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Rallysmo in lutto: muore Aldo Riva, protagonista anni ’70

All’inizio della sua carriera era stato navigato da Palmero, poi, dopo Gerbaldo, erano arrivati Enrico Roveda, Eraldo Tortone, Luca Zonzini, Alessandro Biordi, Andrea Giannini e infine Simone Spaccasassi, nel 2010. Finché ha potuto ha corso. I rally erano una fiamma di passione, ma anche una boccata di ossigeno per lui. Amava le gare su terra, prima con le due ruote motrici e poi con le quattro ruote motrici, come Subaru e Mitsubishi.

Se n’è andato nel tardo pomeriggio del 13 luglio 2021, Aldo Riva. Proprio il Riva che correva con Gianmaria Gerbaldo negli anni Settanta e nei primissimi Ottanta con le Opel Kadett GT/E e con le Ascona. Al Rally Team 971 del 1978 festeggiò il suo primo successo assoluto con i colori della Rododendri. Era uno spettacolo vederlo pennellare le curve dei rally, in Piemonte, in Emilia Romagna e in Toscana, le regioni dove correva più frequentemente. Sempre tra i primi dieci assoluti, sempre a dare spettacolo.

All’inizio della sua carriera era stato navigato da Palmero, poi, dopo Gerbaldo, erano arrivati Enrico Roveda, Eraldo Tortone, Luca Zonzini, Alessandro Biordi, Andrea Giannini e infine Simone Spaccasassi, nel 2010. Finché ha potuto ha corso. I rally erano una fiamma di passione, ma anche una boccata di ossigeno per lui. Amava le gare su terra, prima con le due ruote motrici e poi con le quattro ruote motrici, come Subaru e Mitsubishi.

Era molto legato a Meldola, città che lo ricambiava con affetto, al punto che è stato dichiarato il lutto cittadino. “Affezionato a Meldola, uomo generoso, ha fondato l’Azienda Agricola Del Voltre, che è diventata nel tempo una importante realtà imprenditoriale del nostro territorio ed una grande famiglia per tutti i lavoratori – sono le parole del sindaco Roberto Cavallucci -. Le sue passioni, tra le quali quella per le auto, lo hanno portato ad intessere rapporti di collaborazione e amicizia con il tessuto sociale della città. L’ amministrazione comunale esprime un sincero sentimento di cordoglio e vicinanza alla famiglia ed a tutte le persone che gli volevano bene”.

Forte commozione nelle parole del presidente del Racing Team Le Fonti, Paolo Ragazzini: “Un grande imprenditore, un forte pilota, ma soprattutto un amico, venuto in Romagna dal Piemonte alla fine degli anni ’70. In un primo tempo ha abitato a Fratta Terme e lo ricordo passare con la Opel Kadet GT/E e la Renault Alpine A110. Per me già appassionato di rally era una grande emozione. Tanti i successi nei campionati africani con il Team Audi di Emilio Radaelli e Roberta Gremignani, ma anche in Italia nei rally e anche nelle gare in salita”.

“Il ricordo più recente è di qualche anno fa con la Mitsubishi Lancer ex Andreucci – prosegue Ragazzini -. Aldo di auto ne ha guidate tante, un vero appassionato dei motori. Negli anni si era anche messo da parte qualche pezzo di prestigio, come la Porsche 356 Spider del 1963 con la quale in coppia con la sua compagna Marilena aveva partecipato alla gara di regolarità Coppa Città di Meldola 2020 con i colori del Racing Team le Fonti del quale era un convinto estimatore. La gara di Meldola doveva essere una prova generale per la partecipazione al Gran Premio Nuvolari di settembre la poi visto il prolungarsi della pandemia di comune accordo si è deciso di rimandare”.

“L’ultimo mercoledì di giugno anche se non era programmato ci siamo ritrovati alla gelateria K7 assieme a Aldo e Marilena con il gruppo di amici della scuderia e non solo, è stata l’ultima volta che ho visto e parlato con lui, come sempre di gare e auto da corsa. Anche se la malattia avanzava la sua grinta e la sua forte personalità era ancora buona – conclude -. Ci mancheranno tanto i suoi consigli con la tua parlata piemontese-romagnola”.

Una Subaru Impreza per Max McRae al Bakers Hill Rally

”Non vedo l’ora di guidare di nuovo. È passato un po ‘di tempo da quando abbiamo fatto il Safari Darling Rally a novembre”. La gara con sede a Jarrahdale ha consegnato il miglior risultato (per ora) della carriera di McRae Junior, con un ottimo sesto posto assoluto. Il padre di Max McRae, Alister, ha ammesso che la scelta dell’auto per Bakers Hill dipenderà dalla velocità della nave e dal percorso della macchina attraverso la dogana.

