Articoli

Loris Roggia: ‘Sei tu che cerchi un navigatore?’

Una bellissima e coinvolgente storia che ha come protagonista un giovanissimo Loris Roggia, agli inizi della sua carriera come copilota, e un altrettanto giovane Vittorio Caneva, all’epoca nelle vesti del pilota. Un racconto da gustarsi tutto d’un fiato, che fa parte del libro ‘Rally appunti di una vita’ firmato dall’istruttore di Asiago.

Il trillo della maledetta sveglia mi tirò su dal letto di soprassalto, le 3.40. Gli occhi incollati e la testa pesante… un orario demenziale anche a vent’anni. Fuori un silenzio irreale avvolgeva il paese, magicamente ancora assopito in quella calda notte d’estate.

A tentoni picchiando dappertutto mi avviai in cucina dove misi sul fornello una moka preparata diligentemente la sera prima. Mi guardai nello specchio, sembravo “zombie 2”, “ma chi me lo fa fare” pensai acidamente, “A quest’ora del mattino in giro per ‘sti fottuti rally, ma chi li avrà inventati mai”.

Il disegno della giornata era molto impegnativo, prendere l’A112 Elegant muletto, caricare il fotografo di Asiago di nome Igerio, che mai aveva visto o saputo che cos’era un rally in vita sua, andare a Bobbio, fare le note del rally delle valli Piacentine e tornare ottimisticamente in serata, se tutto fosse andato per il meglio. La A112 muletto era come un caccia della prima guerra mondiale se non lo tiravano giù i nemici cadeva da solo, probabilità di ritornare a casa sani meno del 22%.

Quando lo trovai alle quattro in punto davanti al suo negozio, Igerio sembrava la mummia di Ramsete II estratta dal sarcofago e impiantata contro il muro, un morto in piedi. Avrebbe voluto fare il navigatore, ma da quella volta invece non mi parlò mai più di rally.

Dopo le prime tre gare mia moglie che normalmente mi navigava, pensò bene di darsi alla maternità, l’ondeggiare del traghetto per la Sardegna aveva sortito effetti devastanti e inaspettati per cui ora si iniziava a comprare culle, biberon e accessori vari. Il navigatore che avevo nel frattempo recuperato si era dato alla fuga dopo un rocambolesco Colline di Romagna nel quale mi pagò un minuto al parco assistenza, non seppi mai il perché ma la cosa mi fece veramente arrabbiare.

Avevo un gran bel carattere a quei tempi, senza dire nulla girai la macchina e tornai a casa ancora con la tuta indosso, lasciando agli altri un piazzamento nei 5-6 e il premio gara che non era poco soprattutto considerando le inesistenti risorse dell’epoca, era un disonore pagare un minuto col navigatore sul tavolino a far niente, il solo pensiero mi faceva desiderare di sopprimerlo in modo atroce.

Mi trovai così senza nessuno, feci un lungo giro di telefonate ma la risposta era sempre quella “Voi del Trofeo siete matti, non salgo… mica voglio andare in ortopedia…” Così decisi di andare a provare la gara con il primo che mi disse di si, o forse per essere sinceri non ebbe il coraggio di dirmi no, Igerio il fotografo che aveva il negozio a fianco del mio.

Qualche mese prima gli avevo salvato la vita, era svenuto in bagno causa una stufetta a gas, suo padre era arrivato urlando “E’ morto” me lo caricai in spalla e lo portai fuori all’aperto dove rinvenne appena dopo l’arrivo dell’ambulanza, ci mancò poco davvero.

Era comico il modo in cui gli dettavo le note “DP… 50… SV… 80… ST…” e lui scriveva come poteva, meglio di niente, penna a sfera e blocco grande, d’altra parte non c’erano soluzioni, anche Gianni mi aveva abbandonato, lui più pazzo di me arrivò un paio di gare prima al Ciocco, la Range e il carrello con caricata la A112 e la fidanzata di un noto pilota a cui celatamente faceva la posta.

