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Biasion e il Rally Argentina 1986: gara ad eliminazione

Rally MonteCarlo, 1000 Laghi, Acropoli o Tour de Corse? Quale sarà la gara più apprezzata da Miki Biasion? Il vincitore di ben due campionati del mondo rally dice Rally di Argentina per svariati motivi: per la continua alternanza di tratti velocissimi e tratti estremamente guidati, per i guadi, ma anche per il calore del pubblico e per i ricordi che l’appuntamento sudamericano gli ha lasciato

Il Rally MonteCarlo con le sue prove storiche e le sue insidie altrettanto storiche, o quello che era il Rally 1000 Laghi con i suoi dossi e il suo fondo levigato e compatto? O l’Acropoli di una volta con i suoi sterrati dissestati e i suoi scenari mozzafiato? “Difficile scegliere, se però devo farlo, dico… Rally Argentina 1986”. La scelta è quella di Miki Biasion, che ovviamente la motiva in un ragionamento articolato.

“Dico Rally Argentina per svariati motivi: per la continua alternanza di tratti velocissimi e tratti estremamente guidati, per i guadi, ma anche per il calore del pubblico e per i ricordi che l’appuntamento sudamericano mi ha lasciato. Proprio in Argentina, nel 1986, sono riuscito a vincere il mio primo rally iridato e, alla vigilia, anche se disponevo di una Lancia Delta S4, non era per niente scontato”.

“Per la concorrenza, al solito agguerrita, e soprattutto perché – ha detto ancora il due volte campione del mondo rally – a differenza dei miei principali avversari, ero al mio debutto su quelle strade. Vinsi la prima prova speciale e nessuno più riuscì a togliermi la leadership, anche se ci provarono davvero in tanti. Strada facendo, uno dopo l’altro quasi tutti gli inseguitori si fecero da parte e dopo la penultima tappa solo Markku Alen era ancora in condizione di scalzarmi”.

E come andò a finire? “Aveva un minuto di ritardo e questo mi permise di affrontare l’ultima frazione preoccupandomi solo di gestire la situazione. Su strade complessivamente simili a quelle che si trovavano nelle gare europee e tuttavia caratterizzate da rettifili interminabili nei quali si scaricava tutta la potenza dell’auto – e i cavalli, allora, erano davvero tanti – e da un numero impressionante di guadi a volte profondi anche mezzo metro e lunghi qualche decina di metri. Una difficoltà in più, visto che per raggiungere la riva opposta si trattava di percorrerli in accelerazione!”.

Una gara difficile quel Rally di Argentina 1986 per Miki Biasion sulla Delta S4, come lo fu per Bjorn Waldegaard con l’Audi quattro il Rally d’Argentina 1983. “A legarmi a quella gara, fu anche la bellezza di un Paese che mi ha conquistato subito anche ma non solo per la bontà della carne”, ha aggiunto ancora Biasion.

“Oltre che per il calore di una popolazione composta in buona parte da emigrati italiani e in particolare veneti: aspettavano da troppo tempo un pilota italiano in grado di vincere e fin da subito fecero un tifo incredibile per me. Più forte e coinvolgente di quello che ebbi altrove. Ed io cercai di ripagare con diverse belle prestazioni, sia quando ci andai con la Lancia, sia quando lo feci con la Ford”.

“Un rimpianto, però, il Rally d’Argentina me lo ha lasciato. C’era, a quei tempi, un trofeo in argento destinato a chi avesse vinto più edizioni consecutive ed io, dopo essermi imposto nel 1986 e nel 1987, volevo fortemente conquistarlo. Invece, nel 1988, capitò che un problema tecnico mi fece perdere subito diverso tempo e che più tardi, quando mi battevo al massimo per recuperare sul compianto Jorge Recalde, arrivò da Torino l’ordine di conservare le posizioni”.

“Jorge era velocissimo soprattutto nella sua gara, ma mi sarebbe piaciuto provare fino alla fine ad acchiapparlo per quel trofeo al quale tenevo proprio tanto”. La storia di quel Rally d’Argentina 1988 è un’altra di quelle storie che merita di essere ricordata e che, ovviamente, Storie di Rally ha ricordato come si conviene.

