Articoli

Il taglio della PS Allein Doues del Rally Valle d’Aosta 1977

Era il 1977 e la prova di Allein Doues, così come era stata disegnata dagli organizzatori, poteva essere interpretata dagli equipaggi in gara in due diversi modi. Rispetto al tracciato pensato dagli organizzatori, che poi era il percorso che fu completato dalla maggioranza dei partecipanti, si poteva ”tagliare” la prova prendendo una scorciatoia: escamotage che permetteva di guadagnare diversi secondi, ma neppure tanti.

L’argomento tagli nei rally è pane quotidiano e ha radici che affondano nell’antichità di questo sport. Per capirci: un rally non è un rally senza una prova speciale e, allo stesso modo, una prova speciale non può prescindere dai tagli. E ce ne sono di rinomati, famosi, amati e odiati. Non esiste una vera e propria classifica dei tagli, ma gli appassionati doc, i puristi dei rally, non potranno non concordare che il più celebre in Italia è quello della PS Allein Doues del Rally Valle d’Aosta del 1977, per via del fatto che lì, Sandro Munari con la Stratos si prese 14” da Ponti-Rolando con la Fulvia 1600 su 12 minuti di gara e nel secondo giro vinsero Gerbino-Cresto, che abbassarono di un minuto il tempo di Ponti, rifilando così più di un minuto a Munari.

In altre edizioni del Rally Valle d’Aosta si erano viste vetture di piloti locali, grandi conoscitori di quelle strade, tagliare (in perfetto stile “Maximum Attack”) sia curve sia tornanti sia interi pezzi di prova. Un malvezzo, spesso contestato, ma da sempre praticato e che, per la verità, non avvantaggiava più di tanto. Infatti, c’era chi, per recuperare pochi metri, gettava interamente l’auto da rally sull’erba o tagliava tutta la curva. Un approccio di guida che permetteva di recuperare dai 3” ai 5” secondi circa per prova speciale. Neppure tanto nella classifica di un rally lungo come potevano essere quelli di fine anni Settanta.

Molto diverso è, ovviamente, il discorso di tagli lunghi diverse centinaia di metri. Ma perché ciò accada deve essere la conformazione della strada a consentirlo, oppure un qualcosa di equivocabile, chiamiamolo così, sul radar. Le strade della Valle d’Aosta sono sempre state molto guidate e tagliare spesso diventa necessario, a condizione di conoscere bene il territorio. Su Autosprint, Carlo Cavicchi scriveva che “un taglio come quello della PS Allein Doues su un tratto come quello di Ponte dei Passi o sul Colle Langan, ad esempio, non sarebbe pensabile”. Una frase che rende perfettamente l’idea in termini di lunghezza. Ecco spiegato perché il taglio in questione divenne il più celebre della storia del rallysmo nazionale.

Proprio per questa particolarità, sulla PS Allein Doues, non andò tutto bene. In quel Rally Valle d’Aosta 1977 la prova in questione, così com’era stata disegnata dagli organizzatori, fu interpretata in due modi molto diversi e si scoprì che oltre alla versione cosiddetta “normale” della prova, qualcuno si era “inventato” anche la versione “smart”. Rispetto al tracciato pensato in origine, cioè rispetto al percorso che fu portato a termine dalla maggioranza degli equipaggi, una piccola minoranza tagliò prendendo una scorciatoia.

Si trattava di un taglio molto evidente e, quindi, successe l’inevitabile: diversi partecipanti al rally si fecero beccare sulla strada più corta. Risultato? Furono esclusi dalla classifica finale del Rally Valle d’Aosta 1977. E non senza strascichi polemici, che per i ricorrenti ebbero comunque un lieto fine dopo dodici mesi. La conclusione di quell’edizione fu animata e animosa, e questo lo testimoniano le cronache di Cavicchi su AS, con chi voleva ragione da una parte e chi la voleva dall’altra.

Integerrimi e inflessibili contro chi sosteneva di aver sbagliato in buona fede. E indovinate un po’? Fu proprio la buona fede che portò alcuni di questi equipaggi ad appellarsi alla decisione del Collegio dei commissari sportivi. Nell’appello presentato presso l’organo di giustizia sportiva federale a Roma, ma non da tutti, veniva spiegato che loro, i “tagliatori” del Rally Valle d’Aosta 1977, avevano toccato praticamente tutte le località che venivano indicate sulla tabella di marcia. Dalle cronache dell’epoca salta fuori anche che il radar non era stato fornito a titolo gratuito dall’organizzatore, ma che al contrario per averlo il costo era di 1000 lire.

