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Storia del Rally San Martino: tra Cavalletto, Valstagna e Manghen

L’avvocato Luigi Stochino e il conte Pietro Bovio ancora non sapevano, però, che la passione per i rally ti prende a tradimento, è come una calamita che ti si può attaccare sin da quando sei bambino, ma in realtà non ha età, e ti porta poi a seguire questo magnifico sport nel profondo. Il 1963 fu dedicato alla ricerca del percorso. L’anno dopo il Rally San Martino era pronto ad iniziare la propria storia.

Quattordici è un numero importante per i rallysti trentini. Quattordici sono le edizioni che, nella storia, si sono disputate del Rally San Martino, l’originale. Quello creato dall’avvocato Luigi Stochino e dal conte Pietro Bovio, presidente dell’Azienda Autonoma di San Martino di Castrozza, uniti nella professione di avvocato e dalla passione per le auto e per il motorsport. L’intento dei due appassionati era quello di rivitalizzare la stagione estiva di San Martino e allo stesso tempo introdurre una specialità che all’epoca in Italia era quasi inesistente.

Stochino e Bovio ancora non sapevano, però, che la passione per i rally ti prende a tradimento, è come una calamita che ti si può attaccare sin da quando sei bambino, ma in realtà non ha età, e ti porta poi a seguire questo magnifico sport nel profondo. Lo avrebbero imparato a loro spese nel corso di questa storia, quella del Rally San Martino, che era ancora tutta da scrivere. Il 1963 fu dedicato alla ricerca del percorso. L’anno dopo il “rallye” era pronto.

Il percorso della gara prevedeva 1600 chilometri snodantisi nella suggestiva cornice delle Dolomiti, lungo i quali le strade sterrate si intrecciavano e si confondevano con il paesaggio. Punto di riferimento era San Martino di Castrozza, che per quattro volte era attraversato dalla corsa. Sessantaquattro gli equipaggi partecipanti di cui 34 arrivarono alla fine. Vincitori Arnaldo Cavallari e Sandro Munari su Alfa Romeo Giulia TI Super. Generale l’entusiasmo, anche dei piloti che avevano manifestato prima della gara le loro perplessità per la lunghezza del percorso e il suo ritmo.

Lele Pinto al Rally San Martino 1975 con la Lancia Stratos
Lele Pinto al Rally San Martino 1975 con la Lancia Stratos

Subito dopo la prima edizione, sempre nel 1964 si diede vita a un challenge internazionale, la Mitropa Cup, inizialmente per Italia, Austria e Germania Ovest, e poi estesa anche a Ungheria, Polonia, Jugoslavia e Cecoslovacchia. La prima edizione della serie, nel 1965, fu vinta dagli austriaci Romberg-Ferner. Il Rally San Martino può quindi essere considerato l’antesignano del nuovo rallysmo italiano. La nuova formula si impose e sorsero successivamente altre manifestazioni a sua imitazione, quali il Rally dell’Elba o il Rally delle Alpi Orientali.

Tra le tante, nella storia del Rally San Martino, restano leggendarie le prove speciali di Cavalletto e Valstagna. Per loro parla la storia. Entrambe, infatti, sono state inserite sin dai primi anni Sessanta del Novecento nel percorso del San Martino di Castrozza. Certo c’è anche il Manghen, ma non solo.

Il successo di una manifestazione sportiva tanto affascinante impose problemi di sicurezza. Non esistendo all’epoca una normativa italiana in materia, gli organizzatori tramite la Csai, scrissero il primo regolamento che tutelasse la sicurezza dei partecipanti. Regolamento che, solo in un secondo tempo, entrò a far parte integrante del codice della strada.

Per ribadire l’importanza che le condizioni di sicurezza rivestivano nell’ambito di gare di questo genere, per fare breccia nell’opinione pubblica, per evidenziare tratti inediti e aspetti suggestivi della manifestazione, oltreché per pubblicizzare la nuova formula rallystica, nel 1968 venne realizzato dal comitato prganizzativo del rallye un filmato che, inviato al 25º Festival Internazionale del Documentario Sportivo di Cortina d’Ampezzo, fu proclamato vincitore assoluto.

Frattanto le edizioni del “rallye” si susseguirono ininterrotte fino al 1977. La manifestazione scalò tutti i gradi di validità internazionale raggiungendo prima il campionato europeo, poi il campionato mondiale conduttori. Dal 1977 in poi, condizioni impossibili imposte dalla Pubblica Amministrazione costrinsero a rinunciare alla organizzazione del rallye: l’ultimo vincitore del “Vecchio San Martino” fu Sandro Munari.

