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Walter Rohrl, campione del mondo e Rallysta del Millennio

Il più grande pilota di rally di tutti i tempi. Amatissimo in Italia per i suoi successi su Fiat 131 Abarth e Lancia Rally 037. Il suo nome evoca traversi spettacolari, controlli al limite dell’incredibile e auto dalle livree scolpite nel cuore. Tante storie e aneddoti che hanno creato intorno al tedesco un alone leggendario.

Campione del mondo e Rallysta del Millennio, dopo essere stato votato Rallysta del Secolo, Walter Rohrl è una delle più grandi Leggende del motorsport con i suoi risultati straordinari nei rally e anche nelle corse su circuito. Il suo periodo d’oro è negli anni Settanta e Ottanta, quando segna quattordici vittorie nel Campionato del Mondo Rally e diviene due volte campione del mondo, nel 1980 con la Fiat e nel 1982 con la Opel.

È stato anche vice-campione nel 1983 con Lancia e terzo nel Mondiale Rally 1985 con l’Audi. Nella sua carriera agonistica, Walter Rohrl centra una vittoria di classe alla 24 Ore di Le Mans del 1981 su una Porsche 944 e vince in molte competizioni importanti come DTM, Campionato del Mondo Sportscar, Imsa GTO Championship o Trans-Am.

E anche se sul finire della sua carriera, dal 1988 al 1992, ha lavorato per l’Audi come test driver e, occasionalmente, ha partecipato a gare di TransAm (due vittorie), Imsa Gto (solo la vittoria della gara in cui ha partecipato) e Dtm (una vittoria), per quei pochi decenni che bazzico i rally sono certo che nell’Olimpo dei rallysti c’è sicuramente un posto per Walter Röhrl. Un posto molto in alto.

Originario di Ratisbona, in Germania, dove nasce il 7 marzo del 1947, Rohrl è uno dei più grandi piloti di rally di tutti i tempi. Cresce a sud, nella povertà in cui è piombato il suo Paese a causa di Adolf Hitler e della Seconda Guerra, ai confini di Lappersdorf, Zeitlarn, Wenzenbach, Tegernheim, Barbing, Neutraubling, Obertraubling, Pentling, Sinzing e Pettendorf, tutte nel circondario della sua città, posta nella parte centrale della Baviera (sud est della Germania), nell’alto corso del Danubio presso la confluenza con l’affluente Regen, a breve distanza dai rilievi della Selva Bavarese e della Selva Boema a est e del Giura francone a nordovest.

Il clima di Ratisbona è temperato umido, caratterizzato da inverni piuttosto freddi ed estati tiepide. Non essendo interessato al motorsport, da giovane sceglie lo sci, disciplina in cui tra l’altro diviene un qualificato istruttore. A causa delle difficoltà economiche tipiche di quel periodo, il giovane Walter inizia a lavorare molto presto e diviene autista del direttore di una società che rappresenta il vescovo di Ratisbona (non è vero, come si suppone, che fu autista del vescovo).

Percorre quasi cento e cinquantamila chilometri all’anno, diventando rapidamente un autista molto competente e un pilota promettente. Non a caso viene invitato a partecipare a un rally nel 1968. Cinque anni dopo, fa il suo debutto nel WRC con il team di Imscher Tuning, alla guida di una Opel Commodore GSE e poi di una Ascona 1.9 SR. Durante le prime cinque stagioni della serie, Rohrl gareggia sporadicamente e senza successo. Nel 1977, passa dalla Opel alla Fiat 131 Abarth e quella si rivela una mossa che lo porta ad uno straordinario successo.

Il campione tedesco era uno specialista su tutti i terreni

Specialista su tutti i tipi di terreno, Walter Rohrl viene soprannominato “Re di Monte-Carlo” dopo le sue quattro vittorie in quel rally. Vince il suo primo titolo nel 1980 con la Fiat 131 Abarth Rally, mentre il secondo arriva due anni dopo su Opel Ascona. È il primo pilota che riesce ad aggiudicarsi due titoli mondiali. Ma andiamo con ordine. Passato a Fiat, segna due vittorie e conclude la stagione al sesto posto.

L’anno successivo non ha successo e chiude nono assoluto, ma nel 1980 riesce a vincere il suo primo titolo WRC. Si aggiudica quattro rally e due secondi posti, totalizzando 116 punti. Röhrl è famoso per il suo stile di guida molto pulito che gli permetteva di mantenere integre le vetture anche in rally massacranti come il Safari o l’Acropoli.