Corsi e ricorsi. Max McRae potrebbe essere sul punto di seguire le orme di suo padre, di suo nonno e di suo zio diventando l’ultimo membro della dinastia McRae nei rally con una Subaru (perché in realtà il ragazzo ha già debuttato): è pronto a correre con una Subaru o con una Ford al Bakers Hill Rally ad aprile. Il sedicenne è in attesa di sapere se correrà con una Subaru Impreza o con Ford Fiesta R2T recentemente acquisita in Spagna.

La Fiesta è attualmente su una nave diretta a sud, ma è improbabile che venga sdoganata pochi giorni prima dell’inizio dell’evento del 17 aprile. L’alternativa sarebbe una Impreza assunta dell’ex-pilota del Subaru Rally Team Australia, Dean Herridge.

“Di recente ho testato una Peugeot AP4 e mi è piaciuta molto, quindi so che sarebbe bello correre con un’auto a quattro ruote motrici, specialmente una Subaru, visti i legami familiari che abbiamo con quel Costruttore”, ha detto McRae Junior.

“Non vedo l’ora di guidare di nuovo. È passato un po ‘di tempo da quando abbiamo fatto il Safari Darling Rally a novembre”. La gara con sede a Jarrahdale ha consegnato il miglior risultato (per ora) della carriera di McRae, con un ottimo sesto posto assoluto. Il padre di Max McRae, Alister, ha ammesso che la scelta dell’auto per Bakers Hill dipenderà dalla velocità della nave e dal percorso della macchina attraverso la dogana.

“Se arriva la Fiesta, potrebbero consegnarcela uno o due giorni prima dell’inizio dell’evento, quindi non ci sarebbe alcuna possibilità per un test o qualcosa del genere”, ha detto il campione di rally dell’Asia-Pacifico 2011.

“Quando abbiamo iniziato a parlare del noleggio dell’auto di Dean, Max voleva trovare un siluro e puntarlo contro la barca che trasporta la Fiesta”, ha aggiunto McRae senior. L’auto è una equivalente Rally2 ed è stata il primo assaggio di McRae junior delle moderne macchine a quattro ruote motrici.

Max McRae, Ford Fiesta R2T
Max McRae, Ford Fiesta R2T

“Penso che sarebbe giusto dire che è appassionato di quattro ruote motrici dopo il test Peugeot. E ha ragione, ci sarà sempre un legame familiare con Subaru e sarebbe bello vedere un McRae di nuovo con un Impreza”.

Il fratello di Alister, Colin, ha vinto il titolo di Campionato del Mondo Rally 1995 al volante di una Impreza 555, mentre il più giovane dei due fratelli fece subito impressione quando si unì a Colin nel Subaru World Rally Team al RAC Rally del 1998.

Seppure era stato il più veloce nella PS di apertura, Alister alla fine si è ritirato dal secondo posto, uscendo nella nebbia a St Gwynno mentre cercava di prendere Richard Burns. Il cinque volte campione britannico di rally Jimmy McRae ha guidato una gran varietà di Impreza Gruppo A in rally britannici selezionati.

Il Bakers Hill Rally è la gara di apertura della stagione dell’Australia occidentale e riporta McRae sulle strade sterrate un tempo utilizzate dal Rally Australia con sede a Perth.

Il rally del mese prossimo non è la prima corsa di McRae Jr su un’auto da rally e neppure su una Subaru. Nel 2019, si è unito ad Alister e a Jimmy in Galles per testare alcune delle auto più famose di Colin, tra cui una Legacy RS e una Impreza WRC98 guidate da suo zio.

WRC 1995: quel Rally MonteCarlo vinto senza chiodi

Fra le mani di Sainz: il volante della Subaru Impreza 555. Ai piedi della quale ecco i pneumatici Pirelli P Zero, che già l’anno precedente avevo fatto sfiorare allo spagnolo un nuovo titolo nel WRC, perduto per un’uscita di strada a poche curve dal termine del rally finale di stagione, in Gran Bretagna. Ma ora siamo nel 1995…

E con l’aggravante di un fondo asfaltato che tende a trasformarsi in superficie innevata, o ghiacciata. O spesso con quelle macchie di verglas (ghiaccio nero, lo chiamano i francesi) che appaiono a tradimento su una strada fino a quel momento magari completamente asciutta, con i rischi e i brividi che è facile immaginare specialmente se moltiplicate dalle velocità di cui sopra. Logico, quindi, che sui tornanti del Montecarlo i pneumatici recitino una parte di importanza ancora maggiore rispetto al solito.

Fine gennaio 1995: proprio come adesso. Quando il rally del Principato scatta, il freddo di alcune edizioni storiche della gara che tradizionalmente apre il Mondiale Rally sembra un ricordo lontanissimo. La condizione piace molto a Carlos Sainz: non l’omonimo che guida oggi in Formula 1, bensì suo padre, a quei tempi stella di primissima grandezza dei rally iridati che l’avevano eletto campione del mondo nel 1990 e due anni dopo.

