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Pauli ‘Pali’ Toivonen: Flying Finn campione d’Europa 1968

Il papà di Harri e dell’indimenticabile Henri, vittima del tragico incidente del Tour de Corse 1986, esordisce nelle corse, e più precisamente nei rally, nel 1953 con una Volkswagen Bubble 1500 S.

Nome in codice tra colleghi finlandesi: Pali o Tikeri. Pauli Toivonen, nasce il 22 agosto 1929 a Hämeenlinna, nei pressi di Jyväskylä, capitale dei rally. È noto come personaggio anche per essere il papà di due rallysti: lo sfortunato Henri e Harry, ma fa parte della storia dei rally come ottimo pilota di Citroën, Lancia e Porsche, vetture con cui incassa molti memorabili successi.

Vittorie che contribuiscono ad alimentare la leggenda mondiale dei “Flying Finns”. Il papà di Harri e dell’indimenticabile Henri, vittima del tragico incidente del Tour de Corse 1986, esordisce nelle corse, e più precisamente nei rally, nel 1953. Nell’occasione gli viene messa a disposizione una Volkswagen Bubble 1500 S. Si lascia attirare alle corse dall’organizzatore dell’Jyväskylän Suurajot (poi 1000 Laghi, oggi neutralizzato a Finland Rally), Pentti Barck, con cui è mezzo parente.

Debutta proprio nella sua gara, dove finisce terzo di classe, quarantatreesimo assoluto. Dal 1954 al 1958 continua a presentarsi al via del 1000 Laghi. È quarantatreesimo nel 1954 con la Mercedes. L’anno dopo si ritira con la Peugeot. Nel 1956 è quindicesimo con la Saab 93, nel 1957 (sempre con la stessa vettura) si ritira e l’anno dopo si piazza di nuovo quindicesimo, ma questa volta guida un’evoluzione della 93.

Il suo primo contratto, lo firma con la Simca nel 1959. Solo all’Hankiralli, dove è quarto, si presenta con la Peugeot 403. Dalla gara successiva, 500 Ralli, dove è terzo, guida la Simca Montlhery, con cui centra un nono posto al 1000 Laghi e un secondo all’Helsinki Ralli. Le sue stagioni agonistiche migliori sono quelle degli anni Sessanta, quando guida le Citroën e, dal 1967, con le Porsche.

Nel 1960 vince il Lohjan Ralli con la Citroën DS19. Nel 1961 è secondo al 1000 Laghi, navigato da Jaakko Kallio, sempre sulla sulla DS19. Poi si classifica quarto al Vinterrally con Humre Lauri e quinto all’Hankiralli con Kallio Jaakko. Si ritira al 500 Ralli e al Høstrally. Con la stessa vettura centra il primo significativo successo al 1000 Laghi del 1962.

Quello stesso anno vince anche il Campionato Finlandese Rally, aggiudicandosi altre quattro gare della serie: Riihimäki-Ralli, Vinterrally, Salpausselkä Ralli, Pohjola Ralli. A dettargli le note c’è Jaakko Kallio. Nel 1963 è secondo a MonteCarlo e, sempre con la vettura francese e sempre navigato da Anssi Järvi, vince l’Hankiralli e il Vinterrally. È settimo Acropoli con Nurmimaa Väinö e quarto al Kuopio e al 1000 Laghi con Lindholm Lars. Partecipa alla estenuante Liège–Sofia–Liège, ma è costretto al ritiro.

La controversa vittoria al Rally MonteCarlo 1966

L’anno dopo, corre con la Volkswagen 1500 S. Non è assolutamente una delle sue migliori stagioni. Si piazza decimo al “Monte” con Järvi e si ritira al successivo Hankiralli con Lars Lindholm. Per problemi in gara lui ed Ensio Mikander sono solo cinquantunesimi a Sanremo.

Si ritira all’Acropoli per problemi di motore e si ritira anche al Kuopio e al 1000 Laghi con alle note Lindholm. Per concludere un’annata sfortunata, si presenta al via della Liège-Sofia-Liège con Mikander, sempre sulla Volkswagen 1500, e anche in questa occasione colleziona un ritiro.

Nel 1965 si piazza terzo assoluto al 1000 Laghi. Questa volta corre con la Volkswagen 1500 S e a leggergli le not c’è Kalevi Leivo. Nel 1966 si fregia della controversa vittoria “a tavolino” di un MonteCarlo destinato a passare alla storia. Quell’anno vengono esclusi dalla classifica i primi quattro equipaggi classificati.

L’esclusione dalla classifica è motivata dal fatto che le lampadine dei fari risultano non omologate, a causa di un cambiamento normativo dell’ultimo minuto. Gli esclusi sono Timo Mäkinen, Rauno Aaltonen, Paddy Hopkirk e Roger Clark. A parte Hopkirk che è al volante di una Mini, gli altri sono con le Ford Cortina. Toivonen è arrivato quinto e guida la Citroën DS21.

Pauli Toivonen al Rally 1000 Laghi 1962
Pauli Toivonen al Rally 1000 Laghi 1962

Senza volerlo, si ritrova ad essere primo. Per sportività decide di non ritirare il premio. Sempre quell’anno, ma al volante della Renault 8 Gordini, si ritira al Kak Rallyt, al Salpausselkä Ralli, all’Itäralli e al 1000 Laghi (navigato da Erkki Salonen), poi è quarto al Pohjola Ralli, corso con Martti Tiukkanen, e si ritira al Rac con Järvi.

Nel 1967 si piazza sesto al Rally di Svezia con la Lancia Fulvia HF, navigato da Jyrki Ahava, secondo al Tour de Corse, sempre su Lancia e con alle note Martti Tiukkanen, e settimo al 1000 Laghi, con la Fulvia e con Erkki Salonen come copilota. Il suo anno migliore è sicuramente quello successivo.

Infatti, nel 1968, si laurea campione europeo rally con la Porsche 911 T. Toivonen inizia con uno spettacolare secondo posto al Monte (navigato da Tiukkanen) e un terzo buon All’Acropoli (Martti Kolari). Al buon inizio segue un vero e proprio exploit. Toivonen vince cinque gare di fila: Rally della Germania Occidentale (Kolari), Rally della Germania Orientale (Kolari), Rally di Sanremo (Tiukkanen), Rally del Danubio (Tiukkanen) e Rallye International de Genève (Urpo Vihervaara).

A fine stagione arriva il tanto desiderato titolo. Dopo l’Acropoli, vinto nel 1969 con Kolari, Pauli decide di lasciare il palcoscenico internazionale dei rally e inizia a dedicarsi con maggiore assiduità alle gare di durata in pista.

La passione di Pauli per la velocità in circuito

Non si tratta di un vero e proprio debutto, perché il pilota finlandese frequenta (e non come spettatore) le gare di velocità in circuito già dal 1965 e partecipa a diverse edizioni della 24 Ore di Le Mans, con una Alpine Renault A110, e al Campionato Endurance, con una Porsche 907. Nel 1969, oltre che a Le Mans, è anche alla Daytona con la 908 e alla Targa Florio con la 911 R. Poi disputa la Solituderennen di Hockenheim, il GP del Mugello e la Hessenpreis di Hockenheim con la 908.