Uno stile di guida non innato ma acquisito col tempo: agli inizi era ben nota la sua guida spettacolare, ma con il passaggio alla nuova Fiat 131 Abarth Rally è costretto a modificare radicalmente il suo stile per ottenere il massimo da quella vettura. Questo cambiamento viene perfezionato con l’esperienza in pista dovuta al programma con la Lancia nel Mondiale Endurance.

Tra il 1979 e il 1980, Walter Rohrl era sì impegnato con la Fiat nel Mondiale Rally, ma gareggiava anche su pista con la Lancia Beta MonteCarlo Turbo Gruppo 5 vincendo due gare e contribuendo alla conquista del Mondiale Endurance Costruttori. Nel 1981, Walter si trasferisce in Porsche. Quell’anno ottiene il suo più grande successo nelle corse su circuito, una vittoria alla 24 Ore di Le Mans.

Nel suo debutto al Circuit de la Sarthe, Walter Rohrl condivide la Porsche 944 numero uno con Jurgen Barth. Finiscono settimi assoluti e vincono la classe GTP +3.0. Nei rally, Röhrl registra solo una partenza nel WRC nel 1981, ritirandosi al Rally di Sanremo con la 911 SC. In compenso, vince numerosi rally in Germania con la Porsche 924 Carrera GTS.

Nel 1982, il driver teutonico ritorna alla Opel Ascona

Nel 1982 ritorna alle gare internazionali al volante di una Opel Ascona 400, con il Rothmans Opel Rally Team. Trionfa in un Rally di Monte-Carlo asciutto, contro le sofisticate e favoritissime Audi a trazione integrale, e la sua regolarità, fatta a colpi di ottimi piazzamenti uniti alla vittoria al Rally della Costa d’Avorio e grazie anche alla quasi indistruttibilità della sua Opel, gli consente a fine stagione di essere Campione del Mondo Rally con una gara di anticipo.

Poco dopo aver vinto il Campionato del Mondo, viene licenziato perché si rifiuta di far parte dell’attività degli sponsor. È fermamente convinto che uno sportivo non è un attore e come non fumatore non vede alcun motivo per far parte di una campagna di marketing del tabacco. Nel 1983 entra nel Team Lancia Martini con la Lancia Rally 037 e si accorda con Fiorio per correre sei gare con lo scopo di ottenere il maggior numero possibile di punti iridati a favore della squadra.

Walter Rohrl vuole solo carta libera al Monte-Carlo, che vinse inesorabilmente. Alla fine della stagione conclude secondo, dietro al vincitore del titolo, Hannu Mikkola. Viene ingaggiato dal Team Audi nel 1984, vincendo subito a Monte-Carlo, la sua quarta vittoria nel rally del Principato, ma in quella stagione ha molti problemi di affidabilità e il titolo viene conquistato dal suo compagno di squadra Stig Blomqvist dopo una dura lotta contro Markku Alen.

La stagione 1985 vede il declino definitivo dell’Audi a favore della nuova Peugeot 205 Turbo 16, tuttavia Rohrl vince un rally, quello di Sanremo “stracciando” i diretti avversari con oltre sei minuti di vantaggio. In seguito all’abolizione del Gruppo B partecipa e vince la più famosa cronoscalata del mondo, la Pike’s Peak dove fa segnare il record del tracciato in 10’47”85 battuto poi l’anno successivo da Ari Vatanen per soli 0”63.

Le speciali doti che hanno permesso a Röhrl di essere un inimitabile pilota sono state l’autocontrollo, la tenacia e la capacità di spiegare ai suoi ingegneri le esatte reazioni della macchina così da risolverne i problemi.

Tante storie e aneddoti sul mitico Walter Rohrl

Sono tanti gli aneddoti che, ancora oggi, rimbalzano su ‘Radio Rally’. Come, ad esempio, a quel Rally Il Ciocco degli anni Settanta in cui Pinto parte primo con la Stratos, Pregliasco secondo sempre su Stratos e Röhrl terzo su Opel Kadett. Quindi due minuti dopo Pinto.

