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Rally di Nuova Zelanda 2003: Gronholm li illude tutti

Il Rally di Nuova Zelanda viene riproposto in versione ”autunno australe” ma, a sei mesi dall’ultima edizione, nulla cambia in vetta alla classifica. Marcus Gronholm è ancora primo, dopo essersi esibito in uno dei suoi cavalli di battaglia: il monologo. In testa dalla prima all’ultima prova speciale, ha illuso gli inseguitori con un errore che avrebbe potuto compromettere la sua gara ma che alla fine gli è costato solo mezzo minuto di vantaggio. Burns, costretto ad accontentarsi della piazza d’onore, resta saldamente al comando della classifica piloti.

Vestito con la tuta di scena, Marcus Gronholm è salito sul palco ed ha cominciato a sciorinare uno dei suoi monologhi più classici, con otto vittorie parziali nelle prime dieci prove. Agli avversari non c’è voluto molto per capire che aria tirava. Grazie alle sue linee rapidissime e precise, il campione del mondo ha saputo inizialmente capitalizzare i favori della posizione di partenza.

Soprattutto nel veloce, dove è fondamentale avere sempre le quattro ruote in piena trazione, Gronholm è sempre rimasto sulle linee tracciate dalle vetture che lo precedevano. Facendo volare la sua 206 con una maestria unica, mettendo rigorosamente le gomme in quei trenta-quaranta centimetri di traiettoria pulita, in uno stato di perenne derapata ma senza mai realmente concedersi al controsterzo.

Il finnico non si è mai spinto oltre il limite, viaggiando dal primo all’ultimo metro su una soglia di eccellenza assoluta che gli ha permesso di mettere in ginocchio tutti, Burns compreso. L’inglese sapeva che partire per primo nella tappa iniziale l’avrebbe penalizzato e così è stato, nonostante la pioggia gli abbia dato una mano a non sprofondare.

Quando poi si è liberato dall’incubo dell’ordine di partenza, non ha risparmiato una stilla di energia ed ha tentato di inventare l’impossibile, allargando oppure stringendo il compasso delle sue traiettorie. Ben presto ha però dovuto arrendersi all’evidenza, cioè che quando il suo compagno di squadra è in tale stato di grazia non c’è niente da fare. Non gli è restato che sperare in un raro errore, incredibilmente arrivato.

Gronholm in quelle curve che chiudevano nel finale di seconda tappa ha inventato delle traiettorie al limite della forza centrifuga, fino a ritrovarsi bloccato, in bilico sul bordo della carreggiata, a sbracciarsi per invocare l’indispensabile spinta ai tranquillissimi spettatori locali. Trenta secondi di panico che potevano essere fatali anche per la sua concentrazione, ma che nulla hanno cambiato nell’economia della sfida.

L’unico che in qualche maniera ha provato ad approfittarne è stato Markko Martin, che in quell’istante si trovava in piena fase di trance agonistica. Proprio nel momento decisivo per tentare l’ultima sortita, il motore della convincente Focus 2003 lo ha però lasciato a piedi. Un peccato per questo ragazzo, a cui il ruolo di promessa comincia a calzare davvero stretto anche se la sua prima vittoria nel Mondiale è ancora di là da venire.

Con una partenza veloce e regolare, l’estone si è immediatamente insediato in seconda posizione, esibendo buone traiettorie e molta sicurezza. Nella seconda tappa, placatasi per poco la bufera finlandese, Martin ha cominciato a far volare la sua Ford su linee che sembravano ricalcare in fotocopia quelle di Gronholm. Sino a quando il quattro cilindri Cosworth non si è ammutolito. Non prima di aver dimostrato che con la vettura rinnovata può dare filo da torcere a tutti e segnalandosi come uno di cui tenere conto, volendo indire un concorso pronostici sui potenziali aspiranti al trono.

Rally Nuova Zelanda 1977: Bacchelli piega Vatanen

Fulvio Bacchelli e Francesco Rossetti avevano corso un grosso rischio durante la notte della quarta ed ultima tappa del Rally Nuova Zelanda 1977 quando si erano trovati la strada improvvisamente sbarrata da un cancello chiuso e un grosso palo di ferro gli era finito di trasverso nell’auto, sfiorando le loro teste.

Al termine dalla quarta e penultima tappa del Rally Nuova Zelanda 1977, Radio New Zeland Rally, valido quale quinta prova del Campionato del Mondo Rally, Fulvio Bacchelli, Francesco Rossetti e la Fiat 131 Abarth Rally sono sempre in testa alla classifica con oltre otto minuti di vantaggio sul compagno di squadra Simo Lampinen.

Alle spalle dei due piloti Fiat si è inserito il finlandese della Ford, Ari Vatanen, che nelle ultime quattro prove speciali dell’ultima tappa è riuscito a ridurre a soli nove minuti e mezzo il suo distacco da Bacchelli.

Quarto, a mezzo minuto da Ari Vatanen c’è Markku Alen che continua a gareggiare sub-judice in attesa che le autorità sportive locali decidano se confermargli o meno la penalizzazione inflitta al termine della prima tappa (perché è stato pizzicato dal teleradar ai 160 chilometri orari dove il limite consentito era di 60 all’ora).