Fra le mani di Sainz: il volante della Subaru Impreza 555. Ai piedi della quale ecco i pneumatici Pirelli P Zero, che già l’anno precedente avevo fatto sfiorare a Sainz un nuovo titolo iridato, perduto per un’uscita di strada a poche curve dal termine del rally finale di stagione, in Gran Bretagna.

Il Sainz che si presenza a MonteCarlo non ha in testa ipotesi tattiche: vuole vincere. Deve vincere, per fare capire al mondo dei controsterzi che quella sarà la sua stagione. Carlos è testimonial perfetto diPirelli: ha offerto, l’anno precedente, un contributo decisivo allo sviluppo della gamma P Zero da rally che in alcune situazioni ha fatto la differenza in positivo rispetto alla concorrenza.

Soprattutto sul fronte della versatilità e dell’aderenza in condizioni ad altissima scivolosità. E per quel MonteCarlo, Pirelli ha in serbo un pneumatico speciale, siglato RT95 e contraddistinto da una particolarità unica per le condizioni da domare sui tornanti a nord del Principato: non è chiodato. A gestire la massima aderenza su superficie innevata o ghiacciata, soltanto un comune battistrada; ma con una costruzione tecnica e una mescola termica capaci di resistere anche all’aggressività del comune asfalto asciutto o bagnato.

In termini rallystici, una rivoluzione copernicana. A MonteCarlo, le prove speciali dell’ultima notte di gara sono quasi tutte spalmate fra la salita verso un passo alpino e la successiva discesa fino al traguardo. Su salita e discesa si può trovare qualsiasi condizione: asfalto asciutto; asfalto umido o bagnato. ghiaccio, neve.

Ma in cima al passo, ghiaccio e neve sono una certezza. E questa combinazione, utilizzando pneumatici chiodati, obbliga a un compromesso molto difficile: in cima, su neve, tutto bene; ma nei tratti non innevati bisogna andare piano, pena la perdita di un numero di chiodi che renderebbe un dramma lo scollinamento.

Ultima notte del rally. Sainz la affronta al comando della classifica. Quando il percorso raggiunge la base del mitico Col du Turini, le condizioni stradali sono davvero un punto interrogativo: salita con asfalto bagnato; quattro km abbondanti di neve in cima al colle; discesa umida all’80 per cento; asciutti soltanto i tre km finali della prova speciale.

Pronti, via! E Sainz sale in cattedra. Vola letteralmente sui tratti senza neve. Riduce i danni sul ghiaccio in cima al Colle grazie alla mescola termica che assicura comunque buona aderenza. Al traguardo, 17″ di vantaggio rafforzano il suo primato sull’avversario numero 1 in gara, il francese Francois Delecour con la sua Ford Escort Cosworth.

È la prima volta che un pilota ha osato affrontare il Turini parzialmente innevato senza chiodi, quindi con un pneumatico strettamente imparentato con quelli di normale produzione. Sainz l’ha fatto e ha vinto da campione un Rally Montecarlo da leggenda.

Petter Solberg sulla Impreza S9 WRC: ”La sentivo mia”

Nella scelta della Subaru con cui vincere il titolo, il norvegese sembra aver seguito Johan Kristoffersson e Marcus Grönholm. Kristoffersson ha scelto la Volkswagen Polo Supercar che ha portato alla gloria del World RX nel 2017, 2018 e 2020 e Grönholm ha scelto la Peugeot 206 WRC con cui ha vinto il Campionato del Mondo Rally due volte nel 2000 e nel 2002.

Petter Solberg e il Subaru World Rally Team. Ricordate? Come assistere ad una partita in paradiso. Il signor Hollywood non poteva optare per una macchina diversa da quella blu e oro che lo ha portato alla gloria nel Mondiale Rally 2003.

Petter Solberg ha avuto un’incredibile carriera ai vertici dei rally, guidando per M-Sport Ford, Subaru e Citroën, vero, ma ha vinto sempre e solo con Subaru; ottenendo tredici vittorie iridate e, naturalmente, il titolo mondiale. Solberg è stato un pioniere anche nel Mondiale Rallycross, vincendo il titolo mondiale inaugurale nel 2014 e diventando il primo pilota a vincere due diversi titoli mondiali FIA, prima di ripetere l’impresa un anno dopo, nel 2015.

E nella scelta della Subaru con cui vincere il titolo, il norvegese sembra aver seguito Johan Kristoffersson e Marcus Grönholm. Kristoffersson ha scelto la Volkswagen Polo Supercar che ha portato alla gloria del World RX nel 2017, 2018 e 2020 e Grönholm ha scelto la Peugeot 206 WRC con cui ha vinto il Campionato del Mondo Rally due volte nel 2000 e nel 2002.