Sbarcò maledicendo la Garfagnana colpevole di essere troppo lontana da casa sua. Poi vide tutti assatanati già pronti per la gara, avevano provato come matti e lui nemmeno visto la strada “Mi presterai le tue note, tanto sulla terra vinco io” aveva detto con il suo solito ottimismo, e invece girò la Range e se ne andò a casa dove vendette tutto “Non ho tempo… e poi quelli provano troppo … hanno la macchina sporca, ho da fare io e un bimbo di tre anni” Borbottò mentre girava tutto nuovamente verso nord.

In poche parole ero rimasto solo, il sodalizio che si era creato tempo prima si era spezzato per sempre, un altro che aveva messo la testa a posto e alzato la bandiera bianca. Mancavano ancora alcuni giorni alla gara e se non avessi trovato qualcuno, io non avrei potuto correre, magra consolazione davvero, ma sembrava impossibile caricare un navigatore, anche pagandogli tutte le spese.

Forse in quel momento dovevo smettere, le difficoltà economiche erano altissime e anche il tempo a disposizione era molto ridotto, ma proprio quel mattino mi feci una promessa: “Avanti sempre, avanti a tutti i costi se si fanno questi sacrifici si deve pur arrivare a qualcosa”.

La giornata fu un incubo, ci perdemmo nel mezzo di una landa sconfinata, infilando una taglio in mezzo al bosco, questa divenne strettissima e ripidissima in salita e poi in discesa, poi di fango, molto fango, riuscimmo a venirne fuori miracolosamente mettendo dei rami sotto le ruote e lanciandoci poi giù per un prato, sulla cartina c’era una strada e la strada dovevamo trovare a tutti i costi altrimenti in quel posto non ci avrebbero mai più recuperato.

Il povero Igerio era aggrappato alla maniglia con gli occhi sbarrati immaginando che quelli per lui sarebbero stati sicuramente gli ultimi momenti di vita, io mi lanciavo indomito lungo il prato scivolosissimo sperando di trovare una via d’uscita, alla fine buttammo giù una recinzione di filo spinato e piombammo nella strada con i freni già bloccati da tempo e la macchina che andava alla deriva, un tonfo disumano salutò il nostro arrivo, incredibilmente non si ruppe nulla ma fu uno dei tanti miracoli che appaiono ogni tanto nella vita di ogni rallysta.

Rientrammo a casa verso mezzanotte, avevamo percorso 1.100 km . tra andata ritorno, prove e divagazioni varie a bordo della povera A112 Elegant già distrutta di suo… “Vieni giù stasera al ritrovo della scuderia forse ho trovato uno che potrebbe correre con te” Riattaccai il telefono e mi sparai a Marostica, sperando nel buon Dio.

Arrivai laggiù che si stavano sgranocchiando dei salatini con dell’ottimo prosecco. I soliti mitici e immancabili discorsi aleggiavano tra gomme gare e traversi di ogni tipo rendendo la serata davvero piacevole. D’un tratto si avvicinò a me un tipo con fare piuttosto spaesato.

“Sei tu che cerchi un navigatore?”, disse sottovoce girandomi attorno quasi avesse timore di parlarmi.

“Sì, sono io, ma tu chi sei?”, risposi senza afferrare bene se la sua era una proposta per salire con me o una riflessione per aiutarmi.

“Diciamo che di solito sono un navigatore” rispose con calma mentre con lo sguardo fissava le punte delle mie scarpe e girava sempre in tondo.

“Potrei correre con te se vuoi, basta che mi paghi le spese io soldi non ne ho”, continuò ancora girando sempre un po’ su se stesso sorseggiando senza gustarlo il prosecco dal calice.

“Ma… hai ancora corso vero ?”, gli chiesi preoccupato.

“Chi sei?”, era quasi inquietante il suo comportamento.

