Munari-Mannucci, MonteCarlo 1972

28 gennaio 1972: i 50 anni del miracolo di Munari-Mannucci

La Fulvia HF 1600 era una piccola auto sportiva 100% italiana, progettata e costruita a Torino ed elaborata via via per cercare di essere più competitiva (la prima serie era una 1300 e disponeva di 140 CV mentre quella del Monte Carlo era una 1600 con 160 Cv per un peso di 860 kg) dalla Squadra Corse Lancia che doveva confrontarsi con le Alpine A110 da 160 CV ma con 750 kg di peso, con le Porsche 911 S da 270 Cv e le Datsun 240Z della marca sportiva di Nissan che disponevano di 240 CV.

Qualcuno lo definisce un ‘miracolo’ quello che mezzo secolo, esattamente il 28 gennaio 1972, portò la Lancia Fulvia HF 1600 di Sandro Munari e Mario Mannucci a vincere il 41mo Rally di Monte Carlo. Più semplicemente fu una impresa inaspettata e contro avversari più forti, visto che la coupé torinese doveva vedersela con auto molto più performanti – come le Alpine, le Datsun e le Porsche – e soprattutto contro team più organizzati e dai budget più importanti.

Ma vedere le immagini di quello che l’indimenticato Michele Fenu de La Stampa definisce “il trio vincente: Sandro, Mario e Fulvia” sommerso da fotoreporter, addetti ai lavori e appassionati al traguardo sulle banchine del porto del Principato di Monaco, con ben in vista il cofano nero con la scritta in bianco Lancia Italia, emoziona ancora oggi.

La Fulvia HF 1600 era una piccola auto sportiva 100% italiana, progettata e costruita a Torino ed elaborata via via per cercare di essere più competitiva (la prima serie era una 1300 e disponeva di 140 CV mentre quella del Monte Carlo era una 1600 con 160 Cv per un peso di 860 kg) dalla Squadra Corse Lancia che doveva confrontarsi con le Alpine A110 da 160 CV ma con 750 kg di peso, con le Porsche 911 S da 270 Cv e le Datsun 240Z della marca sportiva di Nissan che disponevano di 240 CV.

Partita sfavorita, come ricorda lo stesso Sandro Munari in una intervista al magazine Rally spiegando che “i giornali in quell’inizio del 1972 parlavano solo del duello Alpine-Porsche”, la Lancia Fulvia HF veniva da una lunga stagione agonistica (aveva debuttato nel 1967 vincendo il Tour de Corse) e soprattutto da una fase aziendale in cui era già stata avviata al pensionamento, con l’attivazione del progetto Stratos. Così quanto accadde nella notte fra giovedì 27 gennaio 972 e il successivo venerdì 28 sembra ancora più incredibile.

In quella che è stata romanzata come la Notte dei Lunghi Coltelli – racconta Mattia Losi nell’omonimo libro di Ephedis Edizioni, Sandro Munari e Mario Mannucci con la Fulvia HF numero 14, trionfarono contro ogni ragionevole pronostico e scrissero una pagina indelebile nel grande libro di questo sport. La Fulvia per tutta la gara era rimasta terza, a poca distanza dalle velocissime Alpine. La prova speciale decisiva – ricorda Losi – fu l’ultima, il Colle del Turini, dove le Alpine Renault pagaro problemi al cambio, ed una dopo l’altra si ritirarono. Le Porsche erano già indietro, penalizzate da una errata scelta di pneumatici. E così Munari-Mannucci, forti di anni di esperienza alle spalle, vinsero il Rally MonteCarlo ed entrarono nella storia con la ‘Fulvietta’ nella storia dei rally.

“Ricordo le mani di Sandro sul volante, a imporre con una dolcezza infinita traiettorie impossibili per chiunque altro – scrive Losi –. Ricordo la voce di Mario mentre leggeva con precisione assoluta le note che indicavano la via da seguire: non erano più le parole di un navigatore, ma una poesia. Ricordo le Porsche e le Alpine, superate una dopo l’altra: schiantate contro la montagna, immobili con la trasmissione distrutta”.

Nel suo libro spiega: “Ecco a cosa serviva la vecchia meccanica di Casa Lancia: non a correre più forte di tutti, ma a non fermarsi mai. A superare qualsiasi ostacolo, a restare in strada quando gli altri volavano sul ghiaccio infido. Vecchia scuola? Sì, vecchia scuola: e come ci avrebbero detto i francesi di lì a poco, chapeau!”.

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