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Pauli ‘Pali’ Toivonen: Flying Finn campione d’Europa 1968

Il papà di Harri e dell’indimenticabile Henri, vittima del tragico incidente del Tour de Corse 1986, esordisce nelle corse, e più precisamente nei rally, nel 1953 con una Volkswagen Bubble 1500 S.

Nome in codice tra colleghi finlandesi: Pali o Tikeri. Pauli Toivonen, nasce il 22 agosto 1929 a Hämeenlinna, nei pressi di Jyväskylä, capitale dei rally. È noto come personaggio anche per essere il papà di due rallysti: lo sfortunato Henri e Harry, ma fa parte della storia dei rally come ottimo pilota di Citroën, Lancia e Porsche, vetture con cui incassa molti memorabili successi.

Vittorie che contribuiscono ad alimentare la leggenda mondiale dei “Flying Finns”. Il papà di Harri e dell’indimenticabile Henri, vittima del tragico incidente del Tour de Corse 1986, esordisce nelle corse, e più precisamente nei rally, nel 1953. Nell’occasione gli viene messa a disposizione una Volkswagen Bubble 1500 S. Si lascia attirare alle corse dall’organizzatore dell’Jyväskylän Suurajot (poi 1000 Laghi, oggi neutralizzato a Finland Rally), Pentti Barck, con cui è mezzo parente.

Debutta proprio nella sua gara, dove finisce terzo di classe, quarantatreesimo assoluto. Dal 1954 al 1958 continua a presentarsi al via del 1000 Laghi. È quarantatreesimo nel 1954 con la Mercedes. L’anno dopo si ritira con la Peugeot. Nel 1956 è quindicesimo con la Saab 93, nel 1957 (sempre con la stessa vettura) si ritira e l’anno dopo si piazza di nuovo quindicesimo, ma questa volta guida un’evoluzione della 93.

Il suo primo contratto, lo firma con la Simca nel 1959. Solo all’Hankiralli, dove è quarto, si presenta con la Peugeot 403. Dalla gara successiva, 500 Ralli, dove è terzo, guida la Simca Montlhery, con cui centra un nono posto al 1000 Laghi e un secondo all’Helsinki Ralli. Le sue stagioni agonistiche migliori sono quelle degli anni Sessanta, quando guida le Citroën e, dal 1967, con le Porsche.

Nel 1960 vince il Lohjan Ralli con la Citroën DS19. Nel 1961 è secondo al 1000 Laghi, navigato da Jaakko Kallio, sempre sulla sulla DS19. Poi si classifica quarto al Vinterrally con Humre Lauri e quinto all’Hankiralli con Kallio Jaakko. Si ritira al 500 Ralli e al Høstrally. Con la stessa vettura centra il primo significativo successo al 1000 Laghi del 1962.

Quello stesso anno vince anche il Campionato Finlandese Rally, aggiudicandosi altre quattro gare della serie: Riihimäki-Ralli, Vinterrally, Salpausselkä Ralli, Pohjola Ralli. A dettargli le note c’è Jaakko Kallio. Nel 1963 è secondo a MonteCarlo e, sempre con la vettura francese e sempre navigato da Anssi Järvi, vince l’Hankiralli e il Vinterrally. È settimo Acropoli con Nurmimaa Väinö e quarto al Kuopio e al 1000 Laghi con Lindholm Lars. Partecipa alla estenuante Liège–Sofia–Liège, ma è costretto al ritiro.

La controversa vittoria al Rally MonteCarlo 1966

L’anno dopo, corre con la Volkswagen 1500 S. Non è assolutamente una delle sue migliori stagioni. Si piazza decimo al “Monte” con Järvi e si ritira al successivo Hankiralli con Lars Lindholm. Per problemi in gara lui ed Ensio Mikander sono solo cinquantunesimi a Sanremo.

Si ritira all’Acropoli per problemi di motore e si ritira anche al Kuopio e al 1000 Laghi con alle note Lindholm. Per concludere un’annata sfortunata, si presenta al via della Liège-Sofia-Liège con Mikander, sempre sulla Volkswagen 1500, e anche in questa occasione colleziona un ritiro.

Nel 1965 si piazza terzo assoluto al 1000 Laghi. Questa volta corre con la Volkswagen 1500 S e a leggergli le not c’è Kalevi Leivo. Nel 1966 si fregia della controversa vittoria “a tavolino” di un MonteCarlo destinato a passare alla storia. Quell’anno vengono esclusi dalla classifica i primi quattro equipaggi classificati.