Jorge Recalde: l’unico sudamericano vincitore di una gara WRC

Pilota dalla lunghissima carriera, Jorge Recald ha partecipato al Campionato del Mondo Rally dal 1980 al 2000, piazzandosi tre volte nella top ten del Mondiale Piloti. È inoltre arrivato secondo nel Mondiale Produzione nel 1988 e nel 1995.

Al mondo c’è stato un unico pilota sudamericano ad aver vinto una gara del Mondiale Rally: si chiamava Jorge Recalde. Esattamente, Jorge Recalde è stato l’unico sudamericano vincitore di una gara WRC. L’ottava edizione del Rally Argentina 1988, infatti, è stata vinta dal pilota locale Recalde che è riuscito a battere fortunosamente Miki Biasion. In quella occasione, terzo si piazza l’austriaco Franz Wittmann.

Pilota dalla lunghissima carriera, Jorge Recald ha partecipato al Campionato del Mondo Rally dal 1980 al 2000, piazzandosi tre volte nella top ten del Mondiale Piloti. È inoltre arrivato secondo nel Mondiale Produzione nel 1988 e nel 1995. Recalde disputò in totale sessantanove gare iridate, ottenendo otto podi e la vittoria, conquistata al Rally d’Argentina del 1988 con la squadra ufficiale Lancia Martini. Muore nel 2001, il 10 marzo, ad appena cinquant’anni. Viveva per i rally e, tragica ironia della sorte, perse la vita al Rally Villa Dolores in Argentina. A causare la morte, però, fu un arresto cardiaco, occorso contestualmente all’incidente.

Quel Rally di Argentina 1988 era cominciato a Buenos Aires con una super prova speciale nell’Hippodromo Argentino de Palermo. Poi, gli equipaggi si erano trasferiti, percorrendo un lungo trasferimento, nella provincia di Cordoba. La Lancia era al via con Miki Biasion e Tiziano Siviero, Franz Wittmann e Jorg Pattermann, oltre a Jorge Recalde e Jorge del Buono, tutti su Lancia Delta HF Integrale.

Jorge Recalde con la Renault 18 nel 1982
Jorge Recalde con la Renault 18 nel 1982

La tappa iniziale consisteva in quattro prove, la prima era la PS Punilla Valley che ha visto vincitore Recalde con una differenza di 20″ su Miki Biasion e più di 2′ su Franz Wittmann. La seconda tappa si completava sulle strade della vallata di di Traslasierra e a fine giornata Miki Biasion si ritrovava al comando con 26″ sul pilota argentino. Sembrava chiaro: il Rally di Argentina si sarebbe deciso nella terza e tappa, la penultima, dove un problema ad un fusibile rovinava la gara di Biasion, che perdeva più di 7′.

Infatti, grazie all’inconveniente patito da Biasion, nella quarta e ultima tappa della competizione Jorge Recalde era leader indiscusso con più di 4′ sul pilota della Lancia. A Cordoba nello Stadio Mario Kempes Jorge Recalde ha incassato un successo storico, che per il driver argentino aveva dell’incredibile. Non tanto perché aveva vinto la gara di casa valida per il WRC, ma perché il suo nome veniva consegnato alla storia come quello dell’unico pilota sudamericano in grado di vincere una gara del Campionato del Mondo Rally.

Robert Reid: ‘Dove c’è un finlandese, c’è uno squalo’

In un mondo come quello dei rally in cui ancora si dice che gli ordini di scuderia non esistono, il piano degli inglesi prevedeva un finale ben diverso da quello che andò in scena. Perché la storia racconta di altri due in quel Rally di Argentina 1999 vincitori che non furono Richard Burns e Robert Reid.

Il copilota di Richard Burns parla del Rally di Argentina 1999. Lo con venti anni di ritardo, ma Robert Reid svela un clamoroso e divertente retroscena – e cioè che per ordine di scuderia quella gara avrebbero dovuto vincerla lui e Burns e non KKK – che ha come conclusione finale il famoso proverbio: fidarsi è bene, non fidarsi è meglio.

