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Carlo Capone e Gigi Pirollo vincitori al Rally della Lana

Il 5 giugno 1983 è una data storica: Carlo Capone, una stella che “brucerà” alla velocità di una meteora, vince con Gigi Pirollo la sua prima gara di Campionato Europeo Rally: il leggendario Rally della Lana dell’indimenticato Meme Gubernati. È timido, schivo e riservato, non abituato alla scena del successo in gare di un certo prestigio.

Carlo Capone ce l’ha fatta. Il Rally della Lana 1983 è suo. All’arrivo, Gigi Pirollo, il suo encomiabile navigatore, lo abbraccia. È un momento di entusiasmo, dopo anni di sacrifici e amarezze. Per il giovane pilota di Chivasso (nella foto RSF Motorsport) si tratta, in effetti, della prima affermazione in una prova di Campionato Europeo Rally.

A Genova, tre anni prima, si era aggiudicato l’unico rally della sua carriera, ma si trattava di una prova di Campionato di Zona. All’arrivo la scena è sua. Ma lui è schivo, introverso, riservato. In più non è abituato e racconta subito la sua carriera a grandi linee, come se davvero non lo conoscesse e non lo avesse mai notato nessuno sin dal debutto…

Ho iniziato l’attività nel 1978 con una A 112, partecipando al Campionato Italiano – racconta in quell’occasione Capone –. In quell’occasione mi sono classificato secondo dopo una lotta serrata con il ligure Fabrizio Tabaton. Era destino che vincesse lui. Sono cose che succedono, anche se lasciano l’amaro in bocca. Ci ho messo subito una pietra sopra. Poi c’è stata l’esperienza con la Grifone. Con una Ritmo ho partecipato a diverse gare di Campionato Italiano. L’anno scorso ho vinto il Gruppo su Abarth 125 per il Jolly Club”.

Non aggiunge altro. Neppure una parola in più. Il suo carattere piuttosto schivo lo induce a non dilungarsi più di tanto e suo stesso “modus vivendi” ne sottolinea la riservatezza. All’epoca viveva a Coccona d’Asti, in una splendida cascina, sempre al telefono, lontano dai rumori assordanti della metropoli. Ama la famiglia al di sopra di ogni cosa.

Se Lancia Rally nei primi dieci posti: Carlo Capone c’è

Il Rally della Lana ha preso il via regolarmente. Poco prima della partenza i tessili della zona, che attendono il rinnovo del contratto di lavoro, si sono radunati nei pressi della pedana di via La Marmora. Un delegato sindacale ha letto un comunicato con il quale chiedeva l’opera di mediazione di tutti per risolvere una situazione che si trascina ormai da troppo tempo. Conclusa la pacifica e applaudita manifestazione del lavoratori biellesi, la corsa è potuta partire. Dopo tre prove speciali, la classifica si stava già delineando.

L’assoluta e incontrastata protagonista di questa corsa è la Lancia Rally. Sei vetture della Casa torinese si trovavano nei primi dieci posti alla fine della prima tappa, segno evidente che nello Junior Team tutto funziona a dovere. La prima speciale è stata vinta da Franco Cunico, seguito da Carlo Capone e Miki Biasion, tutti con la 037. Nella seconda frazione a cronometro i tre piloti si sono nuovamente piazzati nell’ordine, mentre nella terza speciale Carlo Capone è riuscito a scavalcare il compagno di scuderia, mentre Biasion ha continuato a mantenere la terza posizione.

Dopo queste prime tre PS la situazione in classifica era la seguente: 1. Franco Cunico (Lancia Rally); 2. Carlo Capone (Lancia Rally) a 3″; 3. Miki Biasion (Lancia Rally) a 11″; 4. “Tony” (Ferrari) a 26”; 5. Dario Cerrato (Opel Manta) a 27″; 6. Fabrizio Tabaton (Lancia Rally) a 31″; 7. Michele Cinotto (Lancia Rally) a 1’03”; 8. Gianni Giordano (Ferrari) a l’20”, 9. “Lucky” (Opel Manta) a l’49”, 10. Blanc, primo del piloti svizzeri (Lancia Rally) a 2’23”.

Lo Junior Team è presente nel primi dieci posti al gran completo già dall’inizio di una gara molto lunga e difficile. Si comportano molto bene anche le Opel Manta 400 preparate dal “Mago” Conrero. Deludono un po’ le Ferrari che non hanno ancora trovato il ritmo giusto. da segnalare il ritiro di due protagonisti della corsa: il ligure Gabriele Noberasco su Alfetta GTV 6 (guai al radiatore) e di “Menes” con la terza Ferrari in gara.

L’ultima tappa parte la sera con altre diciassette prove speciali delle venti che inizialmente erano state programmate. La frazione di Luvera è stata tolta dal calendario il giorno prima, mentre sono stati annullati i passaggi di Asmara e di Celilo. Quest’ultima prova è stata sospesa perché a quell’ora, nel piccolo paese valsesiano, c’è un matrimonio e il rumore delle vetture non si concilia con la funzione.

E indovinate un po’ com’è finita?

Federico Ormezzano lo aveva detto subito: “Le Lancia Rally non hanno rivali ed è impensabile che qualcuno possa metterle in difficoltà”. Il pronostico di “Tramezzino” è stato rispettato in pieno e fin dalla prima prova speciale della prima tappa nessuno ha pensato di mettere in forse la vittoria finale della Casa torinese. Così, dopo aver percorso quasi mille chilometri di una gara selettiva, i piloti dello Jolly Club-Totip hanno piazzato tre auto nei primi tre posti della classifica finale, dimostrando, se ancora ce ne fosse bisogno, che la stagione in corso è firmata Lancia.

A salire sulla pedana con la vittoria acquisita in speciale è stato, appunto, Carlo Capone, gran lottatore e protagonista di questo Lana. Capone ha preceduto Miki Biasion, forse un po’ trattenuto dagli ordini di scuderia, con l’altra 037 e poi è stata la volta di Franco Cunico che se non avesse pagato oltre 2’ per una foratura avrebbe tentato sicuramente di conquistare l’assoluto. Il gioco di squadra ha comunque facilitato il compito a Miki Biasion che continua a guidare sia la classifica del Campionato Italiano Rally Internazionali, sia quella del Campionato Europeo.

Dopo il trittico Lancia si è piazzato Dario Cerrato con la Opel Manta 400 preparata da Conrero. Cerrato ha così dimostrato che il secondo posto assoluto al 4 Regioni non era dovuto al caso. La Manta sta diventando un’auto affidabile, anche se è ancora molto lontano dell’impensierire a fondo la galoppata solitaria di Biasion verso il titolo. Cerrato ha comunque lottato a fondo con Fabrizio Tabaton e alla fine è stato proprio il pilota della Opel ad avere la meglio scavalcando l’amico-rivale, in classifica con un vantaggio di 23″.

Tabaton si è dovuto accontentare della quinta piazza, ingigantendo ulteriormente la già bella vittoria della Lancia. Al sesto posto, distanziato di oltre mezz’ora da Carlo Capone, si è piazzato lo svizzero Canon con la Porsche 930 Turbo, seguito dal connazionale Chapuis con la Porsche 911. Ottavo posto per Franco Cassinis con la Opel Manta GTE della Chieri Corse. Il pilota cetano ha voluto controllare il suo momento di forma per poi lanciarsi a tutto gas nell’avventura del Tricolore Rally che lo ha visto, l’anno prima, quindi nel 1982 grande protagonista.

Paolo Ciabatti dai rally alla Ducati: le corse nel sangue

Torinese, arrivato a un passo dalla laurea in ingegneria prima che la morte del padre lo costringesse ad abbandonare gli studi, da ragazzo sognava di fare il pilota di cross. Ma soprattutto di aerei. E poi di rally. Paolo Ciabatti, direttore sportivo di Ducati Corse, ha sempre avuto le gare nel sangue.

Paolo Ciabatti, direttore sportivo di Ducati Corse, ha sempre avuto le gare nel sangue. Nel 1979, ad esempio, era al volante della A112 e una delle sue gare preferite di quell’anno fu il Rally Valli Imperiesi, nel 1980 e nel 1981 sulla Renault R5 Gruppo 2 (indimenticabile al Rally Valle d’Aosta e al Rally della Lana), nel 1982 sulla mitica Lancia Stratos, prima come pilota e poi anche come navigatore di Grandini.

Torinese, arrivato a un passo dalla laurea in ingegneria prima che la morte del padre lo costringesse ad abbandonare gli studi, da ragazzo sognava di fare il pilota di cross. Ma soprattutto di aerei. E poi di rally.