L’esclusione dalla classifica è motivata dal fatto che le lampadine dei fari risultano non omologate, a causa di un cambiamento normativo dell’ultimo minuto. Gli esclusi sono Timo Mäkinen, Rauno Aaltonen, Paddy Hopkirk e Roger Clark. A parte Hopkirk che è al volante di una Mini, gli altri sono con le Ford Cortina. Toivonen è arrivato quinto e guida la Citroën DS21.

Pauli Toivonen al Rally 1000 Laghi 1962
Pauli Toivonen al Rally 1000 Laghi 1962

Senza volerlo, si ritrova ad essere primo. Per sportività decide di non ritirare il premio. Sempre quell’anno, ma al volante della Renault 8 Gordini, si ritira al Kak Rallyt, al Salpausselkä Ralli, all’Itäralli e al 1000 Laghi (navigato da Erkki Salonen), poi è quarto al Pohjola Ralli, corso con Martti Tiukkanen, e si ritira al Rac con Järvi.

Nel 1967 si piazza sesto al Rally di Svezia con la Lancia Fulvia HF, navigato da Jyrki Ahava, secondo al Tour de Corse, sempre su Lancia e con alle note Martti Tiukkanen, e settimo al 1000 Laghi, con la Fulvia e con Erkki Salonen come copilota. Il suo anno migliore è sicuramente quello successivo.

Infatti, nel 1968, si laurea campione europeo rally con la Porsche 911 T. Toivonen inizia con uno spettacolare secondo posto al Monte (navigato da Tiukkanen) e un terzo buon All’Acropoli (Martti Kolari). Al buon inizio segue un vero e proprio exploit. Toivonen vince cinque gare di fila: Rally della Germania Occidentale (Kolari), Rally della Germania Orientale (Kolari), Rally di Sanremo (Tiukkanen), Rally del Danubio (Tiukkanen) e Rallye International de Genève (Urpo Vihervaara).

A fine stagione arriva il tanto desiderato titolo. Dopo l’Acropoli, vinto nel 1969 con Kolari, Pauli decide di lasciare il palcoscenico internazionale dei rally e inizia a dedicarsi con maggiore assiduità alle gare di durata in pista.

La passione di Pauli per la velocità in circuito

Non si tratta di un vero e proprio debutto, perché il pilota finlandese frequenta (e non come spettatore) le gare di velocità in circuito già dal 1965 e partecipa a diverse edizioni della 24 Ore di Le Mans, con una Alpine Renault A110, e al Campionato Endurance, con una Porsche 907. Nel 1969, oltre che a Le Mans, è anche alla Daytona con la 908 e alla Targa Florio con la 911 R. Poi disputa la Solituderennen di Hockenheim, il GP del Mugello e la Hessenpreis di Hockenheim con la 908.

L’anno successivo corre la 1000 km Nürburgring con la 911 S. L’attività in pista non gli regala lo stesso piacere e le stesse soddisfazioni dei rally. È divertente, ma i rally sono tutta un’altra cosa. E infatti, dal 1970 al 1979, pur non disputando più in modo continuativo i rally internazionali e pur mandando avanti gli impegni in pista, Pauli Toivonen partecipa a diversi rally nazionali, come l’Hankiralli, il Kesoil, l’Arctic, il Rajd Warszawski Polskiego Fiata, ma colleziona ritiri e piazzamenti di poco conto.

Come per tutti, anche per gli irriducibili arriva il momento in cui si appende davvero il casco al chiodo. Non c’è un’età precisa. E neppure un’età media. È soggettivo. Ogni pilota, ogni campione, ogni sportivo, ogni uomo, ad un certo punto della sua vita cambia radicalmente. In totale, nella sua carriera, iniziata nel 1953 e conclusa nel 1979, Toivonen colleziona sedici vittorie assolute, sei secondi e cinque terzi posti.

Muore serenamente nella sua casa in Finlandia il giorno dopo l’edizione del Rally di Svezia 2005. È il 14 febbraio. Per noi italiani San Valentino. Il leggendario pilota finlandese è rimasto sempre un grande personaggio del mondo delle corse, capace oltretutto di allevare in casa due figli come piloti: Henri e Harri.

Storia delle Mini escluse al Rally di MonteCarlo 1966

Le Mini Cooper S targate GRX 5D, GRX 55D e GRX 555D, squalificate con la scusa dei fari irregolari, sono un mito tra gli appassionati di rally e raccontano la storia dell’esclusione dal Rally di MonteCarlo 1966. La vittoria, in quell’edizione, viene assegnata d’ufficio a Pauli Toivonen, con la Citroen DS. Ecco la storia di quella gara e di quelle vetture.

