Hannu Mikkola al RAC 1979 (foto -Gerard Quinn)

Quel RAC 1979 e le previsioni di vittoria Fiat per il 1980

In sede di bilancio post RAC 1979, data per scontata la vittoria delle numerose Ford e l’eccezionale prestazione della Datsun di Salonen, terza, il quinto posto assoluto procura poca gioia e poca soddisfazione a Markku Alen, che commenta così: ‘Conta vincere, non arrivare soltanto secondi o terzi. Così, poca pubblicità, capito?’ E intanto, pilota finlandese guarda già al 1980.

Al RAC 1979, la prova inglese di Mondiale Rally appena conclusa, sono d’obbligo alcune considerazioni. È stato uno splendido rally: per partecipazione dei migliori specialisti, per il suo pubblico ma, soprattutto, per organizzazione. Non un minuto di ritardo, non una prova speciale annullata. E, per una corsa di 2.850 chilometri, selettiva tanto da segnare il ritiro di 101 dei 175 partiti, non è poco.

Farebbero bene gli organizzatori dei rally italiani a muoversi e ad andare a vedere, o rinfrescarsi la memoria, invece di farsi le pulci in casa, a vicenda. In sede di bilancio, scontata la vittoria delle Ford di Hannu Mikkola e Russel Brookes, presentatesi in forze, e l’eccezionale prestazione della Datsun di Salonen, terza. Il quinto posto ha procurato poca soddisfazione a Markku Alen: “Conta vincere – ha detto – non arrivare soltanto secondi o terzi. Così poca pubblicità, capito?”.

Il pilota della Lancia Stratos England, macchina competitiva e potenziale vincitrice, al RAC 1979 ha comunque ottenuto un risultato che, a nostro parere, è stato di tutto rispetto, evidenziato dalla rimonta che il finlandese è riuscito a portare a termine per risalire dal trentesimo posto (dovuto all’uscita di strada la notte della prima tappa).

Bravo anche Walter Rohrl, ottavo con la sua Fiat 131 Abarth Rally England. Il tedesco ha preceduto Waldegaard e la sua Escort, ricomparsa in classifica generale ben dopo l’arrivo, in seguito al computo delle penalità, buttando fuori dai primi dieci la Toyota di Rauno Aaltonen, e modificando la classifica finale che ha aumentato il bottino della Ford, pronta a pensionare la Escort dopo aver vinto il titolo iridato.

Un rally spettacolare il RAC 1979, dicevamo, per come guidano i nordici: vere palle da schioppo, abituati all’improvvisazione (le prove speciali del RAC erano segrete) e dotati di una determinazione incredibile. Una corsa che la Stratos avrebbe anche potuto vincere, se Alen avesse disputato quest’anno l’intero Campionato Inglese per trovarsi in possesso di una maggior conoscenza del percorso.

Un rally nel rally è stato quello delle Autobianchi A112 Abarth partite in carovana da Torino, in nove, a vivere la grande avventura insieme ad Asa, Kléber Italia (che ha fornito pneumatici da trasferimento e da gara), Carello (per l’equipaggiamento dei gruppi ottici e delle spazzole tergicristallo speciali per climi rigidi), Sabelt Britax, Castrol, Fiamm e Lancia stessa. Ma anche Magneti Marelli e Linea Sport.

Per questi giovani del Campionato Autobianchi non si è trattato di una passeggiata, abituati a correre per 5-6 ore di fila al massimo e non per 72 (con una sola notte di riposo) lottando contro l’esclusione per “fuori tempo massimo”, data la limitata potenza dei loro mezzi.

Scomparsi subito dalla gara i fratelli Bianchi (sfilamento di un ammortizzatore in un punto fangoso tanto da impedirne la sostituzione, effettuata poi da loro stessi in un solo minuto), Cinotto-Mussa (cedimento del motore), Zini-Zangrando (frizione bruciata) e Secchi-Ravizza (fuori tempo massimo perché Secchi si era sentito male nella fase conclusiva della prima tappa), hanno terminato la gara Giammarini-Rognano (cinquantaseiesimo posto e primi delle A112), seguiti da Perona-Renna (sessantunesimi), Camerana-Cotto (sessantasettesimi), Del Prete-Bianco (sessantanovesimi) e Vittadini-Cianci (settantunesimi).

La leggendaria vetturetta italiana stupisce e colpisce nel cuore gli inglesi, sollevando simpatia a non finire per sé ed un nugolo di domande da parte di interessatissimi inglesi che, al termine di ogni prova speciale, si radunavano numerosi intorno alle “formidables Otobianci”. Con il 1979 in archivio, Fiat guarda al futuro. Guarda al 1980 con fiducia.

Ma attenzione, il Rally di MonteCarlo è dietro l’angolo. Nell’occasione, le 131 Abarth Rally saranno guidate da Bjorn Waldegaard, che si affiancherà a Markku Alen, a Walter Rohrl (campione del mondo rally a fine stagione) e ad Attilio Bettega. Waldegaard, che avrebbe dovuto gareggiare con Alen al Rally del Portogallo, invece correrà contro la squadra italiana, per la Mercedes, con la Mercedes-Benz 450 SLC, in quella che sarà la breve parentesi della Casa nei rally.

Quell’anno, in Argentina, Fiat disputerà anche il Rally Codasur (che vincerà con Walter Rohrl), dopo il quale tirerà le somme: se il titolo mondiale Marche sarà a portata di mano (il regolamento del 1980 prevede 7 risultati utili su 10 rally) si prenderà in considerazione l’eventualità di correre il Tour de Corse, RAC e Costa d’Avorio.

Per contrastare Fiat, Toyota si è assicurata Jean-Luc Therier. Timo Salonen è rimasto con Datsun. Talbot Sunbeam schiera Guy Frequelin ed Henri Toivonen. E Mercedes, appunto, Waldegaard e Hannu Mikkola, per il Safari ed alcuni altri rally. Mikkola e Vatanen disputeranno qualche gara anche con le nuove Ford, che vanno a sostituire l’ormai pensionata Escort e la Opel disputerà il Campionato Europeo con due Ascona, una per Kullang e una per Klemt.

Il titolo iridato Costruttori non solo sarà alla portata dell’“armata italiana”, ma sarà vinto da Walter Rohrl con ben 118 punti, frutto anche di quattro successi assoluti su sette gare disputate. Il tedesco schiaccerà nella corsa al titolo Hannu Mikkola, staccato di quasi il doppio e fermo a 64 punti. Terzo, alla fine e per un solo punticino (nonostante si sia trattato di una delle peggiori stagioni della sua vita), sarà Bjorn Waldegaard.

Tratto da 100 anni di Storie di Rally 2 – Marco Cariati