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Rally Elba 1980: la grande sfida andata a ”Vuda”

Una gara per gente col pelo sullo stomaco il Rally Elba 1980, che vede all’arrivo appena trentasette dei circa duecento e trenta equipaggi iscritti. Indimenticabile banco di test e di sfide tra Cerrato – a cui viene ”scippata” la vittoria finale in favore di ”Vuda” – Tabaton, Pasetti, Capone, Tognana, Noberasco e Biasion, fino ai nascenti campioni con le A112, come Caneva e Zini e Cinotto. In gara anche Polato con la 126…

Al Rally Elba 1980, Adartico Vudafieri vola rosicchiando secondi e posizioni di classifica, ma per lui Dario Cerrato sembra imprendibile. Sulla prova speciale del Monumento chi ha tutto da perdere è Pasetti, che parte lasciando una scia d’olio per terra che non promette niente di buono (infatti sarà costretto a fermarsi a fine prova, per evitare di portare a zero la pressione del motore). In gara c’è anche il fratello minore, con la Ritmo. E a consolarlo sono proprio le prestazioni di “Pasettino”, oltre alla speranza di avere la macchina completamente nuova per il successivo Rally 4 Regioni.

Prova e riprova, al culmine di una ricerca fatta a tentativi disperati, quelli dell’Alfa Romeo hanno trovato cosa frena la loro macchina (affidata a Mauro Pregliasco). Le cronache dell’epoca raccontano che i problemi del pilota ligure fossero dovuti allo schiacciamento del filtro. Questo avrebbe causato un forte rallentamento della macchina. E i tempi sono lì a confermarlo… Tabaton e Cerrato sono sempre lì a suonarsele a colpi di temponi. Nessuno dei due molla la presa, ma il “Coguaro” procede come predestinato in questo evento. Non può sapere, non può immaginare. Nessuno può sapere che il successo gli sarà letteralmente “scippato” di mano.

Sul secondo passaggio da Colle d’Orano, Noberasco va a sbattere e lascia per strada diversi pezzi dell’Ascona oltre al primato in Gruppo 2. Questa prova e il ligure non sembrano affini. Una cosa simile succede anche nel 1977, tre anni prima. Scartabellando sui vecchi Autosprint, si scopre che tra Noberasco e il suo copilota hanno da ridire e discutere. Nel mentre, però, arriva Capone.

Il veloce pilota torinese non ce la fa ad evitare l’Opel che è messa di traverso e la tampona per bene, anche se rompe solo un faro e il paraurti. Lasciando a terra un po’ di pezzi riesce a ripartire con nonchalance, come se nulla fosse accaduto, trovandosi proiettato al comando del Gruppo 2. Peccato che da lì a due prove, sulla PS Parata, gli si romperà la scatola dello sterzo proprio a fine prova. Fine dei giochi. Per lui, una consolazione come per Pasetti, la promessa di Tabaton Senior che dal prossimo rally pavese avrà una vettura completamente nuova.

Cambia la leadership al Rally Elba 1980, ma occhio a Biasion

Fuori dal Rally Elba 1980 anche Capone, il nuovo leader della categoria del turismo preparato diventa Pasetti, che però ha una spina nel fianco: si chiama Biasion. Il giovanotto veneto risale velocemente la classifica a colpi di una o due posizioni a prova (ha il numero 77 sulle portiere). Verso il finire della notte, poco prima dell’alba, i ritiri sono cresciuti enormemente. Sulla prova speciale di Monte Calamita abbandonano la compagnia, tra gli altri, anche Nico-Barban con la Ferrari. Al Cavallino Rampante da rally si è rotto un trapezio della sospensione. Stessa fine tocca ad Ambrogetti-Colombo, con la Ritmo. A loro si strappa il braccetto dello sterzo.

Fuori gara (e fuori strada) ci finisce anche Andrea Zanussi, ma lui sulla PS Monumento. Succede che in una “esse” veloce sterza, ma la Escort va dritta e quando inchioda non riesce ad evitare la disastrosa uscita di strada con Gigi Pirollo. Zanussi-Pirollo erano primi del Gruppo 1 davanti a Presotto, Zordan e Dalla Benetta con la Kadett GT/E (Presotto aveva perso tempo e primato a causa di una panne elettrica sul Monte Calamita).