GRX 5D, GRX 55D e GRX 555D. Ad un profano di rally sembreranno tre sigle misteriose. Invece, raccontano una storia che negli appassionati di rally spalanca una valanga di ricordi. E di polemiche. La storia delle storia delle Mini escluse al Rally di MonteCarlo 1966. In quei giorni, la neve non mancava e anche in quel Rally di MonteCarlo, tre Mini 1.275 Cooper S schierate alla partenza avevano stravinto, come nel 1964 e nel 1965, sbalordendo il mondo dell’automobilismo sportivo.

Queste “scatolette” hanno dimostrato di non avere rivali, la loro agilità e la loro robustezza si sono rivelate vincenti. E anche quell’anno si sono ripetute, dominando totalmente un’edizione con molta neve. Prima, seconda e terza. Poi una Ford, quarta la Citroen DS. In sede di verifiche, però, i commissari estromettono clamorosamente le tre Mini vittoriose dalla classifica finale della gara (l’esclusione dalla classifica di gara viene estesa anche alla Ford, quarta classificata).

L’appiglio tecnico e burocratico è un particolare dei fari non conforme alle prescrizioni regolamentari. Polemiche infinite e prolungate che, alla fine, producono una pubblicità superiore a quella che sarebbe arrivata dalla terza vittoria consecutiva: quelle Mini, regolamentari o no, si sono dimostrate superiori a tutte le altre vetture, ben più potenti e blasonate.

Però, ad onor del vero, va ricordato anche che un mese dopo, quelle stesse Mini, incappano in un’altra “squalifica” che fa rivalutare la tanto contestata decisione monegasca che consegna la vittoria a Pauli Toivonen e alla Citroen DS (vitttoria che Pauli considererà per sempre un disonore, visto che gli viene assegnata a tavolino).

Al termine del Rally dei Fiori 1966, i commissari italiani scoprono che è stato rimosso il cartone dal filtro dell’aria. Una sciocchezza, a cui segue un’altra breve polemica. Ma i regolamenti vanno rispettati. Quelle Mini Cooper S continuano a essere adoperate, prima in gara poi come muletti, adatte cioè alle ricognizioni pre-gara e ai test. Le loro targhe diventano un must e sono molto riconoscibili: GRX 5D, GRX55D, GRX 555D.

Dopo tanti anni di avventure, finiscono all’asta, i collezionisti litigano fra loro per averle. La 555D viene venduta a 84.000 euro, ma è tutta da ricostruire. Nel 2014, la 5D supera i 100.000 euro, battuta all’asta da Bonham’s. È nuova e smagliante, un gioiellino che chiunque vorrebbe avere in garage.

Le Mini e il Rally di MonteCarlo 1966

Il Rally di MonteCarlo 1966 è l’edizione numero 35 della gara del Principato e la prima prova del Campionato Europeo Rally. Il team guidato da Stuart Turner, BMC, negli anni gareggia con diverse Mini Cooper e domina la gara nelle due precedenti edizioni: 1964 e 1965. Le caratteristiche della Mini e le compensazioni del regolamento, permettono a Paddy Hopkirk di vincere il primo anno e a Timo Makinen il secondo.

Per l’edizione del 1966, il team di Turner schiera quattro Mini Cooper con motore da 1,2 e 100 CV in una gara in cui la neve fa la comparsa praticamente sin dall’inizio e, anche grazie al fattore meteo, il team britannico balza al comando prendendo i primi tre posti con Rauno Aaltonen primo, Makinen secondo e Hopkirk terzo.

Quell’anno, al via ci sono centonovantadue partecipant. Le tappe di concentrazione sono complessivamente in nove diverse città: Lisbona, Londra, Bad Homburg, Reims, Oslo, Varsavia, Minsk, Atene e MonteCarlo. I partecipanti che arrivavano da Londra vengono colpiti dalle nevicate abbondanti, ma la Mini e la Citroen DS ufficiali, così come la Saab 96 e le diverse Lancia Flavia raggiungono la città monegasca senza accumulare alcuna penalità. Si annuncia una bella sfida.

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100 anni di Storie di Rally 2: appuntamento con la storia

Paddy Hopkirk e i Tre Moschettieri del Rally di MonteCarlo

Da quella storica vittoria sono passati tanti anni, eppure nessuno ha mai dimenticato quel primo posto conquistato da quell’auto piccola e potente, che sfidò i grandi nomi dell’automobilistica, vincendo una delle competizioni più famose di sempre.

