Articoli

Quando Yves Loubet vinse il Campionato Europeo Rally

Nel 2019, Yves Loubet, il campione europeo rally 1989, che vinse la serie continentale con la potentissima Lancia Delta HF Integrale, navigato da Jean-Marc Andrié, ha festeggiato i trent’anni del titolo.

Yves Loubet ha preso il via a settantasette eventi nel Campionato Europeo Rally ed è stato vincitore di quattro gare durante corsa al titolo di campione europeo rally 1989. Francese nato il 31 ottobre 1958 a Mostaganem, ha iniziato a correre nel 1976 su un’Opel Kadett GT/E.

Il suo curriculum è ricco di numerose partecipazioni al Tour de Corse: secondo nel 1987 e 1988 su Lancia Delta HF 4e Integrale ufficiale Martini Racing, terzo nel 1986 su Alfa Romeo GTV 6 Gruppo A, in seguito al tragico incidente di Henri Toivonen e il ritiro dell’altra Lancia ufficiale, oltre alla partecipazione a Rallye Sanremo e al MonteCarlo Rally.

Nel 2019, il campione europeo rally 1989, che vinse la serie continentale con la potentissima Lancia Delta HF Integrale, navigato da Jean-Marc Andrié, ha festeggiato i trent’anni del titolo. Loubet è stato anche vice campione francese rally nel 1985 al volante di un’Alfa Romeo ufficiale, con cui si è aggiudicato il Gruppo A).

Ha partecipato a trenta rally del WRC dal 1977 al 1999. Nel 2003 ha vinto il Rally dei Pharaoni, il rally raid disputato con Jacky Dubois come copilota. Dal 2008 organizzato con José Andréani la rievocazione storica della Ronde de la Giraglia.

Biasion, Loubet, Cerrato e la tripletta Lancia del 1989

Il 1989 fu un anno proficuo per il reparto corse Lancia, che regalò ai dirigenti torinesi una fantastica tripletta: a fine stagione arrivarono tre titoli, quello iridato grazie al piede di Miki Biasion, quello nell’Europeo Rally firmato da Yves Loubet e quello nel tricolore italiano conquistato da uno straordinario Dario Cerrato.

Come già avvenuto l’anno precedente, anche il 1989 fu un anno decisamente proficuo per la Lancia nei rally, che fece tripletta: a fine stagione arrivarono tre titoli, quello iridato grazie al piede di Miki Biasion, quello nell’Europeo Rally firmato da Yves Loubet e quello nel tricolore italiano conquistato da uno straordinario Dario Cerrato. Un’annata fantastica. Irripetibile. Che, infatti, non si ripeterà. La squadra italiana vinceva ancora, più di prima e faceva mangiare polvere ai rivali.

Quella del Campionato del Mondo Rally 1989 era la diciassettesima edizione del WRC. Ad aggiudicarsi il titolo piloti è, per il secondo anno consecutivo, Miki Biasion, schierato dal team Lancia Martini sull’ormai imbattibile Delta, insieme a Markku Alen, Buno Saby e Didier Auriol. Un inizio di stagione folgorante per il pilota italiano che vince un rally dietro l’altro: MonteCarlo, Portogallo e Safari, portandosi al comando della classifica generale del Mondiale Rally.

In Corsica, Biasion è costretto al ritiro, ma all’Acropoli sale nuovamente sul gradino più alto del podio. In questa stagione la Lancia è imbattibile. Biasion disputa per la prima volta il 1000 Laghi in Finlandia, piazzandosi sesto all’esordio in una gara estremamente difficile per chiunque non sia scandinavo: si viaggia infatti a medie elevatissime con dossi continui e una barriera fitta di alberi che ti accompagna per chilometri e chilometri.

Quell’anno, a Sanremo debutta la nuova Delta Integrale 16V, che ha un’inconsueta livrea rossa, che verrà utilizzata in quest’unica occasione perché ritenuta poco fotogenica. Nei test, Miki Biasion non si dichiara entusiasta di questa evoluzione che, essendo più potente, si rivela ancor più nervosa e difficile da guidare. Nelle prime battute di gara è il suo compagno di squadra Auriol a sfruttarla meglio, fino all’uscita di strada ad inizio seconda tappa.