Se gli domandate com’è scattato l’amore per le corse vi risponderà: “Colpa della morte di Ignazio Giunti nella 1000 Km di Buenos Aires nel 1971: le immagini della Ferrari 312 a fuoco dopo essere stata colpita dalla Matra di Jean Pierre Beltoise. Comprai il mio primo Autosprint e da lì cominciò tutto. Nel 1974 vidi poi Agostini vincere con la Yamaha la 200 Miglia di Imola dopo che aveva anche conquistato Daytona. Aver trasformato questa passione in lavoro è una grandissima fortuna”.

Paolo Ciabatti con la R5 al Rally Valle d'Aosta 1980
Paolo Ciabatti con la R5 al Rally Valle d’Aosta 1980

Se gli domandate, invece, della sua auto da corsa preferita vi dirà: “La Lancia Stratos che guidai nel Rally della Valle d’Aosta 1982, l’ultimo prima che scadesse di omologazione”.

Nel 2019 ha partecipato insieme ad Andrea Dovizioso (che ricordiamo tutti sia al Memorial Bettega sia al Monza Rally Show) al Rallylegend di San Marino con la Audi quattro S1 EKS RX usata da Mattias Ekstrom nel Campionato del Mondo Rallycross.

Rally Lana 1984: Vudafieri dopo 1200 chilometri

Nel 1984 le corse più importanti d’Italia vengono raggruppate e viene deciso che al titolo di campione italiano open potevano competere anche gli equipaggi stranieri. Però, oltre alla soddisfazione di essere stato considerato uno dei rally più importanti d’Italia, al Rally Lana di equipaggi in grado di competere con Adartico Vudafieri, Franco Cunico, Lucky Battistolli, Dario Cerrato e Federico Ormezzano non se ne sono iscritti.

Il 28 giugno 1984 è giovedì e Biella è in festa. Si respira odor di benzina. Lungo le strade della città la musica diffusa è identica un po’ ovunque, quasi venisse diffusa con il filo diffusore. Invece, sono gli echi delle Gruppo B che si preparano a scontrarsi sulle PS del Rally Lana. L’indomani parte il rally e quindi si tratta delle ultime ore di vigilia prima del via della dodicesima edizione del Rally Internazionale della Lana, che scatta alle 14 dallo stadio La Marmora. La tradizionale corsa automobilistica biellese si presenta con molte novità.

La prima e forse la più importante novità è il cambio al volante del rally: la gara infatti dopo undici anni non è più organizzata dall’Automobile Club di Biella, ma dalla Biella Corse che dell’ente biellese e la scuderia sportiva. La responsabilità di far funzionare la complessa macchina organizzativa del rally è passata sulle spalle di Renato Genova e Meme Gubernati, rispettivamente presidente e vicepresidente della Biella Corse, e logicamente di tutti i dirigenti, consiglieri e soci della scuderia dell’Orso.

È cambiato anche lo sponsor al Rally Lana 1984: al posto della Cassa di Risparmio c’è ora la Società Immobiliare Piemontese (Sipiem) del geometra Ennio Coda. Nel marchio ufficiale del rally, però, c’è anche lo stemma della città di Biella. È un implicito riconoscimento di valorizzazione della città e del Biellese svolto dal Rally della Lana. E non a caso, quindi, su tutti i documenti ufficiali della manifestazione c’è la fotografia aerea di Biella mentre sul marchio del rally al posto del classico casco da gara c’è un gomitolo di lana stilizzato.

La gara biellese, valida per il Campionato Europeo a coefficiente 2, è stata inserito nel “circuito” Open. Quell’anno, infatti, le corse più importanti d’Italia vengono raggruppate e viene deciso che al titolo di campione italiano open potevano competere anche gli equipaggi stranieri. Di fatto, oltre alla soddisfazione di essere stato considerato uno dei rally più importanti d’Italia, al Rally della Lana di equipaggi in grado di competere con Adartico Vudafieri, Franco Cunico, Lucky Battistolli, Dario Cerrato e Federico Ormezzano non se ne sono iscritti. Ed è stato tutto sommato un peccato perchè la Biella Corse è riuscita a preparare una gara all’altezza della miglior tradizione del Lana.

Il percorso di gara, oltre alle classiche speciali del Biellese e della Valsesia che hanno caratterizzato le competizioni degli ultimi tre anni, comprende una parte con- diverse prove sulla terra canavesana. Il risultato è che il tracciato è passato dai mille e quarantasette chilometri della precedente edizione ai mille e duecentosettanta chilometri del 1984, con trentotto prove speciali (nel 1983 erano una in meno) per un totale di cinquecento e diciotto chilometri di tratti cronometrati.

Al Rally della Lana 1984 non sono previsti i classici parchi assistenza. Con una scelta organizzativa che adegua la corsa biellese alle prove del Campionato del Mondo Rally, sono state previste delle tabelle di marcia, molto lente in alcuni tratti di trasferimento lungo i quali i concorrenti saranno liberi di organizzarsi nel migliore dei modi le loro assistenze. La Biella Corse ha, però, voluto aggiungere un tocco originale all’organizzazione. Infatti nei paesi sede dei centri di riordino, dove la corsa sosta per qualche minuto per serrare le fila dopo una serie di prove speciali, ci saranno delle postazioni messe a punto dalla Bip per i concorrenti che potranno cosi verificare la loro posizione in classifica.

Questi centri saranno in funzione a Chiaverano, Valle San Nicola e a Portula. La corsa invece è suddivisa in due tappe distribuite su tre giorni. La prima prevede diciassette prove speciali (sette nel Biellese e dieci nel Canavese) e si conclude sabato 30 giugno. La seconda tappa scatta alle 16 di sabato 30 giugno e si conclude dopo ventuno prove speciali (quindici nel Biellese e in Valsesia) verso le 11 del mattino di domenica 1 luglio.

Grazie alla collaborazione tra Biella Corse e Comune, il Rally della Lana ha la sua bella passerella sulla pista di atletica dello stadio. Gli equipaggi in gara sono un’ottantina e uno alla volta salgono su una pedana, mentre il pubblico dalle tribune può assistere alla partenza della corsa, ma soprattutto fare festa all’equipaggio che domenica mattina taglierà per primo il traguardo. Per quell’occasione, tra l’altro, la direzione di gara del Lana torna dopo molti anni all’Hotel Astoria, dove aveva mosso i primi passi, lasciando il Circolo Sociale di piazza Martiri della Libertà, che aveva ospitato la prima edizione europea del rally. E si sposta anche la zona delle verifiche, dove i bolidi del concorrenti vengono sottoposti al previsti controlli tecnici. Il Comune ha messo a disposizione della Biella Corse l’ampio piazzale realizzato a sud dello stadio La Marmora. L’area che è stata costruita per ospitare le fiere è tra l’altro molto ben attrezzata ed è illuminata a giorno.

Quindi, tutto bene? Non proprio. Nemmeno una regione ad alta densità rallistica come il Piemonte riesce nell’intento di superare gli ottanta iscritti alla sua gara Open, a ulteriore conferma della crisi

di questo campionato. Non si tratta, come alcuni vogliono far credere, di una crisi dovuta a un minor numero di praticanti, ma di scelte precise dovute ai maggiori costi: la riprova sta negli oltre cento e sessanta iscritti al Rally di Limone Piemonte per la settima successiva.

Sfortunato Federico Ormezzano che si scontra con una vettura privata
Sfortunato Federico Ormezzano che si scontra con una vettura privata

Dei settantasette equipaggi verificati al Rally Lana 1984 settantacinque lasciano lo stadio Lamarmora . Non prendono il via Speranza-Cavallini (Ritmo 130 Gruppo A) per la rinuncia in extremis dello sponsor che avrebbe dovuto garantire la partecipazione, e la Samba Rally di Melia-Melia. Lo stesso problema di speranza è accusato anche dal triestino Lupidi, iscritto con una Porsche Tamauto che di conseguenza non si presenta nemmeno alle verifiche ante-gara. Ormezzano-Amati si aggiudicano subito l’oscar della iella: nel trasferimento da Biella alla prima speciale si scontrano frontalmente con una vettura privata danneggiando vistosamente il frontale della loro bianca Ferrari. Senza freni e con il radiatore fuori uso Tramezzino affronta la prima speciale usando solo il freno a mano e con la temperatura dell’acqua altissima.

A vincere il Rally Lana 1984 è Adartico Vudafieri con Gigi Pirollo, che spezza le resistenze di Lucky Battistolli con Claudio berro e di Franco Cunico con Max Sghedoni. “Vuda” e Cunico, per tutta l’intera durata della gara, se le suonano di santa ragione. I due sono praticamente sempre primo e secondo, in ogni prova e per tutte e due le tappe, e ogni tanto si scambiano le posizioni tra loro. Poi dalla ventinovesima speciale in poi, fino alla trentottesima, Cunico è autore di un monologo, perché Vudafieri tira i remi in barca e controlla. La costante regolarità premia Lucky sul secondo gradino del podio.

