WRC 1995: quel Rally MonteCarlo vinto senza chiodi

Il successo di Sainz al ”Monte” e il gatto nero

Questo era il rally di Sainz e lui era in una forma superba. Era sicuro di poter vincere, dopo aver superato il “problemino scaramantico” del gatto nero. Le speranze di Delecour di battere il suo rivale nella lotta, va detto per onor del vero, furono ostacolate da un ammortizzatore che lanciò strani segnali di allarme e che fu montato sulla sua Escort l’ultima notte.

Un gatto nero porta fortuna o sfortuna? Dipende molto in quale zona d’Europa si cresce. A Banbury, splendido angolo della Gran Bretagna, dove veniva preparata la Subaru Impreza 555 di Carlos Sainz, porta fortuna. A Madrid, città natale del due volte campione del mondo… meno. Per cui, quando un gatto nero sfrecciò attraverso la strada davanti all’Impreza numero 5 nell’ultima notte del Rally di MonteCarlo, Sainz temette il peggio. Pochi istanti dopo, la Subaru accusò un problema e lo spagnolo ebbe la conferma che i suoi i timori erano stati confermati.

Ma Sainz era navigato da “tal” Luis Moya, che si accorse subito di quell’interruttore generale caduto per terra. Moya prese l’interruttore e lo mantenne in posizione per il resto della prova speciale continuando a leggere le note. Come vedete hanno ragione i britannici sul gatto nero, questa fu sicuramente una situazione fortunata. Sainz cavalcò la fortuna e, in questa occasione, celebrò la seconda vittoria in questo rally, dopo quella ottenuta nel 1991.

François Delecour è stato in scia, per la verità, a Sainz per gran parte dell’evento. Il francese, che guidava per la RAS Sport dopo che il team belga aveva preso le Ford nel Campionato del Mondo Rally, era balzato pure in testa con la Escort RS Cosworth e ci era rimasto per due prove durante il secondo giorno di gara (martedì) da Valence a Dignes.

Ma questo era il rally di Sainz e lui era in una forma superba. Era sicuro di poter vincere, dopo aver superato il “problemino scaramantico” del gatto nero. E avrebbe vinto senza chiodi (come abbiamo raccontato qui). Le speranze di Delecour di battere il suo rivale nella lotta, va detto per onor del vero, furono ostacolate da un ammortizzatore che lanciò strani segnali di allarme e che fu montato sulla sua Escort l’ultima notte.

“Era un nuovo ammortizzatore – raccontava Delecour – ma a 100 metri dall’inizio della prova già sapevo che le mie possibilità di vincere questo rally erano praticamente svanite. C’era qualcosa che non andava all’interno di quell’ammortizzatore”.

Il ritmo del pilota marsigliese, tuttavia, confermava di essere nettamente superiore. Sainz era tornato in forma da quell’incidente stradale in cui si era rotto un piede otto mesi prima. E si vedeva. Delecour, come i suoi compagni piloti, era tutt’altro che convinto delle nuove regole della FIA che disciplinavano le auto da rally e, in particolare, sulle restrizioni relative agli pneumatici disponibili per il 1995.

“Ho appena terminato una prova di 40 chilometri – spiegava Delecour – e poi devo impiegare 30 minuti per cambiare i freni e rimuovere i chiodi dalle gomme. Normalmente abbiamo questo tempo per rilassarci. Una regola stupida”. Il suo connazionale, e campione del mondo in carica, Didier Auriol, pilota Toyota, era d’accordo con lui: “Usiamo la stessa gomma, a volte per due prove. Se il tempo cambia siamo nei guai”.

Le parole di Auriol si rivelarono profetiche: scivolò fuori strada l’ultima notte. Il “Monte” era stato un evento spiacevole per il Costruttore campione in carica, con Armin Schwarz che si era fermato per un problema meccanico. Il terzo posto di Juha Kankkunen, anche se a quattro minuti da Sainz, fu l’unico aspetto positivo di un rally difficile.

L’ultima recluta di Mitsubishi, Tommi Mäkinen, aveva corso per quel terzo posto prima che un problema al cambio lo lasciasse solo con la trazione anteriore nell’ultimo giro sul Col de Turini. Bruno Thiry, compagno di squadra di Delecour nella RAS Sport, era pressato tra Mäkinen e il suo compagno di squadra in Mitsubishi, sesto in classifica, Andrea Aghini.

Entrambi i piloti Mitsubishi guidavano le Lancer Evo II del 1994, con una nuova versione in arrivo da Rugby entro la fine dell’anno. Jean Ragnotti aveva vinto la F2 con la nuova Clio Maxi della Renault. L’acrobata francese e il suo compagno di squadra Philippe Bugalski erano i favoriti secondo i pronostici dei tifosi che riempivano le prove sulle Alpi.

Nonostante le condizioni miste, con un sacco di neve intorno, Ragnotti umiliò molte auto a quattro ruote motrici per arrivare ad agguantare il settimo posto assoluto. Bugalski si ritirò dopo un incidente in trasferimento. Il compagno di squadra di Sainz, Piero Liatti terminava questa fatica all’ottavo posto, essendo scivolato fuori strada nello stesso posto in cui era uscito Colin McRae con la sua Subaru.

Eroe del momento solo un paio di mesi prima, McRae aveva ripreso da dove aveva interrotto, al RAC Rally, con il miglior tempo in apertura. La sfida Subaru dello scozzese venne rovinata nella seconda tappa quando scivolò fuori strada. Ma il peggio doveva ancora arrivare. Infatti, uscì di strada, molto veloce, sulla prova Sisteron.

“Avevamo il ghiaccio a chiazze segnato nelle note per circa 10 chilometri – spiegava McRae –. C’era una curva a sinistra da fare in quinta marcia e si potevano vedere le tracce sulla strada, dove erano passati i ricognitori, ma due ore prima di noi, e quando siamo arrivati ​​lì c’era solo ghiaccio nero. Ho fatto marcia indietro ho sentito l’avvertimento del ghiaccio, ma non è bastato”.

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