Miki Biasion, che guida la vettura targata TO 86305M, è attardato da una foratura ed è costretto alla rimonta. Per il primo posto lottano Alex Fiorio, con la “vecchia” Detta HF Integrate (targata TO 62124M), e Carlos Sainz, con la Toyota Celica (targata K-AM 6132). Biasion dà spettacolo, soprattutto sugli sterrati delta terza tappa, ma è sull’asfalto delle prove speciali dell’ultima tappa che compie il suo capolavoro, vincendo in volata per soli 5″ su Fiorio e per 25”su Sainz, confermandosi campione del mondo.

Yves Loubet con la Lancia Delta HF 4WD al Rally Portugal 1988
Yves Loubet con la Lancia Delta HF 4WD al Rally Portugal 1988

Yves Loubet nel Campionato Europeo Rally 1989

In quello stesso anno, nella serie continentale, la HF Grifone schiera Yves Loubet e Jean-Marc Andrié con la Delta Integrale. La coppia francese, l’11 febbraio 1989 si aggiudica il Rally Catalunya per 2’52” su Robert Droogmans e Joosten Ronny e per 3’05” su Piero Liatti e Maurizio Imerito. Fuori dal podio ci sono Jesús Puras e Tomás Aguado, con la Ford Sierra RS Cosworth, e i fratelli Paolo e Alessandro Alessandrini, con un’altra Delta Integrale. Nella gara catalana c’è anche Romeo Deila con Claudio Giachino.

La Delta Integrale di Loubet e Andrié è anche al via del Rally Albena, il predecessore del Rally di Bulgaria. Questa volta vincono Droogmans e Joosten per 4’00”. Peccato che in gara Loubet abbia beccato una penalità di 6’00”, perché altrimenti avrebbe vinto anche sugli asfalti dell’est Europa. Ultimo gradino del podio per Liatti e Imerito. In Francia, il 4 giugno, Loubet è di nuovo secondo, questa volta battuto dalla “cugina” guidata da Bruno Saby e da Daniel Grataloup, schierati da Lancia France.

In una stagione in cui il calendario gare dell’Europeo Rally conta 48 gare, suddivise tra rally a coefficiente 5, 10 e 20, Yves Loubet ci riprova poche settimane dopo al Rally di Ypres. La gara belga va a Robert Droogmans e Ronny Joosten, che con la Sierra vincono a man bassa su Marc Duez e Alain Lopes, con la BMW M3 E30, e su Jean-Pierre van de Wauwer e Luc Manset. A ridosso del podio si fermano Piero Liatti e Maurizio Imerito. E Loubet? L’equipaggio numero 2 ha alzato bandiera bianca sulla PS3 per problemi di motore.

A questo punto la lotta al titolo è dichiarata e diventa incandescente. In Polonia, a luglio, non è il caldo ad infiammare la gare, ma la solita appassionante lotta tra Loubet e Droogmans. Vince il tedesco, che rifila 5’34” al francese, di nuovo secondo. Sul podio c’è posto per Marc Soulet e Philippe Willem, che regalano spettacolo con il loro BMW M3 E30 e, infatti, staccati di 14’25”. Il pilota Lancia non riesce più a vincere e sta facendo della regolarità la sua migliore alleata. In Germania arriva un terzo posto, dietro a Ronald Holzer e Klaus Wendel, secondi su Delta Integrale, e Patrick Snijers con Dany Colebunders, sulla Toyota Celica ST165.

Ma se è vero che impossibile non può essere per sempre, Yves Loubet sferra tre attacchi vincenti di fila. Vince il Rally Vinho da Madeira dopo un appassionante duello con Fabrizio Tabaton e Luciano Tedeschini e con Robert Droogmans e Ronny Joosten. Tabaton aiutò Loubet? Mica vero. Quel distacco di 1’15” lo testimonia. Tabaton puntava a vincere. Il francese è ad un passo dal titolo, che arriva dopo il successo all’Elpa Rally Halkidiki, con un podio di sole Delta Integrale completato da Jigger con Konstantinos Stefanis e Piero Liatti con Maurizio Imerito, e quello di Cipro, dove Loubet si laurea campione europeo rally 1989, mettendo dietro Fabrizio Tabaton con Luciano Tedeschini e Fabio Arletti con Leonardo Julli.

Dario Cerrato e Geppi Cerri con la Lancia Delta
Dario Cerrato e Geppi Cerri con la Lancia Delta

Dario Cerrato, mattatore del Campionato Italiano

Nel 1989, Dario Cerrato e Geppi Cerri, sempre con la Lancia Delta Integrale, si aggiudicano il quarto dei sei titoli nel Campionato Italiano Rally. Il quinto e il sesto arrivano consecutivamente dopo questo del 1989. Due volte campione europeo, nel 1985 e nel 1987 rispettivamente su Lancia Rally 037 e Lancia Delta HF 4WD e vincitore di 21 gare nell’arco delle sei edizioni disputate, oltre che sei volte campione italiano (1985, 1986 e 1988, 1989, 1990 e 1991), il record di Darione Cerrato è stato battuto solo da Paolo Andreucci, suo discepolo.