“Mi chiamo Loris… Loris Roggia ho corso con un po’ di gente, alcuni sono qui in giro, chiedi pure a loro” e se ne andò così com’era apparso, forse deluso dalla mia reazione che si vedeva chiaramente poco convinta.

Quella sera il destino cambiò sicuramente la mia vita e forse anche la sua (di Loris Roggia) creando un sodalizio che durò per quasi tutta la mia carriera.

Tuttavia il fare pacato di Loris Roggia, calmo, quasi distaccato non mi convinceva molto, di solito i navigatori erano arrembanti, vendevano bene la loro merce, cercando di essere simpatici al pilota e raccontando anche quello che non avevano fatto, invece lui era come su un altro pianeta, distaccato, sulle nuvole.

Pensai che non avevo alternative e che comunque dopo questa gara avrei avuto il tempo eventualmente per cercarne uno magari più sveglio…

“Ma siete sicuri che quello non si addormenta?”, chiesi ad un paio di piloti con cui aveva corso Loris Roggia.

“No tranquillo vedrai come si trasforma quando sale in macchina, non lasciarti trarre in inganno dal suo comportamento è uno fatto così”.

“Speriamo… chissà che dirà mia moglie quando lo vedrà… Dirà sicuramente che li trovo tutti io… mah!”.

Lo cercai e ci misi un po’ a ritrovarlo si era eclissato, stava girando da solo a testa bassa meditando chissà cosa, assopito nel suo mondo che in seguito gli ho spesso invidiato e che non era per niente sulle nuvole.

“Ehi tu… Sveglia! Domani passerò a prenderti alle nove in punto, dove abiti?”.

Mi aspettavo che mi dicesse: “Eh no! Domani devo chiedere a mia moglie, il lavoro eccetera”.

Invece, Loris Roggia sparò un “Va bene” Senza condizioni che sentii molto raramente in giro per tutto il resto della mia vita.

Quando suonai alla porta di casa si presentò immediatamente con la valigia in mano, ma dentro era tutto buio e per terra vidi una sagoma raggomitolata.

“Che è quello” Dissi un po’ inorridito.

“Ah… è mio fratello che dorme”.

“Come? Ma dorme lì per terra?”.

“Eh si” fece allargando le braccia.

“Ha litigato a casa e ora sta qui”, disse chiudendo piano la porta.

Con Loris Roggia arrivammo a Bobbio nel tardo pomeriggio e verso sera iniziammo le ricognizioni con le note del fotografo, scritte in maniera orrenda, ma lui non faceva una piega, le leggeva come fossero le sue.

“Adesso gli faccio vedere come vanno i trofeisti” e mi sparai come un folle su una prova che avevo visto solo una volta.
Lui non le perse mai, ogni tanto allungava il piede alzando la testa e ogni tanto mi diceva “Falla scorrere che ti pianti in uscita” e scuoteva la testa, come per dire “Ah! ‘sti giovani!”.

Poi finita la prova mi disse “Ma sei sicuro che riuscirai ad andare tutta la gara così?”.

In effetti aveva ragione avremmo fatto almeno la metà delle curve per caso, ma si vedeva che era davvero bravo, la giusta grinta, la giusta calma, vedeva delle cose che nessuno immaginava.

“Attento che è sporca” ed era sporca! Non ci era mai passato ma lo intuiva.

Rimasi a dir poco stupito, ma il mattino del giorno dopo stava malissimo, aveva un colore grigiastro e non metteva la testa fuori dal lenzuolo.

“Che hai adesso…”.

“Mah ogni tanto mi viene una cosa del genere… Non so…”.

Già, Loris Roggia parlava poco e in più adesso era moribondo, andiam bene.

“Senti per provare c’è solo oggi, io vado lo stesso a vedere le prove almeno mi resterà qualcosa in testa, mi spiace tu resta qui verrò dopo, se hai bisogno chiama sotto qualcuno verrà”.