Dopo la PS Monumento, a quattro prove speciali dal fine tappa, Fabrizio Tabaton mantiene la leadership su Cerrato. Ma il vantaggio è davvero irrisorio: a separare i due ci sono 12″. Tramite il settimanale AS si riesce a ricostruire che terzo è “Lucky” a 51″, poi c’è Franco Cunico ad 1’19”, Adartico Vudafieri a 1’49”, Tonino Tognana a 3′, Maurizio Verini a 3’23” quasi raggiunto ormai da Pregliasco, che è a 3’28”. Qui spariscono Cane e Melani con la Kadett GT/E Gruppo 1 (impianto elettrico) e Pasutti-Bisci con un’altra Kadett GT/E ma Gruppo 2.

La PS Due Mari dà la scossa alla classifica

Altro giro sulla PS Due Mari, ma questa volta arriva una scossa tellurica in vetta alla classifica assoluta. Clamorosamente Tabaton picchia, rimbalza e picchia ancora. La sua Stratos si ritrova girata in senso opposto a quello di marcia. Cunico acchiappa e passa Presotto in prova, poi qualche decina di metri più avanti gli scoppia una gomma posteriore a causa di una pietra a tiro e infine gli si trancia di netto anche un ammortizzatore. Gara finita per il vicentino e per le due principali Stratos. Vudafieri finisce contro un albero, che però non ferma la 131. Anche Tognana e Pregliasco vanno avanti tra ritardi e rallentamenti causati da forature.

Cerrato è saldamente primo, ma ha un problema con il ponte della vettura che, non a caso, gli verrà sostituito proprio alla fine di quella tappa (era prevista un’ora di parco assistenza e il lavoro in questione era fattibile). Seguono una PS San Martino disputata da manuale, senza storia per gli avversari, e un altro clamoroso abbandono, ma questo sulla PS Falconaia: a rompere la trasmissione e a restare senza trazione è “Lucky” che, con Fabrizia Pons, si ferma nel tornantino più celebre della gara elbana. La sua gara finisce lì, mentre quella di Gerbino-Berro finisce prima e sempre a causa della rottura di un semiasse.

Si arriva a Portoferraio con Cerrato e Lucio Guizzardi sempre in testa, ma con Vudafieri e Massimo De Antoni che continuano a forzare per agguantare quel successo. Seguono Pregliasco-Reisoli a 3’38”, Verini-Mannini a 3’59”, Tognana-Cresto a 7’35”. E ancora: Presotto, Biasion e Zordan. Vittadini-Chapuis si ritrovano con la Porsche 911 Turbo davanti a Giorgio Pasetti, ma perché il copilota del driver italiano ha timbrato con 1’ di anticipo prima del Volterraio.

Polato-Gottardo al Rally Elba 1980
Polato-Gottardo al Rally Elba 1980 con la 126 della 4 Rombi

Nella seconda tappa Verini rompe per ultimo

C’è una pausa, prima che si riprenda a lottare per la vittoria finale di un Rally Elba vissuto più di una gara di mondiale. Alle dieci e quarantacinque del mattino riprendono le ostilità per circa sessanta equipaggi rimasti (molti più di 200 i partiti). Fra questi ci sono anche Polato-Gottardo con la mitica Fiat 126 (sono sessantesimi, a 2.13’15” da Cerrato ma 50 minuti di troppo sul groppone se li portano addosso a causa di un errore al controllo orario) che arriveranno in fondo alla gara nonostante la squalifica. A Zordan, nel primo trasferimento, si ammutolisce la Kadett GT/E. L’equipaggio scende e, a spinta, riesce a farla ripartire. Ma tanto la vettura si ferma di nuovo e subito dopo. Questa volta si ferma in modo definitivo (alternatore) nei pressi del controllo orario di ingresso in PS. A fine prova a Pregliasco devono cambiare il manicotto del turbo. Campanello d’allarme?

