontata da una statuetta di testa di cervo reale, è stato prodotto nel lontano 1887 dai famosi specialisti vittoriani dell’argento Stephen Smith & Son a Londra: beffa del destino, doveva essere il trofeo del Gran Premio britannico. Originariamente fu presentato dalla Billiard Association come premio permanente e assegnato al campionato di biliardo All In, quando la competizione fu inaugurata nel 1892.

Il campione mondiale di biliardo WJ Peall vinse questo primo evento e non fu mai più sfidato, quindi il trofeo divenne di sua proprietà personale dopo tre anni. Oltre ad essere una leggenda sul biliardo, Peall era anche un automobilista molto appassionato e spericolato. Fu uno dei primi ad essere acchiappato dalla polizia mentre sfrecciava vicino a Redhill – nel 1901 – e multato la somma principesca di 2 sterline per eccesso di velocità: 12 miglia all’ora.

La storia della Coppa al Royal Automobile Club

Nel 1937, la famiglia Peall donò la sua splendida Coppa al Royal Automobile Club a Pall Mall. Successivamente, il club ha ridistribuito il “Peall Trophy”, opportunamente ribattezzato, da assegnare annualmente al “Best Performer in Royal Automobile Club International Rally” come recita l’iscrizione sulla targa. Fu assegnato per la prima volta a Ian e Pat Appleyard, marito e moglie vincitori dell’edizione del 1953 con la Jaguar XK120.

Da allora, i nomi incisi sulle bande dorate della base hanno incluso quasi tutti i grandi della competizione: Erik Carlsson, Timo Mäkinen, Hannu Mikkola, Stig Blomqvist, Ari Vatanen, Henri Toivonen, Juha Kankkunen, Carlos Sainz, Petter Solberg, Sébastien Loeb e molte altre leggende più importanti dello sport. La classifica di quest’anno del Wales Rally GB include tre vincitori del passato: Jari-Matti Latvala, Sébastien Ogier e, naturalmente, Elfyn Evans. Gli altri resteranno desiderosi di vedere i loro nomi incisi sul prestigioso Trofeo Peall.

“È un premio straordinariamente iconico che ogni pilota di rally sogna di vincere”, afferma Ben Taylor, amministratore delegato di Dayinsure Wales Rally GB. “Basta vedere l’emozione sui volti dei vincitori, per sapere quanto sia speciale il Trofeo Peall. Sébastien Ogier lo adora così tanto che cerca sempre di portarlo a casa con lui!”. Nel frattempo, il trofeo viene esposto al popolare Rally Day di Castle Combe sabato del 22 settembre, prima di visitare varie destinazioni promozionali del Galles durante la settimana successiva, culminando in uno spettacolo fuori da John Lewis a Chester, sabato 29 settembre. Infine, il 7 ottobre sarà presentato ufficialmente.

Sin dal suo inizio, nel 1932, il Rally Internazionale della Gran Bretagna è stato corso settantatré volte. Le interruzioni forzate hanno incluso la Seconda Guerra Mondiale, la Crisi di Suez (1957) e durante l’epidemia di afta epizootica (1967). È uno degli unici due eventi, insieme al Rally di Finlandia, il 1000 Laghi, ad aver mantenuto il proprio status da quando il Campionato del Mondo Rally è stato istituito nel 1973.

Uomini e rally: l’ultimo libro di Guido Rancati

Da una camera con “vista sul nulla” nell’est Europa ai colloqui privato con Jean Todt a Parigi, da Brescia alla Scandinavia, da Beirut a Kinsasha, dal dolore per la scomparsa di un amico che al volante non ce l’ha fatta alle sfide, le cene, i litigi e le paci fatte (o non fatte…) con tutti i grandi e piccoli protagonisti delle corse degli ultimi quarant’anni.

L’ormai ex giornalista Guido Rancati, sempre molto attivo nel mondo della comunicazione e degli uffici stampa, nonostante sia in pensione, c’è cascato di nuovo. Non ce la fa a stare fermo un attimo. E così, tra bici, brevi passeggiate, lunghe chiacchierate, appena si ritrova davanti al computer inizia a gettare d’impulso tutti i pensieri che ha per la testa, trasformandoli in parole.

Un viaggio tra Uomini e rally visti da Rancati. Uomini e rally il nuovo libro di Rancati, in linea con la filosofia del giornalista, ribadisce come l’automobilismo del Terzo millennio stia riscoprendo che le gare, per continuare a vivere hanno bisogno del fattore umano. Per fortuna, però, c’è chi lo ha sempre saputo.