Non succede più nulla sino al traguardo finale. Ventisei equipaggi portano a termine questa gara resa durissima dal gran caldo che ha condizionato la resa dei mezzi meccanici e distrutto fisicamente piloti e navigatori. Nell’ultima prova Lucky accusa un malore e il suo navigatore Berro lo rileva alla guida e non appena tagliato il traguardo il pilota vicentino viene accompagnato precauzionalmente all’ospedale. Alle spalle del trio di testa si sono ottimamente comportati il sammarinese Ercolani, quarto assoluto in coppia con Roggia al volante di una Opel Ascona 400, quindi Serena Amerio, che con la Lancia che con la Lancia preparata da Piombanti hanno preceduto i soliti Del Zoppo-Tognana con la piccola Samba Rallye “Made in Conrero”.

Una PS del Lana salvò la presentazione delle Lancia Dedra Turbo

Sul piazzale dove ci mettemmo per fare gli interventi alla Lancia Dedra, con tanto di gruppo elettrogeno per l’illuminazione, c’erano dei lavoratori che stavano aspettando il bus per andare al lavoro alla filatura di Crosa. Erano molto stupiti nel vedere cosa stesse accadendo e ci chiesero di cosa si trattasse, spiegammo per sommi capi a qualcuno di loro che cosa stavamo facendo e come lo avevamo scoperto, fu così che uno di loro disse: ‘Allora in qualche modo il Rally della Lana vi ha salvati…’.

Uscii di casa ancora un po’ assonnato, ma una ventata di aria fresca mi colpì in volto e mi svegliò all’improvviso. Eravamo quasi a fine ottobre e, alle sei del mattino, a oltre 500 metri di altitudine la sferzata di aria frizzante, che arrivava dalle montagne, sul volto faceva già sentire i suoi effetti. Aprii la porta e salii in macchina, girai la chiave della messa in moto ed il motore sommessamente borbottò, innestai la prima e mi mossi così, pigramente, alla volta di Torino. Ma cosa ci faceva una Lancia Dedra 2000 Turbo, sconosciuta a tutti e non ancora svelata al pubblico, in un piccolo paesino sulle colline biellesi?

Occorre fare un passo indietro a qualche giorno prima, nel reparto Prove Strada Lancia di corso Unione Sovietica a Torino. Ormai erano stati definiti i telai delle vetture e le date di presentazione delle versioni sportive 2000 Turbo 2WD e Integrale della Lancia Dedra. Quindi come di prassi toccava a noi, del reparto prove strada, certificare tutte le vetture destinate ai giornalisti, verificare che rispondessero agli standard e tolleranze richieste, dovevano essere telai super curati nell’assemblaggio e con l’installazione di componentistica al 100% di qualità o meglio, definiamola di prima scelta.

I telai venivano individuati in produzione e ad essi erano destinate tutte le attenzioni durante la fase di assemblaggio. Le vetture poi venivano “deviate” dalla produzione ed inviate a noi per il collaudo e verifica che fossero al top delle tolleranze prescritte. Non era un lavoro di definizione di una particolare mappatura o di settaggio, ma un lavoro che certificava la corrispondenza di quanto deliberato con quanto poi riscontrato in produzione su queste auto.

Motori con il bollino verde, certificati in termini di potenza e coppia, sospensioni con tarature esattamente come definite e deliberate, lo stesso per gli pneumatici ed ogni componente significativo della vettura, insomma erano passate ai raggi X e controllate da muso a coda… Arrivavano da noi e venivano sottoposte a test sia qualitativi, ad esempio si facevano prove sul pavè per verificare che non vi fossero sinistri scricchiolii e, se c’erano, si segnalavano sulla scheda tecnica e la vettura veniva sottoposta, in reparto carrozzeria, all’aggiunta di schiume , spessori e altre diavolerie in modo da eliminare il problema.

Ogni vettura veniva provata a Marene sulla pista di velocità per certificarne la velocità massima, l’accelerazione, i consumi; si valutavano all’interno dell’abitacolo rumorosità e fruscii, si verificavano gli assemblaggi della componentistica, anche il cassetto porta oggetti si dove aprire bene! Insomma un lavoro di fino per avere vetture al top, d’altronde erano le vetture che i giornalisti avrebbero usato nei test e su cui si sarebbero basati per scrivere i loro articoli. Potevano esserci giornalisti “amici” che magari chiudevano un occhio, ma altri, specie della stampa straniera (tedeschi in primis) più cattivelli ed attenti.

La Lancia Dedra, le colline biellesi e il Rally della Lana

Ma torniamo a quella Lancia Dedra sulle colline biellesi. Definiti i vari test cui sottoporre le vetture, si schedulava un piano di lavoro ed eventuali interventi, le auto non erano poche, quindici Dedra 2WD e altrettante Integrali. Per una vettura sportiva di casa Lancia, dove si sarebbe tenuta la presentazione, se non nel suo terreno congeniale? MonteCarlo e dintorni con i suoi tratti in comune con le PS del famosissimo rally.

All’epoca ovviamente abitavo a Torino, mentre i miei genitori appunto nel biellese. Proposi al mio capo l’idea di testare, dopo la normale giornata lavorativa, un’ulteriore vettura andando verso casa dei miei genitori. Il percorso era completo per le esigenze di test, tangenziale, autostrada, strade statali e dulcis in fundo tratti di prove speciali in collina, come quella di Campore. Prova speciale del Rally della Lana. Più di così… Si creava la situazione stradale della presentazione. Ottenni l’approvazione, così iniziai a provare le vetture tornando a casa la sera.

Tornando a quella mattina scesi lungo le strette curve e tornanti, che conoscevo a memoria, delle amate strade del “lana”; la vettura rispondeva bene alle sollecitazioni ed era sicuramente pronta da inserire nel lotto delle deliberate. Vi era una veloce destra tre seguita da un rettifilo di circa 200 metri, con un tratto di strada che aveva ceduto e creava un avvallamento, che portava ad un tornante sinistro molto largo. Accelerai con decisione fuori dalla destra e lanciai la vettura sul rettilineo, quando, superando l’avvallamento, all’improvviso sentii “crack”.

Un forte rumore giunse nell’abitacolo proveniente dall’anteriore. Effettuai istintivamente un paio di manovre di scarto veloce per verificare che non ci fossero problemi di tenuta, ma sembrava tutto a posto e nessun altro rumore sospetto giunse alle mie orecchie. Comunque per sicurezza decisi di fare inversione e ripetere il tratto, non mi piaceva quel rumore su quell’avvallamento e volevo verificarne l’eventuale ripetizione.

Ritornai sui miei passi e ripercorsi il rettifilo, superando l’avvallamento, nuovamente “crack”. Accidenti. Altra inversione e ripresi il senso di marcia verso il ritorno a Torino. Rettifilo, avvallamento, “crack”. “Questo può essere un bel problema”, pensai, anche perché la sera prima avevo percorso lo stesso tratto stradale e non era successo nulla. Lungo il tragitto verso Torino quel malefico “crack” non si ripresentò, strano veramente strano.

Destra 3 veloce, rettilineo, avvallamento e ‘crack’

Ne parlai con il capo officina e con il mio superiore che volle provare l’auto in questione ma il rumore non si ripresentò. Ragionammo su quale componente dovevamo prestare maggiore attenzione per poter individuare e successivamente eliminare il problema. Andammo per esclusione, il complesso molla-ammortizzatore-ralla non poteva essere perché era in distensione e quindi non stava assorbendo colpi, gli attacchi inferiori dei braccetti idem, non stavano lavorando in appoggio e quindi sollecitati in particolar modo, poi il rumore si sarebbe dovuto manifestare anche in appoggio in curva, invece nulla.

Potevano essere i supporti motore, ma anche in questo caso li escludemmo perché sarebbero stati più sollecitati in forte accelerazione ed invece, percorrendo il tratto stradale della prova speciale ad andatura sostenuta, il rumore non si era manifestato. Poteva essere la barra stabilizzatrice l’elemento da controllare perché affrontando l’avvallamento era la parte più sollecitata, oltretutto le due ruote non lavoravano in torsione ma in parallelo e quindi venivano sollecitate le boccole di ancoraggio più che la barra stessa. Ok, poteva essere questo il problema, ma si poneva un altro interrogativo, perché la sera precedente il rumore non si era presentato? Questo era l’altro “enigma” da risolvere.

La sera partii nuovamente da Torino per testare la vettura, nessun problema fino all’ormai “famigerato” avvallamento sulla PS Campore del Rally della Lana, lo affrontai a velocità sostenuta e niente, nulla il silenzio più assoluto. Ripetei la manovra un paio di volte ma nulla. La mattina seguente stesso discorso, partii da casa e affrontai le curve in modo molto aggressivo, volevo verificare se il rumore dipendesse da altri fattori, supporti motore, ammortizzatori o braccetti inferiori della sospensione, nulla di nulla. Arrivai alla destra 3 e successivo rettilineo, accelerazione violenta fuori dalla curva rettifilo, avvallamen… “crack”. Accidenti eccolo!

