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Christine Giampaoli Zonca sogna la Mouton e punta Dakar

Quella del 2014 è stata la prima stagione vera della Christine Giampaoli Zonca, che ha gareggiato nel Campionato delle Canarie finendo tutti i rally con la sua ”Lolla”, la Toyota Corolla AE92 FWD costruita in casa. Il suo ritmo e la sua prestazione sono state costanti. La ragazza ha finito ogni prova. E ciò le ha regalato una meritata vittoria sia del Campionato 2WD, della sua categoria (B4) e del Campionato Provinciale.

C’è una ragazza italiana, anzi, adesso italo-spagnola, che sogna di diventare la Michèle Mouton del Terzo Millennio. Ma non solo: vuole anche la Dakar. A leggere come ama farsi chiamare, Christine GZ, può non sembrare ma Christine Giampaoli Zonca è un’ambasciatrice del Made in Italy nei rally nel mondo e adesso nell’Extreme E. Nata in India da genitori italiani, cresciuta a Milano, ma residente alle Canarie, la ventisettenne guiderà assieme Ver Bennett la Odyssey 21 del team Hispano Suiza Xite Energy.

Christine Giampaoli Zonca ha iniziato a correre nel 2014 nei rally alle Canarie, due anni dopo ha debuttato nel Mondiale al Rally di Catalogna e sempre nel 2008 ha vinto la Femminile del Campionato Spagnolo Rally. Nel 2020, con Avatel Racing Team, ha chiuso al settimo posto il Rally dell’Andalusia, nel programma “Road to Dakar” nella categoria T2. E ora l’avventura si sposta nella in Extreme E. Tra l’altro, a fine dicembre 2020, la Zonca ha rinnovato il suo impegno con l’Avatel Racing Team per i prossimi due anni, quindi fino a tutto il 2022 incluso.

La giovane atleta italo-spagnolo ha siglato l’accordo con la società di telecomunicazioni, il sesto operatore di fibra ottica del Paese, con sede a Madrid. Una collaborazione stretta che guarda anche a nuove aspirazioni e progetti come il Campionato Spagnolo Rally 2021, il Rally du Maroc 2021 e Rally Andalusia. Una sorta di “Road to Dakar”.

GZ ha sempre amato le auto, ma nessuno nella sua famiglia era un appassionato di motori quindi, all’inizio, non hanno accolto proprio bene la sua passione. Il giorno in cui ha incontrato “Lolla”, la bellissima Corolla del 1989, già sapeva che quella sarebbe stata la sua vita. Voleva iniziare dai rally, ma appena ci ha provato si è subito resa conto che era uno sport molto costoso.

Christine Giampaoli Zonca ha iniziato la sua carriera in ritardo rispetto ai piloti in Spagna. Ha iniziato dando una mano nell’officina del vicino, come meccanico, e lentamente si è avvicinata all’acquisto del primo telaio di una Golf (MKII) del 1988. Alla fine l’ha venduta e ha comprato l’auto da rally dei suoi sogni: la “Lolla”.

GZ ha corso con la Toyota per due anni, vincendo il Campionato delle Canarie (FWD) nel 2014. Il progetto successivo è stato quello di convertire la sua auto da strada (Subaru Impreza GC8) in un’auto da rally con specifiche per il Gruppo N (terra). Nel frattempo, GZ ha lasciato le isole per conseguire la laurea, presso l’Università di Birmingham, in ingegneria del motorsport.

Il sogno di Christine è continuare a correre e diventare professionista e stabile. Insomma, siccome sognare è lecito, le piacerebbe diventare ed essere ricordata come una nuova Michèle Mouton. Vuole crescere, vuole fare esperienza per diventare la miglior pilota nella specialità. Il suo motto è “non mollare mai!”.

Christine Giampaoli Zonca
Christine Giampaoli Zonca

La carriera di Christine Giampaoli Zonca nel dettaglio

Quella del 2014 è stata la prima stagione agonistica completa della Zonca. GZ ha gareggiato nel Campionato delle Canarie finendo tutti i rally con la sua “Lolla”, la Toyota Corolla AE92 FWD costruita in casa. Il suo ritmo e la sua prestazione costante, ha finito ogni prova, le hanno regalato una meritata vittoria di categoria (B4) del Campionato 2WD.

L’anno successivo, dopo essersi laureata in Inghilterra (in ingegneria del Motorsport), Christine è tornata nel Campionato Canariano Rally Terra, purtroppo questa volta soffrendo alcuni problemi meccanici, ma ottenendo comunque 6 punti in meno rispetto al 2014 e arrivando seconda nella sua classe.