La fine della gara del “Prete” viene sancita sulla PS Parata, tre prove più avanti, per un principio di incendio sulla sua macchina. Altri punti gettati alle ortiche. Se a Pregliasco fa paura la sua vettura incendiata a “Vuda” fa paura il fatto che la sua 131 (che non si era fermata neppure dopo l’incidente con l’albero) si ammutolisca a sorpresa e senza preavviso sulla PS Monte Calamita. Si scoprirà che è un capriccio della pompa della benzina. Una “finta” da mezzo minuto, poi la macchina torna a muoversi. A Bivio Mola i meccanici dell’Alfa Romeo saldano la barra della macchina di Verini che sta cedendo.

Le cronache di quella gara ci tramandano che, nel Jolly Club, c’è un gran da fare per il dottor Fossati, medico del Jolly Club, che deve rimettere in sesto Sergio Cresto e le mani di Tognana, che si aprono come una spugna. Chapuis tarda perché fora (fra il controllo e la partenza della prova gli viene data la neutralizzazione per il cambio gomma). Per lui, comunque, i guai non sono finiti. Dopo la foratura, verrà mollato dal motore e dovrà fermarsi. Più si va avanti e peggio è: le macchine in gara sono sempre meno. Sulla PS Colle d’Ora anche Vittadini è costretto al ritiro con la Ritmo.

Possono ritenersi contenti del risultato Bentivogli-Valbonetti, con la Ford Escort. I due sono decimi assoluti e secondi di Gruppo 1, ma dovendo rimediare a due balestre rotte saranno costretti a timbrare con circa dieci minuti di ritardo al controllo orario. Un assist per Rabino-Tedeschini che frustano i cavalli della loro Kadett GT/E e recuperano una parte di tempo perso la sera prima.

A questo punto, le classifiche sembrano cristallizzate. Dario Cerrato è in testa e Adartico Vudafieri sembra avere un andamento controllato. Nessuno si aspetta che vada all’assalto del “Coguaro” di Conegliano d’Alba. E infatti non succederà, anche se l’inattesa e clamorosa squalifica di Darione gli consegnerà la vittoria assoluta del Rally Elba 1980. Vudafieri tira i remi in barca e gestisce, neppure risponde a Verini quando prova ad avvicinarsi in classifica. Anche perché, alla fine, Verini si deve fermare. Capita sulla PS San Martino: poco dopo l’inizio prova, alla sua Alfetta si sgretola un semiasse.

Finale all’insegna del “volemose bene” tra Tognana (terzo) e Presotto (quarto). Oramai c’è da vedere solo l’arrivo con Cerrato vincitore assoluto su “Vuda” e Tonino Tognana. Inizialmente fuori dal podio ci sono Presotto e Massimo Sghedoni con la Ford Escort RS 2000 MKII, ma si ritrovano terzi dopo l’esclusione dalla classifica di Dario Cerrato. Poi Miki Biasion, con la Opel Ascona, inizialmente quinto, ma alla fine quarto. Peccato per il ritiro di Stefano Speranza con alle note Daniele Ciocca, sulla Fiat Ritmo 75. Finché sono stati in gara hanno divertito e si sono fatti notare.

A112, tra i due litiganti vince Cinotto

All’Elba corrono anche le Autobianchi A112 del Trofeo, in cui tra i due litiganti il terzo gode: vince Cinotto, che ribadisce proprio questa massima fra Zini e Caneva che avrebbero voluto bissare il successo ottenuto rispettivamente alla Targa Florio e al Costa Smeralda. Dunque, è sempre un terzo a godere. E a dire il vero, sul suo successo, splendido per regolarità, non c’è niente da eccepire. Cinotto ha vinto perché è stato il migliore, impostando la sua gara sul coraggio e sulla logica, visto che un duomo di un ammortizzatore sistemato alla belle meglio.

Giovanissimo torinese, Cinotto era nel mondo dei rally dal 1978, quindi da due anni scarsi, e in questa occasione ha confermato di essere un pilota di razza. L’Elba è sempre stato un importante banco di prova che quasi mai ha mentito. Gli stessi progressi (fatti da Cinotto nel corso della sua breve carriera lo dimostrano). Senza contare poi che, in occasione di questo successo, ha dovuto vincere contro rivali temibili, come Caneva (che è crollato per la stanchezza), Zini, Perona, Pelli, De Paoli, Biondi, eccetera.

