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Dalla Dakar Rally 2020 di Carlos al WRC 1990 di Sainz

Il 16 gennaio 2020 Sainz ha reso omaggio al titolo iridato vinto 30 anni prima. Una stagione, quella del 1990, che lo trasformò da Carlos Sainz a El Matador in un sol colpo. Quattro vittorie durante la stagione e sette incredibili podi consecutivi tra la Corsica e Sanremo, un risultato strabiliante, che lasciò il mondo a bocca aperta e i rivali a bocca asciutta.

Trenta anni giusti-giusti dal 2020 e al 1990. Con Storie di Rally si evolve facendo passi indietro nel tempo: dalla Dakar Rally 2020 di Carlos Sainz al WRC 1990 di Carlos Sainz. Un salto in un campionato che in Italia si chiamava Mondiale Rally, che aveva in prova speciale migliaia e migliaia di spettatori, tutti ben attrezzati per le grigliate, qualcuno in camper, qualcuno in tenda, qualcun altro (e mica pochi…) a dormire in auto.

Il 1990 fu una stagione di cambiamenti. Juha Kankkunen era deluso e arrabbiato, oltre che disincantato, per i problemi che TTE continuava ad avere con la nuova Celica e si era trasferito alla Lancia. L’ex superstar della Lancia, Markku Alen, aveva firmato con Subaru e partiva all’attacco del WRC per i giapponesi. Un altro ex-pilota Lancia, Mikael Ericsson, era passato alla Toyota, che contestualmente perdeva Kenneth Eriksson, che si era trasferito in Mitsubishi.

In quella stagione debuttarono due auto completamente nuove e due importanti evoluzioni di progetti esistenti. La prima delle evoluzioni fu la Mazda 323 GT-X, che esordì al 1000 Laghi. Aveva una nuova scocca e un motore più potente e ricco di innovazioni, ma non andò meglio della precedente evoluzione. La seconda fu quella della Ford Sierra Cosworth 4×4. Anch’essa debuttò 1000 Laghi. Destinata a fare da modello intermedio tra la precedente Sierra 2WD e la successiva Escort Cosworth, era la versione 4WD della vecchia Sierra a quattro porte con motore migliorato e, incredibilmente, con cambio a sette marce.

Due vetture veramente nuove, invece, furono la Subaru Legacy e la Volkswagen Golf Rallye G60. Entrambe debuttarono all’Acropoli. La Subaru era stata progettata e e veniva gestita da Prodrive ed ebbe un successo decisamente superiore alla VW. Una aveva un tradizionale motore boxer Subaru e l’altra un compressore volumetrico G60 Volkswagen.

Il 16 gennaio 2020, con il successo conquistato alla Dakar, il terzo con tre Marchi auto diversi, Sainz ha reso omaggio a quel primo titolo iridato vinto 30 anni prima. Una stagione, quella del 1990, che lo trasformò da Carlos Sainz a El Matador in un sol colpo. Quattro vittorie durante la stagione e sette incredibili podi consecutivi tra la Corsica e Sanremo, un risultato strabiliante, che lasciò il mondo a bocca aperta e i rivali a bocca asciutta, ottenuto da un pilota che non aveva vinto un evento WRC prima dell’inizio di quella stagione.

Carlos Sainz in veste di ds Volkswagen
Carlos Sainz nei panni del direttore sportivo Volkswagen

El Matador macinava punti gara dopo gara

Avete presente Popeye quando mangiava gli spinaci? Poco ci mancava. Gara dopo gara macinava punti. Veloce ma regolare, freddo e determinato, preciso. Impeccabile come la sua eleganza. La prima vittoria è il momento universalmente più importante per un pilota, ma il più grande successo di quell’anno per Carlos Sainz arrivò al Rally 1000 Laghi (una storia che meritava di essere raccontata a parte e che trovate qui).

Fu il primo pilota non scandinavo a conquistare un rally che fino a quel momento era stato un territorio di caccia assoluta per finlandesi e un occasionale svedese. Il madrileno riuscì a vincere nonostante il piede sinistro fratturato, fattore che non può non aver reso ancor più complicata e dolorosa la sua guida. Ad inizio stagione, Toyota si preparava a sfidare la Lancia con Armin Schwarz, Mikael Ericsson e Carlos Sainz che, visto il ritorno di Juha Kankkunen al team italiano, diventava il pilota di punta del team di Ove Andersson.