Le sue prestazioni hanno attirato l’attenzione di molti team spagnoli e così è stata contattata dal team Peugeot di Barcellona (Mavisa Sport) per partecipare alla gara finale del programma Mujer y Motor, un’iniziativa di Spanish Automobile in cui la federazione seleziona una pilota per un programma di due anni nei rally. Anche con poca esperienza, GZ è riuscita a finire al secondo posto e il team le ha offerto l’opportunità di partecipare a un rally nazionale a Malaga (sud della Spagna).

Questo debutto nel Campionato Spagnolo Rally ha avuto un grande impatto sui media e ha creato ancora più interesse intorno al team Peugeot, che ha deciso di rinnovare la collaborazione con la pilota. Il 2016 è stato un anno di rodaggio per Christine Giampaoli Zonca. Il suo obiettivo era massimizzare il Marchio del Leone e migliorare le sue capacità di guida in vista di una stagione competitiva completa di rally a livello professionistico nel 2017 (mentre gareggiava di nuovo alle Canarie).

GZ ha più esperienza nei rally su terra, ma per soddisfare il suo desiderio di diventare la miglior pilota, ha dovuto aumentare le gare sull’asfalto. Ha lavorato molto per trovare sponsorizzazioni ed è riuscita a prendere parte a diversi eventi importanti (come il Rally di Madrid e il WRC in Catalogna, che è misto). Questa era ormai la terza stagione nei rally. Era la stagione del passaggio dalla 2WD alla 4WD, gareggiando di nuovo nelle Isole Canarie, con una Subaru Impreza GC8, preparata da lei stessa.

Nel frattempo, ha continuato a cercare opportunità oltre le isole. Dopo alcuni buoni risultati alle Canarie, GZ riceve la chiamata di una squadra italiana per gareggiare al Rally Rose ‘n Bowl di San Marino, dove ha concluso il suo primo rally su asfalto con una Ford Fiesta ST N3.

Inoltre, dopo aver ottenuto l’interesse di alcune aziende a sponsorizzarla, chiude un programma parziale nel campionato spagnolo con Mavisa (che continuava a seguirla con il supporto di Peugeot Spagna), creando un team femminile completo (anche coordinatori, meccanici e ingegneri) e ha concluso il suo anno sportivo realizzando un sogno: partecipare a uno degli eventi del Campionato del Mondo Rally. Il Rally-RACC Catalunya.

Al termine di questa incredibile stagione, la squadra al completo femminile, riesce a vincere il campionato spagnolo terra (categoria Femminile). L’anno si conclude con una gara in Twingo R2 nell’isola di Lanzarote (invitata da un’altra squadra dalla Spagna continentale).

Nel 2017, Christine Giampaoli Zonca vuole di più. Inizia a lavorare su accordi di sponsorizzazione per iniziare la sua crescita nel Campionato Europeo. Dopo mesi di lavoro con Audi come istruttrice di piloti e partecipando a vari eventi (come il NEC Autosport International, a Birmingham), oltre che lavorando come ingegnere e cercando di trovare il budget per correre, la sua carriera prende improvvisamente un percorso diverso.

Dynamic Racing, team fuoristrada con sede a LA, California, stava cercando un pilota di punta. GZ accetta la sfida. La sua prima gara nel Campionato Americano (campionato BITD) è stata nel Campionato del Mondo UTV, dove ha dimostrato il suo potenziale con un decimo posto nella sua prima gara in assoluto in questa disciplina.

Con un ambizioso programma sportivo, partecipa a gare importanti come BAJA 500 in Messico, Pure 100, pure 100 Twiilight, Vegas to Reno, e l’apice della stagione in UTV: Baja 1000, una delle gare più famose e più dure del il mondo Off-road.

Mentre gareggia in USA non rinuncia ai rally, e prende parte al Rally Ciutat de Cervera (Campionato Nazionale) e di nuovo al Rally-Racc di Catalunya (evento WRC).

Un anno più tardi GZ continua il suo programma con il team americano, correndo sia in Bitd (Best in the Desert, American Championship) che in Mexican Score International: partecipando a tutti i più grandi Baja del Messico e alle gare più famose in America (come la Zecca 400 o la Vegas a Reno).

GZ partecipa al Sonora Rally (parte del progetto “Road to Dakar”), con un altro noto team off-road messicano (Monkey business), ottenendo una forte vittoria dopo due giorni di rally. Nel frattempo, come pilota riconosciuta a livello internazionale, riceve più proposte per correre in Europa. Accetta di partecipare a due gare del Campionato del Mondo di Cross Country: Baja Portalegre 500 (Portogallo) e Baja Spain.