Altri due giri ed altri due “crack”, non era possibile. Perché la sera prima quel rumore non c’era e adesso sì? Perché? Si trattava delle boccole barra stabilizzatrice che, con il freddo, si irrigidivano e in occasione di una forte compressione della sospensione anteriore producevano quel fastidiosissimo “crack”. Ma questa è già la conclusione. Andiamo con ordine su come si procedette per scovare e risolvere il problema.

Tornato in sperimentazione riferii il manifestarsi del problema e la gravità, soprattutto dal punto di vista dell’immagine per l’imminente presentazione alla stampa delle vetture, proprio con temperature più rigide e su strade che presumevo simili a quelle dove si era verificato il problema. Non avevamo molto tempo per procedere con le verifiche e le eventuali soluzioni.
Il signor Barp con l’Ingegner Franco stabilirono, seguendo il mio resoconto, che si potesse trattare della barra stabilizzatrice anteriore, o meglio, delle boccole di fissaggio. Ma si dovevano fare altre prove ed il tempo stringeva.

‘In qualche modo il Rally della Lana vi ha salvati’

Si optò per eseguire dei test mattutini su più vetture e di sostituire eventualmente i pezzi che si riteneva fossero quelli incriminati. Sorgeva ora un altro problema, non avevamo mezzi a disposizione attrezzati per effettuare il cambio di particolari sulla sospensione anteriore. Il signor Barp a questo punto fece un paio di telefonate e ci disse “ok, tutto risolto ci prestano un furgone della squadra corse attrezzato come officina mobile per le riparazioni”.

Fu così che il sottoscritto, un collega e due meccanici la sera stessa partimmo con tre vetture ed il furgone assistenza Lancia Martini alla volta “dell’avvallamento”. Io, ovviamente, alloggiai a casa dei miei, mentre i colleghi trovarono sistemazione presso l’albergo Della Posta a Ponzone, distante cinque o sei chilometri dal luogo ove avremmo effettuato i test.

Magari qualche appassionato, che sia capitato in zona, si sarà chiesto cosa ci facesse un furgone dell’assistenza corse Lancia e due Dedra incellophanate (per non rovinare la carrozzeria) a Ponzone, chissà… Il mattino seguente, molto presto verso le 5 ci recammo sulla PS Campore, ops… sulla strada, in modo da testare con basse temperature tutte e tre le auto. Ed in effetti i passaggi, a velocità sostenuta sull’avvallamento, confermarono quanto già verificato in precedenza, tutte e tre le auto manifestavano quel distinguibilissimo “crack” durante la fase di compressione dell’avantreno.

I meccanici avevano il compito di farci testare 3 diverse soluzioni e si diedero da fare lavorando alacremente; sostituirono la barra su un’auto con le stesse caratteristiche delle boccole, ma a temperatura “calda”, su un’altra montarono una barra con boccole con gomma più morbida e sulla terza auto lubrificarono, credo che fosse del banale svitol, le boccole della barra montata sull’auto. Ripetemmo per un più volte i passaggi con tutte e tre le auto. Risultato, in tutti e tre i casi il rumore era sparito.

Una nota, sul piazzale dove ci mettemmo per fare gli interventi, con tanto di gruppo elettrogeno per l’illuminazione, c’erano dei lavoratori che stavano aspettando il bus per andare al lavoro alla filatura di Crosa. Erano molto stupiti nel vedere cosa stesse accadendo e ci chiesero di cosa si trattasse, spiegammo per sommi capi a qualcuno di loro che cosa stavamo facendo e come lo avevamo scoperto, fu così che uno di loro disse: “Allora in qualche modo il Rally della Lana vi ha salvati…”. In qualche modo, il Rally della Lana ci aveva salvati. Fu così che tornammo in quel di Torino con le tre possibili soluzioni.

Sentiti i risultati, il signor Barp scartò la soluzione delle boccole più morbide, non vi era il tempo tecnico materiale per effettuare dei test di tipo dinamico sulla tenuta di strada, il riscaldare le boccole non era praticabile sul “campo” e così decisero che la soluzione dello svitol era la migliore, si poteva effettuare velocemente su tutte le auto prima della partenza dei giornalisti, così con poca spesa, molta resa, le auto erano silenziose e non sarebbero sorti problemi di rumorosità. E fu così che andò, ma questa è un’altra storia.

Rally della Lana 1989: tutti contro Dario Cerrato

Il 27 luglio 1989 si corre l’edizione numero 17 (per gli amanti della scaramanzia) del Rally della Lana. Il giorno prima si sono svolte le verifiche tecniche e sportive. Già in quella sede il leitmotiv è tutti contro Dario Cerrato, a cominciare Andrea Zanussi e Andrea Aghini sulle Peugeot 405 Mi16. Ma la Delta HF vincerà di nuovo. Tra gli iscritti anche Pucci Grossi…

Il sole brucia la pelle quel 27 luglio 1989. Come al solito Biella è anche umida, soffocante. Dicono ci siano ventisette gradi, se ne percepiscono sessanta. Ma agli abitanti non interessa più. Da oggi è Rally della Lana. Rally della Lana 1989, per la precisione. Un rally “parlato” – come si suol dire – visto che le verifiche, previste dalle 16 alle 20, vengono effettuate nella zona dello stadio Lamarmora, che diventa magicamente trafficatissima e più colorata rispetto a quando si gioca al calcio. Il giorno seguente è prevista un’altra sessione di controlli per le vetture e per gli equipaggi e poi finalmente si farà sul serio.

La prima vettura parte è alle 15. Ma intanto l’attesa è alle stelle. Tra i 102 equipaggi iscritti alla gara organizzata dalla Biella Corse, spicca il nome del pluricampione europeo ed italiano Dario Cerrato. È lui l’uomo da battere in quest’edizione del rally. Il divario di cavalli e prestazioni tra la sua Lancia Delta e la Peugeot 405 dei suoi rivali, Andrea Zanussi e Andrea Agnini, è tale che solo un clamoroso errore del pilota cuneese, o qualche grosso problema tecnico alla vettura, potrebbe fermare l’ennesima cavalcata vittoriosa del portacolori del Jolly Club Totip.

Tutto scontato, dunque? Per nulla. La Peugeot darà battaglia e filo da torcere soprattutto nella prima tappa di questo Rally della Lana 1989, tutta su strade asfaltate, dove potrà sfruttare meglio le doti di maneggevolezza tipiche della 405 Mi16. Il Costruttore francese ha svolto, intorno al 20 di luglio, numerosi test per le gomme ed è andata a provare e riprovare anche sui fondi sterrati della seconda frazione, intorno a Casale. Segno che non si arrende alla Delta e si prepara a rintuzzare gli eventuali attacchi del privato di lusso: “Pucci” Grossi, con la Lancia Delta HF Gruppo A.

Con Cerrato super favorito, il Rally della Lana trova, nel folto e qualificato gruppo di piloti in gara con le vetture di serie, un altro motivo di interesse. A riaprire il discorso è il “forfait” dell’ultimo minuto di Franco Cunico: ormai sicuro vincitore del Campionato Italiano Rally Gruppo N, viene fermato dalla Ford. Al Lana si annuncia, quindi, lotta aperta tra Bentivogli, Manfrinato e Fassina (tutti su Ford Sierra RS Coswort) e i fortissimi Maneo, Vicario e Zangheri, anche loro sulle Delta Integrale.

A rendere più incerti i pronostici c’è la presenza in gara, tra gli oltre quaranta equipaggi locali, di piloti tecnicamente validi come Panzera-Lanza, Giorgio-Rege, Lampo-Delrosso, Golzio-Varalda, Borsa-Pria. “Dody” Panzera, uno degli ultimi piloti della vecchia scuola della Biella Corse, sarà al via con una Mercedes 190. Ama la guida spettacolare, fatta di derapate e controsterzo, e per questo è tra gli idoli dei tifosi di casa. Mario Giorgio è riuscito più volte, in questi ultimi anni, a conquistare l’obiettivo di ottimi piazzamenti finali, tra i primi dieci, e ad aggiudicarsi il premio di miglior pilota biellese. Gareggerà su una Delta HF Integrale e il suo duello con un altro valido biellese, Giuseppe Lampo, con una vettura analoga, promette scintille.

Dario Cerrato e Geppi Cerri al Rally della Lana 1989
Alex Fassina e Massimo Chiapponi al Rally della Lana 1989 nella foto Rallyamo

Una parola anche per Golzio, che più di una volta dimostra di essere un pilota velocissimo, salvo poi osare troppo e finire in un prato. Pare aver trovato l’equilibrio ideale. Al Lana avrà anche una Gruppo N con i “fiocchi”, una Ford Sierra RS Coswort. Insomma potrebbe comportarsi molto bene. Ma tutte le lotte di questa gara saranno da seguire, al vertice e nelle affollate classi.

