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Rally Nuova Zelanda 1977: Bacchelli piega Vatanen

Fulvio Bacchelli e Francesco Rossetti avevano corso un grosso rischio durante la notte della quarta ed ultima tappa del Rally Nuova Zelanda 1977 quando si erano trovati la strada improvvisamente sbarrata da un cancello chiuso e un grosso palo di ferro gli era finito di trasverso nell’auto, sfiorando le loro teste.

Al termine dalla quarta e penultima tappa del Rally Nuova Zelanda 1977, Radio New Zeland Rally, valido quale quinta prova del Campionato del Mondo Rally, Fulvio Bacchelli, Francesco Rossetti e la Fiat 131 Abarth Rally sono sempre in testa alla classifica con oltre otto minuti di vantaggio sul compagno di squadra Simo Lampinen.

Alle spalle dei due piloti Fiat si è inserito il finlandese della Ford, Ari Vatanen, che nelle ultime quattro prove speciali dell’ultima tappa è riuscito a ridurre a soli nove minuti e mezzo il suo distacco da Bacchelli.

Quarto, a mezzo minuto da Ari Vatanen c’è Markku Alen che continua a gareggiare sub-judice in attesa che le autorità sportive locali decidano se confermargli o meno la penalizzazione inflitta al termine della prima tappa (perché è stato pizzicato dal teleradar ai 160 chilometri orari dove il limite consentito era di 60 all’ora).

Dietro c’è il vuoto (o quasi), in quanto al quinto e sesto posto si trovano i neozelandesi Millen e Woolf (su Mazda), rispettivamente a 41 e 102 minuti da Bacchelli. Nella quarta tappa di quel Rally Nuova Zelanda 1977 Vatanen ha vinto otto delle undici prove speciali ed ha approfittato di un incidente occorso a Bacchelli.

Nell’ultima prova di velocità, il triestino non è riuscito a mantenere il controllo della vettura, che è finita su un mucchio di terra, proprio sul bordo estremo di una tortuosa strada nella foresta di Kaingarda, abitualmente utilizzata all’epoca soltanto da grandi camion che trasportano tronchi di alberi.

Con le ruote sollevate dal livello strada, la 131 Abarth non riusciva a muoversi più e per spostarla e riportala in strada Bacchelli e il suo navigatore Rossetti hanno dovuto attendere l’arrivo degli altri due equipaggi Fiat. Questo incidente ha fatto perdere cinque minuti al “nostro”, due ad Alen ed uno a Lampinen.

Bacchelli e Rossetti avevano corso un grosso rischio durante la notte della quarta ed ultima tappa del Rally Nuova Zelanda 1977 quando si erano trovati la strada improvvisamente sbarrata da un cancello chiuso e un grosso palo di ferro gli era finito di trasverso nell’auto, sfiorando le loro teste.

La quinta ed ultima tappa: 1.270 chilometri di rally

Con quattro equipaggi raccolti in un fazzoletto di soli dieci minuti, la gara rimanda il verdetto all’indomani, quando è prevista la quinta e ultima tappa (1.270 chilometri), porterà i quaranta concorrenti rimasti in gara (erano cento le vetture al via, quindi sessanta ritirati in quattro giorni) da Rotorua ad Auckland, la più grande e importante città neozelandese.

In pratica, altre trenta ore continue di gara (con due sole interruzioni di un paio d’ore ciascuna) per affrontare altre ventisei prove speciali per un totale di 720 chilometri. Fino a questo momento la Fiat l’ha fatta da padrone. Bacchelli-Rossetti guidano la classifica e dietro c’è Vatanen. Tutto lascia presagire una vittoria italiana, ma una nube minacciosa si addensa sulla squadra Fiat dopo 3.700 chilometri di gara, di cui circa 2.000 di prove speciali.

La vettura di Bacchelli ha la pressione dell’olio quasi a zero e il rombo del motore non è fluido. Mancano ancora 250 chilometri e quaranta prove speciali. Saranno sufficienti quei 2’28 di vantaggio sul finlandese furioso che si fa vedere quasi negli specchietti? Il resto è cronaca di sbagli di percorso nella corta prova speciale (2 chilometri) allestita in una cava per il pubblico, di un motore che viene a mancare in curva provocando un testacoda e di un fine prova che vede Vatanen a 1’15.

