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Uomini e rally: l’ultimo libro di Guido Rancati

Da una camera con “vista sul nulla” nell’est Europa ai colloqui privato con Jean Todt a Parigi, da Brescia alla Scandinavia, da Beirut a Kinsasha, dal dolore per la scomparsa di un amico che al volante non ce l’ha fatta alle sfide, le cene, i litigi e le paci fatte (o non fatte…) con tutti i grandi e piccoli protagonisti delle corse degli ultimi quarant’anni.

L’ormai ex giornalista Guido Rancati, sempre molto attivo nel mondo della comunicazione e degli uffici stampa, nonostante sia in pensione, c’è cascato di nuovo. Non ce la fa a stare fermo un attimo. E così, tra bici, brevi passeggiate, lunghe chiacchierate, appena si ritrova davanti al computer inizia a gettare d’impulso tutti i pensieri che ha per la testa, trasformandoli in parole.

Un viaggio tra Uomini e rally visti da Rancati. Uomini e rally il nuovo libro di Rancati, in linea con la filosofia del giornalista, ribadisce come l’automobilismo del Terzo millennio stia riscoprendo che le gare, per continuare a vivere hanno bisogno del fattore umano. Per fortuna, però, c’è chi lo ha sempre saputo.

Da una camera con “vista sul nulla” nell’est Europa ai colloqui privato con Jean Todt a Parigi, da Brescia alla Scandinavia, da Beirut a Kinsasha, dal dolore per la scomparsa di un amico che al volante non ce l’ha fatta alle sfide, le cene, i litigi e le paci fatte (o non fatte…) con tutti i grandi e piccoli protagonisti delle corse degli ultimi quarant’anni.

Uomini e rally si dipana leggero e densissimo, fitto di aneddoti, di vita vissuta, di esperienze fatte sul campo. Tommi Makinen, Didier Auriol, Carlos Sainz, Richard Burns, Marcus Gronholm, giù fino a Sebastien Loeb e Sebastien Ogier, una galleria di fuoriclasse colti nel fuoco della gara, ma ancora più spesso nei momenti appartati, nelle gioie e negli scoramenti, nei dubbi e nelle allegrie in cui calano la maschera e svelano il loro lato più intimo e privato.

Accanto a loro, il mondo dei team manager, dei giornalisti, dei direttori tecnici, dei mille personaggi oscuri ma fondamentali che nessuno ha mai saputo tratteggiare con la stessa cura e passione. Questo libricino di poche pagine corre via veloce e spettacolare, ma puntuale, come una macchina sullo sterrato, lasciandoti lì a sognare, a immaginare quale sarà la prossima acrobazia. Il libro è dedicato ai rally che mi hanno dato la possibilità di vedere posti diversi e, soprattutto, di conoscere genti diverse”, scrive l’autore.

Una delle prime cose che si trova in “Uomini e rally” è un simpatico “bugiardino” che recita: “La lettura del libro è particolarmente indicata a chi, giovane o giovanissimo, gli anni eroici dei rally li ha conosciuti soltanto attraverso i racconti e gli scritti di coloro che quelle gare le vissero, e si chiede se è veramente esistito un tempo felice in cui nessuno cercava di prevalere con ogni mezzo”.

“Ma è altrettanto efficace per chi giovane più non è, eppure crede fermamente che pur se nel tempo molte cose sono cambiate, le ultime eredi delle grandi corse su strada seguitino ad alimentare storie che val la pena di conoscere come le persone e i personaggi che ne sono protagonisti”.

Uomini e rally: la posologia di Guido Rancati

Ma più di tutto, Rancati consiglia: “Un capitolo, massimo due ogni dieci‐quindici giorni, preferibilmente prima di assistere a una di quelle rievocazioni nelle quali piloti, copiloti e giornalisti di tempi ormai passati narrano con dovizia di particolari episodi mai avvenuti. Si raccomanda di non superare le dosi consigliate”.

Poi, il savoir faire e la sottile ironia del giornalista, mista al giusto cinismo, si conclude e il libro ti proietta nei ricordi di prima mano del più grande inviato italiano al seguito del WRC. La memoria lo spinge fino al 1968, a Sanremo, a casa sua, dove sono soliti cenare sempre molto presto. “Anche al sabato, alle sette, sette e dieci, si è con le gambe sotto il tavolo”. Siamo agli inizi della sua brillante carriera.

