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Rally di Argentina 2003: la carica delle furie rosse

Dopo una sfida palpitante e ricca di colpi di scena al Rally di Argentina, il solito Marcus Gronholm e la Peugeot sono riusciti a ribaltare le sorti di un rally che sembrava compromesso. Ottengono così una vittoria che cancella i brutti ricordi della passata stagione, quando il risultato fu stravolto dalle esclusioni. La conferma più piacevole della prova sudamericana arriva però da un Carlos Sainz in forma strepitosa. Aggressivo come non lo vedevamo da almeno un decennio, il Matador della Citroën sarebbe stato imprendibile se non fosse incappato in un errore da novellino, quando ha anticipato un controllo orario. Quattro vetture francesi chiudono ai primi quattro posti.

È stata una battaglia grandiosa. Partito più determinato che mai, le cose subito non sono sembrate girare al meglio per Marcus Gronholm. Sulla prima e durissima boucle di prove, le linee del finlandese si sono rivelate le più efficaci. Una serie incredibile di “buchi” nel sistema di cronometraggio gli hanno presto “scippato” un bel gruzzolo di secondi.

Errori da correggere, certo, ma nel frattempo benzina sui nervi divenuti incandescenti dell’equipaggio campione del mondo. Prima era il flemmatico navigatore Timo Rautiainen a perdere le staffe, strapazzando un gruppo di cronometristi ormai completamente in barca. Poi, quasi inevitabile visto il clima di tensione, ecco arrivare l’errore in prova. Sotto forma di una violenta botta sulla sospensione posteriore, costata a Super Marcus un minuto e mezzo e cinque posizioni nella generale.

Ritrovata la freddezza necessaria, i due hanno poi ripreso a sfoggiare la consueta condotta pulita ed efficace, come testimonia la costanza dei tempi. Ci sarebbe per loro anche il margine per osare qualcosa in più, che probabilmente viene conservato per un eventuale rush finale. Così, uno dopo l’altro, gli avversari sono progressivamente rimessi nel mirino. Tranne il nuovo leader, un Sainz in forma smagliante che pareva ormai fuori portata.

Nella seconda giornata, tra speciali annullate, prove spostate ed altre mille diavolerie inventate dagli organizzatori locali per ridurre i danni provocati dalle incomprensibili sospensioni di Capilla del Monte, anche l’equipaggio spagnolo ha però peccato di concentrazione. All’ingresso dell’ultimo riordino Marc Marti e Carlos Sainz hanno pasticciato, la Xsara numero 19 è entrata nella zona di cronometraggio con un minuto di anticipo meritandosi una pari penalità. La partita si è quindi riaperta, con cento chilometri di PS da disputare e quattro vetture raccolte in meno di mezzo minuto.

L’ultima tappa ha così visto inscenarsi una vera e propria battaglia campale. Ritrovatosi al comando dopo aver viaggiato tutta la gara su livelli di eccellenza, il solito determinato e sfortunatissimo Markko Martin è stato nuovamente tradito dal motore della nuova Focus. Via libera quindi alla “armata rossa”.

In testa Gronholm, nuovamente perfetto senza concedere nemmeno un centimetro di troppo alle sue traiettorie. Alle sue spalle il furibondo Sainz, che faceva volare la Xsara come nessuno mai, mantenendola in perfetto equilibrio tra interminabili controsterzi. Una guida spumeggiante che aveva fatto ammirare raramente anche quando era ancora il numero uno, e con cui ha animato il duello sul filo dei decimi con Richard Burns.

Il britannico, finalmente all’altezza della situazione, è stato ancora maestro nelle strategie ed ha saputo issarsi fino al secondo posto. Un guasto proprio in dirittura d’arrivo lo ha però costretto a cedere il gradino d’onore al ritrovato Matador. Ancora una volta il rally argentino ha regalato molti colpi di scena, non solo sportivi. Se non altro, Gronholm ha avuto la sua rivincita e Sainz ha riscattato la sbiadita prestazione che, lo scorso anno, gli consegnò in qualche modo il successo.