Dopo circa dieci chilometri li supera entrambi facendo valere le sue doti uniche di gareggiare in una PS totalmente avvolta nella nebbia. E come se non bastasse alla PS successiva Pinto si ferma e fa passare Röhrl per poterlo seguire per tagliare indenne il traguardo. Al Sanremo 1983, il tedesco vince trentanove prove speciali su un totale di quarantacinque, rompe il compressore, perde quindici minuti e arriva comunque secondo.

Walter Rohrl ha due fissazioni particolari: vincere il Rally di MonteCarlo il maggior numero di volte possibile e sfidare i migliori piloti del momento sulle loro stesse auto. E questo spiega il suo frequente passaggio da una scuderia all’altra. Di tutti i compagni di team con cui ha avuto a che fare, ritiene che Henri Toivonen (1982 con la Opel) sia stato “…l’unico capace di essere veloce quanto me, anche se si prendeva molti più rischi…”. Parole sue.

La vettura che più ha amato è stata la Lancia Rally 037 “…quella che si adattava di più al mio stile, era perfetta”. Anche queste parole sue. Si è ritirato dai rally professionistici alla fine del 1987, dopo aver collezionato quattordici vittorie iridate. Le più importanti vittorie nel Campionato del Mondo Rally firmate da Walter sono state, senza ombra di dubbio, le quattro al Monte-Carlo con quattro vetture diverse: Fiat 131 Abarth (1980), Opel Ascona 400 (1982), Lancia 037 Rally (1983) e Audi Quattro A2 (1984).

Walter Rohrl ha lavorato anche come test driver e uomo immagine della Porsche. Anche nel secondo decennio del Terzo Millennio ha partecipato a qualche rally per auto d’epoca. Nel 2001 è stato uomo immagine in una campagna pubblicitaria della Pirelli. Grazie al suo successo è stato eletto ‘Rallysta del Secolo’ in Italia, mentre in Francia è diventato il ‘Rallysta del Millennio’, votato da una giuria composta da oltre cento giornalisti di tutto il mondo. Dal 2011, il pilota tedesco è entrato nella Rally Hall of Fame. Una carriera da record per un pilota che ha saputo vivere la sua Leggenda.

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Storia di Mercedes nei rally: veloce in tutti sensi

La Casa tedesca ha vinto quasi tutto quello che c’era da vincere nel motorsport e per un certo periodo ha tentato di portare a casa – senza successo – anche il WRC.

La storia di Mercedes nei rally, a livello ufficiale, è stato un rapporto breve, ma intenso che non ha portato i risultati sperati. Due successi in Costa d’Avorio e poi un rapido addio. Mercedes puntò molto sui rally per pubblicizzare le proprie vetture, specialmente le versioni sportive, ma i risultati furono decisamente inferiori a quelle che erano le attese. E così saluto tutti, girando le spalle e chiudendo la porta.

Le prime Mercedes iniziano a correre nei rally verso la metà degli anni Cinquanta: il primo podio importante arriva nel 1955 grazie al tedesco Hanns Gerdum (terzo a MonteCarlo con una 220) mentre per il primo successo bisogna ringraziare l’olandese Hans Tak, primo nella gara locale Tulpenrallye con la 300 SL. La sportiva della Stella conquista anche il Rally Adriatico in Jugoslavia con il tedesco Werner Engel (che si laurea nello stesso anno campione europeo) e la Liegi-Roma-Liegi con il belga Olivier Gendebien.

Grandi successi per la mitica “ali di gabbiano” anche nel 1956: il teutonico Walter Schock diventa campione europeo grazie ai trionfi al Sestriere e all’Acropoli, il belga Willy Mairesse sale sul gradino più alto del podio della Liegi-Roma-Liegi e il portoghese Fernando Stock conquista il Rally Iberico. L’ultimo risultato importante per la 300 SL risale al 1959 con il portoghese José Luís Abreu Valente primo al Rally Estoril.

Gli anni Sessanta della Mercedes nei rally si aprono con Schock-Moll, campione europeo, al volante della 220 SE (con vittorie a MonteCarlo, all’Acropoli e in Polonia). L’anno seguente segnaliamo i trionfi del tedesco Eugen Böhringer in Polonia e del finlandese Rauno Aaltonen al 1000 Laghi. Böhringer diventa campione europeo rally nel 1962 (primo all’Acropoli, in Polonia e alla Liegi-Roma-Liegi) e l’anno seguente sale sul gradino più alto del podio all’Acropoli con la 300 SE. Nello stesso anno il tedesco Dieter Glemser vince in Polonia con la 220 SE.

