Kenjiro Shinozuka, Himalayan Rally 1988

Kenjirō Shinozuka: il samurai dei rally

Dal suo debutto, ottiene molti risultati impressionanti al volante di varie vetture del Costruttore giapponese come Pajero, Montero, Colt, Lancer, Galant e Lancer Evolution. Ad esempio, con la Galant VR-4 si aggiudica il Campionato Asia-Pacifico Rally nel 1988, dove è terzo in Malesia, primo all’Himalayan e sesto in Australia. Nella stagione 1989 è settimo all’Acropolis, sesto in Nuova Zelanda, secondo in Indonesia, settimo in Australia e terzo in Malesia. Sempre tra i primi dieci in tre gare del WRC, se non si tiene conto del ritiro in Portogallo, dovuto alla rottura del riduttore.

篠 塚 建 次郎. È difficilissimo da leggere? Questo è il suo nome all’anagrafe: al secolo Kenjirō Shinozuka, è il più rappresentativo pilota giapponese che i rally abbiano mai conosciuto. Nato il 20 novembre 1948 a Ota Ward, a Tokyo , è un driver coraggioso, tenace, capace e veloce. Un vero amante delle sfide difficili. Un samurai motorizzato. Fin dal suo debutto, datato 1967, ottiene i suoi più importanti successi con i colori di Mitsubishi Motors.

La storia è ancor più curiosa da raccontare visto che Kenjirō era in origine un dipendente della sede di Tokyo della Mitsubishi Motors Corporation. In azienda si occupa di pubblicità, vendite, pianificazione dei prodotti e affari esteri. Il suo primo rally, risale al 1967, e lo disputa da privato. Gli piacciono i rally e così decide di proseguire, sostenuto da sponsor personali. Corre come privato fino al 1969. Dall’anno successivo diventa pilota ufficiale Mitsubishi.

Si fa notare in gare internazionali a partire dal 1974: si ritira allo Southern Cross, dove ha come navigatore Iwao Kimata sulla Mitsubishi Lancer GSR. L’anno successivo torna in Australia, sempre nella stessa gara e con la stessa auto, ma ha come navigatore l’inglese Garry Connelly. Viene escluso in sede di verifica ante-gara. Neppure prende il via. L’anno dopo, lui e Quentin Thomson sono decimi con la Mitsubishi Colt Lancer nel Safari iridato, valido anche per la Coppa Fia Piloti.

E siccome l’appetito vien mangiando, sempre nella massima serie internazionale, quello stesso anno arrivano un sesto posto al Critérium du Québec con Ron Richardson e un quarto allo Southern Cross con Connelly. Nel 1979 disputa un rally, ma con la Ford Escort RS e con alle note Johnstone Syer: è undicesimo al Lindisfarne in Gran Bretagna. Riparte dal 1981, con la Escort RS 1800 MkII e con alle note Bryan Harris . L’equipaggio è decimo al termine del Rally del Portogallo. Un altro piazzamento importantissimo nel Mondiale Rally. Poi, un altro stop nei rally, questa volta lungo sei anni. Torna e vince nel 1987. Con Fred Gocentas sulla Mitsubishi Starion Turbo si aggiudica l’Himalayan Rally.

Dal suo debutto, ottiene molti risultati impressionanti al volante di varie vetture del Costruttore giapponese come Pajero, Montero, Colt, Lancer, Galant e Lancer Evolution. Ad esempio, con la Galant VR-4 si aggiudica il Campionato Asia-Pacifico Rally nel 1988, dove è terzo in Malesia, primo all’Himalayan e sesto in Australia. Nella stagione 1989 è settimo all’Acropolis, sesto in Nuova Zelanda, secondo in Indonesia, settimo in Australia e terzo in Malesia. Sempre tra i primi dieci in tre gare del WRC, se non si tiene conto del ritiro in Portogallo, dovuto alla rottura del riduttore.

L’anno dopo vince in Tailandia, sempre con la Galant, e in Indonesia. Nel mezzo si piazza quinto assoluto al Safari, dove lo naviga John Meadows. Un incidente lo ferma nelle fasi iniziali del Costa d’Avorio. Poi, centra due successi consecutivi al Costa d’Avorio nel 1991 e nel 1992, quando la gara africana è valida per il Campionato del Mondo Rally. Nel 1991 è anche il primo pilota giapponese a vincere un evento valido per il WRC – ci stava proprio dopo uno sfortunato ottavo posto al Safari – e in più sale in piazza d’onore in Indonesia.

Ma non solo. Nel 1992 è terzo alla Parigi-Città del Capo, decimo al Safari e anche quarto alla Parigi-Pechino. Nella stagione successiva si piazza quinto alla Parigi-Dakar, quarto alla maratona Hong Kong-Pechino, secondo in Indonesia, terzo in Malesia. Nel 1994, con la Lancer Evo I è secondo al Safari, con la Evo II è quinto al Baja Spagna, terzo al Rally di Indonesia, si piazza di nuovo appena fuori dal podio alla Hong Kong-Pechino. Nel 1995 sale sull’ultimo gradino del podio alla Granada-Dakar e sul secondo del Safari. È quinto in Indonesia e sesto alla Hong Kong-Pechino.