Finalizza una decima posizione assoluta nella Baja Portugal (come primo evento in assoluto nel Campionato FIA) e il team invita la pilota a partecipare anche a più eventi del campionato spagnolo.

L’anno successivo Christine Giampaoli Zonca continua a correre negli Stati Uniti e in Messico con il Dynamic Racing, ottenendo ottimi risultati all’interno dei campionati, come Baja 1000 (sesto posto), e inizia a lavorare su un altro grande progetto la Dakar 2022.

Tra le gare d’oltremare, GZ partecipa anche a una gara di rallycross con un kartcross invitata dal team ufficiale Ya Car e ad altri eventi come il Penafiel Racing Fest (in Portogallo) come ospite vip. Il 2019 è anche l’anno in cui Christine GZ diventa ambasciatrice del marchio per Can-am BRP in tutto il mondo. Durante l’anno partecipa a 3 eventi in Sud America, creando contenuti per il brand e presentando il lancio del nuovo veicolo competitivo 2020 Canam X3.

Nel 2020 inizia a lavorare con Audi Spagna per sviluppare la nuova Audi E-tron nell’isola di Maiorca. Successivamente, partecipa a un evento sulla pista di Ascari (sud della Spagna), per testare la macchina da corsa Radical con il team Radical Iberia. Quindi, torna a Los Angeles per correre con la Mint 400 a Las Vegas con la sua attuale squadra di corse, Dynamic Racing.

E adesso Christine gareggerà alla guida di una Odissey 21, un 4×4 elettrico da 550 cavalli, per il team Hispano-Suiza, insieme al suo compagno di squadra Oliver Bennet. Una gara che la vedrà competere contro grandi piloti, come Jenson Button ex campione di Formula 1, oppure il vincitore della Dakar Carolos Sainz. Il tutto sognando la Dakar 2022.

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Rally Catalunya 1998: la grande rivincita di Didier Auriol

Dopo una serie di gare segnate da montagne di problemi, la Toyota Corolla WRC di Auriol finalmente ha smesso di fare le bizze al Rally Catalunya e Didier ha firmato con autorità il rally catalano. E questo è capitato subito dopo che la Toyota, all’ultimo momento, gli aveva preferito Freddy Loix per lo status di seconda vettura accreditata a portare i punti per il titolo Costruttori…

Alla viglia del Rally Catalunya 1998, a credere in Didier Auriol oramai erano rimasti davvero in pochi, ed il super Rally d’Australia, disputato nell’autunno precedente, non era bastato a risollevare le sue azioni. Una delle tante stelle cadenti con una parabola sempre più verticale. Ed ogni piccola rottura che la sua Corolla WRC accusava, sembrava estrapolata dall’enciclopedia delle scuse.

L’ultima botta è venuta dopo il Portogallo quando, per l’appuntamento spagnolo, gli è stato preferito Freddy Loix per portare punti alla Toyota nel Campionato del Mondo Rally Costruttori, una sorta di ufficializzazione del fatto che neanche a Colonia (un po’ affrettatamente…) credevano più in lui. Una decisione che alla luce dei fatti Didier ha accettato senza piagnistei, anche se l’aver appreso la notizia dai giornali, e non direttamente dalla squadra, è stato un boccone difficile da inghiottire.

La risposta dell’asso di Millau è stata quella di un vero purosangue: una gara tutta d’attacco dove ha saputo dosare saggiamente i rischi e le performance. Il suo è stato un vero dominio. Strappata la leadership al rientrante Bruno Thiry sulla seconda speciale, non ha più lasciato la testa sino al podio di Lloret, ed a nulla sono valsi gli assalti di uno scatenato Freddy Loix che è solo riuscito a contenere il ritardo al disotto del minuto.

Un podio monopolizzato dalla Toyota, con assente il solo Carlos Sainz, che per il cedimento di una ruota è uscito dalla zona calda quando si stava battendo per la terza posizione. La berlinetta made in Colonia è parsa una perfetta interprete dei fondi asfaltati, agile e decisamente meno nervosa che in passato, accettando sia le ampie traiettorie ed i rischi “puliti” di Loix che gli aperti accenni di dérapage del francese, grande artista della guida rabbiosa alla corda.