Porca miseria, però non mi avevano detto che era difettato, miseria andava così bene, prima le note col fotografo, e poi guarda come sono ridotto adesso, che sfiga.

Feci la prima prova speciale, quella del passo Cerro e verso la metà, su un tornante c’erano molti spettatori che guardavano le prove.

Mi fermai tra un polverone mezzo di traverso.

“Chi è che vuol salire” urlai dal finestrino.

Vennero in una decina.

“io… io… io…”

Feci salire quello che sembrava il meno tonto “Sai dire le note?”

“Ma si… anzi no… non ho mai visto come si fa, ma mio zio è salito una volta con Vudafieri…”

Urca andiamo bene!

Feci un paio di passaggi con a bordo quel tizio che terrorizzato guardava la mia lotta con la vettura senza proferire parola.

Alla fine tornai in hotel dove trovai Loris Roggia ancora ko.

“Pensi di rimetterti per domani?”

“Non mi dura mai più di un giorno” disse con un filo di voce.

“Chiamo un prete o un dottore?”

Il giorno seguente le verifiche e poi in serata la partenza, faceva un caldo infernale nel cortile della ditta Astra di Piacenza sponsor della gara, a guardarlo bene sembrava che non avesse avuto nulla. Loris Roggia il giorno prima era moribondo oggi stava meglio di me, con il cappellino in testa e la tuta Linea Sport azzurra legata alla cintura lasciava vedere il pesantissimo maglione che si usava come sottotuta a quei tempi, un caldo veramente infernale e lui lì come se fosse a Karlstad in Svezia.

Mah… Che tipo strano…

Finalmente davanti a me la prima prova speciale, il Passo Cerro, una salita larga e veloce e una discesa mozzafiato sporchissima quasi sterrata, lui non c’era mai passato, io con lo spettatore e prima ancora con il fotografo Igerio, totale due volte. Roba da mondiale!

La salita era noiosissima non si andava su, soffrivo e continuavo a dire “arriverà anche la discesa prima o poi” Mentre il motore soffocava nell’arsura estiva.

Mi buttai giù come un pazzo tanto che più volte mi trovai in situazioni veramente disperate, affrontai un tornante subito dopo una frana con la macchina di traverso, quando questa toccò l’asfalto e lo scalino che lo delimitava, si mise su due ruote, facendomi rischiare un capottamento storico, poi piombammo su una destra sporchissima e mi ci buttai dentro a tutta, in uscita misi una ruota nel vuoto meritandomi la foto su AutoSprint, un altro due ruote su di un ponte nel quale tirai il freno a mano per non schiantarmi e poi ancora un paio di ruote in un fosso, dei rischi incredibili, e lui imperterrito a leggere le note, ogni tanto guardava a lato per vedere dove si andava, ma nulla di strano mi sembrava di andare addirittura piano.

“Bravi avete fatto il terzo tempo” ci disse il cronometrista alla fine dell’odissea.

“Cazzo Loris peccato, volevo vincerla, proviamo nella prossima”.

Mi aspettavo che mi dicesse “Ma tu sei matto ad andare così” e invece disse “Hai guidato un po’ sporco ma va bene, quanta ghiaia! Però se stai più calmo la prossima la vinceremo”.

La prova dopo invece fummo meno fortunati e finimmo in un fosso quasi subito, perdendo un paio di minuti, il solito gruppetto di spettatori ci ributtò in strada, lui non fece una piega anzi scese a spingere in un baleno e in un baleno era già riallacciato pronto a ripartire.

Riprendemmo e rifinimmo in un altro fosso dal quale uscimmo per fortuna a fine gara.

Meglio così! Statisticamente c’era da aspettarselo di finire in quel modo, avevamo giocato tutti i jolly che avevamo e anche di più.

Fu una delle poche volte in cui fui felice di ritirarmi e anche Loris Roggia non si lamentò più di tanto.

“Ma te la senti di correre anche al Liburna con me… oppure me ne devo cercare un altro ?”