Dopo aver perso per un soffio il Rally di MonteCarlo e quello di Corsica, concluso dietro alla Lancia di Didier Auriol e dopo aver battagliato con Miki Biasion per la vittoria del Rally del Portogallo, in Grecia, Sainz vince finalmente il suo primo rally a bordo della Celica ST 165, avendo la meglio sulle Lancia Delta di Biasion e Kankkunen e sulla Celica del suo compagno di scuderia Ericsson. Con questo successo Sainz è il primo pilota spagnolo a vincere una prova del mondiale rally ed, inoltre, si porta in testa al Mondiale Rally, visto il ritiro di Auriol.

Sainz vince ancora in Nuova Zelanda e, dopo aver terminato al secondo posto in Argentina, come detto si aggiudica il Rally 1000 Laghi, sempre a bordo della Celica. Lo spagnolo termina poi alle spalle di Juha Kankkunen in Australia e, al Rally di Sanremo gli basta un terzo posto per laurearsi campione del mondo, anche grazie ad un miracolo dei meccanici Toyota che rimettono in sesto un’auto che sembrava destinata al ritiro dopo una brutta uscita di strada. Sainz vincerà anche l’ultimo rally in programma, il RAC.

Quel 1990 fu anno importante perché, oltre a Carlos Sainz, anche il Toyota Team Europe arrivò ad un punto di svolta: la Celica era stata veloce ma si era rivelata fragile in precedenza. Aveva trovato affidabilità nel tempo ed era arrivata a pochi bruscolini di distanza dal titolo Costruttori. L’unico vero problema del team fu la dipendenza e l’eccesso di fiducia verso Carlos Sainz, anche se per la verità pure Bjorn Waldegaard aveva portato qualche punticino: con un po’ di impegno in più, Sainz e Toyota avrebbero potuto interrompere lo strapotere Lancia.

Ford Escort MK1, la vettura che regalò il primo iride a Ford

Nella versione Lotus veniva utilizzata in pista anche da Jim Clark, il famoso pilota scozzese impegnato in F1, che nei rally del 1966 e del 1967 ha ottenuto i suoi successi più belli, vincendo il RAC e il titolo di campione europeo Gruppo 2 con lo svedese Bengt Soderstrom.

Al Rally Safari del 1972, Hannu Mikkola, Gunnar Palm e la loro Ford Escort RS1600 hanno fatto la storia diventando il primo equipaggio d’oltremare a vincere il rally più difficile del mondo. L’auto che ha raggiunto quel successo è oggetto di culto. La Escort ha permesso alla Ford di aggiudicarsi il titolo nella Coppa Fia Rally, che anticipava la titolazione iridata del 1973, nelle prime due edizioni del 1968-1969, ripetendosi con il Mondiale Marche nel 1979, quando ha vinto con Bijorn Waldegaard anche il titolo Piloti, e nel 1981 con Ari Vatanen. Senza dimenticare la vittoria nella Londra-Mexico del 1970 con al volante Hannu Mikkola.

Pochi sanno che la storia ha inizio negli anni Sessanta del secolo scorso, quando la Ford avvia il programma di produzione di questa berlina familiare, dotata di motore anteriore e trazione posteriore, dalle dimensioni contenute rispetto alla Cortina, che nella versione Lotus veniva utilizzata in pista anche da Jim Clark, il famoso pilota scozzese impegnato in F1, che nei rally del 1966 e del 1967 ha ottenuto i suoi successi più belli, vincendo il RAC e il titolo di campione europeo Gruppo 2 con lo svedese Bengt Soderstrom.

Fu il reparto corse di Ford, con sede a Boreham e diretto da Henry Taylor, ex pilota di F1, ad equipaggiare la vettura con un potente propulsore 1,6 litri bialbero e con altri soluzioni meccaniche derivate dalla Ford Cortina, come una testata a doppie camme e l’albero mosso da catena. Era l’inverno del 1967 quando, dopo un faticoso lavoro, prendeva il via la realizzazione delle prime venticinque Ford Escort 1.6 Twin Cam. Nella versione stradale il motore di 1.560 centimetri cubi erogava una potenza di 115 cavalli. Poi, nella versione da rally i cavalli diventavano 140 cavalli a 8.000 giri/minuto. Il tutto fatto da Ford Advanced Vehicle Operations.

Guarda caso, la prima serie della Ford Escort, nota anche come Escort MK1, viene presentata nel gennaio 1968 al Salone dell’Automobile di Bruxelles. Viene prodotta negli stabilimenti britannici del gruppo Ford e, successivamente, dapprima in quelli belgi e poi in quelli tedeschi per i mercati con guida a sinistra, e si caratterizza per una linea abbastanza morbida, di vaga ispirazione americana. Quel tipico design che volendo affibbiare un appellativo al femminile definiremmo senza remore bella e cattivella.

