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Carriere Spezzate: Leo Cella e Franco Patria by Renato Ronco

Renato Ronco, storica voce dei rally su Radio MonteCarlo, racconta le carriere dei due più grandi piloti liguri degli anni Sessanta del secolo scorso, morti tragicamente troppo presto. Carriere che in parte s’intrecciano, si uniscono, si susseguono racconta lo spaccato di un’epoca, ricostruendone alla perfezione l’ambiente. Ad accompagnare le due storie, suggestive ed esclusive immagini d’epoca.

Franco Patria e Leo Cella erano due ragazzi vissuti a Sanremo, ai margini della terra di Liguria. Quindi ai margini di un’Italia contadina e montanara, ma benestante e ricca di nascenti opportunità. Li accomuna, oltre al tragico destino, l’essere cresciuti lontano dai gangli del motorismo agonistico italiano, finendo per diventarne degli eroi e, al contempo, delle vittime da sacrificare sull’altare della velocità. Due talenti eccezionali. Due carriere, le loro, ricche di soddisfazioni e circondate da altrettanta invidia. Dai rally alla pista rapidamente avevano scalato le tappe del successo per arrivare entrambi alle soglie del mito: l’ingaggio alla Ferrari.

Ma la vita può ribaltare tutto in qualunque momento. Può tenderti trappole anche mortali quando meno te lo aspetti, anche quando sei ad un metro dalla realizzazione di un sogno. Ne è un esempio Henri Toivonen, deceduto troppo presto nell’anno che avrebbe dovuto consacrarlo a campione del mondo rally e che invece ce lo consegnò morto e vittima di una politica economica e sportiva che non aveva nulla di umano. Forse sarà per questo che ogni pilota la vive a 13.000 giri. Come Toivonen, ne sono un esempio, ancor prima, Leo Cella e Franco Patria.

Tornando al nuovo libro (Carriere Spezzate – Leo Cella e Franco Patria) della voce storica dei rally iridati di TMC – Tele MonteCarlo, il giornalista Renato Ronco, Franco Patria, ci lasciò proprio quando era ormai nell’anticamera di Maranello. E l’altro, Leo Cella, che nella stanza del “Drake” era entrato, aveva preferito rinviare l’approccio per eccesso di scrupolo e senso di responsabilità. Due caratteri diversi per due piloti fortissimi. Il paradosso: Patria, istintivo ed aggressivo, muore giovanissimo da fermo per l’errore fatale di un altro pilota sulla pista di Monthlery. E Cella, preciso, metodico e prudente, muore in un test banale sulla pista di Balocco con un’Alfa Romeo Sport “33” che lo tradisce.

Il racconto delle due carriere che in parte s’intrecciano, si uniscono, si susseguono racconta lo spaccato di un’epoca, ricostruendone alla perfezione l’ambiente, quello del mondo delle competizioni automobilistiche degli anni Sessanta del Novecento che continua ad affascinare enormemente gli appassionati. Storie di sport vissuto al limite e goduto solo in parte. Storie di carriere incrociate e di carriere spezzate. L’opera, edita dalla Ephedis dei fratelli Borgogno, è prenotabile attraverso il sito della casa editrice al costo di 20 euro.

Libri su Storie di Rally

la scheda

CARRIERE SPEZZATE – LEO CELLA E FRANCO PATRIA

Autore: Renato Ronco

Collana: Reparto Corse Lancia

Copertina: morbida

Pagine: 160

Immagini: diverse in bianco e nero

Formato: 14 x 21 cm

Editore: Ephedis Edizioni

Prezzo: 20 euro

Peso: 280 grammi

Storia del San Martino di Castrozza 1964-1977 di Biasioli

Il 1963 fu dedicato alla ricerca del percorso. L’anno dopo il rallye era pronto: il percorso prevedeva 1600 chilometri snodantisi nella suggestiva cornice delle Dolomiti, lungo i quali le strade sterrate si intrecciavano e si confondevano con il paesaggio. Punto di riferimento era San Martino di Castrozza, che per quattro volte era attraversato dalla corsa. Dopo Beppe Donazzan e Bruno Bocca, anche Tony Biasioli si dedica al Rally San Martino.

Tony Biasioli si è cimentato con un’altra pubblicazione. Un argomento che scotta di passione: storia di un rally che tutto il Triveneto vorrebbe nel Mondiale. Già in passato prestigiose firme del giornalismo italiano, come Beppe Donazzan, hanno partorito libri sul San Martino che sono entrati nella storia. Basti pensare a “Tutti figli del San Martino“. Oppure al bellissimo volume da collezione e in tiratura davvero limitata come “San Martino di Castrozza 1964-1977” firmato dal bravo Bruno Bocca (in tutto ne sono stati scritti quattro libri sul Rally San Martino), oppure ancora all’opera per antonomasia, “San Martino non era solo un rallye” di Francesco Stochino (un vero testamento quest’ultimo).