Nel 1964 Paddy Hopkirk, insieme con il navigatore Henry Liddon, riuscì a vincere il Rally Montecarlo, conquistando il primo posto, guidando una Mini Cooper S. Una vittoria, la loro, che è entrata nella storia. Una storia, un nome, un mito: scindere il nome di Paddy Hopkirk da quello della Mini è ormai impossibile da quando, nel lontano 1964, trionfò a sorpresa al Rally di Montecarlo.

Da quella storica vittoria sono passati oltre 50 anni eppure nessuno ha mai dimenticato quel primo posto conquistato da quell’auto piccola e potente, che sfidò i grandi nomi dell’automobilistica, vincendo una delle competizioni più famose di sempre.

Patrick Barron Hopkirk nasce a Belfast, nell’Irlanda del nord, il 14 aprile 1933. Studia presso il Clongowes Wood College nella contea di Kildare dal 1945 al 1949, prima di entrare nel Trinity College di Dublino, dove resta fino al 1953. La sua carriera vincente nelle corse inizia due anni più tardi, nel 1955, e si conclude nel 1970, con due apparizioni estemporanee nel 1977 e nel 1994.

La sua prima vittoria assoluta risale al 1953, quando vince la cronoscalata di Cairncastle con una Volkswagen Beetle. Considerate le performance viste alla gara di velocità in salita, gli viene offerto un altro Beetle da Isaac Agnew di Belfast per il Circuit Of Ireland.

È la prima di molte apparizioni in questa gara. La prima vittoria nei rally arriva già nel 1956, quando è primo al Cork 20 Rally, navigato da John Garvey, su una Volkswagen Beetle. L’anno successivo vince di nuovo il Cork 20 Rally, con Jack Scott su Volkswagen Beetle, e il Circuit of Ireland, su Triumph TR3 A. Nel 1959 fa suo il Circuit of Munster, al volante di una Austin Healey Sprite.

La premiazione di Paddy Hopkirk al Rally Montecarlo 1964
La premiazione di Paddy Hopkirk al Rally Montecarlo 1964

Purtroppo, il 1960 è una stagione avida di successi, mentre in quella successiva lo vede di nuovo primo al Circuit of Ireland e terzo alla Coupe d’Alpes, con Scott e con la Sunbeam Rapier. Nel 1962 si aggiudica il Circuit of Ireland con la Mini Cooper, è secondo al Rac con la Austin Healey 3000, mentre con la Sunbeam Rapier è terzo a MonteCarlo, che vincerà a sorpresa nel 1964, al volante di quella “piccola bomba” che è la Mini Cooper S numero 37 targata 33 EJB e con alle note Henry Liddon.

Il 1963 regala solo un secondo posto al Tulip Rally, con alle note Liddon sulla Mini Cooper T, e altri piazzamenti fuori podio, ma sempre nei primi dieci assoluti. Poi, nel 1964, quel primo posto al Monte che resterà scritto per sempre nella storia dei rally. Ancora oggi nessuno dimentica quella vittoria assoluta conquistata da un’auto tanto piccola e altrettanto potente, in grado di sfidare i più grandi nomi dello sport automobilistico dell’epoca e di vincere una delle competizioni più famose e faticose di sempre.

La Mini Cooper S vince il Rally MonteCarlo

È il 21 gennaio 1964 quando la Mini Cooper S conquista il gradino più alto del podio nel rally dei rally. Fra stradine di montagna, sentieri ghiacciati, neve e sterrato, quella piccola auto compie un’impresa memorabile. Alla guida c’è, appunto, “Paddy” Hopkirk, pilota nordirlandese affiancato dal navigatore Liddon.

Le caratteristiche tecniche della Mini e l’abilità dell’equipaggio, consentono di portare a termine una vera e propria impresa. Mai più riuscita a nessun altro con quella vettura. Fra strette strade di montagna, sentieri ghiacciati, neve e sterrato: quella piccola auto compì un’impresa. Alla sua guida Patrick “Paddy” Hopkirk, pilota nordirlandese affiancato dal navigatore Henry Liddon.

Le caratteristiche tecniche della Mini e l’abilità dell’equipaggio a bordo, consentirono di portare a termine una vera e propria impresa, mai dimenticata dagli appassionati di auto e non solo. All’epoca la formula handicap, che aveva come scopo quello di eliminare le differenze di peso e di potenza, consentì alla Mini di raggiungere la parte alta della classifica generale. Hopkirk difese il suo vantaggio nello sprint attraverso le strade di MonteCarlo che concludevano il rally.

