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Umberto Scandola e quel bagnetto al Rally di Ypres (VIDEO)

La gara si è disputata il 23 e 24 giugno 2006. Umberto Scandola era navigato da Gigi Pirollo, entrambi iscritti in gara dalla Gass Racing. I due arrivano lunghi in una veloce curva a destra, la macchina scivola e finisce in un piccolo ma abbastanza profondo lago.

Nel 2006, la Fiat Grande Punto Super2000 è stata utilizzata come modello base dal Costruttore torinese per competere nell’allora Intercontinental Rally Challenge, poi Intercontinental Rally Challenge e poi più nulla. Aveva un motore 2.0 litri che arrivava ad erogare fino a 270 cavalli su 1150 chili di peso. Anche Umberto Scandola correva con questa auto da rally e ricorda in particolare Ypres. Ma ovviamente non è della Punto in termini di tecnica che si voleva parlare in questo post.

La gara si è disputata il 23 e 24 giugno 2006. Umberto Scandola era navigato da Gigi Pirollo, entrambi iscritti in gara dalla Gass Racing. I due arrivano lunghi in una veloce curva a destra, la macchina scivola e finisce in un piccolo lago. Gigi Pirollo schizza via dall’auto, grazie alla portiera aperta in anticipo con grande prontezza di riflessi, e pilota e copilota riescono a mettersi in salvo prima che la Grande Punto sprofondi sott’acqua.

Scandola: la famiglia da rally più veloce del Veneto

Tutti sanno che la storia del team della famiglia Scandola ha origine sul finire degli anni Ottanta? Umberto Scandola è l’esponente più giovane di una famiglia in cui la passione per i rally è tramandata di padre in figlio di fratello in fratello. Dal papà Giuliano allo zio Graziano, entrambi famosi ex piloti di rally.

Le cronache recenti ci raccontano che dietro Hyundai Rally Team Italia c’è SA Motorsport Italia (acronimo di Scandola Auto Motorsport), apprezzato team sportivo fondato nel 2012 per volontà di Skoda Italia che decide di impegnarsi in un programma ufficiale nel Campionato Italiano Rally con Umberto Scandola e Guido D’Amore. Questa è storia nota a tutti. Ma tutti sanno che la storia del team della famiglia Scandola ha origine sul finire degli anni Ottanta? Tutti sanno che quella degli Scandola è una famiglia da rally?

Umberto Scandola è l’esponente più giovane di una famiglia in cui la passione per i rally è tramandata di padre in figlio di fratello in fratello. Dal papà Giuliano allo zio Graziano, entrambi famosi ex piloti di rally, sino al figlio maggiore Riccardo anche lui ex pilota e attuale team principal della squadra e Umberto, di otto anni più giovane di suo fratello.

Nel frattempo anche il giovane diciassettenne Mattia, figlio di Riccardo e nipote di Umberto, ha già partecipato ai primi rally. Per la serie alla passione non si comanda. Giuliano Scandola, in arte Mistral, è il papà di Umberto e Riccardo e da lui nasce la passione per i rally della famiglia.

Mistral inizia a correre nel 1976 partecipando alle più importanti gare a livello nazionale ed internazionale privilegiando sempre il fondo sterrato. La sua carriera durerà fino al 2000, quando decide di lasciar spazio ai figli. Prima però, nel 1985, Graziano Scandola, in arte Grizzly, si fa influenzare dal fratello Giuliano e comincia ad inseguire la passione dei rally. Partecipa a vari campionati vincendo la Coppa Italia e togliendosi delle soddisfazioni anche a livello iridato.

Smette di partecipare ai rally nel 2011 perché si appassiona di rally raid e nel 2017 coronerà il sogno di partecipare alla prestigiosa Dakar. Ritornando dove eravamo rimasti, arriva il 1995 e anche Riccardo Scandola segue la passione di papà e zio e prende in mano un volante.

Le doti di pilota non tardano a farsi vedere e quindi decide di partecipare a vari trofei monomarca. Quando arrivano le prime proposte interessanti Riky decide di concentrarsi sulla carriera del fratello Umberto. Qui nasce la carriera manageriale del fratello maggiore dei giovani Scandola.

È l’anno 2000 quando Umberto Scandola, a soli 16 anni, prende parte alle prime competizioni in circuito e slalom. Nel 2003 finalmente maggiorenne partecipa ai primi rally facendo risaltare immediatamente le sue doti e bisogna aspettare solamente due anni per le prime soddisfazioni ufficiali. Infatti il 2005 è l’anno in cui Umberto diventa pilota ufficiale Subaru e partecipa al Campionato Italiano. Il 2006 è l’anno in cui Abarth decide di rientrare nei rally con la nuova Punto Super 2000 e offre ad Umberto un sedile ufficiale.

Questo impegno dura quattro anni nei quali Umby matura grande esperienza partecipando al Campionato Europeo Rally e ai diversi Campionati Italiani. Nel 2012 nasce SA Motorsport Italia il team nazionale scelto come squadra ufficiale da parte di Skoda Italia. Il risultato più importante arriva nel 2013 con la vittoria del Campionato Italiano con Umberto davanti alle principali Case.

