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FTW 48H: storia della Ford Escort speciale di Sobieslaw Zasada

La vettura, targata FTW 48H, è ancora in gran parte originale e molto ben conservata con il suo motore “Mexico”. Ha avuto una serie di proprietari ed è stata sfruttata in gara negli anni Ottanta, prima di finire nelle mani dell’attuale proprietario che l’ha amata per la sua storia e l’ha restaurata secondo le specifiche originali. Il motore standard della serie Kent è stato modificato a 1850 cc e dotato di altri particolari tecnici. Il corpo vettura era dotato di tubazioni per la protezione dagli animali selvatici.

Fu la gara più dura dal Primo Dopoguerra per auto ed equipaggi la World Cup Rally 1970 da Londra a Città del Messico. Al via c’erano novantasei intrepidi partenti, sette dei quali su Ford Escort Mark 1 del Ford Factory Team. Si imbarcarono dallo stadio di Wembley il 19 aprile. Il percorso di oltre venticinque mila chilometri tra Europa continentale, America meridionale e centrale prevedeva tratti a quasi cinque mila metri sulle Ande e polverosi tratti desertici da mille chilometri a velocità medie richieste di 150 km/h. All’arrivo, come raccontato in un precedente articolo, il vincitore fu Hannu Mikkola, ma con lui c’era anche Sobieslaw Zasada.

L’auto vincitrice della competizione con Mikkola è stata conservata nel museo Ford, ma le altre sono state vendute come vecchie auto da rally, inclusa la 1850 GT di Zasada. Con il numero 14 sulle portiere, ottavi assoluti in classifica generale con 23 ore e 59 minuti l’ex campione europeo rally Zasada con Marek Wachowski alla note, guidava una vettura di proprietà di Ford Motor Company, costruita a mano secondo le specifiche richieste del team britannico e sotto la supervisione del Boreham Competition Department, responsabile finale di quelle auto da rally. Come base è stata utilizzata la RS 1600. Infatti, le migliori Escort da rally dell’epoca montavano tutte motori 1600 Lotus Win-Cam che erogavano 140-160 CV in allestimento rally.

Il motore standard della serie Kent è stato modificato a 1850 cc e dotato di altri particolari tecnici. Il corpo vettura era dotato di tubazioni per la protezione dagli animali selvatici. Anche il propulsore da 1.834 cc e erogava poco più di 140 cavalli, ma era semplice, a prova di bomba e facile da riparare. Alla peggio, c’era almeno una possibilità remota di trovare un motore di una Cortina da qualche parte sulle montagne del Sud America in modo da poter andare avanti. Quel risultato fu un’enorme pubblicità per Ford, che produsse rapidamente un modello Ford Escort Mexico che vendette molto bene e rimase iconico anche se era meno potente della versione MK1 RS 1600.

La vettura, targata FTW 48H (telaio numero BB49JC39560 – motore numero B154JJSC&SC), è ancora in gran parte originale e molto ben conservata con il suo motore “Mexico”. Ha avuto una serie di proprietari ed è stata sfruttata in gara negli anni Ottanta, prima di finire nelle mani dell’attuale proprietario che l’ha amata per la sua storia e l’ha restaurata secondo le specifiche originali. Dopo aver comprato la 1850 GT del 1969 nel maggio del 1984, l’attuale proprietario ha avviato una ristrutturazione conservativa e questa è l’unica “Works Escort” di proprietà privata ancora in allestimento per la World Cup Rally, seppure alcune parti non avranno visto la polvere del Messico.

Per la cronaca, un piccolo giallo non poteva mancare nell’albero genealogico di una vettura così datata. La 1850 GT, che ha un valore di mercato che si attesta attorno ai cento mila euro, risultava originariamente venduta a Boreham nel luglio 1972 alla Spencer Cars di Essex, però copia dei documenti originali fornita dal DVLA hanno confermato che le proprietà successive a Ford sono, nell’ordine: Melvyn Hodgson, Rod Cattini (che ha portato la macchina a una vittoria assoluta nel febbraio 1981 al Fildyke Rally nell’est dell’Anglia), Neil Macinnes e David Baines.