L’unica vettura in grado di mantenere il passo della Corolla WRC è stata la Mitsubishi Lancer WRC, che nella debuttante versione Evo 5, ha portato Tommi Makinen sul podio e Burns in quarta posizione. L’inglese, autore di una partenza favolosa, ha saputo mantenere un ritmo molto elevato per tutta la gara, limando dalla seconda tappa in avanti tutti i rischi superflui; la sua interpretazione del nuovo set-up della Lancer è stata perfetta, con la macchina in costante, ma fluido e appena abbozzato sovrasterzo.

Diversamente da Richard Burns, almeno all’inizio Makinen ha faticato a trovare il feeling con la nuova Mitsubishi, lasciando sul terreno qualche secondo di troppo che forse gli è costato un gradino in più sul podio. Disfatta totale invece sui fronti Subaru e Ford. La prima ha dovuto fare i conti con una cronica mancanza di trazione delle Impreza, che ha messo alle corde Colin McRae e Piero Liatti. Un problema che per ammissione stessa della Pirelli ha parziale risposta nell’insoddisfacente rendimento dei pneumatici.

Ma vista l’entità dell’handicap sembra una forzatura attribuirne l’intera responsabilità al fattore gomme. Inoltre lo sviluppo Pirelli (concentrato sul solo team Subaru) deve fare i conti con il ridotto programma di test pregara della Prodrive. A rendere più fosche le tinte di questo scuro quadro i problemi che hanno rallentato Piero e che hanno fermato Colin.

Altrettanto disastroso in termini di classifica finale il bilancio della Ford: Juha Kankkunen è sempre rimasto fuori da ogni bagarre ed il suo ritiro non ha segnato la classifica. Lo stesso non si può dire per Thiry, autore di ottime performance soprattutto sulle prove a nord di Lloret, ma abbandonato dal suo propulsore in vista della dirittura finale.

Rally Catalunya 2002: lo specialista umilia l’armata rossa

Gilles Panizzi si è presentato al via del Rally Catalunya 2002 con la stessa determinazione di sempre a difendere la corona di miglior asfaltista del momento. Come due settimane prima in Corsica, la sapiente fusione di velocità e sagacia gli hanno permesso di annichilire gli avversari, guidando il gruppetto delle auto francesi che hanno dominato la gara. Deludono le Citroën e dopo sole quattro gare la Peugeot sembra già irraggiungibile.

Nonostante le prudenze della vigilia, questa volta non è bastata neanche la presenza in forze dell’“armata rossa” Citroën a mettere in ombra lo strepitoso stato di forma della Peugeot e del suo specialista doc Gilles Panizzi. Sul veloce e scivoloso asfalto catalano, al pilota di Mentone sembrava quasi andasse stretto il fatto di non avere alcun rivale in grado di contrastarlo sulla sua superficie prediletta.

Così è partito in una corsa solitaria e stupefacente in cui ha ottenuto una tale quantità di affermazioni parziali da lasciare attoniti. Tanto da fargli ottenere nelle prime dieci prove disputate, nove scratch ed un secondo posto parziale a due decimi di secondo dal più veloce del momento, Petter Solberg. Una concessione avvenuta alla fine della seconda frazione e che sembrava quasi aver irritato questo Leone scatenato.

La pietra miliare di questo successo, Panizzi l’ha comunque posta sulle insidiose speciali della prima frazione. Sceso a tutta birra dalla pedana di partenza, ha subito spremuto la sua 206 WRC facendole disegnare linee pulite e velocissime sempre al limite del sovrasterzo. Mostrando una determinazione ed una sicurezza da vero killer quando era necessario tagliare le curve per “andare in corda”.

Con il passare dei giorni e dei chilometri ha poi cominciato ed ammorbidire la pressione sull’acceleratore, limitandosi a non “sbranare” le traiettorie pur continuando a disegnare quelle linee che solo lui ha la capacità di fare sembrare naturali, per non dire banali. Sicuramente un vantaggio l’ha anche ricavato dalla nuova barra antirollio a controllo idraulico, da cui ha saputo trarre i maggiori vantaggi quando lunghe percorrenze – come i quarantotto chilometri di Escaladei – hanno cominciato a mandare in crisi le gomme dei suoi avversari.

Ma nel resto della gara Gilles ha dimostrato soprattutto di avere raggiunto su questa superficie una soglia di eccellenza assoluta, che si quantifica in una differenza di pochi decimi di secondo tra il massimo attacco e una condotta in piena sicurezza.

A completare il successo della Peugeot questa volta è stato il neo acquisto Richard Burns. Il campione del mondo in carica è sembrato estremamente incisivo e preciso nelle traiettorie sin dalle battute iniziali. Il suo è stato un continuo crescendo e nell’ultima tappa ha palesato una sicurezza che fino ad ora non aveva saputo esprimere sulla compatta di Sochaux.