L’anno successivo corre la 1000 km Nürburgring con la 911 S. L’attività in pista non gli regala lo stesso piacere e le stesse soddisfazioni dei rally. È divertente, ma i rally sono tutta un’altra cosa. E infatti, dal 1970 al 1979, pur non disputando più in modo continuativo i rally internazionali e pur mandando avanti gli impegni in pista, Pauli Toivonen partecipa a diversi rally nazionali, come l’Hankiralli, il Kesoil, l’Arctic, il Rajd Warszawski Polskiego Fiata, ma colleziona ritiri e piazzamenti di poco conto.

Come per tutti, anche per gli irriducibili arriva il momento in cui si appende davvero il casco al chiodo. Non c’è un’età precisa. E neppure un’età media. È soggettivo. Ogni pilota, ogni campione, ogni sportivo, ogni uomo, ad un certo punto della sua vita cambia radicalmente. In totale, nella sua carriera, iniziata nel 1953 e conclusa nel 1979, Toivonen colleziona sedici vittorie assolute, sei secondi e cinque terzi posti.

Muore serenamente nella sua casa in Finlandia il giorno dopo l’edizione del Rally di Svezia 2005. È il 14 febbraio. Per noi italiani San Valentino. Il leggendario pilota finlandese è rimasto sempre un grande personaggio del mondo delle corse, capace oltretutto di allevare in casa due figli come piloti: Henri e Harri.

Le Austin Healey nei rally, la grande sfida della BMC

Fu grazie alla loro grande esperienza che le ‘Big Healey’, come erano sempre affettuosamente chiamate, diventarono veloci, agili, durevoli, in modo da essere in grado di vincere grandi eventi ovunque, soprattutto grazie ad una trazione affidabile.

Le Austin Healey nei rally rappresentavano la grande sfida della BMC, ma in nove anni molto movimentati, dal 1957 al 1965, la Austin Healey a sei cilindri si è evoluta rapidamente in un’auto da rally formidabile e sempre più competitiva. Sempre più resistente, veloce, versatile e adatto per i rally internazionali più difficili al mondo.

Sebbene le fondamenta degli sport motoristici fossero state gettate dalla Healey Motor Co. Ltd, il lavoro necessario per trasformare queste auto in “proiettili” da oltre 200 cavalli fu completato quasi interamente dal famoso BMC Competitions Department di Abingdon.

Fu grazie alla loro grande esperienza che le ‘Big Healey’, come erano sempre affettuosamente chiamate, diventarono veloci, agili, durevoli, in modo da essere in grado di vincere grandi eventi ovunque, soprattutto grazie ad una trazione affidabile. Non solo le Austin Healey hanno vinto alcuni degli eventi più famosi del mondo – tra cui Liegi-Sofia-Liegi, Spa-Sofia-Liegi e i rally alpini francesi e austriaci – ma si sono rivelate anche estremamente veloci in eventi come il Tulip e il Rac Rally.

Timo Makinen al RAC 1960 con l'Austin Healey
Timo Makinen al RAC 1960 con l’Austin Healey

Queste auto non solo hanno trasformato i loro piloti – Pat Moss, Donald Morley, Rauno Aaltonen, Timo Makinen e Paddy Hopkirk – in veri e propri eroi ancora oggi circondati da un alone di leggenda, ma sono state in grado in costruirsi una reputazione proprio come mezzi meccanici di grande affidabilità, quando i rally avevano un’anima ed erano gare progettate per mettere in difficoltà mezzo meccanico ed equipaggio.

Prendendo ad esempio Pat Moss, si nota che i suoi risultati migliori arrivarono quando guidava un Austin Healey 3000. Nei primi anni Sessanta, le Big Healey era auto da rally dominanti. Si potrebbe probabilmente dire che la Big Healey è stata l’ultima vera auto sportiva ad essere un’auto da rally di successo.

La Mini e la BMW 2002 hanno iniziato a farsi notare quando i rally sono diventati gare per berline ad alte prestazioni. Un caso poteva essere fatto per il Triumph TR7 o TR8, oppure la Fiat 124 che è l’ultima auto sportiva di successo rally. In ogni caso, neppure la 124 fu vincente come la Big Healey.

Il motore a 6 cilindri da 2912 cc della Big Healey con tre carburatori Weber
Il motore a 6 cilindri da 2912 cc della Big Healey con tre carburatori Weber

Le Austin Healey vinsero la Liegi-Roma-Liegi nel 1960 e 1964, l’Alpine Rally del 1961 e 1962, l’Australian Alpine nel 1964 e ben quattro Tulip Rally consecutivi dal 1962 al 1965. Nel RAC Rally, l’Austin-Healey si aggiudicò il secondo posto nel 1961, 1962, 1964 e 1965.

Insomma, le Big Healey erano sempre in vetta ai principali rally internazionali. Nei primi anni Sessanta il team BMC non solo aveva una grande macchina nella Big Healey, ma aveva anche i migliori piloti e navigatori. Il motore della Big Healey erogava un po’ meno di 200 cavalli. Per gli standard odierni non era particolarmente veloce, ma la Big Healey ha gareggiato nei primi anni Sessanta, non oggi.

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La copertina di 100 anni di Storie di Rally

Flying Finn: da appassionati a professionisti dei rally

Nella storia dei Flying Finn il 1965, divenne forse la stagione di maggiore successo di sempre. Tutto iniziò con la fantastica vittoria di Timo Makinen al Rally di MonteCarlo, superato poi da Rauno Aaltonen incoronato campione europeo dopo la vittoria del RAC Rally. A quel tempo anche un giovanissimo Simo Lampinen si era unito al numero crescente di piloti finlandesi…

Quello che era iniziato come un avventuroso passatempo per signori benestanti si stava gradualmente trasformando in uno sport professionistico. Erano gli anni Cinquanta del Novecento. Non passò molto tempo prima che i primi Flying Finn emergessero nei rally internazionali. Rauno Aaltonen e Pauli Toivonen furono entrambi impegnati in team importanti durante il 1961, quando Aaltonen vinse effettivamente una gara di Campionato Europeo Rally in Polonia.

Mercedes-Benz lo aveva iscritto come copilota di Eugen Bohringer, ma in realtà Rauno guidava praticamente tutte le prove speciali, mentre il tedesco leggeva le note e poi guidava in trasferimento. Aaltonen passò presto alla British Motor Corporation, dove fu affiancato da Timo Makinen, il cui approccio spettacolare ottenne immediatamente attenzione ovunque. Incantava a tutte le latitudini. I due vennero soprannominati “Mini finlandesi” quando iniziarono a raccogliere i primi successi in BMC con le Mini Cooper.

Aaltonen ottenne una prestigiosa vittoria al termine della Spa-Sofia-Liegi con una Austin Healey. Si trattava di una corsa su strada del tipo marathon, che dal Belgio arrivava fino in Bulgaria, per poi tornare indietro. Ovviamente, venivano usati i passi di montagna più insidiosi dell’Europa centrale. Il tutto per tre giorni e mezzo di gara. Questo evento del 1964 fu ritenuto troppo pericoloso e fu sospeso.