E poi, per aggiungere spettacolo, al sabato, entreranno in scena anche gli scatenati protagonisti del Trofeo Fiat Uno, con il leader della serie Fiat, Stagno, e i suoi antagonisti Bizzarri e Battaglin pronti a lottare col coltello tra i denti. E sarà così, come ogni edizione disegnata da Meme Gubernati, anche questo Lana lascerà il segno. Ovviamente, il successo, nel 1989, arride Dario Cerrato e Geppi Cerri, seguiti da Andrea Aghini e Sauro Farnocchia staccati di 10’04” e da Alex Fassina e Massimo Chiapponi, che di muniti di distacco ne accusano ben 18’13” dal portacolori del Jolly Club.

A ridosso del podio si classificheranno Gibo Pianezzola e Lucio Baggio, sulla Toyota Celica GT-4, che riusciranno ad avere la meglio sulle Lancia Delta di Luca Vicario con Flavio Zanella e Massimo Maneo con Roberto Vittori. La settima posizione viene strappata all’ultima da una veloce Prisca Taruffi con alle note Maria Grazia Vittadello, anche loro su una Ford Sierra RS Cosworth. Le ultime tre posizioni della top ten di quell’indimenticabile gara vedranno, nell’ordine, Tiziano Borsa con Manuela Pria Falcero (Peugeot 205 GTI), Fabrizio Majer con Massimo Tasca (Peugeot 205 GTI) e Federico Del Rosso con Claudio Thiebat (Opel Kadett GSi).

Campionato Uno Turbo ie 1992: l’anno di Antonio Viale (VIDEO)

Delle sette gare disputate, tre vanno a Dallavilla e una a ciascuno agli altri concorrenti: Andrea Navarra, Sergio Pianezzola, Sandro Sottile e Antonio Viale. Viale, Dallavilla e Navarra occupano nell’ordine anche le prime tre posizioni della classifica Under 23.

L’album dei ricordi ci riporta indietro nel tempo. Un viaggio straordinario a tappa unica. Siamo nel 1992. in Italia. L’ultima edizione del Campionato Fiat Uno Turbo ie è decisamente la più combattuta. A contendersi il successo finale quell’anno sono, infatti, cinque giovani piloti: Antonio Viale, Andrea Dallavilla, Andrea Navarra, Maurizio Perini e Sandro Sottile, che terminano nell’ordine.

Delle sette gare disputate, tre vanno a Dallavilla (Lana, Piancavallo e Sanremo) e una a ciascuno degli altri concorrenti: Navarra (Costa Smeralda), Sergio Pianezzola (Elba), Sottile (Pescara) e Viale (Limone Piemonte). Viale, Dallavilla e Navarra occupano nell’ordine anche le prime tre posizioni della classifica Under 23.

In campo femminile successo di Gabriella Scagnetti su Paola Castenetto e Roberta Rossi. A proposito di Rally della Lana, vinto da ‘Dalla’, ecco un imperdibile video della PS Campore.

Rally della Lana 1987: la firma di Dario Cerrato con la HF (VIDEO)

A vincere il Rally della Lana 1987 furono Cerrato-Cerri, alla guida della nuova Lancia Delta HF 4WD. Per l’equipaggio cuneese e la Lancia Delta quella fu la prima di una lunga serie di vittorie consecutive: cinque (record assoluto), dal 1987 al 1991.

Il 1987, anno rivoluzionario per il mondo dei rally (tutto era infatti cambiato con la scomparsa delle vetture Gruppo B), una grossa novità arrivò anche al Rally della Lana che, per la prima volta, alla ricerca di sterrati “ad hoc”, ampliò il proprio percorso fino al Monferrato.

A vincere furono Cerrato-Cerri, alla guida della nuova Lancia Delta HF 4WD. Per l’equipaggio cuneese e la Lancia Delta quella fu la prima di una lunga serie di vittorie consecutive: cinque (record assoluto), dal 1987 al 1991.

Cerrato inizia la sua carriera nei rally al Sanremo del 1975. Ben presto comincia a farsi notare nelle gare in Italia con le vetture della Opel preparate da Conrero. Cerrato ha come copilota Lucio Guizzardi, con il quale vinse la prima delle 6 edizioni conquistate, del rally della Lana a Biella, con la Opel Ascona 400.

Le altre vittorie le ottenne con Gepi Cerri nel 1987 a bordo della Delta HF 4WD, nel 1988, 1989, 1990 e 1991 tutte con la Lancia Delta integrale. Guizzardi lo traghettò anche nel passaggio dalla Opel alla squadra ufficiale Fiat sul sedile della 131 Abarth, dove ottenne il suo miglior piazzamento in una gara mondiale, al Sanremo giunse secondo.

L’avventura in fiat durò solo un anno, il 1981, ben presto ritornò sulle vetture di Conrero, a battagliare nel Campionato Italiano. Nel 1985 fu ingaggiato dal Jolly Club, per correre il campionato europeo, campionato che conquistò nel 1985 a bordo della Lancia rally, e nel 1987 con la Delta HF 4WD.

Meme Gubernati, l’anima del Rally Lana e del tout terrain

A partire dal 1980 aveva poi intrapreso l’attività di organizzatore del Rally della Lana, prima come collaboratore dell’Automobile Club di Biella, poi (dal 1984 al 1993) come responsabile diretto dell’organizzazione.

Emanuele “Meme” Gubernati, era l’impersonificazione del Rally della Lana, oltre che notissimo direttore di gara e Osservatore Fia. Erede di fatto di uno dei pionieri dei rally italiani: Dante Salvay, come lui aveva iniziato correndo come navigatore dal 1977, poi dal 1980 era diventato organizzatore del Lana, prima come collaboratore dell’Aci Biella, poi (dal 1984 al 1993) come responsabile della gara e vicepresidente della Biella Corse.

È stato anche direttore di gara del “Memorial Bettega”, cardine del Rally Costa Smeralda e aveva promosso gare “tout terrain” pure in Romania e in Grecia. Tenace, puntuale e dal cuore generoso ma fragile. Che lo ha definitivamente e prematuramente fermato la mattina del 22 febbraio 2013, quando era ricoverato a Milano in attesa di un difficile intervento.

“Meme” (così tutti lo chiamavano) aveva iniziato a muoversi nel mondo sportivo automobilistico nel lontano 1977 come copilota rally correndo, sulle auto e nei gruppi più diversi, in numerose gare dei campionati rally nazionali e internazionali, a fianco di piloti come Perazio, Ramella, Del Fabbro, Fogagnolo, Del Rosso, Giorgio e Magliola.

A partire dal 1980 aveva poi intrapreso l’attività di organizzatore del Rally della Lana, prima come collaboratore dell’Automobile Club di Biella, poi (dal 1984 al 1993) come responsabile diretto dell’organizzazione. Continuò a organizzare il rally anche dopo i cambiamenti introdotti nel 1993, in qualità di consulente del Comitato Organizzatore Manifestazioni Motoristiche Biellesi.

E’ giusto dire che è grazie a lui se questa gara, che è rimasta nel cuore di tutti i rallysti, pur segnata da tristi eventi e difficoltà di ogni tipo, si è corsa fino alla sfortunata edizione del 2001. “Meme” era però molto noto anche fuori Biella per gli incarichi sportivi che aveva ricoperto ovunque.

Nell’ambito del Motor Show di Bologna, per esempio, dove, dal 1994 al 1996, era stato direttore di gara del “Memorial Bettega”. Ma anche per aver fatto parte dell’organizzazione del Rally Costa Smeralda e per l’aver promosso gare tout terrain in giro per l’Europa.

Poi la sua attività professionale si era legata proprio a questo mondo, oggi conosciuto come cross country, ambito nel quale aveva occupato molti ruoli, dall’organizzatore (Rally Tout Terrain di Biella, Raid del Riso, Baja Umbria, Raid Alpi Marittime, Baja Centro Sud Italia) al direttore di gara.

Va ricordato che per molti anni era stato esponente di spicco della Sottocommissione Rally Tout-Terrain della Csai, oltre che Osservatore Internazionale Fia in questo tipo di gare. Fra le tante, la notissima Parigi-Dakar, dove aveva fatto parte del Collegio dei Commissari Sportivi.

A Biella era inoltre stato, dal 1983, vicepresidente della Biella Corse, scuderia che poi aveva guidato, come presidente, dal 1990 al 1993. Dal 1985 fino a pochi anni prima della morte aveva ricoperto la carica di delegato provinciale Csai per il Biellese. E a Biella è stato seppellito nella giornata di quel freddo lunedì 25 febbraio 2013.

