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Alpine Renault, storia di una piccola grande squadra

La A110 nel mondo dei rally ha lanciato la carriera di importanti piloti come il francese Gérard Larrousse, che sembrava a un passo dalla vittoria nel Rally MonteCarlo già nel 1968, fino a quando non è stato sorpreso da un cumulo di neve depositata da alcuni spettatori. Ma è stata soprattutto la squadra dei ‘moschettieri’ creata da Jacques Cheinisse, direttore sportivo del marchio, a catturare l’immaginazione del pubblico

Vittoriosa nel campionato del mondo 1973, Alpine è un’icona intramontabile che ha riscosso successi nel motorsport che tutti gli appassionati mai dimenticheranno. La nascita del mito Alpine si deve a Jean Rédélé, concessionario di auto, ma anche talentuoso pilota di rally.

Tutto iniziò nel 1955, quando Rédélé decise di fondare la sua azienda automobilistica, battezzandola Alpine come tributo al rally Critérium des Alpes, gara in cui aveva ottenuto il suo miglior risultato agonistico, che si correva ogni anno sulla catena montuosa delle Alpi nel sud della Francia.

Il segreto per un’auto la competizioni, secondo Rédélé, non era una potenza estrema o la forza bruta, ma la struttura leggera, la compattezza e l’agilità; qualità che hanno reso le Alpine veloci e performanti nelle tappe dei rally. E proprio la leggerezza e la maneggevolezza delle Alpine hanno esaltato la guida dei piloti, colpendo al cuore gli spettatori nelle uscite in curva o negli stacchi da terra a tutta velocità e lasciato un segno indelebile, non solo nella memoria ma anche nei palmares delle competizioni.

La A110 nel mondo dei rally ha lanciato la carriera di importanti piloti come il francese Gérard Larrousse, che sembrava a un passo dalla vittoria nel Rally MonteCarlo già nel 1968, fino a quando non è stato sorpreso da un cumulo di neve depositata da alcuni spettatori.

Ma è stata soprattutto la squadra dei “moschettieri” creata da Jacques Cheinisse, direttore sportivo del marchio, a catturare l’immaginazione del pubblico: l’acrobatico Jean-Luc Thérier, il perfezionista Bernard Darniche, l’affidabile Jean-Pierre Nicolas e il brillante Jean-Claude Andruet, hanno collezionato successi a ripetizione.

La squadra dei piloti veniva continuamente rafforzata, e, con Ove Andersson, nel 1971 arrivava il primo successo allo storico Rally di MonteCarlo. Anno in cui venne conquistato il Campionato Internazionale Rally Costruttori. Successo che venne bissato nel 1973 con la vittoria del campionato del mondo costruttori.

Jean-Luc Therier con l'Alpine Renault
Jean-Luc Therier con l’Alpine Renault

Una stagione, quella del 1973, iniziata con un vero e proprio “Strike” entrando in cinque dei primi sei posti nell’impegnativo Rally MonteCarlo, monopolizzando il podio, con Andruet, Andersson e Nicolas. Seguì una doppietta al Rally del Portogallo, per gentile concessione di Thérier e Nicolas, e poi la vittoria di Darniche al Rally del Marocco, all’esordio sul percorso Nordafricano. Nella Grecia rocciosa e soleggiata, Thérier vinse il Rally dell’Acropoli e Thérier si impose a Sanremo, in Italia.

Il fiore all’occhiello arrivò in Corsica dove, come già nella prima prova del Campionato del Mondo Rally di Montecarlo, Alpine-Renault si aggiudicò le prime tre posizioni, Nicolas vinse davanti a Piot e Thérier. Nella classifica finale di quell’anno, Alpine-Renault distrusse gli avversari nel costruttori con un punteggio di 155 punti, davanti alla Fiat Abarth con 81 e alla Ford con 76.

I successi conquistati da Alpine sono stati numerosi anche nei campionati nazionali, come con Jean-Claude Andruet che ottenne il titolo francese nel 1968, Jean Vinatier gli successe nel 1969, ma l’ineffabile Jean-Claude riconquistò gli allori nel 1970, quando conquistava anche la Corona di Campione Europeo di Rally. Nel 1971 fu la volta di JeanPierre Nicolas, mentre Bernard Darniche prevalse nel 1972. Il quarto moschettiere, Jean-Luc Thérier, si aggiudica il campionato di Francia nel 1973.