Il libro del fotografo veneto si chiama “Storia del San Martino di Castrozza 1964-1977” e parte proprio dalla prima edizione del “rallye”, che appunto risale al 1964. L’idea di organizzare una manifestazione automobilistica con epicentro il Primiero scaturì dall’incontro di due appassionati: l’avvocato Luigi Stochino e il conte Pietro Bovio, presidente dell’Azienda Autonoma di San Martino di Castrozza, uniti nella professione di avvocato. L’intento era quello di rivitalizzare la stagione estiva di San Martino e allo stesso tempo introdurre una specialità che all’epoca in Italia era quasi inesistente.

Il 1963 fu dedicato alla ricerca del percorso. L’anno dopo il rallye era pronto: il percorso prevedeva 1600 chilometri snodantisi nella suggestiva cornice delle Dolomiti, lungo i quali le strade sterrate si intrecciavano e si confondevano con il paesaggio. Punto di riferimento era San Martino di Castrozza, che per quattro volte era attraversato dalla corsa. Sessantaquattro gli equipaggi partecipanti di cui 34 arrivarono alla fine. Vincitori Arnaldo Cavallari e Sandro Munari su Alfa Romeo Giulia TI Super. Generale l’entusiasmo, anche dei piloti che avevano manifestato prima della gara le loro perplessità per la lunghezza del percorso e il suo ritmo.

Subito dopo la prima edizione, sempre nel 1964 si diede vita a un challenge internazionale, la Mitropa Cup, inizialmente per Italia, Austria e Germania Ovest, e poi estesa anche a Ungheria, Polonia, Jugoslavia e Cecoslovacchia. La prima edizione del 1965 fu vinta dagli austriaci Romberg-Ferner. Il Rally di San Martino di Castrozza può quindi essere considerato l’antesignano del nuovo rallismo italiano. La nuova formula si impose e sorsero successivamente altre manifestazioni a sua imitazione, quali il Rally dell’Elba o il Rally delle Alpi Orientali.

Per ribadire l’importanza che le condizioni di sicurezza rivestivano nell’ambito di gare di questo genere, per evidenziare tratti inediti e aspetti suggestivi della manifestazione, oltreché per pubblicizzare la nuova formula rallistica, nel 1968 venne realizzato dal comitato organizzativo del “rallye” un filmato che, inviato al 25º Festival Internazionale del Documentario Sportivo di Cortina d’Ampezzo, fu proclamato vincitore assoluto.

Frattanto le edizioni del Rally San Martino di Castrozza si susseguirono ininterrotte fino al 1977. La manifestazione scalò tutti i gradi di validità internazionale raggiungendo prima il campionato europeo, poi il campionato mondiale conduttori. Nel 1977 condizioni impossibili imposte dalla Pubblica Amministrazione costrinsero a rinunciare alla organizzazione del rallye: l’ultimo vincitore del “Vecchio San Martino” fu Sandro Munari. Anche Tony Biasioli ora ripercorre e celebra quella storia leggendaria narrata più volte dalle grandi firme del giornalismo italiano.

Libri su Storie di Rally

la scheda

STORIA DEL SAN MARTINO DI CASTROZZA 1964-1977

Autore: Antonio Biasioli

Copertina: rigida

Pagine: 256

Immagini: oltre 400 in bianco e nero e a colori

Formato: 21 x 29,7 cm

Editore: Elzeviro Editrice

Prezzo: 38 euro + spese di spedizione

Peso: 856 grammi

Subaru Rally, la grande avventura giapponese on the road

Subaru Rally è l’unica opera in italiano che documenta con foto e racconta dettagliatamente la storia sportiva della Casa delle Pleiadi a partire dalla seconda metà degli anni Sessanta, con quelle che era più apprezzate come auto per contadini che come vetture da corsa.

Subaru Rally è l’opera che racconta dalla seconda metà degli anni Sessanta la leggenda Subaru nello sport più bello del mondo. Dai tempi pionieristici a quelli della Leone RX Turbo fino alla Impreza WRC, passando per la Vivo Super KKK, la Legacy RS 4WD Turbo e la Impreza 555 Wrx Turbo. Storie, manager che hanno dato vita al “sogno blu”, uomini (piloti e copiloti) che hanno contribuito a rendere un sogno di tanti in realtà: Colin McRae, Richard Burns, Petter Solberg, Marrku Alén, Juha Kankkunen, Ari Vatanen, Piero Liatti, Carlos Sainz e Tommi Makinen a Possum Bourne, Francois Chatriot, Alister McRae, Xavier Pons, Bruno Thiry e Simon Jean Joseph e tanti tanti altri protagonisti di quell’indimenticabile e indimenticato periodo.

Subaru Rally è un supplemento della nostra collana editoriale “Storie di Rally”, conta 260 pagine, quasi 500 splendide foto a colori, in alcuni casi rare, e racconta curiosità su personaggi e vetture, schede tecniche di tutte le versioni delle auto da rally Subaru e tanto altro. Firmato da Marco Cariati, come da tradizione, sono disponibili due versioni una a copertina morbida (clicca qui) e una a copertina rigida (clicca qui), entrambe stampate su pregiata carta patinata lucida e stampa premium. Un libro da collezione molto particolare. Non ingombrante ma ricco di informazioni.