Prima della fine degli anni Settanta, dunque, già esisteva una più o meno lunga serie di partecipazioni e successi di vetture Mercedes, guidate da equipaggi privati o semi privati, ad altri rally. Numerose versioni della 220 SE, della 300 SE e della 300 SEL sono state impiegate per competizioni negli anni Sessanta. Tra queste si ricorderà, ai Rally Montecarlo e Acropoli del 1960, il primo posto di Schock-Moll, su 220 SE. Sempre loro due, con la stessa vettura, si piazzarono terzi al Rally dei Tulipani di quello stesso anno.

La presenza ufficiale del Costruttore in gare come rally raid, prima della decisione di provare a disputare il Mondiale Rally, va segnalata nel 1977 alla massacrante Londra-Sidney, dove la filiale inglese della Casa tedesca decide di partecipare con l’ingombrante 280 E, affidata all’esperto Andrew Cowan che, un po’ a sorpresa, vinse. Sull’onda di questo successo la Mercedes decise di proseguire. Ma la parola fine era stata già scritta.

Vi furono anche altre partecipazioni della W123 ad altre competizioni, per esempio il Safari Rally del 1978 e del 1979. In questa seconda edizione, la W123 non arrivò oltre l’undicesimo posto con il pilota Joginder Singh. Limitatamente alla seconda metà degli anni Settanta furono approntati alcuni esemplari di Mercedes-Benz W123 con carrozzeria berlina e coupè, oltre che della 280 E, destinati all’impiego in alcune corse su strada. Questi esemplari montavano tutti il propulsore di 2.800 centimetri cubici ad iniezione.

Pur avendo già firmato per l’anno dopo il contratto con il campione del mondo rally in carica, Walter Rohrl, alla fine del 1980, Mercedes disse basta. Stop. Senza alcun ripensamento. Walter Rohrl diventò testimonial e tester della Porsche quando lasciò le corse. E cioè nella disgraziata stagione 1981, quando dopo il primo dei suoi due titoli mondiali, si trovò improvvisamente a piedi. Un brutto regalo di Natale fu per il pilota di Regensburg ma anche per tutti gli appassionati di rally. Una brusca decisione che mette fine ad una storia iniziata, ad alto livello, appena tre anni prima e che sembrava poter dare frutti interessanti.

Joginder Singh vince il Safari Rally con la Volvo PV 544 Sport

Sono passati tanti anni da quell’aprile 1965, cioè da quando Joginder Singh e suo fratello Jaswant arrivarono da vincitori all’arrivo del Safari Rally con la loro Volvo PV 544 Sport. Quella vittoria africana fu determinante per far sì che il volano della Volvo PV 544 Sport venisse reputato robusto e performante nello sport.

La vittoria della Volvo bianca nel rally più duro del mondo diventò una notizia importante. Nei primi anni Sessanta, Volvo si trovò all’inizio di un successo planetario commerciale e sportivo. Proprio le partecipazioni a rally e alcune splendide vittorie generarono un eccellente pubblicità, che si tradusse in buone vendite per la Volvo, in particolare sul mercato statunitense.

In ogni caso, quella vittoria al Safari Rally fu determinante per far sì che il volano della Volvo PV 544 Sport venisse reputato robusto e performante nello sport. Nel 1959, Volvo aveva istituito un proprio reparto competizioni e, nel 1960, Gunnar Andersson vinse un rally di 4.620 chilometri, il Gran Premio de Argentina, guidando un PV 544 con un motore B16.

Nel 1961, Gunnar Andersson fu nominato direttore del reparto competizione della Volvo, ma continuò a gareggiare nei rally e lanciò un certo numero di piloti di talento, tra cui Carl-Magnus Skogh, Tom Trana ed Ewy Rosqvist. Volvo in quel periodo investì molto, in particolare, nel Safari Rally. E soprattutto nell’edizione del 1964.

Il reparto competizioni del Costruttore inviò quattro Volvo PV 544 bianche in Kenya. Le auto che partecipavano al Safari erano equipaggiate con un motore B18 ottimizzato con 130 cavalli, sospensioni anteriori rinforzate con ammortizzatori Bilstein a doppio tubo e freni a disco anteriori, due serbatoi di carburante e pannelli di protezione sotto il motore, la scatola degli ingranaggi e i serbatoi del carburante.