Il 1965, divenne forse la stagione di maggiore successo di sempre per i Flying Finn. Tutto iniziò con la fantastica vittoria di Timo Makinen al Rally di MonteCarlo, superato poi da Rauno Aaltonen incoronato campione europeo dopo la vittoria nel RAC Rally. A quel tempo anche un giovanissimo Simo Lampinen si era unito al numero crescente di piloti lavori finlandesi.

Nel 1968, il finlandese più bravo fu Pauli Toivonen con un titolo europeo, frutto di sei successi in altrettante gare con la Porsche. Quell’anno Hannu Mikkola ebbe la sua grande occasione per entrare nell’elite, dove rimase per i successivi due decenni. Durante i primi anni della sua carriera, Hannu si aggiudicò due rally particolarmente lunghi e difficili. Trionfò per la prima volta nel Rally di Coppa del Mondo Londra-Messico da 16.000 miglia nel 1970 e poi, come primo non africano, conquistò il Safari Rally, quando ancora attraversava tre Paesi. Era il 1972.

Markku Alen entra nei ranghi dei piloti ufficiali nel 1974 e continua a raccogliere successi in quella che è conosciuta come la FIA Cup for Drivers, giusto un anno prima che nasca il Mondiale Piloti. Il primo finlandese a rivendicare quell’onore è Ari Vatanen nel 1981. Due anni dopo, quello stesso “mantello” viene reclamato da Hannu Mikkola, che diventa il pioniere delle 4WD con quel “missile” della sua Audi Quattro.

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100 anni di Storie di Rally 2: appuntamento con la storia

Quel RAC 1979 e le previsioni di vittoria Fiat per il 1980

In sede di bilancio post RAC 1979, data per scontata la vittoria delle numerose Ford e l’eccezionale prestazione della Datsun di Salonen, terza, il quinto posto assoluto procura poca gioia e poca soddisfazione a Markku Alen, che commenta così: ‘Conta vincere, non arrivare soltanto secondi o terzi. Così, poca pubblicità, capito?’ E intanto, pilota finlandese guarda già al 1980.

Al RAC 1979, la prova inglese di Mondiale Rally appena conclusa, sono d’obbligo alcune considerazioni. È stato uno splendido rally: per partecipazione dei migliori specialisti, per il suo pubblico ma, soprattutto, per organizzazione. Non un minuto di ritardo, non una prova speciale annullata. E, per una corsa di 2.850 chilometri, selettiva tanto da segnare il ritiro di 101 dei 175 partiti, non è poco.

Farebbero bene gli organizzatori dei rally italiani a muoversi e ad andare a vedere, o rinfrescarsi la memoria, invece di farsi le pulci in casa, a vicenda. In sede di bilancio, scontata la vittoria delle Ford di Hannu Mikkola e Russel Brookes, presentatesi in forze, e l’eccezionale prestazione della Datsun di Salonen, terza. Il quinto posto ha procurato poca soddisfazione a Markku Alen: “Conta vincere – ha detto – non arrivare soltanto secondi o terzi. Così poca pubblicità, capito?”.

Il pilota della Lancia Stratos England, macchina competitiva e potenziale vincitrice, al RAC 1979 ha comunque ottenuto un risultato che, a nostro parere, è stato di tutto rispetto, evidenziato dalla rimonta che il finlandese è riuscito a portare a termine per risalire dal trentesimo posto (dovuto all’uscita di strada la notte della prima tappa).

Bravo anche Walter Rohrl, ottavo con la sua Fiat 131 Abarth Rally England. Il tedesco ha preceduto Waldegaard e la sua Escort, ricomparsa in classifica generale ben dopo l’arrivo, in seguito al computo delle penalità, buttando fuori dai primi dieci la Toyota di Rauno Aaltonen, e modificando la classifica finale che ha aumentato il bottino della Ford, pronta a pensionare la Escort dopo aver vinto il titolo iridato.

Un rally spettacolare il RAC 1979, dicevamo, per come guidano i nordici: vere palle da schioppo, abituati all’improvvisazione (le prove speciali del RAC erano segrete) e dotati di una determinazione incredibile. Una corsa che la Stratos avrebbe anche potuto vincere, se Alen avesse disputato quest’anno l’intero Campionato Inglese per trovarsi in possesso di una maggior conoscenza del percorso.

Un rally nel rally è stato quello delle Autobianchi A112 Abarth partite in carovana da Torino, in nove, a vivere la grande avventura insieme ad Asa, Kléber Italia (che ha fornito pneumatici da trasferimento e da gara), Carello (per l’equipaggiamento dei gruppi ottici e delle spazzole tergicristallo speciali per climi rigidi), Sabelt Britax, Castrol, Fiamm e Lancia stessa. Ma anche Magneti Marelli e Linea Sport.

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100 anni di Storie di Rally 2: appuntamento con la storia

Rauno Aaltonen, il Professor Rally del Campionato Europeo

Ha avuto il suo periodo di maggior successo negli anni Sessanta, diventando due volte campione finlandese rally (1961, 1965) e campione europeo rally (nel 1965). La sua vittoria più celebre è quella del Rally MonteCarlo del 1967.

Rauno Aaltonen, noto anche come il Professor Rally, è una leggenda del rallysmo finlandese ed è uno dei Flying Finns originali che ha iniziato la sua carriera alla fine degli anni Cinquanta del Novecento, ma è ancora attivo negli eventi storici del rally.

Aaltonen ha avuto il suo periodo di maggior successo negli anni Sessanta, diventando due volte campione finlandese rally (1961, 1965) e campione europeo rally (nel 1965). La sua vittoria più celebre è quella del Rally Monte Carlo del 1967 con la leggendaria Mini Cooper S.

Al di fuori dei rally, Rauno Aaltonen ha avuto successo anche in altre specialità del motorsport: gare su circuito con auto e moto, speedway e motocross. La sua più bella vittoria extra rally è stata al 1966 Gallaher 500 corsa (ora Bathurst 1000) con Mini Cooper S.

Rauno August Aaltonen inizia a correre nei rally nel 1956 con vetture Mercedes e Saab e, contemporaneamente, gareggia anche in moto, specialità in cui debutta nel 1954, divenendo nel 1958 campione finlandese. Prima ancora, nel 1951, partecipa a gare nautiche.

Questo eclettico pilota, è il classico uomo nato per correre. Nasce a Turku, in Finlandia, il 7 gennaio 1938 e, in carriera, corre per le più importanti case automobilistiche del mondo: oltre a Mercedes e Saab, guida Bmc, Ford, Lancia, Datsun, Fiat, Bmw e Opel.

Aaltonen, Makinen e Hopkirk (secondo a destra) al Rally 1000 Laghi 1965
Aaltonen, Makinen e Hopkirk (secondo a destra) al Rally 1000 Laghi 1965

È uno dei più grandi piloti degli anni Sessanta e Settanta. Sicuramente uno di quelli che meglio sfrutta la Mini Cooper S, auto con cui vince diversi rally tra cui il “Monte”. Da qui il soprannome “Rally Professor”. Rauno Aaltonen disputa il suo primo rally nel 1956 con una Saab. Dovevano essere solo un hobby, i rally.