Durante la cerimonia di premiazione, condivise gli applausi della folla con i suoi compagni di squadra. Il quarto posto di Timo Makinen ed il settimo posto assoluto di Rauno Aaltonen sigillarono il successo della Mini Cooper S e dettero inizio all’era dei Tre Moschettieri nel Rally di MonteCarlo.

Paddy Hopkirk diversi anni dopo lo straordinario successo, confesserà che anche per lui si è trattato della più bella vittoria in carriera, aggiungendo che “sebbene la Mini fosse soltanto una piccola berlina familiare, tecnicamente aveva tanti vantaggi. La trazione anteriore e il motore montato trasversalmente davano un grande beneficio. E il fatto che fosse piccola, con strade rese più strette a causa della neve accumulata ai bordi, rappresentava, per me, un elemento positivo. Fummo fortunati: l’auto era quella giusta al momento giusto”.

“Era una delle leggendarie Notti dei lunghi coltelli, la penultima tappa del rally, che mise la Mini Cooper S numero 37, che portava l’ormai famosa targa 33 EJB, sulla strada della vittoria quell’inverno del 1964 – ricordano alla Mini Classic, sezione che si occupa di tenere vivo il ricordo dei primi iconici modelli – Hopkirk tagliò il traguardo con appena 17 secondi di svantaggio rispetto al suo principale avversario, Bo Ljungfeldt, al volante della molto più potente Ford Falcon V8”.

Aaltonen, Makinen e Hopkirk (secondo a destra) al Rally 1000 Laghi 1965
Aaltonen, Makinen e Hopkirk (secondo a destra) al Rally 1000 Laghi 1965

Nel 1964, oltre che a MonteCarlo con la Mini, sempre con Liddon, ma al volante della Austin Healey 3000, è primo anche al Österreichische Alpenfahrt. Quell’anno, la carriera di Hopkirk è ricca di avvenimenti, come in Australia per il Bmc Works Team nella annuale Bathurst 500, gara riservata a macchine di produzione al Mount Panorama Circuit. Dal 1965 al 1967 guida la Morris Cooper S e ottiene ottimi risultati anche nella Armstrong 500, in coppia con un altro grande pilota di rally, il finlandese Timo Makinen.

Hopkirk dalla Hall of Fame alla Mbe Honor

Nel 1965 si aggiudica il Circuit of Ireland con Terry Harryman e la Mini Cooper S. Quella del 1966 è la stagione che porta in dote a Hopkirk un’altra vittoria al Österreichische Alpenfahrt, ma questa volta con alle note Ron Crellin sulla Mini Cooper S. Ancora tre vittorie su cinque gare nel 1967: Coupe des Alpes con Crellin, Acropoli e Irlanda con Harryman. Tutte su Mini Cooper S. E un secondo posto al termine di un difficile Sanremo, oltre ad un sesto al Monte-Carlo. Il 1967 è anche l’anno in cui sposa Jennifer, con cui avrà tre figli.

Come conclusione di quel 1967, Hopkirk viene eletto membro a vita del British Racing Drivers Club, oltre che presidente del Registro auto storiche da rally. Da quell’anno non arriverà più un successo. Ma va detto che nel 1968 alla Londra-Sydney, rinuncia alla vittoria (conclude secondo) per soccorrere sul penultimo tratto Bianchi-Ogier, che sono in testa alla gara. La loro Citroën DS si scontra con un’altra vettura e va a fuoco. Hopkirk e Tony Nash tirano fuori dall’abitacolo gli occupanti di entrambe le vetture, salvando loro la vita.

Dopo aver soccorso Bianchi-Ogier, Hopkirk e Nash tornano indietro per avvertire la polizia e le altre vetture in arrivo. Nello stesso anno è secondo assoluto alla seconda edizione del Rally del Portogallo e quinto a quello di Monte-Carlo. L’anno successivo termina secondo al Circuit of Ireland, poi nel 1970 è quarto alla London-Mexico World Cup Rally, con la Triumph 2.5 Pi, e secondo allo Scottish Rally, con la Mini Clubman 1293S. Non disputa altre gare. Nessun rimpianto. Ha dato tutto ciò che si poteva dare.