Caneva è stato anche al Rally Elba 1980 il grande protagonista della gara. Il pilota che ha interpretato al meglio il ruolo di favorito. Non si è mai dato per vinto e ha sempre siglato temponi di tutto rispetto, addirittura straordinari in sei delle dodici prove speciali in programma. Le altre sono state appanaggio Cinotto (tre) Bozzi (una), Stagni (una) e Perona (una). Tutti gli arrivati meritano il massimo elogio vista la selezione imposta dal percorso e, su tutti, un l’elogio particolare va ai due equipaggi femminili Vedovello-Oilmarinda e Colucci·Manzi. La proverbiale durezza del rally ha trovato puntuale conferma: trentasette arrivati su circa duecento e trenta iscritti (comprensivi dei trofeisti A112).

Ti presento Colin Steel McRae: dalle bici alle auto da rally

Come in molte favole dal sapore magico, spesso non c’è un lieto fine. Ed ecco che il tragico incidente di elicottero occorso nel settembre 2007, che ha causato la morte di Colin, di suo figlio Johnny e di due amici di famiglia (padre e figlio), ha sconvolto sia il vastissimo pubblico di appassionati che lo adorava

Colin Steel McRae sembrava aver preso alla lettera le parole di Markku Alén, che a ben vedere non aveva tutti i torti: “L’importante è non fare il 99% ma il 110%. Meglio in testa a rally e poi fai incidente o capottare: se tu fare 99% solo decimo o undicesimo, tu mai vince e nessuno conosce per te. Se tu fare “maximum attack” tu vince, oppure fare incidente. Questo per me è piede giusto per un giovane in prime gare. Oggi difficile perché macchina costa molto e molti dicono: “Piano, piano”. Ma se accetti questo meglio restare national rally e no gare internazionali. Tu tira, o resta a casa”, sosteneva il fuoriclasse finlandese.

Questa filosofia solo apparentemente estrema, in una competizione è giusto dare il “tutto per tutto”, applicata in “salsa scozzese”, portò velocemente McRae all’attenzione degli appassionati di motori di tutto il mondo già in tenera età. Innegabile il suo talento naturale che alla fine lo ricompensò con il titolo del primo campione del mondo rally del Regno Unito nel 1995 e un riconoscimento da parte della regina Elisabetta per il suo successo, eccezionale e senza precedenti.

Come in molte favole dal sapore magico, spesso non c’è un lieto fine. Ed ecco che il tragico incidente di elicottero occorso nel settembre 2007, che ha causato la morte di Colin, di suo figlio Johnny e di due amici di famiglia (padre e figlio), ha sconvolto sia il vastissimo pubblico di appassionati che lo adorava sia la comunità del motorsport, in patria e all’estero. Colin Steele McRae nasce nel 1968 a Lanark, fredda e piovosa cittadina della Scozia, e lì muore il 15 settembre 2007. Il fascino per le auto iniziò all’età di due anni e non era necessariamente nemmeno collegato alle imprese rallystiche di suo padre, il “vecchio” Jimmy McRae, che ha vinto il British Rally Championship cinque volte.

A sette anni, Colin inizia a correre in bici, vincendo il Campionati Junior e Intermedio. A quattordici anni aveva già due titoli in saccoccia. Poi, con la maggiore età, la bici da trial fu equamente sostituita da una Mini. E così arrivò il suo primo rally. Siamo nel 1985 ai Kames Stages in Scozia. In quella prima gara ci furono molti problemi col cambio e alla fine McRae arrivò quattordicesimo e primo di classe. A sostegno del figlio, i McRae acquistarono un Talbot Sunbeam, ma non c’erano corse gratuite e i soldi erano pochi.