Mentre si cena, squilla il telefono. “Dall’altro capo del filo è Pino Angelini, ricciuto e valente corrispondente sanremese di vari quotidiani, che da me, ragazzo di bottega appassionato di auto e moto, vuole sapere l’età di Leo Cella. Ha fretta e non la fa lunga: mi chiede in modo diretto se so quanti anni aveva il romagnolo trapiantato nel ponente ligure”.

“La domanda mi penetra come una lama, capisco che non può essere un caso se ha usato l’imperfetto. Non lo è: con un tono che a me pare gelido, mi informa che un paio di ore prima ha avuto incidente a Balocco con l’Alfa 33 e che per lui non c’è stato niente da fare. Vacillo, appoggio la spalla alla parete e stringo forte la cornetta come per aggrapparmici. Rispondo che ancora non aveva trent’anni e riattacco”.

Da questo punto di partenza, e solo dopo un meraviglioso giro del mondo, si torna a Sanremo. Nel 2017. Quarantanove anni dopo. E ti ritrovi un giornalista ricco di esperienza pronto a chiacchierare con il futuro, Kalle Rovanpera, mentre ricorda la “vecchia” sala stampa del Sanremo.

“Sfrattata dal vecchio scalo merci, la sala stampa del Rallye Sanremo ha ripreso il suo peregrinare. La scelta di piazzarla in una delle sale del Palafiori non s’era rivelata felicissima e così è tornata in riva al mare, non lontana dal parco assistenza. In una costruzione eretta dai genovesi nel settecento per far passare ai sanremaschi la voglia di ribellarsi. Ha una storia, la fortezza a base triangolare sul vecchio porto. Non sempre necessariamente bella, ma importante”.

Libri su Storie di Rally

la scheda

UOMINI E RALLY

Autore: Guido Rancati

Copertina: morbida

Pagine: 136

Formato: 15 x 21 centimetri

Editore: InPagina

Prezzo: 15 euro

ISBN: 978-8-8940845-8-0

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Sebastien Loeb, i nove titoli nei rally, la statua e la squadra

Dopo la statua di cera che lo ritrae esposta nel celebre museo Grevin, Sebastien Loeb rilancia, forte nove titoli nei rally WRC, e si regala anche una squadra. Un team vero. Ha deciso di provare un’altra esperienza, una nuova esperienza, già iniziata contestualmente al suo ingaggio con il team Citroen Sport nel WRC 2012.

Dopo aver battuto tutti i principali record dello sport delle quattro ruote a motore, vincendo nove titoli nei rally WRC, ed essere entrato nei Guinness World Records, il Cannibale dichiara di avere ancora appetito. Ha deciso di provare un’altra esperienza, una nuova esperienza, già iniziata contestualmente al suo ingaggio con il team Citroen Sport nel WRC 2012. Quale? Quella del team manager. Sì. Esatto. Avete capito bene. Il team manager.

Andiamo con ordine e facciamo un passo indietro. Verso la fine di ottobre 2011, Loeb ha avuto la sua copia di cera nel celebre museo Grevin. L’alsaziano, accompagnato come al solito dal Daniel Elena, è rimasto senza parole quando si è ritrovato davanti la sua esatta riproduzione. ”È sconcertante poter fare un giro intorno a se stessi! La considero una sorta di consacrazione, un vero onore. Sono orgoglioso di essere entrato a far parte di questo museo. È una forma di riconoscimento per la nostra disciplina a sport simbolo della Francia. Devo dire che sono rimasto impressionato da quanto lavoro ci voglia per creare una statua del genere. È veramente incredibile”.

La realizzazione della statua dedicata al campione del mondo rally ha impegnato lo scultore Stephane Barret e il suo team di lavoro – a cui si è unito nelle fasi iniziali anche lo stesso Seb in veste di modello, per consentire una riproduzione quanto più simile all’originale – per più di sei mesi di fatiche. Ma alla fine ne è venuto fuori un vero e proprio capolavoro di cera. Con la sua tuta da rally, l’alsaziano sette volte iridato è posto su un podio intitolato appunto Rallye Grevin, che si trova nell’ala dedicata ai grandi sportivi francesi, non lontano da altre due stelle transalpine come il cestista Tony Parker e il rugbista Sebastien Chabal.

Subito dopo le celebrazioni e la presentazione dell’opera d’arte, il pilota di Haguenau, è volato al Rally di Spagna, prova del Mondiale Rally 2012 che lo ha visto protagonista e che precedeva la gara iridata inglese che poi ha assegnato il titolo. Nella Penisola iberica è avvenuto quello che nessuno si aspettava. L’allora otto volte campione del mondo rally (ancora gli mancava il nono titolo iridato), ha annunciato il suo nuovo team che avrebbe preso parte alla Le Mans e alla Porsche Cup Francese nel 2012.