Per la produzione di serie, dal 1965 in poi i rally diventano sempre meno uno sport per sportive e sempre più per potenti berline, è disponibile inizialmente nelle versioni berlina due porte e berlina quattro porte. La nuova Escort punta sull’affidabilità della semplice ma robusta meccanica: un solido motore a 4 cilindri con albero a camme laterale e distribuzione ad aste e bilancieri con trazione posteriore, una solida sospensione posteriore ad assale rigido con balestre a foglia ed un classico cambio manuale a 4 marce.

La Ford Escort RS1600 MK1 del 1973 di Roger Clark
La Ford Escort RS1600 MK1 del 1973 di Roger Clark

La storia della Ford Escort MK1 tra produzione e rally

Sul mercato la Ford Escort MK1 raccoglie l’eredità della Ford Anglia. All’esordio è disponibile con soli due motori, uno di 940 cc da 44 cavalli e uno di 1098 cc da 53 cavalli, due carrozzerie e due allestimenti: base (solo 940 cc) e De Luxe (940 e 1100 cc). Pochi mesi dopo il lancio arriva anche una versione familiare a tre porte, col solo motore 1100, sia in versione base che De Luxe. Mentre nel 1969 verranno introdotte la Escort GT (berlina, sia a due che a quattro porte), mossa da un 4 cilindri di 1298 cc da 76 cavalli, e la Escort 1.3 De Luxe (berlina e giardinetta), con motore 1298 cc da 59 cavalli.

Ma restiamo al 1968. Il debutto ufficiale della Ford Escort da rally è fissato proprio quell’anno. Avviene all’allora Rally dei Fiori 1968, destinato a diventare il Rally Sanremo. A guidare la nuova arma c’è l’equipaggio composto da Ove Andersson e John Davenport, che conclude con un terzo posto assoluto. Il momento del primo successo arriva al Circuito d’Irlanda. A regalare la vittoria a Ford è Roger Clark, che ‘straccia’ la Mini Cooper S di Paddy Hopkirk. Seguono i successi, ben cinque, al Tulip Rally con Clark-Porter, all’Acropoli e allo Scottish con Andersson-Davenport, all’Alpi Austriache con Soderstrom-Palm e, infine, al 1000 Laghi con Mikkola-Jarvi. Ford è campione del mondo rally 1968.

Nel 1969, alla Ford Escort 1.6 TC viene fatta un’iniezione di di cavalli e arriva ad erogarne 170. Non bastano i cavalli, ma in ogni caso arriva il bis del titolo costruttori. L’elenco delle sue vittorie è davvero lungo e annovera gare importanti e meno, di campionato e non: Roger Clark al Circuito d’Irlanda, Ove Andersson in Galles, Gilbert Staepelaere nell’allora Cecoslovacchia e poi in Polonia, al Tulip e in Moldova, Giro del Belgio, Ypres, senza dimenticare Hannu Mikkola all’Alpi Austriache, e al 1000 Laghi per la seconda volta.

Nel 1970 esce la RS 1600 (berlina solo due porte), con motore bialbero di 1601 cc da 110 cavalli, destinata ad una clientela sportiva. È il primo modello Ford caratterizzato dalla sigla RS (Rallye Sport), che in seguito caratterizza vari altri modelli. Per soddisfare anche un’utenza meno esigente, nel 1971 arriva la più tranquilla ed economica Mexico (solo berlina due porte), con un motore monoalbero da 86 cavalli, 4 cilindri di 1601 cc. Le 1300 GT prima e le RS 1600 poi fanno da base alle versioni impiegate con successo: due titoli iridati nel World Rally Championship. La produzione della Escort Mk1 cessa nel 1975 con la nuova Ford Escort RS1800. Lo stesso anno debuttò la Mk2, ovvero la seconda serie.

Tornando al 1970, la sigla RS era legata ad un’operazione di marketing con la Londra-Mexico, che sarebbe arrivata a Città del Messico contestualmente all’inaugurazione dei Campionati Mondiali di Calcio. Per Ford ha programmato tutto il nuovo direttore sportivo Stuart Turner. Il più veloce è Mikkola, naturalmente con la Ford Escort GT ed equipaggiata con un motore 1.850 cc. Il successo è abilmente sfruttato dal marketing che lancia sul mercato l’omonima Ford Escort Mexico con il motore Kent 1600.