Di quell’ultima memorabile edizione si ricorda che, quando il rally rischia di saltare per problemi di sicurezza legati ad un pubblico sin troppo temerario, l’abilità degli organizzatori riesce ad evitare il peggio. Si corre un rally “ridotto”, oggi direbbe smart, sulle prove Desene, Manghen e Tognola.
A pochi giorni dall’inizio del rally, un semi sconosciuto pilota tedesco, iscritto con una Porche 911, viene messo su di una 131 Abarth ufficiale Fiat. Quel pilota era il Kaiser, Walter Rohrl, che terminerà il rally in quarta posizione assoluta.

Storia del San Martino di Castrozza 1964-1977 di Biasioli

Il 1963 fu dedicato alla ricerca del percorso. L’anno dopo il rallye era pronto: il percorso prevedeva 1600 chilometri snodantisi nella suggestiva cornice delle Dolomiti, lungo i quali le strade sterrate si intrecciavano e si confondevano con il paesaggio. Punto di riferimento era San Martino di Castrozza, che per quattro volte era attraversato dalla corsa. Dopo Beppe Donazzan e Bruno Bocca, anche Tony Biasioli si dedica al Rally San Martino.

Tony Biasioli si è cimentato con un’altra pubblicazione. Un argomento che scotta di passione: storia di un rally che tutto il Triveneto vorrebbe nel Mondiale. Già in passato prestigiose firme del giornalismo italiano, come Beppe Donazzan, hanno partorito libri sul San Martino che sono entrati nella storia. Basti pensare a “Tutti figli del San Martino“. Oppure al bellissimo volume da collezione e in tiratura davvero limitata come “San Martino di Castrozza 1964-1977” firmato dal bravo Bruno Bocca (in tutto ne sono stati scritti quattro libri sul Rally San Martino), oppure ancora all’opera per antonomasia, “San Martino non era solo un rallye” di Francesco Stochino (un vero testamento quest’ultimo).

Il libro del fotografo veneto si chiama “Storia del San Martino di Castrozza 1964-1977” e parte proprio dalla prima edizione del “rallye”, che appunto risale al 1964. L’idea di organizzare una manifestazione automobilistica con epicentro il Primiero scaturì dall’incontro di due appassionati: l’avvocato Luigi Stochino e il conte Pietro Bovio, presidente dell’Azienda Autonoma di San Martino di Castrozza, uniti nella professione di avvocato. L’intento era quello di rivitalizzare la stagione estiva di San Martino e allo stesso tempo introdurre una specialità che all’epoca in Italia era quasi inesistente.

Il 1963 fu dedicato alla ricerca del percorso. L’anno dopo il rallye era pronto: il percorso prevedeva 1600 chilometri snodantisi nella suggestiva cornice delle Dolomiti, lungo i quali le strade sterrate si intrecciavano e si confondevano con il paesaggio. Punto di riferimento era San Martino di Castrozza, che per quattro volte era attraversato dalla corsa. Sessantaquattro gli equipaggi partecipanti di cui 34 arrivarono alla fine. Vincitori Arnaldo Cavallari e Sandro Munari su Alfa Romeo Giulia TI Super. Generale l’entusiasmo, anche dei piloti che avevano manifestato prima della gara le loro perplessità per la lunghezza del percorso e il suo ritmo.

Subito dopo la prima edizione, sempre nel 1964 si diede vita a un challenge internazionale, la Mitropa Cup, inizialmente per Italia, Austria e Germania Ovest, e poi estesa anche a Ungheria, Polonia, Jugoslavia e Cecoslovacchia. La prima edizione del 1965 fu vinta dagli austriaci Romberg-Ferner. Il Rally di San Martino di Castrozza può quindi essere considerato l’antesignano del nuovo rallismo italiano. La nuova formula si impose e sorsero successivamente altre manifestazioni a sua imitazione, quali il Rally dell’Elba o il Rally delle Alpi Orientali.

Per ribadire l’importanza che le condizioni di sicurezza rivestivano nell’ambito di gare di questo genere, per evidenziare tratti inediti e aspetti suggestivi della manifestazione, oltreché per pubblicizzare la nuova formula rallistica, nel 1968 venne realizzato dal comitato organizzativo del “rallye” un filmato che, inviato al 25º Festival Internazionale del Documentario Sportivo di Cortina d’Ampezzo, fu proclamato vincitore assoluto.