Così, Colin si unì all’attività di famiglia, gestione impianti di riscaldamento e idraulica, anche se trascorse più tempo nel garage aiutando a mantenere i furgoni aziendali e preparando la sua auto nei momenti morti. In fondo, era a tutti gli effetti un apprendista idraulico. Fu nel 1986 che osservatori esperti iniziarono a capire che Colin aveva qualcosa di speciale. Successe nel corso suo primo evento iridato: Rally di Svezia 1987. Chiuse trentaseiesimo assoluto e terzo di classe al volante della Vauxhall Nova, nonostante diverse divagazioni in mezzo alla neve. Ironia della sorte, la sua prima vittoria arriva nel 1988 al Tweedies Rally, quando ha alle note la sua fidanzata poi moglie, Alison Hamilton.

Una spettacolare spazzolata di Colin McRae con la Subaru Impreza
Una spettacolare spazzolata di Colin McRae con la Subaru Impreza

Colin McRae fa scalpore nel World Rally Championship

Da quel momento seguiranno altre apparizioni nel WRC e, nel 1989, Colin fa scalpore in Svezia, salendo fino al decimo posto assoluto, prima che i problemi al cambio lo riportassero al quindicesimo. Chapeau. Il quinto piazzamento in Nuova Zelanda con la Sierra Cosworth e due vittorie a livello nazionale si sono rivelate sufficienti per impressionare Ford, che gli ha offerto un ingaggio. Il grande passo avanti di Colin fu facilitato da David Richards, il copilota campione del mondo 1981 insieme ad Ari Vatanen, oltre che l’uomo che portò Subaru a incontrarsi con la Prodrive.

Richards, avendo individuato alcune delle stesse capacità naturali e il “classico” talento grezzo che lo aveva intravisto in Vatanen, decise di scommettere su Colin in Subaru. Si cominciò dal British Rally Championship, che sarebbe risultato essenziale nella crescita professionale di un pilota che sarebbe stato catapultato nel WRC. La fiducia fu ripagata. Colin era una meteorite. Con Derek Ringer la corona del Campionato Britannico fu rapidamente raggiunta nel 1991. Lo scozzese era pronto ad affrontare l’enormità del palcoscenico iridato.

Nel 1992, lui e la Legacy RS Turbo 4WD Rothmans avevano di nuovo agguantato il titolo in Gran Bretagna con una vittoria pulita su ciascuno dei sei eventi, ma i riflettori sono stati puntati su di lui nel suo primo rally del di Campionato del Mondo con Subaru, in Svezia, quando il pilota titolare Vatanen è uscito di scena. I sapientoni dei pronostici erano confusi… Contro ogni pronostico in un rally storicamente dominato da piloti nordici, Colin aveva la vittoria nel mirino.

Maledetta fu quella foratura avvenuta l’ultimo giorno. In ogni caso, spezzò le resistenze di piloti come Stig Blomqvist e Markku Alén per finire sorprendentemente secondo assoluto. Il suo impegno è stato rafforzato nel 1993, con un programma nel WRC e nel Campionato Asia-Pacifico. Sebbene si sia trattato di una stagione piena di alti e bassi, McRae ha centrato la sua prima vittoria iridata in Nuova Zelanda. Nel 1994 seguì un contratto di due anni e gli incidenti in Corsica e in Argentina furono più che compensati dalle vittorie in Nuova Zelanda e Gran Bretagna.

I sogni più folli della squadra furono comunque realizzati nel 1995, quando vinse il Campionato del Mondo Rally e divenne il primo e il più giovane campione del mondo rally britannico. La famosa Impreza “L555BAT” di Colin nel 1995 è ora esposta al Riverside Museum di Glasgow. I due anni successivi sono stati caratterizzati da un secondo posto nel WRC in entrambe le stagioni, nonostante abbia vinto più eventi di qualsiasi altro suo rivale. Il successo è stato miscelato a diversi guasti meccanici significativi e ripetitivi, che però hanno aumentato la voglia di cercare una nuova sfida nel 1999, anno in cui McRae passa al Ford World Rally di M-Sport. Questo è il periodo in cui concepisce quest’autobiografia in cui racconta la sua ascesa pericolosa verso l’apice del successo.