Franco Perazio inaugura la storia del Rally Lana

Nato nel 1973 e inaugurato dalla rossa Lancia Fulvia HF di Franco Perazio, il Rally Lana è diventato internazionale nel 1978 e ha avuto a lungo anche la validità per il Campionato Europeo e per quello svizzero, oltre che per il Campionato Italiano Rally.

Perché il Rally della Lana, o Rally Lana secondo la denominazione introdotta già negli anni Novanta, si chiama così? Facile immaginarlo vista la tradizione nel settore laniero della zona biellese, forse un po’ meno del dettaglio visto che ci vuole la denominazione originale per saperlo: Lana Gatto. Che era il nome del principale lanificio che sosteneva l’Automobile Club locale. Ed il nome è rimasto anche quando la sponsorizzazione si è esaurita.

Nato nel 1973 il Rally Lana è diventato internazionale nel 1978 e ha avuto a lungo anche la validità per il Campionato Europeo e per quello svizzero, oltre che per il Campionato Italiano Rally. Pur essendo un rally relativamente giovane è entrato da subito nel cuore degli appassionati biellesi e non solo. Come non ricordare quella sera del 14 aprile del 1973 quando la rossa Fulvia HF 1,6 Gruppo 4 di Franco Perazio lasciava il piazzale della ex stazione nel centro di Biella in un bagno di folla entusiasta, aprendo la storia del “Lana” durata ben ventinove edizioni?

Una storia abbastanza recente di piloti e vetture che hanno fatto di questa manifestazione, oltre che l’avvenimento motoristico biellese dell’anno, una delle più impegnative prove dell’intero Campionato Italiano Rally di allora. La prima edizione fu corsa nel 1973 (vinta da Franco Perazio) ben diversa dalla grande manifestazione che diventò successivamente, il rally era in realtà una regolarità sprint.

L’anno successivo (1974) – grazie al grande successo ottenuto dalla prima edizione – venne promosso ad una categoria superiore: Il Trofeo Rally Nazionali ed ottenne il “coefficiente 3”, poi nel 1975 si guadagnò il “coefficiente 4” e fino al 1977 restò Nazionale. Nel 1978 il “Lana” venne promosso “Rally Internazionale”, fu vinto da un biellese: Federico Ormezzano con la Opel Kadett GT/E Gruppo 2.

Dopo l’edizione sfortunata del 1979, dal 1980 in poi, ci fu un avvicendamento ai vertici organizzativi, la direzione della corsa venne affidata ad un gruppo di quattro persone sportivamente qualificate: Meme Gubernati, Roberto Bologna, Federico Ormezzano e Renato Genova, con la presenza costante di un grande organizzatore: Dante Salvay. Grazie a questo gruppo di lavoro, nel 1984, l’intera organizzazione passò nelle mani della “Biella Corse”.

Negli ormai lontani anni Settanta, il Lana vide la partecipazione di importanti piloti del tempo come Gianni Besozzi, vincitore delle edizioni 1974, 1975, 1976, Bossetti, Carello, Dalla Pozza, che diedero lustro alla nostra gara. Sicuramente i meno giovani se li ricorderanno.

Ci sono stati piloti che, vuoi per la loro spettacolarità nelle prove speciali, vuoi per il loro carattere, sono entrati nell’immaginario collettivo di ognuno di noi: Il primo è stato Dario Cerrato, autentico “Signore del Lana” con i suoi successi: sei, cinque dei quali consecutivamente con la Lancia Delta, Dario ha sicuramente tracciato una pagina indelebile della storia della gara biellese.

Tra i biellesi è doveroso ricordare Franco Perazio, il “papà” di tanti piloti, e primo vincitore della gara, Giampiero Bagna, navigato da Emanuele Sanfront, con la sua rossa Lancia Stratos Rossignol che si classificò secondo assoluto nel 1979, Mauro Palladino, Giorgio Sassone entrambi su Porsche che spesso dominarono il Gruppo 3. Altro mito che corse sulle strade biellesi fu il grande Attilio Bettega (vincitore nel 1979 su Fiat 131 Abarth Alitalia) il cui ricordo è ancora vivo nei cuori di migliaia di appassionati.

Più recente protagonista e beniamino del pubblico biellese è stato Piero Longhi vincitore consecutivamente nel 1992, 1993, 1994 con vetture diverse, Delta e Toyota. Altro plurivincitore del Lana: Andrea Dallavilla, ne ha vinto tre edizioni (1995-1996-1997) con Toyota e Subaru. Da ricordare Andrea Zanussi, che vinse l’edizione del 1986 portando all’esordio in Italia la Peugeot 205 Turbo 16 Evo 2 Gruppo B, poi ancora Tabaton, Capone, Vudafieri, Biasion, Tony, Luky. Tognana, Bentivogli.

È con vanto che sottolineamo le partecipazioni alla gara biellese di piloti esteri di grande prestigio quali Jean Ragnotti, ufficiale Renault vincitore nel 1986 del Gruppo A, Patrick Snijers, Harri Toivonen, fratello dell’indimenticato Henri e poi l’uruguaiano Gustavo Trelles quattro volte Campione Mondiale in Gruppo N con Mitsubishi.

Una citazione speciale meritano gli equipaggi svizzeri (Burri, Carron, Krucker, Camandona, Balmer solo per citarne alcuni) che per anni hanno corso a Biella una prova del loro Campionato. Altro biellese “doc” Piero Liatti, vincitore con Fabrizia Pons dell’edizione dell’anno 2000 su Subaru WRC-Versace, ma anche vincitori del Rallye di Montecarlo 1997.

Una menzione particolare la meritano poi i tanti equipaggi biellesi che in tutte le edizioni hanno rappresentato lo “zoccolo duro” degli iscritti, a volte con sacrificio, ma l’importante era prendere il via dalle gara di casa. tra i tanti “Dodi” Panzera, Mario Giorgio, “Beppe Lampo”, Giorgio Dissegna, sovente nella “top ten” della classifica assoluta, ma anche Diego Pinzano, Fabrizio Ratiglia, Ivan Fioravanti, Mario Decacenti, i fratelli Crestani. Passano gli anni e altri Campioni si cimentano sulle strade biellesi quali Cunico, Aghini, Navarra, Andreucci, Medeghini, Ercolani.

Ultimo vincitore del vero Lana fu, nel 2001, Renato Travaglia su Peugeot 206 WRC. Sono passati quarantacinque anni da quella sera di aprile del 1973, i rally sono cambiati, si sono evoluti ma il Lana è rimasto, fin che si è corso, sempre un rally molto duro e bello da vincere.

Comunemente chiamato “il Lana” è rimasto nel cuore di generazioni di biellesi e anche di tanti appassionati non biellesi. Nazionale prima, internazionale poi ed infine valido per il Campionato Europeo, oltre che valido per in Campionato Italiano, il Lana, ha sempre rappresentato una bella fetta del rallysmo italiano. Qui finisce la storia del vero Lana.

Con i Campioni a parlare di rally sulla PS Romanina-Veglio

In un ristorante sulle prove speciali biellesi tra taglioni fatti a mano e tartare di carne e tagliate. Poi, subito tutti sulla storica PS Romanina-Veglio con i nostri Campioni, quelli della Scuola Italiana di Rally che fatica a trovare i giusti eredi.

Metti una sera a cena i grandi Campioni – sì quelli con la C maiuscola, che hanno scritto pagine indimenticabili e intense, ma anche romantiche dei rally – e poi magari dai loro un microfono e la possibilità di incontrare un centinaio di appassionati che quasi fa esplodere di passione l’interno ristrutturato e adibito a museo di una vecchia fabbrica che si trova sulla PS Romanina, lì a due tiri di schioppo da Biella.

Succede il 15 luglio 2019, in una serata in cui le temperature sono intorno ai 15 gradi, ma il calore della passione potrebbe sciogliere un iceberg in dieci minuti. Si è trattato di uno spettacolo (per occhi e orecchie) unico nel suo genere. Storie di Rally insieme alla rivista RS e oltre, ha avuto l’onore e il piacere di sedere a cena con molti di loro e poi di incontrarli tutti in una serata che, in realtà, è stato un vero e proprio evento mediatico.

In un fantastico ristorante sulle prove speciali biellesi tra taglioni fatti a mano come si faceva una volta e tartare di carne e tagliate. Poi, subito tutti sulla storica PS Romanina-Veglio con i nostri Campioni, quelli della Scuola Italiana di Rally che fatica a trovare i giusti eredi.

Non in ordine di importanza: Franco Cunico e Gigi Pirollo, Piero Longhi e Maurizio Imerito, Dario Cerrato e Geppi Cerri, Tony Fassina, Rudy Dalpozzo, Gigi Galli, Federico Ormezzano, Piero Liatti, Giovanni Besonzi, Tito Cane, ma anche Erik Comas, Marco Sormano, Alberto Mello. Si sono alternati tutti tra gag, battute e racconti.

