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Il Ciocco 1980 che consacra Vudafieri e beffa Cerrato

Il Ciocco 1980, sul finale, diventa un incubo per Dario Cerrato e Lucio Guizzardi. Tra la prova di Sillano e quella di Ponteccio, l’Ascona non riparte senza i meccanici di Conrero. ma al CO si ha la certezza di aver perso 6’. Si ha la certezza di aver vinto tante battaglie e aver perso la guerra. Vudafieri-Penariol, Tony-Rudy e Cunico-Meggiolan festeggiano. Per Darione un’altra sberla come quella ricevuta al Rally Elba di quello stesso anno e campionato.

Nonostante un debutto, nell’inverno di quel 1976, reso complicato da un meteo inclemente, non mancarono mai spettacolo e pubblico al Rally del Ciocco. Lo avevamo già scritto e lo testimoniamo con la ricostruzione di quella che, in tutta la lunga storia della gara italiana, resta una delle edizioni più avvincenti, con un finale al limite dell’incredibile. Non tanto per il nome del vincitore, Adartico Vudafieri, pilota che aveva preso la residenza nell’albo d’oro del rally garfagnino già dalla prima edizione, bensì per il mancato vincitore, Dario Cerrato.

Il 26 giugno 1980 si corre su asfalto, con qualche “prova mista”. La gara dura due giorni ed è anche prova del Campionato Europeo Rally a coefficiente 2. Sono più di cento gli equipaggi al via dopo le verifiche. In prova ci sono migliaia di persone in attesa e grandi nuvoloni carichi di acqua che oscurano il cielo della Garfagnana. Il primo impegno con il cronometro è quello classico del Ciocco: Dario Cerrato e Lucio Guizzardi mettono subito tutti d’accordo e si lasciano a 6” Alberto Alberti con Enrico Bariani, sulla stessa Stratos usata al 4 Regioni, solo che la livrea è diversa.

A seguire in classifica ci sono Tony e Rudy a 7” dal vertice e ad appena 1” da Alberti. Poi Mario Pasetti e Aldo Lappo, Lucky e Fabrizia Pons e Nico e Mario Mannucci. Tramite le cronache dell’epoca si riesce a ricostruire che Franco Cunico e Andrea Meggiolan sono noni a 22” perché si sono girati. DomenicaSprint del settimanale AS sostiene che Cunico si sia girato sulla salita, appena in uscita da un tornante. Subito dopo, quasi nello stesso punto, è accaduta la stessa cosa a Sassone e a Noberasco. Il risultato non cambia. A fine PS Renaio, a vincere è di nuovo una Opel Ascona 400. Questa volta è quella di Tony, che però deve fare attenzione a Cunico, che è distante soltanto 2”.

Si tratta del primo evidente – ma anche molto duraturo – assestamento in classifica assoluta con Cerrato e Tony a lottare per il primo posto e tutti gli altri dietro, in attesa che il “gioco” dell’auto eliminazione faccia il suo corso. Sulla PS3 Ghivizzano a lasciare la compagnia è Alberti, che centra in pieno una grande buca che gli causa la rottura del portamozzo. Sulla Monti di Villa alzano bandiera bianca Angelo Presotto e Max Sghedoni. Come ricordava Guido Rancati nelle sue cronache: “Per loro questo rally del 1980 non assomiglia per nulla a quello dell’anno precedente, anche se l’Escort tiene botta in Gruppo 1 come nel 1979”. Al Rally Il Ciocco 1980 a fermare i loro sogni di gloria è il cambio.

Negli impegni cronometrati successivi il leitmotiv della competizione toscana resta lo stesso. Almeno al vertice della gara. Alle spalle di Cerrato-Vuda si consuma una spettacolare battaglia a colpi di controsterzo fra le 131: Lucky passa Tognana e Mario Aldo Pasetti. Ma loro rispondono. E si registrano lotte col coltello tra i denti anche nel Gruppo 2 fra Pescarin e Carrotta, con le Ascona 2.0. Si registrano, intanto, gli abbandoni di Gaiotto (toccata) e Noberasco (cinghia della distribuzione e ritardo al CO). “Pasettino” viaggia a Ritmo davanti a Capone, con la stessa vettura ma ufficiale e che ha optato per una tattica attendista (anche vedendo con quale facilità si ritirano gli altri equipaggi). E poi c’è “Pasettino” che si ferma a Benabbio (pompa dell’olio).

Archiviata la settima speciale si fa ritorno in quel di Lucca, dove c’è il primo parco assistenza di questa infernale gara: dal PA ripartono un’ottantina di auto da rally e fra loro non c’è neppure più Stefano Speranza, con alle note Daniele Ciocca: sulla loro Alfasud 1500 c’era un assetto non idoneo che ha causato problemi ai semiassi. I due sono costretti ad abbandonare la gara e a fare ritorno alle rispettive abitazioni. Peccato, con una vettura a posto avrebbero potuto dare molto di più, in termini di spettacolo sia in termini di risultato finale della gara.

