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Se gommo tiene io vince, se gommo non tiene io dentro montagna

In fase di delibera degli pneumatici il peregrinaggio dei fornitori, commerciali e tecnici, verso l’ufficio prove strada era quasi quotidiano, valanghe di gomme con mescole diverse da provare, di marche diverse, di linee di produzione differenti. Sì, perché diversi fornitori mica avevano un solo modello da far testare, magari due o tre…

Se gommo tiene io vince, se gommo non tiene io dentro montagna. Per il grande Markku Alen il problema era molto semplice (per modo di dire ovviamente): o la va o la spacca. Quando, invece, venivano deliberati gli pneumatici per una vettura, specie se si trattava di una vettura sportiva come la Delta, i problemi erano meno “semplici”…

Se gommo tiene, se gommo non si usura, se gommo è silenzioso, se gommo ha un basso attrito, se gommo… Insomma per valutare e deliberare gli pneumatici, fossero essi di primo equipaggiamento o optional, il lavoro da svolgere era tantissimo, prove su prove in condizioni diverse, caldo o freddo, pioggia o sole, a pieno carico o solo il pilota, la scorrevolezza alla massima velocità. Settimane e settimane di test con i tecnici delle varie case di pneumatici, perché il “gommo” non è solo un coso nero che rotola, ma è l’anello di congiunzione tra il mezzo meccanico in movimento e l’asfalto.

E poi, sotto c’erano (e ci saranno ancora) interessi economici e di immagine molto importanti. Il primo fornitore all’epoca della Delta poteva vantare di essere il partner ufficiale della vettura quattro volte campione del mondo rally, un veicolo pubblicitario per l’epopea di allora straordinario. Gli altri due titoli vennero nei due anni successivi.

Ecco perché in fase di delibera degli pneumatici il peregrinaggio dei fornitori, commerciali e tecnici, verso l’ufficio prove strada era quasi quotidiano, valanghe di gomme con mescole diverse da provare, di marche differenti, di linee di produzione diverse. Sì, perché diversi fornitori mica avevano un solo modello da far testare, magari due o tre…

Alla fine di questo estenuante lavoro venivano deliberati gli pneumatici di primo equipaggiamento con il primo fornitore (circa il 70% delle vetture che uscivano dalla produzione montavano quegli pneumatici) il secondo (20%) ed il terzo (10%); stesso discorso per gli opzionali.

Una delle prove più significative e lunghe cui ho preso parte è stata la delibera degli pneumatici per la Delta Integrale 16V, nel pieno del boom di importanza di questa auto per lo sviluppo corsaiolo e la cassa di risonanza che aveva. Tutte prove svolte e affidate alla sensibilità e all’esperienza dei collaudatori, di strumentale vi era poco o nulla se non i test di velocità massima ed i test di usura, per il resto si giocava tutto sul sedere…

E se poi avevi un capo “corsaiolo” e competente come il nostro, (che alla fine sempre ci metteva sopra il suo di sedere sulla vettura) te lo giocavi pure il posteriore se scrivevi delle panzanate… Vi lascio con la relazione di delibera che presentai e che diede seguito alla scelta degli pneumatici da montare, sì, la scelta, perché a valle della delibera tecnica entrava poi in gioco l’aspetto economico, chi dava il benestare finale era sempre l’ufficio costi…

Abarth 124 Rally e gomme Pirelli: Paganelli-Russo pionieri

Cinquant’anni di corse insieme e per le Abarth 124, Pirelli produce ancora il Cinturato CN36. La stessa gomma che usarono gli allora esordienti nel Campionato Italiano Rally Alcide Paganelli e Ninni Russo.

Anni Settanta, Abarth e gomme Pirelli con la Fiat 124 si imponevano nei rally. Mezzo secolo dopo, i due marchi italiani vincono ancora nelle competizioni su asfalto e terra e vincono ancora con la Fiat 124. La collaborazione tra Pirelli e Abarth nelle competizioni rally ha radici negli anni Settanta, quando la casa italiana ha iniziato a montare i pneumatici Pirelli Cinturato CN36 sull’Abarth 124 Rally, allora esordiente nel Campionato Italiano con l’equipaggio composto da Alcide Paganelli e Ninni Russo.

