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Joaquim Moutinho, unico portoghese a vincere un rally WRC

Negli anni Sessanta, ad Almada, nella zona della prova speciale di Arganil, c’era un pilota di nome Mirco Rui che correva con una Mini Cooper S in gare di velocità ed era amico del padre di Joaquim Moutinho e, quindi, si andava a guardare le sue gare. La vera passione, però, arriva nei primi anni Settanta, quando corse, per la prima volta, un’edizione del Rally del Portogallo.

Joaquim Moutinho da Silva Santos si è spento il 22 novembre 2019, dopo aver lottato con tutte le sue forze contro un male che ha avuto la meglio, perdendo l’ultima gara all’ultima prova. Joaquim, nato a Porto il 14 dicembre 1951, è stato uno dei piloti più rappresentativi del motorsport portoghese nei fantastici anni Ottanta del Novecento.

Negli anni Sessanta, ad Almada, nella zona della prova speciale di Arganil, c’era un pilota di nome Mirco Rui che correva con una Mini Cooper S in gare di velocità. Rui era amico del padre di Joaquim Moutinho e, quindi, si andava a guardare le sue gare, a Granja do Marques o Montes Claros. In questi eventi, per la prima volta, Moutinho ebbe la fortuna e il piacere di vedere in azione piloti come Manuel Giao, Jose Lampreia, Antonio Peixinho, eccetera.

Risultato: si innamorò delle corse automobilistiche. Tuttavia, la vera passione arriva nei primi anni Settanta, quando corse, per la prima volta, un’edizione del Rally del Portogallo. Quello fu amore a prima vista. “Il mio sogno era di partecipare, anche solo per una volta, a questa grande gara. Da lì, e ogni volta che andavo ad Arganil in vacanza a settembre, chiedevo a mio padre l’auto e guidavo verso la Serra do Acor per sognare”, raccontava a chi aveva il piacere di parlargli.

A chi gli domandava dei suoi idoli, sorridendo diceva: “In Portogallo, all’epoca, ammiravo le vittorie di piloti come Nicha, Giso, Nené, Romaozinho, Antonio Carlos Oliveira, eccetera. In Formula 1, ricordo di aver iniziato a seguire nomi come Cevert, Stewart, Rindt, Fittipaldi, Lauda, ​​ma il mio vero idolo era Ayrton Senna. Nei rally, mi piacevano tutti quelli che correvano all’epoca, come Waldegaard, Mikkola, Alen, Vatanen, Nicolas, Therier, Kankkunen o Rorhl”.

Con un’attività sportiva e variegata tra rally e velocità, Moutinho sfiorò il titolo nazionale nella specialità della velocità turismo nel 1980. La sua impresa fallì per l’inaffidabilità della sua Porsche. Ma nel 1981 si rifece con gli interessi, assicurandosi il titolo del Gruppo 5 prima della fine della stagione e al volante di una Porsche 935. Sempre in quello stesso anno si piazzò nono al Rally del Portogallo con una Opel Kadett GT/E.

Nel rally, dopo un decennio di gare e di podi nel Campionato Portoghese Rally, si trova davanti ad una bella opportunità di carriera. Siamo nel 1984: Renault Portugal decide di creare una squadra per il campionato nazionale e invita Moutinho a correre con Edgar Fortes sulla Renault 5 Turbo al Tour de Corse.

In quel 1984, Moutinho e la sua squadra persero il titolo nazionale a causa di un riprorevole sabotaggio nel Rally dell’Algarve, quando trovarono chiidi in mezzo alla prova speciale. Nel 1985 e nel 1986, Moutinho-Fortes centrano due titoli nazionali e la vittoria assoluta nel tragico Rally del Portogallo in cui i team ufficiali si ritirarono dalla gara in seguito alla tragica uscita di strada di Joaquim Santos.

Joaquim Moutinho è l’unico pilota portoghese con un successo assoluto nel Mondiale Rally. Conosciuto per la sua velocità, il suo inconfondibile fascino e la sua educazione, nel 1987 Moutinho mise fine alla sua carriera sportiva diventando rappresentate esclusivo di Hugo Boss in Portogallo.

5 marzo 1986 il giorno più nero del Rally del Portogallo

Tre persone, una donna di 36 anni e due adolescenti, perdono la vita. La vettura, guidata da uno dei più famosi piloti di rally del Portogallo, esce di strada improvvisamente durante una curva a destra, passa fra due alberi e finisce per travolgere un gruppo di spettatori: un ragazzo, purtroppo, è morto sul colpo.

Il 5 marzo 1986 è una data nera per il rallismo di tutto il mondo. Si tratta di un giorno di dramma e morte, che nella storia dei rally comunque non mancano. Al Rally del Portogallo 1986, la Ford RS200 guidata da Joaquim Santos investe persone del pubblico, piombandogli addosso durante la prima prova speciale della gara portoghese valida per il Campionato del Mondo Rally all’Estoril.