Presenti anche le belle Raffaella Serra (moglie di Comas), Marina Frasson (copilota di Dino Vicario) e Francesca Pasetti, o Lady Fulvia se preferite. Essendo l’attuale idolo locale, non poteva mancare e infatti non mancava il giovane Omar Bergo. Un evento unico nel suo genere #RallyLanaSince1973. Non il primo, ma certamente indimenticabile per la portata e per il sapore familiare e tiepido di rally d’antan, avvolti da passione, modellini in scala, striscioni vecchi di trent’anni originali e conservati come reliquie.

Un momento della serata conclusiva di RallyLanaSince1973
Un momento della serata conclusiva di RallyLanaSince1973

Tutti disinvolti, senza rivalità, con la voglia di ridere, scherzare, ricordare. Soprattutto ricordare. Ricordare le scaramanzie con cui Gigi Pirollo costringeva i suoi piloti a fermarsi anche in prova speciale se una gatta nera tagliava la strada. “Gatta nera porta male”, spiegava nelle risate generali. Tanto, noi dei rally, siamo tutti scaramantici. E quindi controlliamo ed eventualmente rimettiamo nel modo giusto i calzini. Come Pirollo.

Le ore volano tra il racconto di chi paga al vigile la multa di 100 mila lire al posto di 50 mila lire per poter ripetere l’infrazione contestata, i ricordi delle scodate di “Tramezzino” con la Talbot Lotus al Rally Lana, acclamato come Sebastien Loen in Alsazia. E poi, l’impeccabile Tony, il “dispettoso” Rudy e le sue storie di estintori svuotati negli alberghi per spegnere roghi…

E ancora, il mitico Giovanni Besonzi, l’emozionato Dario Cerrato con Geppi Cerri a fargli da spalla forte, Pierino Longhi e Maurizio Imerito, il vero padrone di casa Piero Liatti (che abita su una storica PS del Rally Lana). E ancora, Erik Comas, il Rally Lana e i suoi tre ritiri.

E poi Gigi Galli che racconta i suoi Rally Lana di Campionato Italiano Rally con la Mitsubishi Lancer ufficiale, parla del suo salto record in Finlandia e svela di essere stato ispirato da piloti come Dario Cerrato, Tony Fassina, Franco Cunico e via dicendo. Gli si legge negli occhi l’emozione e l’orgoglio di sedere insieme a loro.

In una serata come questa non manca l’annuncio: Galli conferma di aver costruito una vettura. La “Gigi Gally RX Car” (soprannome scelto da me) è nata proprio lì, a Biella. A due passi dalla PS Romanina-Veglio. Silenzio, l’atmosfera diventa magica.

Ragazzini, adolescenti, bambini, adulti, anziani. La forbice d’età va dai cinque anni ai settanta. Anche in questo caso, tutti appassionatamente. Chi ad imparare e chi a ricordare. Poi di nuovo casino. Chi urla “Ormezzan”, chi “Forza Dario”… Peccato non fosse una giornata da settantadue ore. Tutti volevano non finisse mai.

Rally Lana 1986: Jean Ragnotti, la 205 T16 e Andrea Zanussi

Quel signore allampanato e con l’accento francese arrivava a Biella su suggerimento di Cesare Fiorio, allora a capo del reparto corse Lancia, che a Jean Ragnotti aveva consigliato di correre il Rally della Lana 1986 per sviluppare al meglio la Renault 11 Turbo Gruppo A da schierare nel Rally di Sanremo valido quale prova del WRC.

Quando il signore allampanato dall’accento francese entrò nella segreteria del Rally Lana 1986 nessuno gli badò più di quel tanto, vista la frequenza degli svizzeri impegnati a Biella per il loro campionato nazionale. Tutto cambiò leggendo il nome sulla domanda d’iscrizione: Jean Ragnotti.

Arrivava su consiglio di Cesare Fiorio che all’allampanato di cui sopra – il suo alter ego di Renault Sport, Patrick Landon – consigliò di correre il Lana per sviluppare la Renault 11 Turbo Gruppo A che doveva essere schierata nel Mondiale al Rally Sanremo. Per inciso, il mitico Jeannot concluse quinto assoluto e primo delle trazioni anteriori.

Ma il vero colpo di teatro è alle verifiche pre-gara, quando dal bilico di Peugeot Italia spunta a sorpresa il gigantesco alettone della Peugeot 205 Turbo 16 Evoluzione 2 e non la “solita” e ormai datata Evo1, seminando il panico sul fronte avversario, quello della Lancia Totip Jolly Club.

Andrea Zanussi al Rally Lana 1986 con la Peugeot 205 T16
Andrea Zanussi al Rally Lana 1986 con la Peugeot 205 T16

Jean Todt, gran capo di Peugeot Sport, dopo la visita al Targa Florio si è deciso a riequilibrare i valori tecnici, mettendo a disposizione del talento di Andrea Zanussi un mezzo in grado di giocarsi il titolo alla pari con la Delta S4 ultimo ululato di Dario Cerrato. L’effetto è evidente. Zanussi vola, vince quasi tutte le prove dominando la gara.

Il finale è all’insegna di bollenti polemiche per i sospetti innescati dallo strano anticipo pagato da Cerrato che fa sospettare manovre disperate che coinvolgano il suo compagno di squadra Massimo Ercolani (Lancia Rally). Di fatto non accade nulla se non la vittoria di Zanussi con oltre 8 minuti di vantaggio su Cerrato e 17 su Ercolani.

È solo l’inizio della fase più testa e polemica del duello che culminerà nel decisivo atto finale del CIR 1986 ad Aosta, dove Cerrato vince gara e titolo mentre Zanussi si ritira per una foratura allora attribuita a chiodi seminati intenzionalmente.

Tratto da 100 anni di Storie di Rally 1 – Marco Cariati

Franco Cunico, l’eterno pilota visto da Vittorio Caneva

Un contro editoriale di Vittorio Caneva su Franco Cunico che, è inutile dirlo, è stato uno dei piloti più forti in assoluto mai passati per la Penisola, ha vinto con qualunque cosa gli sia passata per le mani, dalla A112 in poi e ad oggi ha ancora una voglia tremenda di esserci.

Alla fine non volevo scrivere nulla, ormai cronache, pareri e recensioni sono fin troppo all’ordine del giorno, ma voglio soffermarmi solo per qualche riga su ciò che ho visto a Biella, al Rally Lana Storico. Ultimamente mi muovo poco, anzi per quanto riguarda i rally direi zero, ma ho accettato con grande curiosità ed entusiasmo l’invito dell’amico Franco Cunico per vederlo all’opera in una gara di rientro dopo diversi anni di inattività.

La macchina è stata terminata con ritardo, per colpa della reperibilità di certi pezzi che ormai a distanza di venticinque anni sono ben difficili da trovare, tuttavia quello che volevo rimarcare è la determinazione e la passione che ho visto sia nel team che nel pilota.

Franco Cunico, è inutile dirlo, è stato uno dei piloti più forti in assoluto mai passati per la Penisola, ha vinto con qualunque cosa gli sia passata per le mani, dalla A112 in poi e ad oggi ha ancora una voglia tremenda di esserci, forse perché “è la cosa che so far meglio”, come dice lui.

O forse perché i primi amori non si scordano mai, lui è tornato a mettersi in testa l’elmetto e a spararsi, note o non note, giù per le prove di una gara che tanto semplice non è, con una concorrenza piuttosto agguerrita e ben equipaggiata, prima i capricci di un motore che tondo non voleva girare, poi altri guai piccoli o meno lo hanno rallentato, ma appena ha potuto ha sfoderato una guida davvero perfetta collezionando un primo e un secondo tempo nelle prove che ha disputato finché un semiasse non lo ha fermato.

Inutile dirlo che pochi se l’aspettavano di scoprire che Cunico dentro ha ancora quello che a tanti è passato, messo inesorabilmente da parte. Un campione è un campione quando dimostra di vincere sempre con qualunque auto e in qualunque condizione. Mi sono entusiasmato nel vederlo con gli stessi atteggiamenti che ammiravo quando correva trenta o quaranta anni fa, quando sembrava un ragazzino monello che si beffava di tutti, perché lui sapeva di essere il più forte.

Franco Cunico festeggia la vittoria del Rallye Sanremo iridato
Franco Cunico festeggia la vittoria del Rallye Sanremo iridato

Scomodo per tanti, ha saputo uscire da tunnel mortali che il sistema gli aveva teso per evitare che prendesse posti troppo importanti: in Ford come prima in Lancia, dovette inventarsi programmi di ripiego con i quali è sempre riuscito ad emergere anche al cospetto di mostri sacri, come quando vinse il Rally Sanremo 1993. Sono sicuro che lo rivedremo ancora, sempre con la stessa grinta e determinazione che dovrebbero essere d’esempio per i nostri ragazzi che si affacciano al mondo dei motori con ambizioni professionistiche. This is Jimmy il Fenomeno.