Lo stesso Rolando confermò pubblicamente negli anni successivi la storia del miglior tempo in prova per via del taglio nella prova Allain Doues al Valle d’Aosta del 1977. Episodio che li vide finire anche sulle pagine di Autosprint. “Ebbene sì, rifilammo 14” al Drago, percorrendo nostro malgrado qualche centinaio di metri in meno. Allora la passione era tanta e la voglia di correre pure. Quante volte siamo andati a prendere le note senza avere il radar, magari chiedendo alla gente del luogo dove fosse l’inizio o la fine di una speciale. Quante volte, nel dubbio, si prendevano le note per tratti di strada più lunghi, per non correre il rischio di trovarsi in gara con pezzi di prova scoperti. Non sempre le esigenze lavorative erano tali da poterci consentire di ritirare il radar durante gli orari di apertura degli Aci e non sempre gli stessi ci facevano la cortesia di farcelo trovare magari al bar accanto”.

A quel Valle d’Aosta le cose, per noi, andarono così. E tutto, cominciò con le ricognizioni. Mi ricordo che Ponti mi chiamò una settimana prima della gara, in quanto si era iscritto senza il suo abituale navigatore. Considerati gli impegni di entrambi condensammo le prove in due nottate. Al termine della giornata lavorativa dopo esserci dati appuntamento al casello dell’autostrada raggiungemmo con la sua Opel Rekord Delivery le prove speciali”.

La prima notte fu usata per la stesura delle note e la seconda per controllarle. Ed al mattino puntuali al posto di lavoro. Avendo corso le due edizioni precedenti quando era un nazionale valido per il TRN, conoscevo la dislocazione delle PS, per cui anche senza il radar, che ritirammo il giorno delle verifiche, iniziammo la stesura delle note. Ricordo che, ai bivi, Ponti mi chiedeva la direzione da prendere e puntuale la risposta era: “l’anno scorso si andava di lì” . E questo anche per il bivio in questione, dove ebbe inizio il “fattaccio”: perché nel 1977, la PS di Allain venne allungata e modificata ed il percorso degli anni precedenti, divenne pertanto il famoso taglio. Che non era un oscuro e nascosto viottolo, ma un bivio ben visibile”.

Era assolutamente impensabile che qualcuno potesse utilizzarlo senza essere visto, per questo credo che molti, se non tutti gli equipaggi che lo utilizzarono, fossero in buonafede. A fine gara Gerbino, Cresto e Garin furono coloro che più si attivarono per sporgere reclamo contro l’esclusione. Mi ricordo che Amedeo, che conoscevo bene in quanto in quegli anni frequentavo un gruppo di amici rallisti torinesi, mi venne a cercare per aderire al reclamo. Ma Ponti, deluso per come era finita la gara, non ne volle sapere”. La Csai, nella primavera del 1978, esaminò il ricorso, e lo accolse, mentre l’organizzazione fu ritenuta evidentemente non esente da colpe. E così gli equipaggi che avevano presentato ricorso furono riammessi in classifica con un anno di ritardo”.

Rally Valle d’Aosta 1998: la gara delle sorprese

Tanti i colpi di scena nell’edizione numero 28 del Valle d’Aosta, il rally delle sorprese. Un successo Renault e della scuderia Meteco Corse con la vittoria dell’equipaggio composto da Frank Pozzi e Silvan Foggiato. Una debacle Peugeot con i ritiri di Renato Travaglia e Piergiorgio Deila.

Il Rally Valle d’Aosta 1998, valido quale seconda prova del Campionato italiano Rally 2 Ruote Motrici ed al quale partecipano oltre 130 vetture con una folta rappresentanza di equipaggi locali, passa attraverso un sabato scandito da non pochi colpi di scena, che mantengono viva la competizione fino alle ultime battute.

L’avvio è col botto. Esce subito di scena, nella prova speciale numero 1 del Colle Zuccore dopo soltanto 7 chilometri quell’Alex Fiorio che aveva mire di successo finale. Nella PS4 del Colle San Carlo altro colpo di scena. Renato Travaglia, leader della gara, finisce la prova in coda al gruppo per uno spegnimento del motore in salita che gli costa 18 minuti di ritardo e abbandona. Deila perde colpi (motore spento in discesa), ma riesce a stare in corsa.

Il cuneese lascia però la corsa nella PS6 del Colle San Pantaleone quando il motore si spegne ancora, questa volta definitivamente. Fuori tre dei grandi protagonisti, eliminata quella Peugeot che aveva dominato gli ultimi rally valdostani, salgono in cattedra l’equipaggio Pozzi-Foggiato e le Renault Clio che si piazzano nei posti di prima fila della classifica.

