Markku Alen e Ilkka Kivimaki in una foto del 1976

Markku Alen sfortunato navigatore di José Pinto

Tutti ricordano quando Markku Alen fece da copilota, suo malgrado, al giornalista José Pinto? Nel 1978, il giornalista di RTP convince Markku Alen, che lo porta con sé a fare un giro su un tratto sterrato di un chilometro e mezzo. Alla fine, Pinto sviene tra le braccia di Alen. Ma da questa occasione nasce un’amicizia e una collaborazione. Ma Pinto ha giurato vendetta che arriva, puntuale, quasi dieci anni dopo, in occasione del Rally del Portogallo 1988.

Nel 1978, e dopo essersi preso spaventi importanti con diversi piloti di fama internazionale, come Sandro Munari, Bjorn Waldegaard, Alcide Paganelli, Hannu Mikkola e Ove Andersson, il giornalista José Pinto chiede al vincitore di quella edizione del Portugal-Port Wine Rally quest’anno, Markku Alen, un giro sulla Fiat 131 Abarth Rally.

Il percorso scelto è di appena un chilometro e mezzo su terra. Alen, pilota Fiat agli ordini di Silecchia, risponde positivamente alla richiesta del cronista. Francisco Santos e Jean-Pierre Nicolas, che aveva terminato la corsa la Ford Escort RS 1800, sghignazzavano. La strada sterrata – che il cronista non dimenticherà mai e che oggi è su asfalto, si trova tra la Laguna Blu e Alcabideche, e si chiama Rio da Mula.

È tutto ok. Ci sono diverse auto di assistenza che chiudono il percorso. Il collega giornalista Domingos Piedade dà una mano stabilendo i collegamenti via radio, Jorge Gamito della Fiat (poi passato alle pubbliche relazioni) è gioioso al pensiero di quello che accadrà. Lui lo sa, e non salirebbe mai in auto con Markku Alen. Neppure per un passaggio a casa se fosse da solo nel deserto.

I meccanici italiani, con qualche pacca di conforto sulla schiena, mi incoraggiavano – ha raccontato José “Zè” Pinto – si affrettarono a scambiare pneumatici slick con pneumatici sporchi e Markku, di cui non avevo molta fiducia, rivelò un po’ del suo stile latino, aiutandomi nel montaggio delle cinture di sicurezza. Il motore ringhiò dopo pochi secondi. Il pollice della mano destra di Alen si alzò, e partimmo”.

Dopo pochi secondi e qualche centinaio di metri, nella vettura regnava sovrano il terrore. “Imploravo il povero Alen di rallentare, gesticolavo,l’ho afferrato per un braccio. Mi sono aggrappato, ad un supporto in acciaio dove era stato posizionato il cronometro di Kivimaki – ha ricordato Pinto –. Il resto della storia non sarà è interessante. Come l’ho descritto all’epoca in un giornale di settore, ma per i più giovani potrei aggiungere che abbiamo colpito duramente un muro, sembrava una bomba, il rumore causato dallo schianto, e che alla fine sono caduto tra le braccia di Alen. Sono svenuto trale risate generali dei vari assistenti”.

Da quell’occasione in poi, ebbi l’opportunità frequente di vedere e vivere Alen, in Portogallo e all’estero. Creai con lui un’amicizia curiosa ma, in verità, non ho mai più accettato i suoi inviti adandare in macchina con lui.Neppure per soli 300 metri… Un giorno diqualche anno dopo il giro a Rio da Mula, penso fosse il 1981, a Torino, quando gli chiesi di autografare una foto, mi assicurai che…”. Che… Lasciamo un attimo un sospeso. Perché adesso arriva il bello dell’avere un giornalista per amico.

Alla vigilia del Rally del Portogallo del 1988, il lunedì era dedicato alle ricognizioni del percorso con auto fornite dall’organizzazione. Alle 7.30 del mattino faceva un freddo pungente, ma provando le varie funzioni televisive, Pinto scorge Alen, pronto per il telegiornale. “Arrivarono Markku Alen, Miki Biasion e alcuni meccanici Lancia. Alen si rivolse al commissario sportivo, Luis Pinto de Freitas, chiedendogli di fare un giro di qualificazione”.

Il commissario rispose: “No Markku, solo dalle 8 apriamo a tutti i concorrenti. L’unica possibilità è quella di godersi un giro di José Pinto e, accanto a lui, visionare il percorso”. Markku Alen si guardò attorno, indicò Miki Biasion e con il petto si diresse verso la “mia” macchina. Ero seduto al volante di una piccola bomba da 900 cc con una capacità infinita di cavalli, molto veloce. Avevo anche dei super freni a tamburo e non dico più”.

Quel giorno Pinto si vendicò, di tutto ciò che era accaduto nel 1978. “Mi dispiacque solo per Miki che non era neimiei calcoli… Promisi che sarei andato piano.Credo di aver detto: certo, vedrai. Feci salire i giri, allungai le braccia, allacciai le cinture di sicurezza e il primo gesto di Markku fu quello di cercare di raggiungere la maniglia della porta per scendere”. Era troppo tardi, la vendetta si presentava servita fredda e su un piatto d’argento. “Miki rise. Prima, seconda e terza. Né il percorso né Markku hanno permesso di più…”.

Accanto aveva Markku Alen e dietro Miki Biasion che, dopo tutto, si è rivelato il grande vincitore di quel Rally del Portogallo. “Alen, che nel 1988 mi era apparso un po’ diverso rispetto a dieci anni prima, rise apertamente”. In quell’occasione Alen disse: “Dopo tutto, abbiamo regolato i conti… Ma guarda, mentre tutti chiedono di venire in macchina con me, tu sei stato l’unico che mi ha avuto come navigatore fino ad oggi”.