“Perché no… secondo me vai forte… ma devi imparare come si fa…” Disse misteriosamente.

Suo fratello sul pavimento non c’era più, forse era tornato a casa sua o forse era semplicemente in giro, lo salutai con un cenno della mano, mentre lui trascinava la sacca all’interno, con un lieve gemito di sofferenza.

“Ci vediamo presto Loris, grazie di tutto”

Tratto dall’ebook Rally appunti di una vita: Il Sapore della Passione 2

Trofei Fiat nei rally: una grande fucina di campioni

Risale al 1977 la prima edizione del Campionato Autobianchi A112 Abarth, il primo monomarca promosso nell’ambito dei rally. È subito un successo, con 150 piloti iscritti. Vincitore il giovane trentino Attilio Bettega. Poi si fanno spazio i Trofei Fiat dedicati alla Uno 70 e alla Uno Turbo i.e.

Per decenni la Fiat è stata impegnata attivamente e concretamente a sostenere i talenti emergenti dello sport automobilistico. È un’azione che svolge attraverso i suoi campionati promozionali di rally, i Trofei Fiat, grazie ai quali hanno avuto l’opportunità di mettersi in evidenza numerosi piloti, come Piero Liatti (vincitore di un Rally di Montecarlo), Gianfranco Cunico, Alex Fiorio e Piergiorgio Deila, che all’inizio della loro carriera agonistica si sono imposti a bordo delle “utilitarie da corsa” Autobianchi A112 Abarth o Fiat Uno 70 Turbo i.e.

Risale al 1977 la prima edizione del Campionato Autobianchi A112 Abarth, il primo monomarca promosso nell’ambito dei rally. È subito un successo, con 150 piloti iscritti. Vincitore il giovane trentino Attilio Bettega, per il quale si apre immediatamente la carriera da professionista nelle squadre Lancia e Fiat. L’anno successivo è il genovese Fabrizio Tabaton ad imporsi su Carlo Capone. Per entrambi la possibilità di correre su vetture con le quali si aggiudicheranno, negli anni successivi, il titolo continentale assoluto.

È sempre il momento magico dei giovani: nel 1979 è la volta di Gianfranco Cunico, che si aggiudica con facilità il titolo e l’anno successivo può disputare il campionato italiano assoluto al volante di una Lancia Stratos. Il Trofeo 1980 registra la vittoria di Michele Cinotto. Ancora una volta la validità di questa formula promozionale fa sì che il piemontese venga ingaggiato dalla squadra ufficiale Audi.

Il Campionato Autobianchi A112 Abarth prosegue fino al 1984, poi nascono i Trofei Fiat. L’anno successivo il Trofeo si trasforma in Campionato Fiat Uno. Protagoniste le Fiat Uno 70, vetture robuste, che consentono al giovanissimo Alessandro Fiorio, appena 19 anni, di aggiudicarsi la serie. Nel 1986 è la volta di Pietro Liatti.

Poi, nel 1987, il Campionato si sdoppia. Oltre che con le Uno 70, si può partecipare anche con la Fiat Uno Turbo i.e. Vengono redatte due classifiche separate. Tra le “aspirate” si impone Piergiorgio Deila, mentre nelle turbo è Alessandro Musso a prevalere. La versione sovralimentata rimane protagonista della serie fino al 1992 e con questa vettura hanno modo di mettersi in luce anche molti piloti del campionati italiano assoluto: Piero Longhi, Paolo Andreucci, Andrea Dallavilla, Andrea Navarra.

Dal 1993 la Fiat promuove il debutto dei giovani nell’automobilismo per mezzo del Trofeo Fiat Cinquecento, serie rallistica che vede protagonista la Cinquecento 900 centimetri cubi equipaggiata con l’apposito kit di trasformazione. Oltre che in Italia, il Trofeo Fiat Cinquecento viene organizzato in altre otto nazioni europee: Germania, Francia, Spagna, Polonia, Olanda, Austria, Grecia e Danimarca. Nel suo primo anno di vita il Trofeo Fiat Cinquecento italiano si suddivide in due gironi geografici vinti rispettivamente da Marco Ascheri (Centro Nord) e Marco Caviglioli (Centro Sud).