Il pilota francese ha già partecipato due volte alle 24 ore di Le Mans e ad altri eventi simili. Il Sebastien Loeb Racing Team, questo il nome della squadra, è stato creato insieme all’amico storico di Loeb, Dominique Heintz, e tanto per iniziare ha in programma di schierare far correre due vetture nel Porsche Matmut Carerra Cup e una singola vettura nella LMS. ”Ho un po’ di esperienza sui circuiti, in altre discipline, e mi piace anche l’atmosfera che c’è in questo ambiente. Il rally rappresenta una parte importante della mia vita e mi piace ancora, ed è per questo che continuo in questo sport. Ma, nei prossimi anni, quando avrò più tempo a disposizione, vorrei scoprire un nuovo universo”.

Ingaggi d’oro nel WRC per i due Sebastien: Loeb e Ogier

Sebastien Loeb era il pilota più pagato, forse meglio dire strapagato, del circus del World Rally Championship. Di questo ne siamo certi tutti. E tutti pensiamo che qualunque cifra guadagni, la meriti tutta. 

È il campione dei campioni, Sebastien Loeb. il più grande Cannibale di titoli di tutti i tempi. È l’unico della storia del WRC ad aver mai percepito un ingaggio tanto elevato. Il pilota francese è stato confermato in Citroën per altri due anni durante i quali, secondo quanto pubblicato da Sportune.fr, un media online molto informato sugli ingaggi degli sportivi, porterà a casa complessivamente 20 milioni di euro, 10 milioni a stagione, esclusi i bonus ovviamente. Mica bruscolini.

Per farci un’idea anche dell’accresciuto valore economico di Loeb tra il 2004 ed il 2011 facciamo un paragone con due personaggi universalmente riconosciuti come leggende viventi nei rispettivi sport: Michael Schumacher e Valentino Rossi. Entrambi hanno vinto il Campionato del Mondo, Formula 1 e Motomondiale, per sette volte. Loeb otto. Il Campionato del Mondo Rally 2011, con il copilota Daniel Elena, è stato il sigillo del record per il pilota francese, nonostante il ritiro all’ultima gara.

L’alsaziano era salito per la prima volta sul gradino più alto del podio nel 2004, a bordo della Citroen Xsara WRC. Questa vettura lo accompagna fino al 2007, quando la sostituisce con la C4 WRC con identico risultato. Nel 2011 è passato alla DS3 WRC, conquistando l’ottavo titolo. Oltre alle otto vittorie, Loeb, classe 1974, ha ottenuto tutta una serie di record imbattuti, perlomeno nei rally. Tra questi: 67 vittorie iridate, 11 successi in un solo anno, nel 2008; 6 vittorie consecutive stagionali, nel 2005; 5 vittorie al Montecarlo; 8 volte primo al Deutschland.

Quello del plurititolato – le cifre rivelate da Sportune sono quantomeno verosimili – è un ingaggio unico nella storia dei rally, una disciplina che è sicuramente meno blasonata e meno ricca della Formula 1, e dove non ci si aspetterebbe contratti così importanti. Il suo ex compagno di squadra, Sebastien Ogier, che ha firmato con Volkswagen un contratto di tre anni per lo sviluppo e per il debutto della Polo R WRC, ha un ingaggio complessivo di 10 milioni di euro: 4 milioni nel 2012, 3 milioni nel 2013 e altri 3 nel 2014 (in Citroen il suo ingaggio era stimato tra i 700 mila euro e il milione). Anche in questo caso non stiamo parlando di patate.

Mikko Hirvonen che, invece, dal 2012 diventa il nuovo compagno di squadra del Cannibale, è riuscito a strappare un ingaggio addirittura due volte superiore a quello che aveva in casa Ford, che era pari a 1,5 milioni di euro. Dall’1 gennaio 2012 il finlandese, grazie a Citroën, cambia stipendio: 3 milioni di euro a stagione. Altri piloti della storia rallystica mondiale che potevano vantare ingaggi milionari, ovviamente rapportati ai periodi in cui hanno corso e vinto, sono Colin McRae, che nel 2003 venne ingaggiato da Citroën per la cifra di 6 milioni di euro, e Marcus Gronholm, che per la stessa cifra corse per i colori Ford nel WRC del 2006 e del 2007.