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Jean Pierre Champeau: il mecenate di Sebastién Loeb

Come tanti uomini d’affari Jean Pierre Champeau ha la passione per lo sport, in particolare per l’automobilismo. Si avvicina ai rally in età matura, comincia alla fine degli anni Ottanta quando ormai veleggia verso i quaranta. Inizia con la Renault 5 GT Turbo per poi passare alla Sierra Gruppo N.

Il 22 ottobre 2019 avrebbe compiuto 70 anni essendo nato nel 1949 ed invece l’8 giugno se n’è andato a 69 e qualche mese dopo una lunga malattia, niente in confronto al dolore vissuto esattamente vent’anni prima. Ma ci ritorneremo. Jean Pierre Champeau è un nome che in Italia dice poco ma al di là delle Alpi, nel mondo del lavoro così come in quello dell’automobilismo, vuol dire tanto. La ditta che porta il suo nome, fondata a Limoges dalla famiglia nel 1929, è la più grande azienda di carpenteria della Francia. Un vero e proprio colosso del settore.

Come tanti uomini d’affari Jean Pierre Champeau ha la passione per lo sport, in particolare per l’automobilismo. Si avvicina ai rally in età matura, comincia alla fine degli anni Ottanta quando ormai veleggia verso i quaranta. Inizia con la Renault 5 GT Turbo per poi passare alla Sierra Gruppo N, alla Bmw M3 gruppo A e poi ancora Escort, Impreza, Mégane Maxi fino al 1999.

In quell’anno (ricordate il dolore a cui abbiamo accennato all’inizio?) suo figlio Mark, nato nel 1975, ha 24 anni: ha iniziato a correre nel 1994 ed è un promettente pilota, capace di piazzarsi quarto nel Campionato nazionale 1998. L’anno dopo, il maledetto 1999, lo inizia con una Subaru Impreza WRC. Il 30 agosto sta provando il Mont Blanc finisce contro un camion morendo sul colpo.

Per papà Jean Pierre è un colpo tremendo: smette di correre e riprenderà solo nel 2004 disputando un paio di stagioni con la Corolla WRC e la 206 WRC per poi fare qualche gara in pista. Ma subito dopo la morte di Mark decide, per onorarne la memoria, di aiutare giovani piloti. Nell’inverno tra il 1999 ed il 2000 individua un ragazzo di 26 anni dell’Alsazia che alterna il lavoro come operaio in una ditta di elettricisti alle corse.

Non è riuscito ad emergere attraverso il Volant Jeunes ma ha trovato due mecenati, Dominique Heintz et Rémi Mammosser, che gli hanno permesso di vincere nel 1999 il Trophée Citroën Saxo Kit Car e di fare tre gare del Mondiale con la Federazione francese. Per il 2000 il ragazzo è a piedi perché non ha il budget necessario per correre: Jean Pierre Champeau lo cerca, gli parla e decide di aiutarlo facendogli correre con una Saxo Kit il Championnat de France de rallyes Terre.

Con sette successi su nove gare vince il titolo 2RM. Lo nota Guy Frequelin e lo chiama a fra parte del team ufficiale Citroën. Ed il ragazzo sarà sempre grato a Champeau, senza il quale la sua carriera si sarebbe interrotta all’inizio del nuovo millennio. Ah, non abbiamo detto il nome del ragazzo… è proprio necessario?