Frattanto le edizioni del Rally San Martino di Castrozza si susseguirono ininterrotte fino al 1977. La manifestazione scalò tutti i gradi di validità internazionale raggiungendo prima il campionato europeo, poi il campionato mondiale conduttori. Nel 1977 condizioni impossibili imposte dalla Pubblica Amministrazione costrinsero a rinunciare alla organizzazione del rallye: l’ultimo vincitore del “Vecchio San Martino” fu Sandro Munari. Anche Tony Biasioli ora ripercorre e celebra quella storia leggendaria narrata più volte dalle grandi firme del giornalismo italiano.

Libri su Storie di Rally

la scheda

STORIA DEL SAN MARTINO DI CASTROZZA 1964-1977

Autore: Antonio Biasioli

Copertina: rigida

Pagine: 256

Immagini: oltre 400 in bianco e nero e a colori

Formato: 21 x 29,7 cm

Editore: Elzeviro Editrice

Prezzo: 38 euro + spese di spedizione

Peso: 856 grammi

Angelo Presotto, lo specialista delle auto da rally Gruppo 1

Ha corso con le Opel di Conrero per poi transitare alla Ford. Vincitore del Campionato Italiano Rallye Gruppo 1 nel 1974 e 1976, e primo nella Mitropa Rally Cup Gruppo 1 nel 1976. Tra i suoi risultati più importanti un settimo posto assoluto al Rally di Sanremo 1978 con la Ford Escort Gruppo 1.

Rallysmo italiano in lutto per la scomparsa improvvisa di Angelo Presotto, uno dei piloti che hanno scritto la storia del rallysmo italiano degli anni Settanta e Ottanta e grande specialista delle vetture Gruppo 1, quelle più vicine alla serie. Pordenonese di Porcia, 81 anni portati splendidamente, da tempo era uscito dall’ambiente, ma non mancava di venire a trovare vecchi e nuovi amici, come è accaduto anche al parco assistenza del recente Rally del Friuli.

Angelo, purtroppo, se n’è andato improvvisamente, lasciando attoniti e senza parole migliaia di amici ed estimatori. Come per molti, Presotto ha iniziato a correre solo a trent’anni sull’onda della passione sbocciata con i rally delle Alpi Orientali e di San Martino di Castrozza. Ed è proprio al San Martino di Castrozza che debutta nel 1972 al volante di una Renault 12 Gordini navigato da Battistella.

Il 1973 lo vede al via di tre rally, al volante della Opel Ascona 1.9 e navigato da Simolai (ritiro) sulla terra del San Marino e con Carlo Bisol al Rally Città di Modena (decimo assoluto e secondo di classe) e al Rally San Martino di Castrozza (sedicesimo assoluto), valido per l’ERC.

Nel 1974, dopo appena due anni di gare e quattro rally disputati in carriera, Angelo Presotto incassa una splendida doppietta: il primo titolo tricolore di Gruppo 1 e anche il primo titolo della Mitropa Rally Cup, che all’epoca era il Campionato Mitteleuropeo.

I successi arrivano con l’Opel Ascona 1.9 SR Gruppo 1 con a fianco il giovanissimo Maurizio Icio Perissinot, poi passato due anni dopo alla Lancia. In quella stagione vince la classe a San Marino, dove è anche undicesimo assoluto nella classifica del Campionato Europeo, poi all’Elba, al 4 Regioni (una delle sue gare preferite), all’Alpi Orientali, al San Martino di Castrozza e al Coppa Liburna.

Per Angelo Presotto si schiudono le porte del Team Conrero

Queste prestazioni schiusero a Presotto le porte del team Conrero, e con esso la stagione con la gigantesca Opel Commodore e poi con la agile Opel Kadett GT/E con la quale, nel 1976, rivinse lo scudetto del Gruppo 1. Sia nel 1975 sia nel 1976, al suo fianco c’era, come nel 1974. Icio Perissinot. Nel 1977 disputa cinque rally, in una stagione transitoria, al volante della Kadett GT/E e navigato da Mirko Perissutti.

Il passaggio alla neonata squadra ufficiale Ford Racing Team guidata da Carlo Micci, con al fianco Max Sghedoni avviene nel 1978. Sodalizio e amicizia robustissime. Con la Escort RS2000 MKII arrivano altri due titoli italiani di categoria nel 1979 e nel 1980.