Prima che inizi il declino, decide di appendere il casco al chiodo e ritirarsi dalle competizioni. Nel 1977, con il co-pilota Taylor Mike, fa un’apparizione alla Londra-Sydney, questa volta con la Citroën CX 2400. Si piazza al terzo posto dietro un’altra CX guidata da Claude Laurent e Jean-Claude Ogier, salvati da Hopkirk e Nash nel 1968. Nel 1994, trent’anni dopo, è al via del Monte-Carlo. Guida una moderna Mini Cooper Gruppo N con un numero di targa che ricorda quello vittorioso del 1964 (L33 EJB) ed ha alle note Crellin: concludono sessantesimi.

Anche se non è una competizione di rilevanza internazionale, va ricordato come nel 1982, Hopkirk centra il successo nel Rac Golden 50, una gara nella gara che festeggia il cinquantesimo anniversario del Rac, con il codriver Brian Culcheth. L’equipaggio corre con la Mini Cooper con cui Timo Mäkinen vince il Rally di Monte-Carlo 1965. Nel 1990, invece, si aggiudica la Pirelli Classic Marathon con il co-pilota Alec Poole. Ma non finisce qui. Non per uno dello spessore di Hopkirk.

Nel 2010, è tra i primi quattro conduttori nella Hall of Fame del mondo dei rally, insieme a Timo Mäkinen, Rauno Aaltonen ed Erik Carlsson. Il giusto riconoscimento per una carriera straordinaria, iniziata sul podio tanti anni prima. “Paddy” non è solo un pilota dalle spiccate capacità, è anche un uomo in carne e ossa, che quando si sveste di tuta, guanti e casco manda avanti la propria vita, con la moglie Jennifer, che sposa nel nel 1967, e con i loro tre figli. Nel 2016, viene insignito di un altro importante riconoscimento: l’ingresso nella lista d’onore della Mbe Honor.

Timo Makinen, storia di un leggendario Flying Finn

Timo Makinen è uno dei più leggendari ‘Finlandesi Volanti’, o ‘Flying Finn’ che dir si voglia, e dà maggiore dimostrazione del suo talento tra gli anni Sessanta e Settanta.

Timo Makinen nasce ad Helsinki, la capitale della Finlandia, il 18 marzo del 1938. Considerato uno degli originali “flying finns” del rallismo internazionale, dopo essersi affermato per tre volte consecutive nel Rally 1000 Laghi – 1965, 1966 e 1967 – è noto per aver vinto molte volte anche il Rac in Inghilterra, al volante di una Ford Escort RS MkI, preceduto solamente da Erik Carlsson con la sua Saab 96.

Inizia a correre e a vincere nei rally internazionali, quando non esiste ancora il Campionato del Mondo della specialità. Quindi, rispettando l’ufficialità istituzionale, le sue vittorie iridate sono “solamente” quattro: Finlandia e Gran Bretagna 1973, su Ford Escort RS 1600 con Henry Liddon, Rac 1974 e 1975, vinto con la Ford Escort RS 1800. L’impresa della tripletta al Rac è preceduta solo da Erik Carlsson, con la Saab 96. Durante la sua carriera, Mäkinen partecipa a trentanove eventi del Mondiale Rally.

Il primo Rally MonteCarlo iridato lo disputa nel 1973 e l’ultimo nel 1994. Parlando sempre di carriera iridata, quindi da dopo l’istituzione della massima serie internazionale della specialità, due volte sale in piazza d’onore nel WRC e una sola volta in terza pozione, per un totale di sette podi iridati. Vince un totale di settantatré prove speciali in gare valide per il Campionato del Mondo Rally. Come tanti piloti finlandesi, anche Timo debutta al 1000 Laghi. È il 1959. Ha il fratello Harri alle note.

Mäkinen è al via con la sua Triumph TR3. Guiderà poi anche le Austin-Healey e le Mini. Tra l’altro, con la Healey finisce quinto al Rac del 1963. Timo era un pilota di un periodo storico molto diverso da quello attuale, in cui ci si formalizza per ogni cosa, perché spesso si viene giudicati sulla base della forma.

È il tipico pilota finlandese protagonista durante le fasi della gara, poi capace di andare a smaltire le fatiche post-gara al bar. E comunque, in quel 1000 Laghi del debutto, lui e il fratello centrano anche un terzo posto, alle spalle delle Saab di Erik Carlsson e Rauno Aaltonen.

Timo Makinen, uno dei più leggendari flying finn
Timo Makinen, uno dei più leggendari flying finn

La sua prima esperienza fuori dalla Finlandia è stato il Rally Rac del 1962, quando Stuart Turner gli ha affidato una Mini Cooper. Makinen ripaga subito la fiducia che Turner mostra nei suoi confronti e va a vincere la classe della gara. Quel risultato gli vale un programma nel 1963 che lo vede al volante della Mini e della Austin Healey 3000 S.