Da una camera con “vista sul nulla” nell’est Europa ai colloqui privato con Jean Todt a Parigi, da Brescia alla Scandinavia, da Beirut a Kinsasha, dal dolore per la scomparsa di un amico che al volante non ce l’ha fatta alle sfide, le cene, i litigi e le paci fatte (o non fatte…) con tutti i grandi e piccoli protagonisti delle corse degli ultimi quarant’anni.

Uomini e rally si dipana leggero e densissimo, fitto di aneddoti, di vita vissuta, di esperienze fatte sul campo. Tommi Makinen, Didier Auriol, Carlos Sainz, Richard Burns, Marcus Gronholm, giù fino a Sebastien Loeb e Sebastien Ogier, una galleria di fuoriclasse colti nel fuoco della gara, ma ancora più spesso nei momenti appartati, nelle gioie e negli scoramenti, nei dubbi e nelle allegrie in cui calano la maschera e svelano il loro lato più intimo e privato.

Accanto a loro, il mondo dei team manager, dei giornalisti, dei direttori tecnici, dei mille personaggi oscuri ma fondamentali che nessuno ha mai saputo tratteggiare con la stessa cura e passione. Questo libricino di poche pagine corre via veloce e spettacolare, ma puntuale, come una macchina sullo sterrato, lasciandoti lì a sognare, a immaginare quale sarà la prossima acrobazia. Il libro è dedicato ai rally che mi hanno dato la possibilità di vedere posti diversi e, soprattutto, di conoscere genti diverse”, scrive l’autore.

Una delle prime cose che si trova in “Uomini e rally” è un simpatico “bugiardino” che recita: “La lettura del libro è particolarmente indicata a chi, giovane o giovanissimo, gli anni eroici dei rally li ha conosciuti soltanto attraverso i racconti e gli scritti di coloro che quelle gare le vissero, e si chiede se è veramente esistito un tempo felice in cui nessuno cercava di prevalere con ogni mezzo”.

“Ma è altrettanto efficace per chi giovane più non è, eppure crede fermamente che pur se nel tempo molte cose sono cambiate, le ultime eredi delle grandi corse su strada seguitino ad alimentare storie che val la pena di conoscere come le persone e i personaggi che ne sono protagonisti”.

Uomini e rally: la posologia di Guido Rancati

Ma più di tutto, Rancati consiglia: “Un capitolo, massimo due ogni dieci‐quindici giorni, preferibilmente prima di assistere a una di quelle rievocazioni nelle quali piloti, copiloti e giornalisti di tempi ormai passati narrano con dovizia di particolari episodi mai avvenuti. Si raccomanda di non superare le dosi consigliate”.

Poi, il savoir faire e la sottile ironia del giornalista, mista al giusto cinismo, si conclude e il libro ti proietta nei ricordi di prima mano del più grande inviato italiano al seguito del WRC. La memoria lo spinge fino al 1968, a Sanremo, a casa sua, dove sono soliti cenare sempre molto presto. “Anche al sabato, alle sette, sette e dieci, si è con le gambe sotto il tavolo”. Siamo agli inizi della sua brillante carriera.

Mentre si cena, squilla il telefono. “Dall’altro capo del filo è Pino Angelini, ricciuto e valente corrispondente sanremese di vari quotidiani, che da me, ragazzo di bottega appassionato di auto e moto, vuole sapere l’età di Leo Cella. Ha fretta e non la fa lunga: mi chiede in modo diretto se so quanti anni aveva il romagnolo trapiantato nel ponente ligure”.

“La domanda mi penetra come una lama, capisco che non può essere un caso se ha usato l’imperfetto. Non lo è: con un tono che a me pare gelido, mi informa che un paio di ore prima ha avuto incidente a Balocco con l’Alfa 33 e che per lui non c’è stato niente da fare. Vacillo, appoggio la spalla alla parete e stringo forte la cornetta come per aggrapparmici. Rispondo che ancora non aveva trent’anni e riattacco”.

Da questo punto di partenza, e solo dopo un meraviglioso giro del mondo, si torna a Sanremo. Nel 2017. Quarantanove anni dopo. E ti ritrovi un giornalista ricco di esperienza pronto a chiacchierare con il futuro, Kalle Rovanpera, mentre ricorda la “vecchia” sala stampa del Sanremo.