Il sodalizio con la Casa boema prosegue per altri cinque anni, in cui la coppia Scandola-D’Amore è sempre protagonista ai vertici collezionando cinque podi: due secondi posti e terzi posti. Negli ultimi anni SA Motorsport ha sempre disputato come team ufficiale il Campionato Italiano Rally, la massima serie nazionale della specialità.

La squadra diretta da Riccardo Scandola ha partecipato anche ad una serie di gare nazionali e al WRC2, dove Umberto Scandola si è messo in luce comandando al Rally Italia Sardegna nel 2016. Ormai, l’obiettivo su cui concentrarsi è Umberto Scandola, nell’attesa che Mattia, figlio di Riccardo si sentirà pronto a rilevare l’eredità sportiva di Mistral, Grizzly, Umby e Riky.

Tratto da 100 anni di Storie di Rally 1 – Marco Cariati

Sotto il Segno dei Rally 2: racconti di Beppe Donazzan

Ad un anno di distanza da Sotto il segno dei Rally arriva Sotto il Segno dei Rally 2 che completa il monumentale lavoro di Beppe Donazzan sulla storia del rallysmo italiano.

La formula è sempre la stessa: un’appassionante serie di storie, fatti e imprese che, lette in sequenza, finiscono per dar vita ad un vero e proprio romanzo su questo mondo che tanta passione ha suscitato negli anni. A cambiare, questa volta, sono i protagonisti che, in questo secondo volume, corrispondono a quelli di alcuni fra i piloti italiani di maggior rilievo che hanno corso dagli anni Ottanta sino ad oggi.

I loro nomi sono, fra gli altri, Vudafieri, Cerrato, Zanussi, Bettega, Tabaton, Tognana, Cunico, Biasion, Liatti e Deila. Basta leggere i primi due o tre racconti per ritrovarsi, improvvisamente, in mezzo ai muri di folla che negli anni Ottanta e Novanta delimitavano i percorsi delle prove speciali lungo la penisola.

E capisci subito che non è necessario arrivare in fondo al volume, per sentirsi in grado di garantire che l’ultima fatica di Donazzan dovrebbe occupare un posto di riguardo nella libreria di ogni appassionato. E ti ritrovi comunque, tutto d’un fiato, in fondo al volume.

Tre i capitoli del libro. Il primo, “Le sfide infinite” parla di Attilio Bettega, Adartico Vudafieri, Vittorio Caneva, Tonino Tognana, Nico Grosoli, Franco Ceccato, Mario Aldo Pasetti, Antonella Mandelli, Franco Corradin, Gabriele Noberasco, Micky Martinelli, Alberto Alberti, Paolo Pasutti, Giorgio Pasetti.

E poi ancora, Paola Alberi, Gianni Del Zoppo, Nick Busseni, Dario Cerrato, Massimo Barbujani, Franco Uzzeni, Michele Cinotto, Franco Leoni, Carlo Cuccirelli, Fratelli Betti, Alberto Carrotta, “Bronson”, Pietro Mirri, Flaviano Polato, Paolo Baggio, Pierangela Riva, Ennio Santinello, Giacomo Bossini.

Nel secondo, “Tutte le latitudini” ci sono Fabrizio Tabaton, Andrea Zanussi, Miki Biasion, Gianfranco Cunico, Alessandro Fiorio, Bruno Bentivogli, Massimo Ercolani, Paola De Martini, Carlo Capone, Chantal Galli, Michele Rayneri, Gilberto Pianezzola, Giovanni Manfrinato, Isabella Bignardi, Fabrizio Fabbri, Paolo Alessandrini, Prisca Taruffi, Alessandro Fassina, Enrica Munaretto, Giammarino Zenere, Pucci Grossi, Michele Grecis, Edi Orioli, Enrico Bertone, Sergio Cresto, “Tabacco”.

Nel terzo, “L’era dell’elettronica” salgono in cattedra Andrea Aghini, Piero Liatti, Paolo Andreucci, Andrea Dallavilla, Pierluigi e Romeo Deila, Piero Longhi, Andrea Navarra, Renato Travaglia, Luca Rossetti, Gigi Galli, Umberto Scandola, Andrea Crugnola, Loris Roggia, Manuel Sossella, Lara Battistolli, Massimo Gasparotto, Alex Bruschetta, Alessandro Battaglin.

Ma anche: Claudio De Cecco, Luca Cantamessa, Giandomenico Basso, Massimo Ceccato, Marco Tempestini, Luca Pedersoli, Valentino Rossi, Franco Ballerini, Felice Re, Luca Campedelli, Matteo Gamba, Mauro Spagolla, Fabrizio Nucita, Fontana, Italia Rally Talent, Sandro Sottile, Angelo Medeghini.

