Toyota: dalla Andersson Motorsport a Toyota Gazoo Racing

Dalla Andersson Motorsport a Gazoo Racing: storia Toyota

La storia della Andersson Motorsport, costola che diede vita del reparto sportivo Toyota, allora denominato TTE,e ad una lunga storia di sfide e di successi nel Campionato del Mondo Rally. Una favola appassionante come poche, che si perde tra passione e interessi. Un percorso lunghissimo quello del Costruttore giapponese nel motorsport, che va dal WRC alla Formula 1 e ritorno.

Un percorso lungo settanta anni e costellato di indimenticabili successi porta dalla Andersson Motorsport a Toyota Gazoo Racing, dipingendo la parabola sportiva di Toyota e Toyota Motorsport, reparto corse ufficiale della Casa che ha partecipato a diverse specialità dell’automobilismo, compresa la Formula 1, con una lunga e proficua serie di vittorie nel Campionato del Mondo Rally come Toyota Team Europe dal 1982 al 1999 (nato appunto dalla Andersson Motorsport), vincendo tre titoli Marche, quattro titoli Piloti e quarantatré gare iridate.

Le radici dell’attività sportiva del Costruttore giapponese arrivano fino all’allora rallista Ove Andersson che, sul finire degli anni Settanta, fonda una scuderia tutta sua, appunto la Andersson Motorsport, destinata a diventare Toyota Motorsport. Sin dal 1979, la Andersson Motorsport ha sede a Colonia, in Germania. Per questo motivo è nota anche come Toyota Team Europe (ma il nome vero è Andersson Motorsport).

Ovviamente, su una figura come quella di Ove Andersson bisogna aprire una parentesi, che aiuta a comprendere la nascita del team e la crescita esponenziale di un personaggio a cui i rally devono davvero tanto. Nato a Uppsala il 3 gennaio 1938, Andersson era un pilota prima di divenire dirigente sportivo. Vincitore in carriera di una prova del Mondiale Rally, il Safari Rally del 1975, e di quattro prove del Campionato Internazionale Costruttori. In questa ultima serie, nel 1971, se si fosse assegnato anche il titolo Piloti, oltre a quello Costruttori, lo svedese sarebbe stato campione del mondo rally, vincendo quattro gare su otto, mentre il titolo Piloti fu istituito a partire dal Campionato del Mondo Rally del 1977.

Dopo essere stato uno dei pionieri dei rally già a partire dagli anni Cinquanta del Ventesimo secolo – come navigatore ebbe Jean Todt – negli anni Ottanta fondò la Andersson Motorsport da cui poi sarebbe nata la Toyota Motorsport.

Trovò la morte, all’età di 70 anni, in Sudafrica l’11 giugno 2008 al Milligan Classic Rally, un rally per auto storiche. La vettura da lui guidata non è riuscita ad evitare lo scontro frontale con un camion, all’uscita di una curva cieca. Con Andersson, sulla scia della Anderson Motorsport, Toyota vinse tre Mondiali Marche (1993, 1994 e 1999) e quattro titoli Piloti, con Carlos Sainz (1990 e 1992), Juha Kankkunen (1993) e Didier Auriol (1994).

La storia di Toyota nei rally inizia nel 1972 quando la Casa del Sol Levante decide di affidare una Celica al pilota svedese Ove Andersson per correre nel RAC (gara in cui si piazza nono al traguardo). Inizialmente si pensa di creare un team con base in Giappone, ma per motivi logistici dovuti alla considerevole presenza di gare europee nel calendario iridato viene deciso di affidarsi alla scuderia di Andersson con sede ancora ad Uppsala, in Svezia.

Trascorre poco tempo e il quartier generale del team viene trasferito a Bruxelles, in Belgio. La sostanza non cambia. La prima vittoria Toyota nel WRC arriva nel 1973 grazie, però, ad un pilota privato: il canadese Walter Boyce, al volante di una Corolla Levin, porta a casa la corsa statunitense Press-on Regardless.

Nel 1975 vede la luce il TTE (Toyota Team Europe) e nello stesso anno è la volta del primo trionfo ufficiale grazie ad una Corolla Levin, guidata dal finlandese Hannu Mikkola. Due anni più tardi la Casa nipponica porta a casa il terzo posto nel Mondiale Costruttori, mentre risale al 1979 – anno di debutto della Celica Turbo – il trasferimento della squadra a Colonia. Ancora oggi la città tedesca ospita il reparto motorsport del marchio asiatico.

Gli anni Ottanta si aprono per Toyota con la vittoria dello svedese Bjorn Waldegaard nel Rally di Nuova Zelanda al volante della Celica 2000 GT. La svolta arriva nel 1983 con la Toyota Celica Twincam Turbo, una coupé particolarmente adatta alle gare in Africa. E infatti, sale sul gradino più alto del podio in Costa d’Avorio (1983 e 1986 con Waldegaard e 1985 con Kankkunen) e al Safari (1984 e 1986 con Waldegaard e 1985 con Kankkunen).