La politica del dipartimento sportivo di Ford a quel tempo è quella di sfruttare al meglio i componenti esistenti per la costruzione di auto da rally. Insomma, l’imperativo categorico è riciclare. La Escort 1850 GT adottava diverse componenti di vari modelli di Ford: tutte le Escort di costruite per questa maratona hanno il novanta per cento di parti che proviene dalla linea di produzione. Un fatto interessante è che il team Ford ha abbinato gli equipaggi in modo che entrambi i concorrenti potessero guidare l’auto.

FTW 48H: storia della Ford Escort speciale di Sobieslaw Zasada
FTW 48H: storia della Ford Escort speciale di Sobieslaw Zasada

A differenza di quasi tutte le altre Escort di serie e da gara, la carrozzeria Tipo 49 dell’auto è in gran parte originale, come preparata per le competizioni da Gomm Fabrications, con il suo tetto con la scritta “Poland” e le barre protettive superiori. La carrozzeria a due porte ha finiture nere e decalcomanie con il numero 14, vani per i passaporti dell’equipaggio e tasche per i soldi e mappe, mentre la targa del telaio originale Ford, per quella che doveva essere una Escort Twin Cam di serie, è inclusa tra i documenti dell’auto.

Integra la specifica FOMOCO World Cup Team “Mexico” del propulsore “a flusso incrociato” di tipo Kent con due carburatori Weber 40DCOE con i quattro a carter secco della capacità di 1834 cc (non originali per il macchina, ma con un numero ID Boreham Comps Dept sul coperchio del bilanciere) e un cambio ZF con cinque marce più retromarcia.

Le sospensioni sono state aggiornate Bilstein, ma gli pneumatici sono quelli originali Goodyears e il paracoppa Tech Del dell’epoca fa il resto. Le sospensioni posteriori originali era fondamentalmente quelle di una Escort normale, ma con l’aggiunta di aste a raggio diagonale piuttosto strane che sembrano essere state pensate per evitare che qualsiasi altra cosa potesse cedere, piuttosto che per migliorare la maneggevolezza della vettura. Un approccio efficace, visto che cinque vetture sono finite tra i primi dieci assoluti.

L’equipaggiamento da rally include un quartetto di luci Cibie, una lampada per la lettura della mappa Avant, una Halda Twin-Trip e un paio di sedili avvolgenti d’epoca con poggiatesta e imbracature Britax. Una copia del foglio delle specifiche delle auto non solo registra la costruzione originale di questa Escort con guida a sinistra, ma elenca l’equipaggiamento extra montato specificamente per la World Cup Rally London-Mexico City 1970.

Tutti i polacchi che hanno dato l’assalto all’Europeo Rally

Chi è quanti sono i campioni polacchi che si sono sfidati con i rivali di altri Paesi nei rally della serie continentale? Tanti e tutti bravi. Chi ha vinto il Campionato Europeo Rally, chi ha vinto gare chi ha divertito tantissimo in prova speciale. Il primo è stato Sobieslaw Zasada che si è laureato campione d’Europa nel 1966 e nel 1967.

Nella storia del Campionato Europeo Rally sono tanti i polacchi che si sono imposti, ultimo dei quali Kajetan Kajetanowicz. Il primo è stato Sobieslaw Zasada che si è laureato campione d’Europa nel 1966 e nel 1967, per poi concedere il tris nel 1971. Inoltre, per tre volte ha chiuso secondo, mentre in carriera ha corso anche con le moto.

Dopo una lunga attesa, Krzysztof Holowczyc ha riportato il titolo in Polonia nel 1997, poi nel 2007 è diventato membro del Parlamento Europeo. Dopo Zasada e Luca Rossetti, Kajetan Kajetanowicz è diventato il terzo a vincere la corona europea per tre volte, con successi fra 2015 e 2017 sulla Ford del Lotos Rally Team.

Anche Wojciech Chuchała si è portato a casa un titolo grazie al triondo in ERC2 nel 2016 con 5 vittorie nell’anno. Fra 2013 e 2014 Robert Kubica ha preso parte alla serie, vincendo l’Internationale Janner Rallye. Dariusz Polonski ha terminato secondo in Abarth Rally Cup lo scorso anno, battuto da Andrea Nucita.

Lukasz Habaj ha sfiorato il titolo nel 2019 dovendo arrendersi all’ultimo round in Ungheria. Miko Marczyk sarà al via dell’ERC con la Skoda dell’Orlen Team: coi suoi 24 anni, il giovane ha tutte le carte per essere un nuovo protagonista.