Quando le macchine lasciano il parco assistenza, nuvoloni neri e carichi di pioggia di cui abbiamo accennato all’inizio trovano la loro ragion d’essere e iniziano a scaricare acqua sulle strade. La situazione in classifica vede sempre Darione al comando e, alle sue spalle, Tony a 21”, Lucky ad un 1’, Tognana a 1’26”, Vudafieri a 1’2”. In Gruppo 2, Pescarin si è installato davanti a Carrotta. In Gruppo 1, invece, Michele Cane vola davanti a Bentivogli e Zordan. Sulla PS Fiano la strada è bagnata ma non al punto da dover richiedere pneumatici da pioggia: la maggioranza dei partecipanti (così si legge su Autosprint) opta per pneumatici intermedi. Farebbe diversamente Tognana che, a vedere i tempi, in effetti concede qualcosina di troppo agli avversari. Su questa prova abbandona Miki Biasion (toccata).

Sarà un caso, o forse no, la PS9 Borgo a Mozzano è stata rinominata. Questa volta si chiama “Prova PireIli”. Ecco, Lucky interrompe il dominio delle Ascona 400 gommate Michelin con la sua Fiat 131 Abarth Rally e Vudafieri passa davanti a Tognana con le Kleber. Insomma la “Prova Pirelli” va alle Pirelli. E non è un gioco di parole. Si passa dalla pioggia al temporale e dal temporale al diluvio in men che non si dica. Il tutto avviene tra la fine della PS9, il trasferimento e l’inizio della PS10. Capone si scatena e inizia ad agganciare i primi dieci della classifica assoluta.

Con sta pioggia e con sto vento i tempi lievitano rispetto alla prima frazione di gara, ma comunque ai piani alti della graduatoria assoluta della corsa non cambia quasi nulla. Non L’unica eccezione la fanno Pasetti-Lappo, che centrano un terrapieno che fa letteralmente decollare la loro 131. Gara finita anche per loro. E torna in albergo anche Palladino con la Porsche. Darione è sempre più leader della corsa, ma Lucky è sempre lì ad attaccare e a gestire la sua ottima seconda posizione. Infatti, si aggiudica la Renaio, agevolato da una foratura che ha colpito Tony. Adesso è in piazza d’onore a circa 1’ dal campione di Conegliano d’Alba. Tony, invece, è 15” da Lucky e ad 1’15 da Cerrato.

C’è poi una sorta di “caccia al tesoro”. O almeno sembra qualcosa di simile a leggere le fonti giornalistiche dell’epoca. Si racconta che i primi equipaggi ad arrivare al parco chiuso non sappiano bene dove portar le macchine. Il parco sarebbe stato indicato da una parte mentre sarebbe stato poi effettivamente posizionato esattamente dall’altra. Oggettivamente difficile decenni dopo poter visionare il radar della gara e contemporaneamente andare a controllare un parco chiuso che non esiste più, ma non c’è motivo di dubitare.

All’uscita del PC di Lucca manca Tony. Secondo AS non riesce a rimettere in moto la macchina e la spinge. Ma se ne accorge Claudio Bortoletto, del Jolly Club, e da qui ne segue un chiarimento non proprio diplomatico fra lui e Amilcare Ballestrieri e, infine, la decisione dei commissari di penalizzare Tony di 10”. Sta di fatto che la penalizzazione a Tony, che resta secondo a 2’11 dietro Cerrato, scatena l’appetito di Vudafieri (a soli 10” dalla posizione d’onore sul podio e a 2’21” dal primo posto). Tognana è terzo a 4’35”, Cunico quarto a 4’52”, Capone addirittura sesto assoluto a 11’3”, con alle spalle Nico a 14’21”, Cane a 15’40”, Bentivogli a 18’52” e Zordan 18’54”.

La gara manda in archivio le prime due frazioni, le prime venti prove speciali. Le ultime otto hanno avuto un “fondo misto”, condizionato da continue e violente botte d’acqua alternate a schiarite. Con l’afa che asciugava rapidamente la sede stradale. Un’incertezza, quella del meteo che alla fine è riuscita a creare anche delle incertezze in una classifica che, almeno fino ad allora, era ben definita nelle prime posizioni. Incertezza che cresce a dismisura quando, poco dopo, Tony timbra con 1’ di ritardo. Anche se poi va a vincere la prova successiva e prosegue agevolmente per altre cinque PS.

Cerrato è ancora leader. Tony è secondo e punta a rafforzare la sua posizione con una tattica difensiva, almeno ci prova fino al famoso controllo orario in cui Rudy consegna la scheda all’ufficiale di gara con 3” rispetto all’orario corretto. La penalità che gli viene affibbiata è di 2’. Una partita a scacchi con la fortuna, insomma. Vudafieri passa al secondo posto della graduatoria assoluta del Rally Il Ciocco 1980. Contemporaneamente, Cunico si prende la posizione di Tognanae la gara annuncia nuove battaglie, sia per il primato sia per il podio completo. L’afa soffia sulle strade che si asciugano e la Stratos reagisce. Ci guadagna lo spettacolo: ne viene fuori una lotta davvero bella che va avanti per un po’.

