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Storia e tradizione del Rally di Monza: vetrina mondiale

La prima edizione si corse il 7 dicembre 1978: la prima vettura al traguardo fu una Porsche 911 Gruppo 3 preparata da Tam Auto condotta da Federico Ormezzano e navigata da Renato Genova; podio completato dalla Lancia Stratos dell’equipaggio Bagna-Sanfront e dalla Ferrari 308 GTB di Pinto-Penariol. Quarta a un soffio dal podio l’Alfa Romeo Alfetta GTV di Cazzaniga-Bringhenti. Tra le prime 10 vetture al traguardo nella classifica generale anche Fiat Ritmo e Lancia Beta Montecarlo.

Il Rally di Monza, che nella sua storia è destinato a diventare prima la “cantina dei vip” e poi un rally che decide il Campionato del Mondo in versione “light” e “smart”, ha alle spalle una storia molto bella e una tradizione lunga, che si perde sul finire degli anni Ottanta, gli anni del benessere, della ribellione, degli eccessi. Bellissimi e irripetibili, così come sono stati.

Un evento che da tradizione chiude la stagione di corse dell’Autodromo Nazionale di Monza, trasformando il Tempio della velocità brianzolo nel palcoscenico di una specie di competizione rallistica. Per la prima volta nel 2020 e per la seconda nel 2021, l’Aci Rally Monza acquista i “gradi” di tappa del Mondiale FIA WRC, di cui rappresenta l’epilogo che, grazie a una classifica – Piloti e Costruttori – ancora aperta fa vivere suspense e colpi di scena. L’evento organizzato dall’Automobile Club d’Italia, rappresenta il più recente episodio di una lunga storia che ha per ambientazione il Parco di Monza.

Tutt’altra epoca quella dei primi Rally di Monza. Correva l’anno 1978 quando venne organizzata la prima edizione con l’asfalto a tratti ricoperto di neve e ambientazione da pieno inverno. Le immagini d’archivio ricordano come il tracciato alternasse asfalto e sterrato andando al di fuori del perimetro “tradizionale” dell’Autodromo Nazionale fondato nel 1922 e interessando anche strade e sentieri del Parco di Monza, che grazie ai suoi 700 ettari d’estensione è uno dei giardini recintati più grandi d’Europa. Lontane dai cordoli le vetture facevano lo “slalom” tra piante e pubblico, assiepato in ogni dove.

La prima edizione si corse il 7 dicembre 1978: la prima vettura al traguardo fu una Porsche 911 Gruppo 3 preparata da Tam Auto condotta da Federico Ormezzano e navigata da Renato Genova; podio completato dalla Lancia Stratos dell’equipaggio Bagna-Sanfront e dalla Ferrari 308 GTB di Pinto-Penariol. Quarta a un soffio dal podio l’Alfa Romeo Alfetta GTV di Cazzaniga-Bringhenti. Tra le prime 10 vetture al traguardo nella classifica generale anche Fiat Ritmo e Lancia Beta Montecarlo.

Da subito il Rally di Monza conquistò consensi tra i piloti specialisti e le case ufficiali. Nel 1979, seconda edizione, la 131 Abarth ufficiale di Attilio Bettega-Maurizio Perissinot fu seconda assoluta; vinse la Ferrari 308 Gtb di Raffaele Pinto e Bernacchini che portarono una vettura di Maranello per la prima volta a trionfare in un rally. Negli Anni Ottanta la tradizione del Rally di Monza si arricchisce con diversi prototipi in gara e il dominio della Lancia che mette il sigillo sulla prova lombarda dal 1981 al 1988: nelle prime due edizioni con la Stratos (Gruppo 4), a seguire per sei annate consecutive con Lancia Rally 037 (Gruppo B). Sul finire del decennio il passaggio del testimone con le Alfa Romeo 75 Imsa in grado di fare doppietta nell’evento lombardo nel 1989 con gli equipaggi di Cerrato-Cerri e Francia-Piro; nella top 10 anche le Alfa Romeo 75 Turbo.

Negli anni Novanta il format del Rally di Monza, arricchito dal Master’s Show – sfida finale sul rettilineo principale a eliminazione diretta -, richiama un maggior numero di piloti non specialisti del rally. Il team Beta nel 1996 ingaggia, oltre a Miki Biasion, Alessandro Zanardi, che in quell’anno aveva iniziato a gareggiare in America in formula Cart, che prenderà parte all’evento anche nel 2000; Giancarlo Fisichella partecipa nel 1997, lo stesso anno della prima presenza di Valentino Rossi, che in anni recenti è diventato la “stella” della manifestazione monzese.

Il Dottore partecipò dal 1997 al 2000, quindi dalla “rinascita” dell’evento (a partire dal 2003) come Monza Rally Show fino al 2018. Le sole assenze del pilota di Tavullia nel 2010, per i postumi di un infortunio patito durante la stagione del Motomondiale, e nel 2019, quando VR46 – nello stesso fine settimana – fu impegnato alla 12 Ore del Golfo ad Abu Dhabi con una Ferrari 488 GT3. Le vittorie di Valentino Rossi al Monza Rally Show sono in totale 7: nel 2006-2007 su Ford Focus Wrc, quindi nel 2012 e 2015-2018 su Ford Fiesta Rs Wrc.

Tra i “re” del Monza Rally Show anche gli specialisti Dani Sordo (vincitore 2010 e 2013 con Citroën) e Robert Kubica (2014, su Ford Fiesta). Tra i “big” che hanno preso parte all’evento anche il nove volte campione del mondo motocross Tony Cairoli, Marco Melandri, Sébastien Loeb (campione nel 2011 su Citroën DS3 Wrc), Marco Simoncelli e l’iridato rally Colin McRae visto a Monza nel 2005 al volante della Skoda Fabia Wrc. Nel 2019 la vittoria in classifica assoluto andò ad Andrea Crugnola su Volkswagen Polo Gti.