La Impreza S9 WRC è la vettura vincente di Solberg: Si tratta di una vettura da sogno da guidare”, ricorda Petter. In effetti, lo ha portato a quattro vittorie nel WRC (e altri tre podi) durante quella trionfale stagione 2003 a Cipro, Australia, Corsica e Gran Bretagna.

Ricordo molto bene che facile da guidare – aggiunge Petter Solberg –. È compatta, ha una buona distribuzione del peso, buone sospensioni: era come un’auto da sogno da guidare per essere onesto. CI puoi fare quello che vuoi, puoi giocarci, è ben bilanciata. La distribuzione del peso era fantastica. Ho guidato molte auto non così buone e quando sali sulla macchina, con lei puoi fare ciò che vuoi”.

Se valuto un’auto deve avere una buona sterzata, il pilota dovrebbe guidare ed essere in grado di sentire la presa correttamente. Hai bisogno di sospensioni molto buone per avere quella sensazione di poter andare a tutto tondo ovunque e hai bisogno di una buona distribuzione del peso”.

Ovviamente il motore deve essere sempre di alto livello e non sarò mai contento della potenza, comunque non importa quale macchina stai guidando. Devi averci feeling. Quando la macchina è facile da guidare sarai sempre veloce, in ogni rally, in ogni tappa”.

Con la Subaru Impreza S9 WRC ho vinto il Campionato del Mondo, e ho molti bei ricordi. Ho ottimi ricordi della vettura e del team. È stata un’ottima squadra e la passione del marchio Subaru, quando vai in Giappone, la vedi ad occhi aperti. Non c’è bisogno di sognarla ad occhi chiusi”.

Vorrei anche dire che la Citroën Xsara WRC è forse una delle migliori auto che ho guidato con differenziali attivi. La DS3 con cui sono stato due volte campione del mondo di rallycross è anche una delle mie auto preferite e se, posso aggiungerne un’altra, forse inserirei anche anche la Polo rallycross”.

È un’auto incredibile, ad essere onesti. Non è che sia più veloce della DS3, ma ha così tanti dettagli e parti molto più costose e ben fatte. Ci sono tante altre cose che guardo, la guidabilità, le sensazioni che mi comunica lo sterzo, le sospensioni e tutti i dettagli, anche l’ingegnere che l’ha costruita”.

Subaru World Rally Team: il documentario (VIDEO)

Il Subaru World Rally Team riuscì ad ottenere la prima vittoria nel 1993, grazie al mitico Colin McRae. Quello fu anche l’anno in cui si pensò di sostituire la Legacy (ormai vecchia e obsoleta) con la nuova Subaru Impreza con le restanti gare del campionato 1993 usate come test per la nuova vettura. Nel 1994 la Impreza debuttò finalmente nel WRC e Carlos Sainz sfiorò il titolo mondiale

Il Subaru World Rally Team è stato il reparto corse ufficiale della Subaru che ha partecipato al Campionato del Mondo Rally dal 1980 al 2008, vincendo tre titoli Costruttori ed altrettanti Piloti. Il team partecipò dal 1980 al 1988 con la Subaru Leone, senza mai ottenere risultati di rilievo, nel 1989 venne sostituita dalla Subaru Legacy, che però non migliorò di molto la situazione del team.

Tuttavia il team riuscì finalmente ad ottenere la prima vittoria nel 1993, grazie al mitico Colin McRae. Quello fu anche l’anno in cui si pensò di sostituire la Legacy (ormai vecchia e obsoleta) con la nuova Subaru Impreza con le restanti gare del campionato 1993 usate come test per la nuova vettura. Nel 1994 la Impreza debuttò finalmente nel WRC e Carlos Sainz sfiorò il titolo mondiale, perdendolo solo all’ultima gara contro la Toyota di Didier Auriol.

L’anno successivo fu l’unico nella storia del Subaru world rally team in cui vennero vinti sia il titolo piloti che costruttori, il primo grazie a Colin McRae che batté all’ultima gara Carlos Sainz, e il secondo vinto grazie alla squalifica delle Toyota e agli ottimi risultati di entrambi i piloti, che in un anno collezionarono 5 vittorie in 8 gare. La Subaru negli anni successivi vinse ancora nel 1996 e 1997 il titolo costruttori, mentre quello piloti in entrambe le occasioni sfugge alla scuderia per pochissimo.

La copertina del volume dedicato alla storia Subaru nei rally

Altri titoli furono conquistati grazie a Richard Burns nel 2001, e Petter Solberg nel 2003. Il team ottenne risultati degni di nota fino al 2005, da lì in poi invece il team ebbe una crisi di risultati che spinsero il team a ritirarsi alla fine del 2008, dopo una partecipazione nel WRC durata ben 29 stagioni e un palmarès di 47 vittorie, 3 titoli piloti e 3 Costruttori.