Assistenza volante per la Lancia Fulvia HF 1.6 di Munari-Mannucci al Rally MonteCarlo 1972

Lancia non sbaglia: con la Fulvia Coupé HF crea il capolavoro

Dalla non fortunatissima berlina Lancia Fulvia, nel 1965, ne derivò un’elegante e sportiva coupé, che divenne un enorme successo commerciale e sportivo grazie all’impulso derivante dalle numerose vittorie nelle gare di rally

La Fulvia è una “Principessa” e la sua storia è decisamente singolare. Dalla non fortunatissima berlina Lancia Fulvia, nel 1965, ne derivò un’elegante e sportiva coupé, che divenne un enorme successo commerciale, grazie alla bellezza della linea e, in un secondo tempo, anche sportivo grazie all’impulso derivante dalle numerose vittorie nelle gare di rally, culminate con la conquista del titolo Costruttori dell’edizione 1972 della massima serie internazionale.

Disegnata da Piero Castagnero, che si era ispirato al motoscafo Riva, la Fulvia Coupé era una berlinetta sportiva a due posti più due, dall’aspetto elegante, dalle finiture curate (come la plancia rivestita in vero legno) e dalle prestazioni sportive. La Lancia Fulvia Coupé HF, nella sua versione di 1.600 centimetri cubi, fu tra le principali protagoniste delle competizioni rallystiche sul finire degli anni Sessanta e dei primi anni Settanta.

Il debutto avvenne al Tour de Corse del 1965, pochi mesi dopo la sua presentazione al Salone dell’Automobile di Torino. Nel Campionato del Mondo Rally, ufficialmente istituito nel 1973, ottenne solamente un terzo posto al Safari Rally del 1974 con Sandro Munari, ma in realtà la Fulvia Coupé aveva consumato i suoi successi negli anni precedenti, conquistando anche il Mondiale Marche nel 1972, che già dall’anno successivo sarebbe diventato l’attuale Campionato del Mondo Costruttori. E’ tutta una questione di forma, ma non di sostanza.

La Fulvia Coupè è una vettura a trazione anteriore. Con la berlina condivide il motore anteriore (progettato da Ettore Zaccone Mina e caratterizzato da un’architettura a V di 13° e inclinato di 45°) longitudinale a quattro cilindri con due carburatori doppio corpo, con una sola testata per le due bancate di cilindri. La testata ha due alberi a camme, che azionano le valvole per mezzo di bilancieri: un albero, che si trova nella parte della testata più vicina ai carburatori, regola le valvole di aspirazione dei cilindri, l’altro comanda le valvole di scarico.

La cilindrata è di 1.216 centimetri cubici, la potenza è di 80 cavalli a 6.000 giri al minuto, mentre la coppia massima è di 106 newtonmetri a 4.000 giri/minuto. Al motore è associato un cambio manuale a quattro rapporti. Il pianale della Fulvia Coupè è la versione accorciata del pianale della berlina, derivato a sua volta da quello della Flavia Coupè. Le sospensioni anteriori sono a ruote indipendenti e quadrilateri deformabili, mentre quelle posteriori sono ad assale rigido. Sono presenti freni a disco sulle quattro ruote, ma senza servofreno.

Sandro Munari e Mario Mannucci con la Lancia Fulvia Coupé HF 1.6
Sandro Munari e Mario Mannucci con la Lancia Fulvia Coupé HF 1.6 nella foto Belle Epoque

La Fulvia Coupè raggiunge la velocità massima di 160 chilometri orari e accelera da 0 a 100 in 14”. Queste le specifiche tecniche della versione di serie. Pochi mesi dopo la presentazione, la Fulvia Coupè esordisce nel Mondiale Rally, partecipando al Tour de Corse, dove Leo Cella si piazza ottavo assoluto, al termine di una gara difficilissima. Subito dopo questo rally, la vettura viene sottoposta ad una cura dimagrante e “vitaminizzante” che le permetterà di sviluppare 8 cavalli in più.

Lancia Fulvia Coupé HF: ecco la versione da rally

A gennaio 1966 viene presentata la Lancia Fulvia Coupè HF, con carrozzeria alleggerita rispetto alla Coupè. Il motore resta invariato, ma oltre alla potenza che cresce fino a 88 cavalli, anche la coppia disponibile aumenta: 110 newtonmetri a 5.000 giri.