Le vetture Alpine suscitavano emozioni, passione e a volte anche sorpresa; come nel 1974, quando fu un concorrente privato a prendere il testimone e a rivendicare gli allori di campione di Francia per due anni di seguito, nel 1974 e nel 1975. Si chiamava Jacques Henry, e preparava le sue auto in un piccolo garage a Lure.

Dopo Henry, un’intera flotta di piloti privati ha guidato e trionfato in modo simile nelle berlinette di Alpine Renault nel corso di quegli anni magici. Famosi e meno famosi, sponsorizzati o semplici dilettanti, ma così tanti che forse nemmeno un libro basterebbe a raccontarli tutti.

Tutte le sue auto ne erano la prova, sia nel design che nelle prestazioni. Questa formidabile immagine si è naturalmente legittimata sulle gesta dell’auto nei rally, ma Alpine ha vinto anche con i prototipi nelle più grandi gare di endurance del mondo, tra cui la 24 Ore di Le Mans, l’evento più importante delle gare di auto sportive. Alpine ha trionfato anche nelle competizioni monoposto e nel rallycross, una disciplina che richiede forza da tutti i punti di vista.

Nei prototipi, Alpine fece il suo debutto alla 24 Ore di Le Mans nel 1963 e dopo vari successi in alcune classi specifiche, il programma, venne fermato nel 1969 per essere rilanciato nel 1973 con il due litri, V6 A440, che raggiunse il suo coronamento con la storica vittoria assoluta di Jean-Pierre Jaussaud e Didier Pironi su una Renault A442-B Alpine nell’edizione 1978 della 24 Ore di Le Mans, compiendo 369 giri sul Circuito de la Sarthe, lungo otto miglia.

Nel primo anno in cui il marchio fu ufficialmente impegnato nelle competizioni, Alpine conquistò il Campionato Francese di Formula 3 nel 1964 con il talentuoso Henri Grandsire. Nel 1971, Patrick Depailler divenne campione di Francia nella famosa Alpine A364 ‘Dinosaure’, seguita nel 1972 da Michel Leclère. Nello stesso anno, Alpine è stata anche incoronata campione costruttore F3 in Europa, davanti alle formidabili divise inglesi.

Le Alpine brillarono anche in altre discipline. Nel rallycross, il pilota (anche) di rally Jean Ragnotti, Bruno Saby e Jean-Pierre Beltoise conquistarono il titolo francese per tre anni consecutivi (rispettivamente 1977, 1978 e 1979), mentre l’austriaco Herbert Grünsteidl sollevò gli allori europei nel 1977. Nelle cronoscalate, invece, i successi furono per Jean Ortelli, Marcel Tarres e centinaia di altri piloti. Dopo una storia di corse, emozioni e successi, la produzione di Alpine è cessata nel 1995: in 40 anni sono state prodotte più di 30.000 Alpine per uso stradale, nonché oltre 100 monoposto e prototipi di auto da corsa.

Jean Rédélé, storia del genio che un giorno fondò l’Alpine

Jean Rédélé intuisce le potenzialità sportive della piccola vettura francese equipaggiata con motore e trazione posteriore e inizia a utilizzarla per le sue gare. Praticamente, in un anno, Rédélé fonda la Alpine. Siamo esattamente nel 1954.

Volevo parlare di Jean Rédélé. Chi è? Semplicemente Mister Alpine. In Francia è un mito. Per dirla con poche parole e anche semplici, Jean Rédélé è un “folle sognatore” che, trasformando una concessionaria Renault di Dieppe in una vera e propria Casa automobilistica, appunto la Alpine, è uno dei personaggi più importanti dell’automobilismo francese.

Vede la luce il 17 maggio 1922 a Dieppe, una cittadina francese di oltre trentamila abitanti situato nel dipartimento della Senna Marittima nella regione dell’Alta Normandia. Suo padre è titolare di una concessionaria Renault. Inevitabile che il giovane Jean cresca a pane e motori. Studia, è sveglio e soprattutto è deciso. Nel 1946 prende in mano l’attività paterna. Ha da poco compiuto ventiquattro anni: è il più giovane venditore di auto della Regie.

Manco a dirlo, Jean Rédélé è anche appassionato di rally e il debutto sulla Renault 4CV nel 1947 cambia la sua. Infatti, Jean Rédélé intuisce le potenzialità sportive della piccola vettura francese equipaggiata con motore e trazione posteriore e inizia a utilizzarla per le sue gare. Indovina un po’? Si piazza terzo al Tour de France 1952 e vince il Rally di Dieppe 1953. Da qui inizia la remunerativa attività di preparazione delle R4 di piloti privati.