Biasion senza Siviero al Rally Internazionale della Lana 1982

Il giovane Miki Biasion – ancora alla ricerca della prima vittoria importante – per la prima volta è senza Tiziano Siviero, messo in “punizione” dai vertici Opel per aver esternato il proprio pensiero. Al fianco del pilota di Bassano del Grappa c’è l’esperto Rudy Dalpozzo. Alle 14 dell’11 giugno 1982 partiva la prima delle due tappe del Rally Internazionale della Lana.

Sono le 14 in punto dell’11 giugno 1982 quando parte la prima delle due tappe del quinto Rally Internazionale della Lana, che ha nel suo menu trentadue prove speciali, tutte sponsorizzate dai lanifici locali – Bozzala & Lesna, Cigno Nero, Cervinia, Chiavazza, Tallia di Delfino, Maggia, Giuseppe Botto, Luigi Botto – e un percorso totale di ben 891 chilometri. Si tratta della quinta delle dodici gare di un Tricolore che, sino a quel punto, aveva proposto un diverso vincitore in ogni gara.

I protagonisti di quella stagione, fino ad allora, erano stati Tonino Tognana (Ferrari 308) al Targa Florio, Michele Cinotto (Audi Quattro) al Costa Smeralda, Fabrizio Tabaton (Lancia Stratos) all’Elba e Lucky (Opel Ascona 400) al 4 Regioni. Fra i 144 partenti – fra cui molti svizzeri per il loro campionato nazionale – i favori dei pronostici erano per la Ferrari 308 GTB Gruppo 4 di Tonino Tognana e Max De Antoni e per le Lancia di Fabrizio Tabaton e Andrea Zanussi.

Il giovane Miki Biasion – ancora alla ricerca della prima vittoria importante – per la prima volta è senza Tiziano Siviero. Al proprio fianco c’è l’esperto Rudy Dalpozzo: ”Volevo dimostrargli la mia maturità e abilità di guida”, dirà Miki a fine gara. La Opel Ascona 400 ufficiale preparata da Conrero non aveva le prestazioni delle più accreditate rivali, ma sulle prime prove speciali è un festival di acquazzoni, e Miki agguanta il primato di classe, chiudendo la tappa al comando con 9” su Tognana.

L’indomani l’uragano si trasforma in sole e Tognana si riprende la testa della competizione e s’invola verso un successo che, però, non arriverà. Proprio sull’ultima prova speciale, il veneto sbaglia incredibilmente ed esce di strada. È vittoria per la strana coppia Biasion-Dalpozzo davanti ai compagni di squadra Cerrato-Cerri, mentre lo spettacolare e funambolico biellese Federico Ormezzano – in coppia con il futuro direttore sportivo Ferrari F.1 Claudio Berro – completa il podio con la Talbot Lotus dominando in Gruppo 2.

”In quella occasione portai Miki Biasion alla sua prima vittoria importante: al Rally Internazionale della Lana a Biella – racconta Rudy Dalpozzo –. Il suo abituale navigatore Tiziano Siviero era stato momentaneamente appiedato dai vertici Opel per, a loro dire, comportamento poco professionale e fu imposto a me di correre con Miki”.

”Mi dispiacque molto per essere stato costretto ad occupare il posto di un collega che stimavo molto, ed accettai solo per dovere professionale. Ironia della sorte vincemmo e Miki ottenne la sua prima vittoria senza al fianco il suo amico d’infanzia con il quale aveva iniziato la sua carriera rallistica e dal quale, in futuro, non si separerà più. Fui felice della vittoria, ma sinceramente dispiaciuto per Tiziano”.

Tratto da 100 anni di Storie di Rally 1 – Marco Cariati

Il Rally Lana 1997 e quei 2 secondi di Andrea Dallavilla

È il 18 luglio 1997 quando un plotone di cinquantanove protagonisti parte per il Rally Lana numero 25 che, nel frattempo, è passato ad un nuovo formato senza prove notturne. La seconda tappa è all’insegna del grande attacco di Dallavilla, che Aghini contiene sino alla PS14…

I big in quel Rally Lana 1997 sono più del consueto, ma tutti guardano a Franco Cunico, che con la Ford Escort Cosworth Martini Racing cerca il quarto titolo italiano consecutivo, e ai suoi due avversari più pericolosi, il bresciano Andrea Dallavilla – immancabilmente in coppia con Danilo Fappani sulla Subaru Impreza 555 della Procar – e il toscano Andrea Aghini, con la Toyota Celica GT Four della Grifone e al fianco dell’indimenticato Loris Roggia.

Dallavilla al Lana va a nozze, avendolo già vinto nelle stagioni precedenti, mentre Cunico ha una tradizione negativa (che riuscirà finalmente a rompere solo l’anno seguente, vincendolo per la prima e unica volta). Il Rally Lana è decisivo per lo scudetto.

Al via Dallavilla ha 90 punti, Aghini lo segue a 86,75 – ma deve iniziare a scartare – poi Cunico con 82. La prima giornata incorona Aghini, leader con più di mezzo minuto di vantaggio su Massimo Ercolani (Subaru), mentre Dallavilla è solo terzo a 47”. Cunico si ritira quasi subito uscendo di fatto dalla lotta per il titolo.

La seconda tappa è all’insegna del grande attacco di Dallavilla, che Aghini contiene sino alla PS14, quando stallona un pneumatico e perde 40” ed il primato per 7” a favore del bresciano, che nella stessa ps scavalca anche Ercolani. Le ultime tre PS vedono la furiosa reazione di Aghini che le vince tutte ma Dallavilla riesce a salvare la vittoria per soli 2”.

Per lui è praticamente il via libera verso il suo primo titolo italiano, che conquisterà aritmeticamente la gara successiva, mentre per il suo copilota Danilo Fappani è solo l’inizio di una lunga serie che dura tuttora, visto che nel 2018 ha vinto ben due titoli: il Campionato Italiano Rally Asfalto al fianco di Andrea Crugnola e il CIWRC con Stefano Albertini.

Tratto da 100 anni di Storie di Rally 1 – Marco Cariati

Un rally una storia: Rally Lana e del Biellese

Un rally una storia è un volume dedicato alla storia dei primi Rally della Lana negli anni che vanno dal 1973 al 1986, completi di dati tecnici e classifiche.

Il Rally della Lana è nata nella città di Biella ed è stata portata avanti con amore e dedizione dagli appassionati biellesi tra i quali anche l’autore di questa preziosa pubblicazione (Un rally una storia) Massimo Gioggia. A corredo del libro ci sono oltre duecento immagini a colori scattate da un fotografo d’eccezione come Roberto Marchisotti.

“Un rally una storia” vuole celebrare il venticinquennale del Rally Lana, celebre rally nato e organizzato nella città di Biella, Alea Editrice ha pubblicato questo prezioso volume che ripercorre in maniera dettagliata e puntuale venticinque anni di competizioni con schede complete e tutte le classifiche anno per anno. Presenti anche le descrizioni tecniche delle vetture vincitrici. Il libro è completato da rare foto a colori.

Il Rally Lana, pur essendo un rally relativamente giovane è entrato da subito nel cuore degli appassionati biellesi e non solo. Come non ricordare quella sera del 14 aprile del 1973 quando la Rossa Fulvia HF 1,6 Gruppo 4 di Franco Perazio lasciava il piazzale della ex stazione nel centro di Biella in un bagno di folla entusiasta, aprendo la storia del “Lana” durata ben ventinove edizioni?

Una storia abbastanza recente di piloti e vetture che hanno fatto di questa manifestazione, oltre che l’avvenimento motoristico biellese dell’anno, una delle più impegnative prove dell’intero Campionato Italiano Rally di allora. La prima edizione fu corsa nel 1973 (vinta da Franco Perazio) ben diversa dalla grande manifestazione che diventò successivamente, il rally era in realtà una regolarità sprint.

L’anno successivo (1974) – grazie al grande successo ottenuto dalla prima edizione – venne promosso ad una categoria superiore: Il Trofeo Rallies Nazionali ed ottenne il “coefficiente 3”, poi nel 1975 si guadagnò il “coefficiente 4” e fino al 1977 restò Nazionale. Nel 1978 il “Lana” venne promosso “Rally Internazionale”, fu vinto da un biellese: Federico Ormezzano con la Opel Kadett GT/E Gruppo 2.

Libri su Storie di Rally

la scheda

UN RALLY UNA STORIA 

Autore: Massimo Gioggia

Copertina: morbida

Pagine: 124

Immagini: 195 a colori

Formato: 24 x 31 centimetri

Editore: Alea Editrice

Prezzo: 44 euro

Peso: 280 grammi