Rally di Argentina 2002: gara con tre vincitori

Tommi Makinen aspettava che venisse decisa l’eventuale penalità a carico del suo rivale, nel frattempo ha attaccato e sbagliato, sfasciando la Impreza. Marcus Gronholm, dopo aver meritato il successo tempi alla mano, alla fine è stato escluso dal Rally di Argentina 2002 perché era stato consigliato su come riavviare la 206 da un tecnico che si trovava ”troppo vicino”. Richard Burns ha festeggiato sul podio la prima vittoria con la Peugeot, ma nella notte è stato escluso per un difetto di peso di 20 grammi. Così Carlos Sainz arriva al record della ventiquattresima affermazione iridata e risolleva le azioni di una Ford che riesce a piazzare tre vetture nelle prime quattro posizioni.

Vedere i due finlandesi tuffarsi tra la nebbia e la pioggia, giocarsi tutto sulla terribile strada che da Giulio Cesare porta a Mina Clavero, è stato uno spettacolo che aveva riconciliato con un campionato fin qui schiacciato dall’inarrestabile armata Peugeot. Il disgusto, sarebbe arrivato dopo. Qui Marcus Gronholm ha continuato a volare, limando ogni centimetro disponibile e sfruttando le doti di trazione della sua 206 WRC.

Tommi Makinen è stato grandissimo, ha tentato l’impossibile con traiettorie e intraversate da corda a corda che spesso gli imponevano di fare sponda su qualsiasi cosa gli permettesse di riportare la Impreza sulla linea ideale. Il livello di rischio era però talmente elevato che alla fine l’errore è arrivato, terrificante, sull’ultima curva della penultima speciale.

Tutto finito con l’ennesima doppietta Peugeot? No, perché prima che i concorrenti raggiungessero lo stadio di Cordoba per la premiazione, i responsabili della squadra sono stati chiamati in direzione gara. Qui è stato contestato quanto avvenuto all’inizio della tappa conclusiva, vale a dire la presenza di Michel Nandan all’uscita del parco chiuso a meno del chilometro di distanza imposto dal regolamento.

La vettura di Gronholm non voleva partire e il solo fatto che ci fosse un membro della squadra a portare dei suggerimenti equivale ad infrangere la norma che regola le assistenze, indipendentemente dal suo effettivo intervento sull’auto. Chemin docet. Siccome nel giorno precedente la stessa scena aveva visto protagonista Gilles Panizzi, nel caso graziato con un’ammonizione, la replica della violazione ha fatto scattare la squalifica.

Alle 14,25. Quando Makinen stava ancora cercando di contare il numero dei capottamenti di cui era stato protagonista, mentre in realtà gli sarebbe bastato andare a spasso per conquistare quella che sarebbe stata una comoda e comunque meritata vittoria. Se solo i commissari sportivi Javier Brugué, Erasmo Saliti e Rafael Sierra non ci avessero messo otto ore e venticinque minuti prima di prendere la decisione.

Tutto finito e prima vittoria Peugeot per Richard Burns? Solo sul podio, e per altre sette ore. Poi in verifica salta fuori che la 206 numero uno montava un volano più leggero di 20 grammi rispetto al consentito, ed ecco la seconda esclusione. Per la seconda volta senza possibilità di presentare un appello credibile.

Tutto finito e 24ª affermazione mondiale per Carlos Sainz? Questa volta sì, e primo alloro dell’anno per la Ford, la cui vittoria sarà anche dimezzata, ma vale comunque oro. Secondo Petter Solberg, staccato di quattro secondi, terzo Colin McRae. Ad uscirne sconfitto è però un mondiale rally dove chi ha il ruolo di “tirare le fila” sembra troppo distratto a disegnare incomprensibili strategie future, sempre più lontane dalla realtà, invece di pensare a svecchiare le regole del gioco, rendendole eque e certe.

WRC 2021: dal Rally del Messico arriva l’allarme

Il 2020 ha rappresentato il venticinquesimo anno di permanenza continuativa delle Americhe nel WRC. L’anno prossimo il Mondiale potrebbe restare orfano del messico, dell’Argentina e del Cile. L’organizzatore della gara messicana lancia l’allarme: ‘Se saltiamo un anno siamo morti’.

Per la prima volta, a partire dal 1995, esiste un pericolo reale che il Mondiale WRC 2021 non vada Oltreoceano, cioè nelle Americhe. Il rischio non si riferisce solo al già cancellato Rally di Argentina, ma questa volta a farne le spese potrebbe essere il Rally del Messico. Nonostante una massa terrestre di 68,47 milioni di chilometri quadrati – il 28% della superficie totale del pianeta Terra – e una popolazione di oltre un miliardo di persone, i continenti del Nord e del Sud America potrebbero restare orfani del Mondiale Rally 2021.

