Una PS del Lana salvò la presentazione delle Lancia Dedra

Una PS del Lana salvò la presentazione delle Lancia Dedra Turbo

Sul piazzale dove ci mettemmo per fare gli interventi alla Lancia Dedra, con tanto di gruppo elettrogeno per l’illuminazione, c’erano dei lavoratori che stavano aspettando il bus per andare al lavoro alla filatura di Crosa. Erano molto stupiti nel vedere cosa stesse accadendo e ci chiesero di cosa si trattasse, spiegammo per sommi capi a qualcuno di loro che cosa stavamo facendo e come lo avevamo scoperto, fu così che uno di loro disse: ‘Allora in qualche modo il Rally della Lana vi ha salvati…’.

Uscii di casa ancora un po’ assonnato, ma una ventata di aria fresca mi colpì in volto e mi svegliò all’improvviso. Eravamo quasi a fine ottobre e, alle sei del mattino, a oltre 500 metri di altitudine la sferzata di aria frizzante, che arrivava dalle montagne, sul volto faceva già sentire i suoi effetti. Aprii la porta e salii in macchina, girai la chiave della messa in moto ed il motore sommessamente borbottò, innestai la prima e mi mossi così, pigramente, alla volta di Torino. Ma cosa ci faceva una Lancia Dedra 2000 Turbo, sconosciuta a tutti e non ancora svelata al pubblico, in un piccolo paesino sulle colline biellesi?

Occorre fare un passo indietro a qualche giorno prima, nel reparto Prove Strada Lancia di corso Unione Sovietica a Torino. Ormai erano stati definiti i telai delle vetture e le date di presentazione delle versioni sportive 2000 Turbo 2WD e Integrale della Lancia Dedra. Quindi come di prassi toccava a noi, del reparto prove strada, certificare tutte le vetture destinate ai giornalisti, verificare che rispondessero agli standard e tolleranze richieste, dovevano essere telai super curati nell’assemblaggio e con l’installazione di componentistica al 100% di qualità o meglio, definiamola di prima scelta.

I telai venivano individuati in produzione e ad essi erano destinate tutte le attenzioni durante la fase di assemblaggio. Le vetture poi venivano “deviate” dalla produzione ed inviate a noi per il collaudo e verifica che fossero al top delle tolleranze prescritte. Non era un lavoro di definizione di una particolare mappatura o di settaggio, ma un lavoro che certificava la corrispondenza di quanto deliberato con quanto poi riscontrato in produzione su queste auto.

Motori con il bollino verde, certificati in termini di potenza e coppia, sospensioni con tarature esattamente come definite e deliberate, lo stesso per gli pneumatici ed ogni componente significativo della vettura, insomma erano passate ai raggi X e controllate da muso a coda… Arrivavano da noi e venivano sottoposte a test sia qualitativi, ad esempio si facevano prove sul pavè per verificare che non vi fossero sinistri scricchiolii e, se c’erano, si segnalavano sulla scheda tecnica e la vettura veniva sottoposta, in reparto carrozzeria, all’aggiunta di schiume , spessori e altre diavolerie in modo da eliminare il problema.

Ogni vettura veniva provata a Marene sulla pista di velocità per certificarne la velocità massima, l’accelerazione, i consumi; si valutavano all’interno dell’abitacolo rumorosità e fruscii, si verificavano gli assemblaggi della componentistica, anche il cassetto porta oggetti si dove aprire bene! Insomma un lavoro di fino per avere vetture al top, d’altronde erano le vetture che i giornalisti avrebbero usato nei test e su cui si sarebbero basati per scrivere i loro articoli. Potevano esserci giornalisti “amici” che magari chiudevano un occhio, ma altri, specie della stampa straniera (tedeschi in primis) più cattivelli ed attenti.

La Lancia Dedra, le colline biellesi e il Rally della Lana

Ma torniamo a quella Lancia Dedra sulle colline biellesi. Definiti i vari test cui sottoporre le vetture, si schedulava un piano di lavoro ed eventuali interventi, le auto non erano poche, quindici Dedra 2WD e altrettante Integrali. Per una vettura sportiva di casa Lancia, dove si sarebbe tenuta la presentazione, se non nel suo terreno congeniale? MonteCarlo e dintorni con i suoi tratti in comune con le PS del famosissimo rally.