Un viaggio meraviglioso che parte da una domanda tipicamente giornalistica: ma chi l’avrebbe detto che in poco più di dieci anni la Subaru si sarebbe trasformata da marchio pressoché sconosciuto, almeno nella vecchia Europa, a punto di riferimento del rallysmo mondiale? Eppure è successo ed ancora oggi, otto anni dopo l’addio dei giapponesi al mondo delle corse su strada, dire Subaru equivale a dire rally. Le conoscenze tecniche degli ingegneri del Sol Levante unite al fiuto per il businnes ed alle ottime capacità manageriali di David Richards hanno creato il mix perfetto, la classe innata di Colin McRae è stata la classica ciliegina sulla torta che ha trasformato la Subaru Impreza nella degna erede della Lancia Delta.

A metà degli anni Ottanta il marchio giapponese, abbastanza diffuso nel sud-est asiatico ed in Oceania, era visto come il partner perfetto per allevatori e per gente che utilizzava l’auto per lavoro. Le vetture Subaru, brand della Fuji Heavy Industries, erano considerate robuste ed affidabili a discapito del comfort e, cosa importante nel settore delle competizioni, delle prestazioni. Il loro grande punto a favore è che nascono già a quattro ruote motrici, aspetto importante per chi deve lavorare in campagna ma a quei tempi fattore importante anche per chi vuole avvicinarsi alle corse. Infatti il debutto, all’inizio del 1981, dell’Audi Quattro a trazione integrale aveva trasformato radicalmente l’atteggiamento del mondo rallistico verso questa soluzione tecnica.

Ecco che, in quei primi anni Ottanta, qualche preparatore seguito in maniera più o meno… amichevole dalla Fuji Heavy Industries si cimenta nella preparazione di vetture Subaru per i rally. Il primo risultato di rilievo arriva nel 1983 quando il neozelandese Possum Bourne nella gara di casa valida per il Mondiale Rally ottiene la vittoria in Gruppo A al volante di una RX, nome con cui la Leone era commercializzata fuori dal Giappone, un coupé a motore aspirato. Il successo passa quasi inosservato perché all’epoca il palcoscenico era pressoché tutto occupato dalle performanti vetture di Gruppo B, ma è comunque un primo passo. Nel 1985 i giapponesi sfornano la RX Turbo: la potenza sale a circa 190 cavalli e quindi si può nutrire qualche speranza di fare bene nelle corse.

I tecnici della Casa madre allestiscono alcuni esemplari della RX Turbo Gruppo A per le corse africane dove la potenza conta meno dell’affidabilità, vero e proprio punto di forza delle Subaru. Nel 1985 Carlo Vitulli si piazza decimo al Safari vincendo il Gruppo A, l’anno dopo lo specialista locale Mike Kirkland ripete il successo nel Turismo preparato finendo al sesto posto dell’assoluta. Nel 1987 seguiranno altre buone prove sempre al Safari con Per Eklund ed Ari Vatanen (al rientro due anni dopo l’incidente in Argentina) ed in Nuova Zelanda con Bourne.

Ormai il dato era tratto: sul mercato, nel 1989, appare la Legacy RS 4WD Turbo a tre volumi che riprende alcune soluzioni tecniche della RX Turbo come le quattro ruote motrici, il motore boxer che, essendo “piatto”, contribuisce ad abbassare i pesi, e le sospensioni indipendenti su tutte e quattro le ruote. Dall’altra parte del mondo, in Gran Bretagna, la Prodrive di David Richards è alla ricerca di una vettura con cui sostituire la Bmw M3 Gruppo A la cui competitività è limitata ai rally su asfalto. A Bambury mettono gli occhi sulla Legacy e ritengono che sia una buona base per sviluppare un’auto per le corse.

I tecnici si mettono all’opera mentre a Richards tocca il compito di coinvolgere i vertici di Fuji Heavy Industries, cosa che gli riesce perfettamente: nel 1990 inizia, tra lo scetticismo degli avversari, l’avventura iridata della Legacy. Il tempo di sviluppare la vettura e di far crescere la promessa Colin McRae e nel 1993 la giapponesona vince la sua prima gara iridata in Nuova Zelanda. Dopo di lei arriverà la Impreza, prima in versione Gruppo A e poi nella più potente versione WRC, ed assieme a lei altre 46 vittorie mondiali, tre titoli Costruttori e tre titoli tra i Piloti con McRae, Richard Burns e Petter Solberg. Una serie di successi che consegnano Subaru alla storia delle corse ed al cuore degli appassionati.

Libri su Storie di Rally

la scheda

SUBARU RALLY

Autore: Marco Cariati

Copertina: rigida e morbida

Immagini: quasi 500 a colori

Pagine: 260

Formato: 15,22 x 22,99 centimetri

Prezzo: 38 euro (copertina morbida) 42 euro (copertina rigida)

Peso: 610 grammi

ISBN: 9798667110460

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