La pressione del sangue in squadra sale. Ninni Russo segue la gara da un monomotore e Bartoletti, il medico del team italiano, si mette a distribuire tranquillanti come caramelle. Silecchia tranquillizza i piloti, mentre la pressione, questa volta dell’olio scende a zero.

Fortunatamente, sull’ultima prova, fila tutto liscio grazie ad un intervento ai limiti dell’impossibile da parte della squadra Fiat. La Fiat 131 Abarth Rally numero 1 vola. Ari Vatanen deve accontentarsi del secondo posto assoluto. Terzo termina Markku Alen e quarto Simo Lampinen, che si sono sempre tenuti nelle posizioni di rincalzo per ordini di squadra.

Tratto da 100 anni di Storie di Rally 1 – Marco Cariati

Giorgio Pianta salvò la Lancia in Polonia il 3 agosto 1964

Il Jolly Club inviò tre Alfa Romeo Giulia TI Super con gli equipaggi Cavallari-Ossola, Ferrarin-Zoja e Stefani-Lombardini. L’obbligo era arrivare, fare un bel risultato, cercare di eliminare la tensione, prendere un po’ di respiro e andare avanti. Non certo facile. Ma per Giorgio Pianta nulla sembrava impossibile.

La Lancia era sotto shock. Il 25 luglio 1964 a Spa, alla 24 ore, aveva perduto uno dei suoi piloti simbolo, Piero Frescobaldi. Cinque giorni dopo era in programma il Rally di Polonia, prova valida per il Campionato Europeo, ma soprattutto era il Trofeo delle Nazioni l’obiettivo principale della Casa torinese.

Fino all’ultimo la partecipazione rimase incerta per il gravissimo lutto gravissimo. Per tentare di conquistare il prestigioso trofeo l’HF squadra corse iscrisse alla gara tre Flavia coupé per Pianta-Poltronieri, Genta-Motta e per le dame Ada Pace-Diana Bulfoni. In classifica l’Italia – dopo il Montecarlo e il rally Sole di Mezzanotte – era seconda con dieci punti, alla pari con la Svezia.

Il Jolly Club inviò tre Alfa Romeo Giulia TI Super con gli equipaggi Cavallari-Ossola, Ferrarin-Zoja e Stefani-Lombardini. Due squadroni veri e propri che dovevano però vedersela con le due Saab ufficiali di Erk Carlsson e della moglie Pat Moss e soprattutto con lo specialista locale Zasada, con la consorte, su una piccola Steyer Puch 700. Una gara che per la Lancia valeva molto. Se fosse andata male avrebbe anche potuto significare lo stop. Una situazione psicologica molto difficile per l’intera squadra.

L’obbligo era arrivare, fare un bel risultato, cercare di eliminare la tensione, prendere un po’ di respiro e andare avanti. Non certo facile. Tutti e sei gli equipaggi italiani erano scattati da Varsavia per ricongiungersi a Cracovia con gli altri iscritti – 68 in totale – partiti da Belgrado, Berlino, Copenhagen e Norimberga, nello schema caro al Montecarlo. Più di mille chilometri di trasferimento, lungo, soporifero, ma senza difficoltà.

Il percorso comune, 2400 km nelle regioni dei Carpazi, Sudeti e Bassa Slesia, sarebbero stati un’altra cosa. Per le caratteristiche delle strade, strette e per la media imposta, in qualche caso superiore agli 80 km all’ora. Senza aver provato nemmeno un metro i concorrenti si erano ben presto resi conto che le carte geografiche fornite dall’organizzazione, non evidenziavano con precisione l’itinerario.

Il rally prevedeva due prove di velocità in circuito, due corse in salita e 14 prove speciali. All’aeroporto di Cracovia, nelle prove in pista, il più veloce era stato Luciano Lombardini, in coppia con Stefani sulla Giulia TI Super. Un’ottimo inizio per gli italiani che riuscirono a prevalere su Saab e Volvo.

Ancora Lombardini davanti a tutti nella salita di Ojcov. Giorgio Pianta, 29 anni, da circa un anno nel giro Lancia, dopo numerosi successi nelle corse di velocità, si sentì investito di una grossa responsabilità. Aveva accanto Mario Poltronieri, non ancora famoso giornalista televisivo, pilota di spessore con le Abarth da record.