All’epoca ovviamente abitavo a Torino, mentre i miei genitori appunto nel biellese. Proposi al mio capo l’idea di testare, dopo la normale giornata lavorativa, un’ulteriore vettura andando verso casa dei miei genitori. Il percorso era completo per le esigenze di test, tangenziale, autostrada, strade statali e dulcis in fundo tratti di prove speciali in collina, come quella di Campore. Prova speciale del Rally della Lana. Più di così… Si creava la situazione stradale della presentazione. Ottenni l’approvazione, così iniziai a provare le vetture tornando a casa la sera.

Tornando a quella mattina scesi lungo le strette curve e tornanti, che conoscevo a memoria, delle amate strade del “lana”; la vettura rispondeva bene alle sollecitazioni ed era sicuramente pronta da inserire nel lotto delle deliberate. Vi era una veloce destra tre seguita da un rettifilo di circa 200 metri, con un tratto di strada che aveva ceduto e creava un avvallamento, che portava ad un tornante sinistro molto largo. Accelerai con decisione fuori dalla destra e lanciai la vettura sul rettilineo, quando, superando l’avvallamento, all’improvviso sentii “crack”.

Un forte rumore giunse nell’abitacolo proveniente dall’anteriore. Effettuai istintivamente un paio di manovre di scarto veloce per verificare che non ci fossero problemi di tenuta, ma sembrava tutto a posto e nessun altro rumore sospetto giunse alle mie orecchie. Comunque per sicurezza decisi di fare inversione e ripetere il tratto, non mi piaceva quel rumore su quell’avvallamento e volevo verificarne l’eventuale ripetizione.

Ritornai sui miei passi e ripercorsi il rettifilo, superando l’avvallamento, nuovamente “crack”. Accidenti. Altra inversione e ripresi il senso di marcia verso il ritorno a Torino. Rettifilo, avvallamento, “crack”. “Questo può essere un bel problema”, pensai, anche perché la sera prima avevo percorso lo stesso tratto stradale e non era successo nulla. Lungo il tragitto verso Torino quel malefico “crack” non si ripresentò, strano veramente strano.

Destra 3 veloce, rettilineo, avvallamento e ‘crack’

Ne parlai con il capo officina e con il mio superiore che volle provare l’auto in questione ma il rumore non si ripresentò. Ragionammo su quale componente dovevamo prestare maggiore attenzione per poter individuare e successivamente eliminare il problema. Andammo per esclusione, il complesso molla-ammortizzatore-ralla non poteva essere perché era in distensione e quindi non stava assorbendo colpi, gli attacchi inferiori dei braccetti idem, non stavano lavorando in appoggio e quindi sollecitati in particolar modo, poi il rumore si sarebbe dovuto manifestare anche in appoggio in curva, invece nulla.

Potevano essere i supporti motore, ma anche in questo caso li escludemmo perché sarebbero stati più sollecitati in forte accelerazione ed invece, percorrendo il tratto stradale della prova speciale ad andatura sostenuta, il rumore non si era manifestato. Poteva essere la barra stabilizzatrice l’elemento da controllare perché affrontando l’avvallamento era la parte più sollecitata, oltretutto le due ruote non lavoravano in torsione ma in parallelo e quindi venivano sollecitate le boccole di ancoraggio più che la barra stessa. Ok, poteva essere questo il problema, ma si poneva un altro interrogativo, perché la sera precedente il rumore non si era presentato? Questo era l’altro “enigma” da risolvere.

La sera partii nuovamente da Torino per testare la vettura, nessun problema fino all’ormai “famigerato” avvallamento sulla PS Campore del Rally della Lana, lo affrontai a velocità sostenuta e niente, nulla il silenzio più assoluto. Ripetei la manovra un paio di volte ma nulla. La mattina seguente stesso discorso, partii da casa e affrontai le curve in modo molto aggressivo, volevo verificare se il rumore dipendesse da altri fattori, supporti motore, ammortizzatori o braccetti inferiori della sospensione, nulla di nulla. Arrivai alla destra 3 e successivo rettilineo, accelerazione violenta fuori dalla curva rettifilo, avvallamen… “crack”. Accidenti eccolo!