Già alla prima gara della serie nazionale, il 18 marzo Cerrato rifila una vittoria, piazzando la sua Delta davanti a quella di Fabrizio Tabaton con Luciano Tedeschini e alla Ford Sierra RS Cosworth di Franco Cunico con Massimo Sghedoni. Il driver piemontese si ripete con una meravigliosa prestazione al Rally Costa Smeralda, dove ha di nuovo alle calcagna Tabaton e Ronald Holzer e Klaus Wendel, tutti su Delta. Il 7 maggio ancora un primato, questa volta al Rally Targa Florio, dove Dario Cerrato vince su Pucci Grossi con Gianfranco Di Gennaro sulla Delta e Andrea Zanussi con Popi Amati sulla Peugeot 405 MI16.

L’8 luglio, Cerrato-Cerri sono al via del Rally di Limone Piemonte. E vincono. Spezzano le ambizioni di Andrea Aghini con Sauro Farnocchia sulla 405 Mi16 e Franco Cunico con Massimo Sghedoni sulla Sierra RS Cosworth. Il Piemonte è casa sua e Cerrato non delude neppure al successivo Rally Lana, dove è di nuovo primo su Aghini-Farnocchia e su Alessandro Fassina e Massimo Chiapponi, Ford Sierra RS Cosworth. Fa caldo, è il 30 luglio. Il mese di agosto passa e il 3 settembre Cerrato vince anche il leggendario Rally Piancavallo. Dietro ci sono Aghini e Cunico.

Cerrato è di nuovo campione italiano rally. Secondo e terzo posto nella classifica generale della massima serie italiana di rally per Cunico, che diventerà l’amatissimo Jimmy il fenomeno e che quell’anno coglierà un importante successo al Rally Internazionale di Messina e al Rally Due Valli, e per Aghini, un astro nascente alla ricerca della consacrazione. Quarta e quinta posizione, nel 1989, toccano a Tabaton e a Bruno Bentivogli, che corre con la Ford Sierra RS Cosworth.

1986: fine dell’epopea delle auto da rally Gruppo B

La breve era del Gruppo B rappresenta ancora l’irripetibile età dell’oro del WRC: un periodo di 4 anni, dal 1982 al 1986, in cui le auto potevano disporre di potenza illimitata, e il rally arrivò a rivaleggiare in popolarità con la F1.

Negli anni Ottanta arriva il momento di procedere a una radicale revisione dello sport rallistico: viene introdotto il Gruppo B. Per capire la filosofia che ispira questa nuova categoria è necessario tornare al 1974, quando sui campi di gara irrompe la Lancia Stratos, la prima auto concepita a tavolino con l’unico scopo di vincere nei rally.

Con essa il rapporto tra rally e macchine partecipanti si inverte: non si tratta più di un’auto prodotta in serie da cui deriva una versione da competizione, si progetta al contrario un mezzo da corsa di cui si predispone una versione semplificata da produrre nel numero minimo di esemplari per l’omologazione, con questa impostazione, la Stratos si presenta come un lupo in un branco di pecore.

Dal 1974 al 1977, il suo itinerario sportivo è praticamente un monologo di successi: Mondiale Costruttori dal 1974 al 1976, Coppa Fia nel 1977, Sandro Munari che ritorna a vincere un rally iridato nel 1981, il Tour de Corse, pur non essendo più aggiornata dal 1977.

Il fenomeno Stratos è ben presente nella mente di chi redige il nuovo regolamento e, infatti, la normativa della nuova classe regina nasce all’insegna dello slogan una Stratos per tutti, l’obbiettivo è di permettere la realizzazione di auto potenti e spettacolari, abbattendo i costi e limitando le possibilità di modifica.

Le nuove norme entrano in vigore il primo gennaio 1982 e prevedono la suddivisione delle vetture in tre Gruppi: Gruppo N, Gruppo A, Gruppo B. I gruppi sono in ordine progressivo di sofisticazione. Più si scende e più modifiche si possono apportare.