“Sfrattata dal vecchio scalo merci, la sala stampa del Rallye Sanremo ha ripreso il suo peregrinare. La scelta di piazzarla in una delle sale del Palafiori non s’era rivelata felicissima e così è tornata in riva al mare, non lontana dal parco assistenza. In una costruzione eretta dai genovesi nel settecento per far passare ai sanremaschi la voglia di ribellarsi. Ha una storia, la fortezza a base triangolare sul vecchio porto. Non sempre necessariamente bella, ma importante”.

Libri su Storie di Rally

la scheda

UOMINI E RALLY

Autore: Guido Rancati

Copertina: morbida

Pagine: 136

Formato: 15 x 21 centimetri

Editore: InPagina

Prezzo: 15 euro

ISBN: 978-8-8940845-8-0

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Ingaggi d’oro nel WRC per i due Sebastien: Loeb e Ogier

Sebastien Loeb era il pilota più pagato, forse meglio dire strapagato, del circus del World Rally Championship. Di questo ne siamo certi tutti. E tutti pensiamo che qualunque cifra guadagni, la meriti tutta. 

È il campione dei campioni, Sebastien Loeb. il più grande Cannibale di titoli di tutti i tempi. È l’unico della storia del WRC ad aver mai percepito un ingaggio tanto elevato. Il pilota francese è stato confermato in Citroën per altri due anni durante i quali, secondo quanto pubblicato da Sportune.fr, un media online molto informato sugli ingaggi degli sportivi, porterà a casa complessivamente 20 milioni di euro, 10 milioni a stagione, esclusi i bonus ovviamente. Mica bruscolini.

Per farci un’idea anche dell’accresciuto valore economico di Loeb tra il 2004 ed il 2011 facciamo un paragone con due personaggi universalmente riconosciuti come leggende viventi nei rispettivi sport: Michael Schumacher e Valentino Rossi. Entrambi hanno vinto il Campionato del Mondo, Formula 1 e Motomondiale, per sette volte. Loeb otto. Il Campionato del Mondo Rally 2011, con il copilota Daniel Elena, è stato il sigillo del record per il pilota francese, nonostante il ritiro all’ultima gara.

L’alsaziano era salito per la prima volta sul gradino più alto del podio nel 2004, a bordo della Citroen Xsara WRC. Questa vettura lo accompagna fino al 2007, quando la sostituisce con la C4 WRC con identico risultato. Nel 2011 è passato alla DS3 WRC, conquistando l’ottavo titolo. Oltre alle otto vittorie, Loeb, classe 1974, ha ottenuto tutta una serie di record imbattuti, perlomeno nei rally. Tra questi: 67 vittorie iridate, 11 successi in un solo anno, nel 2008; 6 vittorie consecutive stagionali, nel 2005; 5 vittorie al Montecarlo; 8 volte primo al Deutschland.

Quello del plurititolato – le cifre rivelate da Sportune sono quantomeno verosimili – è un ingaggio unico nella storia dei rally, una disciplina che è sicuramente meno blasonata e meno ricca della Formula 1, e dove non ci si aspetterebbe contratti così importanti. Il suo ex compagno di squadra, Sebastien Ogier, che ha firmato con Volkswagen un contratto di tre anni per lo sviluppo e per il debutto della Polo R WRC, ha un ingaggio complessivo di 10 milioni di euro: 4 milioni nel 2012, 3 milioni nel 2013 e altri 3 nel 2014 (in Citroen il suo ingaggio era stimato tra i 700 mila euro e il milione). Anche in questo caso non stiamo parlando di patate.

Mikko Hirvonen che, invece, dal 2012 diventa il nuovo compagno di squadra del Cannibale, è riuscito a strappare un ingaggio addirittura due volte superiore a quello che aveva in casa Ford, che era pari a 1,5 milioni di euro. Dall’1 gennaio 2012 il finlandese, grazie a Citroën, cambia stipendio: 3 milioni di euro a stagione. Altri piloti della storia rallystica mondiale che potevano vantare ingaggi milionari, ovviamente rapportati ai periodi in cui hanno corso e vinto, sono Colin McRae, che nel 2003 venne ingaggiato da Citroën per la cifra di 6 milioni di euro, e Marcus Gronholm, che per la stessa cifra corse per i colori Ford nel WRC del 2006 e del 2007.

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