Giorgio, milanese, classe 1935, iniziò a gareggiare nel 1957. Aveva i motori nel sangue. Regolarità, rally, salita, pista, correva con tutto. Di famiglia benestante, il padre era proprietario di un’azienda tessile, iniziò a correre con gli pseudonimi Fuchs e George Von Baum, cioè Giorgio Pianta in tedesco. Una vera e propria mania per la Germania. Studio, lavoro nell’azienda paterna e corse quando e dove capitava. Fiat Abarth 695, Giulietta TI. Alla Coppa Carri, a Monza, giùnse secondo con un’Abarth 1000 della scuderia Sant’Ambreus.

Lo vide correre Sandro Fiorio, lo avvicinò e gli propose di gareggiare per l’HF Squadra Corse, la nuova formazione. Flavia coupé nei rally, Flaminia nelle gare di velocità. Era il 1963. Per Pianta l’inizio di una carriera straordinaria, senza fine, al volante di ogni tipo di macchina. Trazione anteriore, posteriore, Turismo, Gran Turismo, Sport, Formula, ruote coperte o scoperte, tutto il possibile. Dopo gli exploit iniziali, la situazione al rally di Polonia si evolveva in maniera negativa per i colori italiani.

Nella seconda tappa si ritiravano, uno dopo l’altro, gli equipaggi dell’Alfa Romeo. Anche due delle Lancia, quella condotta da Ada Pace, pilotessa all’epoca molto famosa per i successi ottenuti nelle gare di velocità, e quella di Genta, furono costrette a fermarsi per incidenti. Tra i favoriti alzò bandiera bianca anche Tom Trana con la Saab. Restò in gara soltanto Giorgio Pianta. Piazzato tra i primi dieci in classifica, molto bene, stava andando fortissimo.

Per riposarsi un po’, in un tratto, passò la guida a Poltronieri. Mario era uno spasso quando guidava nei trasferimenti: raccontava barzellette oppure si metteva a cantare. Ma quel giorno, in una destra-sinistra, perse il controllo della pesante Flavia numero 97. Risultato: la macchina cappottò e finì fuoristrada. Grazie ad alcuni spettatori l’auto venne rimessa sulle quattro ruote.

I danni erano evidenti, parabrezza in mille pezzi e tetto della vettura schiacciato. Fortunatamente la meccanica non aveva subito danni. Poltronieri, rimasto ferito nell’incidente, anche se non in maniera grave, non era però nelle condizioni di continuare. All’assistenza Lancia il momento venne vissuto con grande tensione. Il ritiro avrebbe voluto dire mettere in discussione perfino l’intera attività sportiva della Casa. Appena iniziata.

Attimi senza fine. Poi la decisione clamorosa: un meccanico avrebbe preso il posto di Mario. L’azione si svolse di gran velocità. Indossò la tuta di Poltronieri e Giorgio, furibondo per l’inconveniente, diede di gas. Mancavano ancora centinaia di chilometri all’arrivo. Non era finita. Il rally per Pianta si fece ancora più duro quando iniziò a piovere. Un temporale violento, sembrava che il cielo si accanisse con quella macchina priva del vetro anteriore.

Pianta, come in un film, guidò al massimo nonostante gli scrosci d’acqua in pieno viso. Il tormento durò 18 ore. Non mollò. A Cracovia venne accolto dagli applausi. Finì ottavo assoluto, primo assoluto nel Turismo di serie. Un risultato eccezionale, ripreso dai giornali. Perfino il Corriere della Sera pubblicò la notizia dell’incredibile avventura della coppia Giorgio Pianta- Mario Poltronieri. In classifica il nome del giornalista rimase nonostante la disavventura e il cambio in corsa. Nessuno si accorse.

La vittoria andò a Zasada, un altro pilota che fece strada, tanta strada. Nella piazza della città polacca, Sobieslaw festeggiò, assieme alla moglie, il grande successo in patria. Al secondo e terzo posto le Saab di Erik Carlsson, in coppia con Palm e Pat Moss Carlsson, con Nystrom alla sua destra. Quel risultato in Polonia salvò la Lancia. Per Giorgio Pianta fu l’inizio di una carriera straordinaria. Come pilota e come collaudatore. Anzi il principe dei collaudatori.