Cunico è il più veloce e si installa al quinto posto. Nel frattempo si fermano Cantù con la RS Alpine, Melotto con la 127 dell’Euromotor e Cane (rottura del cambio) quando invece sembrava destinato a restare al comando del Gruppo 1. Ma si sa, il bello dei rally, è l’incognita. I rally finiscono solo sulla pedana d’arrivo. Vudafieri viene pizzicato a fare assistenza in un tratto non autorizzato. Ma la vicenda si chiude ufficialmente con la scoperta del fatto che “la 131 è stata assistita accanto alla strada, su un terreno privato, con tanto di autorizzazione scritta della direzione gara”, si legge su Autosprint. Insomma, volemose bene.

Il giovane pilota vicentino suona la carica anche a San Pellegrino, ma poi è Vuda a ristabilire l’equilibrio aggiudicandosi la PS Passo delle Radici. Il tutto mentre Darione Cerrato vola, facendo gara a sé, senza che nessuno riesca ad impensierirlo seriamente. Il pilota albese intravede una vittoria per nulla lontana. Anche Capone, in Gruppo 2, non ha praticamente più avversari da cui doversi guardare le spalle. E dicasi la stessa cosa per Sassone in Gruppo 3. Anche Zordan fa gara a sé, dopo che Bentivogli è costretto al ritiro.

Darione è sempre davanti a tutti in questo Rally Il Ciocco 1980 con alle spalle Vudafieri, che però è lontano soltanto 2’17”. Poi c’è Tony, a 4’03” (tempo comprensivo della penalità) e dietro una serie di ritiri, tra cui quello di Codognelli-Rancati (uscita di strada, erano decimi). Sulla PS Ponteccio, il più veloce è Tony, mentre sulla PS Albiano (fonte Autosprint) tutti stanno nel tempo imposto dopo che viene ridotto il chilometraggio della speciale. Antonillo Zordan e Danilo Dalla Benetta sono sempre molto attenti a fare i ragionieri. Poi, anche per loro arriva l’ora X del ritiro: sull’Orecchiella il ponte posteriore della loro vettura da gara si stacca segnando la fine di un bel sogno.

Questo è il momento in cui il Rally Il Ciocco 1980 diventa un incubo per Dario e Lucio. Una gara dominata in lungo e in largo che gli sfugge di mano. Di nuovo, dopo quello che era già accaduto all’Elba dello stesso anno. Sarebbe da beffa. E purtroppo, così sarà. Tra la PS Sillano e la PS Ponteccio, la loro Ascona 400 non accenna a ripartire. È la centralina a fare scherzi, ma come si fa a rimetterla a posto? Ci pensano i meccanici di Conrero. E ci riescono pure, per la verità, ma al CO si ha la certezza di aver perso 6’. Si ha la certezza di aver vinto tante battaglie e aver perso la guerra. Vudafieri-Penariol, Tony-Rudy e Cunico-Meggiolan festeggiano. Per Darione un’altra sberla come quella ricevuta al Rally Elba di quello stesso anno e campionato.

Il Rally del Ciocco dall’edizione firmata Carello-Bernacchini

Nonostante un debutto, nell’inverno di quel 1976, reso complicato da un meteo inclemente, non mancarono spettacolo e pubblico al Rally del Ciocco, con la ciliegina sulla torta di un equipaggio di gran nome, quello composto da Tony Carello ed Arnaldo Bernacchini.

La passione per lo sport e l’intuito di “patron” Guelfo Marcucci, vero “motore” del Ciocco, insieme all’esperienza di rally di Siropietro Quaroni, presidente dell’Ac Pavia e mente e cuore del mitico Rally Quattro Regioni: cosi, catalizzando la gran voglia di automobilismo da corsa diffusa nella Valle del Serchio nasce, ai primi di dicembre del 1976, il Rally del Ciocco.

Una gara, un evento, sulle cui prove speciali sono state scritte pagine importanti della storia dei rally tricolori. Nonostante un debutto, nell’inverno di quel millenovecentosettantasei, reso assai complicato da un meteo davvero inclemente. Non mancarono, comunque spettacolo e pubblico, con la ciliegina sulla torta di un equipaggio di gran nome, quello composto da Tony Carello ed Arnaldo Bernacchini, con la affascinante Lancia Stratos, ad aprire l’albo d’oro della gara garfagnina. Che subito si guadagnò, sul campo, la promozione ad apertura della stagione agonistica dell’anno successivo.

