Lancia Delta Safari

Lancia: principi di aeronautica per vincere il Safari Rally

Sino a quel momento la concezione di Cesare Fiorio, ma soprattutto di Sandro Munari era che le auto prima o poi si sarebbero rotte, tanto valeva andar forte fino a quando possibile. Tiziano Siviero non è d’accordo e studia approfonditamente la struttura del Safari, che si compone di poco più di un centinaio di controlli orari al giorno, tutti serratissimi. Inoltre, Tiziano è consapevole che la Delta Gruppo A per struttura non poteva reggere le sollecitazioni che il Safari provocava.

Fino alla fine degli anni ’80, la Lancia e la Fiat non erano mai riuscite a vincere il Rally Safari. Pochi successi ma soprattutto tanti ritiri per il gruppo torinese. la stremante gara in terra africana riduceva le Stratos e le Fiat 131 in pezzi, mentre sul podio riuscivano ad arrivare solo le auto d’oriente come la Toyota o la Datsun. Nel 1986 la Lancia schiera tre 037, ma per la berlinetta torinese c’è solo un terzo posto con tanta fatica per Markku Alén e Biasion ritirato per problemi alla cinghia dei servizi.

A Tiziano Siviero quel ritiro proprio non va giù e inizia ad escogitare un sistema per resistere all’Africa. Dal 1986 al 1988 lavora a fianco di Arnaldo Bernacchini, direttore della logistica delle assistenze Lancia per cercare la formula vincente. Sino a quel momento la concezione di Cesare Fiorio, ma soprattutto di Sandro Munari era che le auto prima o poi si sarebbero rotte, tanto valeva andar forte fino a quando possibile.

Siviero non è d’accordo e studia approfonditamente la struttura del Safari. La gara africana si compone di poco più di un centinaio di controlli orari al giorno, tutti serratissimi. In più Tiziano è consapevole che la Delta Gruppo A per struttura non poteva reggere le sollecitazioni che il Safari provocava, non essendo un carro armato come la Toyota o le sue avversarie che avevano, ad esempio, la struttura del retrotreno saldato e quindi quasi indistruttibili.

Siviero e Bernacchini presentano all’Ingegner Lombardi la loro strategia per il 1988: adottare la tecnica di manutenzione programmata che viene adoperata in aeronautica.

L’idea si sviluppava su due strade parallele: da un lato, fare migliaia di chilometri in Africa come test con le vetture e determinare dopo quanti chilometri una parte dell’auto avrebbe potuto cedere. Con questi dati raccolti, anticipare le sostituzioni delle parti prima che si possano rompere sul calcolo chilometrico del percorso. Dall’altro lato, tenere conto dei controlli orari in cui si era certi di avere meno ritardo, così da avere più tempo per la sostituzione del componente e poter avere un auto sempre revisionata in diversi punte della gara.

Oltre a ciò viene creata una task force di meccanici preparatissimi nel fare gli interventi di urgenza, arrivando a far lavorare fino a 32 persone contemporaneamente su una vettura, rimettendola completamente a nuovo in 11 minuti netti.

Con quasi 90 mezzi di assistenza a seguito delle auto, la geniale idea di Siviero e Bernacchini, la lungimiranza di Claudio Lombardi e l’incredibile preparazione dei meccanici della squadra Martini, la Lancia dal 1988 al 1992 vinse il Safari ben tre volte e ottenne due secondi posti. L’intelligenza italiana aveva scardinato anche il Safari Rally.

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