La prima grande vittoria arriva al Tulip Rally del 1964. Con Paul Easter alle note, Mäkinen sbaraglia la concorrenza: secondo arriva Eugen Bohringer, con la la Porsche 904, staccato di venti e più minuti.

Timo Makinen lascia la Austin Healey e va con Mini

Lasciata la Austin Healey, guida per la maggior parte dell’anno la Mini, ma alla fine conquista il secondo posto al Rac, di nuovo su una Healey. Nel 1965, tornato alla guida della Mini Cooper S, si aggiudica il Monte-Carlo, il 1000 Laghi, la Coupe des Alpes e arriva di nuovo secondo al Rac, sempre guidando una Healey.

Diventerà il dominatore di quell’evento con la Ford Escort RS. Nel 1966, concede il bis a Monte-Carlo, ma poi viene escluso dalla classifica perché i fari della sua Mini non sono a norma. A vincere quell’anno è Pauli Toivonen.

Lo smacco di questa disfatta, perdere una gara per una cavillo normativo, è alleggerito dalla sua seconda vittoria consecutiva al 1000 Laghi del 1966. E l’anno diventa il primo capace di vincere la gara di casa per tre volte consecutive. E soprattutto, bisogna vedere l’ultima volta come vince.

Infatti, in quell’occasione Makinen guida per dodici dei venticinque chilometri della difficile speciale di Ouninpohja con il cofano della sua Mini sollevato, dopo che hanno ceduto i ganci che lo fissano. Mäkinen prova a mettere la testa fuori dal finestrino della vettura, ma le dimensioni del casco non glielo consentono.

Prova e riprova, riesce solamente a far uscire metà testa. A questo punto decide di risolvere il problema guidando di traverso la macchina in modo da affrontare la maggior parte del percorso in derapage e poter così vedere la strada. In questo modo riuscirà a conquistare il terzo posto di tappa e a vincere il rally.

Nel 1969, Mäkinen partecipa alla prima edizione del Britain Powerboat Race, che vince. Una volta istituito il World Rally Championship, Mäkinen riesce ad affermarsi per la quarta volta in Finlandia, al volante della Ford Escort RS 1600. Insieme ad Altonen, Mäkinen è uno dei pionieri della frenata con il piede sinistro.

Timo Makinen al Rac Rally 1973
Timo Makinen al Rac Rally 1973

Con appena un centinaio di cavalli sotto al piede destro, raramente sente il bisogno di alzarlo una volta capito come far girare il posteriore della vettura. Dopo che lascia il suo posto a Björn Waldegård, nel 1977, rimane coinvolto nelle corse e in particolare si dedica alle maratone africane, disputate al volante di una Peugeot V6 504, con Jean Todt al suo fianco.

Timo ha anche una parentesi con le gare di motoscafo, nel 1969. Vince, dopo che convince il Costruttore a montare un terzo motore V8. Due non gli bastano. Nel 1994 fa un breve ritorno sulle scene iridate per celebrare il trentesimo anniversario della sua vittoria al Rally di Monte-Carlo del 1964 assieme a Paddy Hopkirk, che prende anche lui parte all’evento. Si ritira nella seconda prova speciale per problemi di pescaggio del carburante.

Timo Makinen nella Hall of Fame WRC

Nel corso della sua vita si aggiudica tre titoli nazionali rally, sei campionati di velocità si ghiaccio e tre campionati turismo. Timo Mäkinen, nei rally iridati, corre con diverse vetture, tra cui la Peugeot 504, Peugeot 504 V6 Coupé, Peugeot 104 ZS, Fiat 131 Abarth, Toyota Celica 2000 GT, Bmw 320i e Triumph TR7 V8. Ma la sua storia non è fatta solo di WRC, essendo iniziata nel 1959.

Infatti, prima dell’istituzione del Campionato del Mondo Rally (e anche dopo) rimedia diversi successi internazionali. Vince il Tulip Rally 1964, il Monte-Carlo 1965, il 1000 Laghi 1965, il Rally dei Laghi 1966, il Rally delle 3 Città 1966 e il Rally dei Laghi 1967, tutti su Mini Cooper S. Poi si aggiudica il Rally di Hong Kong 1972, l’Arctic Rally 1973, il Rally Rally 1973 e il Côte d’Ivoire con la Ford Escort RS 1600. La gara africana la vince di nuovo nel 1976, ma al volante della Peugeot 504 V6.