La Ford Escort MK1 impegnata in un rally nazionale in inghilterra
La Ford Escort MK1 impegnata in un rally nazionale in inghilterra

Gli ultimi successi e le ultime evoluzioni pre MK2

Non resta che il Safari, dove la Ford utilizza per la prima volta il collegamento radio tra le vetture e un aereo, che anticipa gli interventi ai punti assistenza. Mikkola e la Ford sono ancora una volta i più veloci. Finalmente pronta la versione da gara della Escort RS col motore BDA bialbero 16 valvole Cosworth.  Debutta con Roger Clark al Circuito d’Irlanda 1970, spinta da un 1800 cc con monoblocco in ghisa. Omologata in Gruppo 2 nel 1971, deve attendere il 1972 per entrare nella squadra ufficiale, che continua a preferire la TC.

La Escort fu il primo modello di vettura Ford con il marchio RS, due lettere che in seguito divennero sinonimo di tutte le Ford da corsa fino a oggi: Sierra RS Cosworth, RS200, Focus RS WRC e Fiesta RS WRC. E per non tradire questa peculiarità nel 1972 la Escort MK1 RS raggiunge i 235 cavalli di potenza e inizia a mietere successi. Oltre al Safari Rally si aggiudica, lo Scottish Rally, il Rally Galles, il Manx Rally. Primeggia ancora al Giro del Belgio, mentre all’Honk Kong Rally nientepopodimenoche fa tripletta.

A fine stagione vince al RAC con Roger Clark e Tony Mason, per la prima volta con un motore monoblocco in alluminio e alimentazione a iniezione Lucas, realizzato da Brian Hart. Nel 1973 e nel 1974 la Escort RS continua ad arricchire il proprio palmares sportivo (Scozia 1973 con dieci Ford Escort RS nella top ten, Nuova Zelanda 1973, 1000 Laghi 1973, 1000 Laghi 1974), mentre tecnicamente viene migliorata ulteriormente attraverso l’adozione del cambio ZF a cinque marce, differenziale a slittamento limitato, freni a disco sulle quattro ruote. Ma ormai siamo a gli sgoccioli. Ormai è arrivato il momento di pensare alla Ford Escort MK2.

Ma non dimentichiamo che era nata come tranquilla auto di famiglia, a trazione posteriore. Si cominciò col cambio manuale a sole quattro marce e con la trasmissione automatica a tre velocità, le sospensioni anteriore a montanti a schema MacPherson e un semplice assale montato su molle a balestra, per arrivare a voler vincere tutto quello che c’era da vincere. Una razzia di titoli e successi che rende la Escort MK1 una vettura leggendaria nella storia dei rally.

Oltre alla RS1600, nelle gare in pista, la Escort Mark 1 è stata anche potenziata con un motore Cosworth BDB da 1701 cc più grande nel 1972 e poi con un BDC ad iniezione. L’aggiornamento finale è stato il modello RS2000 con motore 2000 cc Pinto (OHC), che ha anche accumulato un certo numero di vittorie nei rally e non solo. La Escort MK1 ha avuto successo nel British Saloon Car Championship. Allan Mann Racing, che era il team ufficiale di Ford, corse con la Escort Twin Cam in BSCC nel 1968 e nel 1969 e l’australiano Frank Gardner divenne il campione del 1968.


WRC: il Rally d’Italia da Sanremo all’Isola dei 4 Mori

Il Rally d’Italia si è disputatoper decenni nella Città dei Fiori. Fatta eccezione per la stagione 1995, l’evento è stato parte del calendario sportivo del FIA WRC dalla stagione 1973 fino al 2003. Nato dalla fusione del Rally di Sanremo con il Rallye del Sestriere, l’avventura della competizione matuziana inizia nel 1928.

La storia del Rally d’Italia è indissolubilmente legata a quella del Rally Sanremo, almeno dal 1973, anno di istituzione del Campionato del Mondo Rally, e in realtà dal 1970, anno in cui entrò nella neonata FIA Cup Rally Drivers (all’epoca come Sanremo-Sestriere Rally d’Italia). Forse sarebbe ancor più corretto di che il Rally Sanremo è stato sia i rally sia il Mondiale Rally, almeno in Italia, sin dalla prima edizione. Ragion per cui è poi diventata naturalmente la più importante gara italiana acquisendo la validità per il Campionato del Mondo Rally.