A fine stagione, i migliori si confrontano a Varano de’ Melegari, in una finale che vede prevalere Sergio Pianezzola. L’anno successivo si ritorna alla formula a girone unico. Si impone Valter Ballestrero. La finale viene aperta ai migliori piloti dei trofei disputati in Europa.

Questi si contendono il primato a Melfi, presso lo stabilimento Sata, dove si impone Marco Caviglioli. Nel 1995 è Matteo Luise a primeggiare nel Trofeo italiano, mentre Nicola Caldani vince la finale che si disputa in Spagna, a Girona. Gianluigi Galli è primo nel Trofeo Fiat Cinquecento italiano 1996.

Il successo di questa serie propedeutica è stato così ampio che Fiat ha ritenuto opportuno sviluppare ulteriormente la filosofia alla base del Trofeo, ideando un programma di competizioni su scala continentale: il Trofeo Fiat Abarth Cinquecento Sporting Europa, la cui prima edizione risale al 1996.

In questo campionato vengono utilizzate le Fiat Cinquecento Sporting (1100 centimetri cubi) equipaggiate con un apposito kit di trasformazione. A differenza del Trofeo italiano, dove i piloti affrontano solamente una parte del percorso dei rally ai quali partecipano, nel Trofeo Europeo si disputa l’intera gara, misurandosi nella classifica assoluta con gli altri concorrenti.

Campionato Autobianchi A112 Abarth: la scuola di rally

Un semplice kit di preparazione per la sicurezza composto da rollbar, impianto antincendio, cinture di sicurezza, proiettori supplementari, paracoppa dell’olio. Il tutto venduto a prezzo politico grazie all’intervento di sponsor tecnici. Sconti sull’acquisto dell’auto, dei ricambi e dei pneumatici. Questo era il Campionato Autobianchi A112 Abarth.

Nel 1976, a Torino, si pensa al futuro dei rally. Nasce, così, alla Lancia l’idea del trofeo monomarca, una formula che negli anni a venire si dimostrerà vincente e permetterà ai giovani di avvicinarsi a questa specialità dell’automobilismo sportivo con una spesa contenuta. In poche parole e semplici parole: Campionato Autobianchi A112 Abarth. In pratica, per mettere insieme un vivaio dal quale possano emergere i futuri campioni servono: una vettura di cilindrata contenuta, molto robusta, per limitare i costi di messa a punto e gestione.

Un kit di preparazione per la sicurezza (rollbar, impianto antincendio, cinture di sicurezza, proiettori supplementari, paracoppa dell’olio) appositamente studiato e venduto a prezzo politico grazie anche all’intervento di sponsor tecnici. Sconti sull’acquisto dell’auto, dei ricambi e dei pneumatici. Per finire: un regolamento severo che limiti rigorosamente la trasformazione delle parti meccaniche, mettendo tutti i concorrenti su un piano di parità e la possibilità per i commissari di eseguire controlli sportivi durante le gare.

Queste ultime si disputano nell’ambito di rally internazionali, con percorsi di chilometraggio ridotto e prevedono iscrizioni scontate. È consentito l’uso di due soli tipi di pneumatici: una copertura intermedia per l’asfalto e la pioggia, una seconda (la MS) profondamente scolpita per sterrato e neve. Il montepremi è ricco e cumulabile gara dopo gara, ma per i giovani concorrenti il vero stimolo è rappresentato dalla promessa di assicurare al vincitore un’auto da rally ufficiale per aprire la stagione rallistica successiva, offrendogli così la possibilità di mettersi in evidenza.