Rally di Monza sempre più iridato chiama Valentino Rossi

La scelta di Como e Varese, quindi di avere almeno una tappa su strada nel Rally di Monza iridato, è stata obbligata da alcune perplessità di Toyota, che essendo in lizza per il titolo, temeva che l’Autodromo di Monza potesse influenzare il risultato, visto che nessuno degli equipaggi che guidano le vetture giapponesi hanno mai corso su quella pista, a differenza di altri… Ovviamente, questo rende la gara più interessante e anche il Promoter tira un sospiro di sollievo

Il Covid-19 impazza in tutt’Europa e la conseguente emergenza sanitaria dissemina ostacoli sul proseguimento del WRC, che attraverso la FIA, il promoter della serie iridata e la federazione italiana cerca di trovare un’altra prova che possa sostituire un sempre più in dubbio Rally di Ypres. Ed ecco che si rafforza la posizione del Rally di Monza, che intanto oltre alle due prove di Como (restano le più accreditate quella della Valcavargna e quella di Sormano, anche se si è fatta avanti l’ipotesi Valle Intelvi) adesso ha messo gli occhi anche sulla provincia di Varese.

Per un Rally di Monza iridato vengono richiesti duecento chilometri di prove speciali, mentre pochi mesi fa, quando la posizione di Ypres non sembrava assolutamente traballante, ci si sarebbe accontentati di una semplice passerella con prove in autodromo. Aci Sport non si tira indietro e con l’esperienza conseguita nell’organizzazione del Rally Italia Sardegna lavora alla realizzazione di un percorso ottimale. I collegamenti da Monza a Como sono ottimi e Varese, a ben vedere, è ad un tiro di schioppo e offre strade valide da poter offrire agli equipaggi.

Dunque, Monza sempre più verso la serie iridata e per di più come finale di stagione, magari con il compito di assegnare almeno un titolo o forse entrambi. Anche i fondi, leggasi sponsor, che nella settimana scorsa erano in dubbio sono stati trovati. L’Ac Como, che già organizza la Finale di Coppa Italia, è collaborativo e certamente l’Ac Varese è interessato. In fondo, al Varesotto avevano anche pensato gli svizzeri quando l’Italia stava per perdere il Mondiale e la FIA e il Promoter del WRC già puntavano ad organizzare una gara in Svizzera con prove a Como e a Varese…

La scelta di Como e Varese, quindi di avere almeno una tappa su strada, è stata obbligata da alcune perplessità di Toyota, che essendo in lizza per il titolo, temeva che l’Autodromo di Monza potesse influenzare il risultato, visto che nessuno degli equipaggi che guidano le vetture giapponesi hanno mai corso su quella pista, a differenza di altri… Ovviamente, questo rende la gara più interessante e anche il Promoter tira un sospiro di sollievo, visto che un rally iridato interamente in circuito sarebbe stato poco interessante da promuovere a livello di immagini e decisamente noioso per chi vi assiste. Oltre al fatto che si sarebbe creato un precedente terribile sulla snaturalizzazione definitiva (purtroppo costantemente in atto) della specialità.

L’autodromo torna utile all’Automobile Club, invece, perché permetterebbe (il condizionale è d’obbligo visto che bisogna tenere sotto controllo l’evoluzione del Covid-19 in Italia) di ospitare fino a ventimila persone paganti, che sarebbero una manna dal cielo per Monza che comunque con una stagione così disgraziata è in difficoltà come tutti gli altri circuiti italiani. Per attirare pubblico, coscienti del fatto che molti spettatori preferiranno andare a vedere il rally solo in prova speciale, gli organizzatori stanno pensando di invitare Valentino Rossi per una sfida con i big iridati. Vale accetterà?

La Alpine A110 da rally debutta al Monza Show

Con la sua sportiva a motore centrale, la Alpine A110, la Casa transalpina torna nel mondo dei rally debuttando al Monza Rally Show, dopo decenni d’assenza. Debutta con una due posti che in realtà era già stata declinata negli in alcune versioni da corsa negli anni scorsi.

Il Monza Rally Show 2019 ospita il debutto della nuova versione da rally della Alpine A110. Con la sua sportiva a motore centrale la Casa transalpina torna così nel mondo dei rally dopo decenni d’assenza: la due posti era già stata declinata negli scorsi anni in alcune versioni da competizione, come le Cup e le GT4, che però erano destinate unicamente all’utilizzo in pista.

Derivata dalla stradale. Proprio con l’esperienza maturata tra i cordoli, il team Signatech ha messo a punto un’evoluzione pensata per i rally della A110. Alla base della vettura è presente lo stesso telaio d’alluminio del modello di serie, ulteriormente rinforzato e abbinato a un nuovo assetto con ammortizzatori con finecorsa idraulici e all’immancabile roll cage interna omologata Fia.

Nuovi sono anche l’impianto frenante firmato Brembo con Abs Bosch Motorsport, i sedili Sabelt con cinture a sei punti e il kit aerodinamico specifico. In gara dal 2020. Proposta con un prezzo di partenza di 150.000 euro, la Alpine A110 Rally è omologata Fia R-GT ed è spinta da una versione aggiornata del 1.8 turbo utilizzato dal modello di serie.

Diversi accorgimenti tecnici hanno permesso di adattare l’unità a quattro cilindri all’impiego nelle competizioni: la potenza massima supera i 300 cavalli. Il cambio, infine, è un sequenziale a sei rapporti con trazione posteriore e differenziale a slittamento limitato. Le consegne dei primi esemplari sono previste per i primi mesi del prossimo anno.