La Celica GT-Four – la prima auto da rally a trazione integrale del brand del Sol Levante – vede la luce nel 1988 e l’anno successivo (grazie al successo di Juha Kankkunen in Australia e all’arrivo del talento spagnolo Carlos Sainz) il marchio giapponese conquista il secondo posto tra i Costruttori nella serie iridata.

Dal primo titolo WRC al debutto in Formula 1

È il 1990 quando Toyota conquista il suo primo titolo nel Mondiale Rally grazie a Carlos Sainz, primo nella classifica Piloti con quattro successi tra Acropoli, Nuova Zelanda, 1000 Laghi e RAC. Il trionfo di Waldegaard al Safari non è sufficiente, invece, per portare a casa il titolo Costruttori. L’anno successivo arrivano sei successi (Sainz a Monte Carlo, in Portogallo, al Tour de Corse, in Nuova Zelanda e in Argentina e il tedesco Armin Schwarz primo al Catalunya).

Il debutto della Celica ST 185 nel 1992 coincide con il secondo Mondiale Piloti nel WRC per Carlos Sainz (primo al Safari, in Nuova Zelanda, al Catalunya e al RAC) ma neanche in questa stagione – nonostante il gradino più alto del podio rimediato in Svezia dal driver locale Mats Jonsson – la Casa giapponese riesce a trionfare tra le Marche. La svolta arriva nel 1993 quando la Toyota acquista Toyota Team Europe e cambia il nome in Toyota Motorsport.

Juha Kankkunen trionfa tra i Piloti grazie a cinque vittorie (Safari, Argentina, 1000 Laghi, Australia e RAC) e grazie ad altri due successi (Auriol a MonteCarlo e Jonsson in Svezia) la Casa del Sol Levante diventa il primo brand asiatico a laurearsi campione del mondo rally tra i Costruttori. Il dominio continua l’anno successivo con Auriol campione del mondo Piloti (primo al Tour de Corse, in Argentina e a Sanremo) e con il secondo Mondiale Costruttori grazie ai trionfi di Kankkunen in Portogallo e del keniota Ian Duncan al Safari.

Al contrario di quello precedente, il 1995 è un anno da dimenticare per la Toyota: la Casa asiatica porta a casa una sola vittoria con Didier Auriol al Tour de Corse, ma viene esclusa dalla classifica del Mondiale Rally e squalificata dal WRC per dodici mesi dopo essere stata pizzicata nella penultima prova stagionale (Catalunya) con un motore modificato contro le norme del regolamento in vigore. Le Celica GT-Four private ottengono cinque podi in due anni. Per il ritorno della Casa del Sol Levante come ”ufficiale” bisogna attendere la fine della stagione 1997 e la Corolla WRC.

La compatta asiatica porta a casa tre vittorie nel 1998 (Sainz a MonteCarlo e in Nuova Zelanda e Auriol al Tour de Corse) e l’anno successivo regala alla Toyota il terzo Mondiale Costruttori nel World Rally Championship con un solo successo (Auriol in Cina). Toyota decide di lasciare i rally alla fine di quella stagione 1999, per concentrarsi sui programmi in circuito di Le Mans Prototype, dove vince nel 1992 e nel 1999, e di Formula 1.

Da questo momento in poi fa la sua comparsa la Panasonic Toyota Racing, approntata dal Costruttore giapponese per correre in Formula 1 per otto stagioni, dal 2002 al 2009. A differenza di altri Costruttori, Toyota ha preferito costruire in proprio sia la vettura sia il motore senza appoggiarsi a squadre esistenti. Anche in questo caso, la scuderia ha sede operativa a Colonia, in Germania, all’interno della struttura di Toyota Motorsport.

L’impegno in Formula 1 della Toyota si è sempre caratterizzato per le enormi risorse economiche a disposizione a cui non sono seguiti risultati adeguati prima del 2005. Vi sono stati continui cambiamenti di personale, sia dirigenziale sia tecnico che di piloti. Le monoposto Toyota sono sempre state considerate molto potenti come motore, ma carenti a livello di progetti aerodinamici, da cui l’alternarsi di diversi progettisti, l’ultimo dei quali l’inglese Mike Gascoyne, che ha lasciato la squadra dopo tre gare della stagione 2006. Con questo andazzo, il 4 novembre 2009 la Toyota ha annunciato l’abbandono della F1 a partire dal 2010.

La fine del 2009 segna il punto di non ritorno. La dirigenza Toyota si rende conto che in F1 non può eguagliare i successi ottenuti nel WRC, dove avevano raggiunto ormai un ottimo potenziale e accumulato davvero tanta esperienza. Quattro anni di pausa e all’inizio del 2014, i giapponesi confermano il ritorno nei rally con la Yaris WRC, nuova World Rally Car progettata da Toyota Gazoo Racing che si basa sulla Toyota Yaris di serie e rappresenta la prima vettura con cui la Casa corre nel World Rally Championship dal ritiro.

La Yaris entra in fase di sviluppo a marzo 2014. Nel frattempo, Toyota si presenta con la GT86 CS-R3, un aperitivo, al Deutschland Rally per salutare il rientro nel mondo dei rally con la Yaris WRC. La Toyota GT86 CS-R3 è un modello dedicato ai clienti sportivi che non è destinato a riscuotere successo. Sviluppata da Toyota Motorsport, fa da apripista all’Adac Rallye Deutschland con la campionessa Isolde Holderied.