All’asta a 560.000 euro la 911 Carrera di Zasada e Waldegaard

Questa vettura è stata costruita appositamente per la Londra-Sydney Marathon del 1977 sulle specifiche di Sobislav Zasada e del suo copilota Wojciecj Schramm. Nel 2005 ha disputato anche il Safari Rally Classic con Bjorn Waldegaard. Ecco la Porsche che ha corso di più nella storia…

Va all’asta a 560.000 euro la 911 Carrera di Zasada e Waldegaard. A Chichester, Goodwood, il 14 settembre 2019 alle 11 la prestigiosa casa d’aste Bonhams batte a 560.000 euro la bellissima Porsche 911 Carrera 3.0 litri del 1976 passata tra le mani di Sobislav Zasada e Bjorn Waldegaard e che nel 1977 e nel 2004 disputò la Londra-Sydney Marathon e nel 2005 partecipò al Safari Classico. La vettura in questione, un pezzo unico, è registrata col numero TTO 327R e ha come telatio il 9117600881.

Questa vettura è stata costruita appositamente per la Londra-Sydney Marathon del 1977 sulle specifiche di Sobislav Zasada e del suo copilota Wojciecj Schramm. Da allora partecipò a numerosi altri rally e raid tra cui la Repco in Australia (1979), Australian Safari Rally (1985 e 1988), Targa Tasmania (1996), London Sydney Marathon (2004) e East African Classic Safari Rally (2005), oltre ad apparire in molti dei più prestigiosi eventi storici di sport motoristici.

Questa 911 Carrera, famosa perché è la 911 Carrera di Zasada e Waldegaard, ha in accompagnamento una storia illustrata dettagliata di 100 pagine, scritta dall’ex pilota Porsche e del vincitore della Le Mans, Jürgen Barth, che ha preparato e supportato l’auto nel periodo più importante. Il libro è una lettura essenziale per i potenziali acquirenti. Il numero di telaio “9117600881” fu prodotto all’inizio del 1976 e conservato in fabbrica fino al marzo 1977, quando fu consegnato direttamente a Sobislav Zasada per consentirgli di competere nella Londra-Sydney.

Copie della corrispondenza di supporto di Zasada e documenti della fabbrica Porsche sono archiviati (gli originali si trovano nell’archivio Porsche Factory). Con i suoi 30.000 chilometri, la London Sydney del 1977 fu il rally più lungo di tutti i tempi e uno dei più difficili di sempre.

Zasada e Schramm hanno patito una spietata concorrenza da parte di un Mercedes, con sei auto e un budget considerevole. Tuttavia, dalla Germania era in testa la Porsche e avrebbe guidato la gara fino a Singapore, scambiando più di una volta i posti con la Mercedes leader. Finì tredicesima dopo aver perso oltre tre ore bloccata nella sabbia in Australia. La vittoria andò alla Mercedes-Benz 280 SE di Cowan-Malkin-Broad.

La 911 Carrera al test Repco in Australia
La 911 Carrera al test Repco in Australia

Porsche Australia acquista la 911 Carrera da Zasada

Alla fine del rally, Porsche Australia ha acquistato l’auto da Zasada e l’ha affidata a Dean Rainsford che l’ha guidata nel Campionato Australiano Rally. La Carrera 2.7 di Dean è apparsa nella serie di carte da collezione Weetabix Rally Car, che ha contribuito a ispirare l’interesse dell’attuale proprietario David Cavanagh.

Nel 1978, la 911 Carrera fu convertita nella configurazione con guida a destra dall’ingegnere capo della Porsche Australia, Enzo Belluzo, come confermato dalla corrispondenza della fabbrica Porsche in archivio. La Porsche finì nella top-sei nella maggior parte dei round, stabilendo un numero di record e vinse il round dell’Australia occidentale.

Il suo successivo grande evento fu la prova di affidabilità Repco nell’agosto 1979, una maratona di 18.616 chilometri attorno all’Australia. La Carrera è stata inserita dalla Porsche per Rainsford e Edgar Herrmann, due volte vincitore dell’East African Safari Rally, e alla fine ha concluso al settimo posto assoluto. Dopo il Repco, l’auto fu venduta a Michael Stilwell. A questo punto aveva accumulato 57.450 chilometri di corse.