La Lancia stavolta non sbaglia: la Fulvia Coupè HF, sempre guidata da Leo Cella, si aggiudica in quello stesso anno il Rally dei Fiori, che poi diventerà il Rally di Sanremo. Nel 1967, la Fulvia 1.3 HF si distingue dalla Fulvia 1.3 per la banda bicolore giallo-blu sul cofano, per la scritta HF sulla fiancata e per altri dettagli estetici.

La potenza della 1.3 HF è di 101 cavalli e la coppia è di 133 newtonmetri. La 1.3 HF in allestimento corsa è equipaggiata con il nuovo cambio a cinque marce, progettato da Lancia e ZF e caratterizzato dall’avere la prima in basso a sinistra. Passa pochissimo tempo e la Fulvia Coupè 1.3 HF vince il Tour de Corse guidata da Sandro Munari.

E’ la consacrazione della bontà dell’auto. Presentata alla fine del 1968 e commercializzata nel 1969, è la Fulvia Rallye 1.6 HF. Adotta motore di 1.584 centimetri cubi, che sviluppa una potenza di 115 cavalli a 6.200 giri/minuto e una coppia di 156 Nm a 4.500 giri.

Equipaggiata di serie col nuovo cambio a cinque marce e con fari allo iodio, si distingue esternamente per i fari abbaglianti di dimensioni maggiori rispetto al passato. La versione da gara, la Fulvia Rallye 1.6 HF Corsa, eroga una potenza di 160 cavalli e supera i 200 chilometri orari.

Nell’anno del debutto, la Fulvia 1.6 HF inizia subito a vincere e si aggiudica il Campionato Europeo con Harry Kallstrom. Nel mese di novembre del 1970, al Salone dell’Automobile di Torino, debutta la seconda serie della Fulvia, con la presentazione della 1.3s S2, che sostituisce la 1.3s, ed il rinnovamento della 1.6 HF.

Nel 1972, Sandro Munari, alla guida di una 1.6 HF, vince il Rally MonteCarlo. Per festeggiare l’evento la Lancia commercializza una nuova versione della 1.3s S2, la Fulvia MonteCarlo. Nel 1973 Sandro Munari e la Lancia Fulvia 1.6 HF continuano a collezionare un successo dietro l’altro e si aggiudicano il Campionato Europeo Rally.

Nel mese di novembre termina la produzione della seconda serie, ma già il mese successivo è pronta l’erede. La Lancia presenta ufficialmente la terza serie della berlinetta sportiva torinese che, nonostante l’avvenuto debutto della Lancia Beta Coupè, non solo non vuol saperne di andare in pensione, ma si è vista prolungare la vita di cinque anni.

Nel 1974 la Fulvia Coupé partecipa al Safari Rally, e per commemorare l’evento la Lancia commercializza un’altra versione speciale della Fulvia, la Safari, dall’allestimento molto spartano, fatto che molto probabilmente ne decretò lo scarso successo commerciale.

Disponibile in un numero limitato di colori, la Safari è priva dei paraurti, ha la mascherina dei fari, la calandra, la griglia del cofano, i tergicristalli e lo specchietto esterno di color nero opaco. Nel 1976 cessa definitivamente la produzione della Fulvia Coupé. La Lancia Beta Coupè, sua sostituta, è ormai sul mercato già da due anni e mai era successo nella storia di un modello di auto che venisse concessa un’eccezione come quella che di fatto è stata concessa alla Fulvia.

Nelle competizioni la Fulvia passa il testimone alla Stratos. In realtà, fu il 1974 l’ultimo anno di gare ufficiali per la HF 1600 che concludeva con onore la sua carriera vincendo la 24 ore di Chamonix con Amilcare Ballestrieri e Simo Lampinen, oltre al terzo posto del Safari Rally con Munari.

I punti conquistati dalla Fulvia HF contribuivano a far vincere un altro titolo iridato alla Casa torinese. E poi, siccome era ed è amatissima, la Fulvia ha continuato a correre fino alla scadenza della sua omologazione in tanti rally nazionali, passando poi alle gare riservate alle auto d’epoca appena divenne una “nonnina”.