Nel 1979 è primo di classe e quinto assoluto a San Marino, decimo assoluto al Costa Smeralda, quinto all’Elba e al 4 Regioni, terzo al Ciocco, primo al Valli Piacentine, settimo assoluto e primo di classe in un difficilissimo Sanremo Mondiale (dietro a rimediato su Ford Escort RS2000, dietro a Marco Pregliasco, Alberto Brambilla, Francis Vincet, Maurizio Verini e Markku Alen) e ottavo assoluto e secondo di classe al Lana, ma anche una epica vittoria assoluta nel Rally delle Valli Pordenonesi, in cui Presotto vinse riuscendo a salire a Piancavallo nonostante una tremenda nevicata.

Il finale della sua carriera a inizio anni Ottanta ed è rapido come era stato il suo inizio. Nel 1981, corre con la Escort MKI Gruppo 4 preparata dall’inglese David Sutton, con cui arrivò quinto assoluto a Piancavallo affiancato da Mirko Perissutti (a parte il Rally 4 Regioni disputato con Max Sghedoni). Ultima partecipazione al Rally di Tenerife nel 1982 di nuovo con Max Sghedoni.

Da allora, come pilota fa solo una fugace apparizione alla gara storica del Motor Show 2010, dove giunge terzo. Lo scorso anno i vecchi amici e colleghi dei rally si erano ritrovati in massa a Pordenone per festeggiare gli Ottanta anni del mitico “Capo”. Angelo è deceduto il 20 settembre 2019. Il Santo Rosario è stato recitato lunedì 23 settembre, mentre i funerali si sono svolti martedì 24 settembre alle 15.30, nella Chiesa Parrocchiale di Palse, cittadina in cui è avvenuta la sepoltura alla presenza di centinaia di amici.

Il Rally 4 Regioni una gara preferita

Una delle gare preferite da Angelo Presotto era il Rally 4 Regioni che, insieme, disputarono quattro volte.

  • 1978 Presotto-Sghedoni, Ford Escort RS 2000 MKII Gr. 1 – 6° assoluto
  • 1979 Presotto-Sghedoni, Ford Escort RS 2000 MKII Gr. 1 – 5° assoluto
  • 1980 Presotto-Sghedoni, Ford Escort RS 2000 MKII Gr. 1 – 9° assoluto
  • 1981 Presotto-Sghedoni, Ford Escort RS 1600 MKI Gruppo 4

Luca Pedersoli e Anna Tomasi campioni italiani WRC

Luca Pedersoli e Anna Tomasi marcano subito 13’30’’8 sulla PS Manghen oltre dieci secondi in meno rispetto al graffio di Corrada Fontana dell’anno scorso. Inizia qui una gara già finita, che correrà direttamente verso l’assegnazione del titolo tricolore alla coppia più esperta del Campionato Italiano WRC.

Tripudio ai vincitori Luca Pedersoli e Anna Tomasi su Citroen DS3 Vieffecorse, onore agli sconfitti Simone Miele e Roberto Mometti su Citroen DS3 Dream One Racing, il bentornato a Paolo Porro e Paolo Cargnelutti con la Ford Fiesta Bluthunder, terzi sul podio del 39° Rallye San Martino che ha assegnato lo scudetto del Campionato Italiano Wrc 2019.

Una gara iniziata con un colpo di scena – l’immediato ko della Fiesta di Marco Signor e Patrick Bernardi nella prova cittadina di venerdì sera – e poi caratterizzata ieri dal duello ravvicinato tra i due battistrada, mentre il terzo incomodo è stato Corrado Fontana che ha completato la sua disgraziata stagione con il quinto ritiro su sei gare. Sul podio tre lombardi: il bresciano Pedersoli (tempo totale 1:13’27’’6), il varesotto Miele (a 8’’5) e il comasco Porro (a 49’’2).

Quarto posto per il piacentino Andrea Carella, primo di R5 su Skoda Fabia, quinto e primo dei trentini Matteo Daprà su Ford Fiesta Wrc, che può dirsi ben soddisfatto del suo debutto con una vettura da vertice. Corsa tiratissima davanti, distacco a elastico per giocarsi uno scudetto con i nervi, prima ancora che con l’abilità al volante.

Tre anni fa Miele si prese il terzo posto a 1’43’’1 da Signor che vinse, Pedersoli secondo a 1’’6. Il driver di Olgiate Olona è cresciuto di livello e il prossimo anno, “con più cattiveria agonistica – secondo il suo mentore Mometti – punterà deciso a migliorare ancora, ergo prendersi l’agognato titolo”. Ma vediamo com’è andata la gara.