Ma alla fine si lascia risucchiare dal loro irresistibile fascino e presto riceve la chiamata di Karl Kling che gli chiede se vuole essere il pilota ufficiale di Mercedes-Benz. Rauno Aaltonen firma il contratto a Stoccarda nel 1961. Ma procediamo con ordine, ripercorrendo la sua carriera.

Nel 1958 è campione nazionale finlandese di motociclismo al volante di una Jap 350 cc. Lo stesso anno è secondo assoluto alla 24 Ore di Spa Francorchamps con Hubert Hahne su Bmw. Partecipa al 1000 Laghi con la Saab 93 e con Pentii Siutla alle note, ma si ritira.

Stessa vettura e stesso copilota, nel 1959 è settimo all’Hankiralli, decimo al 500 Ralli, diciassettesimo al 1000 Laghi. Il cambio auto, Mercedes 220 SE, gli vale il quinto posto a Helsinki. L’anno successivo si classifica quinto all’Hankiralli con la Saab), poi riabbraccia la Mercedes e si piazza settimo al 1000 Laghi e secondo al Lohjan.

Il periodo dei titoli importanti del Flying Finns

Nel 1961, Rauno Aaltonen è campione finlandese rally. Con la Saab 96 si aggiudica Hankiralli, è ottavo al Vinterrally e vince il 500 Ralli, mentre con la Mercedes è primo al 1000 Laghi. Con la Mercedes 220 SE si impone al Rally di Polonia, è secondo in Germania e quarto nella Liegi-Roma-Liegi. Il 1962 corre con la Mini, la MG e la Autin-Haeley 3000. Come navigatori alterna Väinö Nurmimaa, Geoffrey Mabbs, Gunnar Palm, Tony Ambrose. È secondo al Riihimäki e allo Salpausselkä. Infine, quinto al Rac.

L’anno dopo è secondo alla Coupe des Alpes, terzo nel Rally di Monte-Carlo e nel 1000 Laghi sulla Mini Cooper S ed è decimo in Svezia con la Chrysler Valiant Estate. Aaltonen rimedia anche diversi piazzamenti in gare locali: con la Saab 96 è secondo al Riihimäki, è terzo al Vinterrally, al Salpausselkä e al Kuopio. Infine, partecipa anche alla Liège–Sofia–Liège e al Rac con l’Austin Healey 3000: nella prima gara si ritira per incidente e nel rally britannico viene abbandonato dalla trasmissione della vettura. Ritiri che si sommano a vari altri.

Quella del 1964 per Rauno Aaltonen è una stagione che regala un successo importante come quello della Liegi-Sofia-Liegi con l’Austin Healey 3000 e un terzo posto al 1000 Laghi con la Saab 96 e Väinö Nurmimaa alle note, ma anche un settimo al Monte-Carlo con Tony Ambrose sulla Mini Cooper S, un sesto in Svezia con Rolf Skogh sulla Saab 96 Sport, un quarto alla Coupe des Alpes con Tony Ambrose sulla Mini Cooper S e cinque ritiri: Riihimäki, Hankiralli, Acropoli, Rally di Francia e Rac.

Il 1965 è l’anno in cui Rauno Aaltonen corona un grande sogno: diventa campione europeo rally. Con la Mini Cooper S e con Tony Ambrose come co-pilota vince in Svizzera, Cecoslovacchia e Polonia. Si aggiudica la Monaco-Vienna-Budapest e il Rac, ma è anche secondo al 1000 Laghi.

Nel tempo libero partecipa e vince il Teekkariralli e il Pohjola ed è secondo all’Helsinki Ralli. Quell’anno diventa anche campione finlandese. Un altro finlandese dal “piede d’oro” che si consacra nel rallismo internazionale. Dopo l’esclusione dal Monte-Carlo (dove è secondo) per il “giallo fari”, nel 1966 si aggiudica il Tulip Rally e vince di nuovo in Cecoslovacchia.

È terzo al 1000 Laghi e quarto al Rac. Colleziona anche diversi ritiri per vari problemi, meccanici e umani: Southern Cross, Riihimäki, Svezia, Hankirally, Salpausselkä, Acropoli e Polonia. Il 1966 è pure l’anno in cui Aaltonen è primo assoluto con Bob Holden alla Gallaher 500, a Mount Panorama nel New South Wales, in Australia. Sempre con la Mini Cooper S.

Uno scatto di rauno Aaltonen all'Essen Motorshow 1970
Uno scatto di Rauno Aaltonen all’Essen Motorshow 1970

Dalla Lancia Fulvia alla Datsun: il valzer di Aaltonen

Nella stagione successiva deve accontentarsi di un trionfo al MonteCarlo e di due terzi posti, uno in Svezia e uno al Tulip Rally su Mini Cooper S. Si ritira al Safari, all’Acropoli ha un incidente, al Rally del Danubio e alla Coupe des Alpes è costretto ad alzare bandiera bianca.

La serie positiva del “finlandese volante” prosegue anche nella stagione agonistica 1968, questa volta su Lancia Fulvia HF, con cui arriva un secondo posto al Tour de Corse, un terzo piazzamento a Monte-Carlo e un quinto all’Acropoli. Infine, è quinto alla London-Sydney Marathon con la Bmc 1800 MK2.

Sempre con la Fulvia, nel 1969 è secondo a Sanremo, nono al Safari (al tempo sogno e incubo di qualunque rallista), settimo al Tour de Corse (Bmw 2002 Ti) e ottavo al Rac (Datsun SSS Coupé), oltre che nono alla Targa Florio e ventisettesimo alla 1000 km del Nürburgring, disputata in coppia con Sandro Munari. Nel 1970 è terzo alla London-Mexico, con Henri Liddon sulla Ford Escort Twin Cam, e settimo al Rac, con Paul Easter sulla Datsun 240Z.

In quella stagione colleziona anche tre importanti ritiri: al Safari con Peter Huth sulla Ford Capri RS 2600, al Rally di Francia con François Mazet sula Capri RS 2400 e al Tour de Corse con Mike Wood sulla Bmw 2002 Ti. L’anno successivo sale in posizione d’onore sul podio del Safari ed è quinto a Monte-Carlo, sempre con la Datsun. Anche nel 1972 non vince nulla: terzo al “Monte” con Jean Todt, secondo in Australia, sesto al Safari. Vittorie non ne arrivano. Ma ottimi risultati sì. Quelli non mancano.

Nel 1973, Rauno Aaltonen è secondo all’Acropoli, con la Fiat 124 Abarth Rally e con Robin Turvey alle note, oltre che diciottesimo al Monte-Carlo, dove la sua Datsun 240Z crea qualche problema di competitività. L’anno dopo disputa sole tre gare. È sesto assoluto al Safari, alla guida della Datsun 1800 SSS e con alle note il tedesco Wolfgang Stiller, oltre che dodicesimo al Rac con la Fiat 124 Abarth Rally e Paul Easter come navigatore. Nel 1975 è quarto in Portogallo. Lo naviga Claes Billstam sull’Opel Ascona SR.

