Articoli

Mario Mannucci, la storia del maestro delle note

Non c’è una ricorrenza precisa per cui ti racconto la storia di Mario Mannucci e, in realtà, non ce n’è bisogno. Mario, che è andato via il 17 dicembre 2011, ha costruito la ‘Leggenda Lancia’.

A tutti gli effetti, Mario Mannucci è un UomoLancia. Era navigatore del Drago, Sandro Munari, con il quale ha dominato le competizioni con la Lancia. Aveva 79 anni e, come lo ricorda il suo amico Carlo Cavicchi, ex direttore di Quattroruote, Autosprint e SportAutoMoto, ‘Mario aveva un humour sottile ed era molto discreto, eppure ai tempi dell’accoppiata col Drago era lui il ciarliero, quello che nell’abitacolo oltre a dettare le note dava un senso alla bocca. È stato un campione esemplare e un uomo ammirevole’.

Ricordo che il Drago, con voce rotta, lo ricordò così: ‘Sento un vuoto. Mi manca un amico. Con lui ho vinto tanto. Abbiamo vinto con la Fulvia e con la Stratos. Ci siamo tolti tante soddisfazioni. Ora mi restano solo i ricordi di un’esperienza lunga e importante. All’epoca passavamo giorni e notti in macchina, condividevamo tutto”.

“Aveva sempre una parola buona. Ti calmava. Oltre ad essere un eccellente co-pilota, riusciva a rendere costruttivi tutti gli scambi di opinione che potevamo avere in abitacolo. Era una persona squisita capace di entrare in piena sintonia con me’. Quel giorno, il Maestro delle Note se n’è andato in punta di piedi, senza protagonismi.

Era abituato a stare in secondo piano, lontano dai riflettori. Peccato solo abbia sofferto a causa di una lunga malattia. Mannucci nasce a Milano il 31 maggio del 1932 ed è prima un pilota e poi copilota di rally e gare di regolarità. Dopo il matrimonio con Ariella Pangaro nel 1963, disputò le prime gare di regolarità alla guida di auto del Jolly Club di Mario Angiolini, affiancato proprio dalla moglie, navigatrice e cronometrista.

Continuò l’attività per il Jolly Club anche quando, dopo la morte di Mario Angiolini, alla direzione della scuderia subentrarono Renata Angiolini ed il figlio Roberto. Nel 1968, con la Lancia Fulvia 1300 HF del Jolly Club, sponsorizzata Atkinsons, disputò, in coppia con Bruno Scabini, navigatore, la prima edizione del Rally dell’isola d’Elba. Arrivò in fondo – 40 equipaggi iscritti e solo 10 all’arrivo – e si classificò sesto.

Sandro Munari e Mario Mannucci al Rally Elba
Sandro Munari e Mario Mannucci al Rally Elb

Venne notato da Cesare Fiorio, direttore sportivo della Squadra Corse HF Lancia, che l’anno successivo gli assegnò il ruolo di navigatore di Sergio Barbasio per partecipare alla competizione elbana, ma questa volta nell’abitacolo di una Fulvia HF 1300 ufficiale.

L’equipaggio vinse la gara e lo stesso sarebbe accaduto nel 1970 – primi all’arrivo Barbasio e Mannucci – se tutte le vetture della Squadra HF non fossero state squalificate per avere rinforzato la scocca in modo ritenuto irregolare dai giudici sportivi. La vera svolta arrivò quando Cesare Fiorio gli assegnò il ruolo di navigatore di Sandro Munari.

Sandro Munari era alla ricerca di un navigatore

Munari, già due volte campione italiano rally, nel 1967 e nel 1969, era alla ricerca di un navigatore col quale ricreare l’intesa che aveva raggiunto con Luciano Lombardini, deceduto nel corso del percorso preliminare del Montecarlo del 1968 nell’incidente in cui anche Munari era rimasto gravemente ferito.

L’inizio del sodalizio Munari-Mannucci fu del tutto sfortunato. Due ritiri per uscita di strada: al San Martino di Castrozza del 1968 e allo Svezia del 1969. Altri due ritiri al momento in cui, a partire dal 1971, Munari e Mannucci divennero equipaggio fisso: al Montecarlo e al Sanremo.

Questa volta il problema furono guasti meccanici, mentre l’intesa fra i due risultò perfetta. Subito dopo arrivò la prima vittoria al Rally 999 del 1971 ed ancora al Semperit, al San Martino di Castrozza ed al Mille Minuti. Vittorie inframmezzate da buoni piazzamenti o da ritiri per noie meccaniche.

Alla fine dell’anno l’equipaggio conquistò la Mitropa Cup e solo per poco gli sfuggì il Campionato Europeo Rally conduttori quando, alla guida di una Abarth 2000 SP al Giro del Belgio, Munari e Mannucci furono costretti al ritiro per guasto elettrico mentre erano in testa alla classifica. La vettura era gestita da Enzo Osella cui era stato ceduto il materiale Abarth, dopo l’acquisizione da parte di Fiat, ed era stata “prestata” alla Squadra HF per disputare il Giro del Belgio.

All’inizio del 1972 Munari e Mannucci vinsero, con la Fulvia 1600 HF numero 14, il Montecarlo in quella che rimane una delle edizioni più famose e celebrate della gara del Principato. I due si ripeterono in Sicilia e al San Martino di Castrozza. Dove non vincevano loro, si piazzavano o vincevano gli altri equipaggi della Squadra HF che così, alla fine dell’anno, vinse il Campionato Internazionale Marche, l’equivalente all’epoca, dell’odierno WRC.