Colin MCRae con la Subaru Impreza 555 al Memorial Bettega
Colin MCRae con la Subaru Impreza 555 al Memorial Bettega

L’incontro tra il pilota scozzese e Nicky Grist

Il 1999 è l’anno in cui il suo copilota diventa Nicky Grist. Con lui alle note, Colin sbalordisce tutti e regala alla Ford Focus WRC la prima vittoria nel più duro evento del calendario: il Safari Rally, in Kenya. Colin confermò che non si trattava di un colpo di fortuna, vincendo il seguente evento in Portogallo, prima che una serie di guasti meccanici e un paio di incidenti si mettessero per traverso.

Rimase con la Ford fino alla fine del 2002, rivendicando la sua venticinquesima vittoria del Campionato del Mondo in Kenya nello stesso anno in cui diventò il pilota di maggior successo al mondo. Il passaggio a Citroën arrivò nel 2003 e mentre McRae mieteva punti in tutti gli eventi, tranne tre, alla fine fu vittima di nuovi regolamenti Fia che introdussero squadre di due vetture per il 2004.

Il successo continuò a seguire Colin in giro per il Mondiale Rally, sottolineando la sua attitudine al volante di un’auto da competizione. Nel 2005, Colin è tornato nel WRC con la Skoda, alla guida della Fabia. Nel Rally GB, l’evento di casa sua, Colin ha entusiasmato le migliaia di spettatori accorsi ad applaudire il loro eroe. Ed ecco che è arrivato il miglior risultato stagionale della Skoda: settimo assoluto.

Dopo questo successo, Colin è tornato al lavoro con il team per guidare la Fabia al Rally d’Australia, dove fu costretto al ritiro mentre era terzo assoluto. In particolare, in Australia viene rallentato da problemi tecnici e dall’incapacità dei suoi meccanici che non riescono a sostituire la frizione della Fabia WRC nel tempo previsto.

Eppure la frizione dovrebbe essere routine… Un colpo basso per tutta la squadra. Un risultato fantastico era a portata di mano e, invece, è sfuggito di mano. Corse o rally, il desiderio dello scozzese di correre divenne ancor più evidente quando il richiamo di due degli eventi motoristici più impegnativi del mondo – Dakar e Le Mans – gli arrivò sotto al naso.

La Colin McRae R4 esposta a Goodwood
La Colin McRae R4 esposta a Goodwood

La Dakar, i videogiochi e la Colin McRae R4

La leggendaria Dakar ha fornito il senso dell’avventura che Colin desiderava ardentemente e al suo primo tentativo di questo raduno maratona segnò due tempi più veloci e raggiunse il terzo posto assoluto prima che i problemi di trasmissione lo lasciassero arenato nel deserto per due giorni. Dopo aver firmato un contratto con Nissan per la Dakar Rally 2005, Colin e la copilota Tina Thorner hanno portato la debuttante Nissan Pickup alla vittoria della Baja Portalegre, nel mese di ottobre, in pista dell’impegno più duro in terra d’Africa.

Ciò ha dato alla squadra grande fiducia e speranza di centrare il podio alla Dakar, dove Colin ha fatto registrare due migliori tempi e ha guidato l’evento con distacchi superiori ai sei minuti fino all’inizio della sesta tappa. Purtroppo lì ha colpito un pietrone nascosto e la Nissan ha capottato alta velocità. La resistenza della cellula centrale della Nissan ha protetto entrambi i membri dell’equipaggio, che sono usciti senza ferite gravi. A Le Mans, Colin ha diviso una Ferrari 550 Maranello con Rickard Rydell e Darren Turner, ottenendo un podio.

I successi nei rally hanno fatto decollare l’immagine mondiale di Colin negli ambienti del motorsport e hanno consentito la creazione dell’omonimo gioco per computer, attraverso il quale il suo nome ha raggiunto un pubblico molto più vario e ampio.

Il primo gioco, “Colin McRae Rally” è stato rilasciato nel 1998. Dopo un enorme successo, sono stati pubblicati altri giochi culminati con la prima serie “Dirt” nel giugno 2007. Seguirono “Colin McRae Dirt 2” e “Dirt 3” e il marchio resta ancora oggi leader del mercato dei videogiochi di rally in tutto il mondo. Lontano dalle competizioni, Colin ha rivolto la sua attenzione alla produzione della migliore macchina da rally utilizzando i suoi anni d’esperienza nella sperimentazione e nello sviluppo di auto per le migliori squadre WRC, alleate alla sua considerevole conoscenza ingegneristica.