Rauno Aaltonen con la Mini al Rally MonteCarlo
Rauno Aaltonen con la Mini al Rally MonteCarlo

Nel 1976, tre gare e tre ritiri: Safari, Southern Cross e Rac. Nella gara africana centra ancora un secondo posto nel 1977, un terzo posto nel 1978 e un quinto nel 1979, su Datsun Violet 160J, sempre navigato da navigato da Lofty Drews sulla Datsun 160J. Nel 1977 sale sul gradino più alto del podio del Southern Cross. È con Jeff Beaumont sulla Datsun Violet 710. La sua storia col Safari non finisce qui. Aaltonen è di nuovo secondo in Kenya nel 1980 e nel 1981, con la Datsun 160J e con la Violet GT. Sembra davvero una maledizione.

Rauno Aaltonen sostiene la frenata col piede sinistro

Nel 1984 e nel 1985 è rispettivamente secondo e quarto al Safari, questa volta con la Opel Manta 400. Secondo in sei occasioni nel Safari, uno dei percorsi più difficili dei rally del mondo. Una gara che vale un Mondiale. Nel 1985, è in testa alla gara, ma il motore lo tradisce proprio sulle ultime prove speciali. È la conferma. Per lui, è una competizione stregata. Non tutti i sogni si possono realizzare. Ma restano negli annali i successi già ricordati al 1000 Laghi del 1961, al Rac del 1965, al Monte-Carlo del 1967, al Southern Cross del 1977 e una Coupe des Alpes all’Alpine Rally del 1963 e del 1964 e tutti gli altri splendidi risultati.

Nel 1987 corre con l’Opel Kadett GT/E. È nono. La sua carriera è ormai finita. Prima e ultima gara di quella stagione è il Safari. Un sogno perverso. Da mal d’Africa. Aaltonen, uomo di sport, appassionato di tutto ciò che ha un motore. Il domatore di cavalli a vapore resta ancora oggi uno dei pochissimi che inizia a correre sui motoscafi, passa alle moto (prima cronoscalate, poi speedway e infine motocross) e approda ai rally. È il primo campione europeo rally finlandese, ma ancor prima è il primo finlandese vincitore di un GP motociclistico.

Nei rally, Aaltonen è un sostenitore della frenata col piede sinistro. Nel 2010, è tra i primi quattro membri della “Rally Hall of Fame” (le selezioni sono fatte da un comitato internazionale guidato da Akk-Motorsport, rappresentante della Finlandia in Fia), insieme a Erik Carlsson, Paddy Hopkirk e Timo Makinen. Il riconoscimento viene istituito il 29 aprile 2010. Walter Rohrl e Hannu Mikkola vengono eletti nel 2011, e Michèle Mouton e Carlos Sainz nel 2012 e così via. Nuove nomine vengono introdotte ogni anno durante il Rally di Finlandia. È titolare della Aaltonen Motorsport, scuola di guida su ghiaccio.

Paddy Hopkirk e i Tre Moschettieri del Rally di MonteCarlo

Da quella storica vittoria sono passati tanti anni, eppure nessuno ha mai dimenticato quel primo posto conquistato da quell’auto piccola e potente, che sfidò i grandi nomi dell’automobilistica, vincendo una delle competizioni più famose di sempre.

Nel 1964 Paddy Hopkirk, insieme con il navigatore Henry Liddon, riuscì a vincere il Rally Montecarlo, conquistando il primo posto, guidando una Mini Cooper S. Una vittoria, la loro, che è entrata nella storia. Una storia, un nome, un mito: scindere il nome di Paddy Hopkirk da quello della Mini è ormai impossibile da quando, nel lontano 1964, trionfò a sorpresa al Rally di Montecarlo.

Da quella storica vittoria sono passati oltre 50 anni eppure nessuno ha mai dimenticato quel primo posto conquistato da quell’auto piccola e potente, che sfidò i grandi nomi dell’automobilistica, vincendo una delle competizioni più famose di sempre.

Patrick Barron Hopkirk nasce a Belfast, nell’Irlanda del nord, il 14 aprile 1933. Studia presso il Clongowes Wood College nella contea di Kildare dal 1945 al 1949, prima di entrare nel Trinity College di Dublino, dove resta fino al 1953. La sua carriera vincente nelle corse inizia due anni più tardi, nel 1955, e si conclude nel 1970, con due apparizioni estemporanee nel 1977 e nel 1994.

La sua prima vittoria assoluta risale al 1953, quando vince la cronoscalata di Cairncastle con una Volkswagen Beetle. Considerate le performance viste alla gara di velocità in salita, gli viene offerto un altro Beetle da Isaac Agnew di Belfast per il Circuit Of Ireland.

È la prima di molte apparizioni in questa gara. La prima vittoria nei rally arriva già nel 1956, quando è primo al Cork 20 Rally, navigato da John Garvey, su una Volkswagen Beetle. L’anno successivo vince di nuovo il Cork 20 Rally, con Jack Scott su Volkswagen Beetle, e il Circuit of Ireland, su Triumph TR3 A. Nel 1959 fa suo il Circuit of Munster, al volante di una Austin Healey Sprite.

La premiazione di Paddy Hopkirk al Rally Montecarlo 1964
La premiazione di Paddy Hopkirk al Rally Montecarlo 1964

Purtroppo, il 1960 è una stagione avida di successi, mentre in quella successiva lo vede di nuovo primo al Circuit of Ireland e terzo alla Coupe d’Alpes, con Scott e con la Sunbeam Rapier. Nel 1962 si aggiudica il Circuit of Ireland con la Mini Cooper, è secondo al Rac con la Austin Healey 3000, mentre con la Sunbeam Rapier è terzo a MonteCarlo, che vincerà a sorpresa nel 1964, al volante di quella “piccola bomba” che è la Mini Cooper S numero 37 targata 33 EJB e con alle note Henry Liddon.

Il 1963 regala solo un secondo posto al Tulip Rally, con alle note Liddon sulla Mini Cooper T, e altri piazzamenti fuori podio, ma sempre nei primi dieci assoluti. Poi, nel 1964, quel primo posto al Monte che resterà scritto per sempre nella storia dei rally. Ancora oggi nessuno dimentica quella vittoria assoluta conquistata da un’auto tanto piccola e altrettanto potente, in grado di sfidare i più grandi nomi dello sport automobilistico dell’epoca e di vincere una delle competizioni più famose e faticose di sempre.

La Mini Cooper S vince il Rally MonteCarlo

È il 21 gennaio 1964 quando la Mini Cooper S conquista il gradino più alto del podio nel rally dei rally. Fra stradine di montagna, sentieri ghiacciati, neve e sterrato, quella piccola auto compie un’impresa memorabile. Alla guida c’è, appunto, “Paddy” Hopkirk, pilota nordirlandese affiancato dal navigatore Liddon.

Le caratteristiche tecniche della Mini e l’abilità dell’equipaggio, consentono di portare a termine una vera e propria impresa. Mai più riuscita a nessun altro con quella vettura. Fra strette strade di montagna, sentieri ghiacciati, neve e sterrato: quella piccola auto compì un’impresa. Alla sua guida Patrick “Paddy” Hopkirk, pilota nordirlandese affiancato dal navigatore Henry Liddon.