Al contrario ha perso brillantezza l’azione di Marcus Gronholm che non è sembrato gradire molto lo scivoloso asfalto catalano e, soprattutto quando si trattava di azzardare le traiettorie, faticava a capire fino a che punto bisognava osare. La somma di queste indecisioni gli ha consentito solamente di riuscire a precedere il plotone delle “vetture non PSA”, alle spalle della migliore Xsara WRC, quella di Philippe Bugalski.

La sorpresa negativa è stata proprio la Citroën, che si è presentata con settaggi sbagliati sulle vetture. Nonostante in corso d’opera gli uomini di Vaucard siano riusciti a tacconare la situazione, la squadra è sembrata l’ombra di quella che aveva dominato le strade del Montecarlo. Solo “Bug” è riuscito a mantenere un ritmo accettabile e costante, che gli è valso un posto sul podio. Decisamente più in difficoltà Loeb che ha dovuto fare i conti con un assetto non perfetto che degradava in maniera anomala le gomme dell’avantreno. Questo prima di andare gambe all’aria a poche speciali dalla fine, nel disperato tentativo di resistere alla rimonta di Gronholm.

Estanislao Reverter: il padre dei rally galiziani

È stato uno dei primi piloti spagnoli che, senza alcun tipo di complesso, ha osato uscire dai confini casalinghi. Per Estanislao Reverter non esisteva alcun tipo prova internazionale in grado di spaventarlo. Così facendo aprì la strada alle generazioni successive che, seguendo il suo esempio, osarono attraversare i Pirenei.

Estanislao Reverter è, senza dubbio, uno dei più grandi atleti che la Galizia abbia prodotto durante il Ventesimo secolo. I suoi grandi successi come sportivo attivo sono stati accompagnati dai suoi innegabili sforzi per garantire che il motorsport galiziano e spagnolo raggiungessero i massimi livelli.

Nato a Ourense l’1 ottobre 1929, è stato uno dei primi piloti spagnoli che, senza alcun tipo di complesso, ha osato uscire dai confini casalinghi. Per Estanislao Reverter non esisteva alcun tipo prova internazionale in grado di spaventarlo. Così facendo aprì la strada alle generazioni successive che, seguendo il suo esempio, osarono attraversare i Pirenei.

“Lalao” per la sua famiglia e gli amici, “The Doctor” per molti per la sua conoscenza ed esperienza. La sua prima partecipazione ad un test automobilistico risale al 1955 in un Trofeo Fasa Renault a bordo di una Renault 4/4. Della sua lunga carriera di pilota, vale la pena sottolineare le sue cinquantaquattro vittorie assolute in prove di diverse specialità (rally, circuiti e velocità in salita), le sue dodici partecipazioni al mitico Rally di MonteCarlo, dove avrebbe partecipato come pilota ufficiale Rover nel 1966. E le sue due vittorie al Rally de España-RACE, a quel tempo il più importante nel motorsport nazionale.

Ma Estanislao Reverter brillava non solo come pilota, ma anche come organizzatore, creatore della Escudería Orense e del Rally de Ourense. Come promotore di giovani talenti (Manuel Sanjurjo, José Pavón, Beny Fernández, Pío Alonso, Pablo de Sousa, Peitos e molti altri), come allenatore e successivamente come costruttore dell’Alpinche, veicolo con cui vinse, tra gli altri, due edizioni del Rías Baixas Rally (1972 e 1973), al Luis de Baviera Criterium, o all’attuale Ciudad de Rally di Oviedo Rally del Principe delle Asturie.

Estanislao Reverter è stato un vero ricercatore della meccanica, e collaborò in modo determinante con i diversi marchi, con cui ha anche gareggiato. Perché lui correva con tutte le vetture che sviluppava. Oltre ad essere pilota ufficiale della Rover, è stato anche pilota ufficiale della Goggomobil, nonché un pilota del prestigioso team italiano Jolly Club.

Continuò a gareggiare fino al 1975, anno in cui vinse una nuova edizione del Luis de Baviera Criterium, a bordo di una BMW 2002 Ti Gruppo 2. A partire da quest’anno, ha deciso di concentrare tutti i suoi sforzi sul supporto di Beny Fernández all’interno del team Reverter Competition, una squadra che avrebbe visto molti altri piloti passare tra le sue fila.

