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Toyota Team Europe: lo scacco matto di Fabrizio Tabaton

Il miracolo del Toyota Team Europe: Sanremo 1991

L’azienda con sede a Colonia, che faceva capo alla Casa giapponese, cambia proprietà. È l’imprenditore Fabrizio Tabaton a rilevare il controllo della congrega di ingegneri e disegnatori del Toyota Team Europe che, tra il 1999 e il 2001, hanno continuato a studiare soluzioni per lo sviluppo delle Corolla World Rally Car.

La Toyota abbandona definitivamente il pianeta rally. Alla fine del 2001 decide che deve scoprire un altro mondo, quello della Formula Uno. In punta di piedi, dunque, muove gli ultimi piccoli passi. E lo fa cedendo il Toyota Team Europe a Fabrizio Tabaton, “patron” della HF-Grifone e della Step 2, figlio di quel Luigi Tabaton che tanto ha dato al nostro settore.

Il 2002 inizia all’insegna di un importante cambiamento, dietro il quale c’è indubbiamente molta passione, ma anche un concreto interesse imprenditoriale e uno spiccato fiuto per gli affari. Non si può dimenticare la crisi del settore auto, che impone alle Case di risparmiare per far quadrare i bilanci. E Tabaton non è il comune consumatore, che vive anche del piccolo ma sicuro rendimento. È un uomo che vive di impresa e allora, dopo la frana dell’economia globale, quale momento migliore per mandare in porto una trattativa?

E così, dopo essere entrati nei rally (al RAC Rally per la precisione) nel 1972 ed esserci rimasti fino al 1999, dopo essere risultati la squadra ufficiale più devota alla disciplina, i giapponesi hanno deciso di cambiare rotta, senza creare quella strana e sgradevole sensazione di parapiglia generale che, invece, si generò dopo la decisione di Fiat. La notizia del passaggio di proprietà dal Giappone all’Italia del

TTE, infatti, non stupisce e non spaventa. Da due anni, all’interno dello stabilimento di Colonia, quella ventina di ingegneri, disegnatori e tecnici Toyota portano avanti solo lo sviluppo delle Corolla World Rally Car, una vettura che inevitabilmente sente il peso degli anni e seguita a perdere quel “sexy appeal” che le aveva permesso di distinguersi per alcune stagioni. “Nella mia vita ho sempre voluto fare buoni affari…”, commenta a conclusione dell’affare l’amministratore della Grifone.

Perché il Toyota Team Europe

“Nulla a che vedere con la vicenda della quarta 206 e Peugeot Sport – ribatte Tabaton ad una malignità giornalistica –. È una vicenda ben più complessa, che si è consumata in un ambito molto ristretto e che è nata molto prima del “fatto Peugeot”. Verso la fine del 2000 ne abbiamo parlato, niente di più… Poi, durante i primi mesi del 2001, invece, si è avviata la trattativa vera e propria e adesso…”. Già… la trattativa, che lo ha visto interloquire spesso, o quasi sempre, con Ove Andersson, l’uomo che per trent’anni è stato al fianco di Toyota, colui che ha visto nascere e decollare la squadra giapponese. Il valore di mercato del Toyota Team Europe è stimato, approssimativamente, fra i 4 e i 6 milioni di Euro (cioè fra i 7 miliardi e 800 milioni e gli 11 miliardi e 600 milioni di lire circa).

Nell’accordo è previsto, almeno fino al termine del 2002, che i dipendenti Toyota restino al proprio posto e che rispondano alle direttive della nuova proprietà e, d’altra parte, Tabaton non fa fatica ad ammettere che “non c’è motivo di spostare la struttura da Colonia”. Nel 2003, quando scadrà la clausola relativa ai dipendenti Toyota, che nel frattempo saranno remunerati dalla società che fa capo a Tabaton, l’amministratore della Grifone ammette che qualcosa potrebbe cambiare. Ma è ancora presto per pensarci.

Il TTE vive e vivrà dei profitti (per nulla bassi) che provengono dalla gestione e dalla manutenzione delle tante Celica e Corolla ancora impegnate nei vari rally. Quindi, fra le altre cose sarà garantito anche il servizio di assistenza ai clienti. A detta del nuovo “patron”, ancora non sarebbe stato pensato un vero e proprio organigramma dirigenziale, anche se risulta molto difficile credere che un imprenditore del calibro di Fabrizio Tabaton non ne abbia già uno nel cassetto della scrivania, oppure in mente (quale altro posto è più sicuro?).

TTE fra passato e futuro

Toyota decide i propri “colori rallystici” nel 1972 e ne fa sfoggio al RAC, dove si presenta con una Celica TA22 che, all’epoca, adottava un propulsore da 1600 centimetri cubici a 8 valvole (la guidava appunto Ove Andersson). L’anno successivo viene istituito il Campionato del Mondo Rally. E Toyota c’è. Come dire: nel posto giusto al momento giusto (anche se diventa estremamente competitiva a partire dal 1976). E già allora, il Toyota Team Europe esisteva e studiava diverse soluzioni tecniche, per schierare auto concorrenziali nel Gruppo 2 (per un certo periodo, visto che la normativa regolamentare lo permetteva, avevano schierato le Gruppo 2 nel Gruppo 4). La Celica resta nei rally per circa cinque lustri, perché la filosofia dei giapponesi è quella di potenziare l’immagine corsaiola della vettura stradale grazie ai successi rallystici che, man mano, baciano la Casa.

Il tempo passa inesorabile e si arriva alla stagione agonistica 1999, dove la Toyota annuncia che non è più intenzionata ad impegnare un team ufficiale nel Campionato del Mondo Rally, nonostante quello stesso anno gli “cada” in tasca il titolo Costruttori, vinto con 109 punti contro i 105 della Subaru. Il ritiro della squadra ufficiale dalle gare non ferma il lavoro del TTE, che continua ad elaborare soluzioni tecnologiche per le Corolla World Rally Car che continuano a presenziare in massa nei rally. Adesso, però, è arrivata l’ora di cambiare proprietà, vale a dire che è arrivata l’ora dell’ultimo taglio netto ai fondi che venivano indirettamente erogati da Toyota a questa disciplina.

E per il futuro? “Toyota – annunciava Fabrizio Tabaton all’epoca – non è più interessata ai rally, ma questo non vuol dire che in un futuro, prossimo o remoto che sia, non decida di tornare a calcare di nuovo questo palcoscenico. In questo momento, i giapponesi sono concentrati solo sulla Formula Uno. Proporre qualunque idea adesso significherebbe farla bocciare, sentendosi rispondere semplicemente “no”. Non è il momento giusto e se mai verrà lo capiremo…”. La risposta potrebbe sembrare davvero sconfortante, perché (giustamente) molto evasiva. Ma non bisogna cadere in inganno. Sono tante, infatti, le persone che vedono bene la Yaris e la nuova Corolla in versione Super1600, anche Tabaton e, probabilmente, Toyota…