Le caratteristiche tecniche della Mini e l’abilità dell’equipaggio a bordo, consentirono di portare a termine una vera e propria impresa, mai dimenticata dagli appassionati di auto e non solo. All’epoca la formula handicap, che aveva come scopo quello di eliminare le differenze di peso e di potenza, consentì alla Mini di raggiungere la parte alta della classifica generale. Hopkirk difese il suo vantaggio nello sprint attraverso le strade di MonteCarlo che concludevano il rally.

Durante la cerimonia di premiazione, condivise gli applausi della folla con i suoi compagni di squadra. Il quarto posto di Timo Makinen ed il settimo posto assoluto di Rauno Aaltonen sigillarono il successo della Mini Cooper S e dettero inizio all’era dei Tre Moschettieri nel Rally di MonteCarlo.

Paddy Hopkirk diversi anni dopo lo straordinario successo, confesserà che anche per lui si è trattato della più bella vittoria in carriera, aggiungendo che “sebbene la Mini fosse soltanto una piccola berlina familiare, tecnicamente aveva tanti vantaggi. La trazione anteriore e il motore montato trasversalmente davano un grande beneficio. E il fatto che fosse piccola, con strade rese più strette a causa della neve accumulata ai bordi, rappresentava, per me, un elemento positivo. Fummo fortunati: l’auto era quella giusta al momento giusto”.

“Era una delle leggendarie Notti dei lunghi coltelli, la penultima tappa del rally, che mise la Mini Cooper S numero 37, che portava l’ormai famosa targa 33 EJB, sulla strada della vittoria quell’inverno del 1964 – ricordano alla Mini Classic, sezione che si occupa di tenere vivo il ricordo dei primi iconici modelli – Hopkirk tagliò il traguardo con appena 17 secondi di svantaggio rispetto al suo principale avversario, Bo Ljungfeldt, al volante della molto più potente Ford Falcon V8”.

Aaltonen, Makinen e Hopkirk (secondo a destra) al Rally 1000 Laghi 1965
Aaltonen, Makinen e Hopkirk (secondo a destra) al Rally 1000 Laghi 1965

Nel 1964, oltre che a MonteCarlo con la Mini, sempre con Liddon, ma al volante della Austin Healey 3000, è primo anche al Österreichische Alpenfahrt. Quell’anno, la carriera di Hopkirk è ricca di avvenimenti, come in Australia per il Bmc Works Team nella annuale Bathurst 500, gara riservata a macchine di produzione al Mount Panorama Circuit. Dal 1965 al 1967 guida la Morris Cooper S e ottiene ottimi risultati anche nella Armstrong 500, in coppia con un altro grande pilota di rally, il finlandese Timo Makinen.

Hopkirk dalla Hall of Fame alla Mbe Honor

Nel 1965 si aggiudica il Circuit of Ireland con Terry Harryman e la Mini Cooper S. Quella del 1966 è la stagione che porta in dote a Hopkirk un’altra vittoria al Österreichische Alpenfahrt, ma questa volta con alle note Ron Crellin sulla Mini Cooper S. Ancora tre vittorie su cinque gare nel 1967: Coupe des Alpes con Crellin, Acropoli e Irlanda con Harryman. Tutte su Mini Cooper S. E un secondo posto al termine di un difficile Sanremo, oltre ad un sesto al Monte-Carlo. Il 1967 è anche l’anno in cui sposa Jennifer, con cui avrà tre figli.

Come conclusione di quel 1967, Hopkirk viene eletto membro a vita del British Racing Drivers Club, oltre che presidente del Registro auto storiche da rally. Da quell’anno non arriverà più un successo. Ma va detto che nel 1968 alla Londra-Sydney, rinuncia alla vittoria (conclude secondo) per soccorrere sul penultimo tratto Bianchi-Ogier, che sono in testa alla gara. La loro Citroën DS si scontra con un’altra vettura e va a fuoco. Hopkirk e Tony Nash tirano fuori dall’abitacolo gli occupanti di entrambe le vetture, salvando loro la vita.

Dopo aver soccorso Bianchi-Ogier, Hopkirk e Nash tornano indietro per avvertire la polizia e le altre vetture in arrivo. Nello stesso anno è secondo assoluto alla seconda edizione del Rally del Portogallo e quinto a quello di Monte-Carlo. L’anno successivo termina secondo al Circuit of Ireland, poi nel 1970 è quarto alla London-Mexico World Cup Rally, con la Triumph 2.5 Pi, e secondo allo Scottish Rally, con la Mini Clubman 1293S. Non disputa altre gare. Nessun rimpianto. Ha dato tutto ciò che si poteva dare.

Prima che inizi il declino, decide di appendere il casco al chiodo e ritirarsi dalle competizioni. Nel 1977, con il co-pilota Taylor Mike, fa un’apparizione alla Londra-Sydney, questa volta con la Citroën CX 2400. Si piazza al terzo posto dietro un’altra CX guidata da Claude Laurent e Jean-Claude Ogier, salvati da Hopkirk e Nash nel 1968. Nel 1994, trent’anni dopo, è al via del Monte-Carlo. Guida una moderna Mini Cooper Gruppo N con un numero di targa che ricorda quello vittorioso del 1964 (L33 EJB) ed ha alle note Crellin: concludono sessantesimi.

Anche se non è una competizione di rilevanza internazionale, va ricordato come nel 1982, Hopkirk centra il successo nel Rac Golden 50, una gara nella gara che festeggia il cinquantesimo anniversario del Rac, con il codriver Brian Culcheth. L’equipaggio corre con la Mini Cooper con cui Timo Mäkinen vince il Rally di Monte-Carlo 1965. Nel 1990, invece, si aggiudica la Pirelli Classic Marathon con il co-pilota Alec Poole. Ma non finisce qui. Non per uno dello spessore di Hopkirk.

Nel 2010, è tra i primi quattro conduttori nella Hall of Fame del mondo dei rally, insieme a Timo Mäkinen, Rauno Aaltonen ed Erik Carlsson. Il giusto riconoscimento per una carriera straordinaria, iniziata sul podio tanti anni prima. “Paddy” non è solo un pilota dalle spiccate capacità, è anche un uomo in carne e ossa, che quando si sveste di tuta, guanti e casco manda avanti la propria vita, con la moglie Jennifer, che sposa nel nel 1967, e con i loro tre figli. Nel 2016, viene insignito di un altro importante riconoscimento: l’ingresso nella lista d’onore della Mbe Honor.

Timo Makinen, storia di un leggendario Flying Finn

Timo Makinen è uno dei più leggendari ‘Finlandesi Volanti’, o ‘Flying Finn’ che dir si voglia, e dà maggiore dimostrazione del suo talento tra gli anni Sessanta e Settanta.

