Andersson al Safari del 1972 con la Datsun

Ove Andersson, l’uomo chiave di Toyota nei rally

Lascia il corso di ingegneria e inizia a lavorare come apprendista presso un fabbro della città. Lascia anche questo lavoro e va a lavorare in un’officina di riparazioni auto. Il titolare incoraggia il giovane Ove a correre.

Prima del ritiro, Ove Andersson ha una lunga carriera nel mondo delle corse. Una carriera che dai rally lo conduce fino alla Formula 1, prima come direttore sportivo e poi come consulente di Toyota Motorsport. Ma è nei rally che dà il meglio di sé, come pilota veloce e come manager capace e creativo: è il direttore sportivo del Toyota Team Europe. Driver di grande talento e ottimo responsabile del programma rallistico dell’azienda giapponese, nasce in Svezia, a Uppsala il 3 gennaio 1938.

Cresce in una fattoria nelle vaste foreste della Svezia. Impara presto ad essere autosufficiente, perché la sua famiglia visita la città di Uppsala solo una o due volte l’anno. Inizia a scuola alle sette del mattino e va con la vecchia bicicletta di sua madre fino al villaggio a quattro miglia di distanza da casa sua. Prova di tutto per far andare più veloce la bici. “Non passò molto tempo prima che venissi trovato da un boscaiolo appeso a una siepe con i miei vestiti distrutti e sanguinanti dai tagli alle gambe”, ricordava a chi aveva la fortuna di parlarci.

Siccome a quell’età non gli è permesso di usare una moto, allora monta un motore per motociclette su una slitta, diventando il precursore dell’idea della motoslitta, che per Andersson significano semplicemente più fasciature e bende per gli incidenti. Un giorno di qualche anno dopo suo padre compra una moto e Andersson inizia ad assaporare il piacere della velocità e scopre la passione per i motori. Continua a studiare ingegneria a Uppsala e inizia a organizzare gare su ghiaccio.

Lascia il corso di ingegneria e inizia a lavorare come apprendista presso un fabbro della città. Lascia anche questo lavoro e va a lavorare in un’officina di riparazioni auto. Il titolare incoraggia il giovane Ove a correre, che nota le sue abilità con la moto. Nel 1958, Andersson completa il servizio militare con la forza di mantenimento della pace delle Nazioni Unite nella Striscia di Gaza. Durante questo servizio riesce a sopravvivere al tifo e al fuoco. Al suo ritorno a casa tenta di restare all’Onu, ma con scarso successo.

Un amico lo invita a correre con lui in una gara locale. Finiscono sesti assoluti. Siamo nel 1958. I piloti di rally dell’epoca notano delle potenzialità interessanti, ma visto che ha pochi soldi non può permettersi di correre. Il suo amico Bengt Söderström diventa rallysta. Corre con le Saab e Andersson riesce ad ottenere in prestito da lui parti per rendere la sua vettura più competitiva. In quel periodo l’Onu gli offre l’opportunità di lavorare in Congo, ma lui rifiuta. Ora gli interessano solo i rally.

Nel 1966 Cesare Fiorio ingaggia Andersson

Nel corso della sua meravigliosa e lunga carriera di pilota riesce a vincere anche una prova del Campionato del Mondo Rally, il Safari del 1975, e quattro prove del Campionato Internazionale Costruttori, dove nel 1971 non si fregia del titolo iridato solo perché non esiste ancora. Ove Andersson è uno dei pionieri del rallysmo internazionale inventore di soluzioni geniali e precursore di strategie vincenti. Debutta nei rally internazionali nel 1963.

Gareggia per la prima volta come pilota ufficiale nel Rally di Svezia, guidando una Mini. Impressiona il capo della squadra, Stuart Turner, che gli assegna una Mini Cooper S per il Rac. Continua a correre per la Saab nel 1964 e nel 1965, ma si sente all’ombra di Erik Carlsson, figura molto ingombrante che secondo Andersson dispone di vetture migliori e più aggiornate da parte di Saab. Insoddisfatto della situazione con la Casa svedese e spinto da grandi ambizioni si unisce al team ufficiale Lancia, con cui raccoglie i suoi primi importanti podi nei rally internazionali.

Quando nel 1966 Cesare Fiorio ingaggia Andersson, in Italia ben pochi conoscono il ventottenne svedese, che comunque porta con sé la dote di pilota nordico e un’esperienza che ancora manca ai giovani leoni tricolori. La scelta si rivela azzeccata. Andersson si fa subito apprezzare con un quarto posto al Rally dell’Acropoli del 1966. Poi, con una stagione piena nel 1967 al volante della Lancia Fulvia HF, regala un secondo posto a MonteCarlo, il terzo a Sanremo, il secondo all’Acropoli e finalmente la vittoria in Spagna.

“Pope”, questo il suo soprannome, corre anche nel Campionato Svedese Rally dove vince con la Ford Lotus Cortina. Successivamente, passa alla Ford. Nonostante sia legato a Ford nel 1968, Andersson disputa la 24 Ore di Daytona con la Lancia e anche il Rally di MonteCarlo. Matura anche esperienze con le Datsun. Alla fine della stagione 1970, lo contatta l’Alpine-Renault che inizierà a correre da lì a poco. Andersson vince il Rally di MonteCarlo, quello di Sanremo, Austria e Acropoli con un’Alpine-Renault A110, vincendo il titolo in palio nel Campionato Internazionale Costruttori.