Alla fine dell’anno, col Mondiale già conquistato, Mannucci, sempre al fianco di Munari, poté dedicarsi all’esordio e allo sviluppo della neonata Lancia Stratos. Si trattò di un esordio “difficile” – due ritiri, al Tour de Corse e al Costa del Sol – ma furono il banco di prova necessario per emendare la Stratos da alcuni importanti “difetti di gioventù”.

Nel 1973 Munari e Mannucci corsero ancora con la Fulvia HF 1600 per motivi di regolamento, che obbligava i Costruttori a produrre almeno 500 esemplari delle vetture rally Gruppo 4, in cui correva la Fulvia e in cui avrebbe dovuto essere iscritta la Stratos. Per cui, fintanto che non venne raggiunto il traguardo di produzione, la Stratos poté correre solo nelle gare riservate ai prototipi.

Munari e Mannucci vinsero, con la Fulvia 1600 HF, il Costa Brava, il San Marino, il Sicilia, sfiorarono la vittoria all’Isola d’Elba, vinsero l’Hessen e il San Martino di Castrozza. Dove potevano correre con i prototipi, guidavano la Stratos, e si aggiudicarono il Firestone e il Tour de France.

Conquistarono così il Campionato Europeo conduttori, sfuggito due anni prima. Nel 1974 la Fulvia era obsoleta. Munari e Mannucci attendevano con impazienza l’omologazione in Gruppo 4 della Stratos. Nel frattempo la portarono alla vittoria nel 4 Stagioni.

La Stratos si rivelò vincente subito

Quando l’omologazione finalmente arrivò, era già ottobre e la Fulvia e la Beta avevano ottenuto pochi punti iridati. Ma risultarono ugualmente sufficienti. Munari e Mannucci vinsero il Rally Sanremo e il Rideau Lakes. Altre due volte si ritirarono, ma la Stratos si rivelò vincente anche grazie ad altri equipaggi: terzo posto di Munari-Sodano al Rac e vittoria di Andruet-“Biche” al Tour de Corse.

La Lancia conquistò il primo Campionato del Mondo Rally, dal 1974 ormai era questa la denominazione ufficiale. Nel 1975 Mannucci fu ancora al fianco del campione veneto a bordo della Stratos. Vinsero nuovamente il Montecarlo e poi il 4 Stagioni.

Al Sanremo furono costretti a ritirarsi per una foratura mentre erano in testa. Anche al Tour del Corse uscirono di strada mentre erano al comando. Altra uscita di strada al Rac. Alla fine dell’anno la Lancia fu nuovamente Campione del Mondo Rally. Nel 1976 Daniele Audetto, co-direttore sportivo della Squadra HF, divenne direttore sportivo della squadra Ferrari di Formula 1.

Fiorio chiamò Mannucci a prenderne il posto alla direzione della Squadra HF Lancia. L’attività organizzativa impedì a Mannucci di continuare a correre. Da quel momento, Mannucci durante la settimana prestava attività a Torino, presso gli uffici della Squadra HF Lancia, mentre nel corso del rally partecipava come responsabile dell’organizzazione delle assistenze.

Riuscì a ritagliarsi una partecipazione al fianco di Amilcare Ballestrieri, che guidava una Opel Coupé Conrero al Sanremo. Si classificarono quinti. Alla fine dell’anno la Squadra HF Lancia si “fuse” con l’Abarth e divenne Asa, Attività Sportiva Automobilistica di Fiat, sotto la direzione di Cesare Fiorio.

Daniele Audetto all’inizio del 1977 rientrò dalla Ferrari e gli vennero affidati gli incarichi di logistica. Questo consentì a Mannucci maggior libertà e quando, alla fine della stagione 1977, Silvio Maiga che aveva preso il posto di Mannucci al fianco di Munari, decise di lasciare l’agonismo, Mario tornò a fare il navigatore del campione veneto per la stagione 1978.

Non ebbero però fortuna. Inizialmente Munari faticò a trovare il giusto “feeling” con la Fiat 131 Abarth Rally, con cui la Fiat aveva sostituito la Stratos per ragioni commerciali. La vettura sviluppava una decina di cavalli meno della sportiva Lancia ed era totalmente diversa per concezione progettuale. Ma furono soprattutto le noie meccaniche ad affliggere l’equipaggio.

Alla fine del 1978 anche Munari cessò l’attività professionistica. Mannucci proseguì correndo qualche sporadica gara quando qualche amico gli chiedeva di fare da navigatore. Al Sanremo, nel 1979, fu al fianco di Adartico Vudafieri che guidava una Fiat 131 Abarth Rally, ma i due uscirono di strada e furono costretti al ritiro.

Nel 1980 fu navigatore di Attilio Bettega al MonteCarlo a bordo di una Fiat Ritmo, arrivarono sesti, e all’Acropoli, si piazzarono ottavi, su Fiat 131 Abarth. Nel 1987 Mario Mannucci tornò a sedersi vicino a Sandro Munari sul fuoristrada Lamborghini LM002 all’Off-Road Raid della Grecia.

Dopo le prime prove speciali, in cui l’equipaggio guadagnò la testa della gara, le avverse condizioni atmosferiche lo indussero al ritiro per evitare di danneggiare il pesante fuoristrada destinato a disputare la successiva Parigi-Dakar. Al di là della sua attività agonistica, Mario Mannucci contribuì alla preparazione di molte competizioni rallystiche.

Mario Mannucci “disegnò” i percorsi e preparò il “radar” per gare svoltesi in Cina, in Nevada, in Perù, ma anche per il Rally delle Alpi Orientali. Fino al 2002 prestò attività di istruttore presso la Scuola Federale della Csai di Vallelunga. Partecipò persino, insieme a Diego Della Valle, ad un rally per vetture storiche organizzato in Marocco.