Cinquant’anni dopo, l’Abarth 124 Rally 2019, con pneumatici Pirelli P Zero e l’equipaggio italiano composto da Enrico Brazzoli e Manuel Fenoli, si è aggiudicata il titolo del FIA R-GT Cup, campionato internazionale articolato su otto appuntamenti, tra cui tre gare valide per il WRC. Inoltre, l’Abarth 124 Rally corre nel monomarca Abarth Rally Cup, competizione di sei corse su circuiti europei. I P Zero per la 124 Rally, nelle misure 235/440 R18 RA (asfalto) e 205/65 R15 K (terra), ad esempio, sono stati sviluppati grazie all’esperienza di Pirelli nel WRC.

E cinquant’anni dopo è ancora Cinturato CN36. Per chi ancora guida l’Abarth 124 Spider degli anni Settanta sono tuttora disponibili pneumatici Pirelli Cinturato CN36, nel portafoglio di Pirelli Collezione, la gamma di pneumatici per auto classiche e vintage. Il disegno del pneumatico CN36, come quello originale del primo modello della vettura del 1970, è stato definito morbido a basse velocità e preciso ad alte velocità, con elementi longitudinali e diagonali che permettono l’assorbimento degli ostacoli e soprattutto mantengono l’effetto aquaplaning sotto controllo.

La Abarth, fondata il 31 marzo 1949 dall’ingegnere italo-austriaco Carlo Abarth e dal pilota Guido Scagliarini, nasce come scuderia sportiva, improntata alla produzione di autovetture sportive di piccola cilindrata, deve il suo successo soprattutto alle marmitte omonime, prodotte per l’elaborazione di diverse vetture di case automobilistiche come FIAT, Alfa Romeo, Lancia, SIMCA e Porsche.

L’azienda è una società controllata totalmente da FCA Italy, a sua volta facente parte di Fiat Chrysler Automobiles. Rilanciata a partire dal 2007, con il nome Abarth & C. SpA, l’azienda si occupa della produzione e commercializzazione di versioni sportive ed elaborazioni di vetture Fiat con il marchio Abarth.

Invece, la Pirelli & C. fu fondata a Milano nel 1872 dall’ingegnere Giovanni Battista Pirelli, allo scopo di produrre “articoli tecnici” di caucciù vulcanizzato. Sostanzialmente si trattava di tele gommate, cinghie di trasmissione, manicotti e raccorderie in gomma.

Immediatamente venne avviata la costruzione del primo opificio, nell’area adiacente via Ponte Seveso, poi rinominata via Fabio Filzi, dove oggi sorge il Grattacielo Pirelli, soprannominato “Pirellone”. La struttura era costituita da due fabbricati a due piani di diversa dimensione: quello più grande adibito alla lavorazione e l’altro per negozio, uffici e servizi. L’originaria dotazione di macchinari consisteva in depuratore, masticatore, mescolatore e calandra, costruiti in Francia, oltre a caldaie di vulcanizzazione di costruzione italiana. La produzione ebbe inizio nel giugno 1873.

Data l’estrema duttilità del materiale, con l’entrata in società dell’esperto commerciante Francesco Casassa, furono previsti vari impieghi e la gamma produttiva fu ampliata con altre applicazioni, come cavi telegrafici sottomarini, giocattoli, tappeti, impermeabili, materiale per sale chirurgiche e imbottiture anatomiche da applicare a reggiseni e culotte.

All’inizio degli anni novanta del XIX secolo, dopo l’invenzione dello pneumatico per bicicletta, la Pirelli sfruttò immediatamente il know-how acquisito nella produzione di manicotti in tela gommata per sperimentare quel nuovo tipo di manufatto, in collaborazione con la Bianchi, e realizzarlo per il mercato. Il Costruttore di auto da corsa e quello di pneumatici iniziarono una duratura collaborazione in campo sportivo nei primi Anni Settanta.