Nel 1986 testa nuove sospensioni e migliorie su una vettura del team da lui guidato, Red Fiat de Galicia, Estanislao corre una nuova edizione del Rías Baixas Rally, una prova che porta sempre nel cuore. Reverter era anche molte altre cose: presidente della federazione automobilistica galiziana, vicepresidente della federazione spagnola, membro della federazione internazionale, uomo d’affari in campo automobilistico ed edile, deputato alle Cortes del 1977, editore della nostra Costituzione e ha anche partecipato alla preparazione della bozza preliminare dello Statuto di Autonomia della Galizia.

Ha lottato per lo sviluppo della sua provincia e per la Galizia, portando il suo nome in Spagna, in Portogallo, in Francia, a Monaco, in Germania, in Polonia e pure in Italia. Dall’inizio degli anni Sessanta ha decorato le sue auto con i colori della bandiera galiziana e dal 1977 la bandiera che sarebbe poi diventata ufficiale sui veicoli che hanno viaggiato in Europa con il suo team Reverter Competition.

La sua sportività, il suo “fair play”, il suo disinteressato aiuto ai suoi avversari quando avevano problemi, furono premiati nel 1965 con la Medaglia d’argento al merito sportivo. È stato anche insignito postumo della Galizia Sports Merit Distinction. Estanislao Reverter è stato, indiscutibilmente, il padre del motorsport galiziano. La sua scomparsa è datata 3 febbraio 1991.

La carriera sportiva del galiziano Reverter

Analizzando la carriera sportiva di Estanislao Reverter dal 1955 al 1975, si nota che uscì per correre lontano da Ourense solo poche volte: la sua provincia era isolata dal resto della Penisola e la Spagna non aveva buone comunicazioni con l’Europa. Lo sforzo, non solo finanziario, ma anche fisico e dispendioso in termini di tempo, che il suo hobby comportava, era enorme.

Lo svolgimento dei corsi di formazione, la partecipazione alle varie prove, il ritorno e la partecipazione alle proprie occupazioni lavorative hanno richiesto un’energia travolgente. La sua prima partecipazione a un test automobilistico fu nel 1955, il Trofeo Fasa Renault, organizzato dalla fabbrica francese per i suoi clienti che possedevano Renault 4/4 fu premiato con il minor consumo di carburante tra Madrid e Valladolid.

L’anno successivo partecipa al Rally di San Cristóbal, organizzato ad Orense, con una Fiat 1400 e in seguito, accompagnato dal fratello Antonio, si reca sui Pirenei per correre l’omonimo rally. Nel 1957 iniziò ad essere una presenza regolare nel Campionato Spagnolo Rally, gareggiando ai Puertos de Castilla e al Giro di Spagna con un’altra Renault 4/4.

Il 1958 è un anno cruciale nella sua vita sportiva: prima partecipazione al Rally di MonteCarlo, prima vittoria in un evento del Campionato spagnolo, prima vittoria nel Rally de España e anche la prima volta che perde il Campionato nell’ultima gara.

Negli anni successivi, visto il divieto di importazione e immatricolazione di veicoli stranieri, dovette ricorrere all’importazione temporanea e al noleggio auto competitivo: DB Panhard, BMW 700, Ford Lotus Cortina, Fiat Abarth 1000 Bialbero, Mini Cooper S 1300, Alfa Romeo GTA , Porsche 911 R, BMW 2002…

Ha partecipato regolarmente al Campionato Spagnolo Rally, ottenendo diversi secondi classificati. Ha corso in Portogallo, Francia e Italia. Fu il primo spagnolo classificato ai Rally di MonteCarlo del 1962 e del 1964. Con lui la figura del navigatore acquistò importanza introducendo l’uso delle “note” o riferimenti del percorso che venivano cantate dal copilota. Anche la professionalizzazione delle squadre è stata uno dei grandi obiettivi di Estanislao Reverter nel mondo dei rally.

Ha ottenuto innumerevoli vittorie nelle classifiche di classe e negli speciali circuiti di prova all’interno di quei lunghi e durissimi rally pionieristici dell’epoca. Promotore del circuito di Jarama, ha partecipato a numerose gare sia in velocità e resistenza che nel circuito di Montjuïc.

Il rallysmo catalano insorge contro la FIA e la Germania

Il Rally della Catalunya è regolarmente in calendario dal 1994, ma l’evento di Salou sarà escluso perché al suo posto va il Rally di Germania. Il rallysmo catalano non ci stà e protesta.