Il Consiglio Mondiale del mese scorso ha confermato i contratti con nove gare, ma Argentina, Messico e Cile non erano nelle ipotesi del WRC 2021. Il direttore della Commissione Rally, Yves Matton, insiste sul fatto che non sono state prese decisioni definitive e che dieci gare sembra più probabile. Undici difficilmente. L’ultima volta che le squadre non hanno volato verso l’America dalle loro basi europee è stato venticinque anni fa.

Dal 2004, Patrick Suberville organizza la gara e ha affermato: “In questo momento, nessuno sa cosa riserva il futuro, né economicamente né in termini di pandemia da Covid-19. In tali circostanze, non è stato possibile confermare la nostra partecipazione con il Promoter WRC. Stiamo parlando con il promotore e la FIA per il prossimo anno. Vedremo cosa succede, ma sarebbe un grosso problema non avere gare da queste parti, oltre l’Atlantico”.

L’inizio di settembre è una scadenza cronologica per iniziare a lavorare sul Rally del Messico 2021. Poi, l’organizzatore ha ammesso: “Sarebbe un problema non avere il Rally del Messico nel Mondiale WRC 2021. Già nel 2009, quando abbiamo avuto l’ultima rotazione, abbiamo dovuto organizzare il Rally delle Nazioni, in sostituzione del Rally México con sede a León per tenere coinvolti sponsor, partner e funzionari”.

“Dobbiamo avere un certo numero di persone che lavorano su rally di anno in anno; non possiamo formare qualcuno di nuovo ogni due anni. Ed è economicamente impossibile da sostenere. È abbastanza difficile mantenere gli sponsor quando corri anno dopo anno, cercare di mantenere uno sponsor quando salti un anno è impossibile e probabilmente mortale per l’evento. Sappiamo tutti che non funziona e la FIA e il promotore sanno che se questo è il futuro, saremmo fuori. “

Quest’anno Argentina e Cile avrebbero dovuto correre, ma l’evento con sede a Villa Carlos Paz è stato costretto ad annullare a causa del coronavirus, mentre l’azione sul lato pacifico delle Ande è andata perduta a causa di disordini civili scoppiati nel paese lo scorso fine anno.

WRC, il Rally del Paraguay e il Rally Trans Itapua

Il Rally del Paraguay si è ufficialmente candidato ad entrare nel calendario gare 2020 del World Rally Championship. Ad annunciarlo è stato direttamente Mario Abdo Benitez, imprenditore e sportivissimo Presidente della Repubblica. Dunque, dalle parole ai fatti in poche ore, il Touring y Automovil Club Paraguayo ha rapidamente fatto un ulteriore passo in avanti in direzione WRC accogliendo le richieste della Federazione Internazionale del’Automobile.

In Paraguay, per chi non lo sapesse, si corre il Rally Trans Itapua, un bellissimo e storico evento internazionale con sede nel dipartimento Itapua nel sud-est del Paraguay . La competizione è prova di apertura del Codasur South American Rally Championship e del campionato paraguayano, il Campeonato Nacional Paraguayo .

L’evento è stato organizzato per la prima volta nel 1981 e si è svolto solo fino al 1983. Poi, l’instabilità politica di quegli anni ha ribaltato il Paraguay. Organizzato di nuovo nel 1989, l’evento si è svolto ininterrottamente, a parte una breve pausa nel 2004 e 2005. L’evento è diventato internazionale nel 2010 quando ha sostituito il Rally de Encarnacion come manifestazione del Paraguay sul campionato Codasur.

I piloti paraguaiani hanno sempre vinto, anche dopo l’arrivo di piloti dall’estero negli ultimi anni. In particolare i fratelli Galanti hanno dominato la gara in lungo e in largo. Alejandro Galanti ha vinto l’evento sette volte tra il 1998 e il 2012, mentre il fratello maggiore Marquito Galantiha ha preso quattro vittorie. Tutte e undici le vittorie sono arrivate con Toyota, Gruppo A e WRC e, più recentemente, con vetture Super 2000.

Al termine dell’edizione del 2008, invece, a vincere è stato il campione Codasur paraguaiano Victor Galeano. Mentre nel 2013 ad aggiudicarsi il durissimo evento è stato il tre volte campione del Codasur Gustavo Saba, che è riuscito a portare a termine un sogno, visto che questa sembrava una gara a lui maledetta.