Tre persone, una donna di 36 anni e due adolescenti, perdono la vita. La vettura, guidata da uno dei più famosi piloti del Portogallo, esce di strada improvvisamente durante una curva a destra, passa fra due alberi e finisce per travolgere un gruppo di spettatori: un ragazzo, purtroppo, è morto sul colpo.

Urla e panico. A terra ci sono rimasti circa trenta feriti. Pochi minuti prima di questo incidente, il finlandese Timo Salonen, su Peugeot 205 Turbo 16, aveva investito un gruppo di spettatori e in questo incidente c’era stato un ferito lieve. Il rally è stato immediatamente sospeso, cosa che non era per nulla scontata per l’epoca. Quel giorno i piloti del Mondiale Rally si riunirono per prendere una decisione drastica: no al proseguimento della corsa.

Ormai erano mesi che si discuteva, anche sui giornali, della pericolosità dei rally e in particolare della pericolosità delle auto da rally Gruppo B. In un comunicato, i piloti che correvano su macchine ufficiali, scrissero: “È impensabile garantire la sicurezza degli spettatori. La situazione sulle strade del rally è del tutto particolare. L’incidente mortale non è da attribuire né alla macchina né alla velocità. Santos ha solo cercato di evitare gli spettatori. Speriamo che il nostro sport possa avere benefici da questa nostra decisione”.

Nella tarda serata di quel 5 marzo 1986, però, il Rally del Portogallo ripartì, fra il fuoco incrociato di mille polemiche: ma in gara c’erano solo i piloti privati. Nonostante la tragedia consumata poche ora prima, le prove speciali erano ancora invase da migliaia di appassionati.

In quell’occasione, Walter Rohrl commento così l’accaduto: “Bisognava fermarsi. È questa la sola maniera di far prendere coscienza agli spettatori dei pericoli che corrono. I piloti non sono né pazzi né assassini. Bisogna dire al mondo che noi siamo coscienti dei pericoli che corriamo e che facciamo correre”.

Timo Salonen aggiunse: “I soldi non contano più. La nostra vita, quella degli spettatori, è più importante”. Markku Alen si appellò alle coscienze ribadendo: “Non era più possibile continuare la gara in queste condizioni. Penso che adesso se ne siano accorti tutti”.

La Federazione Internazionale dell’Automobile non rilasciò alcun commento sulla vicenda, salvo poi decidere sul finire della stagione (dopo l’incidente mortale di Henri Toivonen e Sergio Cresto) che il Gruppo B andava bandito e il progetto del Gruppo S andava fermata. Non uno, ma due passi indietro. E così dal 1987 riprese la storia del Gruppo A.

Tratto da 100 anni di Storie di Rally 1 – Marco Cariati

Portugal Rally 1987, qualcuno aiutò Miki senza benzina

In un’intervista rilasciata all’agenzia portoghese Lusa, Miki Biasion svela un inedito aneddoto su una sua partecipazione al Portugal Rally. Il campione del mondo ricorda che nel 1987, quando era quasi campione, mentre guidava il Rally del Portogallo, era rimasto senza benzina e qualcuno in gara lo aiutò rinunciando al carburante. Perse quattro minuti e finì settimo assoluto.

Due volte campione del mondo nel 1988 e nel 1989, Miki Biasion è l’unico pilota italiano ad aver trionfato tre volte di fila al Portugal Rally: 1988, 1989 e 1990. “Adoro questo paese, il Portugal Rally è sempre stato uno dei miei preferiti al Campionato mondiale di rally, che ho vinto due volte ma molte volte finito al secondo posto”, ha detto all’agenzia Lusa il campione del mondo del team Lancia Martini.

Miki Biasion, nell’intervista rilasciata all’agenzia di stampa, ha ricordato che competere in Portogallo “è sempre stata una grande sfida, ma allo stesso tempo un piacere. Non ricordo, ma penso di non aver mai saltato un Portugal Rally, è stato meraviglioso per me guidare su quelle strade”.

“Naturalmente è stata sempre una grande sfida per me. La prima volta che ho gareggiato qui nel 1984, con la Lancia Rally 037, era la mia seconda gara del Campionato del Mondo Rally. È stato emozionante. Ho concluso al quarto posto assoluto”. E dal bagagliaio dei ricordi nella conversazione con Lusa ne è derivato un altro che mescolava la disperazione alla gratitudine, nonostante il risultato.

Miki Biasion dice: “Ricordo che nel 1987, anno in cui ero quasi campione, quando guidavo la gara in Portogallo, ero senza benzina e qualcuno in gara mi aiutò rinunciando al carburante. Persi quattro minuti e finii al settimo posto assoluto, ma ritengo da sempre che sia una storia bellissima da ricordare”.

Ecco perché il Rally del Portogallo è sempre “una fonte di bei ricordi e di amici rimasti rimasti tali per il resto della loro vita”, ha detto il due volte campione del mondo. “Ho molti ricordi meravigliosi e molti amici, non solo piloti, ma anche altre persone. Ho un amico che ha ristorante Póvoa de Varzim che chiamo ogni anno per augurargli buon anno”.

Tratto da 100 anni di Storie di Rally 1 – Marco Cariati