Nei tre rally in cui si presenta al via nel 1996 arriva sempre al termine, ribadendo la sua proverbiale regolarità e la resistenza raggiunta dalla Lancer Evo III. Con Pentti Kuukkala si piazza sesto al termine di un duro e particolarmente sabbioso Safari iridato, mentre con Gocentas è terzo sia in Malesia sia a Pechino del Campionato Asia-Pacifico, il suo preferito e quello su cui si concentravano i maggiori interessi commerciali del Costruttore giapponese.

Entra nell’Olimpo quando, nel 1997, fa sua la Dakar, diventando il primo vincitore giapponese del più famoso e massacrante rally raid del mondo. Ovviamente, al volante di una Mitsubishi Pajero. Quell’anno è al via del Rally d’Australia con la Mitsubishi Lancer Evo III e alle note Fred Gocentas. Ma si ritira prima ancora di scendere dalla pedana del palco partenze-arrivi. A partire dal Rally Granada-Dakar 1998-1999 disputa la Coppa del Mondo Rally Raid, articolata su otto prove complessive, e chiude in seconda posizione.

Nel 2000, viene trasferito alla filiale francese di Mitsubishi Motor Sales Europe per concentrare i suoi sforzi sulla Parigi-Dakar, così come su altri eventi di durata. Quell’anno, Shinozuka recupera velocemente da un brutto capottamento della Mitsubishi su un’enorme duna di sabbia alla Dakar e si presenta a settembre per vincere il Por Las Pampas in Argentina. Infine, termina terzo assoluto e primo della categoria nel Uae Desert Challenge Rally di novembre. Conclude al terzo posto assoluto la Parigi-Dakar del 2002 e, il 10 luglio, annuncia le sue dimissioni da Mitusbishi.

La storia è semplice. Il team prova ad offrirgli un avanzamento di carriera. Un nuovo ruolo a partire dall’Italian Baja. La nuova posizione avrebbe sfruttato appieno la sua ricchezza di esperienze, fatte di risultati, e la sua attenzione per le misure di sicurezza. A Shinozuka non interessa nulla. Lui vuole correre. Lui vuole fare il pilota. Non c’è verso di convincerlo. Non ha interesse a dirigere e progettare. Lui vuole stare in prova speciale e correre. Non vuole vincere per interposta persona.

Kenjiro Shinozuka
Kenjiro Shinozuka

Ha cinquantaré anni, a ritirarsi dalle competizioni non ci pensa proprio. Continua a correre, dopo aver raggiunto un accordo con Nissan, guidando un Pick-up alla Dakar del 2003. Peccato che, dopo aver colpito una duna di sabbia, ha capottato più e più volte, riportando gravi ferite al volto e andando in coma per poche ore. Il suo copilota, Thierry Delli-Zotti ha subìto fratture a entrambe le gambe, anche se a differenza di Shinuzoka le sue ferite non lo hanno mai esposto al rischio di morte.

Solo nel 2006, prima del via alla Dakar, annuncia che quella sarà la sua ultima apparizione come un pilota. Un fulmine a ciel sereno. “È stata presa la decisione. Questa è la mia ultima Dakar, ma spero di godermi un’ultima volta dietro il volante l’intera gara. Dopodiché non so cosa farò, ma so che abbiamo bisogno di nuovi talenti in Giappone. I nostri piloti sono tutti di sessanta o più anni, come Asaga San o Sugawara San. Proverò ad aiutare giovani promettenti a trovare nuovi volanti”.

Ci avevi creduto anche tu, vero? Anche io lo avevo preso sul serio quando ho letto il comunicato ufficiale. Il problema è che uno come Shinozuka, e come tanti altri campioni e talenti, al mattino non lo trovi mai nello stesso posto in cui lo hai lasciato la sera. Neppure se fino a qualche ora prima era convinto che lo avresti trovato lì. Genio e sregolatezza si dice. Infatti, si è presentato al via della Dakar del 2007, sempre con la Nissan Pick-Up. Quello è stato davvero il suo ultimo rally raid, concluso al cinquantanovesimo posto su centonove vetture all’arrivo e su centottantuno iscritte.

Ho detto rally raid… Infatti, il nostro torna a correre occasionalmente nei rally, il suo vecchio amore mai assopito, e lo vediamo nel 2015 al Kajado con Tinu Khan sulla Subaru Impreza STi N10 e due anni dopo con il copilota giapponese Takeshi Oyama sulla Honda Civic SB1 al rally neozelandese Targa Rotorua, dove conclude in quarantatreesima posizione.

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