Il Ciocco è da subito sinonimo di rally. Nel 1977 vince di nuovo una Lancia Stratos. Guidata con maestria da un giovane veneto emergente che presto sarebbe diventato famoso: Adartico Vudafieri, “Vuda” per tutti, in coppia con Claudio Salvador, che smentisce il pronostico che dà favorito Lele Pinto, con i galloni di pilota ufficiale. È ancora una edizione di tipo invernale e sui viscidi fondi del rally del Ciocco si mette in grande evidenza un allampanato, biondo pilota tedesco con una Opel Kadett GTE, tale Walter Rohrl. Di li a poco uno dei grandissimi della storia dei rally mondiali.

Vudafieri prende la residenza nell’attico dell’albo d’oro del rally garfagnino anche per i tre anni successivi, completando un poker storico di vittorie, con tre diversi navigatori, Mauro Mannini, Maurizio Perissinot e Fabio Penariol. Nel 1978 “Vuda” è primo ancora con la Lancia Stratos mentre nei due anni successivi vince con la Fiat 131 Abarth.

Nel 1979 a leggere le note di Vudafieri c’è un giovanissimo Maurizio Perissinot. Che vincerà di nuovo, due anni dopo, a fianco di Attilio Bettega, e che diverrà uno dei navigatori più bravi del mondo. Una volta appeso il casco al chiodo, qualche anno dopo, diverrà per il gruppo di lavoro dei rally del Ciocco, un punto di riferimento prezioso, per la sua esperienza e per le sue idee innovative. Fino alla sua troppo prematura scomparsa, alla fine del 2004, in dicembre. Proprio il mese in cui sono nati il Rally del Ciocco e la sua “creatura”, il Rally Il Ciocchetto.

Paolo Andreucci e Ferdinando Pierotti con la Renault 5 GT Turbo sulle PS del Rally Il Ciocco 1987
Paolo Andreucci e Ferdinando Pierotti con la Renault 5 GT Turbo sulle PS del Rally Il Ciocco 1987

1981: il Ciocco entra nell’Europeo Rally

Nel triennio 1979-1980 il Rally del Ciocco consolida la sua importanza anche a livello internazionale, acquisendo la validità per il Campionato Europeo. Il Campionato Italiano Rally del 1981 è ricordato come uno dei più combattuti di sempre, soprattutto per la sfida a viso aperto tra gli squadroni Fiat ed Opel.

Ed il rally del Ciocco fu uno dei momenti chiave del serrato confronto tra i due storici rivali Vudafieri, con la Fiat 131 Abarth, e Tony Fassina, pilota della Opel Ascona 400. Duello nel quale al Ciocco si inserì di prepotenza, vincendo con grande autorità, l’indimenticato Attilio Bettega, in coppia con Perissinot, con la 131 bianca-azzurra ufficiale.

Quella del 1981 è l’ultima edizione della massacrante versione “mista” terra e asfalto del rally del Ciocco. Che comunque non si rivela meno impegnativo nel nuovo look “tutto catrame” che assumerà dal 1982. Un format che verrà mantenuto fino ai giorni nostri. A vincere è Tonino Tognana, con Massimo De Antoni a fianco e la Ferrari 308 GTB, che impazza poi per tutto il campionato italiano, fino a vincerlo, guidando nelle ultime gare la neonata Lancia 037.

Nel 1983 e nel 1984 la concomitanza con elezioni politiche ed amministrative anticipate impone uno stop alla manifestazione che si ripropone, completamente rinnovata, nel 1985. Guelfo Marcucci segue sempre da vicino le vicende del rally del Ciocco ed intanto si affaccia alla macchina organizzativa il figlio Andrea, ancora giovanissimo, fresco di patente, scalpitante per staccare la prima licenza da pilota. Ma soprattutto con i rally nel cuore.

Andrea Marcucci è destinato nel tempo a divenire protagonista in prima persona del Rally del Ciocco, sia come pilota di buon valore e autore di pregevoli prestazioni nella gara “di casa” fin dai primi anni ‘90, sia soprattutto come anima e propulsore del rilancio e della crescita della gara.

I due anni di “stop” costringono infatti il Rally del Ciocco a ripartire senza validità Europea e tricolore, come gara internazionale in tappa unica. In tono minore insomma. Il 1985 segna l’inizio della “saga” di Franco Cunico, qui primo anche nel 1986, con la Lancia Rally 037 ed entrambe le volte con Scalvini alle note, e che poi, nel tempo, vincerà per altre quattro volte. Totale sei centri al Ciocco, per un record rimasto a lungo imbattuto.

Ancora una Lancia 037 trionfa nel 1987, per la gioia immensa di un equipaggio tutto garfagnino, composta da Riccardo e Massimo Trombi. Questa fu anche l’ultima edizione firmata da Quaroni e dall’Ac Pavia. L’organizzazione della gara passa in toto nelle mani appassionate di un gruppo di giovani del luogo, tutti dipendenti del Gruppo Marcucci, con lo stesso Andrea Marcucci a supervisionare la struttura. Il nuovo staff raccoglie con coraggio e capacità il testimone, riuscendo a far decollare di nuovo il rally del Ciocco in ambito tricolore.