La classe regina è il Gruppo B, per l’omologazione in questa categoria è richiesta una produzione minima di soli 200 esemplari l’anno, ma le elaborazioni ammesse sono poche, non è più modificabile la testata del motore, dove si può intervenire solo sul disegno dell’albero a camme e sui materiali di valvole e pistoni, ma non sulle loro dimensioni.

Nel cambio si può lavorare solo sulla spaziatura dei rapporti, l’autobloccante deve essere compatibile con la scatola originaria, non può essere modificata la geometria della sospensione. Il limitato spazio concesso alle modifiche permette alla Federazione un controllo relativamente semplice in sede di verifica e garantisce a tutte le squadre la stabilità regolamentare, requisito indispensabile per impegni pluriennali.

La normativa però, quasi per “compensare” i divieti tecnici introdotti, reinterpreta in modo molto permissivo l’evoluzione dei modelli di auto concorrenti, in particolare, consente di omologare versioni profondamente modificate della vettura iniziale, purché prodotte nella misura del 10% rispetto al minimo richiesto per l’omologazione e per un mezzo del Gruppo B bastano venti esemplari e ciò garantisce auto sempre aggiornate, fino all’esasperazione.

Oltre al Gruppo B c’è il Gruppo A, ma è una finta categoria: per l’omologazione è richiesta la produzione di 5 mila esemplari annui, nonostante il livello di modifiche sia lo stesso del Gruppo B. In extremis viene regolamentato anche il Gruppo N (Normale), destinato ad accogliere vetture praticamente di serie.

Dove in teoria si tratta di una buona strutturazione, in grado di incrementare le partecipazioni alla serie iridata e facilitare un’attività di base a costi contenuti e con mezzi semplificati, in pratica non sarà così. La più grande innovazione tecnica di questo periodo verrà introdotta dall’Audi con l’adozione della trazione integrale.

Nonostante lo scetticismo dell’ambiente e i problemi iniziali riscontrati nella messa a punto di quella potentissima vettura, Audi riuscirà a trasformare la trazione integrale Ur-Quattro in un’arma vincente indispensabile per poter lottare per la vittoria del Mondiale.

Gruppo B vietate nei rally, l’annuncio di Balestre

Dopo quattro anni di folle spettacolo, che portò i rally ad un livello di visibilità mai più raggiunto, le concessioni regolamentari del Gruppo B portano alla realizzazione di vetture i cui limiti vanno ben oltre le possibilità di controllo dei piloti e nel 1985, la Fia prova a limitare le prestazioni, ma ormai è tardi.

Il rogo nel quale bruciano Henri Toivonen e Sergio Cresto in Corsica, la Ford RS200 di Joaquim Santos e Miguel Oliveira che si schianta tra la folla in Portogallo, l’incidente gravissimo avvenuto in Argentina a Vatanen che gli costò molti giorni in coma, fanno capire al mondo dei rally che è arrivato il momento di alzare il piede dall’acceleratore. Nel giro di poco tempo, tutte le vetture Gruppo B vengono bandite dai rally.

Infatti, sotto la luce di quei riflettori che tanto amava, circondato da mille microfoni, qualche giorno prima della metà di quel maggio 1986, Jean Marie Balestre si è installato per la terza volta in quattro giorni sulla pedana della sala stampa. Lo ha fatto per leggere una comunicazione.

“Il presidente della Fisa ha partecipato oggi ad Ajaccio un comitato straordinario ristretto del Comitato Esecutivo della Fisa al quale partecipavano i signori Alexandre Dardoufas e Yoshi Takagi, vice presidenti, così come i signori Cesar Torres e Lars Osterlind, Guy Goutard, presidente della commissione rally, ed il signor Gabriele Cadringher, ingegnere della Fisa e presidente della Commissione tecnica”.

E prosegue: “Nel corso di questa importante riunione, il presidente Jean Marie Balestre ha ricordato le diverse proposte che aveva già formulato in Svezia nel 1985 per modificare il regolamento e che non hanno potuto essere realizzate per via di certe opposizioni. La Fisa considera che delle decisioni immediate devono essere prese per rinforzare la sicurezza nei rally e stabilire un miglior equilibrio sportivo”.

Le decisioni sono le seguenti. “Per la stagione 1986: Arresto immediato dell’omologazione di ogni nuova evoluzione delle vetture Sport (Gruppo B), e delle vettura Turismo (Gruppo A) nei rally. Divieto delle minigonne a partire dal 20 maggio 1986. La Fisa studia fin d’ora altri divieti in materia di carrozzeria applicabili a partire dal 1 ottobre 1986″.