Si disputa da sempre nella Città dei Fiori. Fatta eccezione per la stagione 1995, l’evento è stato parte del calendario sportivo del FIA WRC dalla stagione 1973 fino al 2003. Ha anche fatto parte del calendario dell’Intercontinental Rally Challenge e del Campionato Italiano Rally. Il primo Rally Internazionale di Sanremo è stato organizzato nel 1928. L’anno successivo, nel 1929, l’evento è stato dato in mano a nuovi organizzatori. Il primo Circuito automobilistico di Sanremo, si è svolto nel 1937 ed è stato vinto da Achille Varzi. Poi calerà il silenzio per qualche decennio. Il Rally di Sanremo viene riesumato nel 1961 come Rally dei Fiori.

Dal 1970 al 1972, la gara ha fatto parte del Campionato del Mondo Costruttori. Dal 1972 al 2003, la manifestazione è stata nel calendario del Campionato del Mondo Rally, ad eccezione per il 1995, quando l’evento era valido solo per il Campionato del Mondo 2 Litri e Costruttori. Nato, come detto, dalla fusione del Rally di Sanremo con il Rallye del Sestriere, dopo la validità nelle stagioni 1970 e 1971 per il Campionato Internazionale Costruttori, dal 1972 il titolo di Rally d’Italia fu assegnato al Rally di Sanremo fino al 2003 e, a partire dal 2004, è appannaggio del Rally di Sardegna organizzato per la prima volta direttamente da Aci Sport e da Pasquale Lattuneddu, all’epoca braccio destro di Bernie Ecclestone.

La prima edizione del Rally Italia-Sardinia, questo era il nome all’origine, si disputò sugli sterrati galluresi e nuoresi nell’ottobre 2004 e al primo anno ebbe subito un grande successo sia di pubblico che di critica. La gara fu vinta dal norvegese Petter Solberg su una Subaru Impreza WRC. Ci fu anche la diretta televisiva di una prova denominata Lovria Avra corsa in una cava di granito che catturò consensi sia tra i piloti che tra gli organizzatori. L’edizione del 2005 si svolse a maggio e vide l’affermazione del campione francese Sebastien Loeb, su Citroen Xsara WRC. Il “Cannibale” francese si aggiudicò anche l’edizione 2006 con la Citroen Xsara WRC del team Kronos Racing.

Nella storia del WRC, la manifestazione matuziana è entrata al centro delle polemiche nel 1986, dopo che la FIA squalificò la squadra Peugeot alla fine del terzo giorno per l’utilizzo delle minigonne irregolari, consegnando la vittoria alla Lancia. La Peugeot sostenne di aver utilizzato la stessa configurazione delle precedenti manifestazioni e passò le verifiche senza problemi. Peugeot presentò ricorso, ma gli organizzatori non hanno permesso al team di proseguire il rally. La FIA ha confermato, dopo l’esclusione, che le automobili Peugeot erano regolari, e ha deciso di annullare i risultati di tutta la manifestazione.

Andreas Mikkelsen al Rally Italia Sardegna 2016
Andreas Mikkelsen al Rally Italia Sardegna 2016

Nel 2004 il Rally d’Italia si trasferisce ad Olbia

Il mitico Rally di Sanremo, ideato dal vulcanico Adolfo Rava e i fratelli Sergio e Silvio Maiga, era organizzato su fondo misto terra-asfalto, ma a partire dal 1997 la gara è stata spostata interamente su asfalto. Dopo essere usciti dal calendario del WRC, il Rally di Sanremo è entrato a far parte del Campionato Italiano Rally. Dal 2006 è stata anche valida per l’Intercontinental Rally Challenge, mentre dal 2004 il Rally d’Italia si svolge in Sardegna. La prima edizione del Rally Italia-Sardinia si disputò sui bellissimi sterrati galluresi e nuoresi nell’ottobre 2004. La gara fu pesantemente criticata e per l’assenza di pubblico sulla prove speciali, che poi ancora oggi questo è l’unico problema del rally iridato sull’Isola.

Quell’anno, la gara fu vinta dal norvegese Petter Solberg su una Subaru Impreza WRC. L’edizione del 2005 si svolse a maggio e vide l’affermazione del francese Sébastien Loeb su Citroen Xsara; lo stesso Loeb si aggiudicò l’edizione 2006 a bordo di una Citroen del team Kronos. L’edizione 2007, svoltasi dal 17 al 20 maggio, ha visto la partecipazione di 85 equipaggi di cui 11 sardi. La vittoria è andata al finlandese Marcus Gronholm su Ford Focus WRC che ha preceduto il compagno di team Mikko Hirvonen, mentre sul terzo gradino del podio è salito Daniel Sordo su Citroen C4.