1988: Il Rally del Ciocco torna nel Cir

Nel 1988, pur ancora in formato ridotto, in tappa unica, il “Ciocco” è nuovamente prova di Campionato Italiano Rally, pur se con coefficiente 2. Franco Cunico fa tris con la Ford Sierra Cosworth e Max Sghedoni a fianco, nel 1989 vince il compianto Romeo Deila, scomparso improvvisamente e prematuramente nel febbraio 2014.

Deila è affiancato da Claudio Giachino ed ha primeggiato con una Lancia Delta 4WD. Il 1990 è l’anno della doppietta Peugeot con la 405 MI 16 ufficiale e gli equipaggi Andrea Aghini e Sauro Farnocchia e Fabrizio Fabbri e Paolo Cecchini. Per Andrea Aghini questa stagione è il trampolino di lancio verso una carriera sfolgorante, che lo porterà a vincere, nel 1992, il Rally Sanremo, con la Lancia Delta Integrale ufficiale.

E’ un altro importante momento di svolta per il rally del Ciocco. Il “timoniere” Andrea Marcucci crea il Ciocco Sporting Club, una struttura in cui confluiscono molteplici professionalità ed esperienze, allo scopo di realizzare al meglio gli eventi rallistici targati “Il Ciocco”. E lo stesso Marcucci segue da vicino sia il rally “maggiore”, che le altre due “creature”, il Ciocchetto in crescita e l’appuntamento estivo del Rallysprint della Garfagnana.

L’operazione rally Il Ciocco dà i suoi frutti già nel 1991, con il rientro, che diverrà stabile, del rally del Ciocco nel Campionato Assoluto Rally, siglato dalla vittoria di “Pigi” Deila e Pier Angelo Scalvini e della Lancia Delta Integrale. Nel 1992 c’è il poker di Franco Cunico, stavolta con la Ford Sierra 4X4 e “Steve” Evangelisti a fianco, mentre l’anno successivo si impone “Gibo” Pianezzola, affiancato dal compianto Loris Roggia, con la Lancia Delta Integrale.

Lo stesso Pianezzola è secondo nel 1994, dietro al compagno di squadra in Toyota – Grifone Piero Longhi, che alle note ha Fabrizia Pons, nell’anno del ritorno del rally del Ciocco alla validità Europea con il coefficiente 2. Franco Cunico, con la Ford Escort Cosworth e “Steve” Evangelisti, vince per la quinta volta il rally garfagnino nel 1995, precedendo Piero Liatti, con la Subaru Legacy.

La sorte beffa però Cunico l’anno dopo, sfilandogli di mano la vittoria a pochi chilometri di speciale dal traguardo, a favore di un giovane Andrea Navarra. Che, con la Subaru Impreza e Billy Casazza alle note, precede un indiavolato Paolo Andreucci, altissimo in classifica con la Renault Kit Car che ornerà, a fine stagione, con il tricolore due ruote motrici.

Nel 1997 Andrea Aghini e Loris Roggia ritornano alla vittoria al rally del Ciocco con la Toyota Celica Gt Four. La doppietta non riesce l’anno successivo con la debuttante Toyota Corolla Wrc e “Ago” è secondo dietro al funambolico Andrea Navarra e Billy Casazza, equipaggio Subaru.

La neve è la inattesa novità del 1999. In un rally del Ciocco modello “Svezia”, l’esperienza di Franco Cunico, che ha Luigi Pirollo a fianco, gioca un ruolo fondamentale, mentre si registrano i primi passi di Paolo Andreucci, gloria locale, con una vettura da assoluto, la Subaru Impreza Wrx, dopo anni di dominio tra le due ruote motrici.

  • Il logo storico della prima edizione della gara toscana
  • Miki Martinelli Ascona in Gr. 1 al Rally del Ciocco 1980, qui con Raffaella Pozzi
  • Nel 1985, Gianfranco Cunico inaugura la stagione della Rally 037 in Italia
  • Le montagne in cui è nato il Rally Il Ciocco e Valle Serchio
  • Adartico Vudafieri con la Fiat 131 Abarth Rally al Rally Il Ciocco e Valle Serchio 1980
  • Andrea Aghini e Loris Roggia con la Subaru Impreza WRC al Rally del Ciocco 2001
  • La copertina della brochure del Rally Il Ciocco 1977

2001: Andreucci si laurea campione Italiano

L’edizione del 2000 segna l’affermazione di Piero Longhi, con Lucio Baggio alle note, a bordo della Toyota Corolla Wrc, e con Paolo Andreucci e la Impreza Wrc a lungo in lotta per la vittoria. Che per il pilota garfagnino, con Alex Giusti a fianco, arriverà l’anno successivo, in una edizione davvero spettacolare del rally, con tanti grandi campioni al via. E proprio nel 2001 Paolo Andreucci con la Ford Focus Wrc porterà in Garfagnana il prestigioso titolo tricolore rally, il sogno di una vita.