Nel 1985 la 911 Carrera fu posseduta per un breve periodo dal noto pilota e collezionista vittoriano Porsche Peter Lovett, prima di essere acquistata da Peter Glover, che ricostruì l’auto, prima di immetterla nel Wynn’s Safari Rally. Il motore è stato ricostruito da Porsche Australia a Melbourne, che ha fornito supporto tecnico.

Sfortunatamente, il quinto giorno, la Porsche fu costretta a ritirarsi mentre era in testa, per la rottura del braccio posteriore. Nel 1988 fu nuovamente ricostruita da Porsche Australia per un secondo tentativo all’Australian Safari, questa volta equipaggiata con la 953 Paris Dakar.

La Porsche 911 Carrera da mezzo milione di euro in Africa
La Porsche 911 Carrera da mezzo milione di euro in Africa

Passa nelle mani di Keith McIlroy per rally storici

Nel 1994, la 911 Carrera in questione fu acquistata da Keith McIlroy per rally storici e ricostruita nel 1995 e 1996. McIlroy partecipò alla Targa Tasmania e guidò comodamente la sua classe fino a quando un cavo di massa della bobina di accensione lo costrinse a perdere tempo. Tra il 1996 e il 2000 l’auto è stata esposta al Sydney Motor Museum.

Nel 2000 la 911 Carrera fu spedita nel Regno Unito e adattata alle specifiche FIA per correre con Francis Tuthill. Jürgen Barth ispezionò la vettura e confermò che si trattava di quella originale di Zasada alla Londra Sydney. In questo periodo il motore originale viene rimosso e messo da parte per il futuro restauro conservativo e al suo posto viene installata un’unità sostitutiva corretta per il periodo.

Nel 2002, Keith McIlroy è entrato con la Porsche nello storico Circuit of Ireland Rally, finendo quarto in classe. Successivamente, l’auto è stata immagazzinata presso Francis Tuthill, dove David Cavanagh l’ha vista per la prima volta alla fine del 2002. David acquistò l’auto nel febbraio 2004 in tempo per la Londra Sydney di quell’anno.

Nonostante la relativa mancanza di esperienza, David e il copilota Cath Woodman hanno concluso l’evento, vincendo la loro classe e battendo i team con “più esperienza, più abilità e preparazione più approfondita”. I ricordi di David di questa meravigliosa avventura sono archiviati.

Dopo l’evento, l’auto fu spedita a Perth, nell’Australia occidentale e ricostruita dagli specialisti Porsche K-Tec. Di ritorno nel Regno Unito, la Carrera è stata portata in mostra da Cavanagh e Barth allo Stoneleigh International Historic Motor Festival del 2005 e ha pianificato di partecipare al Safari Classico.

Il rally storico più duro e competitivo al mondo, il Safari 2005 è stato percorso per una distanza di 4.000 chilometri (2.000 competitivi) in Kenya e Tanzania, a partire dal 1 dicembre. Per questo evento la Carrera è stata guidata da David e dal quattro volte vincitore del Safari Bjorn Waldegaard, quest’ultimo tornato in Africa dopo tredici anni di distanza.

Ricostruita meccanicamente ancora una volta e dotata di nuovi sedili con specifiche FIA, la Carrera livrea Martini finì infine al settimo posto assoluto, a meno di un minuto dal quinto. A differenza di molte altre Porsche, la 911 Carrera mantenne le sue sospensioni e la sua tecnologia motoristica e fu la Porsche più veloce su molte PS.

Bjorn e David hanno ricevuto l’Henry Liddon Memorial Trophy. La Porsche Martini di Waldegaard divenne la macchina emblema di quel Safari e fu utilizzata per promuovere le successive edizioni dell’evento. Da allora, la 911 la Carrera ha girato al Goodwood Festival of Speed, al Eiffel Rally Party in Germania, e nel 2015 è stata portata in Polonia per incontrare il suo copilota originale, Wojciecj Schramm.

Nello stesso anno l’auto è stata esposta nel video di anteprima di Goodwood Festival of Speed ​​ed è stata ospite speciale del Rally Legends Austria. La Carrera fu successivamente invitata al Museo Porsche di Gmund, dove ha incontrato Ernst Piech, nipote di Ferdinand Porsche, e il proprietario dell’auto ha avuto il privilegio di guidare con lui intorno al lago Matsee.