Si tratta di un modello raro per i rally. Infatti, non deriva da una berlinetta, ma da una coupé sportiva. Il motore è un boxer di 2 litri sviluppato in sinergia con Subaru e montato in posizione posteriore, come posteriore è anche la trazione. È realizzato in conformità alla normativa FIA R3, ma sarà l’equivalente di un fuoco di paglia. Al contrario della Yaris WRC, destinata a vincere tanto e a regalare l’iride al Marchio dagli occhi a mandorla.

L’annuncio ufficiale del ritorno di Toyota nel WRC

Il 29 gennaio 2015, il Costruttore, per bocca del presidente Akio Toyoda, ufficializza la propria partecipazione al WRC 2017. I piloti sotto contratto che sviluppano la Yaris WRC, disegnata dall’ingegnere italiano Emanuele Battisti, sono tre: Stephane Sarrazin, pilota Toyota nel Mondiale Endurance, Sebastian Lindholm, otto volte campione nazionale, ed Eric Camilli, giovane speranza transalpina. Il 2015 e il 2016 sono due stagioni fatte di piccoli passi e piccole soddisfazioni. Ma il meglio deve ancora venire.

Il 29 gennaio 2015, il Costruttore, per bocca del presidente Akio Toyoda, ufficializza la propria partecipazione al WRC 2017. I piloti sotto contratto che sviluppano la Yaris WRC, disegnata dall’ingegnere italiano Emanuele Battisti, sono tre: Stephane Sarrazin, pilota Toyota nel Mondiale Endurance, Sebastian Lindholm, otto volte campione nazionale, ed Eric Camilli, giovane speranza transalpina. Il 2015 e il 2016 sono due stagioni fatte di piccoli passi e piccole soddisfazioni. Ma il meglio deve ancora venire.

Che si tratti di correre nel Campionato Mondiale di Rally con la Yaris WRC, nel Campionato Mondiale di Endurance con la TS050 Hybrid (auto ibrida capace di affrontare gare che durano dalle 6 alle 24 ore), nel Rally Dakar con Toyota Hilux Dakar o Toyota Land Cruiser (in grado di solcare deserti e fiumi) o con il prototipo GR Supra Racing, gareggiare per Toyota significa superare le sfide e le condizioni estreme della corsa attraverso nuove soluzioni e tecnologie e realizzare così vetture sempre migliori. E dal 2015 tutto ciò si chiama Toyota Gazoo Racing.

”Proprio come gli atleti mettono alla prova le loro capacità competendo con tutta la loro forza nelle Olimpiadi, così le case automobilistiche usano le corse come un’opportunità per spingere le prestazioni di un veicolo al limite e scoprire nuovi modi di far avanzare la tecnologia”. Così diceva, infatti, nel 1952, Kiichiro Toyoda, fondatore di Toyota, nella convinzione che le corse delle auto, al di la di rappresentare un grande intrattenimento, fossero vitali soprattutto nello sviluppo dell’industria automobilistica.

Ecco spiegato perché nel 1957 la prima partecipazione al Rally Australia con la Andersson Motorsport e nel 1975 la prima vittoria importante al Rally 1000 Laghi a cui seguono poi tanti altri successi grazie a piloti di eccellenza come Juha Kankkunen e Carlos Sainz al volante di auto leggendarie tra cui Celica GT-Four e Corolla WRC. Fino al 1999, Toyota ha fatto la storia del World Rally Championship con tre titoli Costruttori e quattro titoli Piloti per poi interrompere (con la sopracitata frustrante avventura nella F1) e successivamente riprendere la partecipazione al Campionato del Mondo Rally.

Dopo un debutto strepitoso nel 2017 con la Yaris WRC Plus, Toyota Gazoo Racing vince il titolo Costruttori nel WRC 2018. Il round finale in Australia ha confermato le prestazioni della Toyota Yaris WRC, con Ott Tanak e Jari-Matti Latvala in testa alla corsa nella giornata di sabato.

I tratti fangosi e scivolosi di domenica hanno messo in difficoltà più piloti, tra cui Tanak che è stato costretto al ritiro nella penultima PS dopo aver colpito un albero mentre si trovava in seconda posizione. Latvala, evitando errori e vincendo tre tappe l’ultimo giorno, ha conquistato il primo posto con 32,5 secondi di vantaggio: la quinta vittoria della squadra del 2018.

Tanak, Latvala e Lappi hanno concluso la stagione rispettivamente al terzo, quarto e quinto posto nella classifica piloti, con Tanak in lotta per il titolo piloti fino all’ultimo giorno in Australia. Tutti e tre i piloti agli ordini di Tommi Makinen hanno contribuito in modo determinante alla vittoria del Toyota Gazoo Racing che si è aggiudicato il Mondiale Costruttori, un risultato arrivato al secondo anno dopo il ritorno di Toyota nel WRC e dopo diciotto anni dall’ultimo titolo vinto dal Costruttore nella serie iridata.

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