Con il 2002 il Rally del Ciocco saluta la promozione alla validità europea a coeff. 5 e l’importante traguardo delle venticinque edizioni. Le nozze d’oro con i rally sono celebrate al Ciocco con gioia ed emozione e con grandi festeggiamenti a Guelfo Marcucci, padrone di casa, nonché ispiratore del rally e a Siropietro Quaroni, l’organizzatore delle prime edizioni. Nell’ultimo anno delle Wrc nel Tricolore Rally, Renato Travaglia con la Peugeot 206 Wrc sigla la sua prima volta nell’albo d’oro, con Flavio Zanella al quaderno delle note.

Una Fiat, la Punto Super 1600, torna a vincere al rally del Ciocco nel 2003, dopo ben ventidue anni dal trionfo di Attilio Bettega e della 131 Abarth, ed è Giandomenico Basso a realizzare l’impresa, ben assecondato da Mitia Dotta alle note. Ed ancora la Fiat Punto Super 1600 è prima anche l’anno successivo, con l’idolo locale Paolo Andreucci a stappare la Magnum di spumante del vincitore, per la prima volta con Anna Andreussi. In una edizione del rally del Ciocco di grande spessore organizzativo, soprattutto sotto l’importante aspetto della sicurezza. Tanto da essere portata ad esempio per i successivi appuntamenti del Tricolore Rally 2004.

Un Rally del Ciocco ricco di colpi di scena inaugura il Campionato Italiano Rally 2005. Vince Piero Longhi con la Subaru Impreza Sti di Subaru Italia e Maurizio Imerito a fianco, che a fine stagione, porterà a casa il titolo tricolore piloti. Grande sensazione desta la prestazione del sempreverde Franco Cunico (Mitsubishi Lancer), in testa alla gara al momento del ritiro per rottura del cambio.

Mentre Andrea Navarra (Mitsubishi Lancer) incappa in una uscita di strada, quando era secondo. Dietro a Longhi chiude Sandro Sottile, con una Mitsubishi meno evoluta di quelle della concorrenza, mentre Andreucci, quarto assoluto, è primo tra le Super 1600.

Il rally del Ciocco 2006 registra il debutto mondiale in gara della nuova Fiat Punto Super 2000, che il Gruppo torinese riporta ai rally in veste ufficiale. Un evento che ha risonanza mondiale e che Paolo Andreucci, con Anna Andreussi alle note, contribuisce a rendere indimenticabile.

Vincendo al Rally del Ciocco e dominando nel resto della stagione, fino a riportare a Torino il Campionato Italiano Rally. Il rally del Ciocco è avvincente e incerto come consuetudine, con il secondo posto finale che si decide in una finale convulso a favore di Franco Cunico (Mitsubishi), con Renato Travaglia (Mitsubishi) attardato nell’ultima speciale, e Luca Cantamessa (Subaru), terzo con un entusiasmante colpo di reni finale.

Edizione numero 30: bagno di folla per Ucci

Paolo Andreucci porta subito al successo, con Anna Andreussi insostituibile alle note, la Mitsubishi Lancer Evo IX con la quale era al debutto, dopo un cambio di team che aveva messo in subbuglio l’ambiente da rally tricolore. Ma soprattutto ha festeggiato questa importante vittoria nella piazza centrale della sua Castelnuovo di Garfagnana, dove la prima volta dell’arrivo finale del rally del Ciocco è stato suggellato da un incredibile bagno di folla.

Un tragico incidente che coinvolge una spettatrice si verifica durante il corso di svolgimento della prova speciale n. 5 “Vergemoli” del 31° rally Il Ciocco. Susanna Biagioni scivola da un terrapieno in sicurezza fin sulla sede stradale, nel momento in cui transita la Subaru di Aghini-Cerrai, che non riesce ad evitarla.

Susanna decede immediatamente nell’impatto. Il Comitato Organizzatore della gara interrompe immediatamente il rally, in segno di lutto per la tragica fatalità. Per la cronaca, il 31° Rally Il Ciocco e Valle del Serchio registra anche una classifica finale, con vincitore Piero Longhi, con Maurizio Imerito (Subaru Impreza Sti), davanti a Luca Rossetti (Peugeot 207 Super 2000) e a Renato Travaglia (Abarth Grande Punto Super 2000).

Il campione trentino Renato Travaglia, affiancato da Lorenzo Granai, porta alla vittoria la Abarth Grande Punto S2000 nel 32° Rally Il Ciocco e Valle Serchio, prova di apertura del Campionato Italiano Rally, dominando entrambi i giorni di gara. A Renato Travaglia viene consegnato, nel corso della spettacolare ed affollata premiazione sotto la storica Porta Ariostea, il Trofeo Città di Castelnuovo Garfagnana. Questa edizione vede il debutto di una struttura organizzativa rinnovata, Ciocco Centro Motori, che si occupa del rally fino al 2012.