Gli spagnoli sono indignati e disincantati per il modo in cui gli organizzatori del Campionato del Mondo Rally e la FIA hanno trattato la Spagna e in particolare il Rally della Catalunya. Il fatto che il Rally di Spagna esca dal calendario gare del WRC 2020, per lasciarci il Rally di Germania, non va proprio giù. Non è digeribile e il rallysmo catalano protesta.

Le voci più influenti del motorsport spagnolo, da Carlos Dainz a Dani Sordo, passando per il numero uno della federazione spagnola, da sempre in prima linea a sostegno del rallysmo mondiale, condannano all’unanimità la decisione della FIA di non includere l’evento nel calendario 2020, anche se già si sa che la gara spagnola tornerà nel WRC 2021 come evento tutto asfalto.

Il Rally della Catalunya è regolarmente in calendario dal 1994, ma l’evento di Salou sarà escluso perché al suo posto va il Rally di Germania. Scelte frutto di una rotazione imposta e non di valutazioni meritocratiche. Il presidente della federazione spagnola, Manuel Avinó, che fa parte del Consiglio Mondiale della FIA, ha dichiarato che il “mio voto nella riunione del Consiglio Mondiale è stato contro questa scelta“.

Alla rivista tedesca Motorsport Aktuell, il presidente della federazione spagnola ha anche dichiarato: “Personalmente, penso che il sistema di rotazione sia un errore gravissimo e sono d’accordo con il presidente dell’ADAC, Hermann Tomczyk, che non si possa semplicemente attivare o disattivare questi eventi, come fossero un gioco”.

Il direttore di gara del Rally RACC, Aman Barfull, offre un’analisi decisamente meno politica e più approfondita degli eventi che hanno portato all’archiviazione imprevista e a sorpresa della gara spagnola per il WRC 2020 a favore della Germania.

“Siamo rimasti scioccati e delusi quando l’abbiamo scoperto”, ha detto. “Avevamo un contratto per il 2019 e il 2020 e alla fine abbiamo bisogno di stipulare un nuovo contratto senza il 2020, ma con il 2021 e il 2022. Non capiamo nulla, ma pensiamo che siano ragioni politiche e che non sia colpa del promotore. Il problema è che veniamo danneggiati e non sembra importare a nessuno”.

“Non c’è stata una spiegazione ufficiale, ma la Germania non ha la Formula 1 e la Spagna, ha la Formula 1 e il WRC e la Germania aveva bisogno di un Campionato del Mondo Rally – denuncia il direttore di gara -. È una situazione folle. Ora in Europa abbiamo dieci gare. E in futuro ne avremo otto”.

“Devono uscire due gare europee. Siamo asfaltati ed europei e la Germania è uguale alla nostra gara, tecnicamente parlando. Dovrebbe uscire dal prossimo calendario anche il Rally Deutschland”, ha detto Barfull, che ha anche posto fine alle speculazioni sulla posizione e sulla superficie dell’evento.

“Lasciare Costa Daurada non è mai stata un’opzione, poiché ha supportato il test monetariamente”, ha tuonato il direttore di gara del Rally Catalunya. Anche Dani Sordo, il miglior pilota di rally in Spagna oggi, è indignato e ha mostrato il suo sdegno in una dichiarazione alla Catalunya Radio: “È tutto molto strano. Avete visto il numero di spettatori? È pazzesco non avere il WRC l’anno prossimo. Così tante prove senza persone e qui abbiamo folle oceaniche. Qualcosa non va”. Cosa non si sa.

Tondi e traversi: 25 mila euro di multa a Thierry Neuville

La sanzione è una copia di ciò che è già accaduto alla fine dello scorso mese di aprile al Rally di Argentina, dove si è imposto il belga di Hyundai Motorsport, e anche questa volta la FIA ha deciso per 25 mila euro di multa a Thierry Neuville

Thierry Neuville ha ricevuto una sanzione alla fine del RallyRACC per un po’ di spettacolo regalato con tondi e traversi, poco prima di salire sul podio del lungomare di Salou. L’importo ammonta a 25.000 euro, come pubblicato dalla FIA, di cui 20.000 sarebbero sospesi se non venisse di nuovo violato l’articolo (20.1.3 del regolamento sportivo WRC) nei successivi 12 mesi.

La sanzione è una copia di ciò che è già accaduto alla fine dello scorso mese di aprile al Rally di Argentina, dove si è stato imposto il belga di Hyundai Motorsport. In quell’occasione, quando i tondi e i traversi sono arrivati dopo un “eccesso di gioia”, come ha detto ai commissari il team manager Alain Penasse, la multa è stata di 1.500 euro, ma in questo caso è una recidiva della stessa violazione.

