walter rohrl, tdc 1982

Walter Rohrl: ”Mi fa incazzare non aver vinto mai in Corsica”

Al Tour de Corse 1982, Walter Rohrl usò tutta la sua esperienza e non regalò un centimetro a nessuno, guidando il più pulito possibile. Aveva un altro vantaggio: la sua forma. Con quasi 1200 chilometri di prove speciali su asfalto, con mille curve strette si raggiungevano velocemente i limiti delle prestazioni fisiche. Ma l’Ascona si comportò ancora una volta molto bene. ”Eravamo al terzo posto prima dell’ultima prova. Poi abbiamo perso tempo prezioso. Ciò nonostante, ho incassato 12 punti iridati e pensato alla classifica di Campionato e al titolo. Ma non posso dimenticare che non ho mai vinto in Corsica. Questo mi fa incazzare un po”’.

“Arrivati alla fine del Tour de Corse 1982, ci portammo a casa 12 punti al termine di una gara davvero combattuta”. Walter Rohrl ricorda così gli albori del Gruppo B nel Mondiale Rally. “Con l’utilizzo delle prime vetture del Gruppo B si poteva già intuire la direzione futura del rally e i rischi connessi a queste scelte. Più potenza, motore medio, meno peso, componenti alleggerite e quattro ruote motrici. Erano tutte tecnologie che stavano evolvendo in quel periodo”. Attilio Bettega dimostrò per primo a cosa avremmo dovuto prestare attenzione in futuro.

“Purtroppo, l’incidente di Attilio Bettega fu come una profezia. Nel debutto iridato, la nuova Lancia 037 si è distrutta come fosse in un crash test. Dopo un intervento di salvataggio durato oltre 30 minuti, Bettega fu trasportato in ospedale con ferite e fratture gravi. E ovviamente, nessuno sapeva e poteva immaginare cosa sarebbe successo tre anni dopo – prosegue Walter Rohrl –. Nel 1980 era già stata posata la prima pietra per il Gruppo B, a cui il capo FISA, il francese Jean-Marie Balestre si oppose per la prima volta troppo tardi”.

“Dopo un lungo braccio di ferro politico con Ecclestone, nel 1981 Balestre spianò la strada ai Costruttori per mettere in pratica i loro piani di nascita del Gruppo B – continua a raccontare il Kaiser –. Lancia introdusse la 037 già agli inizi del 1982, con cui Bettega e Alen corsero per la prima volta in Corsica. Il rally perfetto per questa nuova auto da corsa. C’erano altre vetture eccezionali al via di quella gara, come la Ferrari 308 GTB con Andruet, la BMW M1 con Darniche e alcune 911 francesi”.

Ma la R5 Turbo sembrava la più adatta alla Corsica e alle sue curve, strette e veloci, che Jean Ragnotti. E Jean Ragnotti lo dimostrò con la sua indiscutibile vittoria. “In realtà io e Jochi Kleint eravamo i dinosauri sul campo con l’Ascona 400 – ricorda il campione del mondo rally –. Ecco perché la mia strategia era quella di aspettare e vedere se gli altri commettevano errori. Ma già dopo la prima tappa era evidente che i francesi puntavano al successo e con quei tempi minavano la mia motivazione. Ho spinto l’Ascona ai suoi limiti su quella infinita giungla d’asfalto e mi sono costantemente tenuto nella top 5″.

“Ho usato tutta la mia esperienza e non ho regalato un centimetro a nessuno, guidando il più pulito possibile. Avevo un altro vantaggio: la mia forma. Con quasi 1200 chilometri di prove speciali su asfalto, con mille curve strette si raggiungono i limiti delle prestazioni fisiche velocemente. La Corsica è sempre stata un lavoro duro. Ma l’Ascona si è comportata ancora una volta molto bene ed eravamo al terzo posto prima dell’ultima prova. Poi abbiamo perso tempo prezioso. Ciò nonostante, ho incassato 12 punti iridati e pensato alla classifica di Campionato e al titolo. Ma non posso dimenticare che non ho mai vinto in Corsica. Questo mi fa incazzare un po’”.

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