Inevitabilmente, Reid si chiede se ciò abbia avuto un effetto negativo sul resto della loro stagione 1999, o forse no. ”Dove c’è un finlandese, c’è uno squalo. Suona proprio come qualcosa che direi. Probabilmente, ma non sono sicuro di dovermi prendere il merito per questo. Lasciatemi spiegare: nel 1999 Richard e io eravamo nella squadra di Subaru con Juha Kankkunen. Ci eravamo trasferiti da Mitsubishi e Juha si era trasferito da Ford e tutti desideravamo impressionare”, racconta Robert Reid.

”Richard e io abbiamo preso il comando in Argentina, dopo una lotta serrata con Juha e Didier Auriol, proprio lì con una Toyota. L’ultimo giorno, abbiamo preceduto Didier ed è diventato chiaro che la Subaru si stava dirigendo verso uno scontro testa a testa. Non c’era molto distacco tra noi e Juha: circa 10’’. Abbiamo avuto un problema al motore alla nostra Impreza e ci hanno detto che dovevamo gestirlo. Per alleggerire la pressione, fu detto ad entrambi gli equipaggi di tenere la posizione. in teoria, avremmo dovuto vincere e Juha sarebbe dovuto arrivare secondo”, ricorda Reid.

Dunque, in un mondo in cui gli ordini di scuderia non esistono, il piano era questo. Ma è successo qualcosa di diverso. Perché la storia racconta di altri vincitori che non furono Richard Burns e Robert Reid. ”Robbie Head e Steve Turvey sono stati inviati nella prova finale a dare a Juha Kankkunen e a noi i tempi di arrivo. Sapevamo cosa stava succedendo, quindi, pur essendo impegnati a gestire il motore, vedemmo al volo Turvs. Juha era così veloce che quasi lo investì”.

”Alla fine della prova speciale Juha ci aveva battuti per 2”4. Dopo aver vinto, ha fatto e ha detto quello che ciascuno di noi avrebbe fatto e detto. Disse al capo del team, David Richards: ”Oh, non stavo spingendo così forte. Steve? Non ho visto Steve…”. E si offrì di far cambiare il risultato facendosi controllare fino a notte fonda. David Richards non ne voleva sapere. E comunque, per David e Subaru, la vittoria di Kankkunen dopo così tanto tempo, Portogallo 1994 era la sua precedente vittoria, era stato un successo storico”.

”Richard e io eravamo piuttosto rattristati, anzi arrabbiati. Eravamo giovani, impetuosi e volevamo la vittoria. Più tardi, quella notte, al bar, Juha ammise di aver visto Steve. E Burns e io abbiamo risposto con un: ”Dove c’è un finlandese, c’è uno squalo…”. Siamo andati d’accordo sia con Juha Kankkunen che con il suo navigatore Juha Repo, e mi chiedo se questo evento ci abbia dato ulteriore slancio. Se si guarda ai risultati che sono seguiti, dei cinque rally che abbiamo concluso, ne abbiamo vinti tre e siamo arrivati secondi in due”.

Chissà. Robert Reid potrebbe aver ragione. A volte gli sgambetti aiutano a ridarsi un nuovo slancio, a creare uno o più stimoli nuovi. Sta di fatto che il 24 maggio 1999, proprio mentre si correva il Rally di Argentina, Richard Burns e lui stavano lottando per la prima vittoria con la Subaru. E la volevano lì, in Argentina. ”Fortunatamente Richard e io non abbiamo dovuto aspettare a lungo. Nella gara successiva, il Rally dell’Acropoli, siamo saliti sul podio come vincitori”.

Infatti, l’evento in Grecia fu vinto dai due britannici, al volante della Subaru Impreza WRC99 del Subaru World Rally Team, davanti alla coppia spagnola formata da Carlos Sainz e Luis Moya, su Toyota Corolla WRC del Toyota Castrol Team, e a quella finlandese composta da Tommi Makinen e Risto Mannisenmaki, su Mitsubishi Lancer Evo VI della Marlboro Mitsubishi Ralliart.