Praticamente, in un anno, “dodici-mesi-dodici”, Jean Rédélé fonda la Alpine. Siamo esattamente nel 1954. Il nome scelto omaggia il miglior risultato sportivo ottenuto in carriera come pilota, cioè il secondo posto assoluto al Rallye International des Alpes valido per l’allora Campionato Europeo Rally. L’imprenditore transalpino ha un obiettivo: quello di realizzare una vettura sportiva e leggera, basata su modelli Renault di serie. Il successo lo travolge.

Ovviamente, la storia della Alpine-Renault A110 da corsa è legata a passi successivi, all’acquisizione di una importante quota della Alpine da parte di Renault, che avviene nel 1965. Quindi undici anni dopo la fondazione della Alpine e quattro anni dopo il lancio della A110.

Alpine Rally Jean Redele e Louis Pons
Alpine Rally Jean Redele e Louis Pons

L’ingresso dei capitali e del know-how di Renault dà una marcia in più e così, negli anni Settanta, la Casa di Jean Rédélé, ormai filiale sportiva ufficiale di Renault, con la A110 si trasforma nel Marchio da battere. Nei rally e non solo. La sportiva francese tuttadietro si aggiudica a man bassa il Campionato Europeo Rally 1970 con il francese Jean-Claude Andruet e con lo svedese Ove Andersson e il transalpino Jean-Luc Therier mette a segno una doppietta al Rally Monte Carlo 1971 .

Davvero tanti i successi per la bella e agile coupé francese, tra cui il primo Mondiale Rally della storia, nel 1973. Ma andiamo con ordine. La Alpine A110 nasce nel 1961 per rimpiazzare la A108. Come la vettura che la precede, anche la A110 ha un design aggressivo nel frontale e delle linee sinuose ma morbide e condivide diverse componenti meccaniche con la Renault 8.

Estremamente leggera per via della carrozzeria in vetroresina, e di conseguenza molto agile anche nelle curve strette e lente, non è assolutamente un’auto facile da guidare per via della configurazione “tuttodietro” e solo i migliori piloti a partire riescono ad ottenere il meglio a partire dal 1964, anno del suo debutto nel mondo delle corse. In particolar modo nei rally su asfalto.

Il primo motore montato dalle Alpine A110 da gara è di 1.100 cc da 60 cavalli, destinati a divenire 86, che deriva appunto dalla Renault 8 Major. Solo nel 1968 debuttano i propulsori da 1,3 e 1,4 litri, con potenze fino a 110 cavalli. Due anni più tardi è la volta delle mitiche 1.600 cc, con motore che deriva direttamente dalla Renault 16 ed eroga una potenza pari a 155 cavalli.

Jean Rédélé cede la Alpine alla Renault nel 1972, ma resta al comando della società e ha modo di vedere – l’anno seguente – la Alpine-Renault A110 conquistare il primo Campionato del Mondo Rally della storia con sei successi: MonteCarlo, Portogallo, Marocco, Acropoli, Sanremo e Tour de Corse.

Jean-Luc Thérier con l'Alpine Renault A110 1800 al Rallye Sanremo 1975
Jean-Luc Thérier con l’Alpine Renault A110 1800 al Rallye Sanremo 1975

Nel 1973, la Alpine interamente acquisita dalla Renault, aumenta esponenzialmente il budget destinato al motorsport, e lancia le nuove versioni della Alpine-Renault A110 1800 cc da 175 cavalli, destinate esclusivamente alle corse e anticipate da alcuni prototipi di 1.860 cc che avevano corso nella stagione precedente.

Nel 1978 Rédélé si ritira a vita privata ottenendo dalla Renault l’impegno del mantenimento dei posti di lavoro nella Alpine per 15 anni. Quell’anno arriva il trionfo della Renault-Alpine A442B alla 24 Ore di Le Mans. Una vittoria interamente francese. Francese è l’auto. Francesi sono i piloti Jean-Pierre Jaussaud e Didier Pironi. E francesi sono anche le gomme della vettura: Michelin. A Parigi, alla veneranda età di novantacinque anni Jean Rédélé chiude gli occhi per sempre. Quel giorno è il 10 agosto 2007.