Mäkinen, con la Mini Cooper, corre anche in Australia, partecipando alla Bathurst 500. In questa competizione, termina sesto assoluto e terzo di classe nel 1965, quando si alterna al volante con il collega rallista irlandese Paddy Hopkirk, mentre conclude settimo assoluto e terzo di classe nel 1967, anno in cui corre con l’australiano John French. Nel 2010 viene inserito tra i primi quattro membri della Rally Hall of Fame, insieme a Carlsson, Hopkirk e Rauno Aaltonen. Ci lascia il 4 maggio 2017, all’età di settantanove anni. Muore di cause naturali nella città natia.

La prima della Mini Cooper S al Rally di MonteCarlo

Era il mese di gennaio del 1964 quando la Mini Cooper S al Rally di MonteCarlo si imponeva per la prima volta nella gara del Principato. Per quel successo, Paddy Hopkirk ricevette un telegramma dai Beatles, seguito da una fotografia autografata di loro quattro con la dedica: Ormai sei uno di noi, Paddy.

Nel 1964 neppure si sapeva cosa fosse il Campionato del Mondo Rally. Però, già si apprezzava il Rally di MonteCarlo. Il pilota nordirlandese Patrick ’Paddy’ Hopkirk con il suo navigatore Henry Liddon stupirono pubblico e avversari conquistando il gradino più alto del podio grazie all’abilità dell’equipaggio e alle caratteristiche tecniche della vettura.

Un successo che si sarebbe poi ripetuto nel 1965 e nel 1967, senza contare la vittoria morale del 1966 quando le tre Mini, ai primi tre posti della gara dominata dall’inizio alla fine, furono squalificate per via dei proiettori ritenuti dai commissari di gara francesi ”non conformi ai regolamenti ufficiali”.

”Sebbene la Mini fosse soltanto una piccola berlina familiare, tecnicamente aveva tanti vantaggi. La sua trazione anteriore e il motore montato trasversalmente davano un grande beneficio; ed il fatto che fosse piccola, con strade rese più strette a causa della neve accumulata ai bordi, rappresentava, per me, un elemento positivo. Fummo molto fortunati: l’auto era quella giusta e tutto successe al momento giusto”, ha ricordato un non più giovane Paddy Hopkirk, classe 1933.

L’impresa viene rammentata con orgoglio anche da Mini Classic 50 anni dopo, nel 2014, la sezione che si occupa di mantenere viva la memoria dell’iconico modello sviluppato dal vice direttore tecnico della British Motor Corporation, Alec Issigonis, e poi elaborata dal progettista di auto sportive John Cooper che porto la potenza della piccola Mini a 90 cavalli, contro i 34 cavalli della prima versione del modello originale.

”Non era ancora la leggendaria Notte dei lunghi coltelli – ha continuato Hopkirk – ma la penultima tappa del rally era il Col de Turini e misi la Mini Cooper S numero 37, che portava l’ormai famosa targa 33 EJB, sulla strada della vittoria quell’inverno del 1964”.

La premiazione di Paddy Hopkirk al Rally Montecarlo 1964
La premiazione di Paddy Hopkirk al Rally Montecarlo 1964

Hopkirk salì sulla pedana di arrivo con appena 17 secondi di svantaggio rispetto al suo principale avversario, Bo Ljungfeldt, al volante della molto più potente Ford Falcon V8. La formula handicap dell’epoca, intesa a livellare le differenze di peso e di potenza tra le varie vetture, permise alla Mini classica di insediarsi al vertice della classifica generale. Poi, Hopkirk difese il suo vantaggio nello sprint attraverso le strade di MonteCarlo che concludevano il rally.

Durante la cerimonia di premiazione, condivise gli applausi della folla con i suoi compagni di squadra. Il quarto posto di Timo Makinen ed il settimo posto assoluto di Rauno Aaltonen sigillarono il successo della Mini Cooper S e dettero inizio all’era dei ”Tre Moschettieri” nel Rally di MonteCarlo.

Insomma, Davide aveva sconfitto Golia, la compatta vettura contro i giganti del motorsport, la Mini aveva conquistato tutti e perfino i leggendari Beatles si complimentarono con il vincitore: ”Ho ricevuto un telegramma dai Beatles – ricorda ancora Hopkirk –. Fu seguito da una fotografia autografata di loro quattro che diceva: ’Ormai sei uno di noi, Paddy’. E oggigiorno è bellissimo averne una copia”.

Tratto da Storie di Rally 1 – Marco Cariati