Timo Makinen nasce ad Helsinki, la capitale della Finlandia, il 18 marzo del 1938. Considerato uno degli originali “flying finns” del rallismo internazionale, dopo essersi affermato per tre volte consecutive nel Rally 1000 Laghi – 1965, 1966 e 1967 – è noto per aver vinto molte volte anche il Rac in Inghilterra, al volante di una Ford Escort RS MkI, preceduto solamente da Erik Carlsson con la sua Saab 96.

Inizia a correre e a vincere nei rally internazionali, quando non esiste ancora il Campionato del Mondo della specialità. Quindi, rispettando l’ufficialità istituzionale, le sue vittorie iridate sono “solamente” quattro: Finlandia e Gran Bretagna 1973, su Ford Escort RS 1600 con Henry Liddon, Rac 1974 e 1975, vinto con la Ford Escort RS 1800. L’impresa della tripletta al Rac è preceduta solo da Erik Carlsson, con la Saab 96. Durante la sua carriera, Mäkinen partecipa a trentanove eventi del Mondiale Rally.

Il primo Rally MonteCarlo iridato lo disputa nel 1973 e l’ultimo nel 1994. Parlando sempre di carriera iridata, quindi da dopo l’istituzione della massima serie internazionale della specialità, due volte sale in piazza d’onore nel WRC e una sola volta in terza pozione, per un totale di sette podi iridati. Vince un totale di settantatré prove speciali in gare valide per il Campionato del Mondo Rally. Come tanti piloti finlandesi, anche Timo debutta al 1000 Laghi. È il 1959. Ha il fratello Harri alle note.

Mäkinen è al via con la sua Triumph TR3. Guiderà poi anche le Austin-Healey e le Mini. Tra l’altro, con la Healey finisce quinto al Rac del 1963. Timo era un pilota di un periodo storico molto diverso da quello attuale, in cui ci si formalizza per ogni cosa, perché spesso si viene giudicati sulla base della forma.

È il tipico pilota finlandese protagonista durante le fasi della gara, poi capace di andare a smaltire le fatiche post-gara al bar. E comunque, in quel 1000 Laghi del debutto, lui e il fratello centrano anche un terzo posto, alle spalle delle Saab di Erik Carlsson e Rauno Aaltonen.

Timo Makinen, uno dei più leggendari flying finn
Timo Makinen, uno dei più leggendari flying finn

La sua prima esperienza fuori dalla Finlandia è stato il Rally Rac del 1962, quando Stuart Turner gli ha affidato una Mini Cooper. Makinen ripaga subito la fiducia che Turner mostra nei suoi confronti e va a vincere la classe della gara. Quel risultato gli vale un programma nel 1963 che lo vede al volante della Mini e della Austin Healey 3000 S.

La prima grande vittoria arriva al Tulip Rally del 1964. Con Paul Easter alle note, Mäkinen sbaraglia la concorrenza: secondo arriva Eugen Bohringer, con la la Porsche 904, staccato di venti e più minuti.

Timo Makinen lascia la Austin Healey e va con Mini

Lasciata la Austin Healey, guida per la maggior parte dell’anno la Mini, ma alla fine conquista il secondo posto al Rac, di nuovo su una Healey. Nel 1965, tornato alla guida della Mini Cooper S, si aggiudica il Monte-Carlo, il 1000 Laghi, la Coupe des Alpes e arriva di nuovo secondo al Rac, sempre guidando una Healey.

Diventerà il dominatore di quell’evento con la Ford Escort RS. Nel 1966, concede il bis a Monte-Carlo, ma poi viene escluso dalla classifica perché i fari della sua Mini non sono a norma. A vincere quell’anno è Pauli Toivonen.

Lo smacco di questa disfatta, perdere una gara per una cavillo normativo, è alleggerito dalla sua seconda vittoria consecutiva al 1000 Laghi del 1966. E l’anno diventa il primo capace di vincere la gara di casa per tre volte consecutive. E soprattutto, bisogna vedere l’ultima volta come vince.

Infatti, in quell’occasione Makinen guida per dodici dei venticinque chilometri della difficile speciale di Ouninpohja con il cofano della sua Mini sollevato, dopo che hanno ceduto i ganci che lo fissano. Mäkinen prova a mettere la testa fuori dal finestrino della vettura, ma le dimensioni del casco non glielo consentono.

Prova e riprova, riesce solamente a far uscire metà testa. A questo punto decide di risolvere il problema guidando di traverso la macchina in modo da affrontare la maggior parte del percorso in derapage e poter così vedere la strada. In questo modo riuscirà a conquistare il terzo posto di tappa e a vincere il rally.

Nel 1969, Mäkinen partecipa alla prima edizione del Britain Powerboat Race, che vince. Una volta istituito il World Rally Championship, Mäkinen riesce ad affermarsi per la quarta volta in Finlandia, al volante della Ford Escort RS 1600. Insieme ad Altonen, Mäkinen è uno dei pionieri della frenata con il piede sinistro.

Timo Makinen al Rac Rally 1973
Timo Makinen al Rac Rally 1973

Con appena un centinaio di cavalli sotto al piede destro, raramente sente il bisogno di alzarlo una volta capito come far girare il posteriore della vettura. Dopo che lascia il suo posto a Björn Waldegård, nel 1977, rimane coinvolto nelle corse e in particolare si dedica alle maratone africane, disputate al volante di una Peugeot V6 504, con Jean Todt al suo fianco.

Timo ha anche una parentesi con le gare di motoscafo, nel 1969. Vince, dopo che convince il Costruttore a montare un terzo motore V8. Due non gli bastano. Nel 1994 fa un breve ritorno sulle scene iridate per celebrare il trentesimo anniversario della sua vittoria al Rally di Monte-Carlo del 1964 assieme a Paddy Hopkirk, che prende anche lui parte all’evento. Si ritira nella seconda prova speciale per problemi di pescaggio del carburante.

Timo Makinen nella Hall of Fame WRC

Nel corso della sua vita si aggiudica tre titoli nazionali rally, sei campionati di velocità si ghiaccio e tre campionati turismo. Timo Mäkinen, nei rally iridati, corre con diverse vetture, tra cui la Peugeot 504, Peugeot 504 V6 Coupé, Peugeot 104 ZS, Fiat 131 Abarth, Toyota Celica 2000 GT, Bmw 320i e Triumph TR7 V8. Ma la sua storia non è fatta solo di WRC, essendo iniziata nel 1959.

Infatti, prima dell’istituzione del Campionato del Mondo Rally (e anche dopo) rimedia diversi successi internazionali. Vince il Tulip Rally 1964, il Monte-Carlo 1965, il 1000 Laghi 1965, il Rally dei Laghi 1966, il Rally delle 3 Città 1966 e il Rally dei Laghi 1967, tutti su Mini Cooper S. Poi si aggiudica il Rally di Hong Kong 1972, l’Arctic Rally 1973, il Rally Rally 1973 e il Côte d’Ivoire con la Ford Escort RS 1600. La gara africana la vince di nuovo nel 1976, ma al volante della Peugeot 504 V6.

