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5 marzo 1986 il giorno più nero del Rally del Portogallo

Il 5 marzo 1986 è una data nera per il rallismo di tutto il mondo. Si tratta di un giorno di dramma e morte, che nella storia dei rally comunque non mancano. Tre persone, una donna di 36 anni e due adolescenti, perdono la vita. La vettura, guidata da uno dei più famosi piloti di rally del Portogallo, esce di strada improvvisamente durante una curva a destra, passa fra due alberi e finisce per travolgere un gruppo di spettatori: un ragazzo, purtroppo, è morto sul colpo.

Il 5 marzo 1986 rimarrà impresso come una data oscura e tragica nella storia dei rally, un giorno che ha scosso l’intera comunità rallistica globale. Al Rally del Portogallo di quell’anno, una Ford RS200, guidata da Joaquim Santos, ha causato una tragedia senza precedenti durante la prima prova speciale della gara, che si svolgeva all’Estoril e faceva parte del Campionato del Mondo Rally. L’incidente ha portato alla perdita di tre vite umane: una donna di 36 anni e due adolescenti hanno perso la vita in modo tragico. La vettura, condotta da uno dei più celebri piloti del Portogallo, ha perso il controllo improvvisamente durante una curva a destra, uscendo di strada e passando tra due alberi prima di travolgere un gruppo di spettatori. Uno dei ragazzi presenti è morto sul colpo, mentre gli altri hanno subito gravi ferite.

La notizia ha scosso profondamente la comunità rallistica e ha suscitato un’ampia discussione riguardo alla sicurezza degli spettatori durante le gare rallystiche. Si è sollevato il dibattito sulle misure di sicurezza da adottare per proteggere il pubblico e garantire che eventi tragici come questo non si ripetano in futuro. L’incidente ha evidenziato l’importanza di garantire che le misure di sicurezza siano rigorosamente rispettate durante le competizioni rallystiche e ha portato a una rinnovata attenzione sulle normative e sui protocolli di sicurezza da parte degli organizzatori degli eventi e delle federazioni automobilistiche.

La morte di tre persone durante il Rally del Portogallo 1986 ha segnato una svolta nel mondo dei rally, spingendo la comunità ad affrontare in modo più serio e rigoroso le questioni legate alla sicurezza degli spettatori e dei partecipanti. Un evento così tragico ha lasciato un’impronta indelebile nella storia dei rally, servendo da monito costante sull’importanza di mettere la sicurezza al primo posto in ogni aspetto delle competizioni automobilistiche.

Ma cosa è successo di preciso? Urla e panico. A terra ci sono rimasti circa trenta feriti. Pochi minuti prima di questo incidente, il finlandese Timo Salonen, su Peugeot 205 Turbo 16, aveva investito un gruppo di spettatori e in questo incidente c’era stato un ferito lieve. Il rally è stato immediatamente sospeso, cosa che non era per nulla scontata per l’epoca. Quel giorno i piloti del Mondiale Rally si riunirono per prendere una decisione drastica: no al proseguimento della corsa.

Ormai erano mesi che si discuteva, anche sui giornali, della pericolosità dei rally e in particolare della pericolosità delle auto da rally Gruppo B. In un comunicato, i piloti che correvano su macchine ufficiali, scrissero: “È impensabile garantire la sicurezza degli spettatori. La situazione sulle strade del rally è del tutto particolare. L’incidente mortale non è da attribuire né alla macchina né alla velocità. Santos ha solo cercato di evitare gli spettatori. Speriamo che il nostro sport possa avere benefici da questa nostra decisione”.

Nella tarda serata di quel 5 marzo 1986, però, il Rally del Portogallo ripartì, fra il fuoco incrociato di mille polemiche: ma in gara c’erano solo i piloti privati. Nonostante la tragedia consumata poche ora prima, le prove speciali erano ancora invase da migliaia di appassionati.

In quell’occasione, Walter Rohrl commento così l’accaduto: “Bisognava fermarsi. È questa la sola maniera di far prendere coscienza agli spettatori dei pericoli che corrono. I piloti non sono né pazzi né assassini. Bisogna dire al mondo che noi siamo coscienti dei pericoli che corriamo e che facciamo correre”. Timo Salonen aggiunse: “I soldi non contano più. La nostra vita, quella degli spettatori, è più importante”. Markku Alen si appellò alle coscienze ribadendo: “Non era più possibile continuare la gara in queste condizioni. Penso che adesso se ne siano accorti tutti”.

La Federazione Internazionale dell’Automobile non rilasciò alcun commento sulla vicenda, salvo poi decidere sul finire della stagione (dopo l’incidente mortale di Henri Toivonen e Sergio Cresto) che il Gruppo B andava bandito e il progetto del Gruppo S andava fermata. Non uno, ma due passi indietro. E così dal 1987 riprese la storia del Gruppo A.