La vettura scelta per il nuovo trofeo è la Autobianchi A 112 Abarth. Piccola, scattante, affidabile e di facile manutenzione, ha un motore di 1050 centimetri cubi che eroga 70 cavalli. Non sono moltissimi, ma dato il favorevole rapporto peso-potenza sono più che sufficienti per divertirsi sulle salite delle prove speciali e scatenarsi in discesa contando sull’ottima frenata consentita dai dischi anteriori. La formula debutta nel 1977 e si rivela subito vincente.

Nello scatto di PhotoRally, la A112 Abarth di Vittorio Caneva e Loris Roggia impegnata in una prova dell'omonimo trofeo monomarca.
Nello scatto di PhotoRally, la A112 Abarth di Vittorio Caneva e Loris Roggia impegnata in una prova dell’omonimo trofeo monomarca.

Così nel 1977

Il Campionato Autobianchi A112 Abarth debutta nel 1977 e il primo vincitore è Attilio Bettega. Quell’anno le gare in calendario sono quindici. Bettega deve vedersela con un gruppetto formato da Pelganta, Paleari, Fusaro e Tabaton.

Grazie a sei vittorie e ad alcuni piazzamenti, il pilota di Molveno si aggiudica il campionato con una gara di anticipo (resta da disputare, in dicembre, il Valle d’Aosta), precedendo Fusaro, Turetta, Comelli e Gasole. Tabaton e Pelganta sono sesti a pari merito. A Bettega, che in seguito diventerà pilota ufficiale della Fiat, viene consentito di correre proprio il Rally Valle d’Aosta con una Stratos Alitalia. È il premio della squadra corse della Lancia per la sua bravura nel Campionato Autobianchi.

Così nel 1978

Nel 1978 si afferma il giovane ligure Fabrizio Tabaton. L’allora venticinquenne pilota di Genova sfrutta l’esperienza acquisita nella stagione precedente. I favori del pronostico sono tutti per lui e Tabaton li rispetta. Vince, infatti, il primo dei tre gironi di gare sulle quali è articolato il campionato di quell’anno ed è terzo nel terzo girone.

Trionfa nel Targa Florio in Sicilia e al Coppa Liburna livornese. Contribuiscono al successo anche una serie di buoni piazzamenti, tra i quali il secondo posto all’Isola d’Elba. Tabaton precede il torinese Capone e il bolognese Mirri, vincitori, rispettivamente, del secondo e terzo girone.

Così nel 1979

”Cunico straccia tutti” titolano i giornali dell’epoca. Il vicentino, che si era già messo in luce l’anno precedente, vincendo l’Isola d’Elba e ottenendo due piazze d’onore al Liburna e al Giro d’ltalia, si impone di prepotenza nel 1979. È primo in sette delle dieci gare in programma e vince anche la prova del Rally Sanremo dove però viene escluso dalla classifica per un’irregolarità riscontrata dai commissari tecnici nelle verifiche del dopo gara.

Tra le promesse ci sono Comelli e Vittadini rispettivamente secondo e terzo (Vittadini farà poi parte della spedizione al RAC inglese di novembre e porterà a termine l’Acropoli in Grecia, l’anno successivo, con una Fiat Ritmo). Quinto è ”un certo” Cinotto.

Così nel 1980

Proprio Michele Cinotto, piemontese di Cuorgné, in provincia di Torino, si aggiudica l’edizione 1980 del Campionato Autobianchi A112 Abarth. Il giovanotto ha iniziato a correre soltanto due anni prima, ma conquista un terzo posto fin dalla prima gara dell’anno, il Targa Florio, e poi infila una serie impressionante di vittorie consecutive: Isola d’Elba, 4 Regioni, Ciocco (questi ultimi due intervallati dalla trasferta fuori programma alla prova iridata dell’Acropolis Rally, in Grecia) e Colline di Romagna.

Si ripete, quindi, al Rally di Sanremo, altra prova di campionato mondiale ed italiano assoluto. Cinotto precede il veneto Caneva ed il triestino Zini, seguiti, a loro volta, da Pelli e Giammarini. Il piemontese diventerà pilota Audi Italia e poi guiderà una vettura della squadra ufficiale Audi Sport, disputando anche alcune prove del Campionato del Mondo Rally.