La sua sensibilità tecnica fece scuola e contribuì, in maniera determinante, a portare a Torino gli allori più prestigiosi. Non c’è stata macchina con la quale Pianta non abbia gareggiato, non c’è stata strada o pista che non lo abbia visto protagonista. Perfino un’escursione in Formula Aurora, in pratica una F1, a Nogaro, Francia, nel 1979. Con la Williams FW6 finì quinto. Successi anche come dirigente, a capo dell’attività sportiva del Gruppo Fiat, Lancia e Alfa Romeo. Corse, muretto, scrivania. Tutto.

Tratto da ‘Sotto il Segno dei Rally 1 – Giorgio Nada Editore

Luciano Trombotto a modo nostro: aneddoti by Ephedis

Luciano Trombotto – Lucky Rombo è un volume in cui aneddoti e ricordi vengono raccontati dagli amici di Luciano: storie di prima mano.

Gli auguri e le testimonianze raccolte in occasione dell’ottantesimo compleanno in un originale libro-dedica dal titolo “Luciano Trombotto – Lucky Rombo”, che gli innumerevoli amici ed ex colleghi hanno voluto omaggiare al pilota sanremese per i suoi ottant’anni.

Gli amici sono Luca Pazielli, Gianfranco Silecchia, Renato Ronco, Daniele Audetto, Carlo Cavicchi, Gian dell’Erba, Sergio Barbasio, Leo Pittoni, Maurizio Enrico, Francesco Bossola, Luca Cordero di Montezemolo, Michele Fenu, Piero Sodano, Ettore Tesio, Andrea e Paola Paganelli, Ninni Russo, Sandro Munari, Amilcare Ballestrieri, Bepi Zanchetti, Emanuele Sanfront, Bobo Cambiaghi, Gianfranco Capra, Maurizio Verini e Pier Giovanni Trossero. Tutti a raccontare Luciano Trombotto secondo loro.

A metà febbraio del 2016, Sotto la regia di Gianfranco Silecchia, uno dei direttori sportivi della squadra rally Fiat, da anni detto il “Governatore della Repubblica di Pinerolo”, e di Luca Pazielli, autore per anni con Renato Ronco, dei reportage sui rally sulle frequenze di TeleMontecarlo, il mondo dei rally degli anni Settanta si è ritrovato nelle solenni ed austere sale del Circolo Sociale per spegnere le Ottanta candeline sulla torta dedicata a Luciano Trombotto uno dei più autorevoli interpreti dei rally di quegli anni al volante dello spider Fiat 124.

Nessuno ha voluto mancare all’appuntamento. Gli anni passano, le fisionomie mutano ma è stato uno spettacolo vedere come si riconoscevano a prima vista eppure per molti , tanti davvero, era un’occasione che mancava da oltre trenta anni. C’erano proprio tutti: oltre a Silecchia e a Daniele Audetto, c’era Amilcare Ballestrieri, i fratelli Sergio e Silvio Maiga, Mauro Pregliasco, poi Maurizio Verini, Alcide Paganelli, Ninni Russo, Bobo Cambiaghi ed Emanuele Sanfront, Maurizio Ambrogetti, Francesco Bossola, Sandro Munari, Rossetti, Fulvio Bacchelli.

E poi ancora Maurizio Enrico, Ettore Tesio, Bepi Zanchetti, Riccardo Gatti, Mario Ferrero, Giorgio Vergnano, Tony Carello, Donatella Tominz, Pino Ceccato, Gianfranco Capra, Rudy Dalpozzo, Federico Ormezzano, Tony Fassina, Lucky Battistolli, Elio Doria, in rappresentanza di tutti i meccanici, Ariella Mannucci, che a questi appuntamenti non manca mai, Carlo Cavicchi, Michele Fenu, Fabrizio De Checchi.

Questo il contesto che ha svelato il libro edito dalla Ephedis di Paolo Borgogno: Luciano trombotto – Lucky Rombo, ormai praticamente introvabile, sia sul mercato dei libri nuovi sia su quello dei libri usati. Luciano Trombotto il meglio lo ha dato al volante ma era un personaggio eclettico basti pensare che la sua passione era la musica.