Mäkinen, con la Mini Cooper, corre anche in Australia, partecipando alla Bathurst 500. In questa competizione, termina sesto assoluto e terzo di classe nel 1965, quando si alterna al volante con il collega rallista irlandese Paddy Hopkirk, mentre conclude settimo assoluto e terzo di classe nel 1967, anno in cui corre con l’australiano John French. Nel 2010 viene inserito tra i primi quattro membri della Rally Hall of Fame, insieme a Carlsson, Hopkirk e Rauno Aaltonen. Ci lascia il 4 maggio 2017, all’età di settantanove anni. Muore di cause naturali nella città natia.

Destra 3 Lunga Chiude: storie di Carlo Cavicchi

Cinquanta storie incredibili, cinquanta racconti per fissare momenti che la memoria non potrà cancellare. Tutte raccolte in Destra 3 Lunga Chiude.

Destra 3 Lunga Chiude – Quando i rally avevano un’anima. O meglio, quando i rally erano Rally, accadevano cose spesso sopra le righe e ripassarle fa bene, perché sembrano delle favole romanzate quando invece erano soltanto la regola. Basta leggerne una per sera e la notte si sognerà.

A far sognare sono certo le storie, i racconti ma anche i protagonisti: da Andruet a Bettega, da Cerrato a Mikkola, da Pinto a Fassina passando attraverso Trombotto, Verini, Pregliasco, Barbasio e Ballestrieri. Tutta gente che, per davvero, ha scritto la storia del rally. Il tutto raccontato da un grande scrittore del settore quale Carlo Cavicchi.

I rally di ieri, quelli che attraversano trent’anni dal 1960 al 1990, non erano semplici corse, bensì un concentrato di avventure. Erano esageratamente lunghi, martoriati da strade dal fondo impossibile con piloti preparati sempre al peggio. Notte e giorno, sole battente e pioggia vigliacca, poi neve e nebbia, polvere e verglas. Chi guidava doveva farlo a bordo di automobili che si rompevano sistemate su gomme incapaci di reggere le asperità.

Un contesto perfetto per generare storie incredibili. Ecco allora una raccolta di storie, molti dei quali si fa fatica a trovarne traccia, che possono aiutare chi c’era all’epoca a ricordare e chi allora non c’era e vuole sapere. Pagina dopo pagina va in rassegna un’era irripetibile dove in scena non ci sono esclusivamente i vincenti, bensì i contorni delle imprese, le sconfitte con la stessa dignità dei successi, i dolorosi ordini di scuderia così come i gesti generosi di chi sapeva rinunciare a una vittoria per aiutare un collega in difficoltà.

Nella prefazione di “Destra 3 lunga chiude – Quando i rally avevano un’anima” Carlo Cavicchi scrive: “Più che delle storie sono delle favole vere e come in tutte le favole c’è il buono e lo sconfitto, il generoso e il furbo, in tutte le stagioni a tutte le temperature, sotto la pioggia, in mezzo alla neve e nel deserto. In scena non ci sono soltanto i piloti vincenti, ma anche quelli sconfitti o traditi dal mezzo meccanico e qualche volta dal compagno di squadra”.

L’esperto di comunicazione automtive Luca Pazielli, in una sua recensione su Autologia aggiunge: “Rauno Aaltonen e Pentti Airikkala non sono certo noti come i nostri Munari o Ballestrieri, le vittorie della Datsun e della Saab non hanno scaldato i tifosi quanto le sfide tra Fiat e Lancia, ma in ogni capitolo, per il lettore, ci sarà la sorpresa di qualcosa che Cavicchi ha vissuto da testimone. Non gli è certamente sfuggito anche il duro lavoro svolto dai meccanici durante le assistenze, a loro è dedicato un intero capitolo, che fa capire quanto sia stato prezioso il loro contributo nelle vittorie”.

I personaggi che l’autore ha scelto quali protagonisti del volume sono: Rauno Aaltonen, Erik Carlsson, Pentti Airikkala, Markku Alén, Jean-Claude Andruet, Fulvio Bacchelli, Amilcare Ballestrieri, Sergio Barbasio, Attilio Bettega, Miki Biasion, Marc Birley, Tony Carello, Dario Cerrato, Jim Clark, Bernard Darniche, Per Eklund, Tony Fall, Guy Fréquelin, Kyösti Hämäläinen.

E ancora, Paddy Hopkirk, Harry Källström, Simo Lampinen, Bosse Ljungfeldt, Timo Makinen, Shekhar Mehta, Hannu Mikkola, Michèle Mouton, Sandro Munari, Federico Ormezzano, Alcide Paganelli, Raffaele Pinto, Fabrizia Pons, Mauro Pregliasco, Carlos Reutemann, Walter Röhrl, Carlos Sainz, Joginder Singh, Jean-Luc Thérier, Pauli Toivonen, “Tony” (Tony Fassina).

Libri su Storie di Rally

la scheda

DESTRA 3 LUNGA CHIUDE

Autore: Carlo Cavicchi

Volumi: collana editoriale Grandi corse su strada e rallies

Copertina: rigida

Pagine: 238

Immagini: 21 in bianco e nero e 76 a colori

Editore: Giorgio Nada Editore

Prezzo: 21 euro

Peso: 540 grammi

ISBN: 978-8-8791166-6-4

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Austin Healey 100-6 & 3000 nella collana Rally Giants

Dal 1957 al 1965 la Austin Healey con motore a 6 cilindri si evolse fino a diventare una formidabile auto da rally. La storia sportiva di queste vetture.

Graham Robson racconta i segreti delle Austin Healey 100-6 & 3000 in un bel libro solo in inglese. Un volume che va ad arricchire la collana editoriale Rally Giants, della Veloce Pubblishing. Nove anni di gare, dal 1957 al 1965, davvero movimentati e in cui la Austin Healey a sei cilindri si è evoluta rapidamente in un’auto da rally formidabile e sempre più competitiva.

Il lavoro necessario per trasformare queste auto in “proiettili” da oltre 200 cavalli fu completato quasi interamente dal famoso BMC Competitions Department di Abingdon. Fu grazie alla loro grande esperienza che le “Big Healey”, come erano sempre affettuosamente chiamate, diventarono veloci, agili, durevoli, in modo da essere in grado di vincere grandi eventi ovunque, soprattutto grazie ad una trazione affidabile.

Di seguito i dettagli tecnici del libro di Robson: storia dettagliata della carriera rallystica delle vetture, Storia dettagliata del concept, del design e dello sviluppo, persone e progetti per le auto, graduale evoluzione tecnica, descrizione temporale delle evoluzioni delle auto, descrizione dei principali protagonisti che hanno contribuito alla vita delle varie vetture (dirigenti, piloti, ingegneri), immagini, non solo di macchine in azione, ma anche di particolari e persone, confronto con le rivali ed elenco dei successi.

Libri su Storie di Rally

la scheda

AUSTIN HEALEY 100-6 & 3000

Autore: Graham Robson

Volumi: collana editoriale Rally Giants

Copertina: morbida

Pagine: 128

Immagini: 18 a colori e 114 in bianco e nero

Formato: 19,6 x 21 centimetri

Editore: Veloce Pubblishing

Prezzo: 19 euro (libro), 9,99 euro (ebook)

Peso: 65 grammi

ISBN: 978-1-7871132-4-4

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