Così nel 1981

È l’anno di Paolo Fabbri. Il venticinquenne pilota di Forlì si afferma nettamente con una serie di gare condotte senza errori. Ottiene quattro vittorie (Costa Smeralda, 4 Regioni, Colline di Romagna e Sanremo) e due secondi posti: al Rally della Lana e al Ciocco. Fabbri si aggiudica il Campionato grazie anche alla discontinuità di rendimento dei suoi più diretti rivali.

Sono ben cinque i piloti che si dividono le sei gare nelle quali il romagnolo non vince. L’unico capace di fare il bis è il cuneese Canobbio, primo all’Elba e a Piancavallo. Nonostante questa prestazione, tuttavia, Canobbio si classifica solo terzo, alle spalle di Spongia, che gli soffia la piazza d’onore proprio nella prova conclusiva di San Marino.

Così nel 1982

Bisogna aspettare il Rally San Marino, gara che conclude la stagione, per conoscere il vincitore dell’edizione 1982. Al termine di un campionato equilibratissimo caratterizzato dall’adozione di una ”monogomma” (il Pirelli P6), è il trevigiano Daniele Signori ad iscrivere il proprio nome nell’albo d’oro del campionato.

Signori, che è anche il campione Under 23 in carica, si aggiudica la prima gara in Sicilia, è secondo nel successivo Costa Smeralda, terzo all’Elba, quarto al Quattro Regioni e terzo al Lana. Infila quindi una serie negativa con tre ritiri ma, al San Marino, è di nuovo primo, precedendo sul filo di lana De Paoli e Canobbio.

Così nel 1983

Dopo i molti tentativi degli anni precedenti, Piero Canobbio riesce ad imporsi nella stagione 1983. Il pilota di Cortemilia (Cuneo) vince sei delle dieci prove in calendario: Targa Florio (dove giunge secondo alle spalle di Torricelli, che viene però escluso dalla classifica in seguito ad una verifica del dopo-gara), 4 Regioni, Colline di Romagna, Piancavallo, Coppa Liburna e San Marino.

Il 1983 è anche l’anno dell’annullamento del Ciocco (concomitante con le elezioni e perciò sostituito dal toscano Liburna) e del 100.000 Trabucchi (che viene recuperato con il Valle d’Aosta). Nella classifica Under 23 primeggia Michele Vittadini, mentre in quella femminile si impone Chantal Galli, da poco moglie del neo campione italiano ed europeo Miki Biasion.

Così nel 1984

L’ultima edizione del Campionato Autobianchi A112 si schiude con la vittoria del friulano Pietro Corredig. Corredig è un ”vecio” per l’epoca ha quasi trenta anni, ha già corso ed ha indubbiamente una certa esperienza. Riesce ad imporsi, infatti, con alcuni piazzamenti e una sola vittoria otterruta con l’astuzia. Questa la storia. Siamo al Rally di Sanremo, che ha un coefficiente doppio perché molto più lungo degli altri.

Al riordino di Volterra, Gallione è al comando inseguito da Lago. Lasciata la Toscana, la gara concede una sosta. Tepore e bevande alimentano la conversazione, ma il momento di timbrare e riprendere la corsa si avvicina. Gli unici che se ne accorgono sono Corredig e il suo navigatore Caliro. Escono alla chetichella, spingono l’auto fino al CO, timbrano al limite della tolleranza e partono. Quando i centododicisti sentono il rumore del motore e vedono la vettura di Corredig sfrecciare davanti alle vetrine del bar si precipitano fuori, ma è troppo tardi per timbrare in orario. Gallione e Lago vengono penalizzati e Corredig balza al comando vincendo Sanremo e campionato.

Tratto da 100 anni di Storie di Rally 1 – Marco Cariati