Cantava suonando la chitarra con il complesso, sempre pinerolese, “Santiano” e così era un grande animatore delle notti al Sestriere e durante il giorno delle piste di sci. Proprio una sera incontrò nella località sciistica, regno della famiglia Agnelli, l’Avvocato, Vittorio Gassman e il regista Luciano Salce. Fu innamoramento a prima vista… Trombotto si trovò catapultato nel cast del film “Slalom” come controfigura sciistica di Gassman.

Racconti di Luciano Trombotto, alias Lucky Rombo

Racconta Emanuele Sanfront, copilota di Bobo Cambiaghi e giornalista a Quattroruote: “Quell’edizione del Rally Monte-Carlo 1976 fu per me particolare. Avrei dovuto partecipare a fianco di Bobo Cambiaghi chiamato a sostituire Fulvio Bacchelli, ammalatosi pochi giorni prima del via. Però, il regolamento non permetteva di sostituire entrambi i componenti l’equipaggio. A Bobo, sulla Fiat 124 Abarth numero 5, fu affiancato Bruno Scabini, il navigatore di Fulvio e a me non rimase che il ruolo di “ricognitore” come già molte altre volte. Questa, con Luciano Trombotto ex pilota ufficiale Fiat”.

“Luciano capì il mio sconforto e, appena lasciato Monte-Carlo, lungo la salita verso la Turbie, mi rincuorò facendomi capire l’importanza del lavoro che stavamo per intraprendere. Così, in piena notte, per controllare se le note di Bobo fossero precise, stabilì di affrontare con decisione una prova speciale molto innevata. La salita e discesa di un colle. Luciano dimostrò subito di non aver perso lo smalto andando come un fulmine”.

“Io mi concentrai al massimo quasi fossimo in gara riuscendo a dare la giusta cadenza alle note. Poi dopo un dosso, nella lunga e ripida discesa verso fine prova, Luciano diede un’ulteriore dimostrazione di come guida un campione facendo scodinzolare il muletto Fiat 124 Abarth e danzando da una curva all’altra. Spettacolo! Grazie Luciano per aver saputo mitigare la mia delusione e per le emozioni che mi hai consentito di vivere. Fiero della tua amicizia e… ciao Bobo, ciao Bruno!”.

Trombotto iniziò la sua carriera corsaiola con degli amici, tra i quali Silecchia, nelle gimkane. Insieme fondarono la Pinerolo Corse con Gino Macaluso e Luca Cordero di Montezemolo. In quei tempi si disputavano i primi rally che andarono ad affiancare le gare di regolarità.

Non esistevano ancora classifiche di merito, nessuno sapeva in realtà chi fosse il più forte della nuova disciplina. Nel 1969, la Pinerolo Corse venne affiancata dalla Tre Gazzelle che era in fondo la Fiat ufficiale. Il suo debutto in gara avvenne con la moglie nell’autosciatoria su Fiat 850 Coupé e replicò al Monti Savonesi con un quinto posto assoluto. Poi, al Rally di Sardegna su Fiat 124 Berlina, che era la macchina da lavoro. Unici rinforzi: protezione per la coppa dell’olio e quattro gomme MS.

Quando lo incontravi, in situazioni ufficiali, amava raccontare un aneddoto in particolare: “Al Rally Medio Adriatico me la giocavo con Amilcare Ballestrieri per il successo quando, finita una prova speciale, all’inizio di un trasferimento Ballestrieri si sbraccia e mi fa capire che è rimasto senza benzina”.

“Io torno in senso inverso e avverto la direzione gara. Alla fine, vince Amilcare e io arrivo secondo. Avrei potuto vincere, ma per me la solidarietà fu un gesto naturale. Un giornale mi defini “Cavaliere Bianco” che era un bel titolo, ma ho sempre pensato che fosse una presa in giro. Amilcare era davvero senza benzina, non facemmo nessuna furbata”. Questi aneddotti e molti altri inediti sono raccolti nel libro Luciano Trombotto – Lucky Rombo.

Libri su Storie di Rally

la scheda

LUCIANO TROMBOTTO: LUCKY ROMBO

Autori: Autori Vari

Copertina: rigida

Pagine: 36

Immagini: a colori e in bianco e nero

Formato: 24 x 21 centimetri

Editore: Ephedis

Prezzo: 50 euro

Peso: 200 grammi

ISBN: 978-2-9546389-4-2

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