“Limitazione delle durate delle tappe attraverso la limitazione del chilometraggio e della durata delle prove speciali. Questa decisione è applicata immediatamente a tutti i rally. Obbligo di equipaggiare le vettura Sport (Gruppo B) di un sistema automatico di estinzione per il motore e l’abitacolo che deve aggiungersi all’estintore attualmente obbligatorio”.

A partire dall’1 gennaio 1987: annullamento del futuro Gruppo Speciale Rally (Gruppo S). Interdizione in tutti i rally delle vetture Gruppo Sport (Gruppo B) eccezione fatta per i modelli di minima potenza che saranno l’oggetto di una lista limitativa stabilita dalla Fisa.

Interdizione dell’utilizzo di certi materiali nella costruzione delle vetture di tutti i Gruppi. Creazione di un nuovo Campionato del Mondo Rally per piloti e per marche riservato unicamente alle vetture Turismo (Gruppo A) vetture costruite in 5000 esemplari. La Fisa studierà tutte le possibilità di utilizzare le vetture Sport (Gruppo B) nelle nuove condizioni. Resta, a dar retta a Jean Marie Balestre, solo un piccola possibilità che questo pacchetto di proposte salti.

Chatriot, Ragnotti, Loubet e Rava contro le Gruppo B

“Al novanta per cento queste decisioni saranno rese definitiva lunedì 5 maggio. Per ottenere la maggioranza nel Comitato Esecutivo ci vogliono 11 voti e fin d’ora ho l’approvazione verbale di 10 membri”. A sentirlo annunciare con enfasi le quasi-decisioni appena prese sembra anche deciso a battersi per essere contro un’opposizione capeggiata dalla Peugeot tutt’altro che arrendevole. Se così sarà davvero, forse il sacrificio estremodi Toivonen e Cresto non sarà stato totalmente inutile.

Jean Todt: “E’ una decisione molto precipitosa e penso che la Fisa avrebbe fatto meglio a ponderarla maggiormente”. Cesare Fiorio: “Voglio leggere bene il comunicato ma in linea di massima sono d’accordo. Bisognava pur fare qualcosa”. Francois Chatriot: “E’ una decisione coraggiosa che bisognava prendere. Mi auguro che venga mantenuta”. Michele Mouton: “Non ho mai pensato di correre con una Gruppo A. Il mondo deve andare avanti, non indietro. Vuol dire che se sarà così io starò a casa a lavorare a maglia”.

Jean Ragnotti: “Con il Gruppo S si sarebbe fatto un piccolo passo indietro a livello di prestazioni ma nel giro di uno o due anni tutto sarebbe tornato come adesso. In questo modo invece l’inversione di tendenza è netta”.

Yves Loubet: “Non so, francamente non ho avuto il tempo di pensarci ma mi sembra una buona decisione”.

Adolfo Rava: “Finalmente è stato fatto qualcosa, così non si poteva più continuare”.

Piloti campioni del mondo rally Gruppo B

AnnoCampioneScuderiaPunti2º classificatoScuderiaPunti3º classificatoScuderiaPunti
1982
Germania
 Walter Röhrl
Rothmans Opel Rally Team109
Francia
 Michèle Mouton
Audi Sport97
Finlandia
 Hannu Mikkola
Audi Sport70
1983
Finlandia
 Hannu Mikkola
Audi Sport125
Germania
 Walter Röhrl
Lancia Martini102
Finlandia
 Markku Alén
Lancia Martini100
1984
Svezia
 Stig Blomqvist
Audi Sport125
Finlandia
 Hannu Mikkola
Audi Sport104
Finlandia
 Markku Alén
Lancia Martini60
1985
Finlandia
 Timo Salonen
Peugeot Sport127
Svezia
 Stig Blomqvist
Audi Sport75
Germania
 Walter Röhrl
Audi Sport59
1986
Finlandia
 Juha Kankkunen
Peugeot Sport118
Finlandia
 Markku Alén
Lancia Martini104
Finlandia
 Timo Salonen
Peugeot Sport63

Team campioni del mondo rally Gruppo B

19821983198419851986
Vincitrice2^Vincitrice2^Vincitrice2^Vincitrice2^Vincitrice2^
Audi
Germania
 Germania
Opel
Germania
 Germania
Lancia
Italia
 Italia
Audi
Germania
 Germania
Audi
Germania
 Germania
Lancia
Italia
 Italia
Peugeot
Francia
 Francia
Audi
Germania
 Germania
Peugeot
Francia
 Francia
Lancia
Italia
 Italia

Consigliati da Amazon