Altri due giri ed altri due “crack”, non era possibile. Perché la sera prima quel rumore non c’era e adesso sì? Perché? Si trattava delle boccole barra stabilizzatrice che, con il freddo, si irrigidivano e in occasione di una forte compressione della sospensione anteriore producevano quel fastidiosissimo “crack”. Ma questa è già la conclusione. Andiamo con ordine su come si procedette per scovare e risolvere il problema.

Tornato in sperimentazione riferii il manifestarsi del problema e la gravità, soprattutto dal punto di vista dell’immagine per l’imminente presentazione alla stampa delle vetture, proprio con temperature più rigide e su strade che presumevo simili a quelle dove si era verificato il problema. Non avevamo molto tempo per procedere con le verifiche e le eventuali soluzioni.
Il signor Barp con l’Ingegner Franco stabilirono, seguendo il mio resoconto, che si potesse trattare della barra stabilizzatrice anteriore, o meglio, delle boccole di fissaggio. Ma si dovevano fare altre prove ed il tempo stringeva.

‘In qualche modo il Rally della Lana vi ha salvati’

Si optò per eseguire dei test mattutini su più vetture e di sostituire eventualmente i pezzi che si riteneva fossero quelli incriminati. Sorgeva ora un altro problema, non avevamo mezzi a disposizione attrezzati per effettuare il cambio di particolari sulla sospensione anteriore. Il signor Barp a questo punto fece un paio di telefonate e ci disse “ok, tutto risolto ci prestano un furgone della squadra corse attrezzato come officina mobile per le riparazioni”.

Fu così che il sottoscritto, un collega e due meccanici la sera stessa partimmo con tre vetture ed il furgone assistenza Lancia Martini alla volta “dell’avvallamento”. Io, ovviamente, alloggiai a casa dei miei, mentre i colleghi trovarono sistemazione presso l’albergo Della Posta a Ponzone, distante cinque o sei chilometri dal luogo ove avremmo effettuato i test.

Magari qualche appassionato, che sia capitato in zona, si sarà chiesto cosa ci facesse un furgone dell’assistenza corse Lancia e due Dedra incellophanate (per non rovinare la carrozzeria) a Ponzone, chissà… Il mattino seguente, molto presto verso le 5 ci recammo sulla PS Campore, ops… sulla strada, in modo da testare con basse temperature tutte e tre le auto. Ed in effetti i passaggi, a velocità sostenuta sull’avvallamento, confermarono quanto già verificato in precedenza, tutte e tre le auto manifestavano quel distinguibilissimo “crack” durante la fase di compressione dell’avantreno.

I meccanici avevano il compito di farci testare 3 diverse soluzioni e si diedero da fare lavorando alacremente; sostituirono la barra su un’auto con le stesse caratteristiche delle boccole, ma a temperatura “calda”, su un’altra montarono una barra con boccole con gomma più morbida e sulla terza auto lubrificarono, credo che fosse del banale svitol, le boccole della barra montata sull’auto. Ripetemmo per un più volte i passaggi con tutte e tre le auto. Risultato, in tutti e tre i casi il rumore era sparito.

Una nota, sul piazzale dove ci mettemmo per fare gli interventi, con tanto di gruppo elettrogeno per l’illuminazione, c’erano dei lavoratori che stavano aspettando il bus per andare al lavoro alla filatura di Crosa. Erano molto stupiti nel vedere cosa stesse accadendo e ci chiesero di cosa si trattasse, spiegammo per sommi capi a qualcuno di loro che cosa stavamo facendo e come lo avevamo scoperto, fu così che uno di loro disse: “Allora in qualche modo il Rally della Lana vi ha salvati…”. In qualche modo, il Rally della Lana ci aveva salvati. Fu così che tornammo in quel di Torino con le tre possibili soluzioni.

Sentiti i risultati, il signor Barp scartò la soluzione delle boccole più morbide, non vi era il tempo tecnico materiale per effettuare dei test di tipo dinamico sulla tenuta di strada, il riscaldare le boccole non era praticabile sul “campo” e così decisero che la soluzione dello svitol era la migliore, si poteva effettuare velocemente su tutte le auto prima della partenza dei giornalisti, così con poca spesa, molta resa, le auto erano silenziose e non sarebbero sorti problemi di rumorosità. E fu così che andò, ma questa è un’altra storia.