Cambia veste il Rally del Ciocco e Valle Serchio 2010. Per la edizione numero 33, nella tradizionale collocazione di calendario a marzo, la gara della Media Valle sceglie di abbracciare il Trofeo Rally Asfalto, la serie riservata ai migliori gentleman drivers italiani.

Una scelta operata dallo staff di Ciocco Centro Motori per sperimentare nuove realtà, ma anche per agevolare la Federazione nel compito della irrinunciabile riduzione della gare del calendario del Campionato Italiano Rally. Che rimane comunque la collocazione naturale del rally del Ciocco e dove tornerà, a pieno titolo, già nel 2011. Vince Il bresciano Luca Pedersoli, navigato da Matteo Romano, a bordo della Ford Focus Wrc, dominando dall’inizio alla fine.

La Porta Ariostea della sua Castelnuovo Garfagnana è lo scenario che accoglie l’arrivo vittorioso di Paolo Andreucci, della sua navigatrice Anna Andreussi e della Peugeot 207 S2000 ufficiale, alla fine del il 34° rally Il Ciocco e Valle del Serchio, prova di apertura del Campionato Italiano Rally 2011.

Sulle strade di casa Andreucci conquista il quinto successo al rally del Ciocco, non lasciando mai la testa della gara e controllando Luca Rossetti, l’avversario più tenace (Abarth Grande Punto S2000), mentre a chiudere il podio, con una grintosa rimonta nella seconda tappa, risale Elwis Chentre, a bordo della Peugeot 207 S2000.

Cambia l’organizzatore, non la passione

Il Tricolore rally riprende là dove si era concluso l’anno precedente. Vale a dire con Paolo Andreucci, Anna Andreussi alle note, e la Peugeot 207 S2000 ufficiale davanti a tutti. Il 35° Rally Il Ciocco e Valle Serchio, che apre il Cir 2012, è dominato dal pilota garfagnino.

Umberto Scandola è il più deciso degli inseguitori, con un debutto al volante della Skoda Fabia S2000 tutto sommato positivo. Per tre quarti di gara anche Alessandro Perico (Peugeot 207 S2000), riesce a non farsi staccare dalla testa della gara, consolidando nel finale il terzo gradino del podio. E’ questa la prima edizione del rally organizzata da OSE, Organization Sport Events, lo staff che, ancora oggi, allestisce, con competenza e professionalità, il Rally Il Ciocco.

È un dominio assoluto anche quello di “Giando” Basso e Mitia Dotta al rally Il Ciocco numero trentasei. Con la Peugeot 207 S2000 prende subito il largo e distanzia progressivamente la concorrenza, che trova il pilota più in forma in Alessandro Perico, secondo con la Peugeot 207 S2000, mentre terzo è Umberto Scandola, con la Skoda Fabia S2000. La novità di successo è l’inserimento di Forte dei Marmi nel percorso del rally Il Ciocco, con una partenza che vede la partecipazione di una grande folla.

La terza vittoria di Giandomenico Basso, sempre con Mitia Dotta alle note, al Rally del Ciocco passa alla storia. Si tratta infatti della prima affermazione assoluta di una vettura, la Ford Fiesta R5 della Brc, alimentata a GPL, un carburante che apre una nuova frontiera nei rally. Una vittoria costruita fin dal via, con il brivido di un problema all’idroguida, che però è stato assorbito senza danni in classifica.

Il podio viene completato da Umberto Scandola (Skoda Fabia S2000) e da Paolo Andreucci (Peugeot 208 R5), che strappa il terzo posto nel finale ad un veloce Andrea Nucita (Peugeot 207 S2000). Il Rally Il Ciocco 2014 si svolge con un velo di tristezza per l’Organizzazione e per tanti appassionati: a gennaio viene a mancare, dopo una lunga malattia, “Jeff” Fauchille, navigatore di vertice nel Mondiale Rally degli anni ’80, divenuto, da anni, prezioso e gentile collaboratore dello staff del rally Il Ciocco.

E’ stata una edizione ricca di colpi di scena quella del “Ciocco” 2015. Più del solito, in una gara che non lesina mai sorprese. Alessandro Perico, con Mauro Turati alle note, con la sua Peugeot 208 T16 R5, concretizza un rally con tempi costantemente in zona podio, con la vittoria finale, maturata nella penultima speciale, con Basso (Ford Fiesta R5) che usciva di strada, allontanandosi dal vertice della classifica.

Problemi tecnici avevano rallentato, quasi subito, Paolo Andreucci, cosicchè la lotta per il secondo posto finale ha visto protagonisti due piloti toscani, con Rudy Michelini (Citroen DS3 R5) che l’ha spuntata, nel rush finale, su Nicola Caldani (Ford Fiesta R5).

Nella notte del 12 dicembre 2015, lo stesso giorno in cui undici anni prima scompariva “Icio” Perissinot, si spegne Guelfo Marcucci, imprenditore di spicco nel settore farmaceutico e turistico ma soprattutto, per gli appassionati di rally, il “papà” del rally Il Ciocco, diventato fin dalle prime edizioni una delle gare più importanti e apprezzate del panorama italiano e internazionale.