Amaro e clamoroso il ritiro del campione del mondo Sébastien Loeb, che durante la prova speciale numero 13 di San Giacomo è uscito di strada e dopo 3 km è stato costretto al ritiro, lasciando così il primato nel Mondiale e la vittoria al finlandese Gronholm, anche se a fine stagione sarà ancora il francese a trionfare nel Mondiale. L’edizione 2008 ha visto nuovamente trionfare Sébastien Loeb con la Citroen C4 WRC, davanti ai piloti Ford Mikko Hirvonen, Jari-Matti Latvala e Gigi Galli. Dietro Daniel Sordo, Chris Atkinson, Henning Solberg e Urmo Aava. Nel 2010 per il criterio di rotazione delle gare, il Rally di Sardegna non rientra nel calendario ma viene comunque corso per un campionato minore.

Nel 2011 la corsa rientra tra le dodici previste per il Mondiale Rally e, dopo che inizialmente era stato previsto dall’Aci che la prova italiana del Mondiale si sarebbe dovuta svolgere in Sicilia, anche nel 2012 la gara viene organizzata in Sardegna, dove ormai si è stabilizzata e confermata fino al 2022, anche se periodicamente si sente parlare di un ritorno della manifestazione sulla terraferma, tra Toscana e Lazio.

E il Rally di Sanremo? Dal 2005, dopo anni di scelte discutibili, a Sanremo viene reintrodotta la prova speciale della Ronde di Monte Bignone, che era stata sospesa nel 1985 per ragioni legate alla sicurezza del pubblico. Certamente uno dei tratti cronometrati più affascinanti della storia del rallismo italiano. Con i suoi 44 chilometri è uno dei più lunghi al mondo.

La Hyundai i20 WRC di Dani Sordo al Rally Italia Sardegna
La Hyundai i20 WRC di Dani Sordo al Rally Italia Sardegna

La prova si svolge di notte e tocca i comuni di Perinaldo, Apricale, Bajardo e le frazioni di Sanremo Coldirodi e San Romolo. Nel 2009, Sergio Maiga, presidente dell’Ac Sanremo e fratello dell’ex copilota di Sandro Munari e anch’egli copilota negli anni Settanta, ha progettato un’edizione con due tappe in Liguria e una in Toscana. Il progetto, però, è rimasto su carta e non si è mai concretizzato.

Il Rally di Sanremo, in tanti anni di storia che l’hanno reso famoso in tutto il mondo, vide i più importanti piloti della storia del Mondiale Rally ”firmare” l’albo d’oro. E altrettanti ne consacrò. Da Franco Patria sulla Lancia Flavia Coupè a Erik Carlsson sulla SAAB 96 Sport, da Leo Cella sulla Lancia Fulvia 2C a Pauli Toivonen con la Porsche 911, da Harry Kallstrom su Lancia Fulvia HF a Jean-Luc Thérier su Alpine Renault A110 1600, da Ove Andersson su Alpine-Renault A110 1600 ad Amilcare Ballestrieri su Lancia Fulvia 1.6 Coupé HF.

Senza dimenticare gli anni di Sandro Munari su Lancia Stratos HF, Bjorn Waldegaard su Lancia Stratos HF, Jean-Claude Andruet su Fiat 131 Abarth, Markku Alen su Lancia Stratos HF, Tony Fassina su Lancia Stratos HF, Walter Rohrl su Fiat 131 Abarth (quando Fiat conquistò il Mondiale Marche), Michèle Mouton su Audi Quattro, Stig Blomqvist su Audi Quattro, Ari Vatanen su Peugeot 205 Turbo 16, Miki Biasion su Lancia Delta HF 4WD, Didier Auriol su Lancia Delta Integrale 16V.

E ancora: Andrea Aghini su Lancia Delta HF Integrale, Franco Cunico su Ford Escort RS Cosworth, Piero Liatti su Subaru Impreza 555, Colin McRae su Subaru Impreza 555, Tommi Makinen su Mitsubishi Lancer Evo 5, Tommi Makinen su Mitsubishi Lancer Evo 6, Gilles Panizzi su Peugeot 206 WRC, Sébastien Loeb su Citroen Xsara WRC.

Tratto da 100 anni di Storie di Rally 1 – Marco Cariati