Il ‘Pede’ va subito in testa con la DS3 WRC

Pedersoli marca 13’30’’8 sul Manghen (22,01 km), oltre dieci secondi in meno rispetto al graffio di Fontana dell’anno scorso. Il comasco si mette in mezzo ai duellanti, Miele cede 6’’6, Porro 7’’8, Carella 8’’9, il resto della compagnia paga oltre 20’’ di ritardo. Si va sull’inedita “Murello” (7,02 km) e Miele firma in 4’45’’2, Porro a 2’’3, Pedersoli a 2’’4, migliore di R5 Alberto Roveta a 9’’0. Dentro sulla “Val Malene” (18,28 km), tutti curiosi di scoprire cosa succede: Pedersoli 11’50’’4, Miele a 0‘’7, la forbice tra i due è di appena 5’’ netti.

Porro sta per mettere la freccia su Fontana, tra loro solo 6 decimi. Efrem Bianco il più rapido di R5 in 12’12’’9, Carella a 6’’1 leader di Classe. Si ribalta Walter Lamonato, nessun danno all’equipaggio, la Skoda del trevigiano intralcia la strada ma passano in otto prima che Stefano Liburdi (Peugeot 207 S2000) decida che il pertugio è stretto e non sicuro. Lui si ferma, prova sospesa, vetture in trasferimento e tempo imposto per il resto della compagnia.

Intanto viene stoppato l’Historique sul Manghen causa incidente di Riccardo Bianco (demolita la Ford Sierra Cosworth) con le sole Stratos di Tony Fassina e Giorgio Costenaro che concludono la prova. Trasferimento e tempo imposto immusoniscono la truppa vintage. Pedersoli fa sua la “Gobbera” (9,03 km) in 5’18’’5, Miele a 2’’7 arretra a 7’’7 nel totale. Porro (5’24’’8) sorpassa un abulico Fontana (5’28’’5).

Al riposo Carella leader di R5 con 9’’8 su Bianco e 25’’5 su Roveta. Super 1600 nel segno a sorpresa di Gianmarco Lovisetto con ampio margine sui rivali, soprattutto Corrado Vescovi zavorrato da 4’ di penalità per cinture non ben allacciate. Tra Daniele Casagrande (Renault Twingo) e Lorenzo Grani (Peugeot 208) un divario di 4’’7 in Classe R2.

Una leadership proseguita fino alla fine

Pedersoli lima in basso sul “Manghen” a 13’27’’4, ottimo Miele a 0’’9 (però adesso ha 8’’6 sullo zaino), Porro a 3’’7. Fontana (13’27’’4) si ritira in trasferimento per noie meccaniche. Carella 13’49’’2 affonda il colpo su Bianco a 10’’4 che ora insegue a 20’’2 in R5.

Rudy Andriolo comanda forte la Super 2000, Roberto Vescovi può prendersi solo la gloria degli scratch di Super 1600 (sempre ricordando che ha già vinto la Coppa Acisport). “Murello” è congeniale a Miele che graffia in 4’44’’4, ma Pedersoli è lì a 1’’2, Porro a 1’’7. Niente male Daprà in 4’52’’2, quinto nella generale. Si torna sulla “Val Malene”: Pedersoli in 11’44’’3 riallunga su Miele a 1’’8.

Tra i due ci sono 9’’2 prima dell’ultima prova, tensione alle stelle nei rispettivi clan. Porro intanto veleggia terzo e soddisfatto a 44’’8, la Fabia di Carella lontana ben oltre il minuto anche se prima di R5 con Bianco a 25’’2 e Roveta a 38’’3. Andriolo continua a dettare legge nella Super 2000, idem Vescovi nella Super 1600, ma con un tarlo al veleno per la penalità comminatagli e che lo costringe dietro a Lovisetto.

Solo 6’’9 separano Casagrande e Lorenzo Grani in R2B, tra Ivan Cominelli e Pellé ci sono 20’’2 in R1. La Gobbera chiude i giochi, Miele ci prova fino all’ultimo metro e fa segnare 5’19’’1, però Pedersoli è lì vicino a 0’’7, il San Martino è suo per 8’’5 dopo oltre 115 km cronometrati. Primato di Carella in R5, sul podio della classe più numerosa Bianco e Roveta. Andriolo principe di Super 2000, Lovisetto che rintuzza il veemente recupero di Vescovi in Super 1600. Casagrande vince la R2B, Cominelli la R1.