Lavorando con Djm Motorsport, la società che ha costruito Colin’s Mark II Escort nel 2003, Colin ha iniziato a lavorare per produrre un’auto da rally che fosse divertente da guidare, molto prestazionale e anche spettacolare. McRae insisteva sul fatto che non ci sarebbero dovuti essere differenziali attivi o ausili di guida artificiale, perché voleva un’auto che ponesse l’accento sulla capacità del pilota e tornasse al controsterzo, che i fan amavano.

Colin McRae e Richard Burns
NemiciAmici: Colin McRae e Richard Burns

Il risultato è stata la Colin McRae R4, che ha debuttato al Goodwood Festival of Speed nel luglio 2007, stabilendo un tempo che è stato solo di poco più basso della Subaru Impreza WRC di Petter Solberg. Dato che la macchina era solo all’inizio del suo sviluppo, questa prestazione diede un forte impulso a Colin. Ormai, sapeva che era sulla strada giusta.

Purtroppo, i progetti per mettere in produzione il prototipo furono accantonati definitivamente dopo i tragici eventi di qualche mese dopo. L’unica R4 mai prodotta rimane nella collezione di famiglia delle auto di Colin e attira grandi folle ogni volta che viene esposta.

Il Colin McRae Vision Charity è stato formato all’indomani del tragico incidente dell’elicottero, che ha causato la morte di Colin, insieme al suo giovane figlio Johnny e due amici di famiglia. Alla luce dell’incredibile affetto ricevuto, la famiglia McRae decise che sarebbe stato possibile utilizzare il nome di Colin in tutto il mondo per raccogliere fondi per iniziative sanitarie e educative per bambini. Solo a scopo benefico e con il consenso stesso della famiglia. Nonostante siano state raccolte fantastiche donazioni in onore di Colin, i fiduciari decisero di cessare la raccolta fondi per conto della Colin McRae Vision Charity.

Colin McRae: ecco l’uomo, il pilota, il padre e il campione

Campione del mondo nel 1995, figlio del cinque volte campione britannico di rally Jimmy e fratello di Alister anch’egli rallysta. Ma Colin McRae era anche e prima tutto un grande uomo e padre.

Il mese di agosto 2018, Storie di Rally si dedica a Colin McRae e al suo cinquantesimo compleanno. McRae è quello che contribuisce con la sua guida a rendere famosa una specialità di nicchia. Quello che scrive le più belle e intense pagine del rallysmo iridato degli anni Novanta e di inizio Terzo millennio, arricchendole di mito e leggenda. Nasce a Lanark il 5 agosto 1968 e nella sua città muore 15 settembre 2007.

Inizia la sua carriera di pilota nel 1986 a bordo di una Hillman Avenger seguito da papà Jimmy, ma i suoi primi risultati li ottiene su una Talbot Sunbeam. Comincia a farsi conoscere, per le sue doti velocistiche e per il suo stile di guida particolarmente emozionante, nello Campionato Rally Scozzese. Per il suo modo di guidare viene accomunato ad altri campioni, tra cui Ari Vatanen, pilota per il quale McRae ha da sempre una forma di adorazione.

Dopo l’esperienza alla Talbot passa alla Vauxhall Nova e successivamente alla Ford Sierra 4×4. Nel 1987 esordisce nel WRC, partecipando con la Vauxhall al Rally di Svezia, a cui prende parte anche nel 1989 con la Ford Sierra classificandosi quindicesimo. Sempre nel 1989 e sempre con la Ford Sierra Cosworth, partecipa al Rally di Nuova Zelanda, finendo al quinto posto.

Nel 1991, infine, si unisce a Prodrive e al Subaru World Rally Team per prendere parte al Campionato Britannico, che vince nel 1991 e nel 1992. McRae si aggiudica il suo primo rally iridato nel 1993 in Nuova Zelanda, alla guida di una Subaru Legacy RS 4WD Turbo Gruppo A. Con la Subaru Impreza vince altri due rally, Nuova Zelanda e Rac l’anno successivo, ed altrettanti nel 1995, quando si laurea campione del mondo.

