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Jean-Luc Therier non c’è più: resta la sua eredità sportiva

Insieme a Bernard Darniche, Jean Pierre Nicolas e Jean-Claude Andruet si era guadagnato il soprannome di quarto Moschettiere. Era il più coraggioso. Se n’è andato il 31 luglio.

Il 31 maggio scorso era andato a Dieppe per chiacchierare amabilmente di rally, Jean-Luc Therier. Era andato a parlare di quella stagione 1973, la più bella per lui, in cui insieme a Bernard Darniche, Jean Pierre Nicolas e Jean-Claude Andruet si era guadagnato il soprannome di quarto Moschettiere. Sì, perché lui, faceva parte dei Tre Moschettieri dei rally che, come nel romanzo di Dumas, sono quattro. E lui era il quarto, il più coraggioso.

In quel 1973, Jean-Luc Therier vinse tre rally con l’Alpine-Renault nel World Rally Championship: Portogallo, Acropoli e Sanremo. Avrebbe potuto fare di meglio, ma in Polonia fu escluso dalla classifica mentre era in testa, perché accusato di aver preso una scorciatoia in una PS. Ma lui ha sempre negato. E due mesi prima di morire, Therier ha ribadito: “Avevamo preso la strada giusta, così come era indicata sul roadbook”.

Ma all’epoca, la Polonia era comunista e preferiva fare vincere un’auto Fiat del marchio Polski, dove officiava un certo Jean Todt. Quello del 1973 viene considerato un titolo onorario, perché il titolo ufficiale del WRC sarà creato solo nel 1979. I punteggi non ufficiali, con tre vittorie e due terzi posti, gli danno il miglior ‘total score’.

La morte se lo è preso il 31 luglio 2019, a 74 anni, a Neufchâtel-en-Bray, una piccola città della Normandia. Lì, Jean-Luc Thérier era famoso al pari di David Douillet, campione olimpico di judo. Era famoso quanto il piccolo formaggio morbido a forma di cuore, che prende il nome da questa città, e che era diventato anche il suo soprannome: Neufchâtelois.

Nato a Hodeng-au-Bosc il 7 ottobre del 1945, da giovane ha corso per la prima volta in kart a quindici anni, diventando campione tre anni dopo, all’età di 18 anni. Con le auto arriva a vincere con la Citroen 11 (vincitore a Foucarmont) e con la Dyane (vincitore a Gournay-en-Bray).

Jean-Luc Therier con l'Alpine Renault
Jean-Luc Therier con l’Alpine Renault

Poi, fa il salto di qualità e partecipa alla prima edizione della Coppa Gordini, nel 1966, al volante di una Renault 8: a fine stagione è terzo e ventunesimo a Le Mans. La sua carriera è, ormai, in rampa di lancio e arriverà molto in alto con l’Alpine Renault.

Thérier e Alpine, indissolubilmente legati. Tra il 1966 e il 1975 e tra il 1982 e il 1984, Jean-Luc ottiene un grandissimo successo, ma non abbandona mai il suo garage di Neufchâtel-en-Bray. Come un albero, anche lui ha radici. E molto profonde. Dal 1976 e il 1982, ‘tradisce’ l’Alpine con Toyota. Ma poi torna, e di corsa. Alpine era la sua famiglia.

Nel corso della sua carriera, moltiplica i podi (di cui due al Rally di MonteCarlo). Sarà incoronato quattro volte campione di Francia rally su terra, quindi vincerà diverse gare del Campionato del Mondo, tra cui appunto l’Acropoli e Sanremo e parteciperà quattro volte alle 24 ore di Le Mans, alla fine degli anni Sessanta, vincendo nel 1967 con Lagier e Tramont. Adieu, Jean-Luc.

La storia di Jean-Luc Therier raccontata dai suoi amici la trovi qui