Neuville ha detto che era arrivato il momento: “Aspettavano di salire sul podio e ho ritenuto che in quel momento ci fosse una situazione sicura per fare un po’ di tondi e traversi, per dare agli spettatori un momento di spettacolo da godersi”. I commissari, non del tutto in linea con il punto di vista del pilota, hanno deciso di applicare il regolamento come è accaduto sei mesi fa.

WRC, in Spagna Loeb torna al successo dopo 5 anni

Sebastien Loeb e Daniel Elena tornano al successo nel WRC dopo 5 anni di assenza dal Mondiale Rally. Un successo unico nel suo genere, costruito con una tattica perfetta e arrivato al termine di un complicatissimo Rally di Spagna 2018. Una vittoria che, però, lo ha riportato nella massima serie internazionale.

Il Rally di Spagna 2018 è destinato a passare alla storia per essere stato vinto da Sebastien Loeb e Daniel Elena, dopo cinque anni di assenza dal Campionato del Mondo Rally. Cinque anni trascorsi a correre e vincere nei rally raid e nel rallycross. Il successo di Loeb ed Elena assume Ancor più valore, essendo frutto di una perfetta strategia di gara.

Una vittoria in cui non c’era nulla di scontato, specialmente considerando che Sebastien Ogier stava inseguendo il titolo piloti, come anche Ott Tanak e Thierry Neuville. Dopo quel rally, per Loeb-Elena c’è stata ancora una Dakar in Sudamerica e poi il rientro part-time nel WRC con un contratto da ufficiale Hyundai.

Durante la Tappa 1, Ott Tanak aveva ottenuto un vantaggio di 26,8 secondi, dominando PS di ghiaia scivolosissime per tenere distanti l’eroe di casa Dani Sordo e i rivali nella corsa al titolo, Thierry Neuville e Ogier. Solo una volta Tanak ha terminato al di fuori delle prime tre posizioni su sette prove speciali disputate.

Sordo ha vinto una prova e con la Hyundai i20 WRC e ha retrocesso Elfyn Evans 2,9 secondi dietro nella fase finale. Loeb, invece, è finito mezzo secondo dietro la Ford Fiesta di Evans, al quarto posto, dopo aver inizialmente lottato con un fastidioso sottosterzo della Citroen C3 WRC.

Jari-Matti Latvala era stato il più grande sfidante di Tanak ed era sulla buona strada per acchiappare il suo compagno di squadra fino a quando una foratura non gli è costata quasi 50 secondi. È precipitato al decimo posto prima di recuperare fino in quinta posizione, a 1,5 secondi dalla i20 WRC di Andreas Mikkelsen. Ogier ha chiuso settimo con Neuville nono.

Al sabato, nella Tappa 2, Latvala si è portato in testa ad una gara avvincente che si è conclusa con sei piloti in lotta per la posizione d’onore. Il finlandese era il terzo leader di un’altra giornata in cui il pendolo oscillava avanti e indietro tra i contendenti al titolo.

Latvala ha tenuto testa ad Ogier che risaliva la classifica col coltello fra i denti. I sorrisi di Jari-Matti Latvala sono stati contrastati dalla disperazione di Toyota quando Tanak è precipitato all’ottavo posto in seguito ad una foratura anteriore sinistra.

Ogier ha chiuso 3,3 secondi su Loeb, il cui ritmo è aumentato costantemente. Evans era lontano altri 1,8 secondi, al quarto posto, mentre Neuville è risalito dalla nona alla quinta posizione. Sordo è peggiorato progressivamente e ha perso quattro posizioni nella penultima prova, per terminare sesto. Solo 16,5 secondi dividono i primi sei piloti.

Poi succede che nella Tappa 3 della domenica, Loeb, che era salito sul podio dei vincitori per l’ultima volta in Argentina nel 2013, balza al comando del Rally di Spagna vincendo i due test di apertura grazie ad una scelta azzeccata di pneumatici. Perde secondi vitali perché si gira nella penultima PS, ma resistite e incassa la sua nona vittoria spagnola per 2,9 secondi.

La consolazione di Ogier si limita a riguadagnare il vantaggio in campionato per 3 punti da Neuville. Il belga viene retrocesso dalla terza alla quarta posizione, dopo aver colpito una pietra e aver rotto la ruota posteriore destra nella fase finale. Evans è arrivato terzo per 0,5 secondi, con Sordo quinto e Tsnak sesto. Latvala ha colpito una barriera nella penultima PS, ha forato la gomma anteriore sinistra ed è precipitato all’ottava posizione.