Dietro c’è il vuoto (o quasi), in quanto al quinto e sesto posto si trovano i neozelandesi Millen e Woolf (su Mazda), rispettivamente a 41 e 102 minuti da Bacchelli. Nella quarta tappa di quel Rally Nuova Zelanda 1977 Vatanen ha vinto otto delle undici prove speciali ed ha approfittato di un incidente occorso a Bacchelli.

Nell’ultima prova di velocità, il triestino non è riuscito a mantenere il controllo della vettura, che è finita su un mucchio di terra, proprio sul bordo estremo di una tortuosa strada nella foresta di Kaingarda, abitualmente utilizzata all’epoca soltanto da grandi camion che trasportano tronchi di alberi.

Con le ruote sollevate dal livello strada, la 131 Abarth non riusciva a muoversi più e per spostarla e riportala in strada Bacchelli e il suo navigatore Rossetti hanno dovuto attendere l’arrivo degli altri due equipaggi Fiat. Questo incidente ha fatto perdere cinque minuti al “nostro”, due ad Alen ed uno a Lampinen.

Bacchelli e Rossetti avevano corso un grosso rischio durante la notte della quarta ed ultima tappa del Rally Nuova Zelanda 1977 quando si erano trovati la strada improvvisamente sbarrata da un cancello chiuso e un grosso palo di ferro gli era finito di trasverso nell’auto, sfiorando le loro teste.

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Nuova Zelanda 1982, Celica GT: debutto, vittoria, doppietta

A sette prove speciali dal termine del Rally Nuova Zelanda 1982 Bjorn Waldegaard comanda con ben 4’03” su Per Eklund, che a sua volta precede Rohrl di 2’57”. Il tedesco appare incapace di recuperare il distacco inflitto dalla Celica GT. L’amaro prezzo che l’Ascona paga in termini di cavalli alla Toyota.

Poteva essere un successo sorprendente, è stato un trionfo al Rally Nuova Zelanda 1982. Debutto, vittoria, doppietta per la Celica GT. Al primo posto ottenuto da Bjorn Waldegaard si è infatti aggiunto il secondo di Per Eklund e per il team di Ove Andersson è stato il delirio. Nella storia dei rally mondiali non accade spesso che una vettura esordiente “bolli”, la sua prima partecipazione con un’affermazione, ma è ancor più raro che la stessa vettura occupi anche la piazza d’onore. Ma l’auto da rally giapponese c’era riuscita.

Per questa e per altre ragioni, non ultimo il valore degli avversari, la vittoria dei due equipaggi svedesi con le esordienti Toyota Celica GT assume un significato maggiore anche se ottenuta dall’altra parte del globo, anche se per una volta non è una Lancia a vincere e anche se ciò avviene in un rally non ricco di tradizione e che solo nel 1982 è tornato nel Mondiale Rally dopo anni di assenza.

Nell’ultima tappa del Rally di Nuova Zelanda, dopo il secondo via da Taupo, si è potuto assistere all’attacco di Hannu Mikkola che ha più volte tentato di strappare a Waldegaard e alla GT dagli occhi a mandorla la meritata leadership. Al termine della ventitreesima prova speciale, il finlandese era solo 30″ distante dal driver della Toyota Europe, ma nella speciale successiva la prima guida dell’Audi ha subito un brusco rallentamento a causa di un isolamento del distributore che si è staccato dal motore della Quattro.

Per le migliaia di spettatori presenti sul tracciato è stata festa grande perché, mancando ancora quattordici prove speciali alla fine della gara, questi hanno pensato che Mikkola avrebbe dato spettacolo nell’intento di recuperare lo svantaggio. Ma le intenzioni dei finlandesi sono rimaste solo allo stato embrionale, perché nella PS25 si è rotto il braccetto dello sterzo dell’Audi e Mikkola ha dovuto proseguire a passo d’uomo. Dopo qualche altro chilometro, la parte anteriore della vettura si è piantata a terra perché si è rotto il montante anteriore. Così, entrambe le Audi a trazione integrale sono uscite di scena e il team tedesco ha accusato un’altra cocente battuta d’arresto, che pregiudica la corsa al titolo Costruttori.

Dopo il ritiro di Mikkola, la classifica del Rally di Nuova Zelanda 1982 ha assunto una una fisionomia pressoché definitiva, perché Waldegaard ed Eklund si sono stabilizzati nelle prime due posizioni di quel Nuova Zelanda con le Celica GT, mentre Walter Rohrl si è messo alle loro spalle seguito a sua volta da Salonen con la Datsun Violet GTS. Dietro il quartetto di testa si scatena la “guerra” fra Adams, Cook e Malcolm Stewart.

Waldegaard si concede una pausa sulla PS25, lasciando la gloria al compagno di squadra, poi Rohrl vince la PS27 e poi dalla PS28 torna a vincere Eklund. A sette prove speciali dal termine della gara Waldegaard comanda con ben 4’03” su Eklund, che a sua volta precede Rohrl di 2’57”.

Il tedesco appare incapace di recuperare il distacco inflitto dalla Celica GT. L’amaro prezzo che l’Ascona paga in termini di cavalli alla Toyota. Timo Salonen torna alla ribalta e vince la PS32 davanti ad Eklund. Il rally, in pratica, è finito e le uniche emozioni le regalano Leyraud e Teesdale, con quest’ultimo che ha la meglio a quattro prove dal termine.