Migliora il bottino nel 1996, aggiudicandosi tre prove del Mondiale Rally, anche se in classifica finale è secondo alle spalle di Tommi Mäkinen. Nel 1997 è di nuovo secondo, ad un solo punto da Mäkinen, pur vincendo cinque rally. In quell’anno cambia navigatore e passa da Derek Ringer a Nicky Grist. Nel 1998 si classifica terzo. È il suo ultimo anno a bordo della Subaru Impreza WRC.

Ford, Citroen, l’addio ai rally e a Colin

Nel 1999, invece, passa al team Ford, alla guida della Focus WRC. Nella stagione che fa da preludio al terzo millennio vince il Safari Rally e il Rally del Portogallo, ma al termine si classifica solamente sesto assoluto per colpa dei tantissimi ritiri. Infatti, termina soltanto quattro delle quattordici gare che strutturano il calendario del WRC di quell’anno: Safari Rally, Rally di Portogallo, Tour de Corse, dove si piazza quarto, e Rally di Monte-Carlo dove arriva terzo, ma poi viene escluso per un’irregolarità alla pompa del serbatoio della sua Focus.

Dal 2000 al 2002 vince sette gare del Mondiale Rally e arriva al record di ventitré gare vinte, superato poi da Carlos Sainz e da Sebastien Loeb. Comunque, quello del 1995 resterà l’unico titolo di campione del mondo in bacheca. Nel 2000, al Tour de Corse è vittima di uno spaventoso incidente. Durante una prova speciale, in una curva a sinistra arriva decisamente troppo veloce, anticipando la sterzata.

La Focus WRC del pilota scozzese urta la roccia a 160 chilometri orari, rimbalza e precipita nel burrone, dieci metri sotto la sede stradale. Colin rimane bloccato nell’abitacolo per quarantacinque minuti con una perdita di benzina che rischia di far bruciare l’auto capottata. Alla fine riescono a tirarlo fuori e se la cava solo con lo zigomo sinistro fratturato. Dopo diciannove giorni si presenta al via del Rally di Sanremo, dove si piazza sesto.

Nel 2003 guida una Citroën, senza più riuscire a vincere una gara del Mondiale Rally. Il miglior risultato è il secondo posto al Rally di Monte-Carlo. Ma questo è anche il suo ultimo anno nel Campionato del Mondo, seppure farà due apparizioni nel 2005 su una Škoda Fabia WRC al Rally di Gran Bretagna, dove conquisterà due punti, e al Rally d’Australia, dove si ritirerà mentre è terzo, a causa di problemi tecnici della sua vetture e dell’incapacità dei suoi meccanici di sostituire la frizione della sua auto entro il tempo previsto.

Nel 2005 prende parte al progetto di costruzione di un’auto da competizione che prende il suo nome, la Colin McRae R4, un prototipo presentato al Goodwood Festival of Speed 2007. Nel 2006 sostituisce l’infortunato Sebastien Loeb al Rally di Turchia, ma si ritira per un guasto all’alternatore della Citroën Xsara WRC quando è settimo. In totale, McRae prende parte a cento e quarantsei rally del WRC, vincendone venticinque.

Le prove speciali vinte sono quattrocento e settantasette e i punti conquistati seicento e ventisei. Colin si stabilisce nel Principato di Monaco nel 1995 grazie all’amicizia con David Coulthard, ma mantiene sempre saldi i legami con la madrepatria. Sposato con Alison, dalla quale ha due figli, Hollie e Johnny, ha un fratello, Alister, anche lui pilota rally, che vince il British Rally Championship nel 1995.

La sorella è medico all’ospedale universitario di Durham. Dopo il suo ritiro dal Campionato del Mondo Rally, nel 2003 McRae si ristabilisce in Scozia. Quattro anni dopo, il 15 settembre 2007 perde la vita, insieme al figlio Johnny e ad altri due suoi amici, di cui un altro bambino, in un tragico incidente aereo vicino alla sua residenza di Lanark. L’elicottero, pilotato dallo stesso McRae, precipita per aver urtato le cime di alcuni alberi e viene subito divorato dalle fiamme, che si sviluppano dopo la collisione col suolo.

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