Esiste la possibilità di acquistare Sotto il Segno dei Rally 1 e Sotto il Segno dei Rally 2 in abbinata e contenuti in un elegante cofanetto. Si tratta di una edizione limitata di duecento pezzi, che consiglio vivamente e che trovi dettagliata nella scheda libro. Beppe Donazzan, che è sempre un gentiluomo, mi ha concesso la pubblicazione di alcuni brani. Li trovi su Storie di Rally con una semplice ricerca. Di seguito ne pubblico uno molto divertente.

In Abruzzo il colpo con una Porsche in una torrida estate del 1982

Nel corso della giornata, per lo più all’imbrunire, scattava la domanda da un milione di dollari. Da nord a sud. Classica. In veneto era: “Te piase più i rally o la figa?”… Immancabile, dopo tanti discorsi di motori, ammortizzatori, “meglio i Koni o i Bilstein? No, su quea gara monto i Bilstein, la machina, da drìo, la sta più zò…”. Di solito il quesito veniva sparato dal personaggio più carismatico, quello che correva. Il team principal del gruppo, si direbbe ora.

Partivano le schermaglie di precisazioni: “Un rally con che macchina?, in contrapposizione “con che figa?”. Dalla Stratos o dalla 037, sull’altra sponda andavano a mille Serena Grandi, Edwige Fenech, Carmen Russo, Lilli Carati…protagoniste di film e di immagini senza veli sui giornali tipo Le Ore, Blitz, Men o Caballero che, per qualche minuto, avevano la supremazia su Autosprint.

C’era chi sceglieva i rally, chi – i più – la seconda opzione. Chi invece, ligio al compromesso radicato nella cultura democristiana, diceva: “Mi fasso i rally. La tosa poi me la trovo in machina…”. Le sghignazzate si protraevano a lungo, con toni sempre più coloriti e accesi. Uno dei tanti ritrovi dei giovani di Bassano del Grappa era un negozio di calzature. Titolare Ennio Santinello, un altro personaggio oltre le righe di quel pazzo mondo, con passione smisurata per le auto.

Fuori dal comune. Un pensiero fisso che non aveva fine. Era lui che innescava ogni tanto quella domanda, quando il gruppetto di amici aumentava di numero sul far della sera. C’era chi arrivava dal lavoro e chi aveva chiuso i libri dell’università”.

Ennio lasciava alla compagna il compito di servire i clienti. Entrava in scena solo se le presenze, all’interno del negozio, aumentavano di numero, oppure per l’ingresso di qualche attraente ragazza. Allora scattava dalla poltrona dell’ufficio, pieno di coppe e di cataste di Autosprint e Quattroruote, tirava giù dagli scaffali mezza bottega per mostrare le proposte più belle.

Cosa riuscisse a scorgere, inginocchiato, davanti alle signore, mentre le aiutava ad infilarsi le accattivanti scarpe dai tacchi slanciati o gli stivali, realmente non si sa. Conclusa la vendita rientrava nell’ufficio, rosso paonazzo, agitando le mani anticipando, visivamente, il racconto.

A luci rosse, naturalmente. Qualcuno del gruppo – compreso chi scrive, non lo nega – per provare l’ebbrezza del proibito, si improvvisava, qualche volta, commesso. Ma ne ritornava deluso. Era l’atmosfera che si creava ad alzare la temperatura del momento. Siparietti come nei film di Pierino e nulla più. Certo è che Ennio Santinello in macchina andava forte. Preparava le sue auto con una meticolosità da fuori di testa.

Soprattutto i particolari venivano esaltati. A vederle finite, dalla Fulvia HF 1600, alla Beta Montecarlo, per finire alla Porsche SC 3000, alcune con le quali aveva gareggiato, era un delitto pensare che avrebbero affrontato dei rally su viottoli dal fondo impossibile. Santinello non aveva mai avuto velleità di graduatorie e campionati. Correva quando voleva e se ne aveva voglia.

Così come decise di andare giù a Pescara, per partecipare al secondo rally della Spiga. Bel parco partenti con “Pau”, Leoni e Mirri con le Stratos. Ennio era alla guida di una Porsche SC 3000 Gruppo B, in realtà poco più di serie. Come navigatore Walter Bizzotto, un altro personaggio di Bassano, successivamente numero 1 della Mitropa Cup e dal 2013 anche presidente dell’Automobile Club di Vicenza.

Giù il piede, facendo attenzione a non esagerare e il risultato arrivò. Imprevisto e imprevedibile. Primi assoluti in un delirio di folla nel capoluogo abruzzese, in un giorno caldissimo di inizio estate. In pieno Mundial di Spagna, 112 iscritti, 82 partenti. Accade in Centro Italia, sempre in quel fine settimana del giugno 1982.

Libri su Storie di Rally

la scheda

SOTTO IL SEGNO DEI RALLY 2

Autore: Beppe Donazzan

Volumi: collana editoriale Grandi corse su strada e rallies

Copertina: rigida

Pagine: 416

Immagini: in bianco e nero e colori

Dimensioni: 14 x 22 centimetri

Editore: Giorgio Nada Editore

Prezzo: 20.50 euro

Peso: 739 grammi

ISBN: 978-8-8791159-9-5

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