Nel 1972, Ove Andersson è secondo nel Principato con Jean Todt al suo fianco a dettargli le note. Dopo l’istituzione del World Rally Championship da parte della Fia nel 1973, Ove guida la Toyota Celica, conquistando sette podi in ventotto partecipazioni e vincendo il Safari del 1975 con la Peugeot 504, con Arne Hertz. La Toyota inizia a far parte della vita di Andersson dalla fine del 1972, quando disputa il Rac con una Celica. GT Four.

Ove Andersson e Jean Todt al Safari 1973 con la Peugeot 504
Ove Andersson e Jean Todt al Safari 1973 con la Peugeot 504

Dalla Andersson Motorsport alla Toyota Motorsport

Subito prima degli anni Ottanta fonda la Andersson Motorsport, costola da cui nascerà Toyota Motorsport e nei rally il Toyota Team Europe con cui, come manager, vince sette Campionati del Mondo Rally Piloti: nel 1990, nel 1992, nel 1993 e nel 1994. I titoli se li aggiudicano tre piloti diversi. Vince anche quello Costruttori del 1993, 1994 e 1999. La prima vittoria della squadra avviene al 1000 Laghi: Hannu Mikkola sulla Toyota Levin.

È lui il protagonista del debutto della Toyota nel WRC: corre come pilota ufficiale al Rac del 1972 con la Celica. I vertici dell’azienda giapponese, colti da incontenibile passione, lo invitano a gestire uno stabilimento in Belgio, dove sviluppare un programma sportivo. Nel 1979, il team si trasferisce in Germania, a Colonia. In quegli anni, fino alla fine del 1980, Ove svolge il doppio ruolo di manager e pilota. Solo nel 1993, il Toyota Team Europe sarà acquistato dalla Toyota Motor Company e ribattezzato Toyota Motorsport GmbH.

Ma torniamo dove eravamo rimasti. Dopo un lungo periodo di tempo, al Toyota Team Europe vengono date istruzioni precise per avviare un programma di sviluppo di vetture di produzione con cui vincere i rally africani, gare in cui l’affidabilità e la resistenza sono fondamentali. Nel 1987, viene allestita una Toyota Celica GT-Four. Il programma sportivo continua fino al 1995, cioè fino a quando il team viene sospeso Mondiale Rally e le sue vetture cancellate dalle classifiche per l’uso di soluzioni non omologate.

In pratica, le Toyota Celica GT-Four ST205 usano un limitatore del turbo che include sia un meccanismo di bypass sia dispositivi a molla per nascondere tutto ai verificatori. Ma il trucco viene scoperto. Il 1996 è l’anno da trascorrere in purgatorio, ma non con le mani in mano. Infatti, nel 1997, Andersson guida la rinascita della Toyota nei rally con la Corolla WRC, ma il progetto si conclude nel 1999, anno in cui la casa giapponese vince il terzo titolo Costruttori. Nel 1980, rinuncia alla carriera agonistica per concentrarsi sulla direzione del Toyota Team Europe.

Negli anni Novanta, la sua squadra è tra le migliori del Campionato del Mondo Rally. Vince titoli grazie alle prestazioni dei suoi campioni Carlos Sainz, Juha Kankkunen e Didier Auriol. Poi, nel 1997, Toyota chiede un impegno in pista. Si comincia dalla 24 Ore di Le Mans, il migliore banco prova in vista del passaggio dal Mondiale Rally alla Forumla 1. Nonostante, in teoria, la Toyota GT One sia la vettura più efficiente, le prestazioni sono fallimentari. La vittoria sfugge a Toyota sia nel 1998 sia nel 1999. Ma è solo l’inizio.

Ove Andersson e Akihiko Saito al GP d'Italia F1 2003
Ove Andersson e Akihiko Saito al GP d’Italia F1 2003

Dalla Formula 1 al ritiro definitivo dal motorsport

Come prevedibile per un lungo periodo di tempo, la 24 Ore di Le Mans viene usata per verificare gli eventuali miglioramenti tecnici e prestazionali, in vista di questo debutta in F1. Anche in questo caso, il programma viene affidato alla Toyota Team Europe, ma con un segno di indipendenza ridotto per Andersson: la struttura madre, che viene acquisita da Toyota nel 1993, si chiama ora Toyota Motorsport. Dopo un anno di preparazione alla massima serie per prototipi a ruote scoperte, Toyota fa il suo esordio nel Campionato del Mondo F1 2002.

Il debutto non è un granché e dopo due anni estremamente deludenti e frustranti in termini di risultati, Andersson, che è il direttore sportivo, viene rimosso dal comando delle operazioni e viene messo in un ruolo marginale di consulente. I suoi ultimi mesi nella squadra vengono ulteriormente oscurati da un caso di spionaggio industriale, in cui Ove è coinvolto con diversi altri dirigenti di Toyota Motorsport. Si sospetta che, in vista della stagione 2003, si sia verificata una fuga di informazioni riservate verso la Scuderia Ferrari.

Il procedimento contro di lui viene abbandonato verso la fine del 2007. Da allora, Toyota decide di dare priorità alla fallimentare esperienza in Formula 1. Andersson muore a George, l’11 giugno 2008. A settant’anni, in Sudafrica, mentre disputa il Milligan Classic Rally, una gara per auto storiche. La Volvo PV444 da lui guidata non riesce ad evitare lo scontro frontale con un camion, all’uscita di una curva cieca. Raro personaggio: vincitore come pilota e come dirigente di squadra, con pochi nemici e con i piedi saldamente a terra.