A insidiare il predominio Renault in quel Rally Valle d’Aosta 1998 resta solo la coppia composta da Matteo Luise e Raffaele Caliro, su Ford, che al termine di una gara che diventa per Frank Pozzi una cavalcata trionfale, riesce comunque a sistemarsi sul secondo gradino del podio davanti a un gruppo di Renault Clio che va a occupare tutte le posizioni fino alla nona. Terza posizione per Felice Re e Mara Bariani con la Renault Clio Williams.

Se nella lotta per la vittoria finale i colpi di scena non sono mancati, anche la battaglia per assicurarsi il predominio tra gli equipaggi locali e portarsi a casa, il pilota il Trofeo Carlo Baseli ed il navigatore la Coppa Walter Zilio, vive fasi alterne. A confrontarsi sono gli equipaggi Réan-Longhi, Calvetti-Conti, Bocco-Macori, Blanc-Rembado e Naie-Brunello.

Le prime battute sono per Réan, ma Calvetti tiene botta e passa al comando già dalla seconda prova, posizione che mantiene fino alle fine e dall’alto della quale osserva sparire dalla lotta, uno alla volta, prima Réan, poi Bocco e infine Blanc. Calvetti vince il titolo valdostano e si piazza ottavo assoluto, davanti a Naie, regolare e capace di entrare nei “top ten”, ed alla coppia Milliery-Passeri, ottimi sedicesimi assoluti.

Il Rally Valle d’Aosta visto da Enrico Formento Dojot

Volume dedicato al Rally della Valle d’Aosta, una presenza importante nell’albo delle manifestazioni sportive valdostane. L’ultimo anno di svolgimento di questa fantastica gara, che condizionò pesantemente l’esito del leggendario Campionato Italiano Rally 1986, è stato il 2011.

Il Rally Valle d’Aosta visto da Enrico Formento Dojot è un libro che presenta le gare, le vetture e i loro protagonisti nel periodo 1971-2007, attraverso classifiche e un’ampia documentazione fotografica. Chiude l’opera l’albo d’oro che riporta la classifica generale e la classifica equipaggi valdostani.

All’interno quasi duecento foto dei campioni che hanno fatto la storia del rally valdostano. Qualcuno diceva sul Valle d’Aosta: “Oltre quarant’anni di grande sport che potrebbe entrare in un libro anzi, non soltanto in uno, per quante storie di vita e di automobilismo quindi di passione ha saputo scrivere”. Ecco, Enrico Formento Dojot è riuscito a farci stare tutto in un appassionante libro, scritto in italiano e in francese.

L’ultimo anno di svolgimento di questa fantastica gara, che condizionò pesantemente l’esito del leggendario Campionato Italiano Rally 1986, è stato il 2011. Ad affermarlo fu Ettore Vierin, proprio lui, l’uomo che prese per mano il Rally Valle d’Aosta nel 1988 e lo guidò sino al 2002 per poi lasciarlo a Giorgio Caputo e ritornarne al timone della gara nel 2011, ultimo anno di svolgimento. “Il Valle d’Aosta è un capitolo chiuso”, disse con un filo di voce commosso.

Mancavano i soldi per organizzare una delle gare che hanno fatto la storia del rallysmo italiano, ma che costa 150 mila euro all’anno. Un rally che era diventato la gara test del team ufficiale Lancia per testare il set up del Rally di Monte-Carlo. Che vide vincere i più grandi: Sandro Munari e Attilio Bettega su tutti. Che vide il futuro due volte campione del mondo Miki Biasion finire solo terzo nel 1983. La federazione italiana, l’AciSport, aveva deciso di aiutare altre gare come Targa Florio e Sanremo, ma non il Valle d’Aosta. Che così finì il suo percorso sportivo.

Remo Celesia fu il primo valdostano a vincere il Valle d’Aosta. Era il 1985 e la Lancia Rally 037 che divideva proprio con Ettore Vierin fu più veloce di tutti. Celesia rivinse anche l’edizione del 1988, in coppia con Frassy sulla Lancia Delta. Nell’occasione disse: “È un problema italiano: troppe restrizioni regolamentari e pochi soldi. Ecco il Bignami dei rally moderni in Italia. Ma così facendo si uccidono le gare su strada. In Francia puoi correre con tutte la macchine, anche con una vettura di bottega da 1000 euro. In Italia vogliono solo i macchinoni. E così si chiude un’epoca. Quale edizione mi porto nel cuore? Quella del 1971, la prima in assoluto, dove mi divertii moltissimo e quella del 1985 quando vinsi con Ettore”.

Libri su Storie di Rally

la scheda

IL RALLY VALLE D’AOSTA 1971-2007

Autore: Enrico Formento Dojot

Copertina: rigida

Pagine: 206

Immagini: 190 foto a colori e in bianco e nero

Formato: 24,5 x 30,2 centimetri

Editore: Musumeci Editore

Prezzo: 45 euro

ISBN: 978-8-8703282-6-4

Guarda il video