Uno sciopero provocò un grave ritardo nella consegna delle vetture e la squadra arrivò proprio quando mancavano undici ore al via della gara, senza aver avuto neppure il tempo di fare le ricognizioni e un mezzo test. Il Safari Rally era già conosciuto come il rally più massacrante del mondo e quell’anno le condizioni furono più dure che mai.

Delle novantaquattro vetture che partirono, solo ventuno riuscirono a concludere la gara. Carl-Magnus Skogh fu l’unico pilota Volvo a completare quel rally che durava cinque giorni, ma non raggiunse mai l’arrivo entro il tempo limite. Per cui non ebbe mai un posto in classifica.

L’auto di Tom Trana fu lasciata in Kenya all’importatore Amazon Motors. Joginder Singh, pilota kenyota d’esperienza, che aveva gareggiato più volte anche nel Safari, si interessò a quella bella Volvo. La prese in affitto da Amazon Motors nel 1964 per partecipare a rally locali in Africa. Usando le sue conoscenze tecniche, Singh modificò e migliorò la PV 544 Sport, gara dopo gara riuscendo a renderlo ancora più adatto alle condizioni africane.

Joginder Singh, suo fratello Jaswant e il loro Volvo PV 544 hanno conquistato il primo posto all'Est African Safari Rally nel 1965
Joginder Singh, suo fratello Jaswant e il loro Volvo PV 544 hanno conquistato il primo posto all’Est African Safari Rally nel 1965

Cinque mesi prima del tredicesimo Safari Rally, nell’aprile del 1965, Joginder Singh rinnovò il contratto di noleggio con la Amazon Motors per quella PV 544 Sport che Tom Trana aveva guidato l’anno precedente. Proprio l’auto che si era schiantata e che aveva già completato due stagioni.

Fu riparata e attentamente testata da Joginder e dal suo copilota, il fratello Jaswant. Il contratto di noleggio prevedeva che, in caso di vittoria, il nuovo proprietario di quella Volvo sarebbe diventato Singh. Sebbene i fratelli Singh avessero avuto successo in precedenti edizioni del Safari Rally, quando correvano altre Marche di auto diverse da Volvo, nessuno pensava che i due avvolti nei loro turbanti avessero molte possibilità. Non in questa occasione.

La gara era stata un flop per la Volvo l’anno prima e questa volta c’era una forte concorrenza da parte di diverse importanti reparti sportivi. Joginder e Jaswant disegnarono sulle portiere il numero 1 come la posizione di partenza. In passato, questo numero era considerato sfortunato, almeno al Safari Rally.

È stato, senza ombra di dubbio, un numero fortunato nel 1965. La prima tappa del rally era secca e Singh aveva una buona visibilità, nessuno alzava polvere. La seconda tappa era umida e fangosa e le strade diventarono rapidamente scivolose e dissestate. La Volvo era ancora in testa e i fratelli avevano una tecnica speciale per uscire dal fango.

C’erano due maniglie montate sul retro dell’auto. Mentre Joginder sedeva al volante cercando di far aderire le ruote posteriori strette, Jaswant si metteva in piedi sul paraurti posteriore facendo oscillare l’auto per mettere più pressione sulle ruote motrici. Era un sistema di controllo della trazione umano. La folla si scatenò quando i fratelli Singh tagliarono il traguardo a Nairobi, dopo cinque giorni di Safari Rally. E pensare che vinsero con il più grande margine della storia del rally.

Il secondo posto andò a Ian Jaffray, che arrivò un’ora e quaranta minuti dopo. Joginder fu globalmente soprannominato The Flying Sikh. Amazon Motors annullò il contratto di noleggio e, dopo la gara, diede a Joginder Singh l’auto. La Volvo PV 544 che vinse il Safari Rally 1965 è ancora appartenente alla famiglia Singh. È stata restaurata ed è esposta al Volvo Museum di Goteborg, in Svezia.

Joginder Singh continuò la sua carriera nei rally, guidando vari modelli di Volvo per diversi altri anni. Vinse il Safari Rally altre due volte e partecipò al Rally Sweden anche se non con lo stesso successo. Quando veniva intervistato, sosteneva sempre che la Volvo PV 544 Sport era il suo modello preferito di automobile da corsa. Joginder Singh è morto a Londra nel 2013 all’età di 81 anni.

Tratto da Storie di Rally 1 – Marco Cariati

Guarda il video del Safari Rally dei fratelli Singh