Ci sono volute ben diciassette edizioni per scalzare Franco Cunico dal trono di pilota con più vittorie al rally del Ciocco, l’ultima delle quali conquistata nel 1999. E Paolo Andreucci ci teneva più di tutti a conquistare il titolo virtuale di recordman di affermazioni nella gara di casa, quella che ama di più.

Come sempre in sintonia perfetta con Anna Andreussi e la Peugeot 208 T16 R5, Andreucci pone il settimo sigillo sul rally del Ciocco e scavalca tutti nell’albo d’oro del rally della Media Valle. Nulla da fare per Giandomenico Basso (Ford Fiesta R5), che a lungo ha incalzato il vincitore, mentre il terzo posto è stato preda di Alessandro Perico (Peugeot 208 T16 R5). Il rally, quest’anno, inizia con la spettacolare e affollatissima prova spettacolo sui viali a mare di Forte dei Marmi, la perla del Tirreno.

Craig Breen rivela: ‘Il WRC mi manca da morire, tornerò’

Il driver irlandese afferma: ‘Non illudetevi, vogliamo tornare ai massimi livelli e stiamo facendo tutto il possibile dietro le quinte per arrivarci. Il WRC, per noi, è un affare incompiuto. Sento di aver ancora molto da dare a quel livello’.

Craig Breen è assente dal WRC dalla fine del 2018. Il pilota irlandese vuole tornare a correre nella massima serie dei rally internazionali, ma non potendo nell’immediato si sta impegnando su più fronti e con più team per mantenersi in allenamento.

Ad esempio, in Italia sta correndo con Meteco Corse e con la Skoda Fabia R5 del Team Metior nel Campionato Italiano Rally. Di seguito Breen racconta cosa sta facendo e come coltiva la sua speranza di tornare a correre al più presto nel Mondiale Rally.

“Sono abbastanza sicuro che la maggior parte delle persone appassionate di rally e di WRC sappiano quanto questo sport significhi per me. E sapranno anche quanto può fare male non essere in competizione nel WRC in questo momento. Quindi, cosa faccio a riguardo?”.

“Sembrano esserci solo due strade da percorrere. Posso sedermi e aspettare che squilli il telefono, oppure con il mio fedele amico e navigatore Paul Nagle posso andare in giro, disputare alcuni rally, mantenendoci in forma e godendoci lo sport che amiamo entrambi”, ha Craig detto Breen.

Craig ha poi aggiunto: “Abbiamo optato per la seconda strada. Non illudetevi, vogliamo tornare ai massimi livelli e stiamo facendo tutto il possibile dietro le quinte per arrivarci. Il WRC, per noi, è un affare incompiuto. Sento di aver ancora molto da dare a quel livello e so che posso ancora fare un ottimo lavoro e vincere qualche rally per un Costruttore”.

“Ma nel frattempo, ogni volta che ho la possibilità di mettermi al volante di un’auto da rally, lo farò. Competere in Irlanda, come potete immaginare, è stato un gioco da ragazzi per me”. L’ultima uscita di Breen nel WRC è avvenuta al Rally Australia nel novembre 2018: “Quelle strade sono tra le migliori al mondo, sono dove sono cresciuto guardando mio padre gareggiare ed è un onore per me affrontarle con una Ford Fiesta R5, ora. Non abbiamo fatto male finora: tre rally e due vittorie”.

“L’Italia sta dimostrando di essere una palestra dura. Prendi il Rally Sanremo. Non ci sono stato per sei anni, non ho fatto test pre-evento e andavo a correre contro piloti giovani e veloci che gareggiano lì da un anno all’altro con macchine serie e budget adeguati”, aggiunge Breen.

Come tutti voi sapete, mi piace molto la storia dei rally e vincere un evento come Sanremo, che ha il WRC nei geni, pur non essendo più valido per il massimo Campionato Mondiale Rally. È stato fantastico vincere lì, ma andare in Italia e battere quei ragazzi nel loro cortile e in quelle condizioni era altrettanto importante. Alcune persone si sono chieste se stavo facendo la cosa giusta, andando a competere nel Campionato Italiano Rally. C’era la sensazione che stavo mettendo sotto bersaglio il mio fondo schiena. Sono totalmente in disaccordo”.

Poi Craig Breen conclude con un: “Se non avessi gareggiato a Sanremo, sarei uscito di corsa, a piedi o in bici. Ma scrivere note, fare ricognizioni e gareggiare, spingere me stesso e Paul il più forte possibile in una vettura da rally è decisamente meglio per rimanere lucidi e per prendersi il tempo di mantenersi nella migliore forma possibile per quando torneremo nel WRC. Intanto, ci divertiamo con la Skoda Fabia R5 privata. Ma il WRC è il centro dell’universo per Paul e per me. È qui che sono i nostri obiettivi. È qui che punta il